Pretura di Riviera: designazione della Pretore supplente

Pretura di Riviera: designazione della Pretore supplente

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato informa di aver nominato l’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti quale Pretore supplente del Distretto di Riviera al 30% a contare da oggi 20 febbraio sino al 12 marzo 2019.
Si è svolta oggi a Bellinzona, alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali, del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, della Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, del Presidente del Tribunale penale cantonale Mauro Ermani e del Presidente della Pretura penale Marco Kraushaar la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi dell’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti, chiamata a sostituire nella misura del 30% l’avv. Patrizia Gianelli, titolare della Pretura del distretto di Riviera. La designazione si è resa necessaria per l’incapacità lavorativa al 50% per malattia dell’avv. Gianelli. L’avv. Bernasconi Matti si occuperà delle pratiche penali legate all’attività presso la Pretura penale della Pretura della Riviera. L’attività in ambito civile continua ad essere garantita dalla Pretora titolare.
Il Governo formula i migliori auguri per un pronto ristabilimento alla Pretore avv. Patrizia Gianelli e gli auguri di buon lavoro alla Pretore Elettra Orsetta Bernasconi Matti.

Giustizia 4.0

Giustizia 4.0

“Affinché la strada della Giustizia non passi più attraverso montagne di carta”: è lo slogan – che dice più di tanti discorsi –  adottato per il lancio del progetto nazionale Justitia 4.0 volto a informatizzare tutte le pratiche giuridiche su suolo elvetico. “Il Ticino è parte attiva in questo progetto, vista l’importanza della posta in gioco. Siamo entrati nell’era digitale e il mio dipartimento sta producendo gli sforzi necessari per essere protagonisti e non per subire i cambiamenti. La digitalizzazione degli atti in tutti gli ambiti del diritto rappresenta quindi uno dei passi decisivi”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Quanto sinora fatto in Svizzera nella digitalizzazione della Giustizia è stato presentato questa settimana a Lucerna. Erano presenti magistrati di ogni ordine, nonché i consiglieri di Stato dei Governi cantonali.  Il progetto Justitia 4.0 mira a sostituire i dossier cartacei oggi in uso con i dossier elettronici. L’introduzione dell’obbligo di scambi giuridici per via elettronica e la validità giuridica degli atti elettronici comporterà un adeguamento legislativo che è già stato avviato sotto l’egida dell’ufficio federale di giustizia. Maggior celerità nelle pratiche, più sicurezza e minori spese: è l’obiettivo di Justitia 4.0. I frutti dovrebbero essere colti a partire dal 2026. Ma è da oggi che occorre prepararsi. “E noi lo stiamo facendo”, conclude Norman Gobbi.

 

La giustizia sbarca sul digitale con Justitia 4.0

La giustizia sbarca sul digitale con Justitia 4.0

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 febbraio 2019 de La Regione

Gobbi: ‘Finalmente!

Ieri a Lucerna ha preso ufficialmente il via il progetto Justitia 4.0, che accompagnerà la giustizia elvetica nel mondo digitale. Promuovendo questo cambiamento, questo ammodernarsi in tutti i settori del diritto: procedura penale, civile e amministrativa. «Finalmente!», commenta a nostra domanda il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, presente all’evento ieri mattina. Finalmente perché «se da un lato è avvenuta grazie a varie spinte, prima del Tribunale federale e poi di Cantoni e Confederazione in generale, è vero che quella digitale è una rivoluzione già in atto». Già, perché «prenotiamo le ferie, compriamo i biglietti, organizziamo tutto attraverso il digitale, facciamo acquisti e molte attività online nella nostra quotidianità, ma la giustizia, in questo ambito, fa ancora fatica. E siamo indietro in confronto ad altri Paesi». Justitia 4.0 quindi è una sfida ambiziosa, che «consiste nel diventare sempre più efficienti, nel garantire maggiore trasparenza e responsabilizzazione di tutte le parti nei procedimenti». Per non parlare «della gestione degli spazi, considerando che da palette di carta usate anche per un singolo incarto, finiremo col parlare al massimo di terabyte». Justitia 4.0, si legge in un comunicato del Dipartimento delle istituzioni, “è molto più di un semplice progetto informatico. Con la digitalizzazione occorrerà giocoforza ottimizzare l’ambiente di lavoro dei funzionari coinvolti. L’infrastruttura e i processi dovranno essere rivisti e adeguati: dalla comunicazione elettronica, all’esame dei dossier presso i Ministeri pubblici e quindi nei tribunali, fino alla trasmissione dei dati alle autorità penitenziarie e infine ai servizi preposti all’archiviazione”. Un cambio di paradigma quindi, a tutti gli effetti. Del quale, stando alle intenzioni, non beneficerà solo il ‘sistema giustizia’, ma la cittadinanza tutta. Sì, perché “i cittadini potranno beneficiare di un accesso facilitato e più esteso alla giustizia. I dati presenti nel sistema saranno in futuro disponibili in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. Il tutto sarà più efficiente, perché Confederazione, Cantoni, potere giudiziario ed esecutivo remano nella stessa direzione”.

Parte l’era digitale per la Giustizia

Parte l’era digitale per la Giustizia

Oggi a Lucerna si è svolto l’evento che ha segnato l’avvio ufficiale del progetto svizzero Justitia 4.0, che accompagnerà la giustizia elvetica nel futuro digitale. L’accesso alla giustizia diventerà più agevole e più esteso. Un portale centrale ad alto grado di sicurezza consentirà lo scambio elettronico di dati tra le parti coinvolte e le autorità giudiziarie. Gli atti cartacei saranno pertanto sostituiti con dossier elettronici. L’ambiente di lavoro digitale nel settore giudiziario così come l’infrastruttura, saranno ottimizzati.

Sono stati circa 350 i rappresentanti dei promotori del progetto e chi ne sarà interessato che giovedì 14 febbraio 2019 hanno preso parte all’evento di avvio del progetto Justitia 4.0 tenutosi all’Università di Lucerna. I partecipanti – magistrati di ogni ordine, rappresentanti dei ministeri pubblici e funzionari nell’ambito giudiziario e nell’ambito dell’esecuzione delle pene e delle misure nonché consiglieri di stato e rappresentanti dei governi cantonali – hanno preso atto delle peculiarità del progetto assistendo a presentazioni, partecipando a workshop e informandosi presso degli stand informativi. Tra i relatori, Jacqueline Fehr, consigliera di Stato del Canton Zurigo e Ulrich Meyer, presidente del Tribunale federale.

Per il Ticino ha partecipato il consigliere di Stato Norman Gobbi, con un intervento sull’importanza di una Giustizia celere a favore anche del mondo economico. La delegazione ticinese era pure composta dalla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e diversi magistrati impegnati in questo ambito in rappresentanza delle varie autorità giudiziarie cantonali: Werner Walser, presidente del Consiglio della Magistratura; Mauro Mini, presidente del Tribunale di Appello con la cancelliera Claudia Petralli; Andrea Pagani, Procuratore generale; Maurizio Albisetti, presidente dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi; Marco Kraushaar, presidente della Pretura penale; Sarah Stadler, tesoriere dell’Ordine degli avvocati; Silvano Petrini, direttore del Centro sistemi informatici.

Più vicini alla giustizia
Il progetto Justitia 4.0 promuove il cambiamento digitale nel sistema giudiziario svizzero in tutti i settori del diritto (procedura penale, civile e amministrativa). Entro il 2026, tutte le parti coinvolte in procedimenti giudiziari potranno scambiarsi dati per via elettronica con i circa 300 tribunali, i ministeri pubblici e le autorità penitenziarie, su scala cantonale e federale. A tale scopo sarà allestito il portale centrale con un alto grado di sicurezza denominato Justitia.Swiss. Lo scambio giuridico per via elettronica diventerà quindi obbligatorio per gli utenti professionali (in particolare gli avvocati) e per le autorità coinvolte nei procedimenti. Il progetto Justitia 4.0 mira anche a sostituire i dossier cartacei attualmente in uso con i dossier elettronici. L’introduzione dell’obbligo di scambi giuridici per via elettronica e la validità giuridica degli atti elettronici comporterà un adeguamento legislativo che ha già preso avvio sotto l’egida dell’Ufficio federale di giustizia.

Justitia 4.0 è molto di più di un semplice progetto informatico. Con la digitalizzazione occorrerà giocoforza ottimizzare l’ambiente di lavoro dei funzionari coinvolti. L’infrastruttura e i processi dovranno essere rivisti e adeguati: dalla comunicazione elettronica, all’esame dei dossier presso i ministeri pubblici e quindi nei tribunali, fino alla trasmissione dei dati alle autorità penitenziarie e infine ai servizi preposti all’archiviazione.

Grazie a Justitia 4.0 i cittadini potranno beneficiare di un accesso facilitato e più esteso alla giustizia. I dati presenti nel sistema giudiziario saranno in futuro disponibili in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo. La magistratura diventerà più efficiente, i flussi di lavoro saranno più efficaci e le procedure saranno velocizzate.

Tutti remano nella stessa direzione
Nel quadro del progetto Justitia 4.0, la Confederazione e i Cantoni, così come il potere giudiziario e quello esecutivo, remano nella stessa direzione. Oltre ai tribunali cantonali e federali, sono coinvolti attivamente le direzioni cantonali di giustizia, la Conferenza dei procuratori della Svizzera, l’Ordine svizzero degli avvocati, l’Ufficio federale di giustizia e il Ministero pubblico della Confederazione. Il progetto è condotto da un piccolo team di esperti che può contare su vari gruppi di lavoro composti da rappresentanti delle organizzazioni interessate provenienti da tutta la Svizzera.

Entro il 2022 saranno realizzati diversi progetti pilota per testare quanto prima la funzionalità e la facilità d’uso delle varie componenti del futuro sistema che sarà operativo presso tutti gli uffici cantonali e federali entro il 2026.

A Lucerna prende avvio Justitia 4.0

A Lucerna prende avvio Justitia 4.0

Comunicato stampa

Giovedì 14 febbraio si terrà a Lucerna l’avvio ufficiale del progetto svizzero Justitia 4.0, volto ad accompagnare la Giustizia elvetica nel futuro digitale. Il Cantone ha partecipato e parteciperà attivamente a tale importante progetto di governo elettronico.
A Lucerna saranno presenti il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e diversi magistrati impegnati in questo ambito in rappresentanza delle varie autorità giudiziarie cantonali: Werner Walser, presidente del Consiglio della Magistratura; Mauro Mini, presidente del Tribunale di Appello con la cancelliera Claudia Petralli; Andrea Pagani, Procuratore generale; Maurizio Albisetti, presidente dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi; Marco Kraushaar, presidente della Pretura penale; Sarah Stadler, tesoriere dell’Ordine degli avvocati; Silvano Petrini, direttore del Centro sistemi informatici.
Il comunicato stampa relativo all’evento verrà inviato giovedì ai mezzi di informazione direttamente dagli organizzatori.

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Il penitenziario resta un esempio virtuoso nonostante le sollecitazioni

Iniziamo dai dati nudi e crudi emersi questa settimana: circa 80 persone incarcerate su cento in Ticino l’anno scorso era di nazionalità straniera (per essere precisi l’82% nel carcere Giudiziario della Farera e il 70% al Penitenziario della Stampa). Siamo un Cantone di frontiera, in pratica la porta d’entrata per chi giunge in Svizzera da sud o d’uscita per coloro che lasciano la nostra nazione. La nostra posizione geografica ci mette per forza di cose a confronto con flussi di persone che altri Cantoni non conoscono. E non si può essere ingenui al punto da pensare che tra tutti questi cittadini che entrano ed escono ci siano solo fior di galantuomini.
“E’ proprio per questo motivo che si rende necessario il costante controllo di tutto il territorio cantonale, e delle zone più vicine alla frontiera in particolare, se vogliamo mantenere elevata la sicurezza in Ticino!” afferma Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Sicurezza che è sempre stata e sempre sarà la priorità numero uno della mia attività politica.”
Molte sono state le misure implementate dal Consigliere di Stato leghista per il raggiungimento di questo obiettivo, sostenuto da fatti e cifre che dimostrano chiaramente quanto il Ticino sia diventato e continua a essere sempre più sicuro. Ne è un esempio la ristrutturazione e il potenziamento della Polizia cantonale, oggi in grado di dare risposte immediate ed efficaci ai fenomeni criminali e di agire anche in funzione deterrente; la collaborazione con il Corpo delle Guardie di Confine, senza dimenticare l’introduzione dell’obbligo di presentare il casellario giudiziale nelle richieste di permessi per gli stranieri. Nel corso di queste due legislature i cambiamenti sono stati tangibili.
Ma torniamo ai dati statistici diffusi questa settimana, i quali permettono di approfondire con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni la gestione delle nostre strutture carcerarie. “Al Penitenziario vige un sistema rigido di controlli, sicuramente il regime più performante di tutta la Svizzera, il quale permette di evitare possibili problemi in questa struttura chiusa. E ben sappiamo che basta poco per accendere pericolose micce e creare minacce effettive anche ai danni di donne e uomini chiamati a garantire la sicurezza all’interno del carcere”, commenta Norman Gobbi. “I risultati sono ottimi e incoraggianti, anche perché tale fermezza resta comunque rispettosa della persona.”
La massiccia presenza di stranieri tra la popolazione carceraria contribuisce a innalzare il livello di potenziale pericolo. Uno di questi è legato alle varie forme di radicalizzazione (in particolare di matrice islamica) che potrebbero verificarsi e che in altre strutture, per esempio nella Svizzera francese, sono effettivamente avvenute.
“Il lavoro svolto al Penitenziario è davvero efficace, perché vengono messe in atto tutta una serie di misure per evitare l’insorgere di questi fenomeni di radicalizzazione. Fino a oggi, grazie a questi sforzi, siamo sempre riusciti a scongiurare tali pericoli. E questo testimonia la bontà del lavoro svolto giornalmente e puntualmente dalle collaboratrici e dai collaboratori attivi nei vari ambiti della nostre strutture di espiazione di pena.”
Un ruolo importante lo giocano inoltre le misure di occupazione e reinserimento di chi sconta la pena. I detenuti possono lavorare in una falegnameria, in una legatoria, in una stamperia; vi è un reparto d’assemblaggio di giocattoli e vengano stampate le targhe per le vetture immatricolate in Ticino. Senza dimenticare coloro che sono impiegati nei laboratori dei servizi interni: cucina, lavanderia e stireria. “L’obiettivo – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – mira al reinserimento del detenuto nella società una volta scontata la pena, per scongiurare i rischi di recidiva”. Da un lato quindi fermezza dei controlli interni sui detenuti, ma dall’altro anche l’impegno verso una loro compiuta riabilitazione.

Riorganizzazione delle Giudicature di pace: prossimi passi

Riorganizzazione delle Giudicature di pace: prossimi passi

Il Consiglio di Stato, prendendo atto delle risultanze del parere giuridico affidato al Prof. François Bohnet e al Prof. Pascal Mahon dell’Università di Neuchâtel incentrato sulla compatibilità della giustizia di pace ticinese alle norme costituzionali e convenzionali, ha fissato i prossimi passi relativi alla riorganizzazione di questo importante settore della giustizia ticinese.

Nel corso del 2018, il Governo ha affidato al Prof. François Bohnet e al Prof. Pascal Mahon dell’Università di Neuchâtel il compito di allestire un parere giuridico circa la compatibilità della giustizia di pace ticinese con l’art. 30 cpv. 1 della Costituzione federale e l’art. 6 § 1 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), aspetti delicati segnalati dal Consiglio della Magistratura nella procedura di consultazione inerente al Messaggio governativo di riorganizzazione del settore delle Giudicature di pace del gennaio scorso.

Dal parere giuridico emerge come l’attuale sistema delle Giudicature di pace del Canton Ticino sia nel complesso adeguato, a condizione che alcuni correttivi vengano introdotti per soddisfare pienamente le esigenze poste dalla Costituzione federale e dalla CEDU. Questi correttivi vertono da un lato sulla formalizzazione a livello legislativo sia del supporto giuridico a disposizione dei Giudici di pace che delle esigenze formative per i giudici non giuristi di formazione; dall’altro sul rafforzamento della formazione, sia di base che continua, ad essi destinata, rafforzamento già in corso e oggetto del Messaggio governativo di riorganizzazione posto in consultazione lo scorso anno.

In sostanza, il parere giuridico conferma che la figura del giudice laico – quindi non giurista di formazione – è conforme con l’ordinamento giuridico svizzero, in base alla giurisprudenza del Tribunale federale che ha sancito come non sussista un diritto costituzionale a un giudice con formazione giuridica. Una conformità che deve essere tuttavia corroborata da una modifica di legge che indichi come il Giudice di pace non giurista possa avvalersi del supporto giuridico di una figura esperta e indipendente con competenze giuridiche adatte, così da adempiere ai requisiti di indipendenza e imparzialità, assicurando un processo equo e ossequiando le garanzie procedurali (vedi diritto di essere sentito per esempio). La possibilità, per il Giudice di pace non giurista, di far quindi capo a una figura con competenze giuridiche definita a livello di legge deve essere inoltre accompagnata da un rafforzamento della formazione di base e continua ad esso destinata, alfine che il Giudice di pace possa valutare con cognizione di causa anche le soluzioni proposte dalla figura giuridica di supporto, nell’ottica dell’ossequio dei predetti principi costituzionali e convenzionali.

Il Consiglio di Stato prende dunque atto con rassicurazione dei contenuti del parere giuridico del Prof. François Bohnet e del Prof. Pascal Mahon dell’Università di Neuchâtel. In quest’ottica, il Governo, recependo le risultanze del parere giuridico, ha già dato incarico al Dipartimento delle istituzioni per l’introduzione dei correttivi necessari affinché la figura del Giudice di pace laico soddisfi pienamente le citate esigenze costituzionali e convenzionali. Le modifiche legislative da implementare saranno tematizzate con il Gruppo di lavoro concernente la riorganizzazione delle Giudicature di pace costituito contestualmente al progetto “Giustizia 2018”. È parimenti in corso di definizione un corso di base destinato ai Giudici di pace non giuristi, i cui contenuti e modalità verranno comunicati prossimamente.

Dal profilo pratico, anche in vista dell’imminente rinnovo delle cariche, le modifiche che si prospettano – formalizzazione nella legge del supporto giuridico e dell’esigenza formativa per i magistrati non giuristi, con rafforzamento di quest’ultima tramite corsi specifici obbligatori per non giuristi – non incideranno sull’organizzazione generale del settore della giustizia di pace, ma comporteranno un impegno a livello formativo per i magistrati popolari non giuristi in particolare. In questo contesto, il prossimo 26 marzo 2019 il Dipartimento delle istituzioni ha previsto un incontro a Bellinzona con gli attuali e futuri Giudici di pace, in modo da illustrare loro nel dettaglio i cambiamenti in atto nel settore che toccano questa importante figura della giustizia ticinese. Una figura centrale nella storia del nostro Cantone, contraddistinta da un forte legame con il territorio. Una carica che si vuole moderna e al passo con i tempi, rispondente ai bisogni e all’evoluzione della nostra società, in ossequio ai disposti costituzionali e convenzionali.

Pubblicato il concorso pubblico per la posizione di Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia

Pubblicato il concorso pubblico per la posizione di Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa che nella giornata odierna è stato pubblicato il bando di concorso pubblico per la posizione di Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia.
L’Aggiunto/a alla Direttrice della Divisione della giustizia avrà il compito di coadiuvare la Direttrice nella conduzione, nella gestione e nel coordinamento dell’attività interna ed esterna della Divisione della giustizia. Il/la nuovo/a funzionario/a dirigente della Divisione si occuperà segnatamente di organizzare e coordinare l’attività del servizio giuridico della Divisione, dirigendo e/o coordinando progetti di competenza della medesima. Nell’esercizio della propria funzione, sarà chiamato altresì a partecipare a Conferenze, Gruppi di lavoro e Commissioni cantonali e federali in rappresentanza della Divisione della giustizia, del Dipartimento delle istituzione e del Consiglio di Stato.
A livello di requisiti, per la posizione posta a concorso si ricerca una persona con formazione accademica completa in diritto conseguita in un’università svizzera e in possesso di un brevetto di avvocato, che disponga di predisposizione e/o esperienza di conduzione, gestione di progetti e di risorse. Capacità di ascolto e di mediazione, spirito di iniziativa, affidabilità e flessibilità, come pure ottime capacità redazionali, sono altri aspetti che si rivelano essenziali vista l’importanza della posizione a concorso.
Tutte le informazioni attinenti alle condizioni e ai requisiti per partecipare al concorso pubblico, aperto sino al 15 febbraio 2019, sono consultabili alla pagina web dell’Amministrazione cantonale www.ti.ch/concorsi.

Magistratura, pacchetto rinforzi

Magistratura, pacchetto rinforzi

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 21 dicembre 2018 de La Regione

Il Consiglio di Stato dà luce verde al Dipartimento istituzioni per la stesura di una bozza di messaggio
Un pp straordinario, un giudice in più per il Tribunale penale, un supplente per l’Ufficio dei gpc…

Il via libera è nero su bianco, protocollato.
Nella seduta di mercoledì il Consiglio di Stato ha “autorizzato” il Dipartimento istituzioni ad allestire una bozza di messaggio per la modifica della Log, la Legge sull’organizzazione giudiziaria, così da concretizzare una serie di potenziamenti per la magistratura.
Ovvero: aumento (di un’unità) del numero dei giudici ordinari del Tribunale d’appello, in modo da portare da quattro a cinque i magistrati del Tribunale penale cantonale; attribuzione di un giudice supplente all’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi; nomina – da parte del Gran Consiglio – di un procuratore pubblico straordinario che opererà – per “cinque anni” – in seno alla Sezione reati economico-finanziari del Ministero pubblico.
Ma anche “aumento di un giudice di pace aggiuntivo” alla Giudicatura del Circolo di Bellinzona. «A breve – dice Norman Gobbi – conto di sottoporre il progetto di messaggio all’approvazione dei colleghi di governo».
In caso di luce verde, toccherà poi al parlamento pronunciarsi sulla revisione legislativa e dunque sui rinforzi prospettati. «A quel punto – riprende il direttore del Dipartimento istituzioni – mi auguro che il Gran Consiglio accolga le modifiche della Log e che possa farlo in tempi ragionevolmente celeri, specie con riferimento alla nomina di un procuratore straordinario. Avrà comunque anche la possibilità di esprimersi con rapporti puntuali sulle singole proposte di potenziamento, dando la priorità a quella o a quelle che non necessitano di particolari approfondimenti. Ricordo che alcune misure sono già state oggetto di dibattito pubblico e questo dovrebbe facilitarne, sia in commissione che nel plenum del parlamento, l’esame e l’evasione».
Il Dipartimento guidato da Gobbi si appresta quindi a conferire base legale ai potenziamenti sollecitati pure dalla medesima magistratura.
Come appunto il pp straordinario, chiesto dal precedente procuratore generale John Noseda e dall’attuale pg Andrea Pagani: un procuratore pubblico straordinario chiamato a occuparsi di procedimenti penali datati su reati economico-finanziari.
L’intenzione di incrementare l’organico dei magistrati del Tribunale penale cantonale, da quattro a cinque giudici, è stata ufficialmente manifestata dal Dipartimento la scorsa estate.
«Ciò soprattutto – rileva Gobbi – per evitare ritardi nello svolgimento dei processi, dato che una giustizia tardiva non è più giustizia». Tra i rinforzi indicati figura pure il giudice supplente per l’Ufficio dei gpc, i giudici dei provvedimenti coercitivi: «Questa misura agevolerà l’operatività dell’Ufficio giudiziario», osserva il ministro. In Gran Consiglio i socialisti rivendicano intanto, con un’iniziativa, il ripristino a quattro della squadra dei gpc, dopo il taglio di un giudice con la manovra di risparmio del 2016. «Bisogna però considerare anche la decisione con cui l’anno scorso il popolo ha ratificato la riduzione da quattro a tre del numero di gpc. Detto questo, siamo in attesa – spiega Gobbi – di conoscere i risultati della valutazione esterna commissionata dal Dipartimento in vista dell’eventuale attribuzione a un’autorità amministrativa di una delle competenze dei giudici dei provvedimenti coercitivi, quella dell’applicazione della pena».

Vicecancellieri e un amministrativo
C’è di più. Sempre l’altro ieri il Consiglio di Stato ha autorizzato il Dipartimento istituzioni a redigere, d’intesa con il Tribunale d’appello, anche una bozza di risoluzione per il potenziamento del citato Tribunale con due vicecancellieri a tempo pieno per due anni da destinare alla Corte di appello e revisione penale, con la nomina al 60 per cento di un vicecancelliere alla Camera di diritto tributario e con la nomina di un collaboratore amministrativo al 50 per cento per il Tribunale penale cantonale. «I potenziamenti proposti – afferma il capo del Dipartimento istituzioni – avranno ovviamente un costo. Gli sforzi da noi chiesti alle autorità giudiziarie per razionalizzare con le risorse attuali i flussi di lavoro sono stati fatti e li abbiamo riconosciuti. I casi però che finiscono sotto la lente della magistratura aumentano anche perché aumenta la popolazione. Pertanto – sottolinea Gobbi – ritengo che un adeguamento delle risorse umane anche nel settore della giustizia sia oggi una risposta conseguente a questa evoluzione».