Una presidente per la Regio

Una presidente per la Regio

Da RSI.ch l L’assessore di regione Lombardia con delega ai rapporti con il canton Ticino Francesca Brianza è stata investita oggi, giovedì, della carica presidenziale della Regio Insubrica per l’anno a venire, venendo così a sostituire il Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, che l’ha detenuta dal 2015.

“Sono onorata di assumere la presidenza della Regio Insubrica, organo che sta diventando sempre più un punto di riferimento fondamentale sia per la risoluzione di tante problematiche transfrontaliere, sia per mettere a frutto le varie opportunità”, ha dichiarato la neoeletta. “In un periodo di grande incertezza dovuto al nuovo riassetto istituzionale previsto dalla Riforma Costituzionale e alla revisione degli accordi bilaterali italo-svizzeri, il prossimo passo sarà costituire tavoli tematici per sviluppare ambiti fondamentali come viabilità, lavoro, sport, cultura e turismo”.

L’investitura ha avuto luogo durante l’assemblea generale della Regione Insubrica tenutasi a Villa Gallia a Como e alla quale è intervenuto, tra gli altri, anche il cancelliere dello Stato del Canton Ticino e segretario della Regio Giampiero Gianella.

Odescalchi, c’era anche Parmelin

Odescalchi, c’era anche Parmelin

Da ticinonews.ch l Si avvia alle fasi conclusive l’operazione Odescalchi: la più grande collaborazione transfrontaliera organizzata dall’Esercito svizzero partita domenica all’alba con la simulazione di un maxi incidente ferroviario a ridosso del confine.

Nelle ultime ore i 5000 militi e partner civili impegnati sul campo hanno ultimando i lavori di ripristino tra Chiasso e Como. In particolare si è proceduto allo sgombero delle macerie, alla messa in sicurezza dei cantieri e alla ricostruzione degli assi stradali. Un esercizio imponente di cui nei prossimi giorni TeleTicino proporrà un ampio reportage e che oggi numerose autorità hanno potuto visitare in prima persona. Tra loro il consigliere federale Guy Parmelin, i ministri Paolo Beltraminelli e Norman Gobbi e il prefetto di Como Bruno Corda.

“Sono impressionato dalla giornata” ha affermato il Consigliere federale ai microfoni di TeleTicino. “Penso che l’esercizio sia stato preparato in modo eccellente e anche che potremo trarne degli insegnamenti per essere ancora migliori”.

Gobbi «Migranti da sud? Preferirei spedirli indietro»

Gobbi «Migranti da sud? Preferirei spedirli indietro»

Dal Corriere del Ticino del 15 giugno 2016

È di pochi giorni fa la notizia che nella prima settimana di giugno sono arrivati 719 migranti ai confini ticinesi, una cifra record nel 2016 e una tendenza secondo l’Amministrazione federale delle dogane in accelerazione. Una situazione che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha definito «non ancora d’emergenza» in un’intervista rilasciata alla SRF. Gobbi ha tuttavia rilevato i problemi di tipo finanziario che il Cantone è chiamato ad affrontare, poiché nonostante la registrazione dei migranti spetti alla Confederazione attraverso i Centri di registrazione come quello di Chiasso, il loro smistamento è compito dei Cantoni. «Nel primo semestre del 2016 abbiamo avuto costi aggiuntivi per circa 5 milioni di franchi» ha sottolineato Gobbi, che quindi ha aggiunto che preferirebbe rimandare indietro i profughi provenienti dall’Italia. «Non mi importa se sono già stati registrati in Italia o meno», ha dichiarato.

Tessin will Grenzgänger-Regelung beibehalten

Tessin will Grenzgänger-Regelung beibehalten

Da SRF.ch l Rund ein Jahr nach der umstrittenen Einforderung von Strafregisterauszügen bei Niederlassungsbewilligungen der Kategorie B und G hat die Regierung des Kantons Tessin eine erste Bilanz gezogen. Weil die Massnahme mehr Sicherheit gebracht habe, soll auch in Zukunft so verfahren werden.

In 33 Fällen seien im vergangenen Jahr Bewilligungen B (Aufenthaltsbewilligung) und G (Grenzgängerbewilligung) nicht erteilt worden, weil die Antragssteller eine kriminelle Vorgeschichte hatten, sagte Staatsrat Norman Gobbi (Lega) vor Medienvertretern in Bellinzona.

Grenzübergang nach Como, Italien.
Nach einem Jahr Erfahrungen will die Tessiner Regierung die umstrittene Grenzgänger-Regelung beizubehalten. Keystone / Archiv

Die Gesamtzahl aller untersuchten Anträge im vergangenen Jahr lag bei 17’468. Von diesen seien 192 Fälle aufgrund begangener Straftaten näher untersucht worden. Die 33 abgelehnten Anträge stammten unter anderem von Personen, die «ein erhebliches Sicherheitsrisiko» darstellten, sagte Gobbi – flüchtig sei von ihnen jedoch keiner gewesen. Der Staatsrat nannte einen konkreten Fall, bei dem der Antragssteller bereits zu insgesamt 30 Jahren Haft verurteilt worden war, unter anderem wegen Mordes.

Von den abgelehnten Personen, hatten 29 einen Antrag für eine G-Bewilligung gestellt, waren also Grenzgänger aus dem benachbarten Italien. Vier zurückgewiesen Personen hatten sich dagegen um die Aufenthaltsbewilligung B beworben.

Regierung unterstützt die Massnahme

Es handle sich um eine «effiziente» und keinesfalls diskriminierende Massnahme, sagte Regierungspräsident Paolo Beltraminelli (CVP). Die Regierung habe sich deshalb einstimmig dafür entschieden, sie weiterhin aufrecht zu erhalten. Das Sicherheitsdepartement von Norman Gobbi habe nun Auftrag erhalten, weitere Varianten auszuarbeiten, die mit internationalem Recht kompatibel sein sollen.

Spätestens bis zum Inkrafttreten des bereits paraphrasierten Abkommens zwischen der Schweiz und Italien solle die Ersatzmassnahme gelten. Über das gesamte Vorgehen werde die Tessiner Kantonsregierung in den kommenden Tagen auch Bundesrat Ueli Maurer (SVP) informieren.

SEM kritisierte Tessiner Vorgehen

Im September 2015 hatte Staatsrat Gobbi für seine Massnahme breite Rückendeckung durch das Tessiner Kantonsparlament erhalten. Der Grosse Rat forderte darüber hinaus, Strafregisterauszüge für Aufenthaltsbewilligungen künftig landesweit einzufordern.

Im Juni vergangenen Jahres erklärte das Staatssekretariat für Migration (SEM) den Tessiner Vorstoss für nicht zulässig. Das generelle und flächendeckende Einfordern von Strafregisterauszügen, auch auf kantonaler Ebene, widerspreche dem Personenfreizügigkeitsabkommen und dem europäischen Gemeinschaftsrecht, hiess es damals.

http://m.srf.ch/news/schweiz/tessin-will-grenzgaenger-regelung-beibehalten

Sicurezza: vietato l’ingresso in Ticino ad estremista

Sicurezza: vietato l’ingresso in Ticino ad estremista

Dal Mattino della domenica del 1. maggio 2016
Grazie al Dipartimento delle istituzioni è stato fermato un potenziale attentatore

Negli scorsi giorni è balzata agli onori della cronaca la notizia dell’arresto in Italia di un uomo sospettato di essere affiliato all’ISIS. La Polizia cantonale da tempo, grazie all’ottimo lavoro dei suoi servizi d’informazione, teneva sotto controllo il sospettato che entrava regolarmente in Ticino. Un settore, quello dei servizi segreti delle nostre forze dell’ordine, che ho deciso di potenziare alcuni anni fa per far fronte alle nuove esigenze in ambito di sicurezza. Una decisione che oggi si è dimostrata vincente! Tra i compiti principali di questa sezione v’è infatti anche il monitoraggio delle situazioni legate ad attività terroristiche. Ed è proprio a seguito della segnalazione da parte del Dipartimento delle istituzioni da me diretto alle Autorità federali che all’uomo è stato vietato l’ingresso nel nostro Paese. Un importante obiettivo raggiunto in termini di sicurezza e di ordine pubblico, che deve farci riflettere su questi fenomeni preoccupanti, in particolare alfine di farci trovare sempre pronti per difendere il nostro Paese e i nostri cittadini.

Molte persone mi hanno chiesto cosa stiamo facendo alle nostre latitudini per scongiurare questo tipo di situazioni. Come ho ribadito più volte, soprattutto dopo i violenti fatti che hanno scosso la Francia e il Belgio negli mesi scorsi, in Ticino ci stiamo muovendo su più fronti. La sicurezza è infatti sempre stata e rimarrà anche in futuro una priorità del sottoscritto. La collaborazione con la Confederazione e con le forze dell’ordine italiane, specialmente nell’ambito dello scambio d’informazioni e di dati, come nel caso del pugile jihadista fermato in Italia, risulta fondamentale per poter identificare ed evitare la formazione di cellule radicali che possono commettere atti terroristici. Per riuscire a sorvegliare il nostro Cantone, è dunque essenziale avere occhi aperti e orecchie tese anche in merito a quanto accade vicino a noi e non solo in casa nostra.
La collaborazione con autorità svizzere e straniere assume un ruolo decisivo: per questo, come ho fatto anche nelle scorse settimane a Roma e a Berna, mi muovo spesso in prima persona incontrando gli attori attivi come me nell’ambito della sicurezza.

Oltre a ciò, un’altra priorità è quella di evitare la ghettizzazione di questo tipo di persone. Per farlo dobbiamo trasmettere i nostri valori di libertà e democrazia ed evitare assolutamente che nelle nostre Città nascano società parallele. Al di là del confine non mancano infatti luoghi di radicalizzazione riconosciuti dalle autorità italiane. Un monito per tutti noi. Se non riusciremo a raggiungere questo obiettivo rischieremmo di venire attaccati sul nostro modo di vivere, sulla nostra cultura, sulle nostre libertà e abitudini quotidiane, come è accaduto a Parigi e Bruxelles. Per contrastare questo genere di fenomeni riveste naturalmente un ruolo fondamentale il presidio del territorio grazie all’operato della Polizia cantonale e al suo coordinamento con i diversi partner, a cominciare dalle Polizie comunali e dalle Guardie di confine. Un coordinamento che ho voluto rafforzare negli ultimi anni mediante progetti concreti. Infine, ma non da ultimo, anche la popolazione può e deve fare la sua parte. Grazie alle segnalazioni di situazioni sospette da parte dei nostri cittadini – le nostre sentinelle sul territorio! – è difatti possibile fermare e contrastare anche fenomeni terroristici. Uno per tutti, tutti uniti per la sicurezza del nostro splendido Ticino!

Norman Gobbi

Lavoro d’intelligence ticinese

Lavoro d’intelligence ticinese

Da Cdt.ch l Abderrahim Moutaharrik arrestato ieri a Milano in quanto sospettato di attività terroristiche e affiliazione all’ISIS era tenuto d’occhio dalla Polizia cantonale

Il 25 marzo Abderrahim Moutaharrik, il kickboxer di Lecco arrestato ieri a Milano in quanto sospettato di attività terroristiche e affiliazione all’ISIS, ricevette (come da noi anticipato) il divieto d’entrata in Svizzera. L’uomo (classe 1988) aveva quasi giornalmente frequentato, fino a settembre 2015, una palestra di Lugano (il Fight Gym Club di Canobbio) ed era in stretto contatto con Oussama Khachia, lo «jihadista di Viganello» presumibilmente ucciso in Siria in dicembre, dove stava combattendo come foreign fighter.

Il divieto d’entrata in Svizzera, come ci ha confermato oggi il consigliere di Stato Norman Gobbi (responsabile del Dipartimento delle istituzione), è stato intimato a Moutaharrik dal competente ufficio federale su segnalazione del Canton Ticino. Il kickboxer era dunque tenuto d’occhio dalla Polizia cantonale. “In particolare – ci spiega Gobbi – dal lavoro della sezione gestione informazioni, potenziato alcuni anni fa, che ha tra i suoi compiti anche quello di monitorare questo tipo di situazioni. E l’autorità federale, per decidere di emanare un divieto d’entrata, si è bastata su indicazioni da noi fornite, che si sono dunque rivelate solide”.

Su come la Polizia cantonale sia arrivata ad evidenziare la pericolosità di Moutharrik c’è comunque il “no comment” da parte delle autorità. “Dobbiamo comunque chiaramente capire – continua Gobbi – che per monitorare il nostro territorio è importantissimo avere occhi e orecchie aperte su quanto accade da noi, ma anche su quanto accade fuori dal confine. Per questo è importante collaborare sia con le autorità federali che con quelle delle nazioni attorno a noi”.

http://www.cdt.ch/ticino/lugano/154263/un-lavoro-d-intelligence-ticinese#

Der Druck von Süden

Der Druck von Süden

Da NZZ.ch l Das Tessin und Flüchtlingsströme. In Italien könnten in diesem Jahr 300 000 Migranten ankommen – doppelt so viele wie 2015. Das Tessin liebäugelt deshalb mit einer Teilschliessung der Grenze.

Kürzlich ist es wieder einmal zu einem Aufmarsch der Bundesräte im Tessin gekommen. Justizministerin Simonetta Sommaruga war auf Stippvisite im Asylzentrum von Losone, und Finanzminister Ueli Maurer nahm Augenschein beim Grenzwachtkorps in Chiasso. Die dahinterstehende Absicht ist klar: Angesichts der zu erwartenden neuen Flüchtlingswelle will Bundesbern gegenüber den Tessinern Solidarität beweisen und sie auf die Abstimmung vom 5. Juni über die Beschleunigung der Asylverfahren einstimmen.

Der Tessiner Regierungspräsident Paolo Beltraminelli (cvp.) äusserte in Losone seine Zufriedenheit über die geplante Asylgesetzrevision. Sie berichtige den «historischen Fehler», zu viele Aufgaben im Flüchtlingsbereich den Kantonen zu überlassen. Beltraminelli hofft zudem, das geplante Bundesasylzentrum für die Süd- und Zentralschweiz komme möglichst nahe der «heiklen Südgrenze» bei Chiasso zu stehen – um illegalen Übertritten entgegenzuwirken.

Wegen der Schliessung der Balkanroute werden syrische Flüchtlinge spätestens mit Beginn wärmeren Wetters wieder vermehrt übers Meer nach Italien kommen. Auf diese Weise verstärken sie massiv den südlichen Migrantenstrom in Richtung Mittel- und Nordeuropa, der vor allem aus Menschen afrikanischer Herkunft besteht. Italien befürchtet, heuer könnte sich die Flüchtlingszahl auf 300’000 Personen verdoppeln.

Dies dürfte die schweizerische Südgrenze wieder besonders stark belasten. Wie in früheren Jahren könnte sie im Minimum von rund der Hälfte aller Migranten überschritten werden, die in der Schweiz einen Asylantrag stellen. Der Bund rechnet im Rahmen seiner Notfallplanung heuer mit mindestens 40’000 Gesuchen – es könnten aber auch deutlich mehr werden. Im schlimmsten Fall ist damit zu rechnen, dass innert weniger Tage mehrere Zehntausend Menschen über die Südgrenze kommen.

«Die Leute erwarten eine Reduzierung der Anzahl Asylsuchender», sagt Biascas Sindaco.
Im Tessin bestehen drei Aufnahmezentren: Jenes in Chiasso weist Platz für 130 Personen auf, während in der Ex-Militärkaserne von Losone 170 Menschen untergebracht werden können; in Biasca schliesslich sind 50 Plätze vorhanden. Wie beurteilen nun die Sindaci dieser drei Gemeinden die Angst der Bevölkerung vor einem möglichen Ansturm neuer Flüchtlinge?

Gelassenheit in Losone

Losones Sindaco Corrado Bianda (cvp.) weiss darauf keine direkte Antwort. Er nimmt aber an, die Menschen in seiner Gemeinde unterschieden sich punkto Ansichten über Asylsuchende nicht von der restlichen Schweizer Bevölkerung. Auf alle Fälle stellt Bianda fest, dass nach anfänglichen Ängsten wegen der Eröffnung des Asylzentrums in der ehemaligen Militärkaserne die Erfahrung der Bevölkerung mit Migranten mehrheitlich positiv sei. Konfliktsituationen habe es nur wenige innerhalb des Kasernengeländes gegeben. Da die im Herbst 2014 eröffnete Flüchtlingsunterkunft vor Ende 2017 an die Gemeinde übergehen und anderen Zwecken dienen wird, dürfte Losones Bevölkerung eher gelassen bleiben.

Gemäss dem Stadtpräsidenten von Chiasso herrscht eine gewisse Angst vor einer neuen Flüchtlingswelle. Das sei aber grösstenteils auf die vielen Medienberichte zurückzuführen als auf konkrete Anzeichen, sagt FDP-Mann Bruno Arrigoni. Im Gegensatz zu früheren Jahren, als angetrunkene Asylsuchende Passanten belästigten, sei ein guter Teil der Bevölkerung auf die jetzigen wie auch künftigen Flüchtlinge gut vorbereitet und zeige sich gelassen.

Laut Arrigoni erwarten Chiassos Bevölkerung und Behörden vom Bund, dass dieser die Aufnahmeprozeduren der Asylsuchenden möglichst schnell abwickelt und überzählige Migranten an andere Orte in der Schweiz schickt. Gerade wenn es zu einem Ansturm auf die Südgrenze komme, sollte der «Abfluss» der Flüchtlinge reibungslos funktionieren.

Biasca will weniger Asylsuchende

Die deutlichsten Worte findet Biascas freisinniger Sindaco Loris Galbusera. Während man früher auf Gemeindegebiet kaum Flüchtlinge angetroffen habe, seien es gegenwärtig insgesamt 170 Personen, die sich in verschiedenen Stadien des Aufnahmeverfahrens befänden und zum Teil in Mietwohnungen oder touristischen Unterkünften lebten. Eine ansehnliche Zahl, so Galbusera. Dennoch habe man nach anfänglichen Schwierigkeiten zu einem friedlichen Zusammenleben gefunden.

Aber Biascas Gemeindepräsident stellt eine gewisse Besorgnis in der Bevölkerung fest, was neue Flüchtlinge anbelangt. Im Falle einer weiteren Welle müssten Bund und Kanton ihren Notfallplan rasch umsetzen und die Menschen weiterleiten: Biasca habe keine verfügbaren Plätze mehr. Galbusera hat zudem den Kanton aufgefordert, die Plätze in Privatwohnungen und Hotels auf rund hundert zu beschränken. «Die Leute erwarten eine Reduzierung der Anzahl Asylsuchender auf unserem Gemeindegebiet.»

Flüchtlinge auch am Wochenende registrieren

An die Befindlichkeit der Bevölkerung knüpft auch der Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements Norma Gobbi (Lega) an. Falls sich in dieser «historischen Phase» das subjektive Sicherheitsgefühl der Leute verschlechtern sollte, könnte das die angestrebte Wirkung des Aufnahme- und Überwachungsdispositivs im Südkanton zunichte machen.

In einer Notfallsituation sei es dem Tessin nicht möglich, eine schier endlose Menge von Flüchtlingen unterzubringen, sagt Gobbi weiter. Deshalb hat er zusammen mit Amtskollegen anderer Grenzkantone den Bund aufgefordert, eine Höchstzahl der aufzunehmenden Migranten festzulegen.

Italien befürchtet eine Verdoppelung der Flüchtlingszahlen, Österreich und Frankreich planen die Einführung von Grenzkontrollen – da wird in Gobbis Augen die Schweiz zum letzten «offenen Tor» für den Weg nach Deutschland und Skandinavien. Deshalb nimmt der Staatsrat mit Befriedigung zur Kenntnis, dass Bundesrätin Sommaruga die Registrierung von Flüchtlingen nun auch übers Wochenende durchführen will. Nach Tessiner Erfahrung kommen just dann die meisten Migranten in Chiasso an.

Flüchtlinge abschrecken

Doch dies genügt Gobbi nicht. Vor allem mit Blick auf Österreich, das möglicherweise den Grenzübergang am Brenner schliesst, fordert er Massnahmen zur wirkungsvollen Abschreckung von Migranten. Will der Tessiner Magistrat also noch immer die Südgrenze schliessen, wie er vergangenen Sommer verlauten liess?

Diese Option dürfe man angesichts der zu erwartenden Flüchtlingszahlen in Betracht ziehen, lautet die Antwort. Gobbi stellt sich Massnahmen vor, die man auf die Lenkung der Migrantenströme begrenzt, ohne den normalen grenzüberschreitenden Personen- und Handelsverkehr zu beeinträchtigen.

Bundesrat Maurer wiegelt ab

Auf diesen Punkt hatten die Tessiner Medien Bundesrat Maurer in Chiasso angesprochen. Momentan kämen in der Grenzstadt etwa dreissig Flüchtlinge pro Tag an, von denen man 20 Prozent nach Italien zurückschicke; ausserdem sei ein Zustrom an Syrern vom Balkan her zurzeit nicht feststellbar, liess die Grenzwacht verlauten. Eben darum bezeichnete Maurer selbst eine Grenzschliessung als hypothetische ultima ratio. Gleichzeitig gab der Bundesrat zu, dass alles möglich sei; dennoch hoffe er, das Dichtmachen der Südgrenze vermeiden zu können.

Übrigens weist Staatsrat Gobbi noch auf ein besonderes Problem Italiens mit Flüchtlingen hin. Falls der Migrantenstrom vom Balkan her stark anschwelle, könne man vor allem in Süditalien die ordentliche Registrierung der Flüchtlinge aufgrund der schieren Masse nicht mehr vornehmen. Bundesbern müsse alles tun, damit dieses Problem nicht zu einem schweizerischen werde, mahnt Gobbi. So wird vollends klar: Das Tessin fürchtet den Druck aus Süden.

von Peter Jankovsky, http://www.nzz.ch/schweiz/das-tessin-und-fluechtlingsstroeme-der-druck-von-sueden-ld.16525

Prova di forza al Brennero

Prova di forza al Brennero

L’Austria ha presentato il proprio piano di ‘gestione del confine’. Tensione con l’Italia per i controlli

Una rete lunga 370 metri e alta quattro contro i migranti. Anche l’esercito al confine ‘se servirà’. Giro di vite pure nella politica d’asilo.

Bolzano – Trecentosettanta metri di rete alta quattro al Brennero, per separare due pezzi d’Europa che anche lì si era riunita. Sullo slancio della vittoria dell’estrema destra nel primo turno delle Presidenziali, l’Austria ha ulteriormente alzato i toni e scoperto le proprie carte: se Roma non consentirà ai poliziotti austriaci di salire sui treni già in Italia per eseguire controlli contro l’ingresso di migranti, la frontiera sarà blindata.

Per dire del clima: nelle stesse ore, il parlamento austriaco ha approvato (quattro voti contrari) la legge che inasprisce il diritto d’asilo. In caso di “stato d’emergenza”, i confini potranno essere completamente chiusi a migranti e profughi.

«Non sarà un muro e non ci sarà filo spinato – ha detto il capo della polizia della regione del Tirolo Helmut Tomac –, ma sarà una recinzione per incanalare gli eventuali flussi di migranti». Per respingerli, per la precisione.

Vane, per ora le reazioni indispettite del governo italiano, che si attende un qualche appoggio dalle istituzioni europee. Piuttosto blando anch’esso: «Quello che sta avvenendo tra Austria e Italia deve essere spiegato e chiarito da Vienna», ha detto il commissario europeo per la migrazione, Dimitris Avramopoulos. «Capiamo che i Paesi hanno difficoltà e subiscono pressioni – ha aggiunto –, ma ciò che ci preoccupa è che si mette in discussione Schengen sulla libera circolazione dei cittadini».

Tomac ha presentato ieri proprio al Brennero il “Grenzmanagement”, la gestione di confine. Al valico, nello spazio di 300 metri passano autostrada, statale e ferrovia. «L’Austria non intende isolarsi, ma effettuerà serrati controlli e permetterà l’ingresso solo agli aventi diritto», ha ribadito Tomac. Sul versante austriaco non ci sarà nessun centro di accoglienza. I richiedenti asilo saranno immediatamente identificati, registrati e portati a Innsbruck, mentre l’Italia dovrà farsi carico dell’assistenza degli altri. Tomac ha ricordato che l’Austria ha stabilito per il 2016 un tetto di 37’500 richieste di asilo.

Sull’autostrada ci saranno quattro corsie – due per i Tir e due per le auto – per “controlli a vista” dei mezzi che dovranno transitare al massimo a 30 km/h. «Mezzi sospetti – ha spiegato il capo della polizia tirolese – saranno deviati in un’apposita zona di controllo, riducendo in questo modo il più possibile rallentamenti alla circolazione». Al valico saranno in servizio 250 poliziotti austriaci e “in caso di necessità” anche soldati.

Il nodo dei controlli austriaci in Italia non è stato sciolto, ed è stato rinviato all’incontro dei ministri degli Interni Alfano e Sobotka oggi a Roma.

LO SCENARIO
‘Il Gottardo non ha da temere’

Quali ripercussioni potrebbero manifestarsi sull’asse autostradale del Gottardo, nel caso di una ‘chiusura’ del Brennero? «Quanto sta facendo l’Austria è legato soprattutto, per non dire esclusivamente, ai flussi migratori: i camion vengono quindi controllati per scongiurare l’entrata di clandestini. Detto questo – aggiunge il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni –, non credo che per quel che concerne il traffico pesante vi saranno degli effetti sull’asse del Gottardo. Vuoi perché per i Tir passare dalla Svizzera è economicamente più caro per certi aspetti, vuoi perché da noi i controlli di polizia sono maggiori. Senza poi dimenticare la presenza a Erstfeld del centro di controllo del traffico pesante in transito». Raggiungiamo telefonicamente Gobbi nel Canton Uri. Ieri ad Altdorf, informa il Consiglio di Stato, i governi ticinese e urano hanno discusso di temi “legati in particolare alle reti di trasporto attraverso le Alpi”. «Se un effetto ci sarà, sarà a livello migratorio – riprende –. Riguardo ai nostri confini, le cifre di questa settimana indicano la solita crescita stagionale. Continuiamo a monitorare».

«Svizzera porta per il nord Europa» Berna invia 2000 soldati al confine

«Svizzera porta per il nord Europa» Berna invia 2000 soldati al confine

Da Libero l È assodato che la Svizzera si prepara a mobilitare l’esercito per una possibile emergenza immigrazione sui suoi confini con l’Italia. Il consigliere per la sicurezza del Canton Ticino, Norman Gobbi, ha confermato il prossimo schieramento di 2000 soldati dell’armata elvetica, per la precisione appartenenti a unità corazzate, lungo i principali valichi, pronti a chiuderli se necessario. Decisione presa dal Consiglio Federale, e in particolare dal ministro del- la Difesa Guy Parmelin, nel timore che, con la progressiva chiusura dei valichi austriaci, i rifugiati e/o clandestini, che dir si voglia, possano deviare verso ovest, scegliendo la Svizzera come terra di destinazione o anche di passaggio verso Germania o Scandinavia. «Se l’Austria chiude il Brennero – ha chiosato Gobbi intervistato dal giornale austriaco Kronen Zeitung – la Svizzera di- verrà l’unica porta d’accesso per l’Euro- pa del Nord. Prima che ciò accada, dobbiamo proteggerci».

Il Consiglio Federale prevede che in primavera ed estate gli sbarchi in Italia possano portare 30.000 migranti ad affollarsi lungo le frontiere sul versante lombardo e piemontese. Il piano operativo elvetico prevede che i soldati stiano a disposizione delle guardie confinarie in caso di rischi d’ordine pubblico e terrorismo e con un numero di domande d’asilo inferiore alle 10.000 nell’arco di un mese. Se ci fossero però 30.000 domande d’asilo in poche settimane, come teme Berna, l’esercito sarebbe auto- rizzato a intervenire per conto suo su tutto il confine, se necessario attivando un battaglione aggiuntivo di 700 uomini. Nel caso peggiore, la Svizzera potrebbe chiudere ai migranti la trentina di valichi, grandi e piccoli, distribuiti sul confine italiano, la maggioranza con- centrati nelle province lombarde di Varese, Como e Sondrio.

Per il giornale svizzero Blick, a molti militari in servizio sono state sospese licenze e ferie per le prossime settima- ne, proprio per tenersi pronti a ogni evenienza. In teoria il piano d’emergenza prevede lo schieramento per un massi- mo di tre settimane, tempo però prorogabile a volontà dal Parlamento federale. Già il 20 aprile, inoltre, il consigliere federale Ueli Maurer ha ispezionato insieme al brigadiere Jurg Noth il valico di Chiasso, uno dei possibili luoghi “caldi” in caso di crisi. Maurer ha ammesso: «Ho fatto il punto della situazione sul confine anche in relazione con eventuali ondate migratorie eccezionali». Finora la Svizzera ha ricevuto 8355 richieste d’asilo nei primi tre mesi del 2016, di cui 1992 nel solo marzo. Quantità gestibile, che però gli elvetici non vogliono si moltiplichi per dieci. Il dipartimento immigrazione del governo ha disposto che la capacità d’accoglienza nei municipi vicini al confine aumenti da 4600 a 9000 posti. Ma quando non ci sarà più spazio, si resterà oltre il confine, cioè in Italia. Di certo le manovre svizzere sono anche un monito al governo “accoglienzista” italiano. Non è impossibile una coordinazione segreta fra paesi del Nord, dato che il 14 apri- le, pochi giorni prima di predisporre il piano d’emergenza, il ministro della Di- fesa svizzero Parmelin ha incontrato a Stoccolma il collega svedese Peter Hultqvist. Ufficialmente per parlare di forni- ture di armi, ma forse toccando anche, sottovoce, l’intreccio sicurezza-immigrazione-terrorismo. In tutto il 2015 la Svizzera ha avuto 40.000 domande d’a- silo, il doppio che l’anno prima, in un crescendo che Berna non intende più subire.

LIBERO24APRILE2016

Lotta alla Mafia: la Svizzera deve fare di più!

Lotta alla Mafia: la Svizzera deve fare di più!

Dal Mattino della Domenica del 22 aprile 2016
Importante incontro istituzionale a Roma con la Direzione Antimafia italiana

Nel corso della mia recente visita a Roma, insieme ad una delegazione ufficiale del Canton Ticino, ho avuto la possibilità di intrattenere importanti contatti istituzionali con alcune Autorità italiane, in cui sono stati approfonditi diversi aspetti che si rilevano fondamentali per il nostro Paese. Innanzitutto, in relazione al tema dei flussi migratori, i rappresentanti del Ministero dell’interno e del Ministero degli affari esteri mi hanno riferito le statistiche degli arrivi nei primi mesi del 2016, così come i probabili scenari futuri. Scenari che ho sottolineato immediatamente alle Autorità federali, chiedendo che siano intraprese delle azioni concrete per difendere la frontiera ticinese, che rappresenta la Porta-Sud della Svizzera. Provvedimenti necessari in particolare in un momento delicato come quello che stiamo vivendo attualmente, con la chiusura della via Balcanica che implicherà uno spostamento dei flussi verso l’Italia e di riflesso verso il nostro Cantone.

Ed è sempre in ottica di accrescere la sicurezza sul nostro territorio che si è inserito l’interessante incontro avuto a Roma con il Generale di Divisione della Direzione Antimafia italiana Nunzio Antonio Ferla. Interessante poiché la Mafia costituisce un fenomeno che tocca purtroppo da vicino anche il nostro Paese, come dimostrano i recenti arresti di alcuni presunti membri di una cosca della ’ndrangheta, la Mafia calabrese, i quali si aggiungono a quelli effettuati nell’agosto 2014 a Frauenfeld, sempre inerenti alla medesima cosca. Episodi che devono farci riflettere circa le possibili ramificazioni della criminalità organizzata in Svizzera; riflettere ma soprattutto agire alfine di contrastare con incisività questo fenomeno. Da questo punto di vista, l’Italia dispone di strumenti maggiormente efficaci per combattere la Mafia, sia a livello operativo che dal profilo delle leggi, molto più severe se confrontate con quelle svizzere. Un aspetto, quello della necessità di inasprire la nostra normativa, che ho evidenziato più volte e che ritengo essenziale alfine di poter combattere in maniera decisa le organizzazioni criminali.

Nell’incontro con la Direzione Antimafia italiana è pure emersa la notevole evoluzione conosciuta dalla Mafia nel corso degli anni rispetto ai cambiamenti della nostra società. La Mafia oggi infatti non è più quella di una volta ma tocca altri campi – dal settore finanziario alla ristorazione passando dalla socialità – cercando sempre di trarre il maggior guadagno possibile. Proprio per questo motivo la Svizzera deve fare di più! Dobbiamo infatti assolutamente dotarci di strumenti, in primo luogo nelle nostre leggi, che permettano di combattere efficacemente la Mafia, adattandoci ai suoi cambiamenti e andando a colpirla laddove fa più male, a cominciare dalle risorse, finanziarie e non, a sua disposizione. Un obiettivo che consentirà di incrementare la sicurezza sul nostro territorio e che presuppone pure la conoscenza approfondita delle persone che giungono nel nostro Paese. Una conoscenza favorita da misure come ad esempio quella riguardante l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale. Una misura straordinaria introdotta lo scorso aprile dal mio Dipartimento proprio allo scopo di accrescere, a seguito di alcuni gravi fatti accaduti nel nostro Cantone, la sicurezza del Ticino e di tutti i Ticinesi. Un bene primario che, quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono chiamato a garantire a tutti i cittadini!

Norman Gobbi