Polizia preventiva

Polizia preventiva

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 10 dicembre 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11196846

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 dicembre 2018 de La Regione

Sì del Gran Consiglio al fermo per 24 ore in assenza di reati penali e alle inchieste mascherate

La modifica delle norme ha acceso il dibattito in parlamento. Il testo legislativo è stato parzialmente emendato

La Polizia cantonale potrà trattenere una persona per 24 ore e svolgere indagini sotto copertura. Il Gran Consiglio ha approvato a larga maggioranza la revisione della legge in materia, dando così un quadro normativo ad alcune procedure «che già venivano applicate», come ha precisato il deputato indipendente ed ex magistrato Jacques Ducry. Ci sono volute tre ore di intenso dibattito prima che il parlamento decidesse di dare alle forze dell’ordine maggiore spazio di manovra a margine del Codice di procedura penale: misure invasive delle libertà personali, si è fatto notare in aula, che hanno dato vita a una discussione a tratti squisitamente giuridica e spesso giocata tra diritti fondamentali, necessità di dare strumenti alle forze dell’ordine e accuse di aver prodotto una norma raffazzonata. «La società è cambiata e il bisogno di sicurezza è maggiore anche da noi», ha chiosato Andrea Giudici, portando l’adesione del Plr alle modifiche legislative e ricordando che il fermo di polizia «in Ticino esisteva già negli anni Settanta». Fermo, ha aggiunto Lara Filippini (La Destra), «che è peraltro realtà in 21 cantoni, mentre la sorveglianza lo è in 9». Il fatto che altrove siano in vigore norme simili a quella approvata ieri sarebbe garanzia di conformità al diritto federale, si è detto, tanto più che la base legale (nella forma proposta a Zurigo e usata come ispirazione dal Ticino) è già passata al vaglio del Tribunale federale, che l’ha avallata con alcune precisazioni. Il disegno di legge ticinese rimane comunque «approssimativo» per Sabrina Gendotti (Ppd). Tanto più che è stato affrontato «con una immotivata fretta. Fa acqua da tutte le parti. Alla polizia serve una norma solida per evitare che cada, come la Lia, al primo ricorso». Gendotti ha quindi proposto – assieme alle colleghe Michela Delcò Petralli (Verdi) e Giovanna Viscardi (Plr) – alcuni emendamenti sostanziali, parzialmente accolti dal parlamento. «Fosse stato fatto un buon lavoro di redazione coinvolgendo la magistratura, Ministero pubblico incluso, non saremmo a questo punto», ha sottolineato Gianrico Corti per il Ps, invitando a non entrare in materia e rinviare il dossier per ulteriori approfondimenti. Magistratura che si è comunque espressa, facendo notare come le informazioni raccolte dalla polizia tramite le osservazioni preventive «saranno difficilmente utilizzabili» in un procedimento, ha precisato Delcò Petralli, mettendo poi l’accento sulla custodia di polizia anche per i minorenni: «Quando diamo alle forze dell’ordine il compito di trattenere minorenni, abbiamo fallito come società. Diamo piuttosto queste risorse agli operatori sociali».

Galusero e Rückert: strumenti investigativi adeguati. Lepori: ma la legge non è chiara
Un ex poliziotto e una giurista. La pratica e la teoria. O, se volete, l’esperienza e il diritto. Approcci diversi ma complementari, quelli del liberale radicale Giorgio Galusero e della leghista Amanda Rückert, al progetto di revisione della legge sulla polizia. Ieri in aula sono intervenuti entrambi i relatori di maggioranza a sostegno delle modifiche normative proposte dal Consiglio di Stato. Modifiche «volte a migliorare la prevenzione dei reati», ha sottolineato Galusero, «per oltre quarant’anni» alle dipendenze della Cantonale, di cui è stato pure ufficiale. Gli strumenti investigativi che la riforma attribuisce alle forze dell’ordine ticinesi «non sono comunque una no- vità: altri Cantoni li hanno già messi a disposizione delle rispettive polizie». Si tratta quindi di permettere alla Cantonale «di combattere con mezzi adeguati per esempio le infiltrazioni mafiose» Di consentirle, altro esempio, «di pattugliare il web, grazie a identità fittizie, per snidare potenziali pedofili: cosa oggi non possibile perché manca la base legale… Inconcepibile!». O di permettere agli agenti «di localizzare una vettura, con dispositivo Gps, senza doverla seguire cambiando più auto lungo il tragitto per non farsi scoprire». La lotta alla criminalità («che ricordo è uno dei compiti principali delle forze dell’ordine…») richiede, ha evidenziato a sua volta Rückert, strumenti investigativi performanti e adeguati alla sfida: indagini in incognito e inchieste mascherate preventive «per la sorveglianza di ambienti dove si sospetta la presenza di elementi criminali, di terroristi». E ciò per garantire «l’incolumità» della popolazione. «Faccio molta fatica – ha aggiunto – a capire lo scetticismo dei contrari a questa revisione legislativa, come se in Svizzera non fosse garantito il rispetto dei diritti fondamentali». Ma la minoranza, ha replicato il socialista Carlo Lepori, «non è contraria alla concessione di mezzi adeguati a combattere la criminalità. Ritiene questa riforma non chiara: è per questo che sollecitiamo il rinvio del testo al governo perché ne elabori uno nuovo». No, «non è un atto di sfiducia» verso le forze dell’ordine. «La nostra polizia lavora già oggi bene – ha puntualizzato il relatore –. In uno Stato di diritto è però opportuno che le regole siano chiare. Se la legge è confusa, come in questo caso, le conseguenze possono essere negative». Lepori ha definito «molto problematica» la custodia di polizia: «È una privazione della libertà personale». Ha paragonato l’articolo su trattenuta e consegna dei minorenni a «una misura da coprifuoco». E ha ricordato «le osservazioni critiche della magistratura alle indagini di polizia preventiva così come previste dal governo».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza: La polizia avrà una marcia in più
Il Gran Consiglio approva la nuova legge tra le polemiche – Introdotte le indagini mascherate e la custodia preventiva
Rückert: “Dai contrari una sfiducia incomprensibile” – Gendotti: “Nessun dialogo e le critiche sono state banalizzate”

