A Gudo il meglio della lotta svizzera

A Gudo il meglio della lotta svizzera

A 45 anni dall’ultimo grande evento organizzato in Ticino (nel 1971 a Sementina), la lotta svizzera si appresta a fare il suo ritorno a Sud delle Alpi.

L’evento, come scrive La Regione, è in programma sabato 25 e domenica 26 giugno al campo sportivo di Gudo, dove 120 atleti si sfideranno nell’ambito della prima “Festa ticinese di lotta svizzera”.

Si tratterà quasi esclusivamente di atleti provenienti da Oltralpe, ma ci saranno comunque anche 5 o 6 ticinesi affiliati all’Associazione cantonale di lotta svizzera, che si allenano al Centro sportivo nazionale della gioventù di Tenero.

Padrino della manifestazione sarà il consigliere di Stato Norman Gobbi. Per il pubblico saranno a disposizione circa 1’000 posti a sedere, oltre a una ricca offerta culinaria e numerose attività collaterali, tra cui una suggestiva esibizione del Coro delle Alpi.

Per maggiori informazioni: www.festalottasvizzera.ch

Bellinzonese aggregato: condividere per crescere in serenità

Bellinzonese aggregato: condividere per crescere in serenità

Da Giornale del Popolo l Negli scorsi giorni camminavo per il centro di Bellinzona, quando ho incontrato un amico dei tempi del liceo con la sua giovane famiglia. Essendo nato e cresciuto nella regione, dopo i saluti di rito, la discussione è caduta inevitabilmente sull’aggregazione del Bellinzonese. Manca poco infatti, al 18 ottobre, quando le cittadine e i cittadini di 17 Comuni saranno chiamati ad esprimersi sul progetto aggregativo. Il mio compagno di banco di 20 anni fa è favorevole all’aggregazione e voterà un sì convinto all’aggregazione.

Per lui, residente ad Arbedo, in fondo non cambierà molto, anzi. Collaboratore dell’Amministrazione cantonale si reca in città tutti i giorni per lavoro. Un podista già da adolescente, alla sera dopo il lavoro esce a correre “in Golena” lungo il fiume Ticino entrando di fatto sul territorio della città. “E quando porto a spasso i bambini ci fermiamo sempre al parco giochi della Gerretta” aggiunge. In effetti, già da ora, come tanti altri residenti della regione, usufruisce dei servizi e delle infrastrutture che offre la città di Bellinzona. “Grazie all’aggregazione quindi potremo contare su un’organizzazione più strutturata e forte, continuando a fare la nostra vita come prima”.

Alcuni dei suoi concittadini, mi dice, sono preoccupati per la perdita d’identità e il peggioramento della qualità di vita. Non accadrà. Le associazioni attive sul territorio, i patriziati, le parrocchie continueranno a svolgere le loro attività come in passato. Non saranno cancellate ma potranno semmai contare su una struttura centrale più forte e più organizzata. Avranno più valore. L’identità non viene definita dalle istituzioni, e questo in qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni lo so bene. È invece correlata alla voglia, all’impegno dei cittadini di far vivere il territorio. E questo vale per me che vivo in Leventina come per un abitante del quartiere di Rancate a Mendrisio.

Un altro aspetto che il mio amico mi ha fatto presente è il timore che alcuni genitori hanno sull’educazione dei figli. In particolare l’allontanamento della sede scolastica dal domicilio. In realtà i ragazzi frequenteranno la scuola più vicina a casa, senza dover allontanarsi dalla famiglia. Questo non altererà o influenzerà i ritmi famigliari.

È da qualche anno che sono in Consiglio di Stato, e questa non è la prima aggregazione che vivo. In questo caso specifico posso confermare che il progetto è stato studiato e analizzato nel dettaglio, tenendo presente punti di forza e le criticità emerse in altre situazioni: non soltanto dal punto di vista finanziario ma anche sociale e territoriale è stato fatto tutto con la dovuta attenzione.

Sono favorevole all’aggregazione, l’ho ribadito a più riprese. Il mio è un sì convinto. Non perché siedo in Governo e vedo solo le sfaccettature politiche ma perché come padre di famiglia e cittadino di un Comune della Leventina vedo le potenzialità di un’aggregazione. Un’ampia condivisione di valori, in una grande comunità strutturata ed efficiente rispettando e mantenendo le tradizioni e le caratteristiche locali.

Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato e direttore DI

Quella voglia di cambiare

Quella voglia di cambiare

Da LaRegione Ticino l Perché cambiare, visto che oggi va apparentemente tutto bene? È la domanda che più di un cittadino si è posto e mi ha posto in questi mesi che ci portano ad un evento istituzionale unico. Le cittadine e i cittadini del territorio che va dalla congiunzione tra fiume Ticino e fiume Brenno, sino a metà del Piano di Magadino, decideranno, infatti, il prossimo 18 ottobre se riunirsi in due nuove comunità. Da un lato i Comuni di Iragna, Osogna, Lodrino e Cresciano nel progetto del futuro Comune di Riviera; dall’altro i 17 Comuni del Bellinzonese nel progetto che vuol riunire l’intero agglomerato sotto un unico cappello istituzionale.

Da qualsiasi altura su questo troncone di territorio ticinese il panorama è impagabile. Il territorio che si estende sotto ai nostri occhi in tutto il suo splendore rappresenta il futuro. In Riviera il territorio è molto simile: nuclei definiti, tanto verde e le valli sovrastanti gli abitati a ricordarci la natura rurale di questi territori oggi abitativi e produttivi. Più giù identificare i confini tra i Comuni nella zona urbana risulta difficile, quasi impossibile. Un agglomerato compatto e con un tessuto insediativo uniforme. Il Bellinzonese visto da Sasso Corbaro ha già la conformazione perfetta per diventare il grande centro del nostro Cantone. Potrà esserlo se tutti i cittadini coinvolti sosterranno il progetto aggregativo il prossimo 18 ottobre.

Grazie alle due importanti aggregazioni che toccano la valle del Ticino, il nostro Cantone potrà affrontare con successo a medio-lungo termine le sfide di un territorio rimasto spesso a rimorchio. E appunto, grazie a questi progetti di aggregazione, è giunto il momento di cambiare ruolo e rotta. Da rimorchio, diventare trainanti nella specifica funzione di legante tra Nord e Sud (grazie ad AlpTransit), di centro amministrativo e funzionale del Ticino, di territorio preservato e altamente vivibile. Dall’essere in attesa degli eventi a voler giocare d’anticipo, come fatto ad esempio con la mobilità pubblica che ha rafforzato la coesione interna all’agglomerato, con la ricerca di soluzioni per il futuro nuovo ospedale, o altri progetti che determineranno il destino del Bellinzonese e indirettamente del Ticino tutto. Dall’essere fortemente dipendenti della solidarietà intercomunale ad esserlo meno, e quindi guadagnando in autonomia e orgoglio.

Insieme più forti. È una delle frasi che i sostenitori del progetto ripetono con frequenza ed entusiasmo; una frase che è la missione del cambiamento che attende questo territorio. Non posso che unirmi a loro. Il Consiglio di Stato sostiene il progetto, perché per poter rispondere in modo efficace ai bisogni della popolazione le soluzioni devono essere discusse, decise e realizzate tenendo conto degli interessi di tutta la regione. Bellinzona, la capitale del nostro Cantone, avrà la forza necessaria per essere a tutti gli effetti uno dei poli principali del Ticino. Posto che le spetta di diritto in quanto sede delle istituzioni e che solo l’importanza acquisita grazie a questa fusione potrà confermarle.

Nessun cittadino dei Comuni chiamati ad esprimersi deve avere paura di perdere la propria identità comunale. Non accadrà. L’identità di un Comune non viene cancellata da una fusione. In questo senso giocano un ruolo fondamentale i patriziati, come pure le tante associazioni presenti, che aiuteranno a mantenere viva l’identità tramandata di generazione in generazione e che in molti, nel Bellinzonese e in Riviera, temono venga persa. Le tradizioni e le peculiarità di ogni singolo paese e borgo resteranno vive e contribuiranno a rafforzare il nuovo grande Comune che si creerà dopo l’aggregazione. Mettiamo da parte i timori e prepariamoci insieme, uniti e forti ad affrontare lo sviluppo che toccherà non solo una regione ma tutto il Ticino.

di Norman Gobbi, dir. dip. Istituzioni

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del Dipartimento

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha indetto nel pomeriggio di mercoledì un incontro a Morbio Superiore, al quale hanno partecipato i funzionari dirigenti del Dipartimento. L’incontro ha offerto l’occasione per evidenziare gli obiettivi del Dipartimento nella legislatura appena iniziata. Norman Gobbi ha posto l’accento sull’importanza di continuare a garantire la protezione di persone e beni nel nostro Cantone, proseguendo in parallelo con le misure volte a rafforzare i controlli in ambito migratorio. Centrale è anche la necessità di offrire opportunità d’impiego a giovani e over-50, nel quadro della disponibilità finanziaria dello Stato, che deve seguire l’aumento della competitività del Ticino attraverso un rapporto snello e non burocratico tra cittadino/impresa e Stato. La difesa dei valori e della cultura locali sono altri obiettivi a cui il Dipartimento deve mirare, anche nel contesto delle relazioni sovra-cantonali in cui le Istituzioni sono molto attive.

L’accento è stato messo pure sul consolidamento dei cantieri avviati dal Dipartimento nel quadriennio 2011-2015, come ad esempio la riforma denominata “Giustizia2018”, la ridefinizione dei compiti e dei flussi finanziari Cantone-Comuni e il progetto relativo alla Polizia cantonale “Visione 2019”, che persegue lo scopo di promuovere gli adeguamenti necessari per assicurare un alto grado di sicurezza nel Cantone.

I funzionari dirigenti sono stati poi sensibilizzati sull’importanza che assume la gestione delle conoscenze acquisite all’interno Dipartimento. Conoscenze che, alfine di essere salvaguardate e valorizzate, devono essere condivise e trasmesse anche ai nuovi collaboratori, in modo da mantenere una qualità dei servizi elevata, che permetta di preparare gli avvicendamenti – in particolare tra i funzionari dirigenti – in maniera agevole e senza perdita di ritmo lavorativo. Infatti, nel quadriennio in corso quasi la metà dei funzionari dirigenti raggiungerà la soglia dei sessant’anni.

Il pomeriggio è stato coronato da una competizione di tiro sportivo, con la gara alla pistola e al fucile nell’ambito del Tiro federale in campagna svoltasi presso lo Stand di tiro Rovagina. I funzionari dirigenti, sotto la conduzione dei Liberi Tiratori Chiasso e de La Balernitana, si sono cimentati – con ottimi risultati – nel programma del Tiro federale in campagna, che per il grande pubblico si terrà dal 5 al 7 giugno in tutti i poligoni svizzeri e ticinesi. Vincitore della competizione in combinata è stato il capitano Giovanni Capoferri, migliore individuale alla pistola, mentre i migliori al fucile sono stati Athos Solcà e Norman Gobbi.

La generosità del maiale

La generosità del maiale

Il più disponibile, il più saporito e il più conviviale di tutti: del maiale nulla va perduto, dalle orecchie alle zampe, tutto trova una collocazione precisa e gustosa sulla nostra tavola. È una cucina che ci riporta alla millenaria civiltà contadina che sulla carne di maiale ha costruito un’importante fonte di risorse alimentari e ha sviluppato interessanti piatti legati al territorio.

Con l’evolversi degli stili di vita molte di queste tradizioni rischiano di diventare oggi un ricordo, ma grazie ad iniziative come la seconda edizione della “Settimana ticinese della Cazzoeula nei giorni della merla” organizzata, dal 23 gennaio al 1° febbraio in 36 ristoranti ticinesi, dal “Cazzoeula Club Ticino” in collaborazione con Ticino a Tavola, se ne approfondisce l’aspetto del recupero e della salvaguardia: un gran valore per la nostra gastronomia e per promuovere i prodotti locali nella nostra ristorazione.

Chiamata anche cazzuola o cassuola, per ricordare la casseruola dentro la quale viene preparata, o bottaggio, in riferimento alla parola francese potage che significa minestra, la cazzoeula è un tipico piatto invernale delle nostre zone, nutriente ed economico che risale ad epoca non definita e nel tempo ha subito molte variazioni. Certo è che si tratta di un piatto legato alla fine del periodo di macellazione dei maiali, che coincideva con il 17 gennaio giorno di Sant’Antonio Abate, patrono del focolare domestico, protettore degli animali e del maiale in particolare. Non a caso è l’unico santo raffigurato nell’iconografia tradizionale insieme ai maiali, meglio conosciuto alle nostre latitudini come “Sant’Antoni dal purscell”.

Gli ingredienti classici sono le parti meno nobili come piedini, costine, cotenne, testa, i salamini detti “verzini” e, naturalmente, tanta verza, quella che ha subito la prima gelata invernale, diventando così più tenera. E molta pazienza nella cottura. Alcuni ingredienti sono d’introduzione recente come l’aggiunta di un bicchiere di vino bianco e l’aggiunta di spezie, perché oggi si tende a sgrassarla rispetto al passato quando si viveva in cronico deficit calorico e proteico.

In passato avere scorte alimentari invernali era garanzia di sopravvivenza; il poter disporre di cibo era la principale preoccupazione e i meno abbienti si ingegnavano in ogni modo per sfruttare al meglio ogni risorsa e non sprecare nulla. La qualità del cibo consumato cambiava proprio a seconda delle condizioni economiche e sociali. Esemplificativo è un motto popolare che attribuiva ai ricchi tutto quello che sta dietro la testa e davanti alla coda della bestia, mentre il resto era destinato ai poveri.

Il maiale veniva allevato allo stato semi-brado nei boschi, dove trovava nutrimento senza pesare sull’economia familiare. Il bestiame di grandi dimensioni veniva destinato al lavoro nei campi, le pecore o le capre servivano per la produzione di latte, lana o pelli, mentre l’allevamento del maiale garantiva carni facilmente conservabili se salate, affumicate o insaccate. L’utilizzo delle carni suine fresche era limitato al brevissimo periodo dell’uccisione del maiale e la cazzoeula nasce proprio dall’esigenza di utilizzare quelle parti che non potendo essere conservate perché non adatte alla salagione, venivano bollite.

La leggenda vuole che il termine, col significato di mestolo, risalga alla dominazione spagnola in area lombarda quando, durante le carestie, era l’unità di misura per la distribuzione ai poveri di un piatto preparato con le parti meno pregiate del maiale.
Questa, in parte, è la storia della cazzoeula.

Il cibo è come un racconto: l’osservanza delle tradizioni serve per far passare il testimone da una generazione all’altra, e la tavola è il luogo in cui ci si stringe e si festeggia insieme. Cambiano i tempi, si aggiornano le tecniche, ma la storia e l’esperienza non possono essere perse, vanno traghettate per salvare la cultura dei luoghi, le ragioni del legame di appartenenza a un luogo. Un’armonia perfetta che ha consolidato quelle abitudini alimentari che oggi denotano la cucina tradizionale.

Un piatto che riempie di gustose calorie le giornate uggiose, scaldata il giorno dopo è ancora più buona perché gli ingredienti si sono amalgamati in un trionfo di sapori. Non permettiamo che si trasformi in un piatto che a furia di essere sgrassato perda la sua identità. Meglio mangiarlo una volta sola, ma goderne l’originalità. Mangiamola in compagnia quando fuori è molto freddo e capiremo la prelibatezza di quanto viene messo in tavola per un’allegra riunione conviviale.
Come si legge nel Testamentum porci del IV-V secolo d.C.: “la mia sepoltura deve essere fatta nei ventri di mangiatori nobili, non per via della nobiltà di sangue, ma per la nobiltà di gusti, giustamente golosi”.

Norman Gobbi

Il gusto dell’identità

Il gusto dell’identità

Mangiare fa parte dei nostri bisogni fondamentali, ma nello stesso tempo risponde a un bisogno culturale. È un momento fondamentale della vita sociale attraverso cui esprimiamo scelte etiche, tradizioni locali e di famiglia, gusti personali. Negli ultimi decenni, è stato recepito il modello alimentare globalizzato offrendo di tutto e di più, in qualsiasi momento e confusamente in ogni luogo, rischiando di perdere peculiarità e identità.

I rappresentanti dei Patriziati e delle Borghesie svizzere uniti per il 70esimo

I rappresentanti dei Patriziati e delle Borghesie svizzere uniti per il 70esimo

Presenti, tra i molti ospiti illustri, la Consigliera federale Simonetta Sommaruga.A 10 anni dall’ultimo incontro avvenuto a Locarno e a 70 dallo storico raduno che vide la nascita dell’Associazione dei Patriziati e delle Borghesie svizzere proprio a Lugano, i Patrizi svizzeri si sono ritrovati sulle rive del Ceresio per l’Assemblea generale annuale.

Si è trattato di un evento importante, che ha fatto affluire in Ticino oltre 500 persone, di cui 320 delegati in rappresentanza di Enti patriziali, Corporazioni e Borghesie di tutta la Svizzera.

Determinanti nel garantire un futuro al nostro passato

Determinanti nel garantire un futuro al nostro passato

Vi porgo il benvenuto a nome del Consiglio di Stato del Canton Ticino e del Dipartimento delle istituzioni e Vi ringrazio per l’invito a partecipare alla vostra 70° Assemblea generale che, a distanza di 10 anni dall’ultima volta, torna in Ticino. Un ritorno che è un attestato di stima nei confronti dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA), del suo Presidente e rappresenta un motivo d’orgoglio per tutto il nostro Cantone.

Identità, patriziati e aggregazioni comunali

Identità, patriziati e aggregazioni comunali

Vi porto il saluto del Consiglio di Stato e del Dipartimento delle istituzioni e Vi ringrazio per il gradito invito a partecipare a questo pomeriggio di studio. Pomeriggio che ci permette di riflettere sul tema dell’identità locale, anche alla luce delle recenti e future aggregazioni comunali. Sono felice per la scelta del tema e che il mio invito a voler coinvolgere i Patriziati abbia avuto il successo sperato. 

Per un Ticino più forte, coeso ed equilibrato

Per un Ticino più forte, coeso ed equilibrato

Il Piano cantonale delle aggregazione (PCA), presentato ieri in conferenza stampa, costituisce una delle più importanti decisioni del Consiglio di Stato ed al contempo rappresenta la più importante sfida per la costruzione del Ticino di domani. Il PCA rappresenta il mezzo per finalmente affrontare la riforma istituzionale del nostro Paese, che permetta una revisione dei rapporti fra Cantone e Comuni.