Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali

Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali |

Presidente Colonnello Marco Lucchini,
Egregi signori,
Gentili signore,
vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare ai vostri lavori assembleari.

L’esercito sta vivendo in questi anni diversi cambiamenti, che lo vedranno in poco tempo diventare più moderno e flessibile. Stiamo chiaramente parlando dell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, che entrerà nel vivo il prossimo anno.

Ma cosa significa più moderno e più flessibile? Significa essere pronti a far fronte a nuove minacce in maniera efficace, con un’organizzazione che si adatta più rapidamente a nuove situazioni per le quali dobbiamo essere pronti ad agire. In occasione dell’approvazione delle basi legali dell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, le Camere federali hanno autorizzato un limite di spesa di 20 miliardi per il periodo 2017-2020. Ma proprio perché l’esercito dev’essere aggiornato sono necessarie nuove risorse, e sarà anche compito del nuovo capo dell’esercito, Philippe Rebord, riuscire a ottimizzare quanto a disposizione per assicurare la difesa del nostro Paese.

L’esercito di oggi non può essere quello di trent’anni fa. Le nuove reclute non sono quelle di trent’anni fa: entrano nell’esercito con nuove competenze che si potrebbero definire quasi innate. Sono i Millenials: hanno una facilità nell’utilizzo e nella gestione delle tecnologie che è dettata dal fatto che nella loro vita sono sempre stati circondati da dispositivi dell’era digitale. Non hanno dovuto apprendere come si utilizzava un computer o un qualsiasi altro dispositivo mobile: ci sono nati. Io stesso mi accorgo come l’approccio dei miei figli di 6 e 5 anni agli smartphone, ad esempio, sia totalmente differente dal mio, se penso a quando per la prima volta ho avuto a che fare con App e schermi touch.

Queste sono le nuove reclute dell’esercito svizzero, che ormai non appartengono più a un futuro distante ma che sono già il nostro presente. Che si aspettano di trovare nell’ambiente grigioverde le stesse tecnologie che fanno parte del loro quotidiano, con le stesse funzionalità e la stessa immediatezza di ciò che hanno tra le mani tutti i giorni. Un’attesa che non possiamo disattendere, anche perché questi nuovi mezzi informatici sono ormai essenziali nella difesa contro minacce attuali, come ad esempio i cyberattacchi, e per garantire quindi una protezione totale della nostra nazione e della sua popolazione.

Siamo quindi già nel futuro. Proprio lo scorso mese l’Ente Ospedaliero Cantonale e La
Posta hanno presentato un sistema di trasporto per il sangue tramite droni. Una pratica
che qualche anno fa poteva sembrare futuristica, dal 2018 potrebbe diventare realtà. I
droni sono ormai utilizzati in diversi ambiti a livello di sicurezza: la nostra Polizia cantonale si è dotata di due mezzi per le riprese dall’alto di scene d’incidenti, d’incendi o di altri eventi, mentre l’esercito ha adoperato i propri droni per la ricognizione del territorio nell’ambito dei flussi migratori, la scorsa estate. Un sistema d’arma oramai vetusto e che crea qualche disagio alla popolazione del Mendrisiotto, ma che con la prossima sostituzione permetterà un supporto alle autorità civili ancora più performante. Il DDPS, come pubblicato nel recente rapporto sui suoi progetti, prevede di investire nei prossimi anni in mini droni da ricognizione aerea a supporto delle truppe di fanteria. Un sistema questo che presuppone un’ottima lungimiranza e prova quanto espresso in precedenza. Questi sono esempi di come le nuove tecnologie possano essere di supporto e rendere ancora più efficiente ed efficace l’operato delle nostre forze dell’ordine.

Il nostro deve essere quindi un esercito al passo con i tempi e attraente per i giovani che si apprestano ad affrontare la scuola reclute. L’esercito come ben sappiamo non è però solo rivolto agli uomini, ma può attirare anche l’attenzione delle giovani svizzere. Per questo motivo a fine maggio discuteremo la tematica durante la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri in modo da garantire in necessario sostegno politico, al fine di collaborare attivamente allo studio sul miglioramento del sistema dell’obbligo di servizio. Questo nell’ottica di una migliore informazione a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che si apprestano ad affrontare la loro esperienza in ambito militare. La volontà è infatti quella di introdurre a partire dal 2020 una giornata informativa obbligatoria per tutte le giovani svizzere, con l’obiettivo di cogliere e di valorizzare il potenziale che anche le cittadine possono offrire a favore della sicurezza nazionale. Ma non si tratta solo di questo: le giornate informative potranno avere infatti un approccio differente, mirato a far conoscere alle ragazze e ai ragazzi la realtà grigioverde e la possibilità di fare carriera al suo interno. Si colmeranno così alcune lacune informative che non permettono da una parte all’esercito di approfittare a pieno delle risorse umane che potenzialmente ha a disposizione, e dall’altra alle giovani e ai giovani svizzeri di conoscere, interessarsi e appassionarsi a tutto ciò che fa parte della realtà legata alla sicurezza nazionale.

Contiamo quindi sulle nuove reclute, cittadine e cittadini svizzeri, e sulle loro spiccate conoscenze in ambito di nuove tecnologie, ma anche su un’organizzazione adeguata dell’esercito che ne permetta l’impiego: questa è una grande sfida che dovremo affrontare nei prossimi anni.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Insieme per prevenire e combattere la violenza giovanile

Insieme per prevenire e combattere la violenza giovanile

Il Cantone Ticino è davvero lieto di ospitare, unitamente alla Città di Lugano, questa Terza Conferenza nazionale che conclude il ciclo di conferenze previsto dal programma “Giovani e Violenza”.

La Conferenza nazionale è un momento privilegiato per riunire in un unico spazio educatori, giudici, amministratori locali, agenti di polizia, docenti, medici, operatori sociali e tutti quei professionisti confrontati con il tema della violenza che coinvolge i giovani e preoccupati per il benessere delle nuove generazioni. La Conferenza costituisce quindi un’occasione unica di approfondimento professionale, di informazione e scambio su misure di prevenzione efficaci e promettenti, ma anche di conoscenza reciproca e di messa in comune di esperienze e punti di vista. Il confronto e lo scambio tra Confederazione, Cantoni, Comuni ed enti privati costituiscono il mezzo migliore per la condivisione di “buone pratiche”, così come di analisi comprovate scientificamente e di visioni per il futuro. La vostra presenza numerosa da ogni angolo della Svizzera attesta dell’importanza che questo fenomeno riveste per la nostra Nazione e quindi della responsabilità di cui siete investiti quali professionisti del sostegno ai giovani e della prevenzione e della repressione della violenza che coinvolge i giovani. Il Paese si aspetta analisi chiare e proposte efficienti ed efficaci. Starà poi a noi politici attivarci per assicurare le risorse necessarie per la loro realizzazione.

Seppur il fenomeno della violenza che coinvolge i giovani sia in leggero, ma sensibile calo, almeno negli ultimi 3-4 anni – a causa di molteplici aspetti che gli esperti presenti sapranno illustrare e motivare al meglio –, va detto che lo stesso ha acquisito a medio termine, nell’ultimo quarto di secolo, una rilevanza significativa e portatrice di gravi conseguenze per numerosi giovani e famiglie. I costi sociali della violenza che coinvolge i giovani possono essere enormi. Inoltre, è ancora troppo presto per affermare che si tratti di un’inversione di tendenza. Dobbiamo restare attenti e non farci cogliere impreparati.

La violenza di matrice ideologica, sportiva o sessuale – anche rispetto a quanto sta succedendo nel mondo – è lungi dall’essere scomparsa e non va assolutamente sottovalutata; anzi richiede di essere contenuta, e soprattutto prevenuta. Così come il fenomeno della violenza domestica – in cifre e conseguenze ancora più grave della violenza giovanile, di cui costituisce il primo fattore di influenza. Sappiamo infatti che coloro che incorrono in episodi di violenza possono essere stati a loro volta oggetto di maltrattamenti o negligenze educative, che vanno appunto combattute e prevenute. Fondamentale è quindi agire non solo sui sintomi, ma soprattutto sulle cause: le situazioni sociali e famigliari dove il disagio e l’esclusione si radicano.

Un altro elemento al quale prestare particolare attenzione è il crescente fenomeno del cyber-bullismo; ciò beninteso amplificato dall’uso generalizzato dei nuovi media elettronici. È noto che il 97% dei giovani svizzeri tra 12 e 19 possiede uno smart-phone, così come l’89% è iscritto a un social-network. Al di là degli innegabili aspetti positivi, tale fruizione generalizzata si presta anche ad utilizzi impropri. Il problema, che può insinuarsi anche in modo subdolo, risiede nel rischio di banalizzare e sottovalutare la portata di invii e condivisioni di filmati, immagini e messaggi con contenuti pregiudizievoli. Non si è ancora pienamente coscienti che con un semplice “clic” si possono arrecare sofferenze immense e “incancellabili” nell’animo di molti ragazzi. La sfida che ci attende sta allora nel promuovere l’educazione ad un utilizzo consapevole dei nuovi media presso i giovani, ma anche presso i loro genitori, ancora troppo impreparati rispetto al fenomeno. Inoltre da potenziare – come mostrano bene i rapporti federali – saranno anche le normative legate alla protezione dei minori di fronte all’esposizione mediatica.

In sintonia con il programma nazionale e a sei anni dalla consegna del rapporto dell’apposito gruppo di lavoro “Giovani, violenza, educazione”, il Consiglio di Stato del Canton Ticino ha ritenuto prioritario mettere a punto una strategia cantonale di prevenzione della violenza che coinvolge i giovani (tra 0 e 25 anni). Tale strategia ha elaborato una fotografia quantitativa e un’analisi del fenomeno, un monitoraggio delle attività esistenti, ma anche l’ideazione di possibili proposte di prevenzione negli ambiti della famiglia, della scuola e dello spazio sociale. In questo i documenti e le ricerche federali ci sono state molto utili per verificare la pertinenza delle nostre proposte. Al momento, il gruppo interdipartimentale incaricato del progetto, dopo aver incontrato un’ottantina di enti attivi sul territorio, ha redatto e consegnato a fine marzo il rapporto al Consiglio di Stato, che lo sta analizzando, per farlo poi suo a tutti gli effetti.

Quanto questo lavoro di ricerca e programmazione ha insegnato è molteplice. Innanzitutto, che la prevenzione della violenza, che coinvolge i giovani, non può essere demandata a pochi attori, ma deve essere condivisa e presa a carico dalle varie istanze della società (Confederazione, Cantoni, Comuni, ma anche aziende ed enti privati). In secondo luogo, le misure da attuare devono essere precedute da un’analisi della cause profonde del fenomeno in modo da agire in modo mirato. Terzo: la Strategia deve proporre un insieme articolato di iniziative che coinvolgano i diversi ambiti in un’ottica inter-settoriale e – quarto
– deve soprattutto responsabilizzare i soggetti (le famiglie, i giovani, in particolare) favorendo i processi di integrazione e di rafforzamento delle loro competenze e delle loro reti sociali. Solo lavorando sul rafforzamento del tessuto sociale riusciremo a far diminuire in modo sensibile e duraturo il fenomeno della violenza che coinvolge i giovani.

Per quanto riguarda il nostro Cantone, proprio nelle scorse settimane il Consiglio di Stato ha deliberato la creazione di un centro educativo per adolescenti di tipo contenitivo (sul modello del Time-out a Friborgo, per intenderci), ma al contempo sta anche potenziando la rete di strutture e servizi di protezione con progetti a sostegno delle famiglie e dei giovani; così come sta ripensando l’organizzazione delle autorità di protezione per farne dei veri e propri Tribunali. Altre proposte – come quelle contenute nella Strategia – sono al varo e ci auguriamo possano essere realizzate prossimamente. Il segnale lanciato dalla Strategia è che un coordinamento delle proposte e degli interventi non è solo possibile, ma anzi, necessario.

Ma ritorniamo alla “nostra” Conferenza. Sappiamo che i funzionari dell’UFAS e i collaboratori del Cantone Ticino e della Città di Lugano hanno collaborato alacremente per diversi mesi e siamo sicuri che tutto sia stato fatto per potervi ospitare al meglio e fare in modo che questa Conferenza possa costituire un momento privilegiato della vostra crescita professionale, ma anche di sviluppo delle politiche di prevenzione di tutto il Paese. A tale proposito, mi preme sottolineare l’importanza data ai giovani che, come avete avuto modo di constatare, sono stati coinvolti nell’allestimento della scenografia di questa Conferenza, così come in alcuni momenti di animazione che avete iniziato a scoprire. Perché la prevenzione può essere tale solo attraverso la responsabilizzazione delle nuove generazioni e la loro crescita come soggetti attivi e portatori di nuove speranze.

Auguro a tutti voi – Signore e Signori – una Conferenza proficua e piacevole qui a Lugano e nel Cantone Ticino.

Vi ringrazio.

Saluto pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione della 3a Conferenza Nazionale Giovani e Violenza

Una lacuna colmata, a difesa dei più deboli

Una lacuna colmata, a difesa dei più deboli

Abusi sessuali su bambini, violenza carnale e altre gravi violenze contro l’integrità personale, provocano in Ticino decine di vittime ogni anno. Solo nel 2014 sono stati scoperti dalla SRIP – la sezione della Polizia cantonale che si occupa di questo genere di reati – ben 176 casi, cifra inquietante se si pensa alle dimensioni del nostro Cantone. La particolarità di questi casi è data dall’aspetto umano delle situazioni che si presentano agli agenti.

Oltre alle difficili indagini, è infatti necessario dare priorità pure all’accompagnamento della vittima immediatamente dopo la violenza. È chiaro: un bambino abusato non può essere interrogato e abbandonato a se stesso, o peggio ancora essere lasciato accanto al suo aguzzino nell’attesa che i servizi sociali intervengano il giorno successivo all’apertura degli uffici. Fino ad ora è stata la Polizia a prendersi cura delle vittime, con tutti i sacrifici che ne conseguono: tempo sottratto alle indagini, sostegno non ottimale per le vittime (bambini in particolare),…

Sostegno alle vittime di abusi: alla fine ci ha pensato Norman Gobbi, ancora una volta!

Superando gli steccati dipartimentali, è stato proprio il nostro Norman Gobbi a intervenire. Lui l’ha definita “una vera e propria battaglia” e v’è da crederci. Ancora oggi, non comprendiamo come mai sia dovuto essere il suo dipartimento a intervenire dove probabilmente avrebbero dovuto farlo altri già molto tempo fa.

Poco importa; ciò che conta è che Gobbi ha cercato Beltraminelli, e con la sua collaborazione (parola ormai dimenticata da molti quando si parla di Consiglio di Stato!) è riuscito a mettere in piedi un picchetto 24 ore su 24 in grado di mettere al sicuro e nelle mani di professionisti appositamente formati bambini, ragazzi, donne e uomini che loro malgrado si trovano inermi e in balia di eventi talvolta addirittura raccapriccianti.

Ben fatto Norman Gobbi!

MDD, 08.02.2015

Torna il sostegno psicologico

Torna il sostegno psicologico

Riattivata in Ticino la ‘rete di intervento d’urgenza’ per le vittime di reati sessuali e maltrattamenti. Luce verde del governo a un progetto pilota. Collaborazione tra pubblico e privato: tra la Polizia cantonale e un’èquipe di specialisti.

Le vittime di abusi sessuali e maltrattamenti potranno nuovamente contare su un immediato aiuto psico-sociale garantito ventiquattro ore su ventiquattro da specialisti. E gli agenti di polizia che in seno alla Cantonale operano nella Sezione reati contro l’integrità delle persone (Rip) potranno tornare a fare, a tempo pieno, il loro lavoro: indagare e assicurare il o i colpevoli alla giustizia. Ciò grazie al «progetto pilota» proposto dal Dipartimento istituzioni e al quale ha dato luce verde la settimana scorsa il Consiglio di Stato. Concretamente, sarà Rete Operativa Sa (sede a Bellinzona) – organizzazione, come si legge nel suo sito internet, di professionisti nei campi psico-sociale e medico-psicologico – ad assicurare il necessario sostegno alle vittime prima, durante e dopo la loro audizione da parte degli inquirenti. Una collaborazione dunque tra pubblico e privato, che riattiva la «rete di intervento d’urgenza»: quella rete, ha ricordato ieri ai giornalisti il commissario e sostituto capo della Rip Marco Mombelli , venuta meno in Ticino nel 2010 in seguito alla revisione della Lav, la Legge federale concernente l’auto alle vittime di reati. La nuova normativa infatti non prevede più l’obbligo per i consultori (Lav) di fornire aiuto ventiquattro ore su ventiquattro, ovvero anche al di fuori degli orari d’ufficio. E così in questi anni gli investigatori della Rip hanno dovuto fungere pure da psicologi e assistenti sociali.

«Hanno assolto egregiamente e con grande umanità compiti che non erano loro», ha osservato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . «Gli otto agenti della Sezione reati contro l’integrità delle persone sono stati formati per fare i poliziotti, non gli assistenti sociali e ogni secondo passato a dare sostegno psicologico alla vittima di un reato è un secondo sottratto all’accertamento dei fatti e alla ricerca del colpevole». L’esigenza di trovare una soluzione era stata manifestata dalla stessa Sezione della Polizia giudiziaria. «Ho avuto diversi incontri con Mombelli e con la responsabile della Rip Michela Gulfi », ha aggiunto il ministro. «Dal 2010 molto, troppo, era stato delegato alla polizia: la Rip si è dovuta far carico di incombenze che non rientravano nelle sue mansioni, nelle sue competenze specifiche», ha affermato a sua volta il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi .

L’imminente collaborazione con gli specialisti di Rete Operativa Sa, diretta da Fabio Spinetti , costerà al Cantone circa 150mila franchi all’anno. Di un biennio la durata del test. «Ma già alla fine del primo anno – ha fatto sapere Gobbi – si valuteranno i risultati ottenuti, anche per decidere, se del caso, ulteriori misure». Il progetto pilota, ha tenuto a puntualizzare il consigliere di Stato, «è frutto della volontà di due dipartimenti: il mio e il Dipartimento sanità e socialità». La volontà «di offrire un servizio di supporto agli inquirenti della Sezione Rip». La quale solo nel 2014, ha indicato il commissario Mombelli, ha aperto trentaquattro incarti per atti sessuali con fanciulli, quattordici per coazione sessuale, quindici per violenza carnale e trentadue per violazione del dovere di assistenza o educazione. Trentaquattro incarti per atti sessuali con minori: vale a dire le vittime più deboli, che più di altre abbisognano di un pronto e adeguato sostegno psicologico. E questo «prima, durante e dopo» la loro audizione da parte della polizia, ha sottolineato Mombelli.

L’esigenza di un picchetto era stata espressa anche dal Gran Consiglio. Era il… 2010 e la commissione della Legislazione si pronunciava sulla revisione, confezionata dal governo, della normativa cantonale di applicazione della riformata Lav, cioè della nuova legge federale che non contemplava più l’obbligo per i consultori di fornire aiuto ventiquattro ore su ventiquattro. Scriveva l’autrice del rapporto, la socialista Pelin Kandemir Bordoli : “La Commissione ritiene opportuno e indispensabile trovare delle soluzioni che consentano il mantenimento di un picchetto che possa garantire una presenza anche al di fuori degli orari usuali d’ufficio”.

