Polizia cantonale: nominati due nuovi Ufficiali e adeguato l’effettivo del Corpo

Polizia cantonale: nominati due nuovi Ufficiali e adeguato l’effettivo del Corpo

Nel contesto del progetto «Visione 2019» della Polizia cantonale – che ha sino ad oggi dato prova della sua bontà e che ha quale obiettivo primario quello dell’accrescimento della sicurezza dei cittadini attraverso l’adeguamento degli effettivi, la pianificazione logistica e l’ammodernamento dei sistemi informatici – il Consiglio di Stato ha nominato due nuovi Ufficiali di polizia. La loro entrata in funzione è prevista nel corso dei prossimi mesi. Oltre a queste nomine, è stato ulteriormente implementato l’adeguamento degli effettivi con ulteriori sei unità a tempo pieno, già deciso nel 2013 e che prevedeva un graduale aumento degli effettivi, pari a 50 agenti.

Andrea Wehrmüller dirigerà il I° Reparto di Gendarmeria del Mendrisiotto con il grado di capitano e subentrerà al capitano Edy Gaffuri che andrà al beneficio della pensione nel corso del prossimo anno. Classe 1971, Wehrmüller è entrato a far parte del Corpo di Polizia nel 1999. Durante la sua carriera ha lavorato nei ranghi della Gendarmeria e dal 2003 è entrato a far parte della Polizia giudiziaria. Attualmente ricopre la funzione di capo staff della Giudiziaria con il grado di commissario capo. Nella sua nuova funzione sarà chiamato a dirigere il Reparto che comprende i posti di principali di Chiasso e Mendrisio e ad assicurare la collaborazione operativa con le Guardie di confine della Regione IV e le polizie comunali dei Poli 1 e 2. La collaborazione transfrontaliera, vista il settore d’impiego degli agenti della Gendarmeria del Mendrisiotto, costituirà un ulteriore tassello della sua attività.

Alessio Lo Cicero dirigerà, in qualità di ufficiale subalterno con il grado di tenente, la nuova Centrale cantonale d’allarme (CECAL) subordinata allo Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale. Questa funzione sarà introdotta a partire dal 2018 nei nuovi organigrammi della Polizia cantonale, anche in previsione del trasloco e dell’entrata in funzione presso il nuovo stabile della CECAL, situato sul sedime dell’ex-arsenale a Bellinzona. Nuovo edificio che vedrà operare sotto lo stesso tetto agenti della Polizia cantonale e delle Guardie di confine della Regione IV, oltre ad ospitare gli uffici della Federazione Cantonale Ticinese dei Corpi Pompieri. Lo Cicero, classe 1985, ha ottenuto un Bachelor in economia aziendale presso la SUPSI nel 2007 ed in seguito un Master presso la facoltà di diritto e scienze criminali dell’Università di Losanna nel 2011. Dal 2013 opera in qualità di collaboratore scientifico presso la Polizia giudiziaria, ricoprendo diversi incarichi, in particolare legati allo sviluppo di nuovi progetti attinenti all’attività inquirente.

Queste nomine, così come l’adeguamento degli effettivi e la messa in funzione della nuova CECAL, sono un ulteriore passo verso il completamento della strategia adottata dal Dipartimento delle istituzioni e dal Comando della Polizia cantonale. Visione 2019 che ha portato, nel corso degli anni, risultati concreti quali l’ottimizzazione delle strutture, l’affinamento delle attività di prevenzione e operative, una maggiore collaborazione anche al difuori dei confini cantonali, migliorando l’efficacia e la qualità del servizio a tutela della sicurezza del nostro Cantone.

Mendrisiotto: una questione di sicurezza

Mendrisiotto: una questione di sicurezza

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi fa il punto della situazione su rapine e non solo

Le rapine nel Mendrisiotto rimangono purtroppo un tema caldo. Le ultime risalgono a poche settimane fa, ai danni di due distributori, a Brusata di Novazzano e a Brusino Arsizio. L’autore del primo scippo è stato arrestato non molto distante dal luogo del misfatto, mentre della seconda sono ancora a piede libero. Ma come si è evoluta negli ultimi anni la situazione? Facciamo il punto, dati alla mano, riguardo la sicurezza nel Mendrisiotto.

Qualche settimana fa, dopo l’ultima rapina nel Mendrisiotto, ho esposto la mia proposta di togliere i contanti dalle pompe di benzina, lungo la frontiera. Una misura che, a mio modo di vedere, si aggiungerebbe all’ottimo lavoro delle forze dell’ordine. Il dispositivo è in effetti collaudato, e posso dirlo con certezza, in quanto il più delle volte i malviventi vengono acciuffati in poco tempo. Se in passato il tasso di risoluzione per le rapine si attestava infatti attorno al 20-30%, negli ultimi anni è aumentato fino a superare il 60%. Quest’anno si conferma un’ulteriore crescita, che raggiunge quasi il 69%.

Via i contanti dai distributori

Questi sono chiaramente dei buoni risultati, ma per il mio Dipartimento e per il sottoscritto è importante prima di tutto che i cittadini si sentano sicuri su tutto il nostro territorio, soprattutto a casa e sul posto di lavoro. E due rapine in 36 ore hanno sicuramente un influsso anche sul senso di percezione della sicurezza dei cittadini, anche se il numero totale di rapine di quest’anno rimane in linea con gli scorsi anni. Sono quindi certo che questa ulteriore misura – che va oltre a quella già introdotta da parte dei gerenti di svuotare la cassa più spesso – potrebbe dissuadere ulteriormente i malviventi, e risolvere così definitivamente il problema. Infatti, non si tratta più solo di bande organizzate, ma anche di disperati che rapinano le pompe di benzina per pochi soldi, ed è quindi maggiore il rischio che anche con delle somme minime chi lavora in un distributore subisca comunque una rapina.

Sempre meno furti nel Mendrisiotto

Fortunatamente in altri ambiti della sicurezza nel Mendrisiotto, le misure già introdotte hanno permesso di migliorare la situazione. Come ho avuto modo di spiegare settimana scorsa durante l’assemblea della sezione Mendrisiotto della Camera ticinese dell’economia fondiaria, il numero di furti è basso come mai negli ultimi dieci anni. Grazie all’adeguamento degli effettivi della polizia, alla regionalizzazione, alla collaborazione tra Polizia cantonale, polizie comunali e guardie di confine, è stato possibile garantire una maggiore e migliore presenza sul territorio. Il numero di furti negli ultimi cinque anni, grazie a queste misure, si è dimezzato.

Valichi chiusi, ticinesi tranquilli

La chiusura notturna dei valichi secondari di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga ha creato un maggior senso di sicurezza per gli abitanti nelle zone di confine, che hanno finalmente potuto dormire tranquilli per qualche mese. Ora che il periodo di prova è terminato, mi aspetto che questa misura, sia reintrodotta al più presto, anche perché le conseguenze positive non si sono registrate solo sulla fascia di confine, ma anche sul resto del territorio. La polizia infatti, non dovendosi più concentrare nel controllo in zona di frontiera – che più di altri luoghi è soggetta a furti – ha la possibilità di dedicarsi maggiormente anche ad altre zone.

Abbiamo già fatto grandi passi verso un Mendrisiotto più sicuro, e sono certo che introducendo nuove misure riusciremo a risolvere anche la problematica delle rapine. Ci tengo a ribadirlo: la sicurezza di tutti i ticinesi, e quindi anche di tutti i momò, è la mia priorità. Tutti meritano di vivere con lo stesso senso di sicurezza, da Airolo fino a Chiasso!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Pompieri di Mendrisio in festa

Pompieri di Mendrisio in festa

Dal Giornale del Popolo | In occasione del 150esimo anniversario, i vigili del fuoco di oggi e di ieri, insieme ai mini-pompieri, hanno sfilato per le strade di Mendrisio. Domani le porte aperte.

