La Lega non trema il Ps di Righini sì

La Lega non trema il Ps di Righini sì

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 21 gennaio 2019 de La Regione

È stato un fine settimana all’insegna delle promesse elettorali per quattro formazioni – Lega, Udc, Ps e Verdi – tutte in pista per aprile.
A parte qualche mal di pancia, anzi di denti (per il verde Franco ora Udc), che ha fatto dire a Lara Filippini che ‘si rischierà (ndr. per il voltamarsina) di perdere voti’, sulla destra, l’alleanza LegaUdc è stata benedetta come una lettera alla posta.
Con questa mossa i due consiglieri uscenti, Norman Gobbi e Claudio Zali, hanno la rielezione in tasca, pur dicendo di temere qualche zampata Plr.
A dire il vero l’avevano già anche prima, un po’ per il vento che spira (che premia la Lega partito ‘territoriale’), un po’ per il lavoro che stanno facendo in CdS, e un po’ per la mancanza di concorrenti fuoriclasse in casa altrui.
E pensare che, prima che il Nano scendesse in campo con la sua armata brancaleone oggi partito di maggioranza relativa, sia Plrt che Ppd potevano vantare una doppia rappresentanza in governo, ritenuta inespugnabile. Ma è inutile piangere sul latte versato e i tempi (molto) andati.
Lega e Udc a parte, questo è stato anche il fine settimana della presa di coscienza pubblica del Ps che – detto in parole povere ma chiarissime – ‘o la va o la spacca’. Per il partito di Igor Righini, con tanto di casco e bandiera rossa per la storica battaglia, le prossime undici settimane saranno di passione. I socialisti sentono che, come detto, il vento soffia a destra e che non è facile far passare le loro idee a chi ne ha in realtà bisogno: tanti elettori che prima davano loro maggiormente retta, sia nel ceto medio che (soprattutto) in quello ancor meno fortunato/tutelato, negli anni si sono spesso ritenuti sempre più rappresentati da chi ha fatto proprie le rivendicazioni del ‘primanostrismo’ nostrano. La paura, non è una novità, fa novanta. Il congresso Ps è quindi stata l’occasione propizia per ribadire da che parte è stato e sta il partito: nella storia, dietro le conquiste che oggi diamo per acquisite/scontate in ambito sociale (Avs, Ai); in ambito professionale, a sostegno dei contratti di lavoro; sul fronte della parità dei diritti e salariale fra uomo-donna, sempre in prima linea; nella tutela della qualità dell’ambiente pure. Ma, si sa, non basta guardare al passato quando si governa nel presente, quando la memoria è corta e quando si deve srotolare un programma elettorale che guarda al futuro, perché le elezioni servono a riavere un nuovo mandato di fiducia dai cittadini per i prossimi quattro anni. Così il Ps si è sforzato di mostrare con tutta una serie di testimonianze di persone ai margini, qual è la sua azione politica: donne rimaste senza lavoro dopo una gravidanza, pensionati che non ce la fanno più sotto il peso dei premi delle casse malati e via dicendo si sono raccontate. Persone alle quali il Ps ha voluto dar voce e che hanno fiducia nella socialità e negli aiuti promossi dalla sinistra, nella convinzione che la torta vada distribuita più equamente.
Mentre ascoltavamo quelle persone, che dicevano di credere nelle ricette Ps, ci siamo però chiesti: ma quanti altri cittadini meno fortunati, trovandosi nella loro stessa situazione, hanno optato per votare Lega/Udc?
Molto probabilmente non pochi se ci troviamo a discutere di possibile estromissione della sinistra dal governo, mentre la Lega punta anche alla maggioranza relativa in parlamento riaffidandosi al grande vecchio Attilio. Il dibattito (eterno) fra libertà e giustizia sociale e sul come coniugarle fra loro è quindi più lanciato e attuale che mai. Certo è che, se il Ps dovesse rimanere fuori dalla stanza dei bottoni – in un sistema politico come il nostro che si regge sulla ricerca del compromesso – dovremo abituarci a maggiori sollecitazioni: iniziative, referendum e qualche sfilata per le nostre strade. La Francia insegna.
 

 

Lega «Guardia alta, il PLR è dietro l’angolo»

Lega «Guardia alta, il PLR è dietro l’angolo»

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11335554


Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 21 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Alla festa leghista fissati gli obiettivi elettorali: confermare i due consiglieri di Stato e crescere in Parlamento.
Zali: “I liberali radicali non mirano al seggio del PS”
Gobbi: “Corriamo con l’UDC, perché nulla è scontato”

Salametto, polenta, brasato e un buon Merlot ticinese a bagnare il tutto. Le tradizioni non vanno cambiate e, come alla vigilia delle cantonali del 2015, la Lega ha lanciato la sua campagna verso il 7 aprile al capannone di Pregassona. Seicento le porzioni previste, per altrettante persone accorse alla festa del movimento di via Monte Boglia. E tra un canto popolare e un selfie con il candidato preferito, sono state presentate le liste per il Consiglio di Stato e il Gran Consiglio. L’obiettivo? C’è chi come il sindaco di Lugano Marco Borradori che ha invitato a restare con i piedi ben piantati a terra: “La Lega è ormai una realtà consolidata, ma basta un passo falso per creare degli squarci che altri partiti sarebbero subito pronti a occupare. Ricordo che nel 2015 abbiamo staccato il PLR solo per 400 schede. Teniamo dunque duro, questa è la battaglia più importante». Borradori ha inoltre difeso l’alleanza con l’UDC: “Ho percepito malumore e amarezza, ma questo è un sentimento sbagliato. L’unione delle forze è una scelta strategica, anche in prospettiva. Avere le spalle coperte dal primo partito nazionale non è qualcosa di scontato”. Parole, queste, che si sono parzialmente scontrate con quelle del consigliere di Stato uscente Claudio Zali: “Solo noi garantiamo di governare senza secondi fini e senza dover rispondere a un partito nazionale. Abbiamo le mani libere e i ticinesi lo sanno”. Zali non ha mai menzionato l’UDC, ma su un aspetto ha seguito Borradori, indicando a più riprese il principale avversario politico: “Il PLR è dietro l’angolo, non credete che miri al seggio del PS. La loro lista guarda a destra, è evidente. È tornato il tempo di contarsi e cruciali saranno le schede di partito». Zali ha quindi posto l’asticella per il 7 aprile: «Confermare il sottoscritto e Norman in Governo e crescere in Parlamento. Sono fiducioso, nell’aria c’è la stessa elettricità di 4 anni fa”.

Attenti a quei due o a quei tre?
Un obiettivo condiviso anche dal collega Norman Gobbi: “È giunto il momento di rilanciare la necessità di avere due leghisti in Governo”. Gobbi ha quindi difeso il matrimonio con i democentristi: “Questa volta corriamo con l’UDC, perché nulla è scontato e l’attuale assetto non potrà durare per sempre”. Lanciando lo slogan “identità, sicurezza e territorio”, Gobbi ha poi difeso il proprio operato e attaccato gli avversari: “Immaginate se alla testa del Dipartimento delle istituzioni vi fosse un socialista, chiamato a decidere sulla politica d’immigrazione. Chi mi dà del fascista 50 anni fa difendeva brigatisti come Lojacono Baragiola, per il quale ritengo sia giusto rendere conto al Paese di origine dando seguito alla richiesta di Matteo Salvini”. Tornando alla corsa al Governo, se Gobbi e Zali sono scesi in campo al motto di «Attenti a quei due”, altri contendenti hanno voluto osare. “Attenti a quei due, ma c’è anche un terzo” ha affermato Daniele Caverzasio: “Perché no, sogniamo una maggioranza chiara in Consiglio di Stato” ha rilevato, alludendo al terzo seggio e invitando i presenti “a non mollare. Nei Comuni c’è ancora chi si vergogna di affermare di essere leghista. Non fatelo: bisogna essere orgogliosi di appartenere alla Lega. Dobbiamo continuare a essere presenti dove c’è difficoltà e ingiustizia. Prima i ticinesi”.

Niente Sardegna per il conte zio
Un messaggio, quello finale di Caverzasio, molto vicino al “primanostrismo” democentrista, difeso a spada tratta di fronte ai presenti anche dai due candidati UDC Piero Marchesi e Roberta Soldati. “A sinistra – ha evidenziato il presidente democentrista – ci si sfalda, a destra invece ci uniamo e siamo più forti. Nella nostra agenda politica, prima di tutto, ci sono i ticinesi. E in tal senso anch’io ho un sogno: tre nostri consiglieri di Stato che possano dare le giuste risposte ai cittadini”. Cittadini che, ha affermato Soldati, «devono poter tornare a decidere liberamente senza essere continuamente costretti a vigilare sul rispetto delle decisioni prese”. Esponente femminile della lista, Soldati ha pure aggiunto: “Rappresento le donne, ma non per una questione di quote rosa, che sono una boiata. Piuttosto voglio impegnarmi su misure puntuali a favore della conciliabilità tra famiglia e lavoro”. Ad accompagnare gli applausi ai candidati al Governo sono quindi stati quelli ai 90 in corsa per il Parlamento. E tra loro è tornato a fare capolino Attilio Bignasca. “Niente Cuba e niente Sardegna, a volte ritornano” ha dichiarato Antonella Bignasca, chiamando “il conte zio” sul palco. Da parte sua il diretto interessato ha motivato così la nuova discesa in campo: “Perché credo che il popolo ticinese meriti un Gran Consiglio più reattivo e meno polemico, rispetto a quello attuale. E penso che la mia esperienza possa servire in questo senso”. Per l’ex coordinatore “crescere in termini percentuali il 7 aprile sarà difficile”, mentre secondo la figlia “se il terzo consigliere di Stato è impossibile, un buon risultato sarebbe la conquista di un seggio in più in Parlamento”.

I candidati della Lega Al Gran Consiglio

Luganese
Eolo Alberti, Sabrina Aldi, Luisa Aliprandi, Carmen Benagli, Lukas Bernasconi, Gianmaria Bianchetti, Attilio Bignasca, Boris Bignasca, Philippe Bouvet, Antonio Caggiano, Gabriele Caldelari, Jon Campagna, Felice Campana, Daniele Casalini, Andrea Censi, Claudio Firpo, Michele Foletti, Marina Leardo, Guido jr. Lepori, Nicholas Marioli, Massimo Masucci, Maloa Morandi-Realini, Alessandra Noseda, Maruska Ortelli, Enea Petrini, Caprice Prestinari, Stefano Quadri, Paolo Ronchetti, Amanda Rueckert, Giancarlo Seitz, Marco Taminelli, Pierre Vescovi, Raffaella Zucchetti.

Locarnese
Fabio Badasci, Omar Balli, Glen Brändli, Bruno Buzzini, Valentina Ceschi, Darwin Dadò, Mauro Damiani, Jackie De Carli, Marzio Demartini, Bea Duca, Antoine Durighello, Ewan Freddi, Alessandro Gnesa, Marco Grassi, Orlando Guidetti, Carlo Maggetti, Marco Radaelli, Nenad Radivojevic, Marco Rogantini, Ivan Sargenti.

Bellinzona
Devis A Marca, Elia Ambrosini, Joel Bognuda, Claudia Boschetti-Staub,Natasha Caccia, Alberto Dellamora, Giulio Deraita, Patrizio Farei, Norma Ferrari-Conconi, Matteo Gadoni, Sem Genini, Michele Guerra, Lelia Guscio, Luca Madonna, Mattia Melera, Mauro Minotti, Giovanni Morici, Barbara Pervangher, Pascal Schultess, Matteo Simoni.

Mendrisiotto
Orlando Anastasi, Gianpaolo Betti, Claudio Canonica, Daniele Caverzasio, Antonella Cristinelli, Katia Fabris, Ivano Lurati, Roger Lustenberger, Fabio Martello, Andrè Prada, Massimiliano Robbiani, Simona Rossini, Gianfranco Scardamaglia, Lorenzo Solcà, Enrico Spadini, Stefano Tonini, Andrea Zanini.

“Alleanza strategica”

“Alleanza strategica”

Al Capannone di Pregassona la festa/congresso della Lega, che avalla l’alleanza con i democentristi.
Borradori: “So che tra noi ci sono persone che provano delusione, ma è un sentimento sbagliato”.
Zali sul Plr: “Non credete quando dice che vuole prendere il seggio socialista. La sua è una lista che guarda a destra. Dove ci siamo noi”.

Sotto il Capannone di Pregassona il popolo della Lega benedice l’alleanza con l’Udc nella corsa al Consiglio di Stato.
Anche se qualcuno applaude con l’amaro in bocca. Ma a due mesi e mezzo dalle elezioni ci pensa un politico navigato come Marco Borradori a dispensare pillole di pragmatismo a coloro che fanno buon viso a cattivo gioco.
A richiamare alla realpolitik quei leghisti “della prima ora” o duri e puri che stentano a digerire l’unione con i democentristi, fortemente voluta da una parte dei vertici del movimento, Antonella Bignasca e Norman Gobbi in testa. “So che tra noi ci sono persone deluse. È un sentimento che si può capire. Però è un sentimento sbagliato – afferma il sindaco di Lugano –. È un’alleanza strategica e sarebbe stato un errore non cogliere questa opportunità”. Con l’Udc, continua l’ex consigliere di Stato e già deputato al Nazionale parlando agli oltre seicento presenti, “condividiamo comunque una visione del Paese e poi se guardiamo alle ‘cantonali’ del 2015 la differenza tra Lega e Plr è stata di circa 400 schede, un numero che in un territorio come il Ticino si può recuperare senza grossi problemi”. Occhio quindi ai liberali radicali. Senza dimenticare che “ci sono due partiti in difficoltà”, Ps e Ppd, “che lotteranno a denti stretti” per conservare i rispettivi seggi in governo. Insomma, “non possiamo e non dobbiamo perdere posizioni a causa dei mal di pancia. Che si superano”.
E allora ecco la lista unica per il Consiglio di Stato, a tutti gli effetti ufficiale da questa domenica 20 gennaio. Sulla quale figurano, per il movimento di via Monte Boglia, i ministri uscenti Claudio Zali e Norman Gobbi, nonché il capogruppo in parlamento Daniele Caverzasio e, per i democentristi, il presidente cantonale Piero Marchesi e Roberta Soldati, consigliera comunale a Losone.
In casa Lega l’obiettivo è noto: riconfermare in governo Zali e Gobbi. Cercando di blindare i due seggi grazie all’avvenuta alleanza con l’Udc. Poi ci sono i “sogni”, quelli di Caverzasio e Marchesi. Ovvero “tre” esponenti della destra in Consiglio di Stato, azzardano il primo (pensando a sé stesso) e il secondo (pensando a sé stesso).
Alla festa/congresso del movimento gli interventi si concentrano come da tradizione sul mezzogiorno. Per tutti salametti, polenta, musica. E discorsi. Anche Zali, come Borradori, rende attento il popolo leghista a quelle che secondo il direttore del Dipartimento istituzioni sono le reali intenzioni dei liberali radicali, alla riconquista della seconda poltrona in Consiglio di Stato. “Non credete quando dicono che vogliono prendere il seggio socialista – avverte Claudio Zali –. La lista che il Plr ha fatto guarda a destra. E a destra ci siamo noi. Sono molto fiducioso, in questi quattro anni di governo abbiamo risposto con i fatti alle richieste dei cittadini ticinesi, ma sono anche consapevole che per riconfermare i nostri due seggi, e quindi per vincere, noi tutti dovremo lavorare con impegno nei prossimi novanta giorni. Non bastano i voti personali, occorrono anche le schede di partito. Bisogna pertanto fare uno sforzo per raccoglierle. E ritrovarci così ad aprile a festeggiare una nuova vittoria”. Identità, sicurezza, territorio: «È questo il nostro motto», indica Norman Gobbi. Il capo del Dipartimento istituzioni cita il fondatore del movimento, lo scomparso Giuliano Bignasca (“Senza di lui, oggi non saremmo qui a rilanciare la necessità di mantenere i due seggi leghisti in Consiglio di Stato”), ringrazia “i ticinesi e le ticinesi che hanno fatto crescere la Lega” e definisce “più che giusta la richiesta di Matteo Salvini (il Ministro dell’interno italiano, ndr.) di far scontare la pena a Lojacono Baragiola”, l’ex brigatista che anni fa acquisì la cittadinanza svizzera. “Difesa delle nostre tradizioni, della nostra storia, della nostra cultura, della nostra democrazia diretta e soprattutto della nostra sovranità”: è il ‘nostrismo’ declinato da Daniele Caverzasio. Che aggiunge: “Noi diciamo no a chi vuole svendere tutto questo e siamo orgogliosi di dare voce ai più deboli. Dobbiamo essere presenti ovunque ci siano ingiustizie e difficoltà”. Borradori: «La campagna della Lega per le ‘cantonali’ 2019 è cominciata”.

La visita «I frontalieri? Non pretendiamo di invadervi»

La visita «I frontalieri? Non pretendiamo di invadervi»

Articolo apparso nell’edizione di mercoledì 21 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

Attilio Fontana, candidato del centrodestra alla guida della Regione Lombardia, vuole consolidare i rapporti con il Ticino

La priorità è l’elezione del 4 marzo, ma Attilio Fontana – esponente della Lega Nord – sa bene che in prospettiva il Ticino potrebbe figurare a più riprese sull’agenda personale. E il candidato del centrodestra alla presidenza della Regione Lombardia, ospite ieri a Lugano della Lega dei ticinesi, intende consolidare i rapporti con il nostro Cantone. «Fondamentale – ci ha detto – è mantenere un rapporto costante, nell’interesse delle due parti. Se poi avrò qualcosa da far notare a Marco Borradori o a Norman Gobbi li chiamerò e dirò loro “questo el va minga ben”». Proprio il sindaco di Lugano e il consigliere di Stato erano presenti in piazza Riforma in quanto «amici leghisti di vecchia data», e non hanno mancato di evidenziare le qualità del già sindaco di Varese. Se Borradori ha posto l’accento sul «pragmatismo senza troppi arzigogoli» di Fontana, Gobbi ha affermato: «Da ex amministratore locale conosce da vicino i bisogni dei cittadini e delle aziende. Il suo nuovo corso potrebbe quindi portare meno fantapolitica e più concretezza, favorendo il rilancio dell’economia lombarda e al contempo togliendo pressione al nostro mercato del lavoro».

Eppure i possibili punti di frizione, già emersi durante la gestione del governatore uscente Roberto Maroni, sono molti: dalla richiesta del casellario giudiziale per i permessi per frontalieri all’imminente voto su «Prima i nostri». «Comprendo le motivazioni che spingono a queste scelte, ma credo altresì che con una saggia collaborazione gli effetti negativi derivanti da tali misure si possano in gran parte ridurre» ha indicato Fontana. Per poi aggiungere: «Il casellario giudiziale? Non credo sia un elemento tale da poter interrompere ogni tipo di rapporti. Anche se bisognerebbe valutare da reato a reato». Tema sensibile lungo il confine è poi quello dei frontalieri. «Sono convinto – ha rilevato Fontana – che lo sviluppo dell’economia lombarda sia un passo innanzitutto necessario per noi. Questo non toglie che il discorso del frontalierato va valutato da ambo le parti: è una risorsa per il nostro territorio ma penso che possa anche essere un elemento di interesse per il mercato del lavoro ticinese. Detto ciò, dato che noi non vogliamo essere invasi non pretendiamo di invadere voi. Trovare un equilibrio è possibile, senza fare demagogia e spaventare i frontalieri». Questi ultimi, come il Ticino, attendono di sapere se vedranno la luce i nuovi accordi fiscali tra Svizzera e Italia. «Nel mio pragmatismo – ha sostenuto Fontana – auspico che si possa prendere finalmente una decisione. Sono dell’idea che, se lo volessero, i rappresentanti dei due governi potrebbero trovare una soluzione in poche ore». Fontana, infine, è tornato sul polverone sollevato a inizio gennaio dopo che – sul tema dell’immigrazione – aveva parlato di «razza bianca». «È stato uno strafalcione linguistico e non un commento a sfondo razzistico, per il quale mi sono scusato» ha riconosciuto.

Dal Telegiornale di Teleticino

http://teleticino.ch/il-tg/lega-incontra-lega-fontana-a-lugano-AJ139174

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

A 25 anni dal NO allo Spazio economico europeo

L’allora Consigliere federale PLR vodese Jean-Pascal Delamuraz definì la domenica 6 dicembre 1992 una “domenica nera per la Svizzera”. Un giudizio arrogante nei confronti del Popolo elvetico che – in quel memorabile momento storico – decise di salvaguardare la Svizzera e la sua indipendenza politica dalla fagocitante eurofrenesia che aveva pervaso i maggiori partiti storici svizzeri e l’intero Consiglio federale. Ad un quarto di secolo da quello storico giorno, val la pena ripercorrere un po’ di storia recente della Confederazione e del nostro Cantone.

L’inizio degli Anni Novanta corrisponde al momento storico della caduta del Muro di Berlino e quindi la fine dell’Unione sovietica. In parallelo all’implosione dell’impero comunista stava crescendo il Leviatano europeo che – sostenuto dagli euroturbo Mitterand e Kohl – iniziava a gettare la basi per quella che è l’odierna Unione europea, rigida e incapace di gestire le diversità dalla Lapponia al Mediterraneo.

Tra euroturbo e nazionalconservatori

Gli euroturbo svizzeri, rappresentati dai partiti storici PLR, PPD e PS, in quel periodo portarono il Consiglio federale ad inoltrare la richiesta d’adesione alla precorritrice dell’UE – la Comunità economica europea CEE – e far avallare dall’Assemblea federale l’adesione allo Spazio economico europeo SEE, con il CF socialista René Felber quale capofila. In parallelo all’eurofilia dilagante di parte del mondo politico svizzero, nasceva in ampie fette della popolazione svizzera la voglia di contrapporsi a questi moti demolenti del principio di sovranità; lo spirito nazional-conservatore trovò terreno fertile e vide la nascita – su spinta di Christoph Blocher e altri politici liberal-conservatori – l’Associazione per la Svizzera neutrale e indipendente “ASNI”, così come l’assunzione di un ruolo politico in questo spirito dell’UDC zurighese e della Lega dei Ticinesi a Sud delle Alpi.

Il voto del 6 dicembre 1992

Dopo l’avallo del parlamento federale nell’ottobre 1992, i mesi di campagna sul contrastato decreto d’adesione allo SEE furono infuocati. Dopo molti anni di calma piatta, la politica elvetica trovava un tema che scaldasse gli animi di cittadine e cittadini, con posizioni tanto marcate quanto in contrasto tra di loro.

Se a nord del Gottardo Christoph Blocher fu la figura di spicco sul fronte contrario, in Ticino Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli assunsero un ruolo decisivo; Nano in particolar modo in Ticino, mentre Flavio funse da megafono – grazie alle sue doti dialettiche e capacità linguistiche – in tutta la Svizzera di quel mal di pancia dei nazional-conservatori nei confronti delle scellerate scelte politiche dei partiti storici. Memorabili i dibattiti di Flavio Maspoli nelle fumose sale conferenze o sulle reti radio-televisive nelle tre lingue nazionali. In particolare ricordo una sala gremitissima a Lavorgo, dove Flavio battagliò con il socialista Werner Carobbio; durò alcune ore con un confronto fermo e duro, con molti interventi da parte dei presenti in sala, che palesavano quanto il malessere nazional-conservatore fosse presente anche nelle nostre Valli.

I Ticinesi e la Lega difesero la Svizzera

L’attesa era grande, come la partecipazione al voto, in Svizzera come in Ticino con oltre il 3 elettori su 4 che si recarono alle urne. L’edizione del “Mattino della domenica” del 6 dicembre 1992 dava per sicuro il NO delle elettrici e degli elettori Ticinesi. E così fu. Grazie al grande lavoro sul terreno della Lega dei Ticinesi e dei suoi fondatori, il NO in Ticino prevalse con il 61.5% e 85’582 voti contro i 53’488 di sì. Insomma, il movimento politico nato appena 22 mesi prima – la Lega dei Ticinesi – vinse un voto storico per il Ticino e per il Paese, grazie al fatto di aver saputo interpretare i sentimenti della gente in materia di politica estera. Il voto ticinese sorprese i commentatori nazionali, in quanto fu l’unico Cantone latino a votare contro in quello spaccato politico che venne definito “Röstigraben”, e ai fini del conteggio dei voti per l’opposizione popolare i voti contrari provenienti dal Ticino furono decisivi al NO svizzero. Possiamo quindi affermare che i Ticinesi e la Lega, quella domenica di 25 anni fa, decisero il futuro in libertà e indipendenza della nostra amata Svizzera.

Norman Gobbi

Norman Gobbi:”Sì alla Civica, per il Dovere di essere Consapevoli nella Comunità. La Svizzera è Libertà e Sicurezza”

Norman Gobbi:”Sì alla Civica, per il Dovere di essere Consapevoli nella Comunità. La Svizzera è Libertà e Sicurezza”

Da Ticinolive.ch | L’On. Norman Gobbi, intervistato da Ticinolive racconta la sua visione in merito alla Svizzera. Dal Refendum per la Civica, alla concezione storica di identità vs impero, al motto con il quale conclude: “Libertà e Sicurezza”, dicotomia di componenti sulla quale la Confederazione è nata e la cui forza sta nel trarre il meglio da entrambe.

Onorevole Norman Gobbi, Il 24 settembre si vota per la Civica. Quale la sua posizione, a riguardo?

Mi sono messo a disposizione come testimone a sostegno della campagna di votazione, quindi per il sì alla civica, perché se io oggi sono Consigliere di Stato è stato proprio per l’insegnamento che ho ricevuto anche a scuola in ambito di civica da parte di Franco Celio, mio docente di storia e geografia alle medie. Quei momenti mi hanno permesso di capire come far politica non sia gridare o cercare di imporre la propria visione ma sia soprattutto dialogo e confronto di idee e, infin dei conti, per la cittadina e il cittadino, di crearsi la propria opinione, nell’ambito del confronto di opinioni contrapposte su un determinato tema e quindi credo che sia importante che i nostri giovani, i miei figli in futuro, possano godere della stessa fortuna che ho avuto io, di avere delle lezioni dedicate a creare la coscienza del cittadino, che non significa solo sapere che si abbiano solo dei diritti ma anche e soprattutto dei doveri. Il dovere di informarsi, di crearsi una propria opinione, il dovere, infine, di mettersi in discussione e migliorare la propria coscienza in relazione alla comunità.

La Lega dei Ticinesi, da partito di opposizione è diventata un partito importante e determinate. Questa trasformazione vi porterà molto oltre nel futuro, quali sono i vostri prognostici a riguardo?

Ho letto recentemente lo scritto di una persona che non vuole ama la Lega, perché – questa la mia lettura – abbiamo distrutto quello che era la sua sfera d’influenza, in quanto credeva di governare il Canton Ticino senz’assumere un ruolo istituzionale; beh, questi diceva che la Lega sta distruggendo i diritti fondamentali del Canton Ticino. La Lega li ha fatti rivivere, nel ’91 così come oggi; perché è un movimento che nonostante sia al governo raccolga delle firme per fare esprimere il popolo su un tema che da sempre è stato a cuore del Movimento e penso in particolar modo alla tassa sul sacco dei rifiuti, promossa da un Consigliere di Stato leghista e messa in votazione grazie a un referendum leghista. Questo credo non sia segno di schizofrenia ma di rispetto della volontà del sovrano. Su questo tema, come su tanti altri, non bisogna aver paura del cittadino, anche quando si hanno due Consiglieri di Stato e si è il secondo partito in Parlamento. Quello che ci differenzia dagli altri è il nostro profondo rispetto del cittadino e soprattutto della sua volontà, poiché al cittadino non bisogna imporre le nostre scelte, ma, al contrario è nostro dovere farci interpreti delle scelte del cittadino nell’ambito della nostra politica.

La vostra concezione storica in quanto popolo elvetico nei confronti dell’impero asburgico. Imperialismo o identità comunale? Oppure le due cose possono coesistere?

La nostra storia è un po’ un mix dei due concetti, perché comunque sulle antiche bandiere delle comunità di Uri, Svitto e Untervaldo c’era l’aquila imperiale. Questo ci dimostra come soprattutto nell’arco alpino, anche nell’antico passato, si riconobbe il fatto che siano territori difficilmente governabili dall’esterno. Quindi si comprese come fosse meglio concedere qualche libertà in più ma non creandosi dei problemi e patteggiando gli interessi dell’Impero, che era soprattutto quello di poter usufruire dei valichi di transito attraverso le Alpi. È un concetto che significa da un lato l’essere sovrani, nell’ambito della giustizia e della gestione dei dazi; dall’altra parte del fare qualche concessione, ma, a parer mio, non gratuitamente.
La Selbstbewusstsein (mi spiega come la parola tedesca racchiuda i due concetti dell’essere se stesso e dell’essere consapevoli n.d.r) unisce questi due aspetti: l’esser consapevole di se stesso ma come parte di un sistema. Fu l’aspetto più importante che costituì la Svizzera, e che oggi deve ritornare a essere parte fondante.

Cosa pensa del Consigliere federale eletto Cassis?

Sicuramente da Consigliere di Stato del Canton Ticino sono felice che un ticinese sia stato chiamato a ricoprire la carica più alta del nostro sistema istituzionale, d’altra parte, dal punto di vista politico, il sostegno ottenuto dall’Unione democratica di centro, dall’UDC Svizzera, non è un assegno in bianco. Infatti per i democentristi il loro sostegno è vincolato a praticare una chiara politica di destra, in particolar modo nell’ambito della politica estera, quindi in maniera determinata nei confronti dell’Unione europea, rispettivamente nel ribadire quanto da lui detto riguardo la libertà, la sicurezza e dell’autodeterminazione.

Per concludere. Una frase che racchiuda e descriva la bellezza ma anche la responsabilità della Svizzera?

Libertà e Sicurezza. La Sicurezza senza la Libertà è la dittatura. La Libertà senza la Sicurezza è l’anarchia. La Svizzera ha trovato da sempre un buon equilibrio tra questi due concetti. Da un lato la libertà economica e la sicurezza del diritto, la sicurezza pubblica e la libertà individuale. Questo ci ha permesso, nonostante non disponiamo di materie prime, di essere un Paese all’avanguardia e nell’ambito dell’innovazione ai primi posti del governo mondiale. E questo deve rimanere il nostro motto, poiché libertà non significa sovra-regolamentazione, sicurezza non significa aprire le porte senza controllo, e quindi la linea di condotta deve rimanere quella che ci hanno insegnato coloro che hanno costruito il nostro benessere prima di noi.

Intervista a cura di Chantal Fantuzzi: http://www.ticinolive.ch/2017/09/24/norman-gobbisi-alla-civica-dovere-consapevoli-nella-comunita-la-svizzera-liberta-sicurezza/

Bignasca: «Lascio a breve» Si apre la corsa al successore

Bignasca: «Lascio a breve» Si apre la corsa al successore

Dal Giornale del Popolo | Borradori: «La persona giusta è Norman» – Gobbi: «Ne parleremo»

Il coordinatore ci ha confermato la volontà di lasciare alla fine di ottobre. Il sindaco di Lugano lancia la volata al consigliere di Stato.

Ce lo aveva detto già nel mese di maggio e ce lo ha confermato mercoledì. Attilio Bignasca è intenzionato a lasciare la conduzione della Lega dei ticinesi. E lo farà dopo il suo compleanno (che è il 1. novembre). «Ormai compio 74 anni e non ho più la forza di coordinare un movimento come la Lega. Me ne accorgo ogni volta che devo fare una riunione importante, poi mi ci vuole molto tempo per recuperare. Sono stanco e come ho detto nei mesi scorsi, a fine ottobre, lascerò».

Parole che, tuttavia, sembrano finire nel vuoto e che non hanno ancora scosso gli animi degli altri responsabili del movimento di via Monte Boglia, se non qualche mezza frase del tipo: «Lo ha già detto tante volte, ma alla fine resta sempre». Eppure, questa volta, sembra proprio fare sul serio.

E allora vediamo come reagiscono alcuni esponenti di spicco della Lega a cominciare dal sindaco di Lugano Marco Borradori. «Fin dall’inizio Attilio aveva dichiarato che non avrebbe fatto il coordinatore per molto tempo. Se dovesse abbandonare mi dispiacerebbe, ma lo comprenderei. Lui ha ripreso in mano la Lega dal Nano e sotto la sua direzione il movimento ha ottenuto molti successi elettorali». Lo stesso Borradori aggiunge: «Se dovesse lasciare per la Lega si aprirebbe un periodo non facilissimo perché trovare una persona che abbia le caratteristiche per condurre il movimento non è semplice. Secondo me l’identikit ideale del futuro coordinatore è il seguente: dovrebbe avere tra i 37 e i 45 anni. Possedere un’esperienza istituzionale insieme a un temperamento barricadero. Da tempo la Lega ha queste due anime e dovrebbero essere presenti anche nel nuovo coordinatore. Inoltre deve essere ammirato e rispettato all’interno del movimento. Personalmente credo che solo Norman Gobbi abbia tutte queste caratteristiche. Non nascondo che ne ho già parlato con lui e mi ha detto che il lavoro da consigliere di Stato lo impegna parecchio. Lo capisco bene. Ma se mi si chiede chi vedo in quel ruolo, dico senza dubbio Gobbi».

Invece Borradori non potrebbe ricoprire quella carica? «No, perché ho un’età che non mi permette di essere sindaco e coordinatore contemporaneamente. E poi, per natura, ho un’anima istituzionale. Mi piace l’anima barricadera della Lega, ma non è nelle mie corde».

Il consigliere di Stato Norman Gobbi non si espone personalmente, ma non ha comunque detto di No all’invito di Borradori. Pure lui ci traccia un identikit simile a quello fatto dal sindaco di Lugano. «Il nuovo coordinatore dovrà sicuramente essere riconosciuto come tale dalle due anime della Lega e già oggi essere un punto di riferimento. Inoltre non dimentichiamo che dovrà portare la Lega a elezioni importanti come quelle del 2019 e del 2020. Dobbiamo comunque ancora parlarne», conclude.

Da parte sua Boris Bignasca, da noi contattato, non ha voluto rilasciare dichiarazioni sulla questione.

(Articolo di Nicola Mazzi)

Navigazione: questo modo di fare non è nostro

Navigazione: questo modo di fare non è nostro

Lo sciopero che sta interessando la navigazione sul Lago Maggiore sta palesando un modo di fare non nostro, non svizzero. Dietro a tanto rumore, c’è chi con destrezza e astuzia sfrutta situazioni di disagio. È così che agiscono certi agitatori della sinistra sindacale: strumentalizzano le difficoltà delle persone per fini politici e di “bottega”, anche a costo di violare la legge. Perché questo è accaduto negli scorsi giorni quando la Polizia lacuale è dovuta intervenire a più riprese per permettere il regolare servizio di navigazione, il quale se impedito costituisce una violazione che può essere punita come stabilito dal Codice penale svizzero.

Ma è lo sciopero ad oltranza che più di tutto sta palesando un modo di fare non svizzero. Nel nostro sistema caratterizzato dalla cosiddetta “pace sociale” tra lavoratori e imprenditori, gli scioperi servono ad attirare l’attenzione sulla questione da dibattere. Ma poi si torna al lavoro in maniera responsabile, nell’interesse del servizio o dell’azienda, e si cercano le soluzioni appunto nel dialogo e non nello scontro. Qualcuno in maniera scriteriata, nonostante l’invito di settimana scorsa e di ieri del Governo a voler interrompere lo sciopero, lo sta protraendo e mettendo così in posizione di debolezza i trentaquattro lavoratori il cui contratto è stato disdetto per fine anno allo scopo di rivederlo o di cambiare il datore di lavoro. Infatti, dopo una fase iniziale di solidarietà, oggi riscontro molta insofferenza nei confronti di chi sta danneggiando l’immagine del nostro Cantone turistico, creando un disservizio sul Lago Maggiore nel periodo di maggiore affluenza di ospiti soprattutto d’Oltralpe; insofferenza testimoniata dalla presa di posizione dei Comuni del Locarnese. Queste trentaquattro persone oggi rischiano di essere doppiamente vittime: in primo luogo di questa decisione di rivedere i loro contratti, e in seconda battuta dei giochi degli agitatori sindacali che mirano unicamente ai loro interessi.

Il Ticino è molto di più di un gruppo di agitatori della sinistra sindacale che fomenta la gente per i propri interessi di “bottega”, ossia battere gli altri sindacati e ottenere maggiori sottoscrizioni. Il Ticino è il Cantone capace di convincere il resto della Svizzera dell’importanza di unire le forze per dire alla creazione di un secondo tubo per il tunnel autostradale del San Gottardo. Il Ticino è il Cantone che è riuscito a trovare una soluzione casalinga per gestire le entrate illegali dei migranti al confine sud, organizzandosi e dando così una mano e un grande sostegno al resto della Svizzera. Siamo piccoli, siamo una minoranza, ma siamo capaci di grandi azioni. È quello che mi sento di dire ai lavoratori che in questo momento credono che la lotta di classe sia la via d’uscita a questa indecorosa situazione.

In tutto questo non posso che sottolineare l’importante lavoro di mediazione svolto dal Consiglio di Stato – peraltro riconosciuto anche da chi dice di rappresentare gli interessi dei lavoratori – per risolvere questa vertenza. Tra le garanzie offerte vi è quella di un importante sostegno finanziario ordinario del Cantone che, ne sono convinto, contribuirà a rafforzare in modo sostenibile la navigazione sui laghi ticinesi e faciliterà la ricerca di un compromesso sull’ultima questione ancora aperta, quella delle garanzie salariali.

Torniamo quindi tutti “al fare” e lasciamo da parte lo scioperare. Permettiamo che il sistema elvetico prevalga, attraverso il dialogo tra lavoratori e imprenditori, con lo Stato nel ruolo di solo arbitro. E se tutto questo non servisse, uniamo le forze per ricordare – ancora una volta – alla Berna capitale quali sono i problemi del Ticino: quella della navigazione è una delle tante storie di concorrenza nel mondo del lavoro, che va difesa ma con metodi svizzeri e non di importazione!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato

Per il bene del nostro Cantone non cedo a pressioni!

Per il bene del nostro Cantone non cedo a pressioni!

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi: “Non ci fermeremo: continuerò a impegnarmi per più controlli sull’immigrazione!”

Mercoledì scorso sarà un giorno che non dimenticherò facilmente: un giorno infausto per la storia politica del nostro Cantone. Mercoledì 7 giugno 2017 è stato infatti il giorno in cui la volontà popolare dei Ticinesi è stata sacrificata a favore dell’accordo fiscale tra Svizzera e l’Italia. Un accordo che non ha mai convinto fino in fondo. Un accordo che sarà figlio di una sorta di ricatto: o la misura straordinaria sul casellario viene annullata o non si firma l’accordo. Stiamo parlando però di due atti di natura diversa: la misura sul casellario è una misura per la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. Un’azione introdotta per avere più controllo sull’immigrazione – come il Popolo ticinese ha più volte espresso in votazione popolare – e per evitare che sul nostro territorio entrassero a soggiornare o a lavorare persone con precedenti penali gravi o gravissimi. La firma dell’accordo sull’imposizione fiscale dei frontalieri – lo dice anche il nome – è di carattere fiscale e finanziario.

Credevo e resto convinto che la misura ticinese – che ha ottenuto il consenso del Popolo e del Parlamento cantonale e ora pure federale – sia una misura efficace! Sono state infatti 119 le persone cui abbiamo negato il permesso negli ultimi due anni. Numeri irrilevanti dice qualcuno, se confrontati con le quasi 48’000 domande trattate nello stesso periodo dall’Ufficio della migrazione. Non direi proprio! Si tratta di 119 persone che hanno commesso crimini molto gravi. Appropriazione indebita, omicidio, rapina, detenzione illegale di armi e munizioni nonché “distruzione di cadavere continuato”. Che cosa vuol dire? Significa che questo criminale, che grazie alla nostra misura, non aveva potuto entrare in Svizzera, aveva strangolato un anziano signore e in seguito aveva dato fuoco al suo cadavere! Bagatelle secondo i soliti compagni…

Ma queste cifre dimostrano anche che la misura del casellario non è un atto discriminatorio. Ribadisco che si tratta di una misura di sicurezza e di ordine pubblico e non economica! 47’483 persone infatti hanno ottenuto il rilascio o il rinnovo del loro permesso: chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere. E non va dimenticato l’effetto dissuasivo ottenuto grazie alla misura. Ma d’altra parte la stessa misura ha trovato la comprensione e l’approvazione da parte dei cittadini stranieri che non hanno mai inoltrato reclami contro la richiesta del casellario. Ora il Ticino potrebbe essere l’agnello sacrificale e – come avvenuto anche nel 1974 – rischiamo di essere gli unici a dover pagare la fattura per un accordo di cui beneficerà tutto il Paese.

Nel corso dell’anno abbiamo valutato se ci fossero soluzioni alternative ma nessuna delle opzioni vagliate aveva la stessa efficacia e gli stessi risultati, quindi la variante era chiara: mantenere in vigore la misura sul casellario.

Non tutti i colleghi di Governo però erano della mia stessa opinione e forse hanno ceduto ad alcune pressioni. Claudio Zali ed io ci siamo trovati in minoranza e la misura sul casellario verrà a cadere quando Berna e Roma firmeranno l’accordo “sui frontalieri”. La voce della Lega dei Ticinesi – da sempre in prima linea per difendere la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi – non è stata ascoltata. E ahimè la volontà popolare purtroppo è stata spazzata via in una mattina di giugno.

Su questo rimetto l’accento e non sulla rottura della collegialità come alcuni hanno sostenuto negli scorsi giorni. Questa decisione rischia di indebolire la nostra posizione oltre Gottardo. Ho espresso pubblicamente la mia opinione e il mio disappunto: questo è legittimo. Rispetterò la collegialità nella misura in cui come Capo Dipartimento applicherò la scelta del Governo, anche se non la condivido. Sono contrariato ma mai mi sognerei di venire meno ai miei doveri di membro del Collegio governativo.

Con i servizi del mio Dipartimento continuerò a mantenere alta la guardia su questo fronte e continuerò a far sentire la voce dei Ticinesi che, come il sottoscritto, vogliono un’immigrazione controllata. Non mi arrenderò e continuerò a combattere per il bene e la sicurezza del nostro Paese e di tutti i suoi cittadini.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni