‘Il Ticino risponde così’

‘Il Ticino risponde così’

Da La Regione del 25 agosto 2016 | Pronto a Rancate il Centro temporaneo per fronteggiare i flussi migratori, Mauro Antonini: «Darà una mano a chi è sul terreno» – Cambiati numeri e tipologia dei richiedenti l’asilo.

Poliziotti all’esterno, agenti della sicurezza privata all’interno (sul numero si preferisce glissare), e occhi elettronici puntati sull’area lì alla Rossa di Rancate. Il luogo è un po’ fuori mano (è nella zona industriale) e lo stabilimento, adattato alle necessità, è modulabile. Innalzata una recinzione, si è steso un telone verde per evitare sguardi indiscreti. Anche alle finestre sono comparse delle reti: per la sicurezza ma pure per evitare il lancio di oggetti da fuori, ci spiegano. Il Centro temporaneo destinato ad accogliere (per non più di 24 ore) i migranti in attesa di essere riammessi (tramite una procedura semplificata) in Italia adesso è davvero pronto. E a tempo di record. Da domenica si trasferiranno le prime persone dai tre impianti di Protezione civile, ai quali si è fatto capo sin qui. Ora si centralizza: a disposizione 150 posti in tutto a fronte di una pressione importante alle frontiere. Due terzi dei migranti intendono transitare dalla Svizzera, meta il Nordeuropa. Questa soluzione, dunque, ha convinto tutti: il governo cantonale – «che ha aderito in modo unanime», fa sapere il presidente del governo Paolo Beltraminelli – e chi opera in prima linea nella gestione dei flussi migratori. Alle porte, del resto, c’è la scena aperta della stazione San Giovanni di Como con uomini, donne e bambini, a centinaia, accampati. «Il Ticino è al fronte e lavora per tutta la Svizzera – annota ancora Beltraminelli –. Siamo un po’ la fanteria del Paese». D’altro canto, come ricorda lo stesso comandante del Corpo Guardie di confine della Regione IV Mauro Antonini , questo è «l’unico corridoio rimasto». Essere preparati (e previdenti) ha così aiutato il Ticino a reagire. «Nella Confederazione siamo stati i primi a creare uno Stato maggiore cantonale immigrazione», ricorda dal canto suo il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi . Di che lasciarsi sfuggire un ‘per fortuna’. «Il Ticino – rilancia – si è dimostrato attivo, pragmatico e attento nei confronti della popolazione». E l’esempio, si fa capire, è proprio il Centro di Rancate. Che grazie alla collaborazione fra polizie, Guardie di confine e agenti privati semplifica le operazioni e la gestione della sicurezza, richiama dal canto suo il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi . Il sigillo, poi, ce lo mette Antonini. «Una soluzione simile nel Mendrisiotto porta solo vantaggi – motiva –. Dà una gran mano a chi opera sul terreno, anche nell’economizzare risorse. Inoltre, rende manifesta la cooperazione fattiva tra Cantone e Confederazione – che contribuirà alle spese, ndr –, che in questo contesto funziona da anni». Chi dal 28 agosto varcherà la soglia del Centro alla Rossa troverà un giaciglio, un pasto (se ne incaricherà la Protezione civile), docce e bagni (dentro quattro container), e un locale infermeria. Donne, bambini e famiglie, se necessario, saranno separati e sistemati in camerate apposite ricavate al piano superiore del capannone, dove sarà presente un agente donna, illustra Ryan Pedevilla , sostituto capo Stato Maggiore Smci.

 

‘L’Onu ha visto’

Come dire che le condizioni in cui ci si muove in questa sorta di ‘terra di mezzo’, tra il fermo e la riconsegna all’Italia, sono dignitose. E che le denunce di presunte violazioni vengono rispedite al mittente. Se ne incarica Antonini: «Abbiamo ricevuto la visita dell’Alto Commissariato Onu e non ha riscontrato nulla. Ha visto che le procedure sono corrette».

 

INTERVISTA A NORMAN GOBBI – ‘Pronti anche ad arrivi massicci di migranti’

Ministro Gobbi sulle rotte dei migranti la situazione è in continua evoluzione, c’è preoccupazione?

L’incancrenirsi di una situazione di disagio, anche sociale e umano, può avere reazioni negative da parte dei migranti stessi ma pure della popolazione. È quindi importante che le autorità ticinesi e comasche, rispettivamente svizzere e italiane, continuino a collaborare, come fatto sin qui, proprio per scongiurare problemi possibili. Come è accaduto nella giornata di sabato: grazie ai contatti diretti con il prefetto di Como Corda abbiamo potuto evitare che i migranti si muovessero verso il confine, indotti da informazioni scorrette sull’apertura di un corridoio di transito in Svizzera. Cosa evidentemente falsa. Qualcuno però ha voluto giocarci, cercando di mettere alla prova la collaborazione transfrontaliera e la sicurezza. E quest’ultimo credo sia l’aspetto più importante: è giusto parlare di migranti, ma anche delle preoccupazioni della popolazione locale.
Sabato alle stazioni si sono schierati gli agenti. Non si rischia di restituire l’immagine di un Paese che arriva a blindare le frontiere per fronteggiare la pressione migratoria?

Si blindano le frontiere solo quando c’è qualcuno che vuole giocarci politicamente. Come è stato fatto in parte sabato, cercando di andare contro lo Stato, visto che in questi movimenti sono presenti pure organizzazioni di tipo anarchico. Dall’altra parte vi sono i migranti, che possono diventare vittime persino di coloro che pretendono di difenderli, almeno nelle loro affermazioni. Nei fatti si tratta di gestire queste persone in modo corretto. Cosa che in questo momento anche le autorità lariane e prefettizie stanno facendo, creando un campo di accoglienza temporaneo.
Qui si cerca di gestire i flussi migratori; la Germania potenzia le forze a presidio dei suoi confini. Alla fine in Europa non si fa a scaricabarile?

Siamo il ponte tra il Mediterraneo e l’Europa centrale, tra il punto d’entrata e il punto di destinazione. Questo ci mette in una situazione difficile: la pressione è qui, non altrove. D’altro canto, al di là del nostro lavoro di controllo e messa in sicurezza della frontiera – verificando che chi entra lo faccia in modo regolare –, abbiamo piena comprensione per l’operato delle autorità italiane. Penso che il lavoro di Simonetta Sommaruga – ministra di Giustizia e polizia, ndr – a livello dei suoi omologhi europei sia quello di portare avanti la posizione del governo italiano. Anche perché noi lo viviamo direttamente; e sappiamo quali sforzi compiono. Un’azione che trova poca solidarietà tra i Paesi dell’Ue, che non accettano una ‘chiave di riparto’ che invece la Svizzera conosce. In caso contrario avremmo tutti i richiedenti l’asilo in Ticino. È un aspetto di presa di responsabilità che qui c’è. Mi aspetto altrettanto dai Paesi europei.
I numeri dei respinti è lievitato. Coincide con una prassi più rigida?

Non è cambiata la prassi, ma la tipologia dei migranti. Lo ha ribadito anche il direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Bock, che abbiamo incontrato martedì. Le cifre assolute di coloro che hanno chiesto asilo in Ticino sono aumentate in modo importante: lunedì si contavano le stesse domande dell’intero 2015. E c’è un forte numero di migranti che intende raggiungere la Germania, e lì chiedere aiuto e lavorare. Ciò si scontra con gli accordi europei e la Legge federale sugli stranieri.
Dopo Rancate qual è la strategia?

Dal 2015 abbiamo previsto possibili arrivi massicci – e parliamo di migliaia – di migranti, in generale. Nel caso l’obiettivo è di non pesare solo sul Mendrisiotto e coinvolgere tutto il territorio cantonale, ma per un breve periodo. Chiedendo quindi la solidarietà del resto della Confederazione. Abbiamo avuto contatti con altri Comuni; e ci sono strutture pronte all’accoglienza.
La Confederazione vi sosterrà?

Più o meno. Il dispositivo cantonale fa parte del dispositivo federale.

«Arena» findet nicht in Como statt

Da NZZ.ch, 24 agosto 2016 | Die nächste «Arena» des Schweizer Fernsehens zur Migrationsproblematik findet weder in Como noch in Chiasso statt, sondern in Mendrisio. Migranten kommen nur durch Einspielungen zu Wort.

Die politische TV-Diskussionssendung «Arena» von SRF geht am Freitag im Südtessiner Städtchen Mendrisio über die Bühne. Diese seit zwei Tagen kursierende Vermutung hat Moderator Jonas Projer am Dienstagabend auf Anfrage bestätigt. Als Kulisse für die Sendung dient das neue Rückführungszentrum für illegale Aufenthalter in Mendrisio-Rancate. Es öffnet nächste Woche seine Pforten und wird für eine Nacht jene klandestinen Migranten beherbergen, welche die Grenzwacht meist in Chiassos Bahnhof aufgreift und nicht mehr gleichentags nach Italien zurückbringen kann – italienische und schweizerische Behörden haben unterschiedliche Bürozeiten.

Bisher habe man die Flüchtlingskrise in der «Arena» vor allem auf abstrakter Ebene diskutiert, so Projer. Doch nun entpuppe sie sich als grosse Herausforderung für die Schweiz und besonders für die Behörden und die Bevölkerung im Tessin. Denn das Leiden und die Hoffnungen der Migranten seien nun an der Schweizer Südgrenze unmittelbar zu spüren und zu sehen. Ursprünglich wollte Projer die Sendung im Park beim Bahnhof der norditalienischen Grenzstadt Como stattfinden lassen, um dem Publikum die Präsenz der Migranten vor Augen zu führen.

Kamerateams angepöbelt

In Comos Bahnhofspark biwakieren rund 500 Personen vor allem afrikanischer Herkunft. Sie warten auf eine Gelegenheit, via Chiasso und die Schweiz nach Deutschland sowie Nordeuropa zu reisen. In vielen Fällen haben sie es schon mehrmals versucht, aber ohne Erfolg. Just einige von diesen Migranten hätten während der «Arena»-Sendung vom kommenden Freitag zu Wort kommen sollen. Laut Projer erteilte die Präfektur der Provinz Como dem Vorhaben wegen Sicherheitsbedenken eine Absage. Denn letzte Woche waren offenbar TV-Journalisten und ihre Kamerateams vor Ort angepöbelt und bedrängt worden.

Auch die Idee, die Sendung stattdessen in Chiassos Bahnhof zu realisieren, stiess auf wenig Gegenliebe. Via SBB liess das Grenzwachtkorps mitteilen, ihm erscheine der Standort der Sendung im Bahnhof als «sehr kritisch». Auch hier überwogen also die Sicherheitsbedenken. Projer bedauert, dass in seiner Sendung vom Freitag keine Migranten live zu Wort kommen werden. Daher schickt er ein Kamerateam nach Como, um wenigstens während der Sendung Statements von Migranten einspielen zu können.

Das Rückführungszentrum in Mendrisio-Rancate, das vom Kanton Tessin verwaltet wird, ist aber auch ein passender Ort für die Sendung. Dort werden ab nächster Woche Menschen übernachten, die von Como her kommen und nach ihrer Rücküberstellung an Italien meist von neuem in Como auftauchen – um wieder die Durchreise durch die Schweiz zu versuchen. Und nicht zuletzt soll laut Projer das Stattfinden der «Arena» im Südtessin die Deutschschweiz daran erinnern, wie wichtig das Thema Migration für die Bevölkerung und Politik der italienischen Schweiz ist.

Als Gäste lädt Moderator Projer neben zwei Zürchern, nämlich der freisinnigen Nationalrätin Doris Fiala und ihrem grünen Ratskollegen Balthasar Glättli, auch zwei Tessiner ein. Als kantonaler Justiz- und Polizeidirektor ist der ehemalige Bundesratskandidat Norman Gobbi (Lega) direkt in die Thematik involviert. Er hege den Verdacht, dass man nördlich des Gotthards die eigentliche Dimension der Migrations-Situation an der Südgrenze nicht wahrnehme, so Gobbi. Nun könne man via «Arena» Augenschein nehmen und erkennen, welche Anstrengungen das Tessin zugunsten der ganzen Schweiz unternehme. Die Sendung extra muros sei ein gutes Beispiel für die Umsetzung des Service public.

Kritik wegen Massenabfertigung

Gemäss Gobbi wurde in den vergangenen Tagen das korrekte Handeln der Ordnungskräfte an der Südgrenze, namentlich der Grenzwacht, angezweifelt. Dies im Zusammenhang mit den Bundesgesetzen und internationalen Abkommen, welche die Schweiz zu respektieren habe und es auch tue. Nun sei es Zeit, die Dinge jenseits aller Ideologie ins rechte Licht zu rücken. Offenbar spielt damit der Tessiner Magistrat unter anderem auf die Vorwürfe der kantonalen SP an, in Chiasso fänden unsorgfältige Massenrückweisungen statt, obschon etliche Migranten einen Asylantrag im Sinne gehabt hätten. Gobbi hofft, dass sich die Diskussion in der «Arena»-Sendung auf konkrete Aspekte konzentrieren werde, die sowohl die Migranten wie auch die Behörden beträfen – und nicht auf ideologielastige Demagogie.

Der zweite Tessiner Gast wird der CVP-Nationalrat Marco Romano sein, der auch Mitglied von Mendrisios Exekutive ist. Während der Sendung möchte Romano den Deutschschweizern klarmachen, dass die Grenzregion Mendrisio-Chiasso von den Migranten nunmehr als das Einfallstor in die Schweiz und vor allem nach Mittel- und Nordeuropa wahrgenommen werde. Seine Heimatregion lebe seit Jahren mit dem Phänomen der Migration, das man zu häufig relativiere. Die «Arena»-Sendung stellt in Romanos Augen eine gute Gelegenheit dar, mehr Aufmerksamkeit für das Südtessin hervorzurufen und an die Kantone zwecks grösserer Solidarität zu appellieren. Wäre das Tessin nicht organisiert, hätte die Deutschschweiz heute ein grosses Problem, hält Romano fest.

Migranti, «Procedure e diritti sono rispettati»

Migranti, «Procedure e diritti sono rispettati»

Dal Giornale del Popolo del 24 agosto 2016 | Il nuovo direttore dell’Amministrazione delle dogane ha anche ribadito l’appoggio di Berna al Ticino

«Le procedure di identificazione e accoglienza sono condotte nel rispetto dei diritti di ogni persona» e le normative internazionali vengono applicate «in maniera coscienziosa». È quanto è emerso ieri al termine dell’incontro tra il Consiglio di Stato e il nuovo direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Christian Bock, accompagnato dal Comandante della Regione IV delle Guardie di confine Mauro Antonini. Ricevuto per un primo incontro ufficiale dopo il suo insediamento, Bock ha discusso con l’Esecutivo ticinese della pressione migratoria al confine ticinese. In questo senso l’Amministrazione federale delle dogane ha rassicurato il Governo, ribadendo il pieno appoggio di Berna al nostro Cantone. Il Consiglio federale, è stato sottolineato, «è costantemente informato sulla situazione alla frontiera sud della Confederazione». Bock ha quindi ringraziato le autorità cantonali per la «collaborazione esemplare prestata » fino ad ora nella gestione di una situazione non semplice. «Da parte delle autorità federali c’è piena solidarietà e una buona considerazione di quanto il Ticino fa», commenta da parte sua il presidente del Governo Paolo Beltraminelli. «Berna si rende conto che la quasi totalità dei flussi migratori che coinvolgono la Svizzera è concentrata a Chiasso. E il centro di Rancate è proprio il frutto della collaborazione tra le autorità federali e quelle cantonali». Ottima è anche la collaborazione con la vicina Penisola, sottolinea Paolo Beltraminelli. «In una situazione di difficoltà esiste una buona presa a carico e vengono rispettati i diritti dei migranti. A essere mutata è la tipologia dei migranti. Spesso siamo confrontati con persone che non vogliono chiedere asilo in Svizzera. In questo caso gli accordi internazionali prevedono che si proceda con una riammissione semplificata in Italia. Allo stesso modo i minori non accompagnati, nel caso in cui decidano di non presentare richiesta d’asilo, vengono rimandati oltre confine e presi a carico dalle autorità italiane», spiega ancora il presidente del Governo, che chiarisce che invece «nulla è cambiato in termini di procedure ». «Chi si presenta al confine e manifesta l’intenzione di chiedere l’asilo viene accompagnato al Centro di registrazione di Chiasso e preso in consegna dalla SEM», spiega. Nonostante le denunce da parte di alcuni migranti che lamentano di essere stati rispediti in Italia nonostante abbiano chiesto asilo alla Confederazione, il presidente del Consiglio di Stato tiene a sottolineare che «il Governo cantonale ha la massima fiducia nell’operato delle Guardie di confine. Non abbiamo motivo di credere che ci siano stati casi di abusi e irregolarità. È possibile che si possano essere verificati casi isolati nella massa degli arrivi, ma le procedure vengono rispettate». D’altro canto, spiega ancora Beltraminelli, «sono molti i casi di persone che si presentano più volte al confine, spesso con identità e età di volta in volta modificate e senza essere muniti di regolari documenti». Una procedura di verifica il più possibile accurata è pertanto «una necessità», prosegue, anche perché si rischia che i migranti che non vogliono seguire le procedure d’asilo poi scappino dai centri di registrazione, facendo perdere le proprie tracce.

Il Governo incontra l’Amministrazione federale delle dogane

Il Governo incontra l’Amministrazione federale delle dogane

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Bellinzona il nuovo Direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane Christian Bock, accompagnato dal Comandante della Regione IV delle Guardie di confine Mauro Antonini. La riunione ha permesso di discutere l’evoluzione dei fenomeni migratori che interessano l’area transfrontaliera, ribadendo la completa unità di vedute fra Cantone e Confederazione.

Il Governo ha ricevuto in Ticino il nuovo Direttore generale dell’Amministrazione federale delle dogane per un primo incontro ufficiale dopo il suo insediamento, cogliendo l’opportunità anche per discutere alcuni temi d’attualità, legati soprattutto al forte afflusso di migranti che ha interessato nelle ultime settimane l’area transfrontaliera.

L’Amministrazione federale delle dogane ha anzitutto rassicurato il Consiglio di Stato in merito al pieno supporto delle autorità federali nei confronti del Ticino, ribadendo che il Consiglio federale è costantemente informato sulla situazione alla frontiera sud della Confederazione. Il Direttore generale ha inoltre ringraziato le autorità ticinesi per la collaborazione esemplare prestata fin qui nella gestione di una situazione straordinaria, anche dal punto di vista emotivo. È stata ricordata la portata delle sollecitazioni che toccano il Mendrisiotto, regione che si trova in prima linea nell’affrontare la situazione, con flussi migratori che dallo scorso mese di giugno hanno vissuto profonde trasformazioni. La soluzione organizzativa adottata per assicurare l’accoglienza temporanea dei migranti in Ticino, in vista della riammissione in Italia, è condivisa dalle autorità federali e ritenuta soddisfacente, anche dal punto di vista del suo finanziamento.

L’Amministrazione federale delle dogane e le Guardie di confine hanno infine colto l’occasione per fare chiarezza su alcune notizie fuorvianti, incomplete o semplicemente scorrette pubblicate negli ultimi giorni da alcuni mezzi di informazione. È stata ribadita l’ottima collaborazione fra Svizzera e Italia per un’applicazione coscienziosa delle normative internazionali; le procedure di identificazione e accoglienza sono condotte nel rispetto dei diritti di ogni persona, in particolare i migranti minorenni non accompagnati, la cui presa a carico è assicurata anche in Italia. Problemi puntuali non possono essere esclusi, data la portata del fenomeno che occorre affrontare, ma il sistema viene costantemente migliorato – e ogni segnalazione riguardo a eventi problematici è considerata con serietà e trasparenza.

Dibattito: Situazione migranti alla frontiera sud della Svizzera

Dibattito: Situazione migranti alla frontiera sud della Svizzera

60 Minuti, edizione di lunedì 22 agosto | Situazione migranti delle ultime settimane alla frontiera sud della Svizzera

Ospiti in studio:

-Norman Gobbi, consigliere di Stato, capo della speciale Task force

-Marina Carobbio, consigliera nazionale Ps Ti

-Mario Lucini, sindaco di Como

-Giorgio Fonio, Granconsigliere Ti e consigliere comunale di Chiasso

-Massimiliano Robbiani, consigliere comunale di Mendrisio

La puntata su RSI.ch: http://www.rsi.ch/play/tv/60-minuti/video/60-minuti?id=7845191

Crisi migratoria: dobbiamo fare un po’ di ordine

Crisi migratoria: dobbiamo fare un po’ di ordine

Dal Mattino della domenica l Centro di Rancate, corridoi umanitari, finti rifugiati respinti, …

Questa estate nel Ticino mediatico e politico un tema più di tutti l’ha fatta da padrone: quello della pressione migratoria alla frontiera sud. La situazione alla stazione di Como è stata prontamente portata alla luce dai media ticinesi ed è diventata il cavallo di battaglia di presunti disinteressati, che non hanno però perso l’occasione di profilarsi dapprima sui media comaschi, poi su quelli ticinesi e da ultimo su quelli nazionali. Sia ben chiaro: la situazione alla stazione di Como è la testimonianza di un fenomeno di drammatica umana disperazione, ma credo che sia necessario fare un po’ di ordine.
I migranti che si presentano giornalmente alle guardie di confine provengono da Paesi africani che non sono in guerra. Non ci sono siriani, non ci sono afgani. La stragrande maggioranza di loro non è neppure interessata a chiedere asilo in Svizzera, tant’è vero che solo un terzo dei migranti controllati dalle guardie di confine domanda l’asilo. Il resto, la stragrande maggioranza, vuole semplicemente raggiungere altri Paesi. Ebbene, lo statuto di questi, e lo dice la legge, è di “illegale” e pertanto, sulla base degli accordi, e non di prevaricazioni o abusi delle guardie di confine, deve essere riammesso in Italia. Voglio riportarvi qui una citazione “Die Schweiz will kein Transitstaat werden” (la Svizzera non vuole essere un paese di transito). Chi l’ha detto? Il solito UDC razzista? Oppure un leghista populista? No! Si tratta della signora Simonetta Sommaruga. Ora, è raro che io sia d’accordo con lei, ma questa volta non posso che darle ragione. La Consigliera Federale nel dire questa verità, non si è rifatta alla per lei tanto odiata ideologia “destroide”, ma ha dovuto attenersi agli accordi internazionali, in questo caso di Dublino. Quindi: chi non vuole domandare l’asilo in Svizzera deve essere riammesso in Italia e, lasciatemelo dire, i colleghi d’oltre frontiera stanno collaborando ottimamente. Chi da settimane giura e spergiura la possibilità di un cosiddetto corridoio umanitario, oltre a chiedere alla Germania cosa ne pensa, dovrebbe informarsi su cos’è un corridoio umanitario e dovrebbe smetterla di far finta che i trattati internazionali non esistano.

Nelle scorse settimane sono stati molti i rappresentanti del PS che si sono recati a Como a portare – soprattutto sotto i riflettori – la loro solidarietà. Il loro impegno non mi sembra essere andato oltre. Avete forse letto di una proposta costruttiva? Io no! Quello che hanno fatto è stato infangare le guardie di confine, a volte intralciare pesantemente lo svolgimento del loro lavoro, e illudere i migranti dicendo loro di premere sulla frontiera perché così facendo avrebbero sicuramente ottenuto quello che volevano.

Ci sono poi i fomentatori. La loro ultima azione è di ieri, quando è comparso questo assolutamente falso post di “Abbattere le Frontiere”: “Pare che la Svizzera abbia aperto le frontiere, almeno momentaneamente”. Questo è il comportamento di persone che si dichiarano difensori dei migranti; a me sembra un comportamento deplorevole di chi, spacciandosi dalla loro parte, li usa per i propri scopi e, soprattutto, li illude. È poi un comportamento assolutamente illegale, visto che promuove, de facto, l’immigrazione illegale. Ma torniamo ai socialisti, che si sono dati molto da fare, sottoscrivendo con firma autografata delle domande d’asilo al posto dei migranti. Non tocca certo a loro, bensì ai postulanti dichiarare di voler iniziare le procedure per richiedenti l’asilo. Il risultato? Una volta capito che se avessero richiesto l’asilo in Svizzera non avrebbero più potuto lasciare il paese, che la loro vera meta, il nord, sarebbe stata irraggiungibile, improvvisamente l’interesse cambiava e ritiravano la richiesta fatta. 

Vorrei dire al Dottor Cavalli, già capogruppo PS alle Camere federali, che nel blog del Tagesanzeiger ha espresso la sua opinione affermando che chi scrive le richieste per i migranti è da lodare e che la procedura di riammissione è paragonabile a quanto avveniva durante la seconda guerra mondiale con gli ebrei, che forse è necessario dare le giuste misure e fare attenzione con le similitudini. Durante la seconda guerra mondiale gli ebrei rinviati alla frontiera svizzera si ritrovavano in un regime che aveva come obiettivo il loro sterminio. Se Cavalli ritiene di paragonare la vicina Penisola alla Germania nazista, è libero di farlo, basta che si prenda la responsabilità delle sue dichiarazioni. Se lui vuole lodare il lavoro della signora Bosia Mirra perché scrive e firma di suo pugno le richieste dei migranti, non è un problema. Il fatto che la maggior parte di loro non postula la domanda d’asilo quando ne comprende le implicazioni, l’obbligo a rimanere in Svizzera, mi fa concludere che i primi a non apprezzare lo sforzo sono i migranti stessi. Un media elettronico negli scorsi giorni ha citato la signora Bosia Mirra, che afferma che secondo lei ‘[…] al di sopra di ogni legge, ci sono i diritti umani’ (non male per una deputata, che le leggi le vota!) e che ‘ Aiutare i migranti è un affare personale, più che un lavoro’; rischia però di diventare una patologia: la sindrome di Polle.

NORMAN GOBBI

Rancate, precisati i costi

Rancate, precisati i costi

VIDEO Da RSI.ch e dal Quotidiano del 18 agosto 2016 | Oneri logistici nell’ordine di 300’000 franchi per la struttura destinata ai migranti in attesa di rinvio

Saranno nell’ordine di 300’000 franchi i costi logistici legati alla nuova struttura di Rancate destinata ad ospitare i migranti in attesa di riammissione in Italia.

Circa la metà di questa somma, corrisponde ai costi per l’affitto del capannone appartenente ad una società. Questa parte dell’ ammontare sarà di fatto coperta dal contributo versato dall’autorità federale.

“Il Ticino è purtroppo esposto a questo tipo di fenomeni molto più di altri cantoni ed è per questo che abbiamo chiesto un sostegno alla Confederazione”, ha dichiarato in proposito il direttore del Dipartimento cantonale delle Istituzioni, Norman Gobbi.

L’intervista al Quotidiano: http://www.rsi.ch/g/7898864

«Flüchtlinge kommen mit einem ausgefüllten Blatt über die Grenze»

«Flüchtlinge kommen mit einem ausgefüllten Blatt über die Grenze»

Da Tages Anzeiger, 17 agosto 2016 | Asylsuchende werden angeblich an der Südgrenze abgewiesen, ohne dass sie ein Gesuch stellen können. Der Tessiner Justiz- und Polizeidirektor Norman Gobbi nimmt Stellung.

Herr Gobbi, werden Flüchtlinge nach Italien zurückgeschafft, ohne dass sie ein Asylgesuch stellen können?
Die Schlussfolgerung, die Schweiz verhindere den Zugang zum Asylrecht, ist nicht korrekt. Das Grenzwachtkorps übergibt alle Personen, die klar und deutlich Asyl verlangen, dem Staatssekretariat für Migration. Viele Asylsuchende wollen ihr Gesuch im Empfangs- und Verfahrenszentrum aber wieder zurückziehen. Diese Personen werden durch das Grenzwachtkorps nach Italien zurückgeschafft.

Der «SonntagsZeitung» und Radio SRF sagten Sie aber, dass nur noch «glaubwürdige Asylgesuchsteller» ins Land gelassen würden, und dass Flüchtlinge, die mehrfach über die Schweiz nach Deutschland zu gelangen versuchten, auch dann nach Italien zurückgeschickt würden, wenn sie beim dritten oder vierten Mal plötzlich Asyl verlangen würden. Was stimmt nun?
Unglaubwürdig sind Migranten, die bei einer Überprüfung durch das Grenzwachtkorps ihre wahre Absicht zugeben, nach Deutschland zu wollen. Ebenso unglaubwürdig sind Personen, die ihr Asylgesuch wieder zurückziehen.

Flüchtlinge beklagen sich, sie hätten kein Asylgesuch stellen können, obwohl sie dies verlangt hätten. Wie erklären Sie sich das?
Wer dies klar und deutlich verlangt, kann ein Gesuch stellen. In manchen Fällen kommen Flüchtlinge mit einem von Hilfsorganisationen ausgefüllten Blatt über die Grenze. Ein Asylgesuch muss aber direkt von der betroffenen Person gestellt werden, und nicht von Dritten. Zudem stimmen diese Papiere nicht immer mit ihren wahren Absicht überein.

Das Grenzwachtkorps kontrolliert die Züge von Italien in die Schweiz derzeit stärker als früher. Wieso?
Die Züge wurden immer schon kontrolliert. Heute vielleicht etwas häufiger, weil der Andrang auch grösser ist. Die Kontrolle der Südgrenze ist auch für die Sicherheit des restlichen Landes wichtig, wenn etwa Diebe oder Bettler aus Mailand über das Tessin einreisen.

Was soll nun mit den Menschen geschehen, die in Como und in Mailand festsitzen?
Die italienische Behörden sind daran, Lösungen zu suchen. Es stimmt also nicht, dass diese nichts unternehmen. Die Migranten in Ventimiglia an der Grenze zu Frankreich aber auch jene in Como werden in Verfahrenszentren der italienischen Behörden gebracht werden. Letzlich handelt es sich aber um ein ungelöstes Problem der Europäischen Union.

Regime an der Südgrenze wird kritisiert

Regime an der Südgrenze wird kritisiert

Da NZZ.ch, 14 agosto 2016 | Können in Chiasso alle asylwilligen Migranten einen Antrag stellen, oder bringt man zu viele von ihnen gleich nach Italien zurück? Dies ist einer der Streitpunkte an der Schweizer Südgrenze.

Das wilde Flüchtlingscamp in der norditalienischen Grenzstadt Como scheint zu wachsen: Sprach man letzte Woche von 500 Migranten, berichten regionale Medien nun von weiteren hundert Ankömmlingen, die am Bahnhof Como San Giovanni biwakieren – vor knapp einem Monat waren es noch wenige Dutzend gewesen. Jetzt erheben einige Regionalpolitiker ihre Stimme gegen die Schweiz. Die meisten Migranten wollten weiter nach Deutschland oder Skandinavien, also sollte man ihnen die Durchreise gewähren – doch der Kanton Tessin blockiere sie, lautet beispielsweise der Vorwurf des Regionalparlamentariers Francesco Dotti von den nationalkonservativen Fratelli d’Italia.
Im Verlauf des Sonntagvormittags habe die Schweizer Grenzwacht bis zwölf Uhr 102 sich illegal in Chiasso Aufhaltende aufgegriffen, sagt der Tessiner Polizei- und Justizdirektor Norman Gobbi (Lega), um die Situation zu illustrieren. Laut seinen Worten stellte etwa ein Drittel von ihnen einen Asylantrag, der Rest wurde nach Italien zurückgebracht. Dies erfolgt gemäss dem Dublin-Abkommen sowie dem schweizerischen Ausländergesetz. Rückweisungen von etwa 50 Prozent bis zu zwei Dritteln sind nach Gobbis Einschätzung der derzeitige Trend. Im Juli hätten von rund 6300 aufgegriffenen rechtswidrig Eingewanderten etwa 2700 ein Asylgesuch gestellt.

Eine Massenabfertigung?
Doch einige SP-Exponenten hegen Zweifel. Ihr Eindruck sei, dass sehr viele Migranten in Chiasso abgewiesen würden, die nachweislich Verwandte in der Schweiz hätten, meint die Tessiner SP-Vizepräsidentin Beatrice Reimann. Sie hat kürzlich alt Bundesrätin Ruth Dreifuss für einen Augenschein nach Como begleitet. Die Abweisungen seien trotz vorgezeigten Schweizer Adressen und korrekten Reisedokumenten erfolgt. Hierzu habe die in Como tätige Tessiner Hilfsorganisation Firdaus etliche Belege gesammelt.
Wie alt Bundesrätin Dreifuss findet auch Reimann, dass an der Südgrenze eine Massenabfertigung im Gange sei. Obschon Migranten den Begriff «Asyl» erwähnt hätten, seien sie vielfach nicht angehört worden. In den Augen der Tessiner SP-Vizepräsidentin scheint die Grenzwacht überfordert wegen der schieren Menge der Migranten, die jeden Tag in Chiasso ankommen. Im Hinblick auf die unbegleiteten Minderjährigen ist Reimann der Ansicht, dass sehr viele von ihnen mehrere Versuche in Chiasso hinter sich haben und wieder an Comos Bahnhof stranden. Selbst diese würden oft unregistriert und unbegleitet zurückgewiesen, lautet die Kritik seitens linker Politikerinnen wie auch verschiedener Hilfsorganisationen. Daher begleiten freiwillige Tessiner Helfer Migranten nach Chiasso bis zur Kontrollprozedur durch die Grenzwächter, um laut Reimann zu gewährleisten, dass sie einen Asylantrag stellen können. Die Südgrenze scheint also aus linker Sicht dichter zu sein als erlaubt.

Widersprüchliche Angaben
Gemäss Polizeidirektor Gobbi macht das Gesetz keinen Unterschied zwischen Voll- und Minderjährigen, wenn es um illegale Aufenthalte geht. Dies im Unterschied etwa zu Frankreich. Auch bis zu zwei Drittel der Minderjährigen weise man zurück – aber jeder einzelne werde persönlich angehört und betreut, betont Gobbi. Das Problem sei allerdings, dass viele junge Migranten ohne Papiere bei der ersten Registrierung in Chiasso angäben, volljährig zu sein; bei einem späteren Aufgreifen erkläre sich dieselbe Person dann für minderjährig. Vom geplanten einheitlichen Rückführungszentrum in Mendrisio-Rancate erhofft sich Gobbi eine Minderung solcher Schwierigkeiten.
Zur Vermutung der «Sonntagszeitung», die von einer möglichen Flut von Asylanträgen spricht, weil kein Transit möglich ist, sagt Gobbi: Diese Hypothesen seien plausibel, müssten aber verifiziert werden. Und SP-Frau Reimann spricht generell davon, dass die Flüchtlingsmisere in Como erst der Anfang sein könnte.

Asylbeamte befürchten gewaltsamen Durchbruch an der Grenze

Asylbeamte befürchten gewaltsamen Durchbruch an der Grenze

Da SonntagsZeitung.ch, 14 agosto 2016 | Vertraulicher Lagebericht warnt vor Schreckensszenarien – die Ordnungskräfte sind auf eine Eskalation vorbereitet

Offiziell gaben Justizministerin Simonetta Sommaruga und ihre Asylbeamten Entwarnung. Von rückläufigen Asylzahlen war diese Woche die Rede und davon, dass die Schweiz für Asylsuchende immer mehr vom Zielland zum Transitland werde.

Intern tönt das anders: Man fürchtet sich vor dem Anschwellen der Asylgesuche und gar vor Grenzdurchbrüchen. In einem vertraulichen Bericht zur «Migrationslage Schweiz und Europa» wälzt das Analysezentrum im Staatssekretariat für Migration (SEM) Krisenszenarien. Im «Lageupdate #19 vom 9.08.16» für die Kantonsregierungen ist von grossen Unsicherheiten und von erneut 40 000 Asylgesuchen bis Ende Jahr die Rede: «Aufgrund der aktuellen Migrationslage ist die Erstellung einer verbindlichen Prognose der Asylgesuche zurzeit nicht möglich», schreiben die Analysten. «Im Sinne einer Planungsannahme » sprechen sie dennoch davon, dass 2016 mindestens gleich viele neue Asylgesuche gestellt werden wie im Vorjahr (fast 40 000).

Gross ist die Befürchtung, dass die Schweiz wieder zum Zielland wird: «Der Druck auf die Südgrenze der Schweiz hält an.» So könne «eine Zunahme» der Asylgesuche «nicht ausgeschlossen» werden. Dies vor dem Hintergrund, dass ein Transit in Richtung Deutschland unmöglich scheine oder dass so zumindest der Rücküberstellung nach Italien entgangen werden könne. Im Klartext: Wenn die Migranten in Italien einsehen, dass die Schweiz sie an der Weiterreise hindert, wird die Schweiz wieder zum Zielland.

SEM befürchtet 4000 Gesuche pro Monat

Wollten die Migranten wieder zum grossen Teil in der Schweiz bleiben, hätte das Konsequenzen: «Sollte sich der Rückstau in Norditalien ganz oder zu einem grossen Teil in Richtung Schweiz entladen, so ist es möglich, dass die Zahl der Asylgesuche innerhalb kurzer Zeit deutlich ansteigt und während einem oder zwei Monaten Werte von über 4000 Gesuchen erreicht.»

Die Asylbeamten können sich sogar vorstellen, dass Migrantengruppen sich den Eintritt in die Schweiz erzwingen: «Aktionen wie der Durchbruchsversuch bei Ventimiglia», so steht im Bericht, «könnten sich in den kommenden Monaten häufen. Die Zahl der an einem Versuch beteiligten Migranten könnte ansteigen.» Vor einer Woche durchbrachen zwischen 150 und 300 Migranten eine Sperre der italienischen Polizei bei Ventimiglia an der Grenze zu Frankreich. Auslöser dafür war eine Protestaktion von mindestens 100 No-Borders-Aktivisten.

Der Analysestab hat ernst zu nehmende Gründe für seine Szenarien: Der Migrationsdruck auf Italien und dessen Nachbarstaaten ist ungebrochen. Gemäss den Asylspezialisten seien alleine in der ersten Augustwoche 3800 Migranten im Seegebiet südlich von Italien aufgegriffen worden. «Seit Anfang 2016», so der Bericht, «gelangten bisher rund 100 300 Migranten auf dem Seeweg nach Italien.» Und weil die innereuropäischen Grenzen für Migranten immer häufiger geschlossen sind, registriert man einen «Stau» in Norditalien: «Im Raum Mailand stauen sich mindestens 3300 Migranten, die auf eine Weiterreise warten.» In Como seien es 600 Personen. Asylpolitiker wie CVPChef Gerhard Pfister halten die Szenarien für «durchaus realistisch». Der Bund müsse sich «vorbereiten».

Das ist bereits geschehen. Die Südgrenze ist für Flüchtlinge faktisch geschlossen – und zwar nicht nur für Migranten, die illegal durch unser Land reisen wollen. Diese werden seit langem nach Italien zurückgeführt. Neuerdings werden aber auch Migranten, die in der Schweiz ein Asylgesuch stellen wollen, abgewiesen – obwohl sie nach Schweizer Recht und nach den Bestimmungen des Dubliner Abkommens in der Schweiz ein Asylverfahren erhalten müssten.

Diese Praxis bestätigt der Tessiner Polizeidirektor Norman Gobbi (Lega): «Wenn ein Flüchtling mehrfach von den Schweizer Grenzwächtern aufgehalten wurde, er aber nach Deutschland reisen will, wird er vom Grenzwachtkorps auch dann nach Italien zurückgeschickt, wenn er plötzlich vorgibt, Asyl zu wollen.» Man müsse verhindern, dass Flüchtlinge unsere Asylstrukturen missbrauchen, um abzutauchen, begründet er dies. «Sonst würden wir uns ja zu Helfern der Schleuser machen.» Hilfswerksvertreter kritisieren, man nehme Asylsuchende nicht mehr ernst. Sie geben den Flüchtlingen deshalb schriftliche Asylgesuche.

Aktivisten stören die Arbeit des Grenzwachtkorps

Derzeit sei die Situation nicht mit jener in Ventimiglia vergleichbar, sagt Gobbi. «Einige No-Borders-Aktivisten haben aber versucht, die Arbeit des Grenzwachtkorps zu stören.» Man beobachte die Lage und sei auf eine Eskalation vorbereitet. Sowohl das Grenzwachtkorps wie auch die Tessiner Polizei hätten Ordnungsdienste.

Unklar ist, ob die Praxisverschärfung nur im Tessin stattfindet. An der Südgrenze wird diese offenbar in Abstimmung mit der italienischen Seite durchgeführt. Es ist fraglich, ob das mit anderen Grenzbehörden auch möglich wäre. Und unsicher ist, ob Bund und Kantone die Tessiner Verschärfung abgesegnet haben und sie heute gängige Asylpolitik ist.

Unterstützung findet die Verschärfung allemal. So sagt Christoph Neuhaus (SVP), Berner Justizdirektor und Mitglied der für Asyl zuständigen Konferenz der kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren: «Diese Praxisverschärfung ist angesichts der realistischen Risikoszenarien richtig.» Man könne das Wasser nicht einfach ins Boot laufen lassen und müsse handeln, bevor es zu spät sei.

Erfüllen sich die Schreckensszenarien aber nicht, könnten bis Ende Jahr einige Tausend Gesuche weniger eingehen als 2015. Das will das SEM kommende Woche in Aussicht stellen – aber offenbar ohne darauf hinzuweisen, dass Szenarien bestehen, laut denen alles ganz anders kommen kann.