“Frattura? No, confronto”

“Frattura? No, confronto”

Da RSI.ch | Modem sulla spaccatura in casa Lega – Gobbi: “La minoranza deve impegnarsi e sedere in Commissione”

“Ci sarà questo confronto tra le due anime leghiste, come c’è sempre stato.” Parole del consigliere di Stato Norman Gobbi, invitato a dibattere venerdì mattina durante Modem (su Rete Uno), in merito alla spaccatura in casa Lega dei ticinesi.

La frattura all’interno del movimento è emersa in occasione della bocciatura da parte del Gran Consiglio del Preventivo 2017. Il confronto è stato chiesto a gran voce dal capogruppo Daniele Caverzasio, che ha manifestato il suo dissenso nei confronti della frangia guidata da Boris Bignasca anche con la decisione di lasciare la Commissione della Gestione, assieme a Fabio Badasci, presidente del Gran Consiglio, e a Michele Foletti.

“Ruolo attivo della minoranza in Commissione”

“La minoranza che si è espressa in Gran Consiglio ora faccia la sua parte assumendo un ruolo attivo all’interno della Commissione della Gestione” ha commentato Gobbi ai microfoni della RSI, ricordando che: “Anche il sottoscritto alla sua prima legislatura non era così istituzionale e orientato a trovare una mediazione. Allo stesso modo Gianmaria Frapolli e Boris Bignasca dovranno fare il loro percorso in questo senso nel capire che possono portare sul tavolo le loro proposte, ma che alla fine bisogna trovare un consenso”.

La puntata di Modem: http://www.rsi.ch/g/8384416

Il preventivo che non Lega

Il preventivo che non Lega

Da laRegione | La puntualizzazione di Gobbi: ‘Mica l’abbiamo bocciato noi. È stato il Ppd’

Il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali fa sapere che non intende rilasciare dichiarazioni. Parla invece l’altro consigliere di Stato leghista, il capo delle Istituzioni Norman Gobbi. Che minimizza: «Chi ha bocciato il Preventivo 2017 – dice Gobbi alla ‘Regione’ – sono stati i Ppd, mica i leghisti. Noi siamo riusciti a recuperare il gruppo».

In effetti, alla fine ‘solo’ tre leghisti hanno votato contro il Preventivo.

Esatto. Prima del voto di entrata in materia, i consiglieri di Stato leghisti si sono assunti le proprie responsabilità, andando nel proprio gruppo per chiarirsi. Il consigliere di Stato Ppd invece non ci è andato. Ribadisco: sono i popolari democratici che hanno bocciato questo Preventivo.

Non si può quindi parlare di una Lega divisa al suo interno?

Ci sono delle sensibilità che chiedono più risparmi, così come ci sono delle sensibilità che chiedono meno tagli. Ma queste posizioni all’interno del movimento erano già emerse quando si è votata la manovra di risanamento finanziario: le medesime persone che oggi (ieri, ndr) si sono espresse negativamente sul Preventivo, avevano allora votato contro le misure di risparmio, poiché giudicate poco incisive o sbilanciate sulle entrate.

Ma perché martedì al pulpito per la Lega ha parlato prima Michele Guerra, entusiasta dei Conti, e poi Boris Bignasca, contrario. Non si è creata confusione?

Il dibattito organizzato funziona così ed è giusto che si esprima anche la minoranza del gruppo parlamentare leghista. Poi se qualcuno ha inteso che tale minoranza era molto più ampia, significa che non si ricordava quanto votato a settembre sulla manovra di risanamento.

Ultima domanda, signor Gobbi. Ci sarà un regolamento di conti in casa Lega?

No. Magari un riequilibrio delle posizioni in commissione della Gestione, per dare spazio alla minoranza. Ma un regolamento di conti lo escludo.