L’anno scorso trentaquattro incarti per atti sessuali con fanciulli.

di Andrea Manna, LaRegioneTicino, 06.02.2015

Un’azione concreta a favore dei più deboli

Un’azione concreta a favore dei più deboli

È stata una vera e propria battaglia, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Fu poco più di un anno fa che la SRIP – la sezione della Polizia cantonale che si occupa dei reati contro l’integrità delle persone fra cui figurano pure quelli di stampo pedofilo – mi mise al corrente della situazione nella quale era costretta ad operare. Oltre a svolgere i compiti di polizia, questa speciale sezione era pure chiamata a prendersi cura delle vittime. Ecco allora che il bambino vittima di un pedofilo, che la donna abusata dal marito, che la giovane ragazza violentata da uno sconosciuto dovevano essere seguiti dal profilo psicologico e sociale da un gruppo di agenti che, per quanto capaci, non erano certo le persone più indicate per occuparsene poiché formati per accertare i fatti e ricercare gli autori. Una situazione decisamente problematica che, oltre a non garantire un sostegno adeguato alle vittime, sottoponeva gli agenti a pressioni psicologiche inimmaginabili e ad orari di lavoro impossibili.

Vista la gravità della situazione è stata mia premura attivarmi immediatamente, col supporto del Comandante della Polizia cantonale, coinvolgendo tutti i servizi interessati.

Con grande soddisfazione, posso finalmente affermare che un rimedio a questa grave lacuna è stato trovato. Da quest’oggi le vittime di reato godono di un servizio all’altezza, in grado di accompagnarle di fronte a qualsiasi forma di disagio, 24 ore su 24, 365 giorni l’anno. Ora il bambino vittima del pedofilo, la donna abusata e la giovane violentata potranno saranno immediatamente accolti, in qualsiasi momento del giorno e della notte, da professionisti specialmente formati, in grado di comprenderli e di sostenerli attivamente nel migliore di modi.

Desidero concludere questa mia riflessione con un semplice “Grazie!”, ovvero con la stessa unica parola scrittami a caratteri cubitali da Marco Mombelli, commissario della SRIP, l’indomani della concretizzazione del nuovo servizio di picchetto. Un “Grazie!” che vorrei reindirizzare a tutti i collaboratori che hanno permesso di giungere a un risultato tangibile. Infine rivolgo un ultimo pensiero alle vittime; bisogna essere realisti e ammettere che i reati contro l’integrità delle persone non potranno mai essere totalmente eliminati, questo non deve però indurre chi governa a restare con le mani in mano. Sulla scorta di questa considerazione, il mio Dipartimento ha proposto una misura concreta che colma una grave lacuna nell’ambito del sostegno alle vittime, bambini in particolare, e questo è il più bel traguardo che si potesse raggiungere.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore DI

I nuovi agenti dichiarano fedeltà

I nuovi agenti dichiarano fedeltà

Cerimonia di dichiarazione a Locarno per i nuovi poliziotti e addetti alla gestione e custodia. Sabato pomeriggio, presso il Palexpo Fevi a Locarno, si è tenuta la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte degli aspiranti e agenti della Scuola cantonale di polizia SCP 2013, della Scuola agenti di custodia SAC 12. corso 2013 e 13; corso 2014 e del Servizio gestione detenuti 2013.

Un progetto virtuoso che migliora la qualità di vita di tutti

Un progetto virtuoso che migliora la qualità di vita di tutti

Vi porgo il saluto a nome del Consiglio di Stato a questa importante cerimonia per consegna del premio “Comune impegnato” alla Città di Bellinzona per l’attuazione virtuosa del suo Piano di mobilità scolastica. Un premio prestigioso che testimonia l’impegno concreto della Città nell’aumentare la sicurezza lungo i tragitti che i bambini percorrono abitualmente per recarsi a scuola.