Malumori sul medico del traffico

Malumori sul medico del traffico

Da www.rsi.ch/news

Il Dipartimento delle Istituzioni sta pensando all’inserimento della figura in un nuovo istituto di medicina legale

Affidare gli esami dei casi gravi di guida in stato di inattitudine ad un privato, la dottoressa Mariangela De Cesare, l’unico medico del traffico con questo tipo di formazione, è un sistema che non piace al direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi, che sta valutando la creazione di un Istituto di medicina legale in cui collocare anche il medico del traffico. Alla base della decisione, anticipata da La Regione, ci sarebbe anche la mancanza di trasparenza del metodo adottato finora.

La dottoressa De Cesare è l’unica in Ticino ad avere una formazione di livello 4, necessaria per la presa a carico dei casi gravi di guida in stato di inattitudine. Gli altri medici, con livelli di formazione 1 e 2, possono invece pronunciarsi sull’idoneità alla guida di anziani e autisti professionisti.

A far storcere il naso a diversi utenti sono però le fatture emesse dalla dottoressa che, per chi le ha ricevute, risulterebbero salate e prive di dettagli. Per Norman Gobbi è però soprattutto un problema di approccio: “Mi sono più volte confrontato con la dottoressa, poiché in un sistema come quello svizzero c’è un rapporto di fiducia tra l’autorità e il cittadino, e talvolta l’approccio proposto non è in linea con questo sistema di riferimento: non si può mettere una cifra tout court senza spiegare a cosa si riferisce”, spiega ai nostri microfoni.

Integrare il servizio in un nuovo istituto autonomo potrebbe allora garantire più trasparenza e controllo sulle fatture. Fatture che oggi vengono calcolate sulla base del Tarmed. Un sistema tariffale utilizzato dai medici in cui a ogni prestazione effettuata, come ad esempio un esame della vista, vengono attribuiti dei punti da moltiplicare poi per un coefficiente che varia da cantone a cantone. Essendo il coefficiente più alto in Ticino che in altri cantoni, spiega il presidente dell’Ordine dei medici Franco Denti, ecco che le fatture risultano più alte. Il problema maggiore, aggiunge però Denti, è che il Tarmed non ha senso se usato in questi casi: “Non posso farmi rimborsare dalla cassa malati la visita dal medico del traffico, quindi non si può usare un tariffario concordato dai medici con le casse malati per una cosa che non ha niente a che vedere con la LaMal”. Altre soluzioni potrebbero dunque essere applicate, continua Denti, come per esempio un forfait a visita.

La dottoressa Mariangela de Cesare, da noi contattata, prima di esprimersi preferisce attendere la risposta all’atto parlamentare ancora pendente in merito a queste polemiche.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Malumori-sul-medico-del-traffico-11294475.html

Le novità introdotte alla Sezione della circolazione

Le novità introdotte alla Sezione della circolazione

Comunicato stampa

Ancor più qualità nel servizio offerto all’utenza: è questo l’obiettivo che vuole raggiungere la Sezione della circolazione che con 575’000 pratiche evase nel 2018 è uno dei servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. Oltre all’ottenimento della certificazione di qualità “ISO” per l’Ufficio tecnico prenderà avvio il progetto “cinque stelle” che mira a migliorare il rapporto tra gli utenti e i servizi del Dipartimento delle istituzioni.

“Il servizio al cittadino è la nostra priorità” ha affermato il Consigliere di Stato Norman Gobbi nel corso della conferenza stampa che ha avuto luogo oggi a Camorino, nella sede della Sezione della circolazione che fu inaugurata l’11 febbraio del 1979.
Accompagnato dal Capo Sezione Cristiano Canova e dal Direttore dell’Unione professionale svizzera dell’automobile Gabriele Lazzaroni, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha presentato le novità che sono state introdotte a Camorino per migliorare le prestazioni offerte agli utenti.
Come ricordato dal Capo Sezione Cristiano Canova una serie di piccoli progetti sono stati realizzati nel corso dell’ultimo anno con l’obiettivo di avvicinare ulteriormente il servizio offerto all’utenza. Canova ha quindi passato in rassegna i risultati ottenuti: la riduzione dei tempi di attesa agli sportelli, l’ottimizzazione della struttura, delle procedure e dell’organizzazione interna, il miglioramento dei tempi di risposta e della raggiungibilità degli operatori nonché delle prestazioni e dei servizi online offerti.
Infine il capo Dipartimento ha ribadito che nelle ultime due legislature il Dipartimento delle istituzioni si è impegnato nello snellire le procedure burocratiche, così da rendere più rapida e soddisfacente l’interazione fra la cittadinanza e l’autorità cantonale.
La Sezione della circolazione ha quindi evoluto le proprie prestazioni per dare una risposta sempre più mirata alle aspettative dei cittadini e dei partner di riferimento.
Nei prossimi mesi con l’avvio del servizio denominato “5 stelle” si intende proseguire con quanto avviato dando ancora più risalto alle esigenze degli utenti che saranno anche interpellati per meglio comprendere i loro bisogni. Dopo una fase di studio e analisi si introdurranno una serie di misure comunicative e organizzative.

Team di agenti speciali per i giovani criminali

Team di agenti speciali per i giovani criminali

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Aumentano i minori vittime di abusi o che commettono un reato
Marco Mombelli: «È in arrivo una task force della polizia cantonale»

In Ticino sempre più bambini sono autori di crimini e reati. Allo stesso tempo non passa settimana senza che la cronaca riporti di un nuovo caso di abusi sui minori. In questo contesto, la polizia cantonale ha deciso di mettere in campo una speciale task force di inquirenti che – sotto il nome di Gruppo minori – si occuperà dei casi che vedono coinvolti i più giovani. Siano essi vittime o autori di reati. E proprio in questi mesi gli agenti stanno seguendo la formazione per poi essere operativi da aprile. Ne abbiamo parlato con Marco Mombelli, commissario della Sezione reati contro l’integrità delle persone.

Da dove nasce il bisogno di creare questa task force?
“Il Codice di procedura penale impone una preparazione specifica degli inquirenti che si occupano di interrogare i minori vittime di reato, tramite audizioni videoregistrate. Gli inquirenti formati in questo ambito operano presso la Sezione dei reati contro l’integrità delle persone. Non esistono, per contro, leggi che prescrivano una formazione specialistica degli agenti che si occupano di minori autori di reato, ma la questione è oggetto di varie raccomandazioni a livello internazionale”.

Significa che il numero di minori che commette reati o che ne è vittima è in aumento?
“In effetti vi è un certo aumento nelle statistiche di minori che commettono reati. Vi è anche un aumento di segnalazioni di situazioni che coinvolgono minori quali vittime di reato (abusi sessuali e maltrattamenti in particolare), ma quest’ultimo incremento è da imputare ad una maggiore consapevolezza e sensibilità, che portano a segnalare queste situazioni con qualche difficoltà in meno”.

La domanda sorge spontanea: fino ad ora la presa a carico di questi giovani era lacunosa?
“È fondamentale sottolineare che i minori vittime di reato sono presi a carico da personale specializzato da anni. Ciò che cambierà, a breve, è che anche i minori autori di reato (in particolare quelli che hanno meno di 14 anni e quelli che commettono reati di una certa gravità) saranno indagati da agenti specializzati. Fino ad oggi ogni agente di polizia poteva occuparsi di queste situazioni. Non risultano particolari lacune nella presa a carico di minori autori di reato, anche se la formazione di agenti specializzati mira ad ottimizzare questa parte di lavoro sensibile”.

Quanto ha inciso il caso del ragazzo che voleva compiere una strage alla Commercio di Bellinzona nella decisione di creare questo gruppo d’intervento?
“La storia della creazione del Gruppo minori è iniziata molto prima di quanto avvenuto alla Commercio. Certo è che il disagio giovanile è palpabile in determinati contesti anche se, va ricordato, la grande maggioranza dei nostri ragazzi non crea alcun tipo di problema e cresce bene, senza fare notizia».

In Ticino, questo gruppo operativo rappresenta una prima. Ma come siamo messi in un confronto con gli altri cantoni?
“Diversi cantoni hanno gruppi simili; quelli con città importanti si sono dotati di questo genere di gruppi già da anni”.

Il gruppo sarà operativo da aprile e in questi mesi gli agenti stanno seguendo la formazione. Quanti saranno le persone in azione? E in cosa consisterà il loro lavoro?
“Il Gruppo minori, che sarà inserito nell’attuale Sezione dei reati contro l’integrità delle persone che già si occupa, tra le altre cose, di minori vittime di reato, sarà composto inizialmente da cinque inquirenti e un responsabile. La loro attività consisterà nell’indagare situazioni che vedono coinvolti minori quali imputati (come detto in particolare quelli che hanno meno di 14 anni e quelli che commettono reati di una certa gravità), in stretta collaborazione anche con altri servizi della polizia cantonale. Si sta pure vagliando la possibilità di collaborazione attiva del Gruppo minori con la polizia comunale”.

Quali sono i fattori ai quali occorre prestare particolarmente attenzione quando si svolgono delle indagini dove sono coinvolti dei minori?
“Il diritto penale minorile nel nostro Paese prevede due concetti: quello della pena, ma anche quello delle misure, che hanno lo scopo di proteggere, educare ed evitare il rischio di recidiva. Spesso, per il minore autore di reato, il primo contatto con lo Stato e la giustizia passa attraverso la polizia. Da qui l’importanza di avere agenti che siano in grado di mirare agli obiettivi del procedimento penale. Va sottolineato inoltre come sia fondamentale un’adeguata presa a carico anche dei genitori. Queste situazioni possono mettere a dura prova il sistema familiare”.

Quali sono i reati che vedono maggiormente coinvolti i minori?
“Nel 2017 la Magistratura dei minorenni ha aperto 1.222 incarti, ovvero 348 in più rispetto al 2016. Il 28% dei reati è stato commesso in urto al Codice penale, il 20% nell’ambito della circolazione stradale, il 36% nel contesto della Legge federale sugli stupefacenti. Le statistiche della Magistratura dei minorenni segnalano un aumento di decisioni per reati contro l’integrità personale (60 decisioni) e per reati contro il patrimonio, furto e danneggiamento (214
rispetto alle 168 del 2016)”.

Lei è attivo nel ramo da anni. C’è un caso particolare che le è rimasto impresso?
“È una domanda difficile da rispondere perché scegliere un caso significherebbe metterne da parte molti altri. E quando sono coinvolti dei bambini non è facile. È chiaro che, nel corso degli anni, vi sono delle vicende che lasciano il segno più di altre. Basta pensare ai maltrattamenti subiti da quattro bimbi nel Mendrisiotto che giornalmente venivano picchiati dalla madre sotto gli occhi complici del padre e del nonno. Di fronte a storie così pesanti si resta toccati nel profondo. Ma parlare di un caso più degli altri non sarebbe corretto nei confronti di questi bambini: per loro che lo vivono sulla propria pelle, ogni storia è la più pesante”.

Polizia: nati con la voglia di difendere i cittadini

Polizia: nati con la voglia di difendere i cittadini

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Formazione degli aspiranti agenti, è stato aperto il concorso – La scuola inizierà a marzo 2020 e durerà un anno in più Ma i responsabili non temono un calo delle candidature: «In Ticino c’è interesse» – Aumentano le donne in divisa

Poliziotti si può nascere (perché comunque è uno di quei mestieri che richiede una certa predisposizione naturale) ma, soprattutto, poliziotti si diventa. Negli scorsi giorni è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso per partecipare alla scuola di polizia (i candidati hanno tempo di farsi avanti fino al 4 febbraio). E ci saranno parecchie novità. La più grande riguarda probabilmente il fatto che – almeno formalmente – la scuola durerà un anno in più. Ne abbiamo parlato con Manuela Romanelli-Nicoli, responsabile del centro formazione di polizia, e il capitano Cristiano Nenzi, capo della Sezione formazione della Cantonale.

“La riforma della formazione di base – ci spiegano – è un progetto nazionale diretto dall’Istituto svizzero di polizia che sarà implementato in Ticino da marzo 2020 e il recente concorso per l’assunzione di futuri aspiranti della polizia cantonale (ma anche di numerose polizie comunali e per la polizia dei trasporti FFS) già riassume le maggiori novità procedurali dell’innovazione. Il loro percorso si svilupperà con un anno di scuola intervallato da periodi di stage e certificato da esami finali, il cui superamento garantirà l’accesso a un anno di pratica, posto sotto la responsabilità dei rispettivi corpi di appartenenza e che si concluderà con gli esami federali e l’ottenimento dell’attestato professionale federale”.

Ma cosa significherà, per gli aspiranti agenti, avere a disposizione un anno in più di formazione? “Dal 2014 – ci spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – gli aspiranti già beneficiano di un percorso formativo in qualche modo simile: attualmente, concluso l’anno di scuola con lo statuto di aspiranti e superati gli esami federali, i neo agenti assumono uno statuto di agenti in formazione e, durante un intero anno si rapportano con un diario di apprendimento che obbliga a una riflessione relativa alla propria azione da poliziotto, considerandone a posteriori gli aspetti giuridici, etici, emotivo-relazionali e procedurali, sotto l’attento sguardo di referenti. Solo al termine di questo anno pratico, connotato da rotazioni in diversi posti di polizia e intercalato da regolari valutazioni strutturate, i giovani agenti vengono formalmente nominati alla funzione”. Le maggiori differenze rispetto al modello che già si applica riguardano dunque una maggiore armonizzazione del percorso e degli esami del primo anno, che garantiranno l’acquisizione delle competenze operative per poter accedere all’anno di pratica, dove gli agenti in formazione, sotto la responsabilità di referenti e mentori, potranno consolidare la loro professionalità, confrontandosi con la complessità e le dinamiche reali del lavoro, elaborando nel contempo un bagaglio di competenze. Ma in termine di stipendio questo percorso cosa comporterà? “Almeno per quanto attiene la Cantonale e le Comunali nulla cambia rispetto alle prestazioni odierne. In termini di statuto, durante il primo anno le persone in formazione sono ancora definite aspiranti, e anche durante il secondo mantengono il ruolo di gendarme in formazione in Cantonale e agente in formazione nelle Comunali”.

Le nuove sfide della sicurezza
Un anno in più di formazione significa anche poter approfondire maggiormente contesti relativamente nuovi (per esempio il terrorismo, la cibercriminalità e i reati finanziari, le tematiche relative ai flussi migratori e alla tratta di esseri umani)? “La formazione scolastica – ci viene spegato – sarà mirata a un profilo di competenze e a un relativo programma quadro di formazione i cui contenuti integrano alcuni dei temi citati. Va però ricordato che l’aggiornamento di specifici contenuti formativi avviene non solo in funzione di riforme straordinarie, come questa che coinvolgerà tutta la Svizzera nel 2020, ma anche e soprattutto in funzione dell’evolversi della minaccia e dei conseguenti bisogni di sicurezza della società in cui la polizia si trova ad operare”.


Declinato al femminile

Mentre i 44 aspiranti della scuola di polizia 2018 (di cui sei donne) sono attualmente in stage e preparano gli esami federali di fine febbraio, in marzo come detto prenderà avvio la scuola 2019, che conterà una cinquantina di aspiranti, comprensivi di undici donne. “La presenza femminile – confermano Romanelli-Nicoli e Nenzi – è in evidente rialzo con questa scuola, confermando in modo deciso un trend che già sembrava si stesse profilando”.

C’è ancora la vocazione
In passato si è più volte parlato di “mancanza di vocazione” spiegando le difficoltà nel reclutare nuovi agenti. Il trend è cambiato? E il fatto di portare a 24 mesi la formazione non rischia di rendere meno attrattivo questo mestiere? Sembrerebbe di no, perlomeno alle nostre latitudini. “A differenza magari di altre realtà – spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – nel nostro cantone abbiamo sempre avuto un’ottima rispondenza. Di regola si contano circa 250 candidature l’anno, per un numero di aspiranti infine assunti che negli ultimi periodi si aggira su una media di 45-50 agenti. In ragione delle passate esperienze con una formazione di polizia che nel nostro contesto già era, seppur in modo meno formale, su due anni, non riteniamo un deterrente il nuovo modello nazionale. Anzi. Speriamo che l’informazione che accompagna il concorso aiuti il nostro pubblico a capirne l’opportunità di crescita, in un contesto maggiormente protetto e a pari condizioni salariali”. Con la pubblicazione nel 2017 del Regolamento sulla Scuola di polizia, si è voluto poi formalmente sottolineare la valenza della struttura sul piano nazionale e della formazione di tutti gli agenti di lingua italiana. Fra le persone in formazione infatti si contano con una certa regolarità anche alcuni aspiranti sia della polizia cantonale grigionese, sia di quella militare e dei trasporti.

Da sapere
Serve anche umiltà
Quali sono le principali caratteristiche necessarie per accedere alla scuola? Il bando di concorso e le direttive d’esame ben descrivono i requisiti necessari. La formazione è impegnativa sia sul piano fisico sia su quello cognitivo e psichico. Gli aspiranti devono infatti anche consolidare competenze personali: disciplina, umiltà e tenacia (così da dimostrarsi in grado di reggere lo stress e le fatiche a cui la professione li sottoporrà). “Fra i requisiti principali – spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – c’è la cittadinanza svizzera, un titolo formativo minimo (pari ad un attestato federale di capacità), un’altezza minima di 160 centimetri per le donne e di 170 per gli uomini, il casellario giudiziario e condotta e stato di salute idonei alla funzione”. Durante la selezione vengono valutate la condizione fisica, la cultura generale, la condotta dei candidati con un’indagine di polizia e il profilo psicologico (assessment, test cognitivi e di integrità morale). Infine un confronto con i superiori permette di rilevare anche la motivazione e l’idoneità al ruolo secondo la gerarchia.

 

 

 

Concorso aspiranti gendarmi/agenti di polizia da formare nel 2020-2022

Concorso aspiranti gendarmi/agenti di polizia da formare nel 2020-2022

Comunicato stampa

Nel corso del 2019 avranno luogo gli esami selettivi per l’assunzione di aspiranti gendarmi della Polizia cantonale, aspiranti agenti delle polizie comunali (Ascona, Bellinzona, Chiasso, Locarno, Losone, Lugano, Mendrisio, Minusio, Muralto e Stabio) e aspiranti agenti della Polizia dei trasporti, ammissibili alla formazione di base per agenti di polizia che inizierà il 2 marzo 2020 e si concluderà con gli esami federali di professione nel febbraio 2022.
Il relativo bando è stato pubblicato oggi sul Foglio ufficiale.
La formazione di polizia, vista la recente riforma nazionale, richiede ora un percorso formativo e certificativo di base su due anni: il primo presso una scuola di polizia riconosciuta (per il Ticino la Scuola di Polizia del V circondario) e un secondo anno di formazione pratica presso il Corpo di appartenenza.
Gli esami federali di professione sono previsti al termine del secondo anno. Come di consueto, l’idoneità dei candidati sarà verificata mediante prove fisiche, mediche, di cultura generale e psicologiche. La decisione sull’ammissione dei singoli candidati alla Scuola di Polizia del V circondario giungerà entro tre mesi dall’inizio della formazione.
Le candidature vanno inoltrate entro il 4 febbraio 2019.
Il bando di concorso e i formulari possono essere scaricati dal sito internet della Polizia cantonale, all’indirizzo https://www4.ti.ch/index.php?id=50198.
Inoltre, è in programma un incontro informativo il 18.01.2019, dalle 19, presso il Centro d’istruzione della Protezione civile in via Ravello a Rivera.

 

Verdeckte Ermittlungen für die Verbrechensprävention

Verdeckte Ermittlungen für die Verbrechensprävention

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 22 dicembre 2018 della Neue Zuercher Zeitung

Mit seinem neuen Polizeigesetz reagiert das Tessin auf das schweizweit wachsende Bedürfnis, Straftaten zu verhindern

Kürzlich hat der Tessiner Grosse Rat das kantonale Polizeigesetz um dringend geforderte Elemente erweitert. Dem Beschluss gingen lange Diskussionen im Zusammenhang mit Persönlichkeitsrechten voraus. Doch am Ende entschied das Tessiner Kantonsparlament aufgrund aktueller Entwicklungen bei der Verbrechensbekämpfung, einige Lücken im Gesetz von 1989 zu schliessen. Unter den neuen Befugnissen für die kantonale Polizei stechen präventive Ermittlungsformen wie Observation sowie verdeckte Fahndung und Ermittlung ins Auge. Dazu kommt die Möglichkeit des Polizeigewahrsams von 24 Stunden, der auch für Minderjährige gilt.

Verfolgung mit GPS 
Auf Anfrage betont Staatsrat Norman Gobbi, Chef des Tessiner Justiz- und Polizeidepartements, die Polizei habe nebst der Strafverfolgung auch die grundlegende Aufgabe, die Sicherheit zu gewährleisten – und Verbrechensprävention zu betreiben. Die Zeitung «Corriere del Ticino» zitiert Gobbi mit den Worten, das Schweizer Stimmvolk habe am 25. November den Versicherungsdetektiven potenziell mehr Handlungsmöglichkeiten zugesprochen, als der Tessiner Kantonspolizei bis dato zur Verfügung gestanden hätten. Umso notwendiger erscheine die aktuelle Gesetzeserweiterung im Kanton.

Die Verhinderung von Straftaten wird immer wichtiger. Dies betrifft nicht nur organisierte Kriminalität und Terrorismus, sondern auch Gewalt bei Sportanlässen, Drogen- und Verkehrsdelikte sowie Pädophilie. In diesem Zusammenhang kann die Tessiner Kantonspolizei künftig – und bereits seit einiger Zeit die Kapo der meisten anderen Kantone – Observation und Prävention rechtlich klar abgestützt betreiben. Die Beobachtung von Personen und Sachen im öffentlichen Raum, zu dem natürlich auch das Internet gehört, wird mittels Abhörgeräten, Videoaufnahmen und weiterer Registriermassnahmen durchgeführt. Dank der Möglichkeit, Personen und Autos mithilfe von versteckt platzierten GPS-Geräten beobachten zu können, fallen beispielsweise aufwendige Verfolgungsaktionen auf der Strasse weg.

Noch wirkungsvoller als die Observation ist die verdeckte Ermittlung. Diese entspricht in der ganzen Schweiz einem aktuellen Bedürfnis und darf dann zum Einsatz kommen, wenn die bisherigen Untersuchungen erfolglos geblieben sind oder andere Ermittlungsmassnahmen nicht zum Erfolg führen würden. Laut dem Bundesamt für Polizei (Fedpol) zeigt die Erfahrung, dass die Polizei gerade im virtuellen Raum und bei schweren Delikten unerkannt ermitteln können muss, um kriminellen Machenschaften frühzeitig auf die Spur zu kommen.

Der Einsatz von verdeckten Polizeibeamten ohne «Legende», d. h. ohne Tarnidentitäten, sei auf Bundesebene als verdeckte Fahndung bekannt, erklärt Fedpol-Sprecherin Lulzana Musliu. Mit Tarnidentitäten handle es sich um eine verdeckte Ermittlung. Und gemäss der Schweizerischen Strafprozessordnung darf die wahre Identität der Legenden-Träger auch dann nicht preisgegeben werden, wenn sie in einem Gerichtsverfahren als Auskunftspersonen oder Zeugen auftreten.

Eines leuchtet schnell ein: Eine verdeckte Ermittlung spielt besonders bei der Bekämpfung der pädophilen Kriminalität auf Internet-Plattformen eine wichtige Rolle. So muss beispielsweise gemäss dem revidierten Polizeigesetz des Kantons Bern die Kapo die Möglichkeit haben, potenzielle Täter im Netz aufzuspüren und sie zu kontaktieren, bevor es zu einem Delikt kommt. Dabei sollen die ermittelnden Polizeibeamten oder andere Spezialisten gerade in diesem Umfeld mit einer Legende versehen agieren können. Auf solchen Plattformen sind Phantasienamen bzw. Nicknames nämlich die Regel.

Die präventiven polizeilichen Massnahmen müssen separat in jedem Kanton gesetzlich geregelt sein. Denn sie gehen über den Anwendungsrahmen der 2011 in Kraft getretenen Schweizerischen Strafprozessordnung (StPO) hinaus, wie der Tessiner Staatsrat Gobbi erklärt. Laut der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektorinnen und -direktoren (KKJPD) wurde mit der Einführung der StPO das frühere Bundesgesetz über verdeckte Ermittlungen aufgehoben, das für die Kantone die Rechtsgrundlage in Sachen Tarnidentitäten gebildet hatte. Daher entstand die Notwendigkeit, in den kantonalen Polizeigesetzen entsprechende Regelungen dazu zu erlassen.

Gericht muss Tarnung erlauben
Damals habe die KKJPD einhellig empfohlen, eine Regelung zur präventiven verdeckten Fahndung zu erlassen, sagt Generalsekretär Roger Schneeberger. Gemäss seinen Worten waren sich aber die Konferenzmitglieder uneins, ob auch verdeckte präventive Ermittlungen erlaubt sein sollten. So überliess es die KKJPD den Kantonen, ob sie Ermittlungen mit Tarnidentität zulassen wollten. Falls ja, empfahl die KKJPD, den Deliktskatalog der Schweizerischen Strafprozessordnung anzuwenden und eine richterliche Überprüfung vorzusehen. Als Muster diente die Regelung des Kantons Bern.

Nach Schneebergers Wissensstand haben inzwischen viele Kantone Bestimmungen zur verdeckten Ermittlung in ihre Polizeigesetze aufgenommen. Gemäss einer Liste, die das Tessiner Justiz- und Polizeidepartement führt, sehen lediglich die beiden Appenzell, Baselland und die Waadt weiterhin keine verdeckte Ermittlung bzw. keine verdeckte Vorermittlung vor. Im Tessin hielt man sich mit der Einführung der Tarnidentitäten so lange zurück, weil man einige Klärungen des Bundesgerichts zu den Polizeigesetzen Zürichs und Genfs abwarten wollte. Die präventive verdeckte Ermittlung sei lediglich mit dem Einverständnis des kantonalen Zwangsmassnahmengerichts möglich – so wie es im Übrigen das Bundesgericht verlangt habe, betont Staatsrat Gobbi in diesem Zusammenhang.

Und wie sieht es auf Bundesebene aus? Das Agieren mit Tarnidentitäten ist laut Fedpol-Sprecherin Musliu nur gestützt auf die Schweizerische Strafprozessordnung (StPO) zulässig, die eine gerichtliche Zustimmung verlangt. Bei verdeckten Fahndungen hingegen genügt eine Anordnung der Staatsanwaltschaft oder gar der Polizei selber. Gemäss Muslius Worten soll die Bundespolizei aber künftig ebenfalls verdeckte Fahnder im Internet und in elektronischen Medien im Vorfeld eines Strafverfahrens – das heisst ausserhalb der StPO – einsetzen können. Dies steht im Zusammenhang mit dem Vorschlag für ein Bundesgesetz über polizeiliche Massnahmen zur Bekämpfung von Terrorismus. Das Ziel bleibt stets, Verbrechen und schwere Vergehen im Vorfeld ihrer Realisierung erkennen zu können.

“Strade sicure” e Nez Rouge insieme, per un Ticino più sicuro

“Strade sicure” e Nez Rouge insieme, per un Ticino più sicuro

Comunicato stampa

Il Natale si sta avvicinando, e porterà momenti di gioia e di divertimento; affinché i festeggiamenti si svolgano senza brutte sorprese, il Dipartimento delle istituzioni e Nez Rouge hanno rinnovato – per il diciassettesimo anno consecutivo – la loro collaborazione che punta a prevenire la guida in stato di ebrezza e a sensibilizzare gli automobilisti sui pericoli dell’abuso di bevande alcooliche.

Grazie al programma di prevenzione “Strade sicure” durante il periodo natalizio gli automobilisti che circolano sull’autostrada A2 in territorio ticinese saranno sensibilizzati anche grazie a regolari messaggi sui tabelloni luminosi informativi, che ricorderanno la possibilità di rivolgersi a Nez Rouge.

Nez Rouge è attivo tutti i venerdì e i sabati di dicembre dalla ore 22.00 alle ore 02.00, mentre il 31 dicembre la sua operatività andrà dalle ore 24.00 alle ore 06.00. Per usufruire del servizio – disponibile su tutto il territorio del Ticino e del Grigioni italiano -basta comporre il numero 0800 802 208. L’associazione è sempre alla ricerca di volontari i quali possono mandare un e-mail a info@nezrougeticino.ch oppure chiamare lo 079 649 21 32 per avere ulteriori info in merito al servizio.

Il Dipartimento delle istituzioni coglie l’occasione per ricordare che il 10% degli incidenti stradali è provocato dalla guida sotto l’influsso di alcool, e che sotto le festività natalizie la percentuale sale fino al 30 %. Per evitare rischi, chi festeggia fra amici è quindi invitato a designare sempre un componente del gruppo che rimanga astemio, per assumersi a fine serata la responsabilità di riportare tutti a casa. Per chi invece esce di casa da solo, l’invito è a usare sempre il buon senso e – se i bicchieri di vino o birra sono stati troppi – ad affidarsi al servizio gratuito assicurato da Nez Rouge. Con discrezione e in piena sicurezza, i volontari attivi su tutto il territorio ticinese sono infatti disponibili per riportare le persone a casa, contribuendo a rendere più sicure le strade cantonali.

In altitudine ma con i piedi per terra

In altitudine ma con i piedi per terra

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 19 dicembre del Corriere del Ticino

Presentata ad Airolo la campagna di sensibilizzazione “Montagne sicure” lanciata dal Dipartimento delle istituzioni
Norman Gobbi: “Il turismo montano è in netta espansione, aumentano però gli incidenti: ci vuole più informazione”

Dopo “Strade sicure” e “Acque sicure”, le campagne di sensibilizzazione promosse dal Dipartimento delle istituzioni hanno aggiunto un nuovo tassello al loro vivace mosaico preventivo, dedicato a chi trascorre il tempo libero o pratica delle attività in altura. È il progetto “Montagne sicure”, presentato ad Airolo dal consigliere di Stato Norman Gobbi con lo slogan “Affinché la montagna sia sempre un piacere”.

“Il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale già da tempo hanno avviato delle campagne di sensibilizzazione legate alla montagna che però fino ad oggi erano rivolte principalmente ai cercatori di funghi, visto il numero importante di infortuni che si registrano in quella fase dell’anno”, ha spiegato Norman
Gobbi. “Adesso si è deciso di organizzare questa sensibilizzazione in modo più ampio, spalmandola su tutte quattro le stagioni, in considerazione anche del fatto che sempre più persone oggi frequentano i nostri monti, d’inverno come d’estate e con attività sempre più diversificate: non più solamente sci d’inverno e passeggiate d’estate, ma moltissimi altri svaghi: dalla mountain bike allo sci escursionismo a discipline più estreme. Con una conseguente amplificazione dei rischi e degli incidenti”. Da qui, appunto, l’idea di “Montagne sicure”, ampia campagna che si ripropone di fornire gli strumenti necessari affinché sia gli appassionati della montagna, sia chi la affronta come neofita, possano affrontarla in piena sicurezza. “In questa prima fase della comunicazione cercheremo di toccare il più ampio spettro di persone possibili”, spiega il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli, responsabile del progetto. “E questo attraverso una serie di messaggi
nei quali chiediamo a chi va in montagna di verificare che tutto ciò che precede l’escursione (abbigliamento, materiale, consultazione del bollettino meteo e delle valanghe ma anche i sentieri che si intendono percorrere e così via) vengano svolte correttamente, in modo che la prevista passeggiata resti un piacere. Nei prossimi mesi poi la campagna proseguirà con altre declinazioni, legate alle singole stagioni ma anche cercando di fornire informazioni sempre più dettagliate ai più diversi frequentatori: dagli escursionisti super esperti ai bikers a chi pratica gli sport estremi: un’ampia gamma di persone alle quali cercheremo di parlare utilizzando
i loro linguaggi, in modo che i nostri consigli possano essere recepiti al meglio. Il tutto attraverso una piattaforma che stiamo istituendo e che coinvolgerà tutti i partner della sicurezza in montagna e le principali strutture e associazioni attive in quest’ambito”. Un ampio piano di informazione e di formazione che, continua Pizolli, verrà divulgato all’insegna della multimedialità. “Abbiamo creato un apposito sito web (all’indirizzo www.ti.ch/montagne sicure), pagine sui principali social media social, ma non disdegniamo neppure mezzi più classici per la diffusione del nostro messaggio come flyers – che verranno realizzati con contenuti differenti a seconda della stagione sulla quale vogliamo porre l’accento –, comunicati stampa, cartelloni informativi affissi in tutte le principali località montane in
modo che si possa arrivare davvero a tutti ». Che i suggerimenti di “Montagne sicure” debbano arrivare proprio a tutti lo ribadisce ancora Norman Gobbi. “Il turismo montano è in continua espansione e coinvolge in egual misura ospiti provenienti da fuori cantone e indigeni”, spiega. “Che anche in quanto a comportamenti non sono diversi da chi arriva da lontano, tendendo talvolta a sottovalutare la realtà delle nostre montagne: il fatto di averle sotto gli occhi non è infatti sinonimo di conoscere a fondo le insidie ed i pericoli che possono celare. È dunque necessario che tutti prendano coscienza di ciò che significa affrontarle
e “Montagne sicure”” è stato creato proprio con questo scopo.

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Oggi presso il Tribunale penale federale di Bellinzona ha avuto luogo la tradizionale cerimonia annuale della Polizia cantonale, alla presenza della Presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli, del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, del Sindaco di Bellinzona Mario Branda e del Presidente del Tribunale penale federale Tito Ponti.

In questa cornice istituzionale e in un’atmosfera di collegialità e di cordialità, si è avuto modo di salutare coloro che sull’arco di una vita dedicata alla polizia si apprestano a passare al beneficio della pensione. Si sono inoltre poste in risalto le promozioni all’interno del Corpo e il superamento di corsi di formazione.
È stata pure l’occasione per presentare i nuovi assunti, sia uniformati sia amministrativi. Durante gli interventi è stato evidenziato l’impegno profuso da tutti gli appartenenti al Corpo della Polizia cantonale, che si trova a dover affrontare costantemente nuovi e impegnativi compiti a garanzia della salvaguardia della protezione di ogni cittadino.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha anzitutto ringraziato tutto il Corpo di Polizia per l’impegno profuso nel corso del 2018 a tutela della sicurezza di tutto il territorio e dei cittadini a livello locale ma anche a livello nazionale e internazionale ribadendo l’importanza del federalismo svizzero.

Il Comandante Matteo Cocchi ha dal canto suo posto l’accento sul processo di perfezionamento già in atto in seno alle forze di polizia del Cantone, “processo – ha affermato – che spero sarà ancora più accentuato negli anni a venire nell’ambito del progetto Polizia ticinese”. Il Comandante ha inoltre ribadito la necessità di una maggiore specializzazione in seno alla Polizia cantonale, che vada a beneficio della sicurezza della popolazione del Canton Ticino e delle molteplici attività di polizia. “Questo nuovo riassetto – ha infine aggiunto – imporrà al Corpo di riorientare i propri core business e di meglio allocare le risorse umane a disposi zione, sviluppando nuove strategie che dovranno essere specialistiche, di nicchia e prioritarie nel contesto generale della lotta alla criminalità a più livelli.”