“Nessuna svolta autocratica”

“Nessuna svolta autocratica”

Da RSI.ch | Norman Gobbi commenta l’annunciata partenza del coordinatore leghista Attilio Bignasca e la sua successione

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CNessuna-svolta-autocratica%E2%80%9D-9153040.html

“Per la scelta del prossimo coordinatore apriremo un processo di scelta aperto e democratico”. Sono le parole di Norman Gobbi, chiamato a commentare la dichiarazione di Attilio Bignasca, intenzionato a lasciare il cantone (e quindi la guida della Lega) entro novembre. Seppur non sia la prima volta che si annuncia partente e invece rimane, sul tavolo rimane infatti il tema della successione alla testa del movimento di Via Monte Boglia.

Anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni prende con le pinze il messaggio di Bignasca (“non è la prima volta”), ma conferma che la scelta di chi gli succederà è un argomento importante. “La Lega del 2017 non è quella del 1991, lo ha detto più volte anche Attilio, per questo escludo svolte autocratiche con una sola persona a decidere per ogni cosa, come invece accadeva in passato”.

Sul processo di selezione Gobbi sottolinea come questo dovrà essere “aperto e democratico, andando a coinvolgere tutti gli eletti nei vari consessi federali, cantonali e comunali e garantendo così l’unità. L’obbiettivo di fondo: le elezioni cantonali del 2019”.

Ma quando partirà questo iter? “Quando Attilio formalizzerà la sua partenza ai colonnelli, che finora non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali”.

Frontalieri: un inizio 2017 da record… negativo

Frontalieri: un inizio 2017 da record… negativo

Dal Mattino della domenica | Torna a crescere il numero di lavoratori da oltre confine in Ticino

Notizia di qualche giorno fa, il numero di lavoratori frontalieri in Ticino è tornato di nuovo a crescere. 64’670 residenti in Italia lavorano nel nostro Cantone, 2’260 unità in più rispetto allo scorso anno. Il dato più preoccupante, a mio avviso, è che quasi la totalità di questi nuovi lavoratori è attivo nel terziario con professioni specializzate, scientifiche e tecniche, come l’architettura e l’ingegneria, l’informatica o la comunicazione! Sono ambiti in cui la formazione ticinese e svizzera è ottima e nei quali i residenti del nostro Cantone hanno sempre eccelso. Settori in cui la manodopera locale c’è. Dove è finita la coscienza dei datori di lavoro a favore dei nostri giovani e dei nostri lavoratori in generale che, oltre a contribuire all’economia del nostro Cantone, garantiscono una determinata qualità nel servizio che offrono? Giovani che hanno studiato in un contesto elvetico e che condividono la mentalità, gli standard di qualità e la professionalità che fanno parte del “Made in CH”.

Ritengo che il mondo imprenditoriale debba contribuire allo sviluppo del Cantone dando lavoro ai residenti. È una forma di responsabilità che i datori di lavoro devono assumersi, fa parte di quello che considero un dovere verso le cittadine e i cittadini che pagano le tasse. Tasse che vengono, tra le altre cose, utilizzate dallo Stato anche per la promozione dell’economia e per l’elargizione di sussidi. Nella visione di un’economia responsabile deve esserci l’attenzione al territorio e deve esserci la responsabilità di restituire alla popolazione l’investimento sostenuto da un giovane che si è formato per il mondo professionale (e questo indipendentemente da quale strada abbia percorso). Impiegarli vuol dire restituire al Cantone l’investimento fatto nella formazione, sia attraverso le scuole cantonali, sia attraverso i contributi dati agli atenei di oltre Gottardo.

Siamo di fronte a un impoverimento di determinati settori, che sono meno tutelati dalla legge e che subiscono le conseguenze della volontà di certi di operare ad esempio con retribuzioni non adeguate ai nostri standard, in situazioni nelle quali un ticinese non può nemmeno pensare di candidarsi per un determinato lavoro, poiché non gli permette di sostenere le spese alle quali deve far fronte su suolo elvetico e quindi non gli permette di vivere!

La politica ticinese può proporre contratti collettivi di lavoro per i settori che ritiene più a rischio, ma se da parte di chi fa l’economia ticinese non c’è la volontà di operare in modo responsabile, il circolo, anziché virtuoso, potenzialmente continuerà ad essere vizioso. È un male per noi, per i giovani, per i disoccupati (anche quelli non più giovani ma con valide competenze) e per il futuro del nostro Cantone.

NORMAN GOBBI Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

“Fosse per me, li chiuderei già tutti”

“Fosse per me, li chiuderei già tutti”

Da Ticinonews.ch – Norman Gobbi, ai microfoni della Rai, ha chiarito al pubblico italiano i contorni della chiusura dei valichi

Mentre Berna nella giornata odierna ha fornito una risposta ufficiale alle autorità italiane sulla chiusura notturna di tre valichi ticinesi (vedasi SUGGERITI), non si può certamente dire che sui media italiani negli ultimi giorni siano circolate informazioni completamente esatte in merito al provvedimento in fase di test per 6 mesi.

NormanGobbi, invitato quest’oggi ai microfoni di Radio Rai 1 durante la trasmissione “Restate Scomodi” ha quindi provato a fare un po’ di chiarezza, smentendo alcune imprecisazioni trapelate anche a causa di un articolo del Corriere della Sera, criticato dal ministro ticinese. Gobbi ha sottolineato come il Ticino sia la frontiera “più aperta e permeabile” della Svizzera e che la chiusura decisa “riguarda una fascia oraria che non ostacola l’attività lavorativa”.

Ma perché i criminali dovrebbero attraversare durante la notte le frontiere? Il Consigliere di stato, ammettendo che le rapine nei distributori di benzina hanno luogo di giorno, ha però spiegato che “i furti in abitazione, quelli che colpiscono di più nella percezione dei cittadini, avvengono soprattutto di notte”. La misura, secondo Gobbi, si renderebbe sostanzialmente indiscutibile per la situazione di comuni come Astano che “è stato per alcuni anni il luogo con il maggior numero di reati pro-capite, proprio perché a ridosso della frontiera.”

In collegamento telefonico ai microfoni della Rai, vi era anche Domenico Rigazzi, sindaco di Cremenaga, che ha ribadito di “non essere stato informato né dalle autorità italiane, né da quelle svizzere”: “Lo abbiamo appreso dai media, ma ci chiediamo: perché chiudere Cremenaga e non altri valichi minori come Fornasette?”

La risposta del direttore del Dipartimento delle Istituzioni è lapidaria: “Fosse per me, li chiuderei già tutti. Ma questa è una fase di test. Sono stati scelti questi valichi minori perché comunque pochi km più a est o a ovest si può transitare. Non è una chiusura ermetica come invece successo altrove – ha inoltre aggiunto il ministro – Come successo sui confini Francia/Italia, con problemi d’applicazione di Schengen… In quel caso mi sembra che la Farnesina non abbia detto qualcosa.”

Gobbi è tornato inoltre a sottolineare che il contatto con le autorità provinciali e statali c’è stato: “Un anno fa il nostro ministro degli esteri parlò con Gentiloni di questa fase di test.”

Secca infine la risposta alla giornalista che chiedeva spiegazioni sul casellario giudiziale, “chiesto solo agli italiani” secondo alcuni media: “Se lei fosse venuta a chiedermelo, le avrei spiegato che il casellario giudiziale lo chiediamo a tutti i cittadini che vengono a lavorare da noi, di qualsiasi nazionalità”.

Anche nei nostri Comuni la Lega c’è! Dimostriamolo

Anche nei nostri Comuni la Lega c’è! Dimostriamolo

Da Il mattino della domenica | Fra due settimane l’appuntamento alle urne per le elezioni comunali differite

Domenica 2 aprile saranno chiamati alle urne i cittadini dei nuovi Comuni di Bellinzona e Riviera e (di nuovo) quelli di Paradiso. In queste settimane abbiamo conosciuto i volti e le idee dei nostri validissimi candidati, pronti a dare il loro contributo nei Municipi e nei Consigli comunali. Ora si tratta di votarli e farli sostenere: la Lega e le sue liste a favore dei nostri cittadini, sempre e comunque!

Per quanto concerne il Sopraceneri, mancano ormai solo due settimane all’appuntamento elettorale che interesserà da vicino gli abitanti delle nuove realtà di Bellinzona e Riviera. Due Comuni nati grazie a progetti aggregativi andati a buon fine – grazie anche al ruolo giocato dal mio Dipartimento – e che a breve vedranno quindi la loro concreta realizzazione.

Ci siamo, quindi! Tra le file del nostro Movimento vedo persone pronte a tutelare gli interessi dei ticinesi, con un occhio di riguardo per le peculiarità di tutti i territori che formeranno le nuove realtà comunali. Tra di loro tanti giovani e ciò mi rende felice. Ci saremo per Bellinzona, ma anche – e soprattutto – per Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant’Antonio e Sementina. A Riviera rappresenteremo con convinzione Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna. Siamo pronti a dare vita a un’amministrazione comunale davvero vicina ai cittadini, presente dove c’è bisogno, vicina alle esigenze e capace di fornire soluzioni concrete.

La Lega nasce proprio da questo: ascoltiamo le preoccupazioni dei Ticinesi, abbiamo la capacità e la voglia di dare voce alle necessità di ogni cittadino e agiamo portando soluzioni pratiche ai problemi. Il Comune è l’istituzione più vicina al territorio, ed è perciò essenziale che i rappresentanti dei Legislativi e degli Esecutivi comunali siano i primi ad avere un ascolto attivo e ricettivo, per poi sviluppare servizi adeguati ai bisogni del cittadino. I politici devono essere propositivi e la Lega lo è, ad ogni livello istituzionale.

Nei 26 anni di storia del nostro Movimento ci siamo fatti strada nella politica cantonale, continuando a coinvolgere chi voleva una politica concreta ma non aveva voce per farsi sentire. Abbiamo ottenuto il raddoppio in Consiglio di Stato, abbiamo portato gli interessi del Ticino a Berna con i nostri rappresentanti nel Parlamento federale. L’anno scorso abbiamo intercettato la fiducia in diversi Comuni, tanto nei Municipi come nei Consigli comunali, radicandoci in maniera capillare in tutto il nostro Cantone. La Lega è cresciuta, ma lo spirito leghista è rimasto intatto: incarniamo l’alternativa ai partiti storici, mettiamo sempre al centro i ticinesi e il loro bene, risvegliamo l’opinione pubblica sui temi importanti e scomodi per il nostro Cantone. La Lega c’è, ed è pronta a far breccia nel cuore e nella mente – delle nuove città ticinesi, per costruire insieme un Ticino sempre più solido e coeso, per il bene di tutti. Ciò che vogliamo per il futuro del Ticino è proprio questo: costruire Comuni forti, che possano essere partner affidabili per il Cantone. Solo con un Ticino più coeso e concreto potremo far sentire la nostra voce, sempre più forte, al di fuori dei confini cantonali, fino a Berna. Vogliamo quindi un’amministrazione comunale con basi solide, senza mai dimenticare i suoi quartieri perché la prossimità fra amministrati e amministratori è una delle nostre virtù più importanti.

Un sincero grazie quindi a tutti i nostri candidati leghisti che si sono messi a disposizione per i ticinesi a Bellinzona, Riviera e Paradiso. Meritano la fiducia degli elettori e sosteniamo senza tregua i loro sforzi, perché solo così potremo continuare a soffiare un vento di cambiamento!

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Quatre visages clés du populisme helvétique

Quatre visages clés du populisme helvétique

Da Tribune de Genève (tdg.ch) | Trois forces politiques s’en prennent constamment aux élites qui ne respecteraient pas la vraie volonté du peuple. Il s’agit de l’UDC, premier parti suisse, de la Ligue tessinoise et du MCG.

Parler de «populisme», c’est s’avancer sur un terrain miné. Cette formule fourre-tout, collée à certains pour les discréditer d’emblée, est généralement utilisée pour qualifier un parti qui se revendique comme le vrai représentant du peuple face à une élite sourde à la volonté populaire. Ce mouvement a souvent un chef charismatique qui fait «monter la sauce», assure une visibilité publique forte et qui se traduit ensuite par des gains électoraux importants.

A cet aune-là, trois forces politiques peuvent se ranger sous l’étiquette populiste: l’Union démocratique du centre (UDC), la Lega (Ligue des Tessinois) et le Mouvement citoyens genevois (MCG). L’UDC est le mouvement qui a le plus prospéré. Petit parti gouvernemental à la tradition agrarienne et de centre droit, il est devenu la première force politique du pays. Et de loin. Aux dernières élections fédérales en 2015, il frôle la barre des 30% des voix et dispose de deux conseillers fédéraux.

La transformation de l’UDC en une droite conservatrice musclée a été enclenchée dans les années 90 par son leader Christoph Blocher. Ce dernier, qui reste aujourd’hui chef de la stratégie du parti, apparaît cependant moins sur le devant de la scène. On assiste à la montée en puissance du rédacteur en chef et conseiller national Roger Köppel (voir ci-dessous). Du côté romand, c’est toujours le conseiller d’Etat Oskar Freysinger qui tient le haut du pavé. C’est lui qui a amené le parti à lutter contre l’islamisme.

Alors que l’UDC se positionne clairement à droite sur les questions économiques, la Lega et le MCG ont au contraire une composante sociale très affirmée. Les deux mouvements n’en sont pas au même stade de développement. La Lega, premier parti du Tessin, est devenue incontournable dans son canton et dispose de deux conseillers d’Etat. Le MCG n’a pas pu percer pareillement à Genève même s’il compte désormais un conseiller d’Etat en la personne de Mauro Poggia. Les trois partis se rejoignent essentiellement sur les questions de sécurité, d’identité et de préférence indigène pour l’emploi.

Il faut noter que le populisme n’épargne pas la gauche dure qui, elle, dénonce une élite économique assoiffée de profits au détriment du peuple. En Suisse, son poids politique est nettement plus faible.

Roger Köppel: l’intellectuel
Rédacteur en chef de l’hebdomadaire de la droite nationale et conservatrice la Weltwoche, le Zurichois se démultiplie sur la scène politique depuis qu’il est entré au Conseil national, en 2015. Meilleur élu de Suisse à la Chambre basse, il a reçu d’emblée la responsabilité du dossier européen à l’UDC. La loi d’application de l’initiative «Contre l’immigration de masse», votée en décembre par le parlement, l’a fait sortir de ses gonds. On l’a vu vitupérer dans une vidéo de présentation de son journal tournée au cœur du Palais fédéral pendant la session des Chambres. «Enterrement de la démocratie», «gifle d’une pseudo-élite à la population», «commando suicide du PLR et du PS», s’est écrié ce grand admirateur de Christoph Blocher. Journaliste et politicien de premier plan, il mélange allègrement ses deux casquettes. Très bon orateur, provocateur né, il a le don d’exaspérer la gauche. Il a même réussi à faire sortir la conseillère fédérale Simonetta Sommaruga de la salle du National en la mettant en cause.

Eric Stauffer: le trublion déchu
Il a déboulé comme un chien dans un jeu de quilles sur la scène politique genevoise. Ancien membre du Parti libéral, déçu de l’UDC, il fonde en 2005 le Mouvement citoyens genevois. Il s’inspire alors directement de la Ligue des Tessinois qui cartonnait déjà à l’époque. Le verbe coloré, la dent dure contre les partis en place, il se proclame défenseur du peuple face aux élites. Le positionnement du parti? Ni droite, ni gauche. En fait, il milite à la fois pour un renforcement de la sécurité publique et de la sécurité sociale. Le succès est immédiat au Grand Conseil. Il fait grandir le parti en exploitant une nouvelle cible: les frontaliers. Faute d’alliance de poids et en raison de ses foucades, Eric Stauffer ne réussira jamais à se faire élire au Conseil d’Etat. En 2016, sentant son mouvement lui échapper, il tente un come-back à la présidence. Il échoue pour une voix et démissionne. Depuis, il menace régulièrement de fonder un parti dissident pour se relancer dans l’arène politique.

Norman Gobbi: le chef de police
La Suisse a véritablement découvert Norman Gobbi lorsqu’il a pris à la dernière minute sa carte à l’UDC pour devenir candidat officiel au Conseil fédéral. C’était lors de la succession d’Eveline Widmer-Schlumpf en 2015. Qu’on ne s’y trompe pas. Le Tessinois défend cependant avant tout les intérêts de son parti, la Ligue des Tessinois (La Lega). Diplômé en sciences de la communication, conseiller national pendant un an, il accède au Conseil d’Etat tessinois en 2011 à l’âge de 34 ans. Il dirige le Département des institutions, qui supervise notamment la police et la justice. Très bien réélu, il est désormais une figure de proue de la Lega où il se profile comme protecteur des frontières et rempart contre les travailleurs frontaliers italiens. C’est lui qui exige de ces derniers un extrait du casier judiciaire avant qu’ils ne puissent travailler au Tessin. Sa candidature au Conseil fédéral a coulé suite à une attaque du PS aux Chambres fédérales qui l’a jugé inéligible notamment pour «ses travers racistes».

Oskar Freysinger: le fantasque
Yvan Perrin ayant dû démissionner pour cause de maladie, Oskar Freysinger est le seul conseiller d’Etat UDC romand en exercice. Elu avec un score canon en 2013, il souhaite rempiler en mars 2017. En pleine campagne, il vient de commettre une énorme bourde en mandatant un survivaliste, revendiquant «son côté Waffen SS» dans une vidéo. L’homme a été viré depuis. Toujours en perpétuelle bisbille avec les médias qui le critiquent, le fantasque Freysinger aime régler ses comptes sur son site Internet «Oskar et vous». Depuis qu’il a quitté son poste de conseiller national, il ne joue plus un rôle de premier plan à l’UDC Suisse. Sa fonction ministérielle l’accapare même s’il trouve toujours le temps d’aller répandre la bonne parole de la droite musclée à l’étranger dans des assemblées plus ou moins fréquentables. Un prosélytisme idéologique qui a toujours irrité la direction de l’UDC Suisse. Celle-ci craint tout contact avec des mouvements d’extrême droite en Europe.

(TDG)

Quatre visages clés du populisme helvétique: http://www.tdg.ch/suisse/quatre-visages-cles-populisme-helvetique/story/24381030 (Foto: Keystone/ Laurent Guiraud)

La volontà del popolo prima di tutto

La volontà del popolo prima di tutto

Dal Mattino della Domenica, una mia intervista

“Prima i nostri”, la parola al Consigliere di Stato Norman Gobbi

Assente alla visita di Maroni per un impegno di lavoro all’estero, il Consigliere di Stato leghista – da noi interpellato – dice la sua su come applicare il risultato delle urne dello scorso 25 settembre.

Dopo il voto di 3 settimane fa tiene banco il tema dell’applicazione del voto popolare. Cosa ne pensa il Ministro delle istituzioni?

Il Popolo è sovrano e si è espresso. La volontà popolare va pertanto rispettata. Ed è quello che voglio fare. Il Governo aveva presentato un controprogetto, ma il volere del Popolo non può essere ignorato. Bisognerà trovare una soluzione praticabile. Non ne ho ancora discusso con i miei colleghi, ma ritengo che un tema del genere debba essere affrontato anche da un gruppo tecnico; nonostante lo scetticismo di alcuni verso questa opzione, non dobbiamo dimenticare che una soluzione del genere è stata applicata con successo anche per la votazione riguardo al divieto di dissimulare il viso. Anche il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha scelto questa via per attuare l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”. Pure in questo caso sarà fondamentale riuscire a trovare un’intesa il più ampia possibile per dare seguito alla volontà popolare.

Lei era assente all’incontro con Maroni per un impegno all’estero agendato da tempo. È soddisfatto di quanto emerso dalla riunione con i suoi colleghi di Governo?

Mercoledì mi trovavo all’estero, ma sono stato informato sulla discussione. Il Presidente della Regione Lombardia ha voluto dare un segnale chiaro ai suoi cittadini. D’altra parte – lo ribadisco – come Governo dovremo impegnarci per dare ai nostri cittadini quello che hanno chiesto, esprimendo un voto chiaro. Se fossi stato presente, posso comunque aggiungere che sarei stato meno accondiscendente e qualche frecciatina al collega Maroni l’avrei lanciata…

Prima i nostri…e una discriminazione degli altri?

Non la leggo in questo modo. Accettando l’iniziativa dell’UDC, sostenuta dalla Lega, il Popolo ha indicato una via per difendere il nostro mercato del lavoro. Il punto della questione è ormai chiaro a tutti: la volontà è di tutelare il nostro mercato di lavoro, difendendo i lavoratori ticinesi. Questo è l’aspetto centrale sul quale dobbiamo lavorare. Ci sono state diverse speculazioni mediatiche soprattutto in Italia, dove il risultato scaturito dalle urne è stato interpretato come un attacco ai lavoratori frontalieri. D’altra parte ogni attore coinvolto in questo genere di dinamiche cerca di tirare l’acqua al proprio mulino…

Quale è la sensazione dal suo osservatorio di Consigliere di Stato?

Ricevo spesso lettere e messaggi, da tanti cittadini ticinesi. Al di là delle cifre e dei dati statistici regolarmente pubblicati, non dobbiamo mai dimenticare le storie di tanti ticinesi che hanno perso il loro lavoro o che temono di perderlo. La concorrenza con i lavoratori frontalieri è un dato di fatto così come il dumping salariale, in particolare nel terziario e per gli impiegati di commercio. Qualche giorno fa alcuni cittadini mi hanno contattato per condividere i loro timori. Sono stati annunciati tagli nel nostro settore bancario e c’è chi teme seriamente per il futuro del proprio impiego. La domanda che alcuni si sono posti e mi hanno rivolto è sempre la stessa: “Perché non è stata ancora applicata già la volontà popolare, favorendoci rispetto ai lavoratori che giungono da oltre Confine?”. Si tratta di una questione che non può più essere aggirata né ignorata. Condividerò senz’altro questa riflessione con i miei colleghi di Consiglio di Stato.

MDD

«Che il Ticino dia un chiaro segnale»

«Che il Ticino dia un chiaro segnale»

Dal Corriere del Ticino | Il presidente federale UDC Albert Rösti esorta a dire «sì» a Prima i nostri – Norman Gobbi: «Ho simpatia per l’iniziativa».

È in un clima di festa, con la musica popolare e l’aroma del risotto con le luganighe (offerti) a fare da sottofondo, che si è svolto l’evento organizzato dall’UDC Ticino al Mercato coperto di Mendrisio per sostenere l’iniziativa popolare Prima i nostri, in votazione il prossimo 25 settembre. Il fulcro della giornata è stato raggiunto con la partecipazione del presidente dell’UDC Svizzera Albert Rösti , giunto a Mendrisio per l’occasione. Nella conferenza stampa svoltasi a margine della festa, Rösti ha letto il proprio intervento, «Prima i nostri, ora più che mai», in italiano, segno della considerazione che ha per il cantone. «Il Ticino è colpito in modo particolare da una migrazione al di sopra della media, la situazione dell’asilo ne è una parte, la problematica dei frontalieri è l’altra, e anche la situazione del traffico non è certo da invidiare. È perciò salutare, a seguito delle scandalose conclusioni della Commissione delle istituzioni politiche, sostenere qui, con Prima i nostri, un’iniziativa che mira proprio ad affrontare il problema», ha detto. Rösti, che sull’applicazione del 9 febbraio ha rilasciato dichiarazioni al Corriere del Ticino (vedi pagina 7), ha esortato «la popolazione ticinese a porre mano direttamente ai propri problemi e nel contempo a dare un chiaro segnale al Parlamento federale che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa deve essere attuata». All’appuntamento erano presenti anche il consigliere nazionale Marco Chiesa e il presidente di UDC Ticino Piero Marchesi . Chiesa ha sottolineato come «ora l’iniziativa Prima i nostri diventi ancora più importante. Nella proposta scaturita dalla Commissione non saranno conteggiati i frontalieri e non condividiamo le posizioni di Christian Vitta e Marco Romano. Tutto questo ci lascia molto amaro in bocca e lo consideriamo un sabotaggio al 9 febbraio». Ai circa 300 ospiti Marchesi ha presentato il comitato per il sì all’iniziativa e ha tenuto a sottolineare che «Prima i nostri non è solo sostenuta dall’UDC ma anche da altri partiti o parlamentari di altre aree politiche. Ad esempio l’iniziativa è condivisa dalla Lega, dal gruppo parlamentare dei Verdi esclusi Francesco Maggi e Michela Delcò Petralli e dai liberali radicali Andrea Giudici, Peter Rossi ed Elio Del Biaggio, oltre che da una decina di imprenditori. C’è un’economia in Ticino che già applica il principio di Prima i nostri e che non ha paura dell’iniziativa». Presente in forze il movimento di via Monte Boglia, che ha colto l’occasione per tenere una riunione dei vertici (vedi articolo a fianco), alla quale hanno partecipato anche i due consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali. E tra i leghisti presenti è corsa voce che la decisione del Governo relativa al sostegno al controprogetto non fosse unanime. Abbiamo rivolto la domanda a Gobbi che ci ha risposto: «Il Governo ha preso la sua decisione. Quello che posso dire è che ho simpatia per l’iniziativa». Ricordiamo che Prima i nostri è in votazione il prossimo 25 settembre con il controprogetto.

Un ultimo saluto a Mauro: “Io lo ricorderò così”

Un ultimo saluto a Mauro: “Io lo ricorderò così”

Da il Mattino della domenica | Ci ha lasciati negli scorsi giorni Mauro Malandra, e mi è sembrato importante e necessario ricordarlo sul Mattino di questa domenica. Se oggi sono un Consigliere di Stato di questo Cantone è anche, e soprattutto, grazie a lui.

Le radici profonde di Mauro a Monte Carasso sono state un aspetto importante della sua vita. Come Monte Carasso è sviluppata su piano e su montagna, lo sono anche le sue più grandi passioni che voglio ricordare.

Professionalmente, tra le varie at­tività, Mauro è stato anche un col­laboratore del Dipartimento che oggi io dirigo, dell’allora Diparti­mento militare cantonale. Ha in seguito avviato la sua attività ul­tratrentennale in tipografia, atti­vità sulla quale ritornerò più tardi nel mio scritto, per rievocare qual­che ricordo. Tra le sue varie passioni c’è stata sicuramente all’inizio quella del calcio, una passione che l’ha unito a molti suoi amici. Poi la passione del tennis, che da Bellinzona l’ha portato fino alle alture di San Ber­nardino. Quest’ultimo è stato il suo nido di recupero delle forze e delle energie, ma soprattutto luogo delle sue amicizie. Amicizie con le quali godeva della sua voglia di vivere, con i quali si intratteneva in maniera non solo famigliare… ma anche goliardica.

Come non ricordare le sue espe­rienze (che alcune volte sono state riprese anche sul Mattino della do­menica con gli acronimi “CO-MI­VA”, che poi ogni tanto diventavano anche “CO-MI-ti­VA”) con chi saliva nel suo regno a cogliere o meglio come inten­deva lui rubare i funghi. Con il suo fare goliardico, Mauro e qualche amico prelevava dai cestini delle auto targate “CO-MI-VA” i fun­ghi, a mo’ di sanzione. E questo rubare i funghi, nel suo spirito di Robin Hood, lo faceva in maniera goliardica, mettendosi una divisa non propriamente ufficiale, ma reale per la “guardiafungo” di SanBe. Dei funghi prelevati ne fa­ceva condivisione con gli amici. E questo era l’aspetto più impor­tante, che sicuramente faceva pia­cere a tutti al di là della goliardia: l’amicizia e il voler condividere, attorno alla tavola.

Come ho detto prima, se oggi sono quello che sono è anche grazie a lui, perché il 17 gennaio 1991 Mauro, Giuliano e Flavio hanno fondato la Lega dei Ticinesi. Mauro magari, un po’ più distante dalla realtà luganese, in realtà co­nosceva il Nano sin dagli Anni Settanta. Attilio in quel momento era a St. Moritz; e spesso il Nano faceva le cose quando Attilio era distante, così da evitare discus­sioni. In quel giorno si è fatto qualcosa d’importante: quello che forse poteva apparire come una goliardata, dopo 25 anni si è svi­luppata in una realtà popolare e politica, ancorata nella comunità ticinese. Mauro era fiero e orgo­glioso di aver dato vita a un movi­mento politico in Svizzera, cosa che non succede evidentemente tutti i giorni, soprattutto se pen­siamo al successo che ha avuto. Mauro è stato uno dei tre padri fondatori del nostro movimento della Lega dei Ticinesi, e per que­sto gliene saremo sempre grati.

Mauro però era di animo molto più prudente del Nano. Se pen­siamo alla manifestazione del ’92 sul Pontediga – io avevo 15 anni e l’ascoltavo via radio – possiamo dire che non erano sicuramente momenti facili, e evidentemente significava anche confrontarsi con la polizia. Dopo varie discussioni Mauro ha detto “Nano, fa’ pö chel che te vö”. E il Nano chiaramente ha fatto come voleva, ma racconto questo a dimostrazione che Mauro era una persona di riferimento. Nano lo ascoltava spesso, come ha fatto con tutti noi,… anche se poi alla fine decideva di testa sua.

Il mio primo incontro con Mauro è avvenuto nel 1996, da giovane candidato per il Consiglio Comu­nale di Quinto. Mi sono recato da lui in tipografia per stampare il vo­lantino. Mauro mi ha subito im­pressionato per il suo animo, visto che pur non conoscendomi, mi consigliò su cosa mettere e non mettere nel volantino. Consigli utili per me che allora avevo meno di vent’anni ed ero sostanzial­mente un bambino politicamente parlando. Era la mia prima espe­rienza politica, ma mi ha subito istradato spiegandomi delle cose del lavoro tipografico che faceva. Alla fine penso di essere diventato un esperto di comunicazione anche grazie a lui. Ero estraneo al mondo della tipografia fino a quel momento, ma poi a vent’anni ho scoperto cos’era, e per questo l’ho davvero apprezzato.

Mauro non era mai gentile, ma buono sì. Non era gentile nel senso delle buone maniere perché, lo sappiamo, non utilizzava spesso “forme filosofiche” per esprimere determinati concetti. Ma sicuramente il suo animo buono lo conoscevamo tutti, visto che anche negli ultimi anni, quando lo incontravo nella sua Monte Carasso, al ristorante “Er Pipa” da sua sorella Miria e suo nipote Andrea, al di là della bat­tuta si discuteva, si ricordava, si condividevano opinioni. E tutti sappiamo che dietro questa voce roca, marcata anche dalle siga­rette, c’era una persona che aveva qualcosa di particolare. E per sot­tolinearlo alcuni amici mi hanno raccontanto che, e forse non tutti lo sapranno, era un po’ “il Besomi di San Bernardino”. Il suo andare ogni mattina a comprare il cibo per i gatti del villaggio era una te­stimonianza del suo animo che, dietro alla voce brontolona e roca, nascondeva un grande cuore gene­roso e sensibile. Ci stringiamo nel dolore della mo­glie Lula e di tutti i famigliari.

Ciao Mauro, stam ben.

È morto Mauro Malandra, storico cofondatore della Lega

È morto Mauro Malandra, storico cofondatore della Lega

Da Cdt.ch l Su Facebook i pensieri di Norman Gobbi e Boris Bignasca per l’uomo che diede vita nel 1991 al partito ticinese insieme al “Nano” e Flavio Maspoli

È morto ieri il terzo cofondatore della Lega dei Ticinesi, Mauro Malandra, che nel 1991 diede vita al partito insieme a Flavio Maspoli e Giuliano Bignasca. A ricordare l'”eroe dei nostri tempi” è proprio il figlio del “Nano”, Boris Bignasca sulla sua pagina Facebook, facendo eco al post del consigliere di Stato Norman Gobbi che, sempre sui social network, ha voluto ricordare il “caro Mauro” con una foto che li ritrae insieme.

Norman Gobbi dopo l’addio all’amico leghista appena scomparso, promette: “Continueremo quanto avete iniziato…continueremo a batterci per i nostri ideali, per il bene del nostro Cantone e dei Ticinesi”.

Liberi e svizzeri, ricordiamocelo ogni giorno!

Liberi e svizzeri, ricordiamocelo ogni giorno!

Discorso del Consigliere di Stato Norman Gobbi, in occasione dei festeggiamenti del 1. agosto 2016 a Olivone (Blenio) della Lega dei Ticinesi.

È sempre un immenso piacere per me festeggiare con voi, come tradizione vuole dal 2003, il Natale della Patria. Ancor più piacevole è trascorrere un giorno di festa – la festa del nostro Paese – insieme nell’incantevole scenario offerto dalla Valle di Blenio, all’ombra del Sosto ormai divenuto un simbolo leghista di impegno e di valori tradizionali. Impegno perchè festeggiamo in un Comune, quello di Blenio, guidato da una sindaco leghista: la nostra Claudia ha sbaragliato la concorrenza grazie al suo impegno sul territorio, a favore della popolazione e delle attività ancestrali. 

Ma il Sosto con tutta la Valle di Blenio sono il simbolo della lotta di questo Popolo, quello bleniese e ticinese, da sempre attaccato ai valori tradizionali delle nostre comunità di montagna: libertà, indipendenza e sicurezza. Infatti, ancor prima che Werner Stauffacher, Walter Fürst e Arnold von Melchtal dessero vita quali Padri fondatori della perpetua alleanza della nostra Confederazione nel 1291, i Bleniesi e i Leventinesi un secolo prima (ed era il 1182) giurarono reciproco sostegno contro i dominatori esterni in quello che oggi chiamiamo il Patto di Torre. Un chiaro segnale di come questo spirito di libertà, tipico dei popoli alpini, trovi qui profondissime radici che vivono ancora oggi. Non è un caso che i Bleniesi si siano da sempre opposti con forza ad ogni perdita di sovranità del nostro Paese: lo fecero nel 1992 contro lo Spazio economico europeo in maniera molto più chiara degli altri distretti, per poi continuare sino al voto del 9 febbraio 2014, con quasi due terzi a favore del controllo dell’immigrazione. Tutto ciò significa solo una cosa: la Valle di Blenio è terra di libertà, indipendenza e sicurezza!

“Uniti per prestarsi reciproco aiuto, consiglio e appoggio, a salvaguardia così delle persone e delle cose, contro tutti coloro che a essi o a uno di essi facesse violenza, molestia o ingiuria con il proposito di nuocere alle persone od alle cose”. Parole indelebili, scritte sulla pergamena che custodisce il testo del nostro patto di perpetua alleanza. Sicurezza, indipendenza, libertà: sono questi i valori che ancora oggi portiamo avanti come Svizzeri e Ticinesi, e sui quali vorrei porre l’accento quest’oggi.

Sin da quando ho mosso i miei primi passi in politica e ancora oggi, in veste di Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, mi impegno quotidianamente a difesa dei nostri valori.

Uno su tutti è quello della SICUREZZA. Ogni giorno lavoro assiduamente con i collaboratori del mio Dipartimento per garantire e assicurare questo bene primario, alla base del benessere di ogni cittadino, di tutti noi. L’obiettivo è quello di non abbassare mai la guardia ma anzi, di pianificare le azioni da mettere in atto prima che si manifesti una situazione di emergenza e che la realtà ci sfugga di mano. Anche senza l’appoggio di Berna, portiamo avanti delle proposte che ci permettono di sentirci più sicuri nel nostro vivere quotidiano.

Lo sto – anzi lo stiamo – facendo anche in questo periodo: siamo pronti a gestire le ondate migratorie al confine di Chiasso. Quest’anno siamo rimasti una delle poche porte ancora aperte per accedere al nord delle Alpi e al resto dell’Europa. Per affrontare questa situazione, in Ticino abbiamo sviluppato lo scorso anno uno Stato Maggiore Cantonale composto da tutte le forze dell’ordine e le Istituzioni che sono chiamate a far fronte all’eventuale emergenza. Nel 2016, su mia insistenza e dopo aver spiegato a più riprese la situazione, il Consiglio federale ha disposto l’impiego sussidiario di sicurezza dell’esercito nel caso la situazione evolva a tal punto da renderlo necessario. Una collaborazione, quella con l’esercito, che è significativa. Assicurando la sicurezza di tutti noi ticinesi infatti ci rendiamo garanti di quella di tutti gli svizzeri: agiamo come primo filtro alla frontiera nazionale. Il Ticino sta difendendo la Svizzera. Il nostro Cantone spesso, come in questo caso, vede – e ahimé vive anche in prima persona- problematiche che toccheranno il resto del Paese solo in un secondo tempo. È stato così con la crisi della piazza finanziaria, con il frontalierato e ora con la gestione dei flussi migratori. Con questa attività promuoviamo l’essenza dello spirito confederale contenuto nel patto che, come vi ho ricordato poco fa, ci vede uniti per il bene comune della nostra Patria. Dobbiamo quindi sentirci orgogliosi per quel che abbiamo fatto e facciamo in quanto Ticinesi nella gestione della sicurezza non solo cantonale, bensì nazionale! Orgogliosi perchè il presidio svolto dai Ticinesi alla PORTA SUD della Confederazione è oggi sinonimo di sicurezza e controllo. E poi, salvo qualche guardia di confine giunta da nord, lo stiamo facendo da soli perchè noi teniamo alla sicurezza della nostra Patria.  

Un altro passo avanti a favore della SICUREZZA lo abbiamo fatto con l’entrata in vigore del divieto di dissimulare il volto nei luoghi pubblici e la modifica legislativa sull’ordine pubblico. Grazie a queste leggi è stata ribadita – aggiungo anche celermente grazie all’impegno del mio Dipartimento – la volontà di tutti i cittadini di sentirsi sicuri mentre passeggiano per le vie delle nostre città, allo stadio o in pista per seguire una partita, e in ogni occasione pubblica di incontro. Ma soprattutto di potersi sentire padroni in casa nostra, preservando e tutelando i nostri usi e costumi. Riprendendo uno dei valori più importanti della nostra Patria, vogliamo avere la LIBERTÀ di uscire di casa senza timori. Un Ticino unito, una comunità forte è quello che vogliamo per affrontare insieme le sfide ci si presentano. Anche in questo caso è il nostro Cantone a imporsi come promotore di una legge per la sicurezza, e non sarei sorpreso se in seguito anche il resto della Confederazione adottasse le stesse precauzioni, dopo averne appurato i benefici sul caso ticinese.

La nostra nazione si basa sulla LIBERTÀ. Ho iniziato accennando alla sensazione e al diritto di essere sicuri, e quindi liberi, in mezzo agli altri, a casa nostra, ma come sappiamo bene non è l’unica espressione di questo valore fondamentale.

La LIBERTÀ politica ad esempio, alla base della nostra democrazia, è ciò che ci permette di esprimere ciò che pensiamo. La libertà nel nostro Paese significa poter utilizzare gli strumenti che ci sono dati per costruire al meglio il nostro futuro. Degli strumenti preziosi che le cittadine e i cittadini di molti altri Paesi non hanno il privilegio di avere. Facendoci testimoni della volontà popolare, ben saldi ai nostri principi, noi leghisti abbiamo saputo mostrare al mondo della politica che il popolo di cose da dire ne ha. Lo abbiamo fatto attraverso le petizioni, i referendum, e le iniziative. Lo abbiamo fatto con il primo strumento della democrazia: la partecipazione alle urne. Il voto popolare che di consente di dire la nostra allo Stato, i ribadire cosa vogliamo nel e per il nostro Cantone, ma anche per definire i nostri rappresentanti all’interno delle stesse. In questi 25 anni ogni volta in cui la Lega ha ottenuto dei risultati in termini elettorali, ai suoi rappresentanti è sempre stato detto: “Adesso vediamo se saprete prendervi le vostre responsabilità!”. È successo a Marco quando ha portato il nostro Movimento in Consiglio di Stato, è successo a me quando ho raddoppiato gli scranni. Siamo ormai al sesto anno in cui la Lega ha la maggioranza relativa in Consiglio di Stato e penso che, anzi, ne sono sicuro! che io e Claudio le nostre responsabilità ce le siamo prese – anche quando si trattava di compiere scelte impopolari. Non ci tiriamo indietro e continueremo a lavorare in difesa del Ticino e dei ticinesi, anche quando e se con le nostre decisioni urtiamo o indigniamo i benpensanti. Continueremo a farlo anche quando i nostri colleghi di Governo si nascondono dietro le loro decisioni per non urtare la sensibilità del loro partito o dei loro elettori.

Durante la campagna per la corsa al Consiglio federale – ebbene si, la Lega dei Ticinesi ha riportato un candidato ticinese in corsa per Berna dopo 16 anni dall’ultima candidatura – sono stato definito dalla stampa un uomo di stato. Ed è quello che sono, che siamo noi leghisti in Governo e in Parlamento. Ci battiamo per la difesa dei valori tanto cari al nostro movimento e lo facciamo con responsabilità e coerenza! Senza nasconderci dietro alle nostre scelte!

Ci battiamo per un Ticino solido e libero. Una libertà che spesso, però, fuori dai confini elvetici stanno mettendo in discussione, compromettendo la nostra INDIPENDENZA. La situazione internazionale, in particolare quella dell’Unione Europea, si sta dimostrando sempre più instabile. Con Brexit il popolo inglese ha dato un chiaro e forte segnale: l’Inghilterra non presta più il fianco all’UE e le imposizioni internazionali le stanno strette. Anche loro, come la Svizzera ,come noi, lottano per la loro autonomia. È la dimostrazione che con la volontà si può tornare indietro – anche da situazioni ben più vincolate della nostra. È la dimostrazione che il popolo, alla fine, è sempre sovrano e ha sempre l’ultima parola. Sul nostro territorio decidono gli svizzeri. I problemi degli altri Paesi che ci circondano non devono quindi minacciare il benessere che abbiamo costruito nel corso degli anni nel nostro Cantone e nella nostra nazione.

Libertà, indipendenza e sicurezza: lottiamo tutti i giorni per difendere questi nostri valori. Ognuno di noi è cittadino svizzero, ma è anche, e soprattutto, ticinese. Chi come me è nato e cresciuto nelle Valli sa quanto sia importante ribadire la nostra legittimità e valorizzare la nostra regione, soprattutto se di montagna. Con la mia attività politica mi impegno costantemente per prestare una particolare attenzione alle regioni periferiche del nostro Cantone, poiché so che ogni cittadino, svizzero, ticinese, abitante delle Valli ha il diritto di sentirsi figlio legittimo di mamma Elvezia considerato alla stessa stregua di tutti gli altri. Ognuno di noi ha un ruolo importante nella partecipazione alla gestione dello Stato e ha quindi il dovere fondamentale di tutelare, nel farlo, questi valori, indistintamente dalla sua regione di provenienza.

Quindi oggi più che mai, il giorno del Natale della nostra Patria dobbiamo essere protagonisti delle scelte politiche che ci concernono, dobbiamo lottare per il Ticino che vogliamo; non possiamo e non dobbiamo accettare passivamente quello che ci viene imposto da fuori ma soprattutto dobbiamo ribadire la nostra volontà di essere padroni in casa nostra. Dal canto mio, continuerò a lavorare per fare in modo che la nostra sicurezza, la nostra libertà e la nostra indipendenza siano preservati sotto ogni loro aspetto. E’ questa la missione che mi avete dato il 10 aprile 2011 e poi il 19 aprile 2015. Mi impegno nuovamente e chiedo il sostegno di tutti voi, perchè come recita il motto fondante del nostro Cantone e dei Ticinesi: vogliamo vivere “liberi e svizzeri”!

Ricordiamocelo ogni giorno. Per il nostro bene. Per il bene del Ticino e della Svizzera.

Viva il Ticino. Viva la Svizzera.