La Lega dei ticinesi e il Mendrisiotto:  Vicinanza al cittadino e amore per il territorio

La Lega dei ticinesi e il Mendrisiotto: Vicinanza al cittadino e amore per il territorio

da l’Informatore di venerdì 11 marzo 2016

Un anno fa, il 17 marzo 2015, ho presentato con grande soddisfazione la nuova organizzazione della Polizia cantonale, con la regionalizzazione della Gendarmeria e l’obiettivo dichiarato del mio Dipartimento di migliorare e aumentare il presidio nel Mendrisiotto. I fenomeni criminali transfrontalieri, una difficoltosa mobilità stradale – che complica gli interventi delle forze dell’ordine – e la necessità di coordinare l’attività con le Polizie comunali e le Guardie di confine ci avevano spinto ad aumentare la nostra presenza sulla fascia di confine e riportare gli agenti sul territorio, a contatto con i cittadini. Una strategia che a un anno di distanza da segnali molto positivi. Il mio impegno in questo settore è motivato da una consapevolezza forte e chiara; considerata la situazione critica della fascia di confine e i numerosi fattori di rischio, la presenza della Polizia cantonale è più necessaria nel Mendrisiotto che altrove. Una strategia che comprende anche spazi logistici adeguati. Ecco perché il mio Dipartimento partecipa all’edificazione del Centro di pronto intervento di Mendrisio.
Qualche settimana fa, lo ricordo, sono stato invitato a presentare nella Sala del Consiglio comunale di Mendrisio un ulteriore tassello di questo importante progetto, la seconda fase di realizzazione dello stabile; ho così potuto trascorrere qualche ora piacevole in compagnia della popolazione mo-mo, raccogliendo nuove conferme sulla forza d’animo con la quale la Regione sta affrontando un momento storico tutt’altro che facile. La sicurezza, non mi stancherò mai di ripeterlo, è un bene primario che va garantito a tutti i cittadini ticinesi. Un valore che da sempre la Lega dei ticinesi difende in prima linea.
È quindi fondamentale proseguire con il completamento del CPI; una struttura che avrà un ruolo cruciale per il futuro della sicurezza nel Distretto e in tutto il Cantone. Riunendo sotto un unico tetto polizia, pompieri e protezione civile, permetterà infatti nuove forme di collaborazione con soluzioni logistiche ottimali, migliorando il servizio alla popolazione.
Il futuro vedrà confermare la vicinanza al Borgo mo-mo e a tutto il Distretto. Prossimamente il Governo licenzierà il messaggio che propone gli stanziamenti necessari per consentire il trasferimento della Polizia cantonale, grazie agli sforzi intrapresi dal mio Dipartimento.
Il messaggio che vogliamo diffondere fra la cittadinanza, con queste operazioni di notevole importanza finanziaria, è semplice ma cruciale: sulla sicurezza in questo Distretto non intendiamo risparmiare, perché un Mendrisiotto ben protetto è il primo passo per un Ticino più sicuro. Un consolidamento della Lega dei ticinesi nell’esecutivo e nel legislativo comunale del Magnifico Borgo consentirà di sicuro un accelerazione del nostro avvicinamento a questo traguardo. Il prossimo 10 aprile, quindi sarà importante dare sostegno alla Lista della Lega dei ticinesi, movimento che più di tutti pone l’accento e agisce concretamente per la sicurezza di tutti i ticinesi.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Criminali stranieri: i Ticinesi vogliono più sicurezza sul territorio!

Criminali stranieri: i Ticinesi vogliono più sicurezza sul territorio!

Dal Mattino della Domenica del 6 marzo 2016

Norman Gobbi ringrazia i Ticinesi che hanno votato a favore dell’iniziativa d’attuazione

Il 60% dei Ticinesi ha detto a gran voce SÌ all’iniziativa d’attuazione promossa dall’UDC e sostenuta dalla Lega dei Ticinesi, esprimendo ancora una volta la chiara volontà di avere più sicurezza: un aspetto fondamentale a cui nessuno di noi vuole rinunciare! Il voto di domenica indica che occorre rafforzare la nostra sicurezza. Un segnale concreto dato non solo dai Ticinesi ma anche dagli altri Cantoni di frontiera con una forte densità di stranieri come Ginevra, Neuchâtel, Basilea Città e Grigioni. Tengo quindi a ringraziare tutta la popolazione che si è espressa per una maggiore sicurezza sul nostro territorio e per un maggior rispetto dei nostri cittadini. Attraverso l’iniziativa d’attuazione si voleva espellere dal nostro Paese i criminali stranieri che, oltre a minare l’ordine pubblico, mancano di rispetto al nostro Paese e al Popolo che li ha accolti e che li ha dato un luogo, una casa dove vivere.

A più riprese prima della votazione ho ricordato che la cronaca è piena di vicende reali in cui stranieri colpevoli di aver commesso gravi atti criminali non possono essere allontanati dalla Svizzera, restando ad affollare le nostre carceri a spese della collettività. Il voto ticinese ha espresso dunque a chiare lettere che casi di questo tipo non sono e non possono più essere tollerati! Il Dipartimento delle istituzioni da me diretto ha introdotto negli ultimi anni una procedura volta a controllare e verificare in maniera approfondita il rilascio dei permessi ed evitare abusi, soprattutto da parte degli stranieri che hanno commesso dei reati gravi nei loro Paesi. In questo contesto, ci siamo purtroppo trovati di fronte in taluni casi a decisioni confermate dal Tribunale cantonale amministrativo che poi sono state però smentite dal Tribunale federale. È notizia proprio di qualche giorno fa che a Losanna hanno accolto il ricorso inoltrato da un cittadino peruviano condannato nel 2013 a tre anni di detenzione per amministrazione infedele aggravata e truffa. La decisione di espulsione è stata annullata e pertanto lo stesso potrà rimanere in Svizzera. Un caso che si aggiunge agli altri simili verificatisi in passato, che rappresentano la spia di un problema che in Ticino ahinoi conosciamo fin troppo bene. Venerdì, dopo aver preso atto dei risultati dell’iniziativa d’attuazione, il Consiglio federale ha fissato l’entrata in vigore del nuovo diritto in materia di espulsione degli stranieri, che comporta pene più severe in questo ambito. Un nuovo diritto voluto dal Popolo svizzero nel 2010 proprio per arginare questi fenomeni preoccupanti. Un nuovo diritto che poteva essere, come auspicavano i Ticinesi, ancora più severo e restrittivo, ma che deve comunque rappresentare la base per rendere maggiormente efficace il nostro sistema.

In ogni caso, il segnale lanciato dai Ticinesi indica ancora una volta come il nostro Cantone sia precursore di problematiche che poi toccano anche il resto della Svizzera. Questo in particolare per via della nostra posizione geografica e delle nostre peculiarità, che ci rendono unici rispetto agli altri Cantoni. Nella scorsa domenica elettorale, il Popolo ticinese ha espresso a chiara voce la propria preoccupazione in materia di sicurezza. In quest’ottica, posso garantire il mio impegno a continuare a difendere davanti alle Autorità federali queste preoccupazioni così come le nostre rivendicazioni.
Un Popolo ticinese che si è dimostrato combattivo e compatto nella difesa dei nostri valori, anche nel voto sul San Gottardo, che permetterà al Ticino di rimanere collegato al resto della Svizzera nei prossimi anni. Un Popolo ticinese che rispetta la democrazia svizzera e ingiustamente viene accusato di xenofobia da alcune parlamentari romande, quando i loro Cantoni hanno invece voltato le spalle alla coesione nazionale votando no al raddoppio del Gottardo. Un Popolo ticinese coraggioso e audace: che fa sentire la propria voce, anche se fuori dal coro, per poter tutelare il nostro amato Cantone. Grazie a tutti!

Norman Gobbi: “La Svizzera deve pensare a se stessa!”

Norman Gobbi: “La Svizzera deve pensare a se stessa!”

Dal Mattino della domenica del 28 febbraio 2016

Il Ministro leghista a 360 gradi sulla Brexit, l’Unione europea e i negoziati con la Svizzera

Ormai è chiaro a tutti. L’Unione europea sta dimostrando tutte le sue fragilità; un’unione che, in parole più semplici, fa acqua da tutte le parti. Un esempio su tutti è quello dell’emergenza migratoria, per la quale l’Unione europea ha palesato una passività preoccupante, che ha avuto pure delle ripercussioni sul Canton Ticino. Stati che contravvengono agli accordi da loro stessi firmati, Stati che esigono più autonomia e Stati che pensano – per delle ragioni ben comprensibili – di uscire da questa Europa. Un’Europa che, per certi versi, rappresenta una sorta di gabbia. Il prossimo 23 giugno la Gran Bretagna voterà per decidere sulla propria permanenza o meno nell’Unione. Gli euroburocrati di Bruxelles hanno subito indicato che il discorso con la Svizzera è bloccato fino alla decisione del popolo britannico. L’ennesimo schiaffo al nostro Paese e al Popolo svizzero, che, dal 9 febbraio 2014, giorno in cui è stata accettata l’iniziativa sull’immigrazione di massa, attende che venga concretizzata la sua volontà. Di questa situazione complessa ne abbiamo discusso con il Ministro della Lega dei Ticinesi Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni e Presidente del Governo.

Norman Gobbi, cosa ne pensi delle richieste fatte dalla Gran Bretagna all’Unione europea?
“Sono richieste legittime, che rappresentano “la spia” di un problema che l’Unione europea ha dimostrato di non saper gestire e più in generale delle fondamenta fragili sulle quali essa è stata concepita. Fragili perché non sanno rispondere alle necessità durante periodo difficili come quello che sta vivendo oggi la nostra società. Finché tutto va bene è infatti troppo facile!”

Tu, così come la Lega dei Ticinesi, sei sempre stato contrario all’Unione europea.
“Fu proprio questo uno dei motivi che mi spinse, più di vent’anni fa, ad entrare a far parte della Lega dei Ticinesi. L’Europa ha inseguito un’utopia pensando che un’unione attraverso degli accordi in prevalenza economici tra Stati fosse sufficiente per creare una sorta di Stato federale. Lo sappiamo bene proprio noi Svizzeri: per costruire uno Stato federale ci vuole di più, a cominciare da fondamenta e valori solidi! Oggi gli Stati dell’Unione si trovano quindi avvinghiati in un labirinto di regole e di vincoli che non permette di far fronte ai problemi attuali e che riduce pericolosamente il potere decisionale degli Stati in settori delicati come ad esempio la sicurezza, il mercato del lavoro e la socialità.”


Come valuti il recente accordo tra l’Unione europea e il primo ministro britannico Cameron?

“Nella campagna verso il voto del 23 giugno il primo ministro britannico Cameron sosterrà di avere ottenuto il meglio: i vantaggi del mercato unico, senza il pericolo di essere governati da Bruxelles e senza perdere sovranità. L’Unione europea sosterrà invece di avere negoziato con pragmatismo, facendo concessioni a Londra ma senza aver rinunciato ai principi fondamentali che sostengono la sua impalcatura istituzionale. La verità è che la Gran Bretagna non è riuscita ad ottenere tutto quello che voleva. Un aspetto che inciderà sul voto del Popolo britannico, che a giusta ragione chiede delle risposte concrete alle sue preoccupazioni.”

Questo accordo avrà delle ripercussioni sulla Svizzera? L’Unione europea ha già detto che fino al 23 giugno i negoziati con il nostro Paese sono bloccati …
“La Svizzera deve pensare a se stessa! Non possiamo speculare sugli accordi tra gli altri Stati e l’Unione europea. La cosa positiva è comunque che uno Stato importante come la Gran Bretagna ha sottolineato i problemi legati alla libera circolazione delle persone, che, è innegabile, ha avuto degli effetti perversi ad esempio a livello di sicurezza e di mercato del lavoro.”

A breve il Consiglio federale presenterà la sua proposta di applicazione dei contingenti votati dal Popolo svizzero il 9 febbraio 2014. Cosa ti aspetti?
“Credo che per la Svizzera sia giunto il momento di decidere in quale direzione vogliamo andare per concretizzare la volontà espressa dal Popolo svizzero. Quello che mi aspetto è che i negoziatori elvetici sappiano difendere i nostri interessi fermamente – e senza paura – davanti all’Unione europea. Quello che viene prima di tutto è infatti la volontà del Popolo svizzero!”

Queste dinamiche sembrano passare molto al di sopra della testa dei Ticinesi…
“Al contrario! Il Governo ticinese non è stato con le mani in mano e si è impegnato per proporre una soluzione che consenta di applicare la volontà espressa dalla maggioranza Ticinesi (n.d.r: quasi il 70% ha votato a favore dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa). La cosiddetta clausola di salvaguardia che tiene conto delle peculiarità e delle diverse esigenze regionali e che a breve verrà presentata ufficialmente. Non si tratta di un esercizio di stile ma di una proposta concreta. Concreta e soprattutto attenta alle differenti esigenze regionali. Un aspetto che valorizza il nostro federalismo. Un principio fondante della Svizzera, che è la forza del nostro Paese e che ci differenzia profondamente dall’Unione europea. Un principio che dobbiamo dunque difendere ed alimentare in maniera costante a beneficio di tutti i cittadini!”

Diamo seguito alla chiara volontà espressa dal Popolo

Diamo seguito alla chiara volontà espressa dal Popolo

Dal Mattino della Domenica del 7 febbraio 2016 – SÌ all’iniziativa d’attuazione: per la nostra sicurezza e per il nostro rispetto

C’è molta carne al fuoco il prossimo 28 febbraio. Non penso solamente all’importante votazione sul risanamento del San Gottardo, bensì anche all’iniziativa per l’attuazione dell’espulsione degli stranieri che commettono reati. Per la sicurezza di tutti i cittadini è fondamentale sostenere questa iniziativa: non vogliamo e non possiamo più tollerare sul nostro territorio criminali stranieri, i quali mancano innanzitutto di rispetto al Paese – e di conseguenza al Popolo – che li ha accolti, che li ha dato una casa, un lavoro, un luogo dove vivere. A questo punto del dibattito, infiammatosi nelle ultime settimane, qualche fatto concreto dev’essere evidenziato come merita. Vicende reali, che hanno riempito la cronaca dei nostri media. Come nel caso del cittadino straniero di origine croata che nel 1993 fu condannato per violenza carnale commessa sul nostro territorio. Scontata la pena nel suo Paese, nel 2012 la persona richiese un permesso di soggiorno in Ticino, dove risiedono la moglie e i figli. E quando la richiesta fu respinta dal Dipartimento delle istituzioni – decisione poi confermata sia dal Governo che dal Tribunale cantonale amministrativo – questa persona si rivolse al Tribunale federale, che nel settembre 2014 gli diede ragione, sconfessando le autorità cantonali. Secondo l’Alta corte, il cittadino croato non rappresentava più un pericolo concreto per l’ordine e la sicurezza pubblici svizzeri (!). Stiamo parlando di violenza carnale, non di un – seppur grave – furto. Un caso che oserei definire eclatante, un caso che non deve più verificarsi, poiché ci sono di mezzo la sicurezza e l’ordine pubblico del nostro territorio e di tutti i cittadini!

Sono questi i motivi per i quali già nel 2010 fui l’unico Consigliere nazionale della Deputazione ticinese a difendere la prima iniziativa lanciata dall’UDC per l’espulsione dei criminali stranieri. La dimostrazione che non mi sbagliavo venne quando il nuovo testo costituzionale fu approvato dal Popolo ticinese e da quello svizzero così come dalla maggioranza dei Cantoni. Peccato che, nonostante la creazione di gruppi di studio e varie consultazioni, nulla si sia mosso a livello normativo, mentre sul nostro il numero di incarcerazioni di stranieri nei penitenziari non ha mai smesso di aumentare. A questo punto, credo quindi sia venuto il momento di dare finalmente seguito alla chiara volontà espressa dal Popolo, il nostro Sovrano, senza se e senza ma. C’è infatti in gioco la credibilità della nostra democrazia, del nostro sistema di democrazia diretta che rappresenta la nostra forza e, perché no, anche il nostro orgoglio. Al di là delle narrazioni dei contrari a ogni costo, pronti a mettere in gioco pure la volontà popolare – aspetto molto pericoloso – i numeri sono inequivocabili. La Svizzera detiene infatti il poco invidiabile record europeo di detenuti stranieri, che oggi rappresentano il 74% della popolazione carceraria. Una situazione estrema che è addirittura peggiore in Ticino, dove 4 detenuti su 5 sono stranieri.

Questa situazione non è più tollerabile! Grazie all’iniziativa per l’attuazione possiamo raggiungere tre obiettivi: 1) rendere giustizia alla chiara volontà espressa dal Popolo svizzero e ticinese;
2) ridurre, grazie all’effetto deterrente, i reati, e con essi i costi amministrativi della giustizia e quelli per la risocializzazione dei detenuti; 3) non consentire più che stranieri autori di ripetuti atti criminali gravi possano restare nel nostro Paese. Non possiamo più ignorare che la situazione continua a peggiorare sul fronte della sicurezza, e non possiamo più continuare a negare l’applicazione del testo approvato dal Popolo svizzero nel 2010. Per tutte queste ragioni, sostegno fermamente l’iniziativa di applicazione, e il 28 febbraio invito i Ticinesi a votare un «sì» convinto. Per la nostra sicurezza e per il nostro rispetto!

Die Rebellen stehen am Scheideweg

Die Rebellen stehen am Scheideweg

Da NZZ.CH l 25 Jahre Lega dei Ticinesi. Als Protestbewegung wurde die Lega gegründet. Nun haben die Rechtspopulisten derart an Exekutivmacht gewonnen, dass bei der SVP Fusionsgelüste aufkeimen. Besser sollte sich die Lega der FDP annähern.

Eine Protestbewegung – das hatte der ehemalige Freisinnige Giuliano Bignasca im Sinn, als er vor einem Vierteljahrhundert die Lega dei Ticinesi gründete. Dieser gelang es, den Südkanton politisch umzupflügen und zwei Sitze im fünfköpfigen Staatsrat sowie Luganos Stadtpräsidentenamt zu ergattern. Doch die markante Zunahme der Exekutivverantwortung verstärkt den Mentalitätswandel in den Reihen der oft rüde Töne anschlagenden Rechtspopulisten. Ihr pragmatisch denkender Staatsrat Claudio Zali hat kürzlich im Lega-Sonntagsblatt «Il Mattino» erklärt, die «Bewegung» habe sich deswegen und aufgrund des Hinschieds der alten Garde gewandelt. Allerdings hätten die Parteiexponenten mit Regierungsverantwortung bewiesen, dass sie nicht wider den Geist der Lega agierten. Dies zeigt Zalis Partei- und Regierungskollege deutlich: Ex-Bundesratskandidat Norman Gobbi tritt als veritabler Staatsmann auf und schafft es gleichzeitig, Bern hart zu kritisieren sowie ab und an von offiziellen Staatsrats-Positionen abzuweichen. Seine Aufmüpfigkeit ist salonfähig, weil er punkto Institutionen und Personen korrekt bleibt. Der seriöse Flügel der Rechtspopulisten trägt dazu bei, dass Bern das Tessin ernster nimmt.

Die Lega-Magistraten prägen die einstige Protestbewegung immer stärker. Gleichzeitig versucht Attilio Bignasca, Bruder des verstorbenen Giuliano, als Lega-Koordinator dem rebellischen und sozial stark engagierten Flügel genügend Freiraum zu gewähren; der Erfolg nimmt sich bis anhin sehr mässig aus. Bignasca befürchtet vermutlich, eines Tages könnte die Lega vor einer Zerreissprobe stehen. Doch Gefahr droht von eher unerwarteter Seite: Um für den Bundesrat kandidieren zu können, musste Gobbi der SVP Schweiz beitreten. Dies bringt mit neuer Eindringlichkeit die Frage aufs Tapet, ob die beiden Rechtsparteien fusionieren werden. Zumal sie bei Kantonal- wie auch Nationalratswahlen auf dringlichen Wunsch des SVP-Präsidenten Schweiz, Toni Brunner, Schulterschlüsse vollzogen haben. Dies, obwohl die Tessiner Sektion der Volkspartei und die Lega in einer intensiven Hassliebe zueinander verharren. Würde eine Fusion vollzogen, so endete die Ära der – in zwiespältigem Sinne – einzigartigen Lega. Damit wären die bisherigen Wählerstimmen alles andere als gesichert.

Vernünftiger wäre, sich gegenüber der nach wie vor wichtigen FDP zu öffnen. Der Freisinn hat die viel grössere politische Erfahrung, war er doch Garant der Tessiner Prosperität. Er könnte das einstige Enfant terrible Lega durch dessen Reifeprüfung begleiten und seinen Einfluss zugunsten aller Tessiner geltend machen. Auf lokaler Ebene funktionierte dies schon einmal: Die Freundschaft zwischen dem einstigen Luganer Exekutivmitglied Giuliano Bignasca und dem von 1984 bis 2013 regierenden FDP-Sindaco der grössten Tessiner Stadt, Giorgio Giudici, sorgte für ein produktives Gleichgewicht. Dieses Experiment liesse sich auf kantonaler Ebene wiederholen. Es könnte umso eher gelingen, als die Rechtspopulisten zu sehr Gefallen an ihrer Machtfülle in wichtigen Exekutiven gefunden haben, um diese rebellischer Anwandlungen wegen gefährden zu wollen. Die Tessiner Protestbewegung steht am Scheideweg.

http://www.nzz.ch/meinung/kommentare/die-rebellen-stehen-am-scheideweg-1.18684774

Gobbi: “Ci davano per morti e invece… SIAMO ANCORA QUI!”

Gobbi: “Ci davano per morti e invece… SIAMO ANCORA QUI!”

Da Mattino della domenica l Il 17 gennaio 1991 venne fondata ufficialmente la Lega dei Ticinesi. Un quarto di secolo di lotta politica.


Norman Gobbi, la Lega è arrivata al suo 25 anno in forma smagliante…

In effetti l’ultimo anno della Lega è stato spettacolare. Penso, infatti, ai successi ottenuti alle elezioni canto­nali, alle nazionali e ovviamente alla soddisfazione personale di essere stato il candidato ticinese per il Consiglio Federale. Un’esperienza meravigliosa per il sottoscritto ma anche per il mo­vimento. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il calore e il so­stegno di tutte le persone che suppor­tano la Lega dei ticinesi.

Come è entrato nella Lega?
Grazie a Rodolfo Pantani: fu lui a pre­sentarmi il Nano. Ma soprattutto gra­zie alla passione che la Lega ha acceso in me sin dal 1992, quando combat­teva contro lo Spazio Economico Eu­ropeo. All’epoca ero adolescente e nel corso degli anni sono cresciuto in­sieme alla Lega. Sentivo davvero di aver trovato chi rappresentava quei valori che cercavo fortemente: impe­gnarsi con il cuore in difesa della li­bertà, dell’indipendenza e della sicurezza del nostro Paese e la sua gente.

Con la Lega ha affrontato tante bat­taglie in questi 25 anni…
Ricordo ancora la prima manifesta­zione a cui ho partecipato. In Piazza della Foca con un amico, accompa­gnato da sua madre, dove il Nano, as­sieme a Flavio Maspoli e il Gabibbo arrivarono su un calesse. La mia prima azione politica invece è stata raccogliere le firme in tutte le cancel­lerie comunali delle Tre Valli contro l’ente smaltimento rifiuti. Ero solo un gregario, ma questa esperienza mi è rimasta impressa nella mente proprio perché all’epoca compresi che la poli­tica comincia dall’azione del singolo nel lottare per un ideale. Una lezione di cui faccio tesoro ancora oggi, in qualità di membro di un esecutivo.

Cosa voleva dire essere leghisti in quei tempi?
Credere davvero, come ho detto prima, che la politica parta dal basso, dal cittadino. Ma era difficile: spesso chi voleva candidarsi per la Lega ve­niva scoraggiato con, ad esempio, ri­percussioni sul lavoro. Oggi forse nelle città questa mentalità per fortuna non esiste più, ma in alcune zone delle valli si sente ancora. Ed è davvero un gran peccato.

Cosa sarebbe oggi il Ticino senza la Lega?
Qualcosa sarebbe cambiato in ogni caso: i ticinesi erano stan­chi di un modo di fare politica che non aveva più ragione di essere, tra tavoli di sasso che piegavano la volontà popolare, lontani dalle necessità dei cit­tadini. Ma per fortuna è nata la Lega, che ha invertito la ten­denza in atto, ridando la li­bertà ai Ticinesi, grazie ai quali abbiamo guadagnato ter­reno tanto che oggi abbiamo due Consiglieri di Stato, due Consiglieri Nazionali e il Sin­daco di una delle città princi­pali del Cantone. La miglior risposta a chi diceva che sa­remmo durati il tempo di un mattino. E invece, come mi piace ripetere nei miei di­scorsi… siamo ancora qui!

MS

Die Tessiner Rechte zementiert ihre Macht

Die Tessiner Rechte zementiert ihre Macht

Da NZZ.CH, di Peter Jankowsky l Zuwachs an Wähleranteilen. Lega und SVP gehen gestärkt aus den nationalen Wahlen hervor. Immer mehr Tessiner trauen diesen Parteien zu, ihre Sorgen in Bundesbern am besten vorzubringen.

Auf den ersten Blick hat sich nach dem Wahlsonntag nichts geändert: Die Verteilung der acht Tessiner Nationalratssitze unter den Parteien bleibt, wie sie bis anhin war. Bei näherer Betrachtung stechen allerdings die Verschiebungen punkto Wählerstimmen ins Auge. Zwar kommen die Lega und ihre Alliierte, die kleine Tessiner SVP-Sektion, in der grossen Kammer weiterhin auf zwei bzw. einen Sitz – doch bei den Wählerstimmen haben sie im Vergleich zu 2011 merklich zugelegt. Mit Unterstützung der SVP konnte die Lega am Sonntag einen Drittel der Tessiner Wählerschaft für sich gewinnen. Das beschäftigt stark die Tessiner Medienkommentatoren.

Die Kantonalwahlen vom April hatten die starke Position der Lega bestätigt. Sie bleibt nach der FDP zweitstärkste Kraft im Kantonsparlament und stellt weiterhin zwei von fünf Regierungsräten. Die Ergebnisse der heurigen nationalen Wahlen zementieren nun die Macht der Rechtspopulisten im Hinblick auf die im April 2016 anstehenden Gemeindewahlen. Diese stehen schon jetzt im Fokus, weil dem Durchschnitts-Tessiner regionale Wahlen viel mehr am Herzen liegen als die nationalen.

Wähler direkt ansprechen
Doch warum ist die Tessiner Rechte gestärkt aus den nationalen Wahlen hervorgegangen? Die Erklärungen sind vielfältig, haben aber einen gemeinsamen Nenner: Lega und SVP betreiben Wahlpropaganda auf eine Weise, dass sie die Wähler direkt ansprechen können. Das betrifft zum Beispiel die rund 63 000 «billigen und willigen» Grenzgänger aus Italien, die für massive Verschlechterungen auf dem Tessiner Arbeitsmarkt sorgen. Hierbei ist es natürlich wirkungsvoll, wenn Regierungspräsident Norman Gobbi (Lega) von den Grenzgängern einen Auszug aus dem Strafregister verlangt und überdies von Bern systematische Grenzkontrollen fordert, um die Flut der Flüchtlinge einzudämmen. Die Tessiner SVP wiederum profitiert stark von der Einwanderungsinitiative , die just im Südkanton den grössten Anklang fand.

Als positiv ist zu werten, dass die rechtspopulistische Lega immer mehr Exekutivverantwortung übernimmt. Sie befindet sich in einem Reifeprozess , der zu grösserer politischer Seriosität führt; dies scheinen die Wähler zu schätzen. Viele sind auch der Ansicht, Rom und Brüssel wollten der Schweiz vorschreiben, wie sie sich punkto Flüchtlingsströmen und Steuerverhandlungen zu verhalten habe – und dagegen wettern Lega und SVP. Zudem hilft den beiden Parteien das schlechte Renommee, das der Finanzministerin Eveline Widmer-Schlumpf im Tessin anhaftet: Sie leiste dem EU-Druck zu wenig Widerstand, lautet der allgemeine Vorwurf. Daher trauen immer mehr Tessiner der Lega und der SVP zu, ihre Sorgen in Bundesbern am besten vorzubringen. Zumal Bundesrat wie nationales Parlament dazu neigen, Begehren nach Tessiner Sonderregelungen abzulehnen. Ob dank dem Rechtsrutsch auf nationaler Ebene dem Südkanton mehr Gehör geschenkt wird, bleibt indes abzuwarten.

Lega schielt aufs Stöckli
Die Stärkung der Tessiner Rechten findet ihren Niederschlag auch im Rennen um die Sitze im Ständerat. Weil niemand das absolute Mehr errungen hat, findet am 15. November eine zweite Wahlrunde statt. Der CVP-Doyen im Stöckli, Filippo Lombardi, muss um seine Wiederwahl nicht bangen, sein freisinniger Ratskollege Fabio Abate vielleicht schon ein wenig: Ihm sitzt Giambattista Ghiggia, der Stöckli-Kandidat der Lega, im Nacken – obwohl dieser vor den Wahlen unbekannt war. Die Rechtspopulisten stellen für den kantonalen Freisinn und seine Leaderposition weiterhin eine Bedrohung dar; das gibt den Tessiner Medien so sehr zu denken, dass für sie Lombardis Ambitionen auf einen Sitz im Bundesrat momentan kein Thema zu sein scheinen. Aber die Neigung zum «Ticinocentrismo» wird generell immer stärker. Dieser lässt die Tessiner allmählich vergessen, dass die italienische Schweiz seit 1999 nicht mehr in der Landesregierung vertreten ist.

‘Mobilitiamoci’ e ‘voto utile’

‘Mobilitiamoci’ e ‘voto utile’

Da LaRegione Ticino l L’appello di Attilio Bignasca: votare il movimento. Zali: dobbiamo recuperare autostima. E Gobbi galvanizza la sala: siamo ancora qui!

Saranno anche da prendere con le pinze i sondaggi elettorali. Intanto però, a seconda delle tendenze di voto che indicano, mettono di buonumore o tolgono il sonno. Come nella Lega, il cui coordinatore non usa giri di parole sul ‘Mattino’ di ieri, giorno, a Chiasso, della festa del movimento di via Monte Boglia in vista delle federali del 18 ottobre. Scrive Attilio Bignasca : “Non lo nascondiamo: il secondo sondaggio del ‘GdP’ è stato per noi una doccia fredda”. Sì, perché quello pubblicato sul ‘Giornale del Popolo’ la scorsa settimana dà per traballante uno dei due seggi leghisti alla Camera bassa, il seggio conquistato quattro anni fa da Roberta Pantani, che della città di confine è municipale. E dato che, annota a sua volta sul domenicale l’altro deputato al Nazionale uscente, Lorenzo Quadri, “sarebbe una leggerezza pericolosa” snobbare i sondaggi, Bignasca invita “il popolo leghista” a “mobilitarsi” e “tutti i sostenitori del 9 febbraio” a “pensare al voto utile”. Tradotto: “Depositare nell’urna la scheda della Lega per il Consiglio nazionale e votare Ghiggia (Battista, ndr) per gli Stati”.
Dal coordinatore del movimento dunque un duplice appello, «per spingere anzitutto i nostri a votare, considerato che la partecipazione degli elettori leghisti alle federali è di solito bassa», spiega lo stesso Bignasca ai cronisti pochi minuti prima dell’inizio della festa. «Spero che la gente – gli fa eco il granconsigliere Michele Foletti – capisca che se non vota Lega regala il seggio del Nazionale a Raoul Ghisletta». E il ritorno di un secondo socialista a Berna potrebbe addirittura, secondo il municipale di Lugano, incidere negativamente «sul futuro, che passa anche dalle relazioni con Berna, del Ticino». Quel futuro che ha in testa la Lega. Occorre pertanto mobilitarsi, sostengono e ribadiscono candidati e consiglieri di Stato davanti ai circa cinquecento, stimano gli organizzatori, presenti al Palapenz.
Dei due ministri leghisti cantonali il primo a prendere la parola è Claudio Zali . Che suona la carica: «I sondaggi ci puniscono e allora noi oggi dobbiamo recuperare autostima» per confermare «il successo» ottenuto alle elezioni ticinesi di aprile. «Ricordiamoci – aggiunge il direttore del Dipartimento del territorio – che a Berna ‘si fanno i giochi’ e non possiamo sempre dire che non ci ascolta: a Berna, attraverso i nostri rappresentanti, dobbiamo continuare a far sentire forte la nostra voce». Peraltro sui temi federali «la Lega ha fatto i compiti come nessun altro, è l’unico movimento che sa interpretare la volontà popolare, è avvenuto per esempio con la votazione del 9 febbraio 2014» contro l’immigrazione di massa. Applausi in sala. La Lega «è contraria a una certa politica dell’asilo e si batte per la difesa della piazza finanziaria e dei posti di lavoro per i ticinesi». Cosa che «il Ps e gli altri partiti storici» non farebbero. «Siamo ancora qui!», scandisce e ripete Norman Gobbi , galvanizzando i leghisti riuniti al Palapenz. Per il capo del Dipartimento istituzioni, è importante che «la maggioranza» che ha respinto i Bilaterali e approvato l’iniziativa democentrista contro l’immigrazione di massa «torni a farsi sentire», per mantenere i due seggi leghisti al Nazionale ed eleggere Ghiggia al Consiglio degli Stati. Il 18 ottobre «potremo così gridare ancora una volta: siamo liberti, forti e sovrani».

Di Andrea Manna, LaRegione Ticino 05.10.2015

Per una Svizzera libera, forte e sovrana

Per una Svizzera libera, forte e sovrana

Ticinesi: abbiamo ancora bisogno di schede della LEGA!

Tra due settimane decideremo quale futuro vogliamo per la Svizzera, la nostra Svizzera. Negli ultimi anni, ab­biamo purtroppo dovuto assistere a un adeguamento graduale – piano piano, poco alla volta – del nostro Paese rispetto al volere degli euro-bu­rocrati di Bruxelles. Fine del segreto bancario, ripresa automatica del di­ritto comunitario, libera circolazione delle persone; questi sono solo alcuni ambiti dove la Svizzera, perdendo la sua sovranità in taluni casi senza nemmeno lottare, si trova oggi con­frontata con delle problematiche non indifferenti; problematiche che in Ti­cino assumono, come ben sappiamo, delle dimensioni sconosciute agli altri Cantoni svizzeri. Per questo, è importante per il Ticino far sentire la propria voce, facendosi rappresen­tare a Berna dalle persone che vo­gliono – veramente! – una Svizzera libera, forte e sovrana. Una Svizzera che vuole tornare a gestire diretta­mente l’immigrazione sul proprio territorio, come auspicato dal Popolo svizzero, e dal 68% dei Ticinesi, che il 9 febbraio 2014 hanno detto sì al­l’iniziativa contro l’immigrazione di massa, da sempre sostenuta dalla Lega dei Ticinesi. Una Svizzera che vuole difendere i propri interessi da­vanti alle Autorità internazionali, senza piegarsi sempre e comunque al volere altrui. È questo anche il senso della mia intervista rilasciata in setti­mana alla Neue Zürcher Zeitung, che tanto ha fatto discutere ma che credo rifletta quello che pensa la maggio­ranza del Popolo ticinese, che ha ormai perso la pazienza ed esige delle risposte concrete alle sue più che le­gittime preoccupazioni.
Difendiamo i nostri seggi in Consiglio nazionale

Care e cari Ticinesi, abbiamo ancora bisogno di voi! Abbiamo ancora bi­sogno del vostro sostegno in questa sfida che, ripeto, è fondamentale, e che dobbiamo vincere per continuare a difendere gli interessi del nostro Cantone e del nostro Paese. Interessi che fanno rima con i valori e le tradi­zioni sui quali il nostro Paese è stato costruito; elementi che spesso altre nazioni ci invidiano! Per tutti questi motivi, il 18 ottobre votiamo la Lega dei Ticinesi e vinciamo ancora una volta insieme questa partita! Una par­tita contro l’euro-conformismo e con­tro la sudditanza rispetto alle Autorità europee e internazionali. Una partita non meno importante di quella ap­pena giocata ad aprile nelle elezioni cantonali, nella quale dovremo deci­dere se vogliamo una Svizzera forte e soprattutto indipendente. Votiamo quindi la Lega dei Ticinesi e soste­niamo i nostro candidati, a comin­ciare dagli uscenti Lorenzo Quadri e Roberta Pantani, che in questi hanno lottato con costanza – anche soli contro tutti – per il nostro Paese e per il nostro Cantone!

Io sto con Battista Ghiggia!

A Berna abbiamo bisogno di persone competenti e che sanno quello che vogliono. Per questa ragione Battista Ghiggia è il candidato ideale per il Consiglio degli Stati; un amico da so­stenere e supportare, che si è lanciato senza paura in questa avventura, ani­mato dal desiderio di portare a Berna i problemi reali della gente; un amico che vuole lavorare con impegno af­finché sia messa in pratica la volontà del Popolo svizzero – del nostro So­vrano! –, in questi anni ahimè spesso dimenticata o furbescamente relati­vizzata. Per questo, lo dico chiara­mente: io sto con Battista! Per una Svizzera libera, forte e sovrana. Per una Svizzera padrona del proprio fu­turo!

NORMAN GOBBI

Per una Svizzera più forte e sovrana, lista 5 LEGA e Battista Ghiggia

Per una Svizzera più forte e sovrana, lista 5 LEGA e Battista Ghiggia

Lo so. Vi ho inondato di richieste di sostegno alla mia persona per le elezioni cantonali dello scorso aprile. Ne sono cosciente e vi ringrazio di cuore per il grande risultato ottenuto sia dal sottoscritto che dalla Lega dei Ticinesi. Ora però dobbiamo impegnarci con la stessa forza per l’importante sfida sotto la cupola di Palazzo federale, poiché – come indicano alcuni sondaggi – le posizioni potrebbero cambiare e indebolire il nostro fronte.

Si tratta di decidere che futuro dare al nostro Paese: quello sempre più piegato (poco a poco, così da non far male) al volere di Bruxelles con la ripresa automatica del diritto comunitario, oppure quello fondato sulla Libertà e la Sovranità della nostra amata Svizzera? Io non ho dubbi: scelgo la Libertà e la Sovranità! Questa scelta non è facile come la soluzione relativa all’adeguamento incondizionato verso cui oggi il Governo federale ci spinge, ma richiede ad ognuno di noi impegno, responsabilità e amore per il nostro Paese; richiede ad ognuno di noi di lottare per difendere la Svizzeri i valori sui quali è stata fondata!

È per questo motivo che vi invito a sostenere chi per questi valori si impegna – non solo sotto le elezioni – a favore di una Svizzera libera, forte e sovrana. Vi invito quindi a votare lista n.5 Lega dei Ticinesi al Consiglio Nazionale, e Battista Ghiggia al Consiglio degli Stati. Il 18 ottobre 2015 decidiamo di restare padroni in casa nostra!

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