Nella lotta al crimine, la polizia cantonale potrà disporre di strumenti più moderni ed efficaci.
È quanto ha deciso il Gran Consiglio che, dopo un dibattito fiume durato oltre tre ore, ha detto sì con 49 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astensioni alla revisione della Legge sulla polizia. Approvando così la base legale che introduce l’indagine mascherata preventiva (ovvero consentire agli agenti di agire prima dell’apertura di un procedimento penale per impedire di commettere reati), la custodia dei minori e la privazione della libertà (vedi grafico a lato).
Ma non è la prima volta che il Parlamento si è chinato sul dossier. Un assaggio del dibattito era già andato in scena nella sessione di novembre: allora però, la presentazione di una ventina di emendamenti a poche ore dal dibattito parlamentare da parte delle deputate Sabrina Gendotti (PPD), Giovanna Viscardi (PLR) e Michela Delcò Petralli (Verdi) aveva sollevato non pochi malumori, soprattutto tra i relatori del rapporto di maggioranza Amanda Rückert (Lega) e Giorgio Galusero (PLR), tanto che la Legislativa aveva deciso di riportare il dossier in commissione per approfondire le proposte giunte sul tavolo. Detto, fatto. Riapprodato sui banchi del Gran Consiglio, il disegno di legge ha nuovamente infiammato la discussione.
In particolare, Rückert non ha mancato di criticare il rapporto di minoranza redatto da Carlo Lepori (PS) rilevando come “faccio fatica a comprendere lo scetticismo e la sfiducia nei confronti della polizia che si palesano leggendo il testo. Forse qualcuno ha visto troppi film di fantascienza o, forse, non si è accorto che viviamo in Svizzera e non in uno Stato autoritario. Il crimine evolve e occorre dotare le nostre forze dell’ordine degli strumenti necessari per poterlo combattere. Ci sarà sempre chi pensa di poter vincere la guerra con una fionda, ma vorrei ricordare che nel mondo reale le battaglie le vince chi dispone di mezzi adeguati”.
Sì perché, come ha rincarato Galusero, oggigiorno la polizia si ritrova a dover combattere i malviventi ad armi spuntate. “Basta pensare che nel 2018 gli agenti non hanno la possibilità di pattugliare la rete con un’identità fittizia – ha spiegato il deputato PLR – è inconcepibile. Come si può contrastare i pedofili sul web se ci si deve identificare come “polizia’’?”.
Considerazioni queste che non hanno convinto Lepori che, pur dicendosi favorevole a una revisione della legge, ha precisato come il testo «così come proposto non va bene. Ma non fraintendetemi: il nostro non è un atto di sfiducia nei confronti della polizia né tantomeno un tentativo di ostacolare il lavoro degli agenti. Anzi: in uno Stato di diritto è opportuno che la polizia possa operare sulla base di un regolamento chiaro e non in un contesto che crea solo confusione”. Il deputato socialista ha quindi criticato punto per punto le principali novità, a partire dai profili fittizi per vigilare nel web. “Non venitemi a dire che non si possono creare profili anonimi in rete. Basta guardare su Facebook per trovare la risposta. Ma ad essere ancor più problematica è l’inchiesta mascherata preventiva: una modalità d’azione questa che non è concessa neppure alla polizia federale se prima non vi è l’approvazione di un magistrato. Qui stiamo andando oltre”. E non poche frecciate le hanno lanciate anche Gendotti e Delcò Petralli. La prima ha parlato di “una fretta immotivata con la quale si è affrontato il tema in Legislativa”, dove “abbiamo assistito a una mancanza di dialogo e di ascolto. E mi spiace dirlo ma qui la democrazia è stata assente. Anzi, ho l’impressione che le prese di posizione che erano scettiche sulla modifica legislativa siano state a dir poco banalizzate”. Dello stesso avviso Delcò Petralli che ha invitato il Gran Consiglio a “compiere un esercizio di modestia e ad ascoltare chi lavora in questo settore e ha espresso delle riserve. Il rischio, cari colleghi, è di approvare una LIA bis in contraddizione con il diritto federale”. E proprio in quest’ottica le deputate hanno ripresentato una decina di emendamenti, la maggior parte dei quali accolti dal plenum, per correggere la rotta ed “evitare che l’operato degli agenti possa andare in fumo al primo ricorso solo perché non poggia su una base legale solida”, ha aggiunto Viscardi. Correzioni che, in sintesi, prevedono non solo che contro la custodia di polizia sia data la possibilità di ricorrere entro 30 giorni al giudice dei
provvedimenti coercitivi (e non al Tribunale cantonale amministrativo come proposto dal Governo), ma anche che la persona presa in custodia debba essere
sottoposta a una visita medica.
Soddisfatto per il sì parlamentare alla nuova norma, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha ricordato come le misure proposte siano già in vigore in numerosi Cantoni e che “non si tratta di una cambiale in bianco alla polizia. Bensì di dotare gli agenti di maggiori mezzi per contrastare il crimine e prevenire i reati. Se poi pensiamo che, il 25 novembre in votazione federale, il popolo svizzero e quello ticinese hanno dato ai detective delle assicurazioni potenzialmente più poteri di quelli di cui gode oggi la polizia cantonale, ci rendiamo conto di quanto questa modifica di legge sia necessaria. Non si può far giocare la polizia in un campo più piccolo di quello concesso ad altri. Insomma, non diamo più strumenti ai criminali”.

“In passato è capitato anche di trovare porte d’uscita in caso d’emergenza incatenate…”

“In passato è capitato anche di trovare porte d’uscita in caso d’emergenza incatenate…”

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 9 dicembre 2018 del Telegiornale
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11192784


Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 dicembre 2018 de La Regione

E in Ticino? «Mi riferisco in particolare ai centri urbani, dato che è nelle città che si concentra il grosso degli eventi: ebbene, le rispettive polizie comunali chiedono agli organizzatori e ai gerenti dei locali, se la manifestazione in un bar richiama potenzialmente un folto pubblico, un concetto di sicurezza – spiega il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi (Apcti) Dimitri Bossalini –.
Il concetto significa fra l’altro numero degli agenti di sicurezza ingaggiati per garantire l’ordine all’interno e all’esterno del sito, capienza massima, uscite di sicurezza o vie di fuga ecc. Le polizie esaminano questi piani e vi apportano se necessario dei correttivi. Ciò vale anche per i carnevali di una certa dimensione organizzati nei capannoni». Oltre che presidente dell’Apcti, Bossalini è comandante della Polizia di Locarno: «Il nostro Municipio, per esempio, non rilascia l’autorizzazione a organizzare l’evento se il concetto di sicurezza non è approvato dalla Polizia comunale». Il livello di sicurezza dipende anche dalla preparazione degli addetti alla sorveglianza, ovvero degli agenti privati impiegati da chi organizza la manifestazione.
«È uno degli aspetti contemplati dalla Lapis», rileva il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. La Lapis, la legge che in Ticino disciplina le attività private di investigazione e di sorveglianza, oggetto qualche anno fa di una revisione. Nell’articolo della Lapis sui requisiti che l’aspirante agente privato di sicurezza deve possedere per ottenere dal Cantone l’autorizzazione a esercitare figura infatti quello di “un’adeguata formazione”. Sul fronte della prevenzione, per evitare quindi tragedie come quella avvenuta nell’Anconetano, «occorre proseguire con l’attività di controllo, proprio per scongiurare situazioni potenzialmente pericolose», aggiunge Gobbi: «In passato è capitato anche di trovare porte d’uscita in caso d’emergenza incatenate…». Nell’ambito di queste verifiche «un ruolo importante lo hanno i Comuni, attraverso le rispettive polizie amministrative e alla luce delle deleghe conferite agli enti locali dalla Lear (la legge sugli esercizi pubblici, ndr)». E una riflessione «andrebbe fatta sulla vendita, oggi libera, degli spray al pepe».

Radar: segnalati tutti i controlli

Radar: segnalati tutti i controlli

Smantellate le postazioni fisse

In Ticino i controlli di velocità sono da sempre un tema molto dibattuto e presente sui media. Le reazioni della popolazione sono controverse: c’è chi sostiene che i radar siano utilizzati unicamente per ottenere facili guadagni e chi invece è convinto che l’attività di prevenzione stradale sia basilare per ridurre il numero di incidenti. I risultati conseguiti negli ultimi anni, hanno portato all’aumento del numero di coloro che considerano positivamente i radar per il contributo al miglioramento della sicurezza del nostro Cantone.
A inizio 2019 ci saranno importanti novità: su decisione del mio Dipartimento, diremo infatti addio ai radar fissi dislocati sulle strade cantonali. L’attuale elevato livello di sicurezza non sarà comunque compromesso. Oltre alle tradizionali modalità di controllo, sarà pure introdotto l’utilizzo di due apparecchi semi-stazionari. Inoltre, quale novità la Polizia cantonale comunicherà, oltre ai controlli mobili già ora segnalati, pure quelli che saranno effettuati dalle nuove apparecchiature su strade cantonali e comunali.
A mio modo di vedere, si tratta di una misura estremamente coerente in linea con la politica di sicurezza intrapresa negli ultimi anni, che prevede una comunicazione trasparente sui controlli della velocità e un’opportuna sensibilizzazione dei cittadini attraverso campagne di prevenzione nell’ambito del progetto “Strade sicure”.

Giudizi favorevoli della popolazione
I risultati ottenuti sono positivi: le cifre che abbiamo a disposizione dicono infatti che nel 2017 si sono verificati 3’880 incidenti della circolazione stradale, con una diminuzione del 3% rispetto all’anno precedente. La nuova strategia, che applica la volontà del Gran Consiglio e che prevede che si segnali agli utenti della strada i controlli eseguiti con i radar della polizia su strade cantonali e comunali, ha rafforzato la collaborazione tra i Corpi e migliorato la copertura del territorio.
La misura è stata apprezzata dai cittadini che, in alcuni casi, hanno collaborato in modo diretto segnalando criticità alla Polizia cantonale. Neppure l’annuncio dell’acquisto di due apparecchi semi-stazionari aveva sollevato particolari rimostranze, a ulteriore conferma che il tema della sicurezza sta a cuore al cittadino.

Controlli nei punti più sensibili
Come detto in precedenza, il mio Dipartimento ha deciso che da inizio 2019 prossimo gennaio la comunicazione della presenza dei radar verrà estesa pure a quelli effettuati con i due apparecchi semi-stazionari. Questi dispositivi affiancheranno i due apparecchi attivi sulla autostrada A2 in territorio di Balerna e di Collina d’Oro. I Comuni nel caso avessero l’esigenza di effettuare controlli della velocità, potranno richiedere l’utilizzo di uno di questi apparecchi. Questa opportunità è stata espressamente richiesta dai Comuni per eseguire dei controlli nei punti più sensibili: l’obiettivo primario resta quello di disincentivare il superamento dei limiti nelle vicinanze degli istituti scolastici.
Va specificato che le Polizie comunali hanno totale autonomia nella gestione dei propri controlli di velocità e degli strumenti utilizzati. Ma il Cantone vigilerà che le richieste ricevute dai Comuni siano fondate e poggino su necessità reali di prevenzione. Come ho avuto modo di dire più volte, vogliamo inoltre evitare una sovrapposizione di controlli e per questo ci sarà una migliore coordinazione tra Polizia cantonale e polizie comunali.
Come responsabile del Dipartimento delle istituzioni sono pienamente soddisfatto della nuova impostazione. L’obiettivo è sempre stato quello di aumentare la sicurezza e non di tartassare i cittadini ticinesi.

“Segnalare i dispositivi mobili ha funzionato”

“Segnalare i dispositivi mobili ha funzionato”

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 7 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Dal 1. gennaio il Ticino dirà addio ai radar fissi installati nel 2006. In pratica per lei si avvera da consigliere di Stato il sogno cullato quando era un battagliero parlamentare leghista?
“È curioso. Poco tempo fa ripensavo che sono passati dieci anni dall’autunno del 2008 quando da presidente del Gran Consiglio avevo moderato la discussione parlamentare sulla possibilità di segnalare le postazioni fisse per il controllo della velocità. Allora il gruppo della Lega mise l’accento su un aspetto: sì alla prevenzione e no alla cosiddetta “cassetta”. Dieci anni dopo da leghista e da consigliere di Stato – sempre battagliero – la mia posizione è sempre la stessa. Più che un sogno che si avvera, direi che mi rallegro del fatto che la Lega dei ticinesi e il sottoscritto negli anni sono rimasti coerenti con i propri ideali”.

Spariranno le nove cassette sospese e arriveranno due radar semistazionari. Qual è la buona notizia per gli automobilisti?
“Anzitutto i controlli della velocità effettuati con l’utilizzo degli apparecchi mobili e semi-stazionari saranno segnalati. A più di un anno dall’inizio delle indicazioni settimanali fornite dalla Polizia cantonale agli automobilisti abbiamo potuto riscontrare che il sistema funziona. Da una parte il cittadino conosce i luoghi in cui saranno effettuati i controlli e dall’altra abbiamo detto addio ai controlli “selvaggi” sulle strade. Grazie all’importante lavoro dei servizi della cantonale infatti ora esiste un coordinamento con le comunali e questo consente di evitare che avvengano controlli in luoghi vicini”.

La vendita all’asta che scopo ha oltre che tentare di incassare qualche franco?
“La prevenzione per rendere le nostre strade sicure per tutti gli utenti è l’obiettivo che vogliamo raggiungere. Per questo motivo abbiamo deciso di destinare il ricavato della vendita dei vecchi radar – che ormai sono diventati leggenda soprattutto grazie alla campagna che a suo tempo fece il Nano – ai progetti delle campagne di sensibilizzazione di “strade sicure””.

La scelta di passare dalle nove postazioni fisse ai due nuovi radar itineranti risponde in qualche modo alla necessità di aumentare la sicurezza?
“Assolutamente sì. Il traffico sulla nostra rete stradale negli anni è mutato parecchio e le postazioni fisse installate nel 2006 rispondono solo in parte alle esigenze di oggi in materia di sicurezza. Oltre a questi luoghi – catalogati in passato come “pericolosi” – esistono altri punti sensibili, pertanto è bene effettuare dei controlli della velocità anche su questi tratti di strada”.

In che misura a suo modo di vedere i radar fissi hanno prodotto benefici a livello di sicurezza nei dodici anni di attività in Ticino?
“Sicuramente sono serviti a cambiare il comportamento dell’automobilista; lo conferma la diminuzione degli incidenti riscontrata in queste zone”.

Veniamo all’incasso: quanto hanno fruttato le postazioni fisse in Ticino?
“L’ultimo dato aggiornato e riportato nel Preventivo del 2018 e del 2019 è di 10,5 milioni di franchi per tutti i controlli fissi e semi stazionari”.

 

Da gennaio addio ai radar fissi

Da gennaio addio ai radar fissi

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 6 dicembre 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11181717

 

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Due apparecchi semi-stazionari sostituiranno quelli installati tra le polemiche nel 2006 che verranno battuti all’asta
Matteo Cocchi: «Sono dispositivi moderni che ci permetteranno di migliorare l’azione di prevenzione della Polizia»

Quest’anno il tradizionale conto alla rovescia di capodanno combacerà anche con l’addio ai radar fissi. A partire dal 1. gennaio 2019 il rilevamento della velocità sulle strade cantonali sarà infatti «affidato a due apparecchi semi-stazionari che sostituiranno le nove postazioni fisse installate nel 2006».
Una piccola rivoluzione per il Ticino che riflette «la nuova impostazione elaborata dal Dipartimento delle istituzioni che – precisa il dipartimento di Norman Gobbi – prevede da un lato di smantellare i radar fissi e, dall’altro, di segnalare tutti i controlli (mobili e semi-stazionari) tramite i canali di comunicazione della Polizia cantonale».
“L’acquisizione delle nuove apparecchiature – ci spiega il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi – fa seguito ad una valutazione che, approfondendo anche quanto già viene fatto in altri cantoni, permette di essere dotati di dispositivi moderni e che consentono di ottimizzare l’azione di prevenzione della polizia. Non dobbiamo dimenticare che, anche in ambito di controlli radar, abbiamo conosciuto un’evoluzione. Uno sviluppo che tocca il traffico, la tecnologia e l’attitudine alla guida. L’introduzione dei nuovi radar semi-stazionari è dunque una conseguenza di questo sviluppo”.
Ma cosa cambierà, concretamente, per l’automobilista? Detto che i due radar fissi posizionati sull’autostrada all’altezza di Balerna e di Collina d’Oro rimarranno imperterriti al loro posto, a partire dall’anno prossimo ogni settimana la Polizia cantonale comunicherà – attraverso i profili Facebook, Twitter e il sito www.ti.ch/polizia – le zone che saranno interessate dai controlli. Non più solo dei radar mobili come avviene già oggi, ma anche dei due dispositivi semi-stazionari. “La nuova strategia, che applica la volontà del Gran Consiglio di segnalare ai conducenti tutti i controlli eseguiti con gli apparecchi mobili, ha inoltre migliorato la copertura del territorio e la collaborazione tra le forze dell’ordine”, rilevano le Istituzioni. Dati alla mano, «su un totale di 1.134 controlli effettuati dal 1. luglio 2017 al 30 giugno 2018, 887 sono stati fatti dalle polizie comunali”. E proprio nell’ottica di perfezionare la collaborazione tra i diversi corpi, da gennaio “sarà inoltre introdotta la possibilità per le autorità comunali come pure per i cittadini di richiedere alla Polizia cantonale di effettuare controlli della velocità con le nuove postazioni semi-stazionarie lungo le tratte ritenute pericolose – aggiunge Cocchi – penso in particolare nelle vicinanze delle scuole. Una nuova impostazione questa che permetterà un ulteriore miglioramento della sicurezza stradale”. Miglioramento che, dati alla mano, è iniziato già nel 2017 quando sono stati registrati “3.880 incidenti della circolazione, pari a una diminuzione del 2,8%”. Infine, per chi leggendo quest’articolo avesse avuto un moto di nostalgia all’idea che i radar fissi scompariranno, niente paura. «Le nove postazioni smantellate – concludono le Istituzioni – verranno vendute all’asta e il ricavato sarà destinato al progetto di prevenzione “Strade sicure’’”.

Addio ai radar fissi

Addio ai radar fissi

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 dicembre 2018 de La Regione

Norman Gobbi, direttore delle Istituzioni: “Continueremo a fare prevenzione e ricordare agli utenti di rispettare le regole”

Radar fissi addio. Dal 1° gennaio 2019, infatti, il controllo del rispetto dei limiti di velocità sarà affidato a due apparecchi semi-stazionari che andranno a sostituire le nove postazioni fisse presenti dal 2006. La posizione di tutte le stazioni di rilevamento verrà segnalata. La decisione è stata presa per far spazio a “stazioni che rimangono per più giorni nello stesso posto come oggi succede sulle strade nazionali”, spiega interpellato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. E, soprattutto, “diamo seguito alle richieste dei Comuni come di molti cittadini che ci hanno chiesto più attenzione nel controllo di alcuni tratti stradali ritenuti pericolosi, anche per il superamento dei limiti di velocità”. I radar semistazionari, aggiunge Gobbi, “a differenza degli altri controlli mobili, che sono momentanei, possono avvenire su due o tre giorni, ma se del caso anche per un’intera settimana”. In questo modo, per il direttore delle Istituzioni, “si permetterà di richiamare l’attenzione degli utenti della strada al rispetto delle norme anche in un tratto dove magari uno è tentato di correre più del dovuto”. Questi dispositivi di ultima generazione affiancheranno i due apparecchi che rimarranno in azione lungo l’autostrada A2, nei territori comunali di Balerna e Collina d’Oro. L’obiettivo, ricorda Gobbi, “non è quello di mettere i controlli così a caso, e saranno segnalati in modo che l’attenzione sia richiamata sempre”. Con il fine, va da sé, di “aumentare l’attenzione degli utenti della strada non solo riguardo alla velocità. Penso in particolare, visto che siamo a dicembre, ai periodi dell’anno in cui le ore di buio sono più di quelle di luce e l’attenzione deve essere ancora maggiore”. Andare avanti sulla strada della sensibilizzazione è “non solo una necessità ma una nostra precisa volontà”, e i radar fissi in questo concetto non erano più la soluzione migliore. «Sono ormai vetusti – precisa Gobbi –, e non va dimenticato che ad esempio funzionano con le autovetture e non con le motociclette. E di queste ne circolano tante”. Da qui la decisione di smantellarli e metterli all’asta, per finanziare progetti di prevenzione e sensibilizzazione come ‘Strade sicure’. Una storia, quella dei radar fissi, che va quindi a concludersi. E su questo tema Gobbi ricorda come «ero presidente del Gran Consiglio quando, nel 2008, si discusse questo tema. Che fu fortemente contrastato dalla Lega, tanto che Giuliano Bignasca lanciò la taglia sui radar. Se vogliamo, la taglia la giriamo all’inverso. È lo Stato che, oggi, elimina i radar fissi e li mette in vendita con l’obiettivo di finanziare attività di prevenzione”.

Incidenti, nel 2017 calo del 2,8%
Stando ai dati finora disponibili, nel 2017 si sono registrati 3’880 incidenti della circolazione. Vale a dire il 2,8 per cento in meno rispetto al 2016. Numeri questi che sono, recita il comunicato del Dipartimento istituzioni, “un frutto tangibile del nuovo approccio che prevede una comunicazione trasparente sui controlli della velocità, affiancata da campagne preventive come ‘Strade sicure”. Merito della segnalazione dei radar votata dal Gran Consiglio del 2016? Per Norman Gobbi “è un merito in generale della prevenzione che viene fatta. Sì con l’informazione, ma anche coi controlli che sono inevitabili. Lo sappiamo, l’essere umano ama la libertà. Ma le regole devono essere seguite”. Sicuramente, però, “i dati confortano la politica da noi portata avanti, perché meno incidenti significano meno code, meno danni materiali e meno danni sociali se ci sono ferimenti o peggio”. Due anni fa la segnalazione dei radar arrivò a seguito di una mozione di Marco Chiesa (Udc) e Fiorenzo Dadò (Ppd). Proprio quest’ultimo, da noi raggiunto, si dice “contento che la nostra mozione ha portato qualche beneficio nella prevenzione degli incidenti. Constatiamo che ai tempi ci lanciarono gli strali addosso, le nostre intenzioni erano buone e oggi ne abbiamo la conferma”.

Prevena 2018: sotto l’albero non regalatevi spiacevoli sorprese

Prevena 2018: sotto l’albero non regalatevi spiacevoli sorprese

Comunicato stampa

Come ogni anno e fino al 24 dicembre, agenti della Polizia cantonale, in collaborazione con quelli delle Polizie comunali, della Polizia dei trasporti e delle Guardie di confine mettono in atto l’operazione PREVENA 18. L’obiettivo è di garantire alla popolazione una presenza accresciuta di forze di polizia sul territorio durante tutto il periodo dell’Avvento, segnatamente nei punti di grande affluenza quali negozi, centri commerciali e mercatini natalizi.

Si rende attenta la popolazione a prestare particolare attenzione, poiché in questo momento dell’anno l’afflusso in massa di persone favorisce i borseggi e i furti in genere da parte dei malviventi. Inoltre il rapido imbrunire facilita in particolare i furti con scasso nelle abitazioni; per questo motivo la presenza ancora più capillare di pattuglie sul territorio intende accrescere il livello di vigilanza anche su questo fronte, al fine di garantire alla popolazione delle festività natalizie in tutta sicurezza.

Per prevenire sgradite “sorprese” durante gli acquisti si rinnovano i seguenti consigli: 

  • evitare, nel limite del possibile, di portare con sé somme consistenti di denaro in contanti, utilizzare piuttosto le carte di credito; 
  • custodire il portamonete in tasche anteriori dei pantaloni o quelle interne della giacca, meglio ancora se è possibile chiuderle; 
  • portare sempre le borsette a contatto con il corpo e preferibilmente sul davanti e con la cerniera chiusa o comunque mai perderle di vista (ad esempio nei carrelli della spesa); 
  • mai tenere nello stesso posto le carte bancarie/postali e i codici per il loro utilizzo. Se possibile non conservare i codici per iscritto; 
  • prestare attenzione quando qualcuno vi urta nella ressa (sovente gli autori di furti e borseggi provocano lo scontro per distrarre le vittime e sottrarre loro denaro e altri valori); 
  • non lasciare oggetti di valore in vista nei veicoli e verificare che le auto siano regolarmente chiuse a chiave quando si lascia il parcheggio.

In particolare per prevenire i furti con scasso si raccomanda di: 

  • chiudere accuratamente tutte le porte e finestre prima di uscire di casa, evitando di lasciare chiari indizi dell’assenza: biglietti sulla porta, luci spente in casa, messaggi particolari sulla segreteria telefonica, ecc; 
  • depositare gli oggetti di valore e i documenti importanti in una cassetta di sicurezza della banca; 
  • evitare di nascondere le chiavi di casa sotto lo zerbino, dietro i vasi per i fiori o nella bucalettere; 
  • simulare una presenza all’interno inserendo un timer su più di una luce e farlo accendere a intervalli irregolari.

S’invita inoltre a segnalare tempestivamente alla Polizia oppure al personale del negozio comportamenti sospetti ravvisati in centri commerciali o nei parcheggi. Non esitate a chiamare il 117 e a segnalare situazioni che possono essere sospette.

‘Sì alla riforma per agire più efficacemente prima dell’apertura di un procedimento’

‘Sì alla riforma per agire più efficacemente prima dell’apertura di un procedimento’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 dicembre 2018 de La Regione

Comandante, le leggi vigenti in Svizzera sono sufficienti a contrastare in maniera efficace la criminalità organizzata e segnatamente le associazioni mafiose italiane attive anche sul nostro territorio?

Sono cosciente del fatto che da più parti è stata sottolineata la mancanza oggi di strumenti legislativi adeguati per lottare efficacemente contro i fenomeni derivanti dalle infiltrazioni mafiose. In quanto comandante della Polizia cantonale sono abituato a lavorare nella maniera più efficace possibile con gli strumenti che ho a disposizione e ritengo che i risultati positivi degli ultimi anni, se pensiamo soprattutto alla diminuzione dei reati in generale in Ticino, lo testimonino. Sta invece al legislatore approfondire e se del caso potenziare l’arsenale giuridico, introducendo norme o modificando quelle esistenti, per contrastare meglio determinate forme di criminalità organizzata, come le associazioni da lei indicate.

La prossima settimana il Gran Consiglio si pronuncerà sul progetto di revisione della legge cantonale sulla polizia. Revisione proposta dal Consiglio di Stato e sostenuta dalla maggioranza della commissione parlamentare della Legislazione, ma oggetto anche di critiche. Questa riforma potrebbe rendere più incisive in Ticino le indagini sul crimine organizzato anche di stampo mafioso?

Certamente la possibilità di poter disporre, come Polizia cantonale e analogamente a quanto avviene già da anni in altri Cantoni, di strumenti d’inchiesta preventivi quali l’osservazione, l’indagine in incognito, l’inchiesta mascherata e la sorveglianza discreta faciliterebbe di sicuro l’attività degli inquirenti in molti ambiti investigativi. E non solo quelli legati alle infiltrazioni mafiose. Queste nuove norme, elaborate nel rispetto del quadro legale e conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, permetterebbero agli agenti di agire con maggiore efficacia prima dell’apertura di un procedimento penale, per esempio nel quadro della lotta al traffico di stupefacenti e a reati come la pedofilia in particolare su internet. A.MA.

Mafie, tentacoli e dinamiche

Mafie, tentacoli e dinamiche

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 dicembre 2018 de La Regione

Così il capo della Polizia cantonale dopo la risposta del Consiglio federale all’interpellanza di Romano Il comandante Cocchi ricorda: con Fedpol un piano d’azione contro le infiltrazioni.

La presa di posizione del Consiglio federale sull’interpellanza del deputato ticinese al Nazionale Marco Romano è dei giorni scorsi. Il governo ricorda che “la lotta alle organizzazioni criminali di stampo mafioso, quindi anche alla mafia italiana, costituisce una priorità” per l’Ufficio federale di polizia (Fedpol) e per il Ministero pubblico della Confederazione. Scrive a lungo, sottolineandone l’importanza, della cooperazione investigativa sul piano nazionale e su quello internazionale. Ma glissa sul tema di fondo posto da Romano. E cioè sulla decisione di qualche anno fa della Fedpol di centralizzare a Berna «il coordinamento delle proprie ‘antenne’ cantonali e dunque delle inchieste su mafia e terrorismo», osservava, interpellato dalla ‘Regione’, il parlamentare in occasione del deposito della propria interpellanza. E si chiedeva se l’operazione «si sia rivelata col tempo una mossa azzeccata oppure se non abbia fatto perdere alla Polizia federale, come temo, il contatto con le dinamiche locali». Con la realtà locale.

Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale: dal suo punto di vista un’operazione azzeccata?
Non compete al comandante della Polizia cantonale esprimersi sulle strategie della Fedpol. Posso comunque affermare che il ‘gioco di squadra’ tra Polcantonale e autorità federali – in particolare l’Ufficio federale di polizia, appunto – funziona, secondo me, molto bene. Nell’ambito della sicurezza nazionale abbiamo infatti raggiunto, come polizia ticinese, maggiore centralità nella lotta al crimine organizzato, anche in considerazione della posizione geografica di confine del nostro cantone. Per esempio nell’azione di contrasto al terrorismo, la rete a livello nazionale e cantonale ha più volte dimostrato di essere estremamente efficace.

Ma la cooperazione tra Fedpol e Cantonale necessita di qualche correttivo o va bene così?
Non è mia abitudine dormire sugli allori, sia per quanto riguarda le attività della Polizia cantonale sia per quel che concerne i rapporti di collaborazione con altre forze di polizia. Lo impone del resto la lotta alla criminalità. Una criminalità che evolve, che muta a una velocità tale che a volte le istituzioni faticano a seguire. I costanti contatti a più livelli hanno portato però a dei miglioramenti che in futuro potranno essere ulteriormente rafforzati.

E che la collaborazione tra Fedpol e Polizia cantonale “verrà ulteriormente rafforzata” lo preannuncia anche il Consiglio federale, rispondendo a Romano…
Da parte della Fedpol e da parte della Polizia cantonale, l’attenzione al fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel nostro Paese non è mai mancata. Prova ne sia che, come spiegato anche recentemente dalla direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle, stiamo lavorando insieme a un piano d’azione antimafia in Ticino.

Concretamente?
Dapprima analizzeremo il fenomeno per raccogliere le informazioni che ci necessitano sulle infiltrazioni mafiose nel nostro cantone e in seguito agiremo in modo coordinato a livello investigativo, senza dimenticare l’impiego di strumenti quali espulsioni e/o divieti di entrata in Svizzera. Ciò a dimostrazione di quanto detto prima: la collaborazione tra Polcantonale e Fedpol è positiva e orientata alla progettualità.

Il passaggio di inquirenti della Cantonale alla Polizia giudiziaria federale avviene ancora oppure l’emorragia è stata tamponata?
È un passaggio legato alle aspirazioni professionali che ogni agente possiede e su cui, ci mancherebbe altro, non esprimo giudizi. Se da un lato è vero che inquirenti della Cantonale sono passati nelle file della Fedpol, dall’altro noto che alcuni sono poi ritornati nel nostro corpo di polizia, che continua a mantenere un forte appeal per chi è alla ricerca di uno sbocco professionale nel settore sicurezza, in particolare come inquirente.

Hooligan «Cari club, ora servono dei progressi»

Hooligan «Cari club, ora servono dei progressi»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 3 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Dispositivi elettronici per l’identificazione dei tifosi ospiti: richiamati all’ordine HCAP e HCL

Misure anti-hooligan: il Dipartimento delle istituzioni ha richiamato all’ordine l’Hockey club Ambrì Piotta e l’Hockey club Lugano, rei di non aver fatto «alcun progresso» a quanto richiesto a metà luglio.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha scritto ai vertici dei club mercoledì, all’indomani dunque dei 39 decreti d’accusa emessi dal Ministero pubblico per gli scontri della Valascia dello scorso gennaio.
Nel dettaglio alle società era stata richiesta l’introduzione di dispositivi elettronici in grado di identificare i tifosi, ma solo nel settore ospiti. Il tutto prendendo quale riferimento il modello applicato nella pista dello Zugo. Strumenti, questi, che il Dipartimento delle istituzioni invitava a implementare entro marzo ma per i quali ora, come riferito dalla RSI, il termine è stato prorogato alla fine del campionato.
«I buoni risultati avuti dal punto di vista della sicurezza in questa prima metà di campionato di calcio e di hockey non deve far sottovalutare un problema che è ancora latente» ha affermato in merito Gobbi. Per poi precisare: «Di grossi problemi sinora non ce ne sono stati e questo credo sia anche merito dei club che hanno preso delle misure ma pure dei messaggi politici dati».
Le raccomandazioni giunte durante l’estate avevano diviso le società, le quali non avevano mancato di sottolineare diverse criticità a livello pratico e finanziario. Finiti nel mirino, HCAP e HCL continuano a restare prudenti. Se la direzione del club leventinese non ha voluto commentare, confermando però che discuterà della lettera a breve, per il Lugano a prendere posizione è stato il managing director Jean-Jacques Aeschlimann: «L’impianto di Zugo è collegato a tutto il sistema di videosorveglianza interna. E quindi da questo lato si ha a che fare con un investimento molto più alto. Poi è chiaro, se il Dipartimento ci chiede di fare un certo tipo di lavoro dobbiamo chinarci sulla problematica e dare delle risposte concrete. Ma solo quando avremo a disposizione tutti i dati per poter decidere».
L’introduzione di un dispositivo elettronico per il riconoscimento facciale dei tifosi era stato chiesto in via principale ad HCAP e HCL.
Detto ciò, il Dipartimento si era riservato di ritornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti qualora la situazione non fosse migliorata. Un compromesso, insomma, che Gobbi aveva commentato così: «Si tratta di un atto di fiducia nei confronti delle società sportive, alle quali è stato richiesto uno sforzo minore rