Una partita importantissima per il Ticino e i Ticinesi

Una partita importantissima per il Ticino e i Ticinesi

Mancano quattro settimane esatte all’appuntamento delle elezioni federali del 18 ottobre. Non abbiamo dimenticato il grande sforzo collettivo di leghisti attivi e simpatizzanti dello scorso aprile, che ci ha permesso di crescere nei numeri e ribadire con forza che il Ticino vuole politici attivi e vicini ai problemi della gente: dal lavoro alla sicurezza, dalla mobilità alle posizioni per una Svizzera sovrana e indipendente.

Visto che ieri è stato il grande sabato dei derby, sui quali non commentiamo sportivamente, facendo un paragone le elezioni cantonali sono state il derby giocato in casa, mentre le elezioni federali sono il derby giocato fuori casa. Entrambi i derby sono importanti, anche se è vero che le elezioni cantonali sono più sentite dal Popolo leghista: da un lato la grande motivazione dei candidati al Consiglio di Stato e al Gran Consiglio mobilita migliaia di persone, mentre per le federali spetta ai giocatori in campo – i nostri nove candidati al Consiglio nazionale e agli Stati – giocare la partita.

La grande sfida per la Lega dei Ticinesi è proprio quella di vivere il derby delle elezioni federali come fosse quello casalingo delle cantonali. Anche se non saremo personalmente in prima linea a giocare questa partita, non dobbiamo dimenticarci quanto importante sia questo derby per il futuro del nostro Paese. Visto come in questi quattro anni il Parlamento federale sia scivolato a sinistra e abbia ammainato la bandiera rossocrociata a favore dell’euroconformismo, il fatto di poter contare su Consiglieri nazionali uscenti (Lorenzo e Roberta) che hanno difeso la Svizzera sovrana e la sua libertà deve motivarci a continuare a lottare in questo derby come fosse quello delle cantonali.

Dobbiamo sostenere i nostri candidati al Nazionale e Battista Ghiggia agli Stati perché toccherà loro difendere il Ticino a Berna e difendere i valori della Lega dei Ticinesi sotto la cupola di Palazzo federale. La partita si gioca su un campo lontano da casa, ma la vittoria o la sconfitta avranno comunque effetto in casa ticinese.

Dobbiamo sostenerli, dobbiamo mobilitarci come al derby delle cantonali, possiamo fare meglio e di più rispetto a quattro anni fa. Forza, questa partita è nostra e dobbiamo impegnarci come fossimo noi i giocatori in campo. Ne va del Ticino, ne va della Svizzera, ne va del nostro futuro di sovranità e libertà! Tutti a votare lista 5 al Nazionale e Battista Ghiggia agli Stati!

Norman Gobbi

9 febbraio: un nuovo voto non risolverà i problemi del Ticino!

9 febbraio: un nuovo voto non risolverà i problemi del Ticino!

È dannoso e controproducente mettere in discussione la volontà del Popolo. Il 9 febbraio 2014, il Popolo svizzero si è espresso in modo chiaro: basta all’immigrazione di massa! Un segnale forte e soprattutto un mandato ben preciso, che obbliga le Autorità politiche a dover agire per rispettare la volontà dei cittadini. In Ticino – lo ripeto, visto che in talune occasioni qualcuno sembra esserselo dimenticato –, quasi il 70% della popolazione ha accettato l’iniziativa, contribuendo in maniera decisiva all’esito finale della votazione federale. Le trattative per mettere in pratica la volontà popolare sono iniziate, non senza qualche difficoltà dato l’atteggiamento scontroso dell’Unione europea e l’approccio fin troppo remissivo dei rappresentanti del nostro Paese. Il Canton Ticino, in particolare nella sua presa di posizione in merito al progetto proposto dal Consiglio federale per concretizzare i contingenti votati dal Popolo, ha già detto la sua: occorre rivedere l’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in modo che in esso siano previste delle limitazioni per quanto concerne i cittadini degli Stati UE, che creano anche delle distorsioni al nostro mercato del lavoro. Questo è il punto centrale della discussione; questo è il mandato del Popolo svizzero che le Autorità politiche devono perseguire con tutte le loro forze.

Ora, proprio nel bel mezzo delle trattative, qualcuno ha pensato bene di mettere in discussione la volontà del Popolo svizzero che, a detta dei promotori dell’iniziativa RASA (“Fuori dal vicolo cieco”) porterà la Svizzera alla rovina. Ma siamo sicuri che nel vicolo cieco non ci stiano portando proprio i promotori di questa campagna per riportare i cittadini alle urne? Mentre la congiuntura economica sfavorevole, unita agli effetti negativi sul nostro mercato del lavoro dovuti alla libera circolazione delle persone, mette in ginocchio l’occupazione e la piazza finanziaria del nostro Cantone, chi sta pensando a tutelare gli interessi dei Ticinesi? Chi sta pensando al Ticino, che negli ultimi tempi ha dovuto pure assumersi l’onere – dato il fallimento dimostrato dall’Unione europea in questo ambito – riguardante la gestione dell’emergenza migranti? Non di certo coloro che hanno promosso la raccolta delle firme per ritornare a votare e che ignorano la realtà ticinese! Voglio essere schietto e sincero come mio solito: un nuovo voto non risolverà i nostri problemi! Anzi, rischia di mettere il nostro Paese in una posizione di svantaggio al tavolo delle trattative, con gli euroburocrati di Bruxelles che avrebbero il coltello dalla parte del manico.

Questo è il momento in cui dobbiamo restare uniti, senza dare l’idea di essere divisi su una questione così fondamentale per il futuro della Svizzera. I Ticinesi l’hanno capito, e difatti le firme a sostegno dell’iniziativa RASA provenienti dal nostro Cantone sembrerebbero essere poche. I Ticinesi vogliono risposte chiare e concrete alle loro preoccupazioni: questo è l’obiettivo sul quale dobbiamo focalizzarci. La volontà del Popolo è un principio cardine della democrazia svizzera e, di conseguenza, metterla in dubbio, come ha fatto l’iniziativa RASA, è dannoso. Con il voto del 9 febbraio, tanta gente ha nutrito la speranza di poter cambiare le cose nel nostro Paese e nel nostro Cantone: non sarà quindi certo annullando le decisioni prese senza nemmeno aver provato ad attuarle che i problemi dei Ticinesi troveranno una soluzione. Dobbiamo provarci; e non dobbiamo mollare! Io continuerò ad impegnarmi e a lottare, in particolare difendendo la volontà del 68% dei Ticinesi ogniqualvolta sarò chiamato – come nel caso degli innumerevoli incontri con le Autorità federali – a rappresentare il nostro Cantone e gli interessi dei suoi cittadini.

Norman Gobbi
(Mattino della domenica, 23.08.2015)

Firmate la petizione a favore del casellario giudiziale

Firmate la petizione a favore del casellario giudiziale

La Lega dei Ticinesi ha lanciato una petizione a sostegno della misura del Consigliere di Stato Norman Gobbi riguardo la richiesta del casellario giudiziale per tutti gli stranieri che richiedono un permesso di dimora o di lavoro transfrontaliero (permessi B e G). Misura osteggiata da Berna e da Roma, ma ampiamente condivisa dalla popolazione ticinese.

Firmate il formulario pdf e ritornatelo per posta > Scarica il formulario della petizione
Petizione_CasellarioGiudiziale.pdf


 

PETIZIONE A SOSTEGNO DELLA MISURA INTRODOTTA DAL CONSIGLIERE DI STATO NORMAN GOBBI
Obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (dimora) e G (frontalieri)

Il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha introdotto nel mese di aprile la misura oggetto della presente petizione. Quest’ultima si è resa necessaria dopo diversi episodi gravi verificatisi in Ticino, come ad esempio quello relativo alla rapina di Novazzano dello scorso marzo, dove, tra gli autori, vi erano alcuni stranieri beneficiari di un permesso B. Una misura quindi più che giustificata, che persegue l’obiettivo di evitare che alcune persone malintenzionate approfittino della situazione per entrare nel nostro Paese mettendo a repentaglio la sicurezza di tutti i cittadini.

I sottoscritti cittadini chiedono quindi al Consiglio federale, per il tramite del Consiglio di Stato del Canton Ticino, che la misura introdotta dal Ministro Norman Gobbi relativa alla richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G, venga mantenuta.
I sottoscritti cittadini ritengono la misura più che necessaria per continuare a garantire l’ordine pubblico del Cantone, dato il contesto difficile cui il Ticino è confrontato, e chiedono pertanto che le Autorità federali non si pieghino alle pressioni delle Autorità italiane ed europee, mettendo al centro la sicurezza e il rispetto di tutti i cittadini.


 

Firmate il formulario pdf e ritornatelo per posta > Scarica il formulario della petizione
Petizione_CasellarioGiudiziale.pdf

oppure sottoscrivete la petizione online >
http://www.activism.com/it_IT/petizione/obbligo-di-presentazione-dell-estratto-del-casellario-giudiziale-e-del-certificato-dei-carichi-pendenti-per-il-rilascio-e-il-rinnovo-dei-permessi-b-dimora-e-g-frontalieri/65796

 

“Il Ticino si difenda da solo”

“Il Ticino si difenda da solo”

Da RSI.CH l La raccolta di firme partirà nei prossimi giorni. Rapporti con l’Italia, la Lega lancia una petizione e denuncia: Berna non ha spiegato le nostre ragioni.

La convocazione alla Farnesina dell’ambasciatore svizzero, e soprattutto la mancata difesa della posizione ticinese da parte di quest’ultimo, irritano la Lega dei Ticinesi, che denuncia la “debolezza elvetica nei confronti dell’Italia” e lancia una petizione.

“Invece di scusarsi”, si legge in un comunicato, “Kessler avrebbe dovuto difendere le motivazioni che hanno portato il consigliere di Stato Norman Gobbi ad introdurre l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per gli stranieri che vogliono vivere o lavorare in Ticino.

La raccolta di firme partirà nei prossimi giorni e sarà volta a esprimere sostegno al contestato provvedimento: “il Ticino si deve difendere da solo”, tuona il movimento di Via Monte Boglia.

L’UDC, “Italia inadempiente”: Sulla vicenda ha preso posizione anche l’UDC, a “a bocca aperta” per il passo diplomatico intrapreso da Roma e “interdetta” per l’atteggiamento di Berna, “sempre più in balia delle minacce di uno Stato inadempiente su svariati dossier”.

Sono un vecchio giovane della politica

Sono un vecchio giovane della politica

Da Illustrazione Ticinese l Incontro a 360 gradi con Norman Gobbi, confermato Consigliere di Stato alle recenti elezioni cantonali e nuovo presidente del governo ticinese.

L’appuntamento è fissato alle 8.30 a Nante, dove abita dal 2013. È quasi la fine di maggio, ma il termometro segna 6 gradi, le montagne tutt’attorno sono state imbiancate nella notte. Niente di nuovo per Norman Gobbi che, uscendo di casa, commenta allegro: “Questo mese è già la terza nevicata”. Salutati moglie e figli, lo aspetta una giornata impegnativa che inizia con la nostra intervista e che si concluderà a notte inoltrata. Cosa, commenta il nostro ministro, che “è più o meno la regola” nella sua vita attuale e quotidiana.

Quindi rapporti sicuramente più di qualità che di quantità nella famiglia Gobbi…
“Decisamente sì. Quando sono a casa, il lavoro resta fuori dalla porta e cerco di sfruttare al massimo i momenti con i miei bambini e mia moglie”.

A cosa le chiedono di giocare i suoi figli Gaia (4 ½) e William (3)?
“Spesso devo fare il cavallo: tutti e due salgono sulla mia schiena e li porto a passeggio, ma poi il cavallo deve attraversare un fiume e allora i bambini cadono… Questo passatempo li diverte molto”.

E alla Valascia a pattinare li ha già portati?
“Gaia ha già pattinato, William non ancora, ma siamo stati insieme più di una volta ad assistere a una partita. Ora, quando passiamo in auto e vedono la Valascia in coro gridano “Ambrì!”.

Pensa, per restare in tema hockeistico, che durante quest’anno da presidente del governo dovrà usare di più il bastone o il fischietto?
“Spero che si possa giocare bene e di concerto e che non si debba richiamare più di tanto al rispetto delle regole. Dalle prime sedute che abbiamo avuto con il nuovo governo la volontà di giocare insieme c’è. Dovremo solo affinare qualche schema. Bisognerà che ognuno di noi lasci da parte un po’ del suo orgoglio di capo dipartimento e dia più priorità all’aspetto istituzionale di membro del governo. Ha già funzionato in passato e in questo quadriennio potrà andare ancora meglio. L’importante è essere soprattutto capaci di condividere gli obiettivi. E poi insieme si deciderà come raggiungerli”.

Lavoro di squadra anche in famiglia?
“Mia moglie Elena ha già dichiarato pubblicamente qual è la realtà: ad occuparsi della famiglia è soprattutto lei, visti i miei impegni professionali. Quando sono a casa, però, cucino io, riassetto e gioco con i bambini”.

Si dice che dietro ad un uomo di successo, ci sia spesso una grande donna. Quanto ha contato sua moglie Elena nella sua carriera?
“Sicuramente ha contribuito non ostacolandomi e non ponendomi limiti e restrizioni che, personalmente, vivo male. Elena sapeva esattamente che la nostra vita coniugale sarebbe stata fortemente influenzata dalla vita politica e da attività e vincoli esterni”.

A proposito di donne: il nuovo governo ne è orfano. Cosa ne pensa?
“Penso che al di là del genere, è importante che l’esecutivo sia composto da persone capaci e di carattere. Ovviamente una sensibilità femminile avrebbe portato anche altri punti di riflessione. Ciò che più conta, in generale, è il rispetto del genere, al di là della composizione del governo. Il mio dipartimento, ad esempio, è quello che ha nominato più donne a livello di funzionario dirigente e che sta promuovendo la regola di mettere a concorso posti non più solo a tempo pieno, ma a scelta anche all’80%, come già avviene nella Confederazione. Trovo sia importante andare incontro alle donne, permettendo loro di conciliare lavoro e famiglia”.

Ricorda cosa l’ha spinta ad appassionarsi di politica già sui banchi delle medie? E perché la Lega?
“Sicuramente l’amore per la mia terra e per la mia Patria, ma soprattutto lo spirito di servizio appreso dai nonni materni Silvana e Angelo, la voglia di voler fare qualcosa di buono per il Paese. La Lega era nata da poco e non era certamente il partito di famiglia, che si divideva equamente tra PPD (da parte di mamma) e PLR (da parte di padre). Fu la votazione del 6 dicembre del 1992 contro lo spazio economico europeo a scatenare con forza in me la passione leghista: avevo 15 anni, la Lega era contro il sistema e grazie ad essa il nostro Cantone fu decisivo nel far pendere l’ago della bilancia verso il “no” allo Spazio economico europeo e quindi all’UE”.

Pensa che la sua storia politica fosse in un qualche modo già scritta?
“Non so se fosse scritta nel destino, ma ho avuto la fortuna di trovare persone sul mio cammino che hanno creduto in me. Da Rodolfo Pantani che mi introdusse nella Lega al Nano che, nel 1999, con un grande atto di fiducia, mi diede la possibilità di entrare in lista per il CdS, cosa che mi ha poi permesso di accedere al Gran Consiglio a soli 22 anni. A 31 ero presidente del legislativo, a 33 consigliere nazionale e a 34 facevo il mio ingresso in Consiglio di Stato. Ormai sono un vecchio giovane della politica”.

Eppure, per il suo vissuto e quello della sua famiglia, sarebbe stata più logica una carriera nel mondo della gastronomia…
“In effetti il sogno nel cassetto rimane sempre quello: riaprire un giorno il ristorante di famiglia, il Vais di Piotta, che fino a metà degli Anni Novanta è stato gestito dai miei nonni paterni Selma e Dante Gobbi. Il nonno, oltre a ristoratore, era anche panettiere e commerciante. Io sono quindi cresciuto tra padelle, fornelli, prestino e bottega. D’estate non ho mai bighellonato perché fin da bambino dovevo dare una mano alla nonna in bottega. Ritengo di non avere grandi capacità artistiche, ma penso di destreggiarmi abbastanza bene in cucina. Cerco di dare “colore ai piatti” come mi ha insegnato mio nonno, ma soprattutto sapore. Ciò che preparo deve essere buono e gustoso”.

Qual è il suo piattoforte?
“Sicuramente il risotto, declinato in tanti modi, e le carni”.

Lei sostiene di essere cresciuto in fretta, sia in altezza, sia in massa. Che rapporto ha con il cibo?
“Né maniacale, né spasmodico. Mangio quando ho fame e, difficilmente, resisto a salumi e finger food. Credo di essere cresciuto in fretta a causa degli eccessi (leggasi panini, ndr) di gioventù. In seconda media pesavo già 82 chili”.

Un’altra delle sue passioni è il tiro sportivo…
“Sì, una passione nata a 15/16 anni insieme ad alcuni amici e che riporta ai certi valori, tradizioni e spirito confederale. Cosa che ancora oggi cerco di portare avanti come presidente del Tiro storico del San Gottardo che si svolge ogni anno in ottobre ad Airolo”.

Ha già pensato a cosa farà, quando smetterà di fare il consigliere di Stato?
“No, non so cosa farò da… grande. Battuta a parte, non ho mai pianificato nulla. Tutte le opportunità mi si sono presentate strada facendo. Quindi continuerò così e mi lascerò sorprendere”.
Scheda biografica:
Nome: Norman
Cognome: Gobbi
Nato il 23 marzo 1977 a Faido
Studi: laurea in Scienze della comunicazione con indirizzo aziendale e istituzionale, ottenuta all’USI di Lugano nel 2007
Professione: Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento delle Istituzioni
Movimento politico: Lega dei Ticinesi
Passioni: HCAP, cucina, montagna, tiro sportivo
Motto: un 4×4 della politica

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Clicca qui: www.youtube.com/watch?v=Ru7JiYctABU  Immagini della festa post elettorale ad Iragna.

testo Lorenza Storni – lorenza@illustrazione.ch
foto Rémy Steinegger

Leggi dalle pagine di illustrazione ticinese: illustrazione_ticinese_06_2015

Migranti: il Ticino ha prontamente reagito

Migranti: il Ticino ha prontamente reagito

Il nostro Cantone ha introdotto misure efficaci per gestire la situazione d’emergenza. Di fronte alla preoccupante passività dell’Europa nella gestione dell’emergenza migranti, che ha evidenziato tutti i limiti dell’Unione, il Ticino ha reagito in maniera rapida ed efficace, introducendo delle misure volte a salvaguardare la sicurezza e l’ordine pubblico sul nostro territorio.

Nello scorso fine settimana (13-14 giugno), ben 324 persone, per la maggior parte provenienti dall’Eritrea, sono state registrate a Chiasso. Più del doppio rispetto all’ultima settimana di maggio, che costituiva già un record! Queste persone giungono alla nostra frontiera per passare la notte durante il week-end senza essere registrate, in barba agli Accordi di Dublino, dallo Stato italiano, che dovrebbe occuparsi di controllare gli arrivi nel continente. Un’immigrazione quindi fuori controllo, che dimostra come l’Unione europea abbia, anche in questo ambito, fallito su tutta la linea. L’immagine dei migranti fermi a Ventimiglia è in questo senso eloquente: il triste epilogo del tanto osannato Accordo di Schengen, che viene addirittura violato dai Paesi fondatori dell’Unione!

In questo contesto caotico, in cui il Ticino risultava in pratica essere l’unica porta aperta verso il nord dell’Europa, con il mio Dipartimento ho agito con fermezza, implementando le misure che ritenevo necessarie per tutelare la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. A livello cantonale, abbiamo prontamente attivato una cellula per gestire l’emergenza immigrati, composta dai rappresentanti della Polizia cantonale, del Centro di Cooperazione Doganale e di Polizia di Chiasso, della Sezione del militare e della protezione della popolazione, dell’Ufficio del Medico cantonale, della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze, del Corpo delle Guardie di Confine regione IV e della segreteria di Stato della migrazione (Centro di registrazione di Chiasso). L’attivazione della cellula ha consentito di pianificare un dispositivo di controllo maggiormente incisivo alla nostra frontiera, basato sull’aumento della presenza sul territorio e dei pattugliamenti. Parallelamente, ho richiesto a Berna il sostegno immediato delle Guardie di confine a partecipare a questa operazione: sostegno che fortunatamente è giunto tempestivamente, a dimostrazione del fatto che solo quando la problematica tocca tutta la Svizzera – i centri dei Cantoni sono tutti pieni! – e non solo il Ticino oppure Ginevra, qualcosa si muove (vedi iniziative ticinesi bocciate in settimana dal Consiglio degli Stati).

Il dispositivo messo in atto permetterà di salvaguardare la sicurezza del nostro Cantone, visto che, tra i tanti migranti che giungono in condizioni disperate alla nostra frontiera, vi potrebbero essere anche dei criminali o addirittura dei terroristi, pronti a sfruttare questa situazione d’emergenza per entrare nel nostro Paese. Non dobbiamo quindi abbassare la guardia! In settimana le Guardie di confine hanno bloccato un cittadino bosniaco in fuga e ricercato per omicidio, mentre un cittadino rumeno è stato fermato sul treno armato di pistola e con il colpo in canna. Fatti gravi, che ci devono rendere attenti sull’importanza della lotta al crimine transfrontaliero. La sicurezza dei Ticinesi viene prima di tutto e, come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, continuerò a portare avanti le misure tese a garantire la sicurezza sul nostro territorio, che non deve assolutamente diventare la “valvola di sfogo” dei problemi e dei fallimenti dell’Unione Europea!

NORMAN GOBBI

Gobbi: “9 febbraio, il Ticino c’è e fa sentire la propria voce”

Gobbi: “9 febbraio, il Ticino c’è e fa sentire la propria voce”

Il Ticino c’è! Durante la consultazione concernente il progetto proposto dal Consiglio federale per concretizzare i contingenti votati dal Popolo svizzero il 9 febbraio 2014, il Consiglio di Stato non solo ha fornito a Berna le proprie considerazioni in merito all’attuazione del nuovo articolo costituzionale 121a, ma anche affidato a uno specialista il compito di elaborare una clausola di salvaguardia specifica per mercato del lavoro del nostro Cantone. Un Ticino che quindi non resta con le mani in mano, ma che cerca, in maniera propo­sitiva, di presentare anche alcune solu­zioni, rendendo attente ancora una volta le Autorità federale sulla partico­larità della situazione ticinese.

Dar seguito alla volontà dei Ticinesi
68% è una percentuale di cui abbiamo sentito molto parlare nell’ambito del 9 febbraio. Si tratta della parte di Ticinesi che si è espressa a favore dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, da sempre sostenuta dalla Lega. Dietro a questa percentuale ci sono tante per­sone, giovani e meno giovani, preoc­cupate per il nostro Cantone, preoc­cupate perché oggi trovare un’occupa­zione in Ticino è sempre più difficile, data la forte e impari concorrenza tran­sfrontaliera. Una concorrenza che si basa sulle differenze tra il nostro Can­tone e le vicine regioni italiane, accen­tuate dalla decisione della BNS di abbandonare la soglia minima di cam­bio franco/euro. Per questo motivo, il Ticino ha ribadito la necessità cercare tutte le vie possibili per concretizzare pienamente, entro il 2017, il nuovo ar­ticolo costituzionale. Un atto dovuto nei confronti del Popolo svizzero e ti­cinese!

Un progetto inefficace
Il progetto del Consiglio federale è inefficace, visto che le misure propo­ste, di fatto, si applicherebbero solo ai cittadini extra UE. Dato che i problemi del nostro mercato del lavoro si riferi­scono ai cittadini degli Stati UE, il Ti­cino ritiene quindi necessario proce­dere a una revisione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in modo che in esso possano essere pre­viste le restrizioni votate dal Popolo svizzero. Se non si dovesse giungere ad un accordo di questo tipo, la Sviz­zera dovrebbe passare a una gestione diretta e autonoma dell’immigrazione sul proprio territorio. Un intervento fermo e deciso, che potrebbe anche far cadere gli Accordi bilaterali tra Sviz­zera e UE. Un rischio che, però, arri­vati a quel punto, dovremo essere capaci a correre.

Misure di protezione per il Ticino
Il Ticino non si è limitato a far sentire la propria voce, ma ha anche affidato a un esperto il compito di elaborare una clausola di salvaguardia per il mercato del lavoro ticinese. Si tratta di svilup­pare delle misure di protezione per la manodopera indigena, oggi messa a dura prova dalla libera circolazione. Sappiamo tutti quanta differenza vi sia a livello di salari, costo della vita e di­soccupazione tra la Svizzera e l’Italia. Ed è proprio per questo che il Ticino ha voluto ancora una volta sottolineare a Berna la necessità di tenere conto delle esigenze regionali nei negoziati con l’UE. Un’iniziativa positiva, che dimostra quanto sia fondamentale agire in maniera compatta nei confronti di Berna e dell’UE. Solamente in que­sto modo potremo infatti raggiungere l’obiettivo prefissato, che ha sempre contraddistinto il nostro Movimento: dar seguito alla volontà del 68% dei Ti­cinesi!

Norman Gobbi, dal Mattino della domenica, 24.05.2015

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Estratto del casellario giudiziale, oltreconfine c’è qualcuno che strilla allo scandalo?

Dal Mattino della domenica l E’ ovvio che dal sacrosanto provvedimento del leghista Gobbi non si retrocede di un millimetro. E, se il governo non eletto della vicina Penisola dovesse fare un cip, blocco immediato dei ristorni!

Ma guarda un po’, un $indakalista italiano UIL ha pensato bene di mettersi a sproloquiare contro la decisione del ministro leghista Norman Gobbi di chiedere sistematicamente l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti anche ai cittadini UE che chiedono un permesso B o G: niente documenti, niente permessi. Lo sproloquio è poi confluito in un’interrogazione al governo italiano da parte di tre parlamentari, naturalmente di $inistra. Uhhhh, che pagüüüüüraaaa!, avrebbe detto il Nano.

Manna elvetica

E’ chiaro che ad essere toccati dal provvedimento deciso dal direttore leghista del Dipartimento delle Istituzioni, come detto in più occasioni, sono solo quelli che hanno qualcosa da nascondere. E’ quindi palese che a costoro non si rilascia alcun permesso. Né la richiesta di produrre la documentazione sulla propria situazione penale può essere ritenuta scandalosa: i cittadini svizzeri sono tenuti ad ottemperarla in svariate occasioni. Ma evidentemente oltreconfine qualcuno si è abituato alla manna degli svizzerotti fessi che discriminano i “loro” per avvantaggiare gli stranieri. Ebbene, la ricreazione è finita: a sud di Chiasso faranno bene a prenderne atto.

Idee confuse

A dimostrazione poi che – come spesso accade a $inistra – il blaterante $indakalista UIL ed i suoi parlamentari di servizio in cerca di visibilità hanno “poche idee ma ben confuse”, costoro strillano alla violazione degli Accordi di Schengen. Che con la richiesta di certificati penali c’entrano un tubo. Infatti la questione è semmai regolata dall’articolo 5 dell’allegato I all’accordo sulla devastante libera circolazione delle persone.

Si potrebbe comunque rilevare che “violare” o sospendere gli Accordi di Schengen per la Svizzera non sarebbe certo “uno scandalo”, come farneticano gl’italici kompagni. Sarebbe un dovere morale. Questi fallimentari accordi ci costano 14 volte di più di quanto aveva dichiarato il Consiglio federale nelle sue frottole pre-votazione. Il conto a carico del contribuente ammonta a 100 milioni di Fr all’anno. Pagati per cosa? Per sfasciare la nostra sicurezza.

Difendere i delinquenti?

Gl’italici kompagni dovrebbero altresì rendersi conto – se del caso si può sempre fare un disegnino – che, visto quanto sopra, solo i delinquenti che pensano di entrare allegramente in Svizzera grazie alla devastante libera circolazione delle persone (perché tanto gli svizzerotti sono fessi e non si accorgono di niente, e se per caso dovessero alzare la cresta basta pronunciare le paroline magiche “xenofobia e razzismo” che subito rientrano nei ranghi con la coda tra le gambe) avrebbero motivo di preoccuparsi della nuova prassi stabilita da Gobbi. Ergo, il signor $indakalista ed i suoi parlamentari di servizio difendono i delinquenti. Ne sono consapevoli o non ci arrivano?

Accordi di Dublino

Visto poi che vengono tirati in ballo a sproposito gli Accordi di Schengen, ricordiamo agli amici a sud in cerca di visibilità che l’Italia viola alla grande i paralleli Accordi di Dublino. Infatti indirizza verso Nord i clandestini senza registrarli, per non doverseli poi riprendere. La richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale non riguarda però Schengen, bensì la libera circolazione delle persone. E l’Italia – ma tu guarda i casi della vita – è proprio la prima ad applicare (o a non applicare) questo accordo in modo unilaterale a proprio vantaggio. Non solo: l’Italia inserisce la Svizzera su black list illegali; pretende di inserire clausole contro il voto popolare del 9 febbraio nella trattativa sui ristorni dei frontalieri (che andrebbero azzerati); si guarda bene dall’aprire il suo mercato alle ditte svizzere; è del tutto inadempiente sulla Stabio-Arcisate per la quale il contribuente elvetico ha stanziato 200 milioni (100 dei quali ticinesi); eccetera. Vogliamo proprio vedere con che “lamiera” il governo non eletto di Roma oserebbe aprire il becco contro la decisione ticinese sull’estratto del casellario.

E se da Berna…

Nel caso in cui ad avere qualcosa da dire fosse invece Berna, e in particolare la kompagna Simonetta “dobbiamo aiutare l’Italia” Sommaruga, si risponderà semplicemente che, poiché la Confederazione non mantiene le promesse di aiutare il Ticino, ma anzi alla prova dei fatti fa proprio il contrario, il Ticino si aiuta da solo. Chi fa da sé… Nel caso in cui da oltreconfine dovesse arrivare anche un solo “cip” sulla questione della richiesta sistematica dell’estratto del casellario giudiziale, è comunque ovvio che la prima conseguenza dev’essere il blocco dei ristorni delle imposte alla fonte dei frontalieri. Giugno è vicino. Ed è evidente che dal sacrosanto provvedimento introdotto da Gobbi – che, assieme a Zali, sta finalmente infrangendo la vergognosa logica del “sa pò fa nagott” – non si retrocede. Ma nemmeno di un millimetro!

LORENZO QUADRI

Il Governo si è insediato

Il Governo si è insediato

Da RSI.CH l La cerimonia si è svolta nella sala del Gran Consiglio, a palazzo delle Orsoline a Bellinzona – VIDEO
Il nuovo Consiglio di Stato si è insediato ufficialmente – e tra gli applausi – giovedì mattina alle 10.00 a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona. La cerimonia è durata circa mezz’ora ed è stata costellata da quattro intermezzi musicali a cura del Conservatorio della Svizzera italiana.

Nell’aula del Gran Consiglio – gremita per l’occasione da parte di autorità, delegati partitici e comunali, parenti ed invitati personali dei neoeletti – hanno prestato dichiarazione di fedeltà gli uscenti Claudio Zali e Norman Gobbi della Lega dei ticinesi, Manuele Bertoli del partito socialista, Paolo Beltraminelli del partito popolare democratico ed il nome nuovo di questa legislatura, Christian Vitta, del partito liberale radicale, che subentra a Laura Sadis. La dichiarazione di fedeltà è stata resa dinanzi al giudice Mauro Ermani, assistito dal cancelliere dello Stato Giampiero Gianella.
“Auguro ai consiglieri di Stato – ha dichiarato in aula il presidente del Tribunale di appello – di lasciarsi alle spalle le tossine di questa lunga campagna elettorale”. Perché , oggi, con la prima seduta di Governo e l’attribuzione dei Dipartimenti, iniziano ufficialmente i lavori della nuova legislatura.

Dipartimenti, tutto invariato

Al termine della cerimonia i consiglieri di Stato si sono riuniti e, poco dopo mezzogiorno, il neo-presidente del Governo, Norman Gobbi, ha annunciato, come prevedibile, lo status quo dei dipartimenti: a Claudio Zali quello del territorio, allo stesso Gobbi le istituzioni, a Manuele Bertoli l’educazione, a Paolo Beltraminelli la sanità e a Christian Vitta, subentrante di Laura Sadis, le finanze.
joe.p./ang

Rechtspopulisten verteidigen beide Sitze

Rechtspopulisten verteidigen beide Sitze

Da Neue Zürcher Zeitung (foto: Keystone) l Die Tessiner Regierungsratswahlen bestätigen die bestehende Tendenz nach rechts. Die Lega bleibt stärkste Kraft in der fünfköpfigen Tessiner Regierung. Wie erwartet ist der Freisinn mit seinem Angriff auf den zweiten Staatsratssitz der Rechtspopulisten gescheitert.

Im Radrennfahrer-Trikot präsentierte sich ein zurückhaltender Tessiner FDP-Präsident Rocco Cattaneo am Sonntagnachmittag vor den TV-Kameras. Das Bild ist bezeichnend: Der Freisinn, der einst im Südkanton die unbestrittene Leaderposition innehatte, musste einige Gänge zulegen, wollte er gegen die Lega antreten und einen zweiten Regierungsratssitz zurückerobern. Jenen, welchen die Rechtspopulisten der FDP bei den letzten Kantonalwahlen im Jahr 2011 abspenstig machten, womit sie die relative Mehrheit im fünfköpfigen Staatsrat errangen.

Aufgrund technischer Probleme mit beschädigten Wahlzetteln kamen erst am späten Abend die endgültigen Ergebnisse der Staatsratswahlen zustande. Diese gehen als schweizweite Seltenheit noch immer im Proporzverfahren über die Bühne. Punkto Duell des Freisinns mit der Lega zeigten die Resultate schliesslich eine leicht ambivalente Situation: Die Rechtspopulisten können ihre beiden Sessel dank genügend persönlichen Stimmen für ihre Magistraten Claudio Zali (83 307 Stimmen) und Norman Gobbi (73 540 Stimmen) im Staatsrat halten, verlieren aber spürbar an Wählerstimmen (27,7 Prozent, 2011: 29,8 Prozent).

Lega leidet wegen SVP
Besonders auffällig ist der Verlust von Wählerstimmen für die Lega ausgerechnet in ihrer Hochburg Lugano (5,6 Prozent weniger auf 30,8 Prozent). Der kantonsweite Rückgang dieser Stimmen erfolgte vor allem zugunsten des neuen Rechtsblocks namens La Destra, der unter Führung der SVP steht und der Lega im Gegensatz zu 2011 die Unterstützung versagte. Er konnte dadurch deutliche 4,5 Prozent aller Tessiner Stimmen auf sich vereinen und entzog wohl auch der CVP (ihr Staatsrat Paolo Beltraminelli erhielt 45 597 Stimmen) und der SP (43 694 Stimmen für Regierungsrat Manuele Bertoli) etliche Voten, da beide Parteien deutlich schlechter als erwartet abschnitten (CVP 17,5 Prozent; 2011: 19,9 Prozent; SP 14,8 Prozent, 2011: 16,3 Prozent). Die Grünen wiederum, die sich populistisch geben und gerne Themen rechts der Mitte pflegen, legten auch diesmal zu (6,6 Prozent), aber überraschenderweise nur sehr wenig (2011 gewannen sie 4 Prozent mehr Stimmen und kamen auf 6,1 Prozent). – Insgesamt bestätigen die diesjährigen Tessiner Regierungsratswahlen die bestehende Tendenz nach rechts. Interessant ist ausserdem, dass die FDP nach einem parteiinternen knappen Schlussspurt zwischen Luganos Stadtrat Michele Bertini und FDP-Grossratsfraktions-Chef Christian Vitta mit Letzterem (62 641 Stimmen) nur einen Staatsratssitz besetzt, aber mit 26,3 Prozent Wählerstimmen gegenüber 2011 immerhin um 1,3 Prozent zugelegt hat – der Rechtsblock konnte dem Freisinn also wohl nur wenige Stimmen wegschnappen. Offenbar schätzen die Wahlberechtigten an der FDP das wiederbelebte Prinzip der schonungslosen Offenheit wieder mehr, dulden aber weiterhin den wenig nützlichen Regionalismus, für welchen die Lega steht und welcher die Entwicklung des Südkantons dank engerem Zusammenwirken mit Bern hemmt. Insgesamt wurden 16,11 Prozent leere Wahlzettel eingereicht, was die deutlichen Stimmenverluste teilweise erklärt. – Erst im Laufe des Montags werden die Ergebnisse der Grossratswahlen bekannt. Hier zeichnet sich ein veritables Kopf-an-Kopf-Rennen zwischen FDP und Lega ab.

Briefwahl bereitet Sorgen
Apropos Briefwahl: Diesbezüglich sorgte in den Reihen des Freisinns einer seiner Grossratskandidaten für Konsternation. Zwei Tage vor dem Wahlsonntag begann die Tessiner Staatsanwaltschaft gegen Michele Kauz wegen Verdachts auf Wahlbetrug und Stimmenkauf zu ermitteln. Er soll via Facebook einer Grossratskandidatin der Grünen eine Fotografie zugeschickt haben, auf welcher ein Stoss Wahlzettel abgebildet ist. Dies seien die Stimmen, die er zu ihren Gunsten bereithalte, habe Kauz unter das Bild geschrieben. Davon erfuhr Grünen-Koordinator Sergio Savoia und meldete die Angelegenheit der Staatsanwaltschaft. Den Medien erklärte Kauz, er habe lediglich Verwandten und Freunden beim Ausfüllen der Wahlzettel geholfen und Empfehlungen abgegeben. Die Unterlagen seien nicht in seine Obhut übergegangen; die Betreffenden hätten die Wahlzettel selber abgeschickt. Savoia befürchtet, dass es sich um keinen Einzelfall handelt und die Kantonalwahlen womöglich annulliert werden müssen.

Die Briefwahl hatte bereits vorher für Schlagzeilen gesorgt. Es waren drei Anzeigen auf der Site eines Tessiner Online-Basars aufgetaucht, in denen unterschriebene, aber nicht ausgefüllte Wahlzettel feilgeboten wurden. Wie die Staatsanwaltschaft mitteilte, hat sie in diesem Zusammenhang gegen sieben Personen ermittelt. Dank ihrem Eingreifen konnten die Betreffenden keine Wahlzettel verkaufen, sondern reichten sie ordnungsgemäss ausgefüllt selber ein. Übrigens hat der Kanton Tessin die Briefwahl erst heuer eingeführt – und ist damit das Schweizer Schlusslicht.

NZZ, 20.04.2015, Peter Jankovsky

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