Proprio così: fosse stato per me avrei chiuso da subito tutti i valichi secondari durante la notte!

Proprio così: fosse stato per me avrei chiuso da subito tutti i valichi secondari durante la notte!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza Norman Gobbi torna sulla polemica tutta italiana della chiusura notturna dei valichi e spiega ancora una volta gli obiettivi della misura

Sì, l’ho detto. E non ho problemi a ripeterlo. Se fosse dipesa da me la decisione, avrei chiuso durante la notte tutti i valichi secondari in Ticino, e non mi sarei limitato a un fase sperimentale della durata di sei mesi. Negli scorsi giorni sono stato contattato da diversi media italiani e mercoledì pomeriggio sono stato ospite di una trasmissione radiofonica della rete italiana rai. Ho voluto ribadire la mia posizione ma anche quella del Consiglio federale perché dall’altra parte del confine regnano confusione e disinformazione.

Ancora una volta quindi, cosa è successo realmente?

Andiamo con ordine: dal 1 aprile scorso i tre valichi di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga chiudono per un periodo di sei mesi, a titolo sperimentale, dalle ore undici di sera alle cinque di mattina. Lo scopo? Vogliamo fermare la criminalità transfrontaliera. Grazie a questa misura le nostre forze dell’ordine – così come pure quelle italiane – potranno concentrare i loro sforzi altrove. Questa è stata la volontà del Consiglio federale che ha voluto dar seguito alla mozione inoltrata dalla nostra Consigliere nazionale Roberta Pantani nel 2014. Una risposta a una richiesta chiara del Canton Ticino: far fronte al fenomeno dei furti nelle abitazioni che con l’imbrunire toccava soprattutto molti paesi situati sulla fascia di confine nel Mendrisiotto e nel Malcantone. Avrei voluto la chiusura di tutti i valichi secondari, e non solo di tre. Con questa affermazione non sto discriminando e non sto offendendo nessuno.

E allora cosa ha dato fastidio dall’altra parte del confine? La risposta è chiara: l’informazione istituzionale tra il Governo centrale italiano e i comuni di confine non è avvenuta. Invece di chiedere spiegazioni in Svizzera puntando il dito contro il Governo ticinese e quello federale, i sindaci della fascia di confine avrebbero semmai dovuto chiedere delucidazioni ai loro politici a Roma.

Infatti, nella massima trasparenza le Autorità federali – come confermato proprio da Berna negli scorsi giorni – hanno informato l’Italia già un anno fa. Il Consigliere federale Burkhalter aveva incontrato a questo proposito il ministro italiano Gentiloni già nel 2016. Da parte nostra, come Cantone, avevamo dato informazioni puntuali a partire dal 2015 tramite la Regio insubrica.

Stiamo lavorando in modo serio e coordinato e non tollero che si butti fango sull’operato delle Autorità cantonali e federali per un problema di comunicazione tra Roma e i Comuni della fascia di confine. Ma soprattutto non tollero che si faccia finta di non capire! Si è parlato di misure discriminatorie e parlo al plurale perché oltre alla chiusura notturna dei valichi nel calderone caotico montato ad arte al di là del confine è finita anche la misura del casellario. Ancora una volta: non stiamo discriminando gli italiani!
Ho provato a spiegarlo di nuovo: tutti i cittadini dell’Unione europea, di Islanda, Finlandia e Liecthenstein quando richiedono un permesso di soggiorno o di lavoro devono presentare il casellario giudiziale.

Stiamo lavorando per tutelare gli interessi dei Ticinesi. La sicurezza prima di tutto. Vogliamo impedire ai criminali di entrare a piede libero nel nostro territorio. Chi non ha commesso reati non ha nulla da temere.

Invece di scomodare l’Ambasciatore svizzero a Roma per questioni simili – evidentemente per reagire alle rimostranze dei parlamentari – alla Farnesina forse avrebbero dovuto agire diversamente. Ci sono motivi ben più gravi per cui varrebbe la pena scomodare un ambasciatore, soprattutto quando il problema è una mancata informazione tra autorità dello stesso Paese.

Per quel che mi riguarda non intendo fare dietrofront su misure come la chiusura dei valichi o la presentazione del casellario giudiziale solo perché dall’altra parte del confine è più facile sbraitare piuttosto che andare al nocciolo del problema. Continuerò a far sentire la voce dei Ticinesi. La concretezza prima di tutto!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Valichi Nessun dietrofront sulla chiusura

Valichi Nessun dietrofront sulla chiusura

Dal Corriere del Ticino | Berna conferma: Roma è stata informata oltre un anno fa – Ma intanto oltre confine è riesplosa la polemica Norman Gobbi: «Reazione tardiva, non tocca al Ticino sopperire ai problemi di comunicazione dell’Italia»

Non ci sarà nessuna retromarcia sulla chiusura notturna dei valichi minori di Novazzano paese, Pedrinate e Ponte Cremenaga. L’ha confermato all’ATS Roland Meier , portavoce del Dipartimento federale delle finanze, che ha inoltre precisato come le autorità italiane fossero a conoscenza del progetto già dallo scorso marzo. Ovvero da quando il direttore del Dipartimento degli affari esteri Didier Burkhalter aveva comunicato la decisione al suo omologo Paolo Gentiloni, oggi premier italiano. Insomma, tanto rumore per nulla? «L’impressione è che si reagisca a scoppio ritardato – commenta il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , da noi interpellato – le autorità italiane ne erano a conoscenza da tempo: oltre all’incontro tra Burkhalter e Gentiloni, da parte nostra avevamo informato la Regione Lombardia e la Regione Piemonte già nel 2015. Poi posso immaginare che i Comuni di frontiera non abbiano ricevuto comunicazioni ufficiali da Roma, ma non sta al Ticino supplire ai problemi di comunicazione interna sul lato italiano». Martedì, a un paio di giorni dall’entrata in vigore del provvedimento, l’ambasciatore svizzero a Roma Giancarlo Kessler era stato convocato d’urgenza alla Farnesina per fornire spiegazioni sulla chiusura dei valichi. In merito, precisa una nota del Ministero italiano degli esteri, Kessler ha sottolineato che «si tratta di una misura temporanea e sperimentale, che andrà presto rivista nel quadro di un ulteriore miglioramento della collaborazione fra forze di sicurezza». «La convocazione di Kessler la leggo come una risposta alle pressioni parlamentari – aggiunge Gobbi – fa parte del gioco ma non bisogna neppure esagerare». Di tutt’altro avviso il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Raffaele Cattaneo che, ieri, ha affermato: «Non è la logica dei muri e dello scontro che risolverà questo problema ma, al contrario, quella dell’incontro e della politica». L’obiettivo della Regione, ha aggiunto, «è che questa sperimentazione non proceda e che non si allarghi ad altri valichi com’era nelle intenzioni iniziali». «È l’ultimo tassello di un puzzle che dovrebbe preoccupare tutti quelli che hanno la testa sulle spalle – gli fa eco Alessandro Tarpini , responsabile nazionale dei frontalieri – una corda la si può tirare, ma a un certo punto si spezza. E dirò di più: chiudere tre valichi minori per una questione di sicurezza fa ridere i polli». Sul tema, intervistato dal Corriere del Ticino, si era espresso anche il comandante delle guardie di confine Mauro Antonini ribadendo come «la misura porterà unicamente un leggero sollievo, come l’assunzione di un aspirina quanto si ha mal di testa». Tornando oltre confine, a preoccupare Tarpini non è però «il disagio di una simile misura, piuttosto il clima generale che si sta creando e il fatto che la classe dirigente ticinese sembra fare a gara a chi la spara più grossa. In un discorso generale, tra limitazioni al mercato, controlli e provvedimenti simili c’è una corona di rosario che avrà non so quanti grani». «La scelta dei valichi è stata fatta in maniera coordinata tra le Guardie di confine e la Polizia cantonale – precisa Gobbi – sono stati scelti proprio perché valichi secondari con un’alternativa in prossimità e in territori confrontati con furti e rapine. È stata una decisione di carattere operativo, non politico». Sollecitato sull’affermazione «fosse per me li chiuderei già tutti», rilasciata ai microfoni di Radio Rai 1, Gobbi è schietto e diretto: «Come Dipartimento in fase di consultazione avevamo già risposto che eravamo per la chiusura di tutti i valichi, o comunque per la conferma di quelli presenti nel postulato di Roberta Pantani. Poi si è scelto di fare un periodo di prova, ma la mia visione politica non cambia. In fin dei conti, fino al 2009 questa era la realtà». Inoltre, conclude Gobbi, «ricordo che fino a pochi giorni fa l’unico valico doganale chiuso era quello di Maslianico. E per volontà delle autorità italiane».

(Articolo di Viola Martinelli)

“Fosse per me, li chiuderei già tutti”

“Fosse per me, li chiuderei già tutti”

Da Ticinonews.ch – Norman Gobbi, ai microfoni della Rai, ha chiarito al pubblico italiano i contorni della chiusura dei valichi

Mentre Berna nella giornata odierna ha fornito una risposta ufficiale alle autorità italiane sulla chiusura notturna di tre valichi ticinesi (vedasi SUGGERITI), non si può certamente dire che sui media italiani negli ultimi giorni siano circolate informazioni completamente esatte in merito al provvedimento in fase di test per 6 mesi.

NormanGobbi, invitato quest’oggi ai microfoni di Radio Rai 1 durante la trasmissione “Restate Scomodi” ha quindi provato a fare un po’ di chiarezza, smentendo alcune imprecisazioni trapelate anche a causa di un articolo del Corriere della Sera, criticato dal ministro ticinese. Gobbi ha sottolineato come il Ticino sia la frontiera “più aperta e permeabile” della Svizzera e che la chiusura decisa “riguarda una fascia oraria che non ostacola l’attività lavorativa”.

Ma perché i criminali dovrebbero attraversare durante la notte le frontiere? Il Consigliere di stato, ammettendo che le rapine nei distributori di benzina hanno luogo di giorno, ha però spiegato che “i furti in abitazione, quelli che colpiscono di più nella percezione dei cittadini, avvengono soprattutto di notte”. La misura, secondo Gobbi, si renderebbe sostanzialmente indiscutibile per la situazione di comuni come Astano che “è stato per alcuni anni il luogo con il maggior numero di reati pro-capite, proprio perché a ridosso della frontiera.”

In collegamento telefonico ai microfoni della Rai, vi era anche Domenico Rigazzi, sindaco di Cremenaga, che ha ribadito di “non essere stato informato né dalle autorità italiane, né da quelle svizzere”: “Lo abbiamo appreso dai media, ma ci chiediamo: perché chiudere Cremenaga e non altri valichi minori come Fornasette?”

La risposta del direttore del Dipartimento delle Istituzioni è lapidaria: “Fosse per me, li chiuderei già tutti. Ma questa è una fase di test. Sono stati scelti questi valichi minori perché comunque pochi km più a est o a ovest si può transitare. Non è una chiusura ermetica come invece successo altrove – ha inoltre aggiunto il ministro – Come successo sui confini Francia/Italia, con problemi d’applicazione di Schengen… In quel caso mi sembra che la Farnesina non abbia detto qualcosa.”

Gobbi è tornato inoltre a sottolineare che il contatto con le autorità provinciali e statali c’è stato: “Un anno fa il nostro ministro degli esteri parlò con Gentiloni di questa fase di test.”

Secca infine la risposta alla giornalista che chiedeva spiegazioni sul casellario giudiziale, “chiesto solo agli italiani” secondo alcuni media: “Se lei fosse venuta a chiedermelo, le avrei spiegato che il casellario giudiziale lo chiediamo a tutti i cittadini che vengono a lavorare da noi, di qualsiasi nazionalità”.

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Chiusura dei valichi secondari: una “prova” di sicurezza

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza esprime la propria soddisfazione per l’inizio del periodo sperimentale

Sono passati tre anni da quando la nostra Roberta Pantani presentò una mozione al Consiglio federale per chiedere la chiusura notturna dei valichi secondari tra la Svizzera e l’Italia. Un dossier che più volte nei miei incontri oltre Gottardo ho rimesso sul tavolo della discussione con le Autorità federali. La dimostrazione che il lavoro di squadra, e la perseveranza sui temi, quando toccano i bisogni concreti dei cittadini, porta risultati.

Ma partiamo dall’inizio: le regioni a ridosso del confine come il Mendrisiotto e il Malcantone sono state in passato il teatro di atti criminali come rapine e furti nelle abitazioni. Fenomeni che negli ultimi anni hanno subito una diminuzione grazie soprattutto all’ottimo lavoro della Polizia cantonale insieme alle polizie comunali e alle guardie di confine. Ma la guardia deve sempre rimanere alta e le autorità politiche devono attuare tutte le misure possibili per prevenire e contrastare questo genere di reati.

In passato quindi, avendo recepito le legittime preoccupazioni di cittadini e Municipi, ho rivendicato in più occasioni a Berna la chiusura notturna dei valichi di confine secondari (come già avviene da anni per motivi doganali con il valico di Pizzamiglio), e questo in base alle disposizioni doganali in vigore tra Svizzera e Unione europea. Una misura sollecitata anche nel marzo 2014 dall’atto parlamentare depositato dalla nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani, che ha poi raccolto il sostegno delle Camere federali e in ultima battuta del Consiglio federale.

Non posso quindi che esprimere soddisfazione per la recente decisione dell’autorità federale di prevedere la chiusura notturna temporanea di tre valichi secondari (Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga), mostrando una particolare sensibilità al concreto problema della criminalità transfrontaliera (sebbene la mozione Pantani richiedesse la chiusura di tutti e sedici i valichi secondari e la richiesta del Consiglio di Stato di considerarne perlomeno dieci). Una misura che sarà testata – dal 1. aprile prossimo per sei mesi, dalle ore 23 alle 5 di mattina – con l’obiettivo di combattere la criminalità transfrontaliera. Un primo passo concreto per la tutela dell’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio.

E per chi si è chiesto, cosa avete fatto nel frattempo? Rispondo serenamente, portando i fatti: in questi tre anni non siamo rimasti con le mani in mano in attesa che il Consiglio federale si determinasse sulle misure di sua competenza che ritengo da tempo necessarie.

Infatti, negli scorsi anni ci siamo attivati per contrastare la recrudescenza della criminalità transfrontaliera e, abbiamo rafforzato la collaborazione tra Polizia cantonale, Guardie di confine e Polizie comunali. Una sinergia fondamentale per far fronte ai fenomeni che espongono le regioni di frontiera ad azioni criminali quali le entrate illegali sul nostro territorio. Un fenomeno con il quale il nostro Cantone è confrontato da tempo soprattutto con l’aumento della pressione migratoria al confine sud.

Ma non è finita qui! Dal 2015 si è registrata una diminuzione, in controtendenza con gli anni precedenti, dei furti sul territorio e in particolare nella regione del Mendrisiotto. Un successo che è stato possibile raggiungere in particolare grazie alla regionalizzazione delle gendarmeria. Una misura che ho fortemente voluto nel corso della passata legislatura per riportare la polizia sul territorio, avvicinandola ai cittadini.

E infine non va dimenticato un passo fondamentale: il rafforzamento della Polizia cantonale sia per quel che concerne gli uomini a disposizione sia per quel che riguarda i mezzi a disposizione.

Non mi stancherò mai di ripeterlo: la sicurezza di tutti i ticinesi e di tutto il nostro territorio è una delle mie priorità. La chiusura dei valichi secondari è una delle misure che abbiamo attuato per garantirla. Si tratta infatti di uno dei beni essenziali e irrinunciabili per tutti i ticinesi. E questo dimostra che ai proclami politici la Lega dei Ticinesi preferisce la concretezza: ai bisogni e ai problemi dei cittadini ancora una volta abbiamo risposto unendo le forze e fornendo soluzioni reali e tangibili. Non solo parole quindi, ma soprattutto fatti! Per la sicurezza di tutto il nostro Cantone e di tutta la Svizzera.

Norman Gobbi
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Chiusura notturna, a titolo di prova, di tre valichi di confine secondari in Ticino

Chiusura notturna, a titolo di prova, di tre valichi di confine secondari in Ticino

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Per la durata di sei mesi, a partire dal prossimo 1. aprile, sarà introdotta in Ticino la chiusura notturna – dalle 23 alle 5 – di tre valichi secondari di confine tra Svizzera e Italia: Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Questo progetto pilota è legato alla mozione 14.3035 della Consigliera nazionale Roberta Pantani. L’obiettivo è raccogliere informazioni sugli effetti concreti di una simile misura.

Le valutazioni svolte a livello federale e cantonale – in base a criteri di legati alla sicurezza e ai volumi di traffico transfrontaliero – hanno permesso di identificare nel Sottoceneri tre valichi idonei per l’avvio di una fase di sperimentazione, che comporterà la chiusura notturna al transito per un periodo di 6 mesi.

Grazie a un monitoraggio dei transiti notturni attraverso i tre valichi interessati dalla misura, è stato in particolare possibile constatare che la media dei passaggi infrasettimanale si attesta a circa 90 veicoli, con punte di 242 a Ponte Cremenaga; nel fine settimana il valore sale a circa 110 veicoli. La percentuale di veicoli svizzeri si attesta attorno al 20% del transito totale.

L’attuazione della misura sarà affidata al Corpo Guardie di Confine, che – con la collaborazione della Polizia cantonale – provvederà alla chiusura e alla riapertura dei tre punti doganali. Anche durante le ore in cui i valichi saranno chiusi, è previsto un monitoraggio attraverso sistemi di videosorveglianza, a garanzia della sicurezza della popolazione residente nei dintorni.

Alla fine del progetto pilota verrà effettuata una valutazione che permetterà, in particolare, di individuare gli effetti di tale misura sulla lotta alla criminalità transfrontaliera e sui flussi di traffico.

Il Dipartimento delle istituzioni esprime piena soddisfazione della decisione del Dipartimento federale delle finanze che ha mostrato una particolare sensibilità al problema della criminalità transfrontaliera e della realtà cantonale.

Salvini: “In Italia è in atto una sostituzione etnica”

Salvini: “In Italia è in atto una sostituzione etnica”

Da tvsvizzera.it | Matteo Salvini, segretario federale della Lega Nord, non ha peli sulla lingua quando si tratta di parlare di immigrazione. L’Italia dovrebbe chiudere le frontiere e fare maggiori controlli. Oggi non si può più parlare di integrazione, afferma Salvini. Sono così tanti gli immigrati in certi quartieri delle grandi città italiane che ormai si deve parlare di “sostituzione etnica”.

Matteo Salvini, Norman Gobbi. Le due facce del leghismo transfrontaliero. Uno, segretario federale della Lega Nord. L’altro, Consigliere di stato del Canton Ticino della Lega dei ticinesi.

Un confronto tra i due politici sull’immigrazione clandestina o illegale lo si è avuto a Milano a margine della presentazione del libro “Immigrazione, tutto quello che dovremmo sapere” di Gian Carlo Blangiardo, Gianandrea Gaiani e Giuseppe Valditara.

L’emergenza immigrazione è nota. Nel 2016 sono stati circa 181mila gli immigrati sbarcati in Italia. In Svizzera le entrate illegali sono state quasi 50mila. Come arginare questo flusso migratorio?

La Lega propone di velocizzare le pratiche per le domande d’asilo ma soprattutto di spostare al di là del Mediterraneo la frontiera. È direttamente nei paesi africani – afferma Salvini – che si dovrebbe stabilire chi ha il diritto di immigrare e chi no. Magari con l’aiuto dell’ONU.

Immigrazione illegale

Su un altro punto Salvini e Gobbi sono d’accordo: la maggior parte degli immigrati che giungono in Europa sono “illegali”. Come ama ricordare Salvini, solo il 5% delle persone che giungono in Italia sono dei veri rifugiati. Un altro 30% ha diritto ad altre forme di protezione temporanea. Ma la maggior parte degli immigrati sono illegali. E come tali vanno chiamati secondo Salvini e Gobbi.

Asse Bruxelles-Berna

Bruxelles per Matteo Salvini non esiste. L’Italia è sotto pressione. Porta d’entrata europea degli immigrati, così come la Grecia, l’Unione europea, secondo Salvini, non ha fatto molto per aiutare l’Italia: Bruxelles è lontana da Roma.

Così come l’Italia lo è per l’Europa, anche il Ticino è la porta d’entrata della Confederazione. Al confine sud della Svizzera la pressione è altrettanto forte. Lo scorso anno dei quasi 50mila immigrati illegali, quasi 35mila sono entrati da Chiasso. Per Norman Gobbi il Ticino è spesso lontano da Berna. Sebbene, per stessa ammissione di Gobbi, la collaborazione con il governo federale è buona.

Il video e l’articolo su tvsvizzera.it: http://www.tvsvizzera.it/tvs/immigrazione-clandestina_salvini—in-italia-è-in-atto-una-sostituzione-etnica-/42961900

Valichi, la Confederazione non paga

Valichi, la Confederazione non paga

Da Ticinonews.ch | Intanto Gobbi replica alle autorità italiane: “La Regio era informata dei test sulle chiusure notturne”

La Confederazione non sborserà un franco. La chiusura notturna dei valichi minori – almeno durante la sua fase di test – sarà interamente a carico del Cantone. Il nodo è stato sciolto negli scorsi giorni, assieme ad un’altra questione finanziaria, questa volta decisamente positiva per il nostro Cantone. Secondo le ultime stime, l’operazione non costerà 200 mila franchi per valico come preventivato in un primo momento bensì solo 10 mila. Lo ha dichiarato il direttore del DI Norman Gobbi ai microfoni di Teleticino.

I test – ricordiamo – cominceranno in primavera a Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Per 7 mesi, le saracinesche scenderanno tra le 23 e le 5 del mattino. Un piano d’azione contro cui le autorità italiane di confine recentemente hanno manifestato la propria contrarietà, lamentando il fatto che la misura non è stata in alcun modo né concordata né comunicata.

“Sono sorpreso”, ha dichiarato Norman Gobbi a Teleticino: “La questione è stata affrontata all’interno della Regio insubrica”.

Per tutti i dettagli ascolta in servizio di Teleticino: http://www.teleticino.ch/video/servizi-tg/345757/chiusura-notturna-la-confederazione-non-paga

L’ira del Pirellone sul Ticino

L’ira del Pirellone sul Ticino

Dal Giornale del Popolo | Dopo la tentata rapina a Monteggio e il traffico in tilt, la Regione Lombardia approva una mozione con cui si chiede di vietare la chiusura delle frontiere

Tutti contro la Svizzera. È stato unanime, ieri pomeriggio, il voto del Consiglio
regionale della Lombardia a favore di una mozione vertente su quanto capitato il 5 dicembre, dopo la fallita rapina alla Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio, ovvero la chiusura dal versante ticinese dei valichi di frontiera, che ha causato code chilometriche, giacché l’orario del tentato assalto è coinciso con il rientro a casa dei frontalieri.

Marsico (FI): «Violato Schengen»
Il primo firmatario dell’atto parlamentare presentato al Pirellone è stato il varesino Luca Marsico (Forza Italia), il quale ha sostenuto che «attraverso l’approvazione di questo atto, il Consiglio regionale lombardo ha declinato un impegno preciso che va nella direzione dell’assoluta tutela degli oltre 60.000 lavorativi italiani frontalieri. È necessario infatti che non si ripetano azioni unilaterali da parte della Confederazione Elvetica in violazione del trattato di Schengen, oltre che lesive dei diritti dei lavoratori italiani». Delle parole per nulla tenere nei confronti delle autorità ticinesi, anche se, ha concluso Marsico, «auspico che per il futuro si possa giungere a una piena condivisione, evitando azioni, come quella di specie, non motivate né giustificate dalle norme come nel caso occorso lo scorso dicembre, che non presentava affatto minaccia grave per l’ordine pubblico o per la sicurezza dello Stato».
Come detto, anche gli altri gruppi (PD, Lega Nord, Movimento 5 stelle) hanno appoggiato compattamente la mozione, che, rispetto al testo originale, è stata resa più stringente da un emendamento avanzato dai leghisti d’oltreconfine. Come ha proposto il consigliere del Carroccio Dario Bianchi, il testo approvato dalla Lombardia impone alla sua giunta di pretendere, tramite il Governo romano, spiegazioni formali dalla Svizzera, e, qualora queste spiegazioni non fossero ritenute pertinenti, di chiedere il deferimento della Confederazione di fronte al Comitato esecutivo di Schengen, per violazione dei trattati. Oltretutto il leghista ha chiesto che «vengano riconosciuti formalmente da parte elvetica i danni causati ai nostri cittadini». Inoltre va detto che anche la giunta regionale, per bocca dell’assessora Francesca Attilia Brianza (Lega Nord), ha appoggiato la mozione. La rappresentante dell’Esecutivo in particolare ha sostenuto che «c’è stato sicuramente un disagio, causato anche dalla coincidenza col rientro dei frontalieri proprio a quell’ora, ma è un disagio che noi non giustifichiamo». L’esponente della giunta ha affermato anche che, a suo avviso, il Centro di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso «non sarebbe stato sufficientemente sollecitato» in tale circostanza e che, per evitare in futuro situazioni simili, della questione verrà investito anche il “tavolo sulla sicurezza” della Regio Insubrica.

Gobbi ribatte: «Tutto regolare»
Quanto accaduto ieri al Pirellone ovviamente non cambia la posizione già espressa dal Consiglio di Stato, in particolare dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il quale, raggiunto a Berna dal GdP subito dopo il voto lombardo, ha ribadito che le autorità ticinesi hanno agito correttamente. Inoltre ha sostenuto che «le nostre forze dell’ordine hanno una missione primaria: garantire la sicurezza dei cittadini e del territorio in cui viviamo. È quello che ho evidenziato a inizio dicembre dello scorso anno quando ho commentato una prima reazione da parte italiana. Ed è quello che voglio ribadire anche di nuovo alla luce della mozione approvata dal Consiglio regionale della Lombardia». Dunque il consigliere di Stato ha confermato che «non si è trattato di un’azione spropositata: il dispositivo cantonale in caso di questi reati gravi prevede dei controlli intensivi alle frontiere nel momento in cui scatta l’allarme. Tra le misure è anche possibile bloccare le frontiere in modo temporaneo per evitare la fuga oltreconfine. Il Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale è stato inoltre da subito coinvolto nell’operazione e ha informato i comandi provinciali di polizia della chiusura dei valichi».

Il precedente degli arresti nel 2015
Infine il consigliere di Stato ha ricordato che il sigillo dei nostri confini è stato attuato diverse volte anche in passato, con successo. «Il blocco della frontiera scattò anche alla fine di marzo 2015 – ha concluso Gobbi – quando fu commessa una rapina a mano armata ai danni di un distributore di benzina. Grazie alla chiusura temporanea dei valichi regionali fu possibile procedere all’arresto sul nostro territorio degli autori del reato. Misure di questo tipo servono per tutelare un bene fondamentale: la sicurezza del Ticino e della regione intera. Non sono atti discriminatori nei confronti dei lavoratori frontalieri. La collaborazione con le autorità italiane in materia di sicurezza è ottima, l’ho già ribadito a più riprese. Prossimamente incontrerò ancora il prefetto di Como, con il quale abbiamo degli ottimi rapporti. Inoltre il Governo di Roma sta collaborando attivamente con le autorità federali e cantonali per l’esperimento di chiusura notturna di alcuni valichi annunciato dal Consiglio federale».

Italiens No freut Gobbi

Italiens No freut Gobbi

Da Blick.ch | Lega-Staatsrat hofft auf weniger Flüchtlinge – Der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi wünscht sich nach der Abstimmung in Italien mehr Einfluss von rechts. Zum Wohle der Schweiz.

Italiens Ministerpräsident Matteo Renzi hat am Sonntag eine grosse Klatsche eingefangen. Die Stimmberechtigten schickten eine von ihm initiierte Verfassungsreform bachab. Grund genug für Renzi, seinen Rücktritt zu verkünden.

Im Tessin ist man über das Abstimmungsresultat nicht unglücklich. Lega-Staatsrat Norman Gobbi hofft nämlich, dass sich nun das Migrationsproblem löst. Gobbi zu BLICK: «Das Nein ist auch ein Signal gegen die Flüchtlingspolitik. Es ging nicht nur um die Verfassungsreform, sondern auch um den Premierminister und seine Politik. Die Linken haben nicht die Interessen des eigenen Landes verfolgt. Zum Beispiel wurde das Problem der Flüchtlinge nicht angepackt.»

Hoffnung auf mehr politischen Einfluss

Gobbi würde eine Politik in Italien begrüssen, die nicht nur die Flüchtlinge aus dem Mittelmeer rettet, sondern den Zustrom aus Afrika eindämmt und die eigenen Grenzen besser kontrolliert.

Nach dem Nein hofft Gobbi, dass Vertreter aus der rechten Lega Nord und der Fünf-Sterne-Bewegung mehr politischen Einfluss bekommen. «Denn so würde die Flüchtlingspolitik endlich angepackt und die Flüchtlingsströme eingedämmt.»

Molinazzo Ritrovata l’auto dei rapinatori

Molinazzo Ritrovata l’auto dei rapinatori

Dal Corriere del Ticino | La vettura utilizzata per il tentato assalto alla Raiffeisen era abbandonata in un posteggio di Cremenaga – Critiche dall’Italia per i disagi dovuti al blocco dei valichi – Gobbi: «Essenziale per garantire la sicurezza»

È stata ritrovata ieri mattina dalle forze di polizia italiane, abbandonata in un posteggio a Cremenaga, a poche centinaia di metri dal valico con il Ticino, la Fiat Uno metallizzata utilizzata dai due malviventi che lunedì pomeriggio hanno tentato di assaltare la banca Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio. La vettura è risultata rubata la mattina dello stesso giorno in territorio di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Con la stessa i due banditi sono entrati in Svizzera e sono precipitosamente rientrati in Italia dove si sono poi trasferiti su un’auto «pulita» per dileguarsi. Sono in corso gli accertamenti tecnico scientifici sulla Fiat alla ricerca di tracce biologiche e impronte digitali che portino all’identificazione dei criminali, ma è soprattutto dalle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza ai valichi, da cui gli inquirenti si attendono risposte importanti.

Come noto l’incursione non andata in porto è durata soltanto 32 secondi. Dopo essere entrati nella banca, i malviventi hanno lanciato un sostanza liquida nel locale intimando «questa è una rapina». La reazione degli impiegati è stata quella di chiudere immediatamente la porta. Colti di sorpresa i rapinatori hanno deciso di abbandonare precipitosamente il campo. Immediatamente la Polizia cantonale e le Guardie di Confine hanno iniziato una serrata caccia installando posti di blocco nella regione: essendovi il forte sospetto che i banditi si trovassero ancora in territorio svizzero, è stato messo in atto il dispositivo che prevede la chiusura totale dei valichi.

Si tratta di provvedimenti inevitabili in situazioni del genere ma che, visto l’orario che coincideva con il rientro di migliaia di lavoratori ticinesi e frontalieri, hanno finito con il creare gravi disagi alla circolazione in tutto il Sottoceneri e soprattutto lungo la fascia di confine, scatenando non poche polemiche soprattutto da parte italiana.

Scontri verbali

«La chiusura totale della dogana di Lavena Ponte Tresa, dopo la tentata rapina, ha di fatto intrappolato moltissimi lavoratori frontalieri italiani per ore e rappresenta un fatto assai grave», ha commentato Luca Marsico , consigliere di Forza Italia alla Regione Lombardia, annunciando nel contempo l’intenzione di presentare una mozione in Consiglio regionale per fare piena chiarezza sull’accaduto. Accuse sono giunte anche dal sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino , che ha parlato addirittura di sequestro di persona e di violazione del trattato di Schengen dicendosi intenzionato a denunciare il fatto al Ministero degli esteri. Dal canto suo il prefetto di Varese, Giorgio Zanzi , ha reso noto che la frontiera non è stata mai formalmente chiusa, ma si sono alzati i livelli di controllo. Ad ogni modo – ha aggiunto – la questione è stata esaminata e riportata ai livelli più alti del dipartimento statale competente e, lunedì sera si è intervenuti per trovare una soluzione. «Ci siamo mossi con le forze di Polizia per capire il problema e spiegare alle autorità elvetiche le difficoltà che la loro legittima iniziativa stava creando ai frontalieri. Questo fatto ci ha permesso di comprendere che dovrà esserci un maggiore coordinamento con la Svizzera – ha detto il rappresentante del Ministero degli interni a Varese –. Il flusso di informazioni di polizia non è mai mancato, ma bisognerà mettere in campo anche misure idonee per la viabilità».

Sul caso sempre ieri è intervenuto anche il capo del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi che, in nel corso di un’intervista rilasciata a TicinoNews, ha ribadito che non si è trattato di un provvedimento spropositato ricordando altresì che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza.

Il consigliere di Stato ha invece definito sproporzionata la reazione delle autorità locali d’oltre confine, confermando il proprio sostegno alle misure d’urgenza attuate. «Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento». Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali, un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle Polizie comunali. «Si tratta di una misura che consente di reagire celermente – ha concluso il ministro – nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico».