Giornata cantonale sull’integrazione 2018

Giornata cantonale sull’integrazione 2018

Comunicato stampa

In Ticino la politica d’integrazione è stata adattata alle misure attuate in ambito di migrazione dalle Autorità cantonali e federali: i cittadini stranieri sono pertanto seguiti con regole e procedimenti ben definiti nel loro percorso d’integrazione. È uno degli aspetti principali emersi nel corso della conferenza stampa odierna per presentare le novità che concernono l’integrazione in Ticino e la giornata cantonale che avrà luogo sabato 24 novembre 2018 a Mendrisio.

Al momento informativo, che ha avuto luogo nella Sala del Consiglio comunale del capoluogo del Mendrisiotto, hanno preso la parola il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta e il Municipale della città di Mendrisio Giorgio Comi.

“Migrazione e integrazione sono due ambiti che non possono essere sconnessi tra di loro”, ha esordito il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Nel rispetto del federalismo svizzero il Canton Ticino è chiamato ad attuare le misure definite dalla Confederazione in materia di legge sugli stranieri e di asilo: per questo motivo le politiche d’integrazione seguono di pari passo quelle della migrazione. In questo senso il cittadino straniero che giunge sul territorio cantonale è seguito dai servizi in un percorso ben definito per consentire di comprendere da subito usi e costumi svizzeri.

Dando seguito a questa impostazione alcuni nuovi progetti saranno avviati nel corso del 2019 nell’ambito della scuola e della formazione. “In scuola” è uno dei progetti che intende approfondire le tematiche legate all’offerta (natura, obiettivi e qualità), alla realizzazione (efficacia ed efficienza) e alla messa a disposizione delle misure e delle azioni presenti sul nostro territorio. Inoltre, sarà messo l’accento anche sulla qualità dell’insegnamento della lingua italiana; il primo requisito fondamentale per attivare il processo d’integrazione.

In quest’ottica si inserisce la nuova giornata cantonale dell’integrazione che da quest’anno presenta un nuovo approccio: da evento per addetti ai lavori è diventata una manifestazione aperta a un pubblico più ampio. L’obiettivo della giornata – che avrà luogo sabato 24 novembre 2018 a Mendrisio – è quello di avvicinare e sensibilizzare la popolazione nonché di valorizzare il lavoro nell’ambito dell’integrazione promosso e attuato dagli enti locali ticinesi. I dettagli e il modulo per l’iscrizione sono disponibili sul sito internet del Delegato per l’integrazione degli stranieri.

I Cantoni latini e le Città uniti contro la discriminazione

I Cantoni latini e le Città uniti contro la discriminazione

In occasione della Settimana internazionale di azione contro il razzismo, dal 21 al 28 marzo 2018 le istituzioni ticinesi uniranno le loro voci per promuovere la diversità e combattere la tentazione del rifiuto e della discriminazione. Anche quest’anno i Cantoni latini – Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Ticino, Vallese e Vaud – e numerose città elvetiche collaboreranno per lanciare una campagna di sensibilizzazione, secondo il motto “La diversità, un valore svizzero?”

L’edizione 2018 della Settimana internazionale di azione contro il razzismo vedrà Comuni e spazi pubblici del nostro cantone ospitare nuovamente conferenze, esposizioni, momenti di sensibilizzazione nelle scuole, serate-film, accompagnati da trasmissioni radiofoniche e televisive. Gli appuntamenti, coordinati dal Servizio cantonale per l’integrazione degli stranieri, saranno organizzati in collaborazione con Comuni, enti, associazioni e comunità di stranieri residenti in Ticino.

L’evento speciale in programma per quest’anno sarà dedicato al progetto “Lugano Città Aperta”, promosso dalla Fondazione Spitzer e la Città di Lugano (da gennaio e aprile 2018) con una serie di eventi per valorizzare la tradizione umanitaria di Lugano e della Svizzera italiana verso chi ha subito l’oppressione politica, raziale, religiosa e la negazione della libertà.
Il progetto culminerà con l’inaugurazione del “Giardino dei Giusti al Parco Ciani” di Lugano il 26 aprile 2018; Giardino che vuole rendere omaggio a quattro figure di Ticinesi che con il loro impegno determinante hanno contrastato l’oppressione e/o salvato la vita di chi era perseguitato.

«Puntiamo sul miglioramento della qualità»

«Puntiamo sul miglioramento della qualità»

Dal Corriere del Ticino | Insegnamento dell’italiano e inserimento professionale i cardini della nuova strategia – Norman Gobbi: «A priremo un portale contro la radicalizzazione»

Nessuno stravolgimento ma, per dirlo con le parole del delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta, «un miglioramento della qualità». Questo è il succo del secondo Programma cantonale d’integrazione (PIC) per il periodo 2018-2021. A presentarlo, oltre a Cometta, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il presidente del Governo Manuele Bertoli. Ed è proprio nella maggiore collaborazione tra le autorità – cantonali e locali – che si articola il secondo PIC, lavorando sulle fondamenta già gettate con il precedente programma. Tra gli aspetti centrali spiccano un miglioramento dell’insegnamento dell’italiano e delle misure volte alla formazione professionale degli stranieri. «L’integrazione è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione», ha ricordato Gobbi, che ha inoltre annunciato la creazione di un portale dedicato proprio a questo tema. Nella rivista FORUM viene inoltre presentato un bilancio del primo PIC, con uno sguardo sulla storia della migrazione e il suo ruolo nell’economia.

Estendere le collaborazioni tra i Dipartimenti e con i Comuni, migliorare la qualità dell’insegnamento della lingua italiana e puntare maggiormente sull’inserimento professionale soprattutto nell’ambito dell’asilo. Questi sono i tre punti cardine su cui il Canton Ticino intende puntare nel nuovo Programma di integrazione degli stranieri (PIC 2). Dopo l’esperienza maturata con il primo PIC, introdotto nel 2014 e che scadrà appunto alla fine del 2017, i consiglieri di Stato Manuele Bertoli e Norman Gobbi , insieme al Delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta , hanno presentato il programma per il quadriennio 2018-2021. Come il precedente, esso prevede la promozione dell’integrazione – come deciso dalla Confederazione – nell’ambito delle strutture ordinarie (ad esempio la formazione, la sanità, la socialità, il mercato del lavoro) e si fonda su tre pilastri fondamentali: l’informazione e la consulenza, la formazione e il lavoro e, infine, la comprensione e l’integrazione sociale. «È fondamentale possedere un programma di questo tipo – ha spiegato Bertoli – sia per le persone che devono essere accolte e accompagnate, sia per la nostra società». E il DECS, come ha ricordato il suo direttore, è particolarmente coinvolto poiché si occupa dell’insegnamento dell’italiano, che con il PIC 2 viene potenziato e della formazione professionale. Tra le novità che partiranno dal 2018 vi sarà infatti un pre-tirocinio, volto ad aiutare tutti quei ragazzi che non hanno più l’età per affrontare la scuola dell’obbligo ma che allo stesso tempo non sarebbero in grado di intraprendere subito un apprendistato. In questo modo vengono preparati al tirocinio e indirizzati verso le professioni più richieste dal mercato del lavoro.

Prevenire le minacce

Ma sebbene il PIC coinvolga il lavoro di tutti i Dipartimenti – ad esempio anche il DSS per ciò che concerne la salute e la socialità – quello maggiormente toccato è il Dipartimento delle istituzioni attraverso il Servizio per l’integrazione degli stranieri. «Il PIC – ha affermato Gobbi – si rivolge in particolare al 6% della popolazione, ossia persone che provengono da Stati terzi o da altri continenti, realtà molto diverse dalla nostra». E l’integrazione «è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica», ha aggiunto Gobbi, che ha poi comunicato che le Istituzioni intendono creare un portale online di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti in collaborazione con il Centro intercantonale d’informazione sulle credenze di Ginevra. Una piattaforma su cui gli esperti potranno confrontarsi e scambiarsi esperienze e consigli utili anche per risolvere casi concreti. Più in generale, invece, Gobbi ha illustrato gli obiettivi del Governo nell’ambito dell’integrazione degli stranieri per la legislatura in corso: promuovere la conoscenza dell’identità culturale ticinese, attualizzare le procedure di accoglienza per i richiedenti l’asilo allineando il DSS e le Istituzioni, migliorare la salute in senso lato delle popolazioni migranti, definire una strategia per i minorenni non accompagnati e favorire l’integrazione e l’accoglienza attraverso il coinvolgimento di comunità locali, associazioni, parrocchie e, non da ultimo, i Comuni.

Parola d’ordine mediare

E proprio gli enti locali sono centrali nella presa a carico degli stranieri. «Alcuni Comuni fanno tantissimo altri meno», ha precisato Cometta. «Ma tutti vanno sostenuti nel loro compito di promozione dell’integrazione. Ciò che abbiamo notato in questi tre anni è che molti migranti conoscono bene i propri diritti, ma non così bene i propri doveri». Cometta ha poi precisato che «il programma è rimasto sostanzialmente invariato, si è trattato soprattutto di migliorare nella qualità». Nell’ambito delle numerose misure del PIC 2 – un documento di una cinquantina di pagine – il Governo ha ad esempio deciso di proseguire con l’attività di prevenzione e sensibilizzazione contro il matrimonio forzato, portato avanti dal progetto PRECOFO. E vi è anche l’intenzione di aprire due sportelli per aiutare e sostenere le attività e promuovere i progetti delle realtà associative e delle comunità che si occupano appunto di integrazione. «Vogliamo anche proporre ai Comuni una formazione specifica in specialista dell’integrazione perché spesso mancano le competenze. È inoltre previsto un aiuto finanziario». Un miglioramento è pure previsto nella prevenzione della discriminazione nei luoghi di lavoro e si intende proseguire e sviluppare il Centro di consulenza e prevenzione contro il razzismo. Centrale è poi la sensibilizzazione delle strutture ordinarie sull’importanza della mediazione culturale e dell’utilizzo di interpreti. Al proposito Cometta ha citato l’esempio della scuola: «Ci sono genitori che non conoscono la lingua e c’è chi non partecipa alle riunioni con i docenti perché non capisce quello che viene detto. In questo senso è importante promuovere l’uso di mediatori e interpreti per facilitare il contatto tra i genitori e la scuola». E proprio nell’ambito dell’integrazione sociale Cometta ha sottolineato come dal 2014 la richiesta di interpreti sia notevolmente aumentata: «Nel 2017 gli interpreti e i mediatori hanno prestato alle strutture ordinarie 65.000 ore di lavoro, mentre nel 2014 erano 2.000».

Infine, ad avere un ruolo nell’integrazione è anche la radiotelevisione pubblica. Il responsabile dell’attualità regionale della RSI Massimiliano Herber ha presentato una nuova app per smartphone, Together, con la quale è possibile conoscere e scoprire la Svizzera attraverso un quiz.

Il programma cantonale d’integrazione per il periodo 2018-2021

Il programma cantonale d’integrazione per il periodo 2018-2021

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Quest’oggi è stato presentato a Bellinzona dal Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli e dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – accompagnati dal Delegato cantonale all’integrazione Attilio Cometta – il “Programma di integrazione cantonale” per il quadriennio 2018-2021 approvato dal Consiglio di Stato la scorsa settimana. Durante la conferenza stampa la Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI) ha pure illustrato la nuova applicazione per smartphone «together».

La Legge federale sugli stranieri definisce che la promozione all’integrazione è un compito da adempiere da parte dei tre livelli istituzionali (Confederazione, Cantone e Comuni) in modo da “creare le condizioni quadro favorevoli alla parità di opportunità e alla partecipazione della popolazione straniera alla vita pubblica”. Dal 1° gennaio 2014, la Confederazione e i Cantoni attuano le misure specifiche di promozione dell’integrazione nell’ambito di programmi d’integrazione cantonali (PIC) quadriennali. I PIC si fondano su 12 obiettivi strategici fissati dalla Confederazione nei tre pilastri (informazione e consulenza, formazione e lavoro, comunicazione e integrazione sociale).

Dal bilancio intermedio della Confederazione sull’attuazione del PIC per il quadriennio 2014-2017 è emerso che vi sono ancora dei cantieri aperti sui quali lavorare come una maggiore apertura della società civile nel confronto dei migranti, una crescente responsabilità di Città e Comuni negli ambiti fondamentali per l’integrazione come la scuola e l’aiuto sociale e l’integrazione precoce di persone nell’ambito dell’asilo. Sulla base di queste considerazioni, il 25 gennaio 2017 il Consiglio federale ha deciso di continuare con l’attuazione dei PIC approvandone le basi e valorizzando le esperienze maturate durante la prima fase al fine di rafforzare l’integrazione dei migranti in Svizzera. In questo senso ha deciso di elaborare il nuovo Programma di consolidamento per il quadriennio 2018-2021. Sono dunque stati mantenuti gli otto ambiti di promozione, ovvero: l’informazione ai nuovi arrivati, la consulenza, la tutela della discriminazione, lingua e formazione, il sostegno alla prima infanzia, il lavoro, l’interpretariato e la mediazione interculturali e, infine, il vivere insieme.

Il PIC 2 ha il ruolo di incoraggiare in particolare le strutture ordinarie – nell’ambito dell’istruzione, della formazione, del mercato del lavoro, della sanità e socialità, e i Comuni – affinché nel limite delle loro possibilità, inseriscano le attività specifiche per l’integrazione degli stranieri nei loro compiti. In particolare ai Comuni spetta un’importante responsabilità quali promotori della prima informazione e dell’accoglienza sul proprio territorio. Inoltre, con il PIC 2, si intende rafforzare l’accoglienza e l’apprendimento precoce della lingua nonché la formazione professionale per i nuovi arrivati. Così facendo si cercherà di ottenere una rapida integrazione e dunque un vantaggio in diversi campi come quello sociale ed economico.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha ricordato, al termine del momento informativo, che l’integrazione è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica. In questo senso ha ricordato che il Dipartimento sta valutando la creazione di un Portale di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti in collaborazione con il Centro intercantonale d’informazione sulle credenze di Ginevra.

Costruire un luogo comune, smontando i luoghi comuni

Costruire un luogo comune, smontando i luoghi comuni

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della conferenza pubblica “Vecchia e nuova emigrazione italiana: discriminazione di ieri e di oggi” |

Gentili signore,
egregi signori,
cari organizzatori,
Autorità pubbliche e cittadini,

essere qui con voi oggi a parlare di immigrazione e integrazione, a nome del Consiglio di Stato del nostro Cantone, è per me un grande piacere. Non ho scelto questa parola a caso, così come non è scelto a caso il titolo che ho voluto dare a questo mio intervento, ovvero «Costruire un luogo comune, smontando i luoghi comuni».

Come dicevo, il primo luogo comune che voglio smontare riguarda proprio il piacere che sento in questo momento. Sono molto felice di essere qui: per prima cosa perché tengo davvero al tema dell’integrazione… e anche perché questo discorso mi fa sentire un po’ più giovane dei miei 40 anni appena festeggiati.

Ero infatti un fresco Consigliere di Stato quando quasi sei anni fa, nel novembre del 2011, ho tenuto il mio primo discorso sul tema dell’integrazione. Non erano pochi quelli che mi aspettavano al varco, aspettandosi che “il ministro leghista” dicesse chissà cosa. Erano prigionieri di un fraintendimento, che si è nel tempo calcificato, fino a trasformarsi purtroppo in luogo comune: avevano rinunciato a farsi un’idea personale su di me, cedendo alla seduzione delle soluzioni preconfezionate.

Tuttavia, voglio ribadire anche oggi quanto ho detto più volte in questi anni: fra i miei difetti non ci sono né l’essere stato punito per atti discriminatori, né l’avere lanciato accuse generiche contro gli stranieri in quanto tali. Di recente sono stato criticato per alcune mie dichiarazioni concernenti il caso dei permessi che ha toccato uno dei miei uffici. È facile, spesso, voler travisare il senso delle parole e decontestualizzare quello che una persona intende. Anche nei momenti più difficili, ho sempre cercato di affermare chiaramente che l’azione di alcuni elementi negativi non deve spingerci a nascondere gli elementi positivi del nostro vivere in una società mista. Perciò, anche se mi rendo conto che questo potrà anche suonare strano a qualcuno, un Consigliere di Stato eletto sulla lista della Lega dei Ticinesi può affrontare il tema dell’integrazione in maniera serena e pragmatica, libero da ogni preconcetto ideologico, ma rivolto al raggiungimento di obiettivi misurabili.

L’integrazione è fondamentale per la nostra società. Trasmettere i nostri valori, i nostri usi, le nostre tradizioni il nostro modo di vivere allo straniero che giunge sul nostro territorio è il modo migliore per garantire una convivenza serena e anche la coesione sociale.

Si tratta di uno strumento efficace che consente di prevenire ad esempio fenomeni come la radicalizzazione di estremisti – come ho avuto modo di ribadire anche recentemente in occasione dell’arresto in Ticino di un presunto reclutatore dell’Isis.

Magari per qualcuno queste mie parole potranno suonare sorprendenti, ma mi ripeto; è sufficiente conoscere bene la mia storia personale, per capire quanto l’integrazione sia per me un concetto naturale. Il mio vissuto mi porta lontano da qualsiasi forma di pregiudizio contro chi è altro da me, perché alla diversità sono stato confrontato fin da bambino. Per questo, come nel 2011, intendo oggi raccontare a tutti voi un po’ della mia storia personale.

Come molti sanno sono cresciuto in una valle, ma la Leventina degli Anni ottanta era tutt’altro che un luogo abitato al 100% da indigeni. Oggi potrà sembrare strano, ma Piotta in quegli anni era un vero laboratorio, nel quale, in anticipo sui tempi, vivevamo la società amalgamata che oggi si è diffusa a tutto il territorio ticinese.

I miei nonni materni abitavano in una palazzina dell’allora Piottawerke. Di sei famiglie, solo due erano svizzere: le altre erano italiane della Lombardia, della Calabria, della Sardegna e della Sicilia. Oltre all’abitazione, i nonni condividevano con i nostri vicini la passione dell’orto e quella per lo sport, e le loro relazioni andavano ben al di là del semplice viversi accanto. I miei nonni paterni, invece, erano commercianti: avevano bottega, panetteria e ristorante. Erano a capo di un’azienda integrante, con una trentina di posti di lavoro occupati in maggioranza dalle mogli dei migranti italiani e balcanici che lavoravano nelle fabbriche della zona industriale di Piotta.

La presenza delle industrie e delle imprese edili faceva sì che anche a scuola la componente migratoria fosse molto rappresentata. Il contatto tra autoctoni e nuovi arrivati era quindi naturale, perché cominciava in classe e, finiva dopo la scuola, sul ghiaccio con l’HC Ambrì-Piotta e in palestra con la Società federale di ginnastica, vere palestre spontanee di integrazione. Non solo per i giovani, ma anche per gli adulti, giocando a carte o a bocce.

Questo era il microcosmo di Piotta e dell’Alta Leventina. Queste sono le persone accanto alle quali ho vissuto i primi anni della mia vita, e questo è l’ambiente dove sono cresciuto. Questa è la mia storia. Sono cresciuto con la convinzione che l’ambiente privilegiato per l’integrazione sono le strutture di base della nostra società: strutture nelle quali ognuno è chiamato a svolgere correttamente il proprio ruolo, secondo il principio della responsabilità individuale, che rende ogni cosa più facile anche nel campo dell’integrazione.

Il nostro compito di buoni cittadini, perciò, è di praticare ogni giorno questa responsabilità, e di tenerci lontani dai luoghi comuni che cercano di addossare ogni colpa allo Stato perché inattivo, allo straniero perché refrattario o allo svizzero perché discriminatore. Solo così potremo compiere il primo passo verso quella coesione sociale interna che è oggi di estrema attualità, considerando i tempi critici che abitiamo.

È un primo passo, come detto, al quale ovviamente ne dovranno seguire altri, da parte della politica. E su questo punto voglio essere tanto franco quanto lo sono stato finora: l’idea che sia nostro dovere aprire indiscriminatamente le frontiere è semplicemente irresponsabile. In tempi di crisi economica, instabilità sociale, insicurezza internazionale, le regole e i limiti sono i soli strumenti che ci permettono di rispondere in modo adeguato preoccupazioni dei nostri cittadini, sia svizzeri sia stranieri residenti. Preoccupazioni naturali e giustificate, che non possono essere semplicemente liquidate come paure irrazionali.

Il nostro territorio è stato toccato – e lo è ancora – dal forte afflusso di migranti alle porte del nostro Cantone. Non stiamo chiudendo le porte in faccia a queste persone: le Guardie di confine e il Ticino stesso stanno gestendo la situazione rimanendo nei margini consentiti dalla legge. La tendenza dei nuovi migranti, con la chiusura delle altre vie europee per accedere ai Paesi del nord Europa, è quella di voler unicamente transitare dalla Svizzera, senza depositare una richiesta d’asilo.
Le cifre d’altra parte parlano chiaro. Per questo motivo, queste persone vengono riaccompagnate in Italia, il Paese in cui sono stati registrati. Non stiamo discriminando nessuno. Il mio approccio è responsabile nei confronti del nostro Paese. L’impressione è che per molti, il fatto di avere un leghista a capo della sicurezza significhi per partito preso voler discriminare a tutti i costi l’altro. Ma almeno per una volta voglio fare chiarezza.

Dicevo in apertura dei luoghi comuni: solo quando avremo smantellato tutti i luoghi comuni potremo costruire un luogo – un territorio – davvero comune a tutti: fatto di regole e di integrazione. Come detto, non è un esercizio di retorica, proprio perché sono convinto che il rispetto delle differenze che ho vissuto nella mia Leventina possa crescere e affermarsi in tutto il nostro Canton Ticino.

Grazie a tutti per l’attenzione e buon proseguimento con la conferenza pubblica.

Varietà contro il razzismo

Varietà contro il razzismo

Saluto pronunciato dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, alla serata “Varietà contro il razzismo” in occasione della settimana contro il razzismo 2016

Gentili signore,
Egregi signori,

saluto a nome del Consiglio di Stato tutti voi, presenti numerosi questa sera all’evento organizzato dal Delegato cantonale per l’integrazione.
La prima per Attilio Cometta che da qualche mese ha assunto la funzione in sostituzione di Francesco Mismirigo, dallo scorso anno al beneficio della pensione.

Per un politico è sempre scomoda la prospettiva di parlare prima di uno spettacolo.
Se il tema è complesso come quello della lotta al razzismo, il rischio di risultare didattici e magari noiosi è davvero alto. Sarò quindi breve – e non solo per modo di dire.

Si sente spesso parlare di razzismo: sui media, nei dibattiti, nei libri, nei film.
Ma è raro che ci prendiamo qualche secondo per interrogarci sul suo significato.
Il dizionario ci dice che la parola razzismo designa un’ideologia basata sulla presunzione che una razza sia superiore alle altre, e che su questa presunzione di superiorità costruisce un sistema di privilegi e discriminazioni.

La Svizzera è il frutto dell’unione fra popoli di lingua, religione e cultura differenti, che ha voluto affermare il principio dell’uguaglianza nella diversità.
Dal 1291, infatti, il nostro Paese è “unito nella diversità”.
Il principio che la diversità è una fonte di ricchezza, e che il bene della società esige che riconosciamo e rispettiamo il carattere unico e irripetibile di ognuno di noi.

Infatti, facendo convivere pacificamente persone diversissime fra loro abbiamo costruito la nostra democrazia.
Abbiamo costruito un Paese nel quale oggi, chiunque, può guardare negli occhi il suo prossimo ed esprimere il proprio pensiero, senza paura di essere sorvegliato, sanzionato o imprigionato.
Un Paese nel quale le diversità non ci fanno paura e dove l’uguaglianza non è definita dall’appiattimento delle identità regionali, bensì dai diritti ai quali tutti possono accedere se rispettiamo le regole.

Siamo un Paese che rappresenta un modello riuscito di integrazione: un’integrazione necessaria, più che mai ai nostri giorni.
Grazie agli strumenti che abbiamo messo a disposizione ai numerosi stranieri sul nostro territorio diamo loro l’opportunità di conoscere chi siamo, apprezzare le nostre tradizioni e farle proprie, senza per questo chieder loro di dimenticare la loro storia e la loro provenienza.
Un punto sul quale dobbiamo insistere per evitare fenomeni di ghettizzazione, di esclusione e di emarginazione culturale, che, quando estremizzati portano a situazioni drammatiche, come ci ricordano i tristi fatti di Parigi e di Bruxelles.

Nel nostro Paese resta inimmaginabile la situazione che si prospetta in altri Stati.
Stati che si considerano terre di libertà e porti di democrazia, ma che in realtà sono nella maggior parte dei casi agitati da tensioni razziali.

Dobbiamo però capire bene quale sia l’obiettivo che ci prefiggiamo: è un’uguaglianza che significa annullamento di tutte le diversità?
È un minestrone frullato, nel quale non è più possibile distinguere i singoli ingredienti?

Se questo è l’obiettivo, sono d’accordo sul fatto che la Svizzera non lo abbia raggiunto.
Per fortuna!

Perché la vera uguaglianza, io credo, non punta ad azzerare le differenze, ma ad unire persone diverse attorno ad alcuni principi fondamentali di convivenza.
Quei principi saldi, ancorati nella nostra Costituzione e che ci rendono cittadini liberi al tempo stesso responsabili.
I principi in base ai quali una società possa garantire a tutte le cittadine e i cittadini le stesse possibilità di realizzare liberamente le loro vite, rispettando le specificità storiche e culturali della regione.
Se definiamo in questo modo l’uguaglianza, allora forse ci accorgeremo che la nostra Confederazione è un passo avanti a tutti, nella rincorsa all’obiettivo.

La formula che tiene unita la Svizzera è l’ammissione di uguaglianza di tutti i cittadini, nella sottomissione a principi scritti prima della nostra nascita, e che ci dovranno sopravvivere.

Ringrazio quindi il Delegato e i suoi collaboratori per l’organizzazione di questo evento e della settimana contro il razzismo.
Momenti privilegiati che ci consentono di chinarci su temi complessi e spesso spinosi.
Grazie alla messa in scena di questa sera “Varietà contro il razzismo”, proveremo ad approcciarci al tema con un pizzico di umorismo…intelligente, che ci farà riflettere intrattenendoci.

Una rappresentazione che alcuni di noi hanno già avuto la possibilità di vedere lo scorso anno, ma che sono certo non mancherà comunque di stupirci.

Vi auguro quindi di cuore un buono spettacolo e vi invito, ovviamente, a una riflessione sul tema che ci ha permesso di essere qui insieme.

Vi ringrazio.
Norman Gobbi