I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

A 25 anni dal NO allo Spazio economico europeo

L’allora Consigliere federale PLR vodese Jean-Pascal Delamuraz definì la domenica 6 dicembre 1992 una “domenica nera per la Svizzera”. Un giudizio arrogante nei confronti del Popolo elvetico che – in quel memorabile momento storico – decise di salvaguardare la Svizzera e la sua indipendenza politica dalla fagocitante eurofrenesia che aveva pervaso i maggiori partiti storici svizzeri e l’intero Consiglio federale. Ad un quarto di secolo da quello storico giorno, val la pena ripercorrere un po’ di storia recente della Confederazione e del nostro Cantone.

L’inizio degli Anni Novanta corrisponde al momento storico della caduta del Muro di Berlino e quindi la fine dell’Unione sovietica. In parallelo all’implosione dell’impero comunista stava crescendo il Leviatano europeo che – sostenuto dagli euroturbo Mitterand e Kohl – iniziava a gettare la basi per quella che è l’odierna Unione europea, rigida e incapace di gestire le diversità dalla Lapponia al Mediterraneo.

Tra euroturbo e nazionalconservatori

Gli euroturbo svizzeri, rappresentati dai partiti storici PLR, PPD e PS, in quel periodo portarono il Consiglio federale ad inoltrare la richiesta d’adesione alla precorritrice dell’UE – la Comunità economica europea CEE – e far avallare dall’Assemblea federale l’adesione allo Spazio economico europeo SEE, con il CF socialista René Felber quale capofila. In parallelo all’eurofilia dilagante di parte del mondo politico svizzero, nasceva in ampie fette della popolazione svizzera la voglia di contrapporsi a questi moti demolenti del principio di sovranità; lo spirito nazional-conservatore trovò terreno fertile e vide la nascita – su spinta di Christoph Blocher e altri politici liberal-conservatori – l’Associazione per la Svizzera neutrale e indipendente “ASNI”, così come l’assunzione di un ruolo politico in questo spirito dell’UDC zurighese e della Lega dei Ticinesi a Sud delle Alpi.

Il voto del 6 dicembre 1992

Dopo l’avallo del parlamento federale nell’ottobre 1992, i mesi di campagna sul contrastato decreto d’adesione allo SEE furono infuocati. Dopo molti anni di calma piatta, la politica elvetica trovava un tema che scaldasse gli animi di cittadine e cittadini, con posizioni tanto marcate quanto in contrasto tra di loro.

Se a nord del Gottardo Christoph Blocher fu la figura di spicco sul fronte contrario, in Ticino Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli assunsero un ruolo decisivo; Nano in particolar modo in Ticino, mentre Flavio funse da megafono – grazie alle sue doti dialettiche e capacità linguistiche – in tutta la Svizzera di quel mal di pancia dei nazional-conservatori nei confronti delle scellerate scelte politiche dei partiti storici. Memorabili i dibattiti di Flavio Maspoli nelle fumose sale conferenze o sulle reti radio-televisive nelle tre lingue nazionali. In particolare ricordo una sala gremitissima a Lavorgo, dove Flavio battagliò con il socialista Werner Carobbio; durò alcune ore con un confronto fermo e duro, con molti interventi da parte dei presenti in sala, che palesavano quanto il malessere nazional-conservatore fosse presente anche nelle nostre Valli.

I Ticinesi e la Lega difesero la Svizzera

L’attesa era grande, come la partecipazione al voto, in Svizzera come in Ticino con oltre il 3 elettori su 4 che si recarono alle urne. L’edizione del “Mattino della domenica” del 6 dicembre 1992 dava per sicuro il NO delle elettrici e degli elettori Ticinesi. E così fu. Grazie al grande lavoro sul terreno della Lega dei Ticinesi e dei suoi fondatori, il NO in Ticino prevalse con il 61.5% e 85’582 voti contro i 53’488 di sì. Insomma, il movimento politico nato appena 22 mesi prima – la Lega dei Ticinesi – vinse un voto storico per il Ticino e per il Paese, grazie al fatto di aver saputo interpretare i sentimenti della gente in materia di politica estera. Il voto ticinese sorprese i commentatori nazionali, in quanto fu l’unico Cantone latino a votare contro in quello spaccato politico che venne definito “Röstigraben”, e ai fini del conteggio dei voti per l’opposizione popolare i voti contrari provenienti dal Ticino furono decisivi al NO svizzero. Possiamo quindi affermare che i Ticinesi e la Lega, quella domenica di 25 anni fa, decisero il futuro in libertà e indipendenza della nostra amata Svizzera.

Norman Gobbi

Navigazione: questo modo di fare non è nostro

Navigazione: questo modo di fare non è nostro

Lo sciopero che sta interessando la navigazione sul Lago Maggiore sta palesando un modo di fare non nostro, non svizzero. Dietro a tanto rumore, c’è chi con destrezza e astuzia sfrutta situazioni di disagio. È così che agiscono certi agitatori della sinistra sindacale: strumentalizzano le difficoltà delle persone per fini politici e di “bottega”, anche a costo di violare la legge. Perché questo è accaduto negli scorsi giorni quando la Polizia lacuale è dovuta intervenire a più riprese per permettere il regolare servizio di navigazione, il quale se impedito costituisce una violazione che può essere punita come stabilito dal Codice penale svizzero.

Ma è lo sciopero ad oltranza che più di tutto sta palesando un modo di fare non svizzero. Nel nostro sistema caratterizzato dalla cosiddetta “pace sociale” tra lavoratori e imprenditori, gli scioperi servono ad attirare l’attenzione sulla questione da dibattere. Ma poi si torna al lavoro in maniera responsabile, nell’interesse del servizio o dell’azienda, e si cercano le soluzioni appunto nel dialogo e non nello scontro. Qualcuno in maniera scriteriata, nonostante l’invito di settimana scorsa e di ieri del Governo a voler interrompere lo sciopero, lo sta protraendo e mettendo così in posizione di debolezza i trentaquattro lavoratori il cui contratto è stato disdetto per fine anno allo scopo di rivederlo o di cambiare il datore di lavoro. Infatti, dopo una fase iniziale di solidarietà, oggi riscontro molta insofferenza nei confronti di chi sta danneggiando l’immagine del nostro Cantone turistico, creando un disservizio sul Lago Maggiore nel periodo di maggiore affluenza di ospiti soprattutto d’Oltralpe; insofferenza testimoniata dalla presa di posizione dei Comuni del Locarnese. Queste trentaquattro persone oggi rischiano di essere doppiamente vittime: in primo luogo di questa decisione di rivedere i loro contratti, e in seconda battuta dei giochi degli agitatori sindacali che mirano unicamente ai loro interessi.

Il Ticino è molto di più di un gruppo di agitatori della sinistra sindacale che fomenta la gente per i propri interessi di “bottega”, ossia battere gli altri sindacati e ottenere maggiori sottoscrizioni. Il Ticino è il Cantone capace di convincere il resto della Svizzera dell’importanza di unire le forze per dire alla creazione di un secondo tubo per il tunnel autostradale del San Gottardo. Il Ticino è il Cantone che è riuscito a trovare una soluzione casalinga per gestire le entrate illegali dei migranti al confine sud, organizzandosi e dando così una mano e un grande sostegno al resto della Svizzera. Siamo piccoli, siamo una minoranza, ma siamo capaci di grandi azioni. È quello che mi sento di dire ai lavoratori che in questo momento credono che la lotta di classe sia la via d’uscita a questa indecorosa situazione.

In tutto questo non posso che sottolineare l’importante lavoro di mediazione svolto dal Consiglio di Stato – peraltro riconosciuto anche da chi dice di rappresentare gli interessi dei lavoratori – per risolvere questa vertenza. Tra le garanzie offerte vi è quella di un importante sostegno finanziario ordinario del Cantone che, ne sono convinto, contribuirà a rafforzare in modo sostenibile la navigazione sui laghi ticinesi e faciliterà la ricerca di un compromesso sull’ultima questione ancora aperta, quella delle garanzie salariali.

Torniamo quindi tutti “al fare” e lasciamo da parte lo scioperare. Permettiamo che il sistema elvetico prevalga, attraverso il dialogo tra lavoratori e imprenditori, con lo Stato nel ruolo di solo arbitro. E se tutto questo non servisse, uniamo le forze per ricordare – ancora una volta – alla Berna capitale quali sono i problemi del Ticino: quella della navigazione è una delle tante storie di concorrenza nel mondo del lavoro, che va difesa ma con metodi svizzeri e non di importazione!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato

“Il santo è valso la candela: è una questione di valori”

“Il santo è valso la candela: è una questione di valori”

Dal Corriere del Ticino l Intervista ad un anno dell’introduzione del divieto di dissimulazione del volto. Di Massimo Solari. 

A un anno dall’entrata in vigore delle nuove leggi sulla dissimulazione del volto e sull’ordine pubblico qual è il suo bilancio?

Come responsabile della sicurezza in Ticino sono pienamente soddisfatto di questo primo anno trascorso dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni legislative per quel che concerne l’ordine pubblico e la dissimulazione del volto. In quest’ultimo caso tengo a sottolineare e a ricordare che siamo stati il primo Cantone ad avere introdotto una legge ad hoc, che non ha suscitato crisi diplomatiche ma che è stata recepita positivamente anche dai turisti in visita. Un risultato raggiunto anche e in particolar modo grazie al lavoro di squadra con le Autorità federali e i partner attivi nel settore turistico e alberghiero. Ma il merito va anche ai Corpi di polizia – cantonale e comunali – che si sono impegnati con professionalità e determinazione a far rispettare le nuove disposizioni.

Guardando i numeri relativi alle infrazioni emergono i pochissimi procedimenti avviati nei confronti di donne velate. Il santo, e quindi la legge, è valso la candela?

Da quando i cittadini e le cittadine ticinesi hanno votato a favore dell’iniziativa popolare che chiedeva di introdurre il divieto di nascondere il viso, sapevamo che si trattava di una questione di valori e non di grandi cifre. È stato chiaro fin da subito che non era il numero di persone che giravano a volto coperto sul nostro territorio il problema. La Legge sulla dissimulazione del volto, infatti, è stata introdotta per una questione di principio: da un lato per tutelare maggiormente la nostra sicurezza e dall’altra per salvaguardare quei valori e quelle peculiarità legate alle nostre tradizioni e alla nostra cultura. Per rispondere alla sua domanda quindi sì, il santo è valso la candela soprattutto perché come Autorità politica abbiamo attuato la volontà del Popolo ticinese.

Insistiamo. Ma il fatto che si sia assistito a così poche infrazioni è perché la legge ha avuto un effetto deterrente e di sensibilizzazione o semplicemente perché affronta un non problema?

L’ho sempre ribadito: l’obiettivo della nuova legge non era quello di sanzionare. A questo proposito abbiamo lavorato molto sull’informazione preventiva e sulla sensibilizzazione grazie soprattutto alla collaborazione con il Dipartimento federale degli affari esteri in contatto costante con le rappresentanze diplomatiche dei Paesi dell’area musulmana. Un lavoro d’informazione avvenuto anche a livello locale grazie all’ottimo lavoro dei rappresentanti del settore turistico e alberghiero del nostro Cantone che hanno contatti diretti con i turisti provenienti da queste regioni. In fondo, le cifre diffuse dal settore turistico di recente mostrano che i turisti provenienti dai Paesi di fede musulmana sono in aumento. Ciò dimostra che i turisti sono disposti ad accettare le nostre regole e a mostrare il volto, rispettando le nostre tradizioni e i nostri valori.

Alla luce di questa esperienza annuale, e visto il dibattito in corso sul piano nazionale, consiglierebbe alla Confederazione di adottare un dispositivo legislativo sulla dissimulazione del volto come quello ticinese?

Quello ticinese si è dimostrato un modello vincente ed efficace. Nei miei numerosi incontri Oltre Gottardo mi capita spesso di spiegare ai colleghi responsabili della sicurezza negli altri Cantoni le peculiarità del nostro caso. In fondo non vogliamo discriminare nessuno ma vogliamo tutelare la sicurezza del nostro territorio ma soprattutto i nostri valori.

Sul fronte dell’ordine pubblico spiccano i dati legati all’accattonaggio. C’è un allarme in Ticino?

Assolutamente no. La legge sull’ordine pubblico doveva essere modificata poiché era una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico: era, infatti, stata adottata dal Governo cantonale nel 1941. In più di ottanta anni – e la storia ce lo ricorda – il nostro modo di vivere e la situazione politica non solo locale ma mondiale ha subito dei grandi cambiamenti: siamo passati dalla seconda guerra mondiale, alla caduta del muro di Berlino e al crollo delle Torri gemelle – per citare solo alcuni degli eventi che hanno segnato indelebilmente la nostra era. Era necessario quindi dotarsi di una legge dinamica e adatta al Ticino dei nostri giorni, per questo motivo siamo intervenuti colmando una serie di lacune. E il fenomeno dell’accattonaggio – che ha un effetto diretto sulla percezione della nostra sicurezza – doveva essere gestito e controllato in maniera più rigida e definita. Grazie alle nuove disposizioni contro gli accattoni sono diminuite le segnalazioni dei cittadini a dimostrazione della bontà e dell’efficacia della nuova legge.

Bello Figo. Gobbi: “Sbagliato annullare il concerto”.

Bello Figo. Gobbi: “Sbagliato annullare il concerto”.

Da LiberaTV |

LUGANO – L’annullamento del concerto di Bello Figo al Club WKND di Lugano, a seguito delle minacce contenute in un volantino intimidatorio di estrema destra, diventa un caso di politico. Ci sono domande per il Consiglio di Stato e per il Municipio. E ci sono le prime prese di posizione da parte dei due responsabili politici della sicurezza interessati: Norman Gobbi e Michele Bertini.

Posizioni opposte. Netta e concisa quella del Consigliere di Stato leghista, che si è espresso ai microfoni della RSI: “È stato un errore rinunciare al concerto perché si dà forza a dei gruppi che nell’anonimato espongono idee estremiste. Idee che, siano di destra o di sinistra, vanno condannate”. Insomma, secondo Gobbi la decisione della discoteca, presa di concerto con la polizia di Lugano, è sbagliata. Dal canto suo, Michele Bertini, vicesindaco di Lugano e responsabile della Polcomunale, spiega così alla Regione i motivi che hanno prodotta la scelta: “Non fosse stata una proposta controversa, mi sarei fatto in quattro per garantire la sicurezza in nome della democrazia. Ma in questo caso il personaggio è discusso e in base alle analisi di organizzatori e polizia si è optato per la strada della prudenza”. Bertini, che comunque non è stato l’autore della decisione, si dice comunque “rattristato dal fatto che chi si nasconde dietro l’anonimato e l’estremismo sia riuscito a raggiungere il proprio intento”.

Già ma chi si nasconde dietro le minacce al rapper? Il volantino è stato rivendicato dall’Associazione Nuova Destra. Una sigla che, evidentemente, non chiarisce i nomi degli autori, ma che con queste parole si esprime: “Ci presentiamo, siamo una nuova Associazione di Destra da poco nata nel nostro cantone, autonoma e indipendente da qualsiasi altra realtà conosciute sul territorio Svizzero. Lo scopo della nostra Associazione è quello di difendere la nostra cultura, i nostri principi e i nostri ideali. Per noi non era tollerabile far esibire un personaggio che diffonde messaggi considerati, da molte persone, spazzatura. Come Associazione vogliamo far passare il messaggio che ogni persona è libera, fino a quando viene rispettata l’altrui sfera. In questa società di oggi, dove la propria cultura viene venduta a qualsiasi arrogante che non ha niente da perdere, noi non ci stiamo. Chi viene a casa nostra deve stare alle nostre regole e ringraziare del favore che gli facciamo ospitandoli. Tutto questo buonismo e perbenismo è un cancro per la nostra società, questa maschera si è vista levare oggi con tutti i commenti pro l’annullamento della serata… tanti lo pensano e nessuno lo dice, siamo la voce del popolo che ha paura di uno stato che ragiona solo a livello monetario e poliziesco”.

Intanto, come detto, ci sono le domande al Governo e la Municipio di Lugano. A chiedere spiegazioni al Consiglio di Stato, il deputato del partito comunista Massimiliano Ay: “Non si ritiene che, assecondando le rivendicazioni tese all’annullamento dell’evento, si vada a legittimare e rinforzare la pretesa del presunto gruppo neo-nazista che ha diffuso il volantino di poter influenzare il corretto svolgersi di un evento ricreativo (e la scelta artistica del locale) in base a minacce derivanti da odio razziale? Non si ritiene insomma che quanto accaduto possa rappresentare un “precedente” che potrà minare la libertà di riunione dei cittadini? Si ritiene vi sia effettivamente un incremento di tali realtà violente di matrice neo-nazista sul territorio cantonale? Come si intende agire per arginare la problematica?”.

A Lugano invece sono i Consiglieri Comunali socialisti Raoul Ghisletta, Nina Pusterla, Simona Buri e Carlo Zoppi a chiedere lumi: “Quali sono i rischi legati ad attentati e atti di violenza da parte di gruppi naziskin a Lugano? Come intende procedere il Municipio per prevenire e combattere il fenomeno, per mantenere sicura la Città e per consentire lo svolgimento di eventi normalissimi?”

L’Articolo su LiberaTV: http://www.liberatv.ch/it/article/34936/bello-figo-gobbi-sbagliato-annullare-il-concerto-bertini-ecco-perch-lo-abbiamo-fatto-e-intanto-l-associazione-nuova-destra-rivendica-il-volantino-minatorio-contro-il-rapper

Escobar, il party di carnevale a Bellinzona e le serie tv: parla Norman Gobbi

Escobar, il party di carnevale a Bellinzona e le serie tv: parla Norman Gobbi

Da Libera TV | Il ministro delle istituzioni: “In uno Stato liberale ognuno organizza le feste che vuole, ma quella sui narcos per me è poco opportuna. Ecco perché” – Intervista al ministro delle Istituzioni: “Benché possa sembrare una realtà distante e magari – negli intendimenti degli organizzatori – su cui fantasticare, diciamo che siamo ben distanti da party dedicati ai gangster nordamericani degli Anni Venti o a parodie de “Il Padrino”. Infatti, i narcos e i loro traffici di droga a livello internazionale sono ben attivi a livello globale e giungono fino alle nostre latitudini, attraverso le organizzazioni criminali europee, ‘Ndrangheta in primis”

In uno Stato liberale ognuno può organizzare i party che vuole (assumendosene però la pieno responsabilità), ma dedicare una festa di carnevale alla criminalità organizzata per me è insensato.

È questo in sintesi il pensiero di Norman Gobbi sulla festa a tema ispirata alla serie tv che ha narrato le gesta di Pablo Escobar e dei narcos colombiani, che tanto sta facendo discutere. Il ministro delle istituzioni, interpellato da Liberatv, ha deciso di esprimersi sul party in agenda per il prossimo Rabadan al Caffè degli artisti di Bellinzona.

A Gobbi abbiamo chiesto innanzitutto la sua opinione sul “caso” e se si augura un ripensamento sul tema della festa da parte degli organizzatori: “Diciamo innanzitutto – risponde il ministro – che in uno Stato liberale, ognuno può fare quello che intende, assumendosi però completamente le conseguenze del suo agire. Sta solo a loro quindi decidere se dedicare un party ad un’organizzazione criminale attiva e con ramificazioni globali sia qualcosa di sensato. Evidentemente per me non lo è. Mi auguro che si tratti di una scelta inopportuna presa in buona fede, come d’altronde ha già avuto modo di spiegare il gerente del locale”.

Con il direttore del Dipartimento delle Istituzione, dunque dell’ordine pubblico, cerchiamo di allargare il discorso, chiedendogli se un un party con un tema del genere possa essere dannoso per il carnevale di Bellinzona. La risposta di Gobbi è articolata: “Benché possa sembrare una realtà distante e magari – negli intendimenti degli organizzatori – su cui fantasticare, diciamo che siamo ben distanti da party dedicati ai gangster nordamericani degli Anni Venti o a parodie de “Il Padrino”. Infatti, i narcos e i loro traffici di droga a livello internazionale sono ben attivi a livello globale e giungono fino alle nostre latitudini, attraverso le organizzazioni criminali europee, ‘Ndrangheta in primis. Non possiamo quindi banalizzare chi produce in Sud America e commercializza a livello globale stupefacenti, che giungono attraverso lo smercio sino alle nostre latitudini”.

L’obiezione che alcuni hanno fatto alle critiche espresse da più parti sul tema della festa, è il diritto alla satira, stampato nel dna del carnevale, anche su questioni sensibili come può essere la criminalità organizzata. Traducendo in domanda: a carnevale ogni scherzo (e ogni festa) vale oppure esiste un limite alla satira (ammesso e non concesso che di satira si tratti)? “Come detto in entrata – risponde Gobbi – ognuno si assume le responsabilità del suo agire. Certo hanno fatto parlare del loro party, ma banalizzare la criminalità organizzata mi sembra poco opportuno”.

Infine la questione serie Tv, perché tutto parte da lì. L’ispirazione del party, infatti, nasce dalla fortunata serie di Netflix dedicata alla vita di Pablo Escobar e alla guerra tra i narcos (e tra narcos e autorità) che ha insanguinato la Colombia in quegli anni terribili. La questione degli effetti negativi, soprattutto sui giovani, che possono produrre questi telefilm dedicati alla criminalità organizzata, è da tempo al centro di un aspro dibattito tra chi sostiene che anche il male va raccontato senza filtri, e chi invece intravvede il pericolo della mitizzazione, se non dell’emulazione, di alcuni criminali.

Ecco come la pensa Norman Gobbi: “Diciamo che serie televisive come “Gomorra” o “Sopranos” servono a comprendere anche dal punto di vista conoscitivo come funzionano e agiscono le organizzazioni criminali. Credo che coloro che a seguito di serie tv, in particolare “Gomorra”, possano poi essere attratti da questo mondo, sono fragili quanto coloro che abbracciano gli estremismi e il radicalismo islamico; necessitano di un’organizzazione in cui poter sentirsi qualcuno e poter diventare qualcuno agli occhi della comunità, in questo caso da temere. Il problema è sociale e associazioni criminali scaltre trovano in esso un terreno fertile per le loro azioni di reclutamento”.

Articolo su Libera TV: http://www.liberatv.ch/it/article/34303/escobar-il-party-di-carnevale-a-bellinzona-e-le-serie-tv-parla-norman-gobbi-il-ministro-delle-istituzioni-in-uno-stato-liberale-ognuno-organizza-le-feste-che-vuole-ma-quella-sui-narcos-per-me-poco-opportuna-ecco-perch

La volontà del popolo prima di tutto

La volontà del popolo prima di tutto

Dal Mattino della Domenica, una mia intervista

“Prima i nostri”, la parola al Consigliere di Stato Norman Gobbi

Assente alla visita di Maroni per un impegno di lavoro all’estero, il Consigliere di Stato leghista – da noi interpellato – dice la sua su come applicare il risultato delle urne dello scorso 25 settembre.

Dopo il voto di 3 settimane fa tiene banco il tema dell’applicazione del voto popolare. Cosa ne pensa il Ministro delle istituzioni?

Il Popolo è sovrano e si è espresso. La volontà popolare va pertanto rispettata. Ed è quello che voglio fare. Il Governo aveva presentato un controprogetto, ma il volere del Popolo non può essere ignorato. Bisognerà trovare una soluzione praticabile. Non ne ho ancora discusso con i miei colleghi, ma ritengo che un tema del genere debba essere affrontato anche da un gruppo tecnico; nonostante lo scetticismo di alcuni verso questa opzione, non dobbiamo dimenticare che una soluzione del genere è stata applicata con successo anche per la votazione riguardo al divieto di dissimulare il viso. Anche il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha scelto questa via per attuare l’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino”. Pure in questo caso sarà fondamentale riuscire a trovare un’intesa il più ampia possibile per dare seguito alla volontà popolare.

Lei era assente all’incontro con Maroni per un impegno all’estero agendato da tempo. È soddisfatto di quanto emerso dalla riunione con i suoi colleghi di Governo?

Mercoledì mi trovavo all’estero, ma sono stato informato sulla discussione. Il Presidente della Regione Lombardia ha voluto dare un segnale chiaro ai suoi cittadini. D’altra parte – lo ribadisco – come Governo dovremo impegnarci per dare ai nostri cittadini quello che hanno chiesto, esprimendo un voto chiaro. Se fossi stato presente, posso comunque aggiungere che sarei stato meno accondiscendente e qualche frecciatina al collega Maroni l’avrei lanciata…

Prima i nostri…e una discriminazione degli altri?

Non la leggo in questo modo. Accettando l’iniziativa dell’UDC, sostenuta dalla Lega, il Popolo ha indicato una via per difendere il nostro mercato del lavoro. Il punto della questione è ormai chiaro a tutti: la volontà è di tutelare il nostro mercato di lavoro, difendendo i lavoratori ticinesi. Questo è l’aspetto centrale sul quale dobbiamo lavorare. Ci sono state diverse speculazioni mediatiche soprattutto in Italia, dove il risultato scaturito dalle urne è stato interpretato come un attacco ai lavoratori frontalieri. D’altra parte ogni attore coinvolto in questo genere di dinamiche cerca di tirare l’acqua al proprio mulino…

Quale è la sensazione dal suo osservatorio di Consigliere di Stato?

Ricevo spesso lettere e messaggi, da tanti cittadini ticinesi. Al di là delle cifre e dei dati statistici regolarmente pubblicati, non dobbiamo mai dimenticare le storie di tanti ticinesi che hanno perso il loro lavoro o che temono di perderlo. La concorrenza con i lavoratori frontalieri è un dato di fatto così come il dumping salariale, in particolare nel terziario e per gli impiegati di commercio. Qualche giorno fa alcuni cittadini mi hanno contattato per condividere i loro timori. Sono stati annunciati tagli nel nostro settore bancario e c’è chi teme seriamente per il futuro del proprio impiego. La domanda che alcuni si sono posti e mi hanno rivolto è sempre la stessa: “Perché non è stata ancora applicata già la volontà popolare, favorendoci rispetto ai lavoratori che giungono da oltre Confine?”. Si tratta di una questione che non può più essere aggirata né ignorata. Condividerò senz’altro questa riflessione con i miei colleghi di Consiglio di Stato.

MDD

“Grazie Ticino per aver vietato il burqa e aver dato un segnale all’Europa e all’Occidente”

“Grazie Ticino per aver vietato il burqa e aver dato un segnale all’Europa e all’Occidente”

Da Liberatv.ch l  L’editorialista della Sonntagszeitung elogia la scelta popolare: “Una scelta coraggiosa e all’avanguardia. Pensiamo a come sarebbe se anche gli altri Paesi facessero lo stesso” Bettina Weber: “Invece di descrivere il Ticino come un cantone intollerante o addirittura razzista, bisogna congratularsi con i ticinesi per il loro coraggio”

L’editorialista della Sonntagszeitung Bettina Weber ha scritto oggi sul domenicale un elogio dl divieto del burqa che non passerà inosservato. E che si allinea del resto con la posizione espressa nel suo discorso ufficiale dal presidente del Festival del film Marco Solari. Basta con ‘ste accuse di xenofobia a una popolazione che ha deciso di vietare la dissimulazione del volto.
Ecco i passaggi più significativi dell’editoriale di Bettina Weber.

“Invece di descrivere il Ticino come un cantone intollerante o addirittura razzista, bisogna congratularsi con i ticinesi per il loro coraggio. Si può anche dire che sono all’avanguardia. E pensare a come sarebbe se tutta l’Europa seguisse l’esempio del Ticino, e come sarebbe se tutti i paesi occidentali lo facessero. Se i loro governi dicessero, educatamente ma con fermezza, ai turisti e ai residenti arabi: noi non tolleriamo che le donne siano spersonalizzate, non tolleriamo che camminino come fantasmi neri, senza un volto riconoscibile, per le nostre strade. Perché questo è in contrasto con i nostri valori. Il mondo occidentale dovrebbe dunque dire: consideriamo la vostra apartheid nei confronti delle donne altrettanto intollerabile e inaccettabile come la segregazione razziale in Sud Africa. Non possiamo vietare alle donne di portare il burqa nel vostro paese ma possiamo vietarlo quando venite da noi. Sarebbe un potente segnale importante. Un segnale di umanità e di solidarietà. Un segnale a tutte le donne. Il piccolo Ticino ha dato questo segnale. Grazie”.

http://www.liberatv.ch/it/article/33125/grazie-ticino-per-aver-vietato-il-burqa-e-aver-dato-un-segnale-all-europa-e-all-occidente-l-editorialista-della-sonntagszeitung-elogia-la-scelta-popolare-una-scelta-coraggiosa-e-all-avanguardia-pensiamo-a-come-sarebbe-se-anche-gli-altri-paesi-facessero-lo-stesso

Liberi e svizzeri, ricordiamocelo ogni giorno!

Liberi e svizzeri, ricordiamocelo ogni giorno!

Discorso del Consigliere di Stato Norman Gobbi, in occasione dei festeggiamenti del 1. agosto 2016 a Olivone (Blenio) della Lega dei Ticinesi.

È sempre un immenso piacere per me festeggiare con voi, come tradizione vuole dal 2003, il Natale della Patria. Ancor più piacevole è trascorrere un giorno di festa – la festa del nostro Paese – insieme nell’incantevole scenario offerto dalla Valle di Blenio, all’ombra del Sosto ormai divenuto un simbolo leghista di impegno e di valori tradizionali. Impegno perchè festeggiamo in un Comune, quello di Blenio, guidato da una sindaco leghista: la nostra Claudia ha sbaragliato la concorrenza grazie al suo impegno sul territorio, a favore della popolazione e delle attività ancestrali. 

Ma il Sosto con tutta la Valle di Blenio sono il simbolo della lotta di questo Popolo, quello bleniese e ticinese, da sempre attaccato ai valori tradizionali delle nostre comunità di montagna: libertà, indipendenza e sicurezza. Infatti, ancor prima che Werner Stauffacher, Walter Fürst e Arnold von Melchtal dessero vita quali Padri fondatori della perpetua alleanza della nostra Confederazione nel 1291, i Bleniesi e i Leventinesi un secolo prima (ed era il 1182) giurarono reciproco sostegno contro i dominatori esterni in quello che oggi chiamiamo il Patto di Torre. Un chiaro segnale di come questo spirito di libertà, tipico dei popoli alpini, trovi qui profondissime radici che vivono ancora oggi. Non è un caso che i Bleniesi si siano da sempre opposti con forza ad ogni perdita di sovranità del nostro Paese: lo fecero nel 1992 contro lo Spazio economico europeo in maniera molto più chiara degli altri distretti, per poi continuare sino al voto del 9 febbraio 2014, con quasi due terzi a favore del controllo dell’immigrazione. Tutto ciò significa solo una cosa: la Valle di Blenio è terra di libertà, indipendenza e sicurezza!

“Uniti per prestarsi reciproco aiuto, consiglio e appoggio, a salvaguardia così delle persone e delle cose, contro tutti coloro che a essi o a uno di essi facesse violenza, molestia o ingiuria con il proposito di nuocere alle persone od alle cose”. Parole indelebili, scritte sulla pergamena che custodisce il testo del nostro patto di perpetua alleanza. Sicurezza, indipendenza, libertà: sono questi i valori che ancora oggi portiamo avanti come Svizzeri e Ticinesi, e sui quali vorrei porre l’accento quest’oggi.

Sin da quando ho mosso i miei primi passi in politica e ancora oggi, in veste di Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, mi impegno quotidianamente a difesa dei nostri valori.

Uno su tutti è quello della SICUREZZA. Ogni giorno lavoro assiduamente con i collaboratori del mio Dipartimento per garantire e assicurare questo bene primario, alla base del benessere di ogni cittadino, di tutti noi. L’obiettivo è quello di non abbassare mai la guardia ma anzi, di pianificare le azioni da mettere in atto prima che si manifesti una situazione di emergenza e che la realtà ci sfugga di mano. Anche senza l’appoggio di Berna, portiamo avanti delle proposte che ci permettono di sentirci più sicuri nel nostro vivere quotidiano.

Lo sto – anzi lo stiamo – facendo anche in questo periodo: siamo pronti a gestire le ondate migratorie al confine di Chiasso. Quest’anno siamo rimasti una delle poche porte ancora aperte per accedere al nord delle Alpi e al resto dell’Europa. Per affrontare questa situazione, in Ticino abbiamo sviluppato lo scorso anno uno Stato Maggiore Cantonale composto da tutte le forze dell’ordine e le Istituzioni che sono chiamate a far fronte all’eventuale emergenza. Nel 2016, su mia insistenza e dopo aver spiegato a più riprese la situazione, il Consiglio federale ha disposto l’impiego sussidiario di sicurezza dell’esercito nel caso la situazione evolva a tal punto da renderlo necessario. Una collaborazione, quella con l’esercito, che è significativa. Assicurando la sicurezza di tutti noi ticinesi infatti ci rendiamo garanti di quella di tutti gli svizzeri: agiamo come primo filtro alla frontiera nazionale. Il Ticino sta difendendo la Svizzera. Il nostro Cantone spesso, come in questo caso, vede – e ahimé vive anche in prima persona- problematiche che toccheranno il resto del Paese solo in un secondo tempo. È stato così con la crisi della piazza finanziaria, con il frontalierato e ora con la gestione dei flussi migratori. Con questa attività promuoviamo l’essenza dello spirito confederale contenuto nel patto che, come vi ho ricordato poco fa, ci vede uniti per il bene comune della nostra Patria. Dobbiamo quindi sentirci orgogliosi per quel che abbiamo fatto e facciamo in quanto Ticinesi nella gestione della sicurezza non solo cantonale, bensì nazionale! Orgogliosi perchè il presidio svolto dai Ticinesi alla PORTA SUD della Confederazione è oggi sinonimo di sicurezza e controllo. E poi, salvo qualche guardia di confine giunta da nord, lo stiamo facendo da soli perchè noi teniamo alla sicurezza della nostra Patria.  

Un altro passo avanti a favore della SICUREZZA lo abbiamo fatto con l’entrata in vigore del divieto di dissimulare il volto nei luoghi pubblici e la modifica legislativa sull’ordine pubblico. Grazie a queste leggi è stata ribadita – aggiungo anche celermente grazie all’impegno del mio Dipartimento – la volontà di tutti i cittadini di sentirsi sicuri mentre passeggiano per le vie delle nostre città, allo stadio o in pista per seguire una partita, e in ogni occasione pubblica di incontro. Ma soprattutto di potersi sentire padroni in casa nostra, preservando e tutelando i nostri usi e costumi. Riprendendo uno dei valori più importanti della nostra Patria, vogliamo avere la LIBERTÀ di uscire di casa senza timori. Un Ticino unito, una comunità forte è quello che vogliamo per affrontare insieme le sfide ci si presentano. Anche in questo caso è il nostro Cantone a imporsi come promotore di una legge per la sicurezza, e non sarei sorpreso se in seguito anche il resto della Confederazione adottasse le stesse precauzioni, dopo averne appurato i benefici sul caso ticinese.

La nostra nazione si basa sulla LIBERTÀ. Ho iniziato accennando alla sensazione e al diritto di essere sicuri, e quindi liberi, in mezzo agli altri, a casa nostra, ma come sappiamo bene non è l’unica espressione di questo valore fondamentale.

La LIBERTÀ politica ad esempio, alla base della nostra democrazia, è ciò che ci permette di esprimere ciò che pensiamo. La libertà nel nostro Paese significa poter utilizzare gli strumenti che ci sono dati per costruire al meglio il nostro futuro. Degli strumenti preziosi che le cittadine e i cittadini di molti altri Paesi non hanno il privilegio di avere. Facendoci testimoni della volontà popolare, ben saldi ai nostri principi, noi leghisti abbiamo saputo mostrare al mondo della politica che il popolo di cose da dire ne ha. Lo abbiamo fatto attraverso le petizioni, i referendum, e le iniziative. Lo abbiamo fatto con il primo strumento della democrazia: la partecipazione alle urne. Il voto popolare che di consente di dire la nostra allo Stato, i ribadire cosa vogliamo nel e per il nostro Cantone, ma anche per definire i nostri rappresentanti all’interno delle stesse. In questi 25 anni ogni volta in cui la Lega ha ottenuto dei risultati in termini elettorali, ai suoi rappresentanti è sempre stato detto: “Adesso vediamo se saprete prendervi le vostre responsabilità!”. È successo a Marco quando ha portato il nostro Movimento in Consiglio di Stato, è successo a me quando ho raddoppiato gli scranni. Siamo ormai al sesto anno in cui la Lega ha la maggioranza relativa in Consiglio di Stato e penso che, anzi, ne sono sicuro! che io e Claudio le nostre responsabilità ce le siamo prese – anche quando si trattava di compiere scelte impopolari. Non ci tiriamo indietro e continueremo a lavorare in difesa del Ticino e dei ticinesi, anche quando e se con le nostre decisioni urtiamo o indigniamo i benpensanti. Continueremo a farlo anche quando i nostri colleghi di Governo si nascondono dietro le loro decisioni per non urtare la sensibilità del loro partito o dei loro elettori.

Durante la campagna per la corsa al Consiglio federale – ebbene si, la Lega dei Ticinesi ha riportato un candidato ticinese in corsa per Berna dopo 16 anni dall’ultima candidatura – sono stato definito dalla stampa un uomo di stato. Ed è quello che sono, che siamo noi leghisti in Governo e in Parlamento. Ci battiamo per la difesa dei valori tanto cari al nostro movimento e lo facciamo con responsabilità e coerenza! Senza nasconderci dietro alle nostre scelte!

Ci battiamo per un Ticino solido e libero. Una libertà che spesso, però, fuori dai confini elvetici stanno mettendo in discussione, compromettendo la nostra INDIPENDENZA. La situazione internazionale, in particolare quella dell’Unione Europea, si sta dimostrando sempre più instabile. Con Brexit il popolo inglese ha dato un chiaro e forte segnale: l’Inghilterra non presta più il fianco all’UE e le imposizioni internazionali le stanno strette. Anche loro, come la Svizzera ,come noi, lottano per la loro autonomia. È la dimostrazione che con la volontà si può tornare indietro – anche da situazioni ben più vincolate della nostra. È la dimostrazione che il popolo, alla fine, è sempre sovrano e ha sempre l’ultima parola. Sul nostro territorio decidono gli svizzeri. I problemi degli altri Paesi che ci circondano non devono quindi minacciare il benessere che abbiamo costruito nel corso degli anni nel nostro Cantone e nella nostra nazione.

Libertà, indipendenza e sicurezza: lottiamo tutti i giorni per difendere questi nostri valori. Ognuno di noi è cittadino svizzero, ma è anche, e soprattutto, ticinese. Chi come me è nato e cresciuto nelle Valli sa quanto sia importante ribadire la nostra legittimità e valorizzare la nostra regione, soprattutto se di montagna. Con la mia attività politica mi impegno costantemente per prestare una particolare attenzione alle regioni periferiche del nostro Cantone, poiché so che ogni cittadino, svizzero, ticinese, abitante delle Valli ha il diritto di sentirsi figlio legittimo di mamma Elvezia considerato alla stessa stregua di tutti gli altri. Ognuno di noi ha un ruolo importante nella partecipazione alla gestione dello Stato e ha quindi il dovere fondamentale di tutelare, nel farlo, questi valori, indistintamente dalla sua regione di provenienza.

Quindi oggi più che mai, il giorno del Natale della nostra Patria dobbiamo essere protagonisti delle scelte politiche che ci concernono, dobbiamo lottare per il Ticino che vogliamo; non possiamo e non dobbiamo accettare passivamente quello che ci viene imposto da fuori ma soprattutto dobbiamo ribadire la nostra volontà di essere padroni in casa nostra. Dal canto mio, continuerò a lavorare per fare in modo che la nostra sicurezza, la nostra libertà e la nostra indipendenza siano preservati sotto ogni loro aspetto. E’ questa la missione che mi avete dato il 10 aprile 2011 e poi il 19 aprile 2015. Mi impegno nuovamente e chiedo il sostegno di tutti voi, perchè come recita il motto fondante del nostro Cantone e dei Ticinesi: vogliamo vivere “liberi e svizzeri”!

Ricordiamocelo ogni giorno. Per il nostro bene. Per il bene del Ticino e della Svizzera.

Viva il Ticino. Viva la Svizzera.

Un coraggio e una libertà da premiare con il nostro sostegno!

Un coraggio e una libertà da premiare con il nostro sostegno!

Elezioni comunali 2016: un grazie alle leghiste e ai leghisti che si sono messi a disposizione

Ricordo ancora come se fosse ieri i primi passi che ho mosso nel mondo politico; primi passi sicuramente difficili, dato che non era semplice per un giovane, oltretutto proveniente dalle Valli, schierarsi a favore del neonato Movimento della Lega dei Ticinesi fondato da Giuliano Bignasca. Era un Ticino profondamente diverso, in cui l’appartenenza partitica contava eccome e, se non si era dalla “parte giusta”, si rischiava di rimanere completamente fuori dal giro; in una parola: esclusi. Lo chiamavano il “tavolo di sasso”, che tutto voleva e tutto decideva. In un Cantone in cui la partitocrazia la faceva da padrona, era quindi complicato per un giovane che doveva costruirsi il proprio futuro entrare a far parte di un Movimento vissuto come rivoluzionario. Un Movimento vicino al Popolo ticinese, alla gente, volto appunto a dare voce alle persone escluse dal “tavolo di sasso”, che ha sempre messo al primo posto il bene del Ticino e dei Ticinesi, combattendo al loro fianco diverse battaglie fondamentali, dal no allo Spazio economico europeo del 1992 all’iniziativa contro l’immigrazione di massa del 2014. La Lega è sempre stata lì, vicina ai problemi dei cittadini e con la volontà di rispondere concretamente alle loro preoccupazioni.

Oggi il Ticino fortunatamente è cambiato. Non per questo però essere leghisti è divenuto più facile; anzi! Alcuni Comuni vivono tutt’oggi di un certo retaggio del passato, per il quale a dispetto delle idee conta maggiormente il partito oppure il nome di famiglia. Ed è per questo motivo che la Libertà ed il Coraggio delle persone che si sono messe a disposizione nei loro Comuni nelle fila del nostro Movimento sono da ammirare e soprattutto da premiare con il nostro sostegno! Questo poiché nelle loro scelte hanno messo al primo posto i bisogni dei cittadini, che nei Comuni trovano l’Istituzione a loro più prossima e dunque più significativa. La Lega negli anni, grazie al supporto dei Ticinesi, è riuscita a raggiungere traguardi importanti, sia a livello cantonale, con il raddoppio in Governo del 2011 confermato lo scorso aprile, sia a livello comunale, con i rappresentanti del Movimento che siedono negli Esecutivi e nei Legislativi di molti Comuni ed in maniera capillare sul nostro territorio. Una presenza che si traduce nel prezioso contributo che le leghiste e i leghisti offrono a favore della popolazione. Un esempio è quello di Lugano, dove i rappresentanti della Lega, specialmente quelli all’interno del Municipio, hanno lavorato con dedizione negli ultimi anni ottenendo ottimi risultati. Un lavoro che ha permesso di ridare stabilità alla Città, rendendola di conseguenza un partner ancora più affidabile a livello istituzionale.

In quest’ottica, con la fiducia rinnovata dei Ticinesi, il nostro Movimento continuerà ad adoperarsi con impegno per il benessere delle nostre molteplici comunità locali. Una sfida, quella che ci attende domenica prossima, tanto difficile quanto essenziale per proseguire sul cammino segnato, dove al centro di tutto v’è sempre stata la difesa degli interessi del nostro Cantone e del Popolo ticinese. Ad una settimana da questo appuntamento fondamentale, oltre ad invitare tutti a sostenere i candidati della Lega, voglio però innanzitutto dire un grande grazie a tutte le persone che si sono messe a disposizione del nostro Movimento. Grazie per il tempo e per le energie che avete dedicato e dedicherete alla collettività, grazie soprattutto per l’esempio di Libertà e Coraggio nelle vostre scelte e nel vostro agire. Oggi come 25 anni fa, siamo qui, a lottare per il bene del Ticino e dei Ticinesi. E non molleremo.

Norman Gobbi