Alta vigilanza sulle finanze cantonali

Alta vigilanza sulle finanze cantonali

Nella propria seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato una modifica della Legge sul Gran Consiglio e sui rapporti con il Consiglio di Stato del 24 febbraio 2015, con l’intento di migliorare e rafforzare la collaborazione fra la Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio e il Controllo cantonale delle finanze, nell’esercizio dell’alta vigilanza sui conti del Cantone.
Con il messaggio approvato oggi, il Consiglio di Stato propone in particolare che al Controllo cantonale delle finanze venga attribuito l’incarico di eseguire annualmente e a rotazione l’analisi dettagliata di un settore dell’Amministrazione cantonale – o di un progetto di una certa rilevanza – indicato dalla Commissione gestione e finanze del Parlamento. In questo modo, il perimetro dell’alta vigilanza potrà essere esteso a un numero maggiore di servizi dello Stato e a una parte più rilevante della sua attività. Questa nuova proposta – che è stata salutata positivamente dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio – non limita comunque l’assegnazione di eventuali ulteriori mandati al Controllo cantonale delle finanze che dovessero scaturire da esigenze o situazioni contingenti.
La modifica legislativa potrebbe generare maggiori oneri di gestione corrente per una somma compresa fra 10’000 e 30’000 franchi l’anno, che saranno compensati internamente e non comporteranno aumenti di personale. Questo nuovo compito non influirà inoltre sull’attuale ottima collaborazione fra il Controllo cantonale delle finanze e la Commissione gestione e finanze, che vede attualmente il servizio dedicare una sessantina di giorni l’anno all’evasione delle richieste commissionali.
Il Controllo cantonale delle finanze è subordinato al Consiglio di Stato e dipende amministrativamente dal Dipartimento delle istituzioni. Negli ultimi anni i mandati svolti dal Servizio per conto della Commissione gestione e finanze del Parlamento – nell’ambito dell’attività di alta vigilanza – hanno comportato una media di 1/2 verifiche annuali, di regola durante l’analisi del Consuntivo dello Stato. Negli anni 2011/2013 l’attività era stata più intensa, con l’esame di una serie di commesse pubbliche e la risposta a numerose richieste puntuali dei Commissari. Negli anni 2012 e 2013, il Controllo cantonale delle finanze aveva inoltre collaborato in modo stretto con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla sezione della logistica, con un impegno suddiviso in 13 mandati per circa 280 giorni di lavoro.

La scissione coatta è realtà

La scissione coatta è realtà

Da RSI.ch l Il Gran Consiglio ha approvato di misura la modifica della legge sulle aggregazioni

La scissione coatta è ora possibile. Il Gran Consiglio ticinese, nella sua ultima seduta prima delle vacanze estive, ha approvato – con 38 voti favorevoli, 32 contrari e 5 astenuti – la modifica della legge sulle aggregazioni e separazioni dei comuni del 16 dicembre 200; favorevoli Lega, PLR, PS e Verdi, contrari PPD e la Destra.

La modifica – ricordiamo – si è resa necessaria in seguito ad una sentenza del tribunale federale del 25 agosto 2015, sull’aggregazione del nuovo comune di Verzasca (vedi correlati, ndr.).

“Dobbiamo sopperire alla lacuna nell’attuale legge per poter procedere, in determinati scenari e date determinate premesse, a scissioni anche coatte di comparti di territori”, ha ribadito il direttore del dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.

Una posizione che la sala ha fatto propria, seppur con una maggioranza risicata.

Popolare, sensibile e appassionato

Popolare, sensibile e appassionato

L’ultimo saluto ad Angelo Paparelli. Intervengo alle esequie del nostro compianto amico e deputato Angelo Paparelli, con un misto di sentimenti che va dal mesto dovere e all’amichevole piacere di poter esprimere alcuni ricordi e pensieri sul nostro  amico “Papa”.

Innanzitutto voglio porgere a nome del Consiglio di Stato e a titolo personale, in qualità di Presidente del Governo cantonale, le più sentite condoglianze e desidero esprimere la nostra vicinanza alla moglie Carmen e ai figli Ivan e Chris con le rispettive famiglie, unitamente al cordoglio che abbiamo espresso al Presidente del Gran Consiglio per la perdita di un valido deputato.

L’attività parlamentare di Angelo Paparelli non è passata inosservata. Le sue proposte sono state spesso volte ad avvicinare la politica cantonale ai bisogni della popolazione: dal suo impegno sui rustici, all’attenzione sulla trasparenza dei mandati e dei progetti, dalla limitazione delle cariche al voto generalizzato per corrispondenza. Questo suo agire rimarrà nei ricordi della politica ticinese e la cittadinanza rende omaggio all’operato e al coraggio del deputato Angelo Paparelli: grazie al suo impegno oltre l’80% degli elettori ha avuto la possibilità di votare per corrispondenza durante le elezioni cantonali e federali dello scorso anno.

Intervengo ora come Amico e Consigliere di Stato leghista, esprimendo la vicinanza di tutta la famiglia leghista e mi faccio portavoce di tanti amici, a partire dal nostro coordinatore Attilio. L’agire da deputato di Angelo è espressione del suo essere in quanto uomo: popolare, sensibile e appassionato.

Popolare perché Angelo era espressione di Molino Nuovo, il quartiere popolare della Città di Lugano. Qui, Angelo aveva iniziato la sua carriera politica nelle fila del PPD, diventandone consigliere comunale, senza però mai ottenere quella valorizzazione che meritava. L’amicizia che lo legava sin da giovane a Giuliano Bignasca portò Angelo ad entrare nel movimento della Lega dei Ticinesi. Una scelta non semplice la sua, ma che maturò proprio grazie all’intesa con il Nano, tutte e due figli di quella Molino Nuovo storica, che permise ad Angelo di continuare con efficacia il suo impegno politico sui temi a lui più cari a livello cittadino e poi cantonale. Oltre a far parte del Consiglio comunale per 5 legislature, assumendone la carica di Presidente nella Legislatura 2010-2011, che fu il miglior ringraziamento per la sua attenzione verso la Città; Angelo venne eletto in Gran Consiglio nel 2007 per essere poi sempre riconfermato negli appuntamenti elettorali successivi.

Il suo essere popolare lo esprimeva anche in attività extra-politiche. Fu attivo nello sport, in gioventù nel FC Lugano e poi nello judo; fu attivo e ha presieduto sino ad oggi il Circolo Sociale di Montagnola, che gestisce l’omonimo grotto e che grazie proprio ad Angelo riuscì a sopravvivere, tramandando una formula gestionale interessante e favorevole ai soci del Circolo, nonché alla clientela.

Sensibile perché Angelo era un buono, posto sempre dalla parte di chi aveva bisogno. Essendo un abitante d.o.c. di Molino Nuovo, Angelo – oltre al suo rapporto con il Nano – era un grande amico di Giovanni Cansani. Con Giovanni, Angelo si batté per il mantenimento del Canvetto Luganese di Molino Nuovo, vuoi per la sua natura tradizionale e per il ruolo sociale che oggi ricopre grazie alla loro opera, con il coinvolgimento di persone meno fortunate di noi nell’attività di ristorazione.

Angelo ha vissuto per la sua Città, vedendola diventare grande e rafforzarsi nel contesto cantonale. Però la sua sensibilità lo ha portato a essere un importante conservatore della memoria storica di Lugano. Si impegnò infatti nella difesa di alcune delle testimonianze del passato, come la masseria Bizzozero di Cornaredo, salvata dall’abbandono soprattutto grazie al suo intervento, oppure al recupero della Fontana di Nettuno a Trevano. Certo, la sua professione lo avvicinava naturalmente a quest’attenzione, ma come sappiamo Angelo lo faceva con grande passione.

Appassionato perché Angelo faceva le cose perché ci credeva e non per interesse. Accanto alle passioni già citate, Angelo nutriva una gran passione artistica e possedeva notevoli doti di pittore e scultore. Ricordo ancora con piacere le esposizioni proprio al Canvetto Luganese, oppure gli scambi di giudizio ironici con il Nano e interessanti con Michele Barra. Una verve artistica finalizzata a valorizzare: dai dismessi attrezzi agricoli da lui trasformati in opere, ai luoghi in cui le sue sculture ne contraddistinguono gli scorci, dall’attualità e la critica espressa con il pennello, al ricordo con le opere – chiamiamole così – leghiste in Via Monte Boglia.

Angelo aveva anche la passione della buona tavola. Era un cuoco provetto che si cimentava in cucina: le feste d’autunno in Città, le goliardiche grigliate preparate con l’amico Mirto per il gruppo parlamentare, e le deliziose cene alla “Cantina dal Papa” dall’altra parte del Lago (a Caprino), dove con gli amici di brigata ha reso felici più persone, rallegrando più d’una serata leghista ma non solo. Angelo sapeva che attorno alla tavola, con un buon piatto preparato con passione, molti dissapori scomparivano, lasciando così regnare l’amicizia e l’armonia.

Angelo è però soprattutto un amico per molti di noi qui presenti oggi a rendergli omaggio. Ognuno di noi ha sicuramente un ricordo che lo lega ad Angelo. Un amico schietto, sincero e vero, come lo è stato da marito, padre e nonno. Una sua battuta sapeva farci ridere, ma sapeva anche farci riflettere. Il suo voler dare soprannomi era espressione di sincera amicizia. Il suo voler condividere era espressione di vera generosità.

Caro Papa, te ne sei andato “in un bof” e ci mancherai. Ora sei vicino a molti amici conosciuti durante la tua generosa vita. Vogliamo ricordarti con il tuo sorriso inconfondibile caratterizzato dai tuoi baffi; un sorriso che ci ricorda coma la vita vada vissuta intensamente ogni giorno. Con passione, come tu ci hai insegnato.

Ciao Papa. Ciao Amiis!

Norman Gobbi

Terrorismo e Ticino: ecco la situazione ad oggi

Terrorismo e Ticino: ecco la situazione ad oggi

Oggi ho risposto all’interpellanza “II Ticino è al sicuro dalle minacce del terrorismo?” del deputato Giorgio Galusero, facendo il punto alla situazione sul fronte della minaccia per il nostro Cantone. Di seguito il testo.


Interpellanza 11 dicembre 2015
II Ticino è al sicuro dalle minacce del terrorismo?

Signor deputato, con la presente, rispondiamo alle domande da lei poste nella summenzionata interpellanza come segue:

1. Vi sono persone in Ticino che hanno manifestato simpatie nei confronti del sedicente Stato islamico o che hanno raggiunto la Siria per arruolarsi nell’Isis?

La situazione è costantemente monitorata e i casi che possono risultare problematici per la sicurezza sono approfonditi con attenzione dalla Polizia cantonale, in collaborazione con l’autorità federale responsabile per la protezione dello Stato (Servizio delle attività informative della Confederazione – SIC), organo competente anche per la comunicazione d’informazioni in merito al terrorismo.
Va precisato che in base alle informazioni e ai casi verificati, il sedicente Stato islamico ha bisogno non solo di combattenti, ma anche di scienziati, informatici, insegnanti, infermieri e medici. La propaganda di ISIS promette una società giusta e prospera per la quale vale la pena di combattere e morire. 7 dei 40 cosiddetti jihadisti dalla Svizzera sono morti (secondo un dato “non confermato”, dei 71 casi sarebbero anche 13 decessi).
La Task-Force anti-terrorismo della Confederazione, in breve Tetra, si occupa di circa 70 casi specifici, persone legate ai viaggi a fini terroristici e le relative azioni di finanziamento e sostegno, ma non solo. Il gruppo di lavoro è composto dal già citato SIC, i Cantoni, l’Ufficio federale di polizia (fedpol) e la Procura Federale.
A titolo di esempio per i casi trattati dall’autorità cantonale ticinese in collaborazione con le citate autorità federali, ricordiamo il recente allontanamento del cittadino marocchino Khachia Oussama che si è espresso in maniera esplicita a favore dello Stato Islamico, segnatamente con una copiosa ed intensa attività nei social media volta sia alla diffusione virale di materiale propagandistico pro ISIS che all’espressione delle sue propensioni anti-occidentali, come pure alla manifestazione della sua intolleranza religiosa vicina all’ideologia jihadista, spingendosi addirittura ad esternare pareri di assenso a proposito delle azioni terroristiche relative agli attentati di Parigi nel mese di gennaio 2015.

2. Quale è il livello di minaccia terroristica in Ticino?

Il grado di minaccia in Ticino è in linea con la situazione Svizzera in quanto dalla fine del 2014, il livello di rischio è giudicato elevato ed è aumentato leggermente dall’inizio di novembre 2015 in ragione d’indizi relativi all’ulteriore pianificazione di attentati nei paesi limitrofi alla Svizzera.
Nel suo recente rapporto, Tetra avverte di un “leggero aumento” rispetto alla precedente relazione nel febbraio minaccia terroristica. Da un lato, i rimpatriati dalla jihad in Svizzera potrebbero progettare un attacco contro rappresentanze diplomatiche su suolo elvetico dei Paesi impegnati nella coalizione anti-ISIS. D’altro lato, gli attacchi potrebbero essere pianificati da persone radicalizzate – mai state in Siria o in Iraq – sempre contro obiettivi stranieri su suolo elvetico, oppure obiettivi di altro tipo.
Il Ticino non si discosta da questa valutazione, soprattutto essendo un asse di transito privilegiato tra il sud e il nord Europa, così come la porta d’entrata a meridione per la Confederazione.
La situazione in materia di sicurezza è costantemente analizzata dagli organi preposti della Polizia cantonale in stretta collaborazione con i partner competenti di Confederazione e Cantoni. Secondo l’evolversi della situazione e le conseguenti analisi vengono adottate, di volta in volta delle misure puntuali e con scopi ben precisi, come ad esempio il rafforzamento della presenza sul territorio messo in atto nelle ultime settimane.

3. Intende il Governo attuare o rafforzare le misure di sicurezza nei luoghi ritenuti sensibili?

Il Consiglio di Stato è molto sensibile alla questione e per il tramite degli organi competenti mette in atto tutti i provvedimenti necessari per garantire al meglio la sicurezza pubblica. A tale scopo sono mantenuti stretti contatti con le autorità federali, le quali sono primariamente competenti in questo ambito. È bene evidenziare che le misure di sicurezza vengono adeguate in base alla valutazione della minaccia ad esempio come con il metal detector per l’ultima sessione del Gran Consiglio. Tutte le misure di cui sopra fanno parte di una valutazione generale a livello Svizzero, anche grazie alla coordinazione dello Stato Maggiore di Condotta di Polizia che, da inizio anno e a seguito dei fatti di Parigi, è stato costituito e conta al suo interno rappresentanti di tutte le regioni e di tutti i Corpi di Polizia federali e cantonali.

4. Si prevede di aumentare il grado di formazione degli agenti di Polizia per interventi di questo genere? (a Ginevra un migliaio di poliziotti stanno seguendo una formazione specifica)

Negli scorsi anni tutto il personale di Polizia ha ricevuto una formazione specifica per quanto riguarda casi di AMOK (situazioni di follia omicida), tematica che attualmente è inserita nella formazione di base dei nuovi agenti. Al riguardo sono previsti costanti aggiornamenti che vengono erogati al personale già formato nelle varie sessioni di formazione continua a livello cantonale.
Nell’ambito specifico del contro-terrorismo, il personale di Polizia è stato sensibilizzato e ha a disposizione della documentazione specifica sulle modalità di ricerca e comportamento emanata dalla Conferenza dei Comandanti delle Polizie Cantonali (CCPCS). La Scuola cantonale di polizia riceve, nell’ambito della formazione di base, un’istruzione mirata da parte del Servizio cantonale per la Protezione dello Stato, competente in materia.
Anche nell’ambito della comunicazione e delle possibili richieste che giungono dal Cittadino al personale di Polizia, sono state diffuse delle direttive allo scopo di rassicurare la popolazione ed avere una “unité de doctrine” in questo specifico ambito.

5. È intenzione del Consiglio di Stato di sgravare di compiti burocratici o non ritenuti prioritari la Polizia cantonale affinché possa aumentare il lavoro di “intelligence” e di controllo in questo specifico campo?

L’effettivo del Servizio cantonale di protezione dello Stato è costantemente adeguato in base alle necessità dettate dal livello della minaccia.
Ovviamente la priorità numero uno della Polizia cantonale è l’aspetto operativo, tuttavia affinché tutto l’apparato possa agire al meglio, è necessario che vi sia anche un supporto amministrativo funzionante.
Già ora il Comandante della Polizia cantonale, congiuntamente ai suoi quadri, si assicurano che le risorse siano suddivise in maniera efficiente ed efficace in base ai bisogni e alle priorità dei diversi servizi. Numerosi sono gli ambiti di sicurezza dei quali la Polizia si deve occupare, non sarebbe giusto, né sensato, procedere a potenziamenti univoci che non tengono conto di tutti gli interessi e necessità in campo.
Ne consegue che la Polizia cantonale monitora le minacce di natura diversa che compromettono la sicurezza del nostro territorio in maniera proporzionata, in base alle urgenze e ai rischi riscontrati, adottando poi dispositivi adeguati.
A questo proposito e proprio per poter disporre di maggiore flessibilità da alcuni mesi è attiva la Sezione operativa (SOP) che viene impiegata in base alle necessità puntuali laddove le minacce sono maggiori.
Per poter essere ancora più dinamici e permettere una maggiore celerità d’intervento, fondamentale in situazioni gravi come quelle che hanno colpito la Francia e il Belgio nelle ultime settimane, la Polizia cantonale ha implementato dal mese di marzo un nuovo sistema di aiuto alla condotta. Parallelamente e in collaborazione con il Centro Sistemi informativi del Cantone si stanno valutando dei nuovi e performanti sistemi di allarme per aggiornare quelli attualmente in servizio e che necessitano di essere ammodernati.

Il Gran Consiglio ticinese sostiene Norman Gobbi

Il Gran Consiglio ticinese sostiene Norman Gobbi

Candidatura al Consiglio federale del Consigliere di Stato e attuale Presidente del Governo ticinese Norman Gobbi . In data odierna l’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio ha scritto al Gruppo dell’Unione Democratica di Centro (UDC) alle Camere federali associandosi pienamente al sostegno espresso dal Consiglio di Stato ticinese, nel suo scritto del 18 novembre 2015, alla candidatura del Consigliere di Stato e attuale Presidente del Governo ticinese Norman Gobbi alla carica di Consigliere federale. Così facendo, lo scrivente Ufficio presidenziale desidera sottolineare l’importanza che la Svizzera di lingua e cultura italiana torni a essere rappresentata, dopo un’assenza di sedici anni, in seno al Governo federale.

‘Polizia ticinese’, prossima tappa

‘Polizia ticinese’, prossima tappa

Da LaRegione Ticino, di Andrea Manna l Per il progetto ‘Polizia ticinese’ verrà costituito ‘all’inizio del 2016 un gruppo di lavoro’. Così il governo rispondendo a un’interrogazione del Plr. Gobbi: la parola prima ai tecnici. Il Consiglio di Stato: all’inizio del 2016 costituiremo un apposito gruppo di lavoro

“All’inizio del 2016 costituiremo un apposito gruppo di lavoro per il progetto ‘Polizia ticinese’ ”. Lo fa sapere il governo, rispondendo all’interrogazione inoltrata dal liberale radicale Omar Terraneo qualche giorno dopo l’annuncio di Norman Gobbi , durante l’ultima seduta parlamentare prima della pausa estiva, di ritirare il messaggio governativo favorevole alla proposta di Giorgio Galusero (Plr) di dar vita in Ticino a un solo corpo di polizia. Era lo scorso 24 giugno quando il Gran Consiglio ha affrontato il dossier polizia unica. Due ore di dibattito e poi l’intervento del capo del Dipartimento istituzioni: “Chiedo al parlamento, sentita la discussione e dando seguito alle istanze di chi sostiene il rapporto di maggioranza (sì al messaggio, ndr) e a quelle di chi sostiene il rapporto di minoranza (contrario, ndr), di poter elaborare un progetto di Polizia ticinese, da presentare ancora in questo quadriennio, sul quale voglio lavorare con le Polizie comunali in maniera molto stretta. Ritiro perciò il messaggio sulla mozione Galusero”. Una mossa a sorpresa che aveva innescato l’atto parlamentare di Terraneo, sottoscritto da altri granconsiglieri del suo partito – Bixio Caprara, Franco Celio, Graziano Crugnola e Nicola Pini – e da Germano Mattei di MontagnaViva.

La risposta del governo all’interrogazione è di questi giorni. “Riteniamo, in questo momento, inutile e poco realistico stabilire una tempistica esatta per quanto riguarda la presentazione al parlamento del messaggio” sulla ‘Polizia ticinese’, scrive ancora il Consiglio di Stato. E, ribadendo quanto dichiarato da Gobbi in parlamento, aggiunge: “È comunque nostra intenzione adottare il messaggio entro la fine della presente legislatura”. Ma che cosa si intende per ‘Polizia ticinese’? ‘Polizia ticinese’ uguale polizia unica? «Bisogna partire dal presupposto – dice, interpellato dalla ‘Regione’, il direttore del Dipartimento istituzioni – che al cittadino che sollecita l’intervento della polizia non importa il colore delle mostrine, non gli importa cioè se sul posto arriva una pattuglia della Cantonale o una della Polizia comunale. Quel che conta è che sul luogo di un reato o di un incidente giungano, tempestivamente, agenti di polizia competenti, in grado quindi di assolvere al meglio le mansioni attribuite loro dallo Stato. In ogni caso – puntualizza Gobbi – non c’è un solo modello di polizia unica. Si potrebbe pensare a una condotta unica e a una operatività ‘separata’, lasciando i compiti di polizia locale ai Corpi comunali, anche se questi ultimi hanno già oggi qualche difficoltà nel reclutare personale. Questi e altri gli aspetti che dapprima un gruppo di lavoro tecnico, nel quale saranno rappresentate anche Polizia cantonale e Polizie comunali, e successivamente un gruppo di lavoro politico, valuteranno».

Nel frattempo si va avanti con la LcPol, la Legge sulla collaborazione tra Cantonale e Comunali, che contempla otto regioni di Polizia comunale e altrettanti Comuni polo. Nella risposta all’interrogazione di Terraneo, il governo afferma di nutrire “seri dubbi” che il tema polizia unica, che ha occupato per diverso tempo parlamento e Consiglio di Stato, “abbia concretamente rallentato l’implementazione della LcPol con l’adozione delle convenzioni da parte dei legislativi comunali: siamo infatti informati che sono state piuttosto le questioni finanziarie che hanno rallentato, a volte anche in modo marcato, l’iter procedurale”. Al riguardo “possiamo citare i Comuni facenti parte della Regione I (Mendrisiotto Sud), il cui Comune polo è Chiasso”. Inoltre il capo del Dipartimento istituzioni “non ha mai mancato, non appena ve ne è stata l’occasione, di ribadire, oralmente e per iscritto, che l’implementazione della LcPol non poteva e non doveva essere ritardata dalle discussioni in atto concernenti la polizia unica”.

Gobbi: “Meno reati in Ticino. Bene ma vogliamo fare di più, a partire dalla sicurezza dei confini”

Gobbi: “Meno reati in Ticino. Bene ma vogliamo fare di più, a partire dalla sicurezza dei confini”

Le statistiche sulla criminalità hanno riportato una sensibile diminuzione dei reati in Ticino. Questo nonostante un momento storico particolare, dove gestire la sicurezza del Cantone può essere complicato. Il Dipartimento delle Istituzioni si è però rimboccato le maniche, adoperando una serie di riforme per rendere più efficiente il lavoro degli agenti sul territorio. Il direttore Norman Gobbi, Lega dei Ticinesi, raccoglie dunque i frutti di un lavoro cominciato quattro anni fa.

Norman Gobbi, le statistiche dicono meno criminalità in Ticino. Soddisfatto?
Nell’ambito della sicurezza non ci si può mai dire completamente soddisfatti. Come ripeto di frequente, la sicurezza è un “bene primario” che occorre garantire ogni giorno a tutti i cittadini. Per questo motivo non bisogna mai abbassare la guardia e continuare a impegnarsi per accrescere sia la sicurezza oggettiva che quella percepita dalla popolazione. Certamente sono stati compiuti dei passi in avanti, ma la strada è lunga e ci sono ancora molti obiettivi importanti da raggiungere.

Qual è stata la strategia per ottenere questo risultato?
Con il mio Dipartimento ho innanzitutto voluto rafforzare la Polizia cantonale, sia dal profilo del numero degli agenti che da quello degli strumenti a disposizione. Nel contempo, è stata implementata la regionalizzazione della Gendarmeria, che ha riportato gli agenti maggiormente sul terreno, cosa che ritengo fondamentale per accrescere la sicurezza nel nostro Cantone. Non da ultimo, è stata migliorata la collaborazione e il coordinamento con le Polizie comunali, così come con le Guardie di confine, necessari per intervenire in maniera efficace sul nostro territorio.

Il futuro sembra però impegnativo e pieno di sfide. Quali i prossimi passi?
La difesa della Porta Sud della Svizzera è indispensabile se vogliamo continuare a garantire la sicurezza dei Ticinesi. Oggi l’Europa è confrontata con l’emergenza migranti per la quale, come abbiamo potuto constatare in particolare nel mese di giugno, anche noi dobbiamo essere sempre pronti a intervenire, data anche la passività di alcuni Stati europei nella gestione di questa emergenza, per evitare che alcune persone approfittino della situazione per entrare a delinquere nel nostro Paese. Per questo motivo ho ribadito che la variante relativa a un controllo sistematico alle frontiere per i migranti rimane per me prioritaria.

Da Berna, dopo che si sono accorti del problema frontiere, ci sarà più collaborazione?
Lo spero proprio! Fintanto che il problema riguardava il solo Ticino a Berna non erano particolarmente preoccupati, ma ora che la cosa tocca anche altri Cantoni, viste le chiusure a est della Svizzera, anche la Confederazione ha dovuto aprire gli occhi su un fenomeno che è reale e che può avere delle ripercussioni negative sulla Svizzera. Spero che a Berna si siano finalmente resi conto della portata del problema, specialmente per i Cantoni di frontiera come il Ticino.

MS

http://www.mattinonline.ch/gobbi-meno-reati-in-ticino-bene-ma-vogliamo-fare-di-piu-a-partire-dalla-sicurezza-dei-confini/

Lavorare insieme per il bene del Ticino

Lavorare insieme per il bene del Ticino

Anche per chi come me ha l’onore di presiedere il Consiglio di Stato, salutare il nuovo Presidente del Gran Consiglio significa rivolgersi a colui che, come sapete, ha l’onore ancora più grande di essere chiamato «il primo cittadino» di questo Cantone.

Questo discorso è quindi anzitutto un gesto dovuto, di rispetto e di deferenza, verso la persona che è stata scelta per incarnare il vero sovrano di queste nostre terre: quel Popolo che il sistema svizzero, il nostro sistema di democrazia diretta, ha scelto di mantenere al centro del proprio universo politico.

La cerimonia per l’elezione del Presidente del Parlamento dovrebbe quindi essere molto più di un semplice atto formale, e mai ridursi a una banale alternanza di colori partitici. La sedia sulla quale il vostro concittadino e sindaco Luca Pagani siederà durante i prossimi dodici mesi non è solo quella con lo schienale più alto di tutta l’Aula del Gran Consiglio; è quella alla quale tutto il Ticino guarderà, in attesa delle risposte che questa classe politica ha il dovere di fornire.

Ecco perché, caro Luca, soprattutto nel primo anno della nuova Legislatura avrai il compito di ricordare a tutti il vero motivo della loro presenza a Palazzo delle Orsoline. Siamo stati eletti, Governo e Parlamento, non per mettere in scena una guerra dei poteri; non per sfidarci o per cercare visibilità; non per sprecare tempo in discussioni interminabili – e nemmeno per giocare a “solitario” sui nostri computer portatili, in attesa del nostro turno per parlare.

Siamo stati eletti perché il popolo ticinese, il nostro Sovrano, ci ha dato fiducia nella convinzione che sapremo collaborare – Esecutivo e Legislativo – per cercare e possibilmente trovare, insieme, soluzioni a problemi che tutti conosciamo fin troppo bene.
Voglio ripetere la parola insieme, perché quella che si sta aprendo dovrà essere la Legislatura della maturità per la politica di questo Cantone. La Legislatura del lavoro comune e concertato, che sappia superare i personalismi e i ragionamenti di fazione. Dovremo dimostrare, ai molti cittadini ticinesi che stanno soffrendo, che siamo capaci di accantonare le nostre ambizioni personali per dare la priorità ai loro bisogni.

Non voglio esagerare con l’enfasi, ma fuori dall’Aula del Gran Consiglio, a Bellinzona, sono collocati i busti di otto personaggi che hanno costruito il Ticino moderno, tutti accomunati dall’esperienza di membri del Gran Consiglio. Non è un caso e nemmeno uno scherzo che l’architetto abbia voluto posizionarli con gli occhi rivolti verso l’aula dove si svolgono i lavori parlamentari. Il messaggio è chiaro: illustri predecessori ci hanno affidato in eredità un Paese da amministrare con cura, e giudicano il nostro operato anche dal silenzio della pietra. Ognuno di noi sa benissimo se stia onorando la memoria dei loro sforzi.
Allo stesso modo, anche i ticinesi che verranno dopo di noi esprimeranno un giudizio sul nostro operato, con la differenza che in questo caso potremmo avere la fortuna – o la sfortuna… – di sentire questo giudizio direttamente dalla loro voce.

A nome del Consiglio di Stato voglio quindi esprimere l’intenzione di consacrare il nostro massimo impegno alla ricerca di soluzioni politiche concordate, per il bene del Ticino. Spero che anche dai banchi di questo Gran Consiglio sia questo l’intento con il quale si apre la Legislatura 2015/2019.
Da questo punto di vista, voglio esprimere – con il massimo rispetto per la separazione dei poteri dello Stato – tutta la mia soddisfazione per la decisione di questo Gran Consiglio. Scegliendo Luca Pagani il Parlamento ha voluto premiare una persona che spicca per senso civico e attivismo sociale, e che rappresenta una realtà del nostro Cantone nella quale emergono – in tutta la loro dimensione – i problemi e le opportunità che il Ticino ha di fronte a sé.

Il Mendrisiotto nel quale ci troviamo oggi è la regione di frontiera di un Cantone di frontiera, e più di tutte le altre regioni del nostro Cantone sta vivendo le contraddizioni legate agli avvenimenti politici ed economici degli ultimi anni. Che parliamo di sicurezza, pianificazione del territorio, sviluppo economico oppure mobilità, sappiamo che il Mendrisiotto sta chiedendo l’attenzione e l’aiuto del Cantone per progettare un futuro migliore.

Non si tratta di caldeggiare favoritismi locali, perché sappiamo tutti che il compito di Governo e Parlamento è di progettare globalmente il futuro di questo Cantone. Tuttavia, la possibilità di spostare l’attenzione – a rotazione – sulle diverse micro-realtà del nostro territorio è una delle forze del sistema elvetico, non solo a livello cantonale. Ben venga, quindi, la possibilità di avere un’attenzione particolare per chi ha pagato probabilmente più di altri per le scelte politiche che non sono sempre state effettuate con la giusta considerazione per il nostro Cantone.

La consapevolezza di essere uniti da qualcosa che è più grande delle nostre diversità è ciò che ha costruito la Confederazione e, più in piccolo, anche questo Cantone. Un Cantone tanto diverso quanto unito dalle relazioni umane. Se pensiamo alle vacanze in Leventina del nostro nuovo «primo cittadino» e alla forte relazione, anche sportiva, tra queste due terre ticinesi poste agli estremi, questi elementi costituiscono la felice sintesi di questa condivisione e di questo voler vivere insieme. Con piacere ricordo, caro Luca, l’appello fatto lo scorso novembre al tradizionale pranzo della società di tiro La Balernitana, dove ci ripromettevamo – sotto l’egida del presidente societario Roberto Scotti – di ripresentarci entrambi da Presidenti. Ecco, ci siamo!

Da leventinese sono perciò doppiamente felice di essere qui con voi a Balerna, oggi, per portare a un «primo cittadino» momò il mio saluto e gli auguri del Governo; perché solo se manterremo forte il desiderio di restare uniti potremo portare l’aiuto della politica e del Cantone a tutti i concittadini che ne hanno bisogno.

Discorso pronunciato dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia per l’elezione del Presidente del Gran Consiglio Luca Pagani
18 maggio 2015