Andrea Pagani e Claudio Luraschi dichiarano fedeltà

Andrea Pagani e Claudio Luraschi dichiarano fedeltà

Da www.cdt.ch

Si è tenuta questa mattina la cerimonia di giuramento del futuro procuratore generale e del neoprocuratore pubblico

«Sono certa che grazie alle loro competenze ed esperienze professionali, oltre che di vita, sapranno onorare pienamente le alte cariche istituzionali alle quali sono stati eletti». Con queste parole la presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli ha preceduto le dichiarazioni di fedeltà alla Costituzione e alle leggi del futuro procuratore generale Andrea Pagani e del neoprocuratore pubblico Claudio Luraschi, che assumeranno le rispettive cariche dal 1. luglio. Nella sala del Parlamento, oltre al presidente del Governo Claudio Zali, al direttore delle Istituzioni Norman Gobbi e ad alcuni deputati, questa mattina erano presenti familiari e colleghi degli eletti. Tra loro anche il procuratore generale uscente John Noseda, in procinto di passare al beneficio della pensione e a cui è stato riservato un sentito applauso.

Dibattito La giustizia che cerca la svolta

Dibattito La giustizia che cerca la svolta

Articolo apparso sull’edizione di mercoledì 7 marzo 2018 del Corriere del Ticino

A Piazza del Corriere le sfide e le priorità per l’apparato giudiziario e il futuro timoniere del Ministero pubblico Andrea Pagani: «Precedenza ai reati finanziari, la politica sia ricettiva» – Norman Gobbi: «Il dialogo non manca»

Che volto avrà la giustizia che verrà? Sicuramente, dal 1. luglio, quello di Andrea Pagani, futuro procuratore generale e ospite ieri sera a Piazza del Corriere su TeleTicino. Una puntata, quella moderata dal caporedattore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, che ha cercato di sviscerare le strategie e soprattutto le necessità dell’apparato giudiziario cantonale. «Dove vogliamo arrivare? Il problema attuale del Ministero pubblico risiede nella sezione dei reati economico-finanziari» ha sottolineato Pagani, annunciando «una riunione tra le parti coinvolte nelle prossime settimane». E in tal senso il futuro pg ha lanciato un «appello alla politica, affinché nei prossimi mesi si dimostri ricettiva a delle eventuali richieste di ulteriori mezzi che dovessero giungere dalle analisi del Ministero pubblico». Riprendendo le parole del procuratore generale uscente John Noseda, Pagani ha infatti confermato come quelli nel settore dei reati finanziari «siano investimenti e non spese, con la possibilità di bloccare averi patrimoniali dei quali, in caso di confisca, potrebbe beneficiare anche lo Stato».

Una prima sollecitazione raccolta in parte dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: «A Pagani spetterà il compito, grazie al cruciale lavoro di squadra, di dare degli accenti maggiori dove necessari, e penso alla malaeconomia. Voglio però precisare che il Governo e Dipartimento hanno già fornito risposte concrete, mettendo a disposizioni sei analisti in più e un ulteriore segretario giudiziario per un caso specifico. A dispetto di ciò che talvolta appare, il dialogo dunque c’è». Sempre in merito, e per sottolineare la posta in palio, l’avvocato Edy Salmina ha però ammonito: «Ma in gioco c’è molto di più, e cioè l’integrità e la competitività della piazza economica ticinese. Dobbiamo evitare che un’economia di mercato si trasformi in un’economia di sottobosco».

Per far sì che la Procura intervenga in tempi celeri, a Palazzo di giustizia andranno ad ogni modo prese anche decisioni di tipo organizzativo. «Viene enfatizzato eccessivamente il concetto di squadra, in contrasto con quella che è la missione solitaria e in piena autonomia dei procuratori pubblici» ha affermato in merito l’avvocato Renzo Galfetti. Per poi mettere sul tavolo criticità e possibile soluzione: «Il problema di fondo riguarda le persone. Ecco perché è determinante intervenire nella selezione iniziale, istituendo il sacrosanto periodo di prova per i nuovi procuratori». Detto fatto, Righinetti ha sottoposto la richiesta al futuro procuratore generale. E pronta è stata la risposta di Pagani: «Dico no al periodo di prova, perché consisterebbe in un paletto temporale arbitrario. Dopo un anno si possono aver già fatto piccoli disastri». Per questa ragione, oltre che annunciare la volontà di introdurre una sorta «di scuola interna per i nuovi coordinata dal pg e dai suoi sostituti», Pagani ha individuato un’altra via: «Serve una grossa selezione iniziale, ma non tramite un test psicologico, quanto attraverso un esame sulla risoluzione di un caso pratico. Soprattutto però è necessario dare nuovo lustro alla Commissione d’esperti indipendenti, che mantiene la sua ragione d’essere ma deve essere pensata a geometria variabile. Non è pensabile che al suo interno non figuri il procuratore generale se si tratta di nominare un procuratore pubblico».

L’idea che ha trovato i favori di Gobbi, dettosi per contro avverso alla proposta del proprio partito, la Lega, tesa all’elezione popolare del procuratore generale. Il consigliere di Stato ha inoltre dichiarato di preferire un’altra soluzione al periodo di prova: «Lasciare al Parlamento la nomina del procuratore generale e dei suoi sostituti, delegando invece quella dei neo procuratori pubblici alla stessa direzione del Ministero pubblico». Uno scenario definito senza mezzi termini «un trappolone» da Galfetti, che ha difeso a spada tratta l’opzione del periodo di prova: «Perché hai voglia a riorganizzare il Ministero pubblico se quattro o cinque procuratori su venti non lavorano come devono». Da parte sua, e anche alla luce delle controverse partenze dell’ultimo biennio, Salmina ha evidenziato l’importanza di un altro attore: «In caso di problemi interni va chiesto al Consiglio della magistratura di fare fino in fondo il suo lavoro». In questo quadro Pagani ha precisato ad ogni modo come «non ci si trovi in presenza di un problema tra il Ministero pubblico e il Consiglio della magistratura. Piuttosto così come dotato tale organo trova delle difficoltà enorme sul piano della celerità nelle decisioni che gli spettano per legge».

Tornando poi sulle segnalazioni del recente passato, il futuro pg ha ammesso: «Si tratta di episodi che fanno male a tutto l’ufficio, così come si vive male il fallimento di un’inchiesta che si traduce in una sconfitta non del singolo procuratore ma del Ministero pubblico». Procura che come detto da luglio avrà una nuova guida. «E il far fronte alle resistenze interne sarà forse la principale sfida del neodesignato» ha indicato Gobbi. Ma Pagani sarà un leader? ha chiesto Righinetti al diretto interessato: «Non nella misura in cui calerò delle lezioni dall’alto, quanto invece nel far sì che la maggioranza dell’ufficio trovi la necessaria convergenza per perseguire e raggiungere determinati obiettivi».


Puntata di Piazza del Corriere su Teleticino

http://teleticino.ch/home/piazza-del-corriere-06-03-2018-giustizia-quo-vadis-FC150645

Sia un leader e tiri il carro con i colleghi

Sia un leader e tiri il carro con i colleghi

Intervista apparsa nell’edizione di martedì 20 febbraio 2018 del Corriere del Ticino

Andrea Pagani rispecchia l’identikit del procuratore generale da lei tracciato?
«Starà a lui dimostrare con le azioni di disporre della leadership necessaria per guidare il Ministero pubblico.
Ritengo infatti importante che il ruolo di procuratore generale non sia meramente amministrativo. E quando parlo di leader non penso a un padre padrone, ma un profilo capace di indicare la direzione ai colleghi e a tirare il carro insieme a loro. La sfida principale, oltre che sul piano della conduzione, starà quindi nella capacità di convincere i propri collaboratori che è possibile lavorare in modo più coordinato e fissando delle priorità».

Quali sfide attendono il neoeletto?
«Innanzitutto si rendono vieppiù necessarie delle specializzazioni. E oggi ritengo che vi siano delle particolari necessità nell’ambito della lotta alla mala-economia. La tendenza, a livello giudiziario svizzero, vede i procuratori pubblici fungere da riferimento su determinate materie, come può essere il caporalato o la tratta di esseri umani – sul fronte del lavoro – o come detto sulla diseconomia che può rivelarsi essere l’anticamera del riciclaggio».

L’attuale pg John Noseda ha più volte rivendicato maggiori risorse per l’apparato giudiziario.
Quale approccio si attende da Pagani verso la politica e il suo Dipartimento?
«È sbagliato parlare solo di risorse. Queste sono la conseguenza di misure di tipo organizzativo e procedurale. Una struttura come la Procura, composta da oltre 100 persone, necessita dapprima di una visione d’insieme per semmai correggere quei comportamenti che nel recente passato hanno portato alle dimissioni di alcuni procuratori. Ho scritto un messaggio a Pagani, auspicando un incontro a breve per discutere delle sfide e delle aspettative reciproche, anche in termini legislativi».

 

Procuratore generale, il ‘cosa’ prima del ‘chi’

Procuratore generale, il ‘cosa’ prima del ‘chi’

Articolo d’opinione apparso nell’edizione di venerdì 16 febbraio 2018 de La Regione

In queste settimane un argomento in particolare tiene banco su tutti gli organi d’informazione: la nomina del futuro Procuratore generale. Ancora una volta è stato sprecato molto inchiostro in una bagarre politica sull’avvicendamento al vertice del Ministero pubblico. Così, però, si crea solo confusione. Ma quali sono le caratteristiche che deve avere il magistrato che ricopre questa fondamentale carica nel contesto della giustizia ticinese? Per rispondere a questa domanda è opportuno dapprima comprendere quali sono i compiti affidati al Procuratore generale, così come definiti dall’articolo 68 della leg- ge sull’organizzazione giudiziaria. Anzitutto dirige il Ministero pubblico e vigila sull’attività dei procuratori e stabi- lisce la composizione delle sezioni nonché i criteri di ripartizione dei procedimenti e può attribuire singoli casi ai procuratori pubblici, sentito il procuratore generale sostituto interessato. Inoltre può istituire sottosezioni e modificare l’attribuzione di singole materie specifiche, dei procuratori pubblici e dei funzionari tra le sezioni. Personalmente, in qualità di cittadino ancor prima che di Consigliere di Stato, mi attendo che il futuro Procuratore generale abbia spiccate qualità di condotta, di organizzazione e che riesca a creare un ambiente di lavoro coeso e improntato all’efficienza e all’eccellenza qualitativa e operativa del nostro Ministero pubblico. Un leader che tracci in maniera chiara le linee guida volte al raggiungimento dei citati importanti obiettivi. La giustizia necessita di proseguire nel percorso di crescita vissuto negli ultimi anni, nonostante le sfide sempre più impegnative. Il progresso tecnologico, la crescita e la complessità dei reati finanziari, le infiltrazioni sul nostro territorio di organizzazioni criminali e molte altre minacce richiedono che l’apparato giudiziario sappia fornire risposte concrete e convincenti. Per farlo è indispensabile che la persona a capo del Ministero pubblico lo diriga in maniera esperta e sicura, con particolare attenzione alle risorse impiegate. Il nuovo responsabile dovrà approfondire e attuare una politica giudiziaria chiara, discussa e condivisa con i suoi Procuratori pubblici, ma anche con il Dipartimento e la Polizia cantonale, nonché organizzare il servizio in modo chiaro e funzionale (creando specializzazioni all’interno della struttura come ad esempio in materia di lavoro, garantendo un monitoraggio costante e uniforme della giurisprudenza rilevante). Auspico, inoltre, che il nuovo pg – come viene chiamato tra gli addetti ai lavori – curi in modo ponderato la formazione continua e garantisca un’adeguata e strutturata introduzione alla professione dei nuovi Procuratori. Queste doti e prerogative saranno anche fondamentali nella costante e proficua interazione con gli altri Ministeri pubblici (cantonali, federali e italiani) e in particolare con la Polizia cantonale, la quale deve poter contare su un Ministero pubblico che disponga di un approccio all’istruzione di tutti i procedimenti caratterizzato da una politica giudiziaria chiara e definita congiuntamente. Tutto ciò rappresenta, per chi ricoprirà questa carica, un onere estremamente rilevante che richiederà un investimento di tempo per la condivisione delle esperienze professionali con gli omologhi di altri Cantoni, oltre che a livello federale e internazionale. Questo in un’ottica di crescita continua, come ha saputo fare la Polizia cantonale negli ultimi anni. Crescere, migliorare e garantire al cittadino un Ministero pubblico ticinese pronto a rispondere alle attuali e future sfide è quanto si richiede al nuovo Procuratore generale: un uomo di legge, un leader, un abile organizzatore con una visione chiara e condivisa della politica giudiziaria di perseguimento penale.