Le foto: http://www.gdp.ch/ticino-e-regioni/mendrisiotto/pompieri-di-mendrisio-festa-id184648.html

Hanno preso il via ieri sera i festeggiamenti per i 150 anni del Corpo Pompieri Mendrisio con la presentazione del libro “Dalla campana al pager. Una bruciante passione che dura 150 anni” di Gian Maria Pusterla, un libro storico che ripercorre la storia del Corpo.

Oggi, sabato, i festeggiamenti tra la popolazione con una grande sfilata di presentazione del Corpo. Tanti i presenti, davanti ai quali hanno sfilato veicoli d’epoca e attuali, mezzi dei partner di soccorso oltre ai militi attivi, veterani e mini-pompieri. A Mendrisio per festeggiare vi era anche una rappresentanza degli altri Corpi del Cantone e le autorità politiche.

Tra gli ospiti d’onore il capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, che ha ricordato come “in un secolo e mezzo l’attività pompieristica sia mutata in maniera straordinaria, non solo dal punto di vista degli interventi con i quali siamo confrontati, ma anche a livello logistico e di materiale a disposizione. Come forse sapete, 150 anni fa molti Corpi iniziavano la loro attività operando con abiti propri, prima di poter far capo a una vera e propria uniforme. Per quanto riguardava i veicoli a disposizioni, ci si arrangiava con quanto si trovava, con mezzi che venivano adeguati a seconda delle nuove necessità e dei nuovi interventi ai quali si doveva far fronte. Il movimento pompieristico ticinese entrò in una nuova era nel 1963, quando il Dipartimento delle finanze consegnò ai sei Corpi di I gruppo – Mendrisio, Chiasso, Lugano, Bellinzona, Locarno e Biasca – una nuova autobotte”.

Il consigliere di Stato non ha dimenticato che per esempio “la nuova sede del Centro di Pronto Intervento, inaugurata lo scorso marzo, è la conseguenza della continua evoluzione e del continuo aggiornamento del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio, per rispondere con un’adeguata preparazione e formazione dei militi e quindi poter garantire un servizio sempre migliore ai cittadini”. “Ma c’è una cosa della quale non potremmo fare a meno” ha affermato Gobbi, “che non è sostituibile e che è sempre rimasto costante negli anni, che non potrei assolutamente dimenticare in questo mio intervento. Mi riferisco chiaramente al capitale umano. Il pompiere è un esempio di professionalità, dedizione e generosità che non si è mai messo in discussione negli anni, e che tutta la popolazione riconosce”.

Domenica invece dalle ore 9 alle ore 17 presso il centro di pronto intervento porte aperte con visite guidate alla caserma dove sarà possibile visitarne gli spazi, visionare veicoli e materiale allo scopo di comprendere in modo approfondito l’attività pompieristica. Il pranzo (maccheronata) sarà offerto a tutti i presenti mentre durante l’intera giornata sarà in funzione una fornitissima buvette dove gli interessati potranno anche acquistare il libro del 150°.

150° del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio

150° del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della giornata ufficiale per il 150° del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio |

Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare ai festeggiamenti per i 150 anni del vostro Corpo.

In un secolo e mezzo l’attività pompieristica è mutata in maniera straordinaria, non solo dal punto di vista degli interventi con i quali siamo confrontati, ma anche a livello logistico e di materiale a disposizione. Come forse sapete, 150 anni fa molti Corpi iniziavano la loro attività operando con abiti propri, prima di poter far capo a una vera e propria uniforme. Per quanto riguardava i veicoli a disposizioni, ci si arrangiava con quanto si trovava, con mezzi che venivano adeguati a seconda delle nuove necessità e dei nuovi interventi ai quali si doveva far fronte. Il movimento pompieristico ticinese entrò in una nuova era nel 1963, quando il Dipartimento delle finanze consegnò ai sei Corpi di I gruppo – Mendrisio, Chiasso, Lugano, Bellinzona, Locarno e Biasca – una nuova autobotte.

Un rapporto quello con il Cantone che si è fatto sempre più importante per quanto riguarda la gestione dell’attrezzatura, dei veicoli e dell’equipaggiamento dei Corpi pompieri ticinesi, come pure nella loro istruzione. I pompieri hanno però mantenuto in tutti questi anni un forte radicamento al territorio e ai Comuni di appartenenza. Lo stesso radicamento che con il mio Dipartimento sto cercando di riportare con la regionalizzazione della Polizia cantonale, per poter garantire una maggior vicinanza con la popolazione: proprio in questo penso che i Corpi pompieri siano un ottimo esempio.

La nuova sede del Centro di Pronto Intervento, inaugurata lo scorso marzo, è la conseguenza della continua evoluzione e del continuo aggiornamento del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio, per rispondere con un’adeguata preparazione e formazione dei militi e quindi poter garantire un servizio sempre migliore ai cittadini. Grazie al Centro, gli enti di Pronto intervento, la Polizia comunale e la Polizia cantonale saranno sotto lo stesso tetto, ciò che permetterà di sviluppare sinergie e di rafforzare le collaborazioni nella regione del Mendrisiotto.

Ho parlato fin qui delle migliorie che ci sono state negli anni in tutto ciò che è di supporto all’attività pompieristica, ma c’è una cosa della quale non potremmo fare a meno, che non è sostituibile e che è sempre rimasto costante negli anni, che non potrei assolutamente dimenticare in questo mio intervento. Mi riferisco chiaramente al capitale umano. Il pompiere è un esempio di professionalità, dedizione e generosità che non si è mai messo in discussione negli anni, e che tutta la popolazione riconosce.

La volontà di sacrificare parte del proprio tempo libero dedicandolo al prossimo, a discapito dei propri hobby e della propria famiglia, è una risorsa unica e insostituibile, senza la quale nessun nuovo spazio, nessuna attrezzatura all’avanguardia e nessuna tecnologia all’ultimo grido avrebbe un’utilità. Riuscire a rinnovarsi, a trovare nuove leve disposte a portare avanti un’attività che nel nostro Cantone è soprattutto di volontariato, non è qualcosa che possiamo dare per scontato. Ma è proprio questa particolare vicinanza che il pompiere ha con il cittadino a far sì che ci siano sempre nuovi giovani interessati a questa indispensabile attività.

Il mio augurio di oggi è quello di continuare con la stessa passione che avete messo a favore della vostra attività, in questo che non è solo un traguardo ma anche un nuovo inizio per il vostro Corpo. Il mio discorso è anche un modo per dire grazie a tutti i pompieri che dedicano con sacrificio il loro tempo a favore del prossimo. Grazie!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il pragmatismo Svizzero: ecco come il Ticino ha gestito i flussi migratori!

Il pragmatismo Svizzero: ecco come il Ticino ha gestito i flussi migratori!

Dal Mattino della domenica | Il Consigliere di Stato Norman Gobbi stila un primo bilancio dell’estate 2017 sul fronte delle entrate illegali nel nostro Paese

Davanti all’incertezza e all’imprevedibilità dell’evolversi della pressione migratoria ai nostri confini, il Ticino non si è fatto cogliere impreparato; nello stile che caratterizza l’essenza della Confederazione elvetica, con pragmatismo e concretezza abbiamo trovato la soluzione ottimale e funzionale per far fronte a quella che – di fatto lo è – un’emergenza che varca i nostri confini e che colpisce tutto il continente europeo. Con questo spirito, per far fronte all’importante afflusso che ha colpito le nostre frontiere nella calda estate del 2016, ci siamo organizzati per gestire una situazione di emergenza. Facciamo quindi un passo indietro, e torniamo all’estate dello scorso anno quando, grazie al nostro lavoro e alla nostra intraprendenza, abbiamo offerto un servizio non solo a tutta la popolazione ticinese ma anche al resto della Svizzera! Un anno fa, infatti, abbiamo dovuto gestire un cambio di tendenza: i migranti non bussavano più alla nostra porta per richiedere l’asilo nel nostro Paese ma volevano semplicemente usare la Svizzera come via di transito per raggiungere il nord Europa e quei Paesi con un approccio differente in materia di rifugiati. Secondo gli accordi di Dublino però, questo non era – e non lo è tuttora – possibile e queste persone devono far rientro nello Stato nel quale sono stati registrati, ovvero l’Italia. Per questo motivo abbiamo dovuto ideare un dispositivo che consentisse di velocizzare le pratiche con un gran numero di persone da riammettere in Italia e al contempo offrire una struttura sicura, in una località adatta a questo genere di finalità. Le strutture della protezione civile, situate perlopiù nei centri abitati dei Comuni del Mendrisiotto, non si prestavano a questa necessità, pertanto abbiamo realizzato il Centro di Rancate. Una struttura che si adatta perfettamente alle esigenze di accoglienza e flessibilità necessarie in un contesto mutevole come quello dei flussi migratori.

Ma dallo scorso anno qualcosa in effetti è cambiato. Le stime della Confederazione sugli arrivi sono state smentite nel corso dell’estate che – complice anche il calo delle temperature – si sta concludendo. È presto per tirare un bilancio definitivo. Ma sicuramente possiamo fare una serie di valutazioni. Un fenomeno nuovo ha caratterizzato i mesi estivi: nonostante il numero di sbarchi sulle coste italiane sia rimasto immutato rispetto al 2016, la pressione migratoria a Chiasso è calata notevolmente rispetto allo steso periodo dello scorso anno. Ma allora, dove sono finite queste persone? È proprio questo il punto centrale: non abbiamo segnali che ci possano confermare che il grande numero di persone giunte in Italia e presenti tutt’ora sul territorio italiano non siano intenzionate a seguire le rotte che sono state utilizzate negli scorsi anni. Evidentemente il grande e minuzioso controllo che è stato attivato dalla Confederazione e dal Cantone alla frontiera sud della Svizzera ha giocato un ruolo deterrente, scoraggiando coloro che volevano attraversare l’Europa utilizzando il nostro Paese come corridoio. Questa è sicuramente un’ipotesi valida. Ma oltretutto non va dimenticato che i nostri vicini italiani hanno finalmente iniziato a giocare la propria parte – complici anche gli aiuti stanziati dall’Unione europea ai singoli Stati – per gestire la crisi migratoria. Di conseguenza hanno iniziato a registrare in maniera sistematica le persone in arrivo sul loro territorio e si sono anche adoperati per migliorare la gestione dei centri di affluenza. Sono due letture che possono spiegare i motivi che hanno portato un minor numero di persone a presentarsi alla nostra frontiera sud. Calate le cifre, qualcuno ha quindi ben pensato di domandarsi se avesse senso mantenere una struttura come quella di Rancate. E la mia risposta è ovviamente sì. Un sì convinto, perché quella del mendrisiotto è la struttura di cui si necessitava per far fronte ai repentini cambiamenti che caratterizzano i flussi migratori. Un centro per il quale, va rammentato, la Confederazione finanzia i costi legati alla sicurezza. Un centro che resterà operativo fino alla fine del 2018. Così infatti ha deciso il Governo. E non dimentichiamo che se non ci fosse stato Rancate, queste persone avrebbero dovuto pernottare per una sola notte nel centro di nuclei abitati. E non da ultimo anche grazie a questa struttura nella zona vi è stato un accrescimento del dispositivo di sicurezza, grazie alle numerose forze dell’ordine in servizio nel territorio mo’mo’.

La soluzione ticinese quindi ancora una volta si è rivelata efficace e utile. Ma questo è appunto il frutto del pragmatismo che ci contraddistingue. Da una parte il rispetto del sacrosanto principio del federalismo, che regge il nostro sistema politico. Il nostro Cantone – spesso officina di quei fenomeni che interesseranno solo in un secondo tempo il resto del Paese – ha trovato la soluzione ideale e concreta per tutta la Svizzera. Una soluzione di cui beneficiano tutte le istituzioni dei vari livelli del federalismo: i Comun, tutti gli altri Cantoni e anche la Confederazione. Ci tengo una volta ancora a ribadire e a sottolineare i punti di forza del Centro di Rancate. Perché si sa che da noi, soprattutto per la sinistra casalinga, è più facile puntare il dito contro quando le cose non funzionano piuttosto che riconoscere quando invece funzionano, a beneficio di sicurezza e legalità! Un plauso al Ticino e quindi a tutti noi, che siamo riusciti a concretizzare l’essenza del federalismo svizzero con una soluzione concreta e funzionale!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato
e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Norman Gobbi: “Pronti, fin da subito!”

Norman Gobbi: “Pronti, fin da subito!”

Dal Mattino della domenica | È stata prolungata fino al 2018 l’operatività del centro di Rancate

Con l’arrivo dell’estate s’inizia a parlare di flussi migratori. Il centro unico di Rancate sarà operativo anche quest’anno, per far fronte all’aumento di casi di migranti che rientrano sotto questa procedura.

Questa primavera l’afflusso di migranti registrati in Italia, come pure al confine italo-svizzero, sono stati in linea con quelli degli scorsi anni. Questo significa che, secondo esperienza, dovremmo aspettarci un aumento nei prossimi mesi. L’aumento registrato sulle coste italiane si riscontra infatti anche a livello di migranti che raggiungono la Svizzera. Inoltre, negli scorsi anni si è notato che, per quanto riguarda le persone che intendono unicamente attraversare il nostro territorio per recarsi nei Paesi più a nord dell’Europa, i casi nel 2016 sono raddoppiati rispetto al 2015, e anche quest’anno questa tendenza non sembra cambiare.

Nell’agosto dello scorso anno con il mio Dipartimento, dopo che con il Governo abbiamo dichiarato lo stato di necessità, ci siamo adoperati per trovare una soluzione che potesse rispondere in maniera puntuale e mirata alle necessità che si sono palesate con l’aumento dei flussi. Si trattava di risolvere un problema di alloggio temporaneo e allo stesso tempo di garantire maggior sicurezza nella regione grazie a una maggior presenza delle forze dell’ordine e una struttura adeguata.

È stato quindi realizzato in poco tempo il centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Un centro nel quale sono alloggiati i migranti che giungono ai nostri confini di notte – durante la chiusura degli uffici in Italia – e che non intendono richiedere asilo sul nostro territorio. Dopo quasi un anno dalla sua messa in funzione, posso ritenermi soddisfatto di questa scelta. Non solo è stato possibile far fronte a una situazione straordinaria in estate, ma anche in autunno, quando il flusso migratorio non dava segni di diminuzione, si è potuto continuare a garantire un degno alloggio temporaneo e un’adeguata sicurezza nel Mendrisiotto.

Anche quest’anno non siamo stati con le mani in mano e abbiamo richiesto il prolungamento dell’operatività del centro unico di Rancate. Con questa scelta non abbiamo ignorato o aggirato la volontà di chi lo scorso anno ha firmato contro la presenza del centro, bensì abbiamo voluto continuare a garantire con la stessa efficienza la sicurezza sul territorio: in effetti, in questi dieci mesi di attività non sono mai stati riscontrati problemi di ordine pubblico o fughe di migranti. Voglio quindi poter garantire la stessa sicurezza anche quest’anno, per i momò e per tutti i ticinesi. E farò in modo anche quest’anno che la Confederazione contribuisca a questa situazione che è eccezionale a livello elvetico. Il Ticino, che è la Porta Sud della Svizzera, si sta facendo infatti carico non solo della sicurezza cantonale: il lavoro che facciamo a Sud delle Alpi ha un effetto decisamente positivo anche a Nord.

Anche questa estate sarà calda, caldissima dal profilo migratorio. Anche quest’anno il Ticino sarà toccato in maniera non paragonabile agli altri Cantoni svizzeri. Continueremo a collaborare in maniera ottimale con la Confederazione – con il Corpo delle guardie di confine e con la Segreteria di Stato della migrazione – e con le autorità italiane, come lo abbiamo già fatto negli scorsi anni. È importante anticipare. Prima che i riflettori dei media si focalizzino sulla questione. Perché non deve essere una risposta a una maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica: è un’azione che ha importanti effetti sulla sicurezza di tutti i ticinesi e di tutti gli svizzeri. Noi ci faremo trovare pronti: a dimostrarlo saranno i fatti, non le parole.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il centro migranti resta aperto

Il centro migranti resta aperto

Da RSI.ch | La struttura di Rancate sarà operativa fino alla fine del 2018

L’intervista alle CSI delle 18:00: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-centro-migranti-resta-aperto-9261295.html

Il centro migranti di Rancate non chiuderà ad ottobre, ma prolungherà la propria operatività fino alla fine del 2018. Lo ha comunicato oggi, mercoledì, il Consiglio di Stato che ha prorogato l’attività della struttura dopo aver considerato anche il parere positivo del Municipio di Mendrisio.

La decisione è stata presa tenendo presente la situazione attuale dei flussi di persone alla frontiera sud e l’aumento di casi di migranti in procedura di riammissione semplificata, constatato in particolare a partire dall’estate dello scorso anno.

Nel corso della primavera l’afflusso è stato in linea con gli anni precedenti e, secondo le esperienze passate, è ipotizzabile che durante i mesi estivi, si assisterà a un importante aumento di persone che intendono unicamente attraversare la Svizzera per raggiungere il Nord Europa.

Per questo motivo, si legge in un comunicato, il prolungamento dell’operatività della struttura aperta nell’agosto 2016 è in grado di rispondere alle attuali esigenze, nonché di tenere in considerazione le necessità della popolazione e le richieste delle autorità federali.

Chiusura del poligono di tiro Rovagina a Morbio Superiore

Chiusura del poligono di tiro Rovagina a Morbio Superiore

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni informa che a causa di un cedimento strutturale del sottotetto, il poligono di tiro a 300 metri Rovagina a Morbio Superiore è inagibile fino a nuovo avviso. I tiri obbligatori e il tiro in campagna a 300 metri possono essere eseguiti presso qualunque poligono di tiro del Cantone. I tiri con la pistola a 25 metri si svolgeranno regolarmente.

A causa di un cedimento di parte del sottotetto avvenuto negli scorsi giorni, si stanno effettuando gli accertamenti del caso. In attesa dei risultati il poligono di tiro a 300 metri è stato chiuso precauzionalmente.

Pertanto per il tiro obbligatorio a 300 metri previsto a Morbio Superiore per mercoledì 7 giugno 2017 così come i tiri in campagna previsti per venerdì 9, sabato 10 e domenica 11 giugno 2017 sono annullati. Per chi fosse interessato a eseguire iI tiro obbligatorio e il tiro federale in campagna a 300 metri, vi ricordiamo che gli stessi possono essere eseguiti gratuitamente su qualsiasi altro poligono di tiro del Cantone. Ulteriori informazioni circa giorni e orari sono consultabili sul sito www.ti.ch/militare.

Il tiro obbligatorio e il tiro in campagna alla pistola a 25 metri potranno essere svolti regolarmente negli orari previsti presso il poligono della Rovagina a Morbio Superiore.

Il poligono a 300 metri della Rovagina, Morbio Superiore rimane chiuso fino a nuovo avviso.

Polizia a regione… unica

Polizia a regione… unica

Da laRegione | Entro l’estate il Dipartimento delle istituzioni incontrerà gli attori in causa – Il tema della riunificazione ha tenuto banco durante l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi tenutasi al Cpi di Mendrisio

Stesso luogo – il Centro di pronto intervento di Mendrisio –, appuntamenti diversi (due giorni fa era la presentazione del rapporto d’attività della Polizia Regione II, ieri l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi presieduta da Dimitri Bossalini), stesso tema affrontato in entrata dei lavori: la polizia… riunita. Tiene banco, evidentemente, la questione di riunificare le regioni di polizia. Tiene banco, a maggior ragione, nel Mendrisiotto. I Comuni polo di Mendrisio e Chiasso non vedono la questione di buon occhio, il Dipartimento delle istituzioni ‘spinge’ affinché si faccia un passo avanti. E in tal senso entro l’estate, ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi, avverrà una «consultazione formale», la quale sottoporrà agli attori in causa «la riunificazione delle regioni di Polizia comunale». Questo perché, a detta del ministro, «le zone urbane hanno bisogno di regioni uniche: all’interno di piccole realtà è molto più difficile e anche oneroso garantire la copertura (del servizio di polizia, ndr) 24 ore su 24 per tutto l’anno». Ma su questo argomento, non v’è l’unanimità. Lo stesso capodicastero Sicurezza pubblica di Mendrisio, Samuel Maffi (ieri presidente di sala), aveva ribadito due giorni or sono che con l’organizzazione in atto «siamo perfettamente in grado di coprire il servizio» (vedi ‘laRegione’ di ieri). Par di capire, dunque, che (almeno) nel Mendrisiotto si dovrà far breccia in altri campi. E in tal senso Norman Gobbi ha spiegato che la riunificazione prevista «non significa annullare i corpi». E sebbene «la rivalità tra Mendrisio e Chiasso l’abbiamo più o meno ‘messa via’ sul corpo pompieri (la creazione di un consorzio unico, ndr) adesso ne troveremo un’altra». Lo stesso consigliere di Stato, si legge tra le righe, è già pronto a più o meno accese discussioni: «Ma è inevitabile – ammette – che nel Mendrisiotto ci sarà una regione di polizia sola» e il Distretto «può affrontare questa sfida senza problemi». Pareri condivisi, per contro, su quanto fatto negli ultimi anni. Riorganizzazioni e implementazioni «hanno portato oggettivamente a un aumento chiaro e netto della sicurezza» ha evidenziato in entrata di assemblea Samuel Maffi. Questo grazie «a una marcata attività sul terreno di tutte le forze dell’ordine». Ma pure grazie «alla regionalizzazione delle Polizie comunali: una scelta vincente». Il Mendrisiotto, «quello che militarmente e tecnicamente era indifendibile, grazie alle collaborazioni oggi è più difeso e più sicuro» ha confermato Gobbi. I dati sono lì da vedere. Le regioni di polizia hanno dato i frutti auspicati. La polizia unica farà lo stesso? Il Dipartimento ‘spinge’, i Comuni polo temporeggiano.

(Articolo di Stefano Lippmann)

Pretura di Mendrisio Sud: designazione del Pretore supplente

Pretura di Mendrisio Sud: designazione del Pretore supplente

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Ieri pomeriggio il Dr. iur. Avv. Matteo Salvadè ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, assumendo, a contare dal 1. maggio 2017, la carica di Pretore supplente della giurisdizione di Mendrisio Sud. Attivo presso la Pretura di Mendrisio Sud in qualità di Segretario assessore, sostituirà temporaneamente il Pretore titolare avv. Enrico Pusterla, assente per malattia.

Classe 1985, il Dr. iur. Avv. Matteo Salvadè ha conseguito nel 2009 la Master in diritto all’Università di Friborgo, ottenendo in seguito il certificato di capacità di avvocato in Ticino nel 2011. A partire dallo stesso anno ha svolto il ruolo di Segretario assessore nella Pretura di Mendrisio Sud, autorità giudiziaria in cui era già stato attivo alcuni mesi a fine 2010 come alunno giudiziario e all’interno della quale ha potuto compiere in questi anni un arricchente percorso di crescita sia a livello lavorativo che personale. Lo scorso gennaio ha inoltre conseguito all’Università di Lucerna un dottorato in diritto con la tesi “Assunzione di prove a titolo cautelare in base al Codice di diritto processuale civile svizzero (CPC)”.

Il Pretore supplente della giurisdizione di Mendrisio Sud assumerà la carica a contare dal 1. maggio 2017 in sostituzione del Pretore titolare avv. Enrico Pusterla, assente per malattia e al quale trasmettiamo i migliori auguri di pronta guarigione.

Alla cerimonia di giuramento hanno partecipato il Presidente del Governo Manuele Bertoli, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, il Presidente del Consiglio della Magistratura Werner Walser e la Pretore aggiunto della giurisdizione di Mendrisio Sud Roberta Zucca.