Treibt Salvini die Flüchtlinge in die Schweiz?

Treibt Salvini die Flüchtlinge in die Schweiz?

Da www.blick.ch

Um das wilde Flüchtlingscamp vor dem Bahnhof San Giovanni zu räumen, hatte das Rote Kreuz in der Grenzstadt ein Containerdorf eingerichtet. Jetzt liess es die Lega schliessen.

Zwei Jahre lang ist das Containerdorf in der Via Regina Zufluchtsort für Flüchtlinge. Es entstand als Auffangzentrum für die Gestrandeten, die im Sommer 2016 zu Hunderten den Park vor dem Bahnhof San Giovanni bevölkerten.
Rund 300 Menschen hatten Platz, darunter viele, die erfolglos versuchten, ins Tessin zu gelangen und von Chiasso TI direkt wieder an die italienische Grenze gestellt wurden. Seit gestern ist das Zentrum der Caritas Geschichte. Mit der Schliessung setzt Innenminister Matteo Salvini (45) seine rigorose Flüchtlingspolitik fort.
«Schon vor Wochen kamen sie im Morgengrauen, haben 90 Migranten aus den Betten geholt und nach Turin und Bologna deportiert», sagt der Chef der Caritas, Roberto Bernasconi (67). «Seit Dienstag ist das Zentrum nun endgültig geschlossen. Die Menschen stehen jetzt auf der Strasse. Viele werden wohl wieder versuchen, die Tessiner Grenze zu passieren. Sie sind leichte Beute für kriminelle Banden.»
Treibt Lega-Chef Matteo Salvini die Flüchtlinge in die Schweiz? «Nein, ganz im Gegenteil», meint Norman Gobbi (41) von der Tessiner Lega, «Salvini säubert Como von Flüchtlingen. Es wird dort in Zukunft weniger geben. Für uns ist das nur gut so.» Zudem, so der Tessiner Staatsrat, würden über 90 Prozent der im Tessin aufgefangenen Flüchtlinge kein Asyl beantragen und daher sofort nach Italien zurückgeführt.

«Bei Italien weiss man nie, wie es weitergeht»
Ob genau das in Zukunft noch möglich ist, fragt sich Marco Romano (35). «Bei dieser italienischen Regierung weiss man nie, wie es weitergeht», sagt der CVP-Nationalrat. «Ich will keine Szenen sehen wie in Ventimiglia an der französischen Grenze. Bislang klappt die Zusammenarbeit mit Italien gut. Sollte sich das ändern und das Land von uns keine Flüchtlinge mehr zurücknehmen, müsste man sofort reagieren.»
Bern bleibt gelassen. Die Zusammenarbeit mit Italien im Dublin-Bereich funktioniere sehr gut, sagt Lukas Rieder, Mediensprecher des Staatssekretariats für Migration (SEM). «Seit der Bildung des Kabinetts Conte am 1. Juli 2018 hat Italien bis zum 30. September in insgesamt 626 Fällen einer Dublin-Überstellung zugestimmt.» Und: Dass durch die harte Hand, mit der Matteo Salvini seine Flüchtlingspolitik vorantreibt, mehr Flüchtlinge in die Schweiz einreisen könnten, dafür gebe es zurzeit keine Indizien.

Migrazione: avanti con le misure di controllo!

Migrazione: avanti con le misure di controllo!

Dal Mattino della domenica |

A partire dal prossimo 4 dicembre tutte le richieste di un permesso per stranieri dovranno essere presentate tramite la nuova procedura guidata. Prenderà così avvio la seconda fase della riorganizzazione del settore cantonale della migrazione avviata all’inizio dell’anno. Il nostro obiettivo? Controlli ancora più accurati e mirati su tutte le persone che intendono trasferirsi o lavorare nel nostro Cantone e uno snellimento delle procedure burocratiche degne di uno Stato moderno.

Uno dei principali compiti dello Stato è quello di garantire il controllo della popolazione che risiede sul proprio territorio e dei cittadini stranieri che lo frequentano quotidianamente per lavoro. Un compito centrale per il mio Dipartimento anche e – soprattutto – per dare seguito alla volontà popolare di avere più controlli sulla migrazione espressa a più riprese con il voto alle urne. Una missione che mi sono assunto dai primi giorni del mio mandato e che mi impegno costantemente a mantenere.

Ma partiamo dal principio. Dal mese di aprile del 2015, a seguito di un grave fatto di cronaca perpetrato da uno straniero con gravi precedenti penali, il mio Dipartimento introduce quella che è stata ribattezzata “la misura del casellario”. Tutti i cittadini provenienti da uno stato dell’Unione europea devono presentare obbligatoriamente l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo di un permesso di dimora o di quello per lavoratori frontalieri. Una misura a tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico di tutto il Cantone, che ha permesso di agevolare il controllo più approfondito prima del rilascio o del rinnovo di un permesso, evitando così sul nostro territorio la presenza di persone pregiudicate all’estero. In seguito il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere la richiesta dei carichi pendenti – era il mese di dicembre del 2015 – e in un secondo tempo, qualche mese fa, la maggioranza – non leghista – dello stesso Governo ha preso la decisione di sospendere la richiesta obbligatoria del casellario giudiziale quando sarà firmato l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri da parte di Svizzera e Italia. Una misura che continua comunque a rivelarsi efficace dal profilo della sicurezza pubblica. Ricordo infatti che sull’arco di poco più di due anni (dal mese di aprile del 2015 alla fine del mese di luglio del 2017) ha evitato l’entrata o la permanenza nel nostro Paese di 162 persone che hanno commesso crimini gravi nel loro Paese di origine. In attesa che venga ratificato l’accordo con l’Italia – che non sembra essere una priorità politica per i nostri vicini – i miei servizi vanno avanti con la richiesta di questo indispensabile documento.

Quella del casellario non è l’unica misura che abbiamo adottato negli ultimi anni. La creazione di un settore giuridico per esaminare più a fondo le numerose segnalazioni che giungono all’Ufficio della migrazione o ancora la realizzazione del Contact center, ossia del servizio che gestisce con qualità ed efficienza le richieste in entrata (siano chiamate telefoniche siano email), sono due esempi di progetti che abbiamo attuato. Non da ultimo abbiamo anche rivisto l’organizzazione dell’Ufficio della migrazione, snellendo le procedure sia per l’utenza sia per i collaboratori dal profilo amministrativo ma soprattutto intensificando i controlli sulle persone che vogliono soggiornare o lavorare in Ticino. Riorganizzazione che rammento – dopo l’arresto di un dipendente della Sezione della popolazione – è stata salutata positivamente dal perito esterno incaricato dal Consiglio di Stato di rivedere il progetto e che ha convinto anche la Sottocommissione di vigilanza del Gran Consiglio. Tra poche settimane entrerà quindi nel vivo la seconda parte della riorganizzazione che prevede l’introduzione di una procedura guidata per la presentazione di tutte le richieste relative ai permessi per stranieri.

Naturalmente il settore della migrazione, che esamina il diritto di trasferirsi o di lavorare sul nostro territorio, è un settore che ha bisogno della collaborazione di tutti gli attori presenti sul territorio per poter essere efficace ed evitare abusi da parte di malintenzionati.

Penso quindi al ruolo fondamentale che svolgono i Comuni nell’ambito del monitoraggio sul terreno. I nostri enti locali sono l’autorità più vicina alla cittadinanza, e riescono a identificare elementi che potrebbero portare alla luce potenziali comportamenti abusivi da parte di beneficiari di permessi, prestazioni e aiuti statali. Un’efficace lotta contro gli abusi è impossibile senza la loro fattiva e preziosa collaborazione.

Ma anche la collaborazione con le Autorità federali e con gli altri Cantoni ha un ruolo decisivo. Penso in questo caso al recente incontro che ho avuto con il mio omologo retico, il Consigliere di Stato Chtistian Rathgeb, con l’obiettivo di contrastare il proliferare della società bucalettere nel Moesano. I nostri Cantoni intendono intensificare lo scambio di informazioni e di esperienze per poter individuare situazioni sospette e scoraggiare coloro che intendono portare a termine affari illegali sul nostro territorio. Grazie a un sistema di controllo coordinato – anche con la Confederazione – si potrà arginare un fenomeno che preoccupa non poco per i possibili legami con le organizzazioni criminali che si potrebbero nascondere dietro le cosiddette società fantasma.

Quando si parla di permessi quindi la parola d’ordine – nel rispetto della legalità – è “controllo”. Perché il Popolo ticinese lo ha chiesto a gran voce in più di una votazione popolare: un controllo efficace dell’immigrazione. Per la nostra sicurezza e per il nostro benessere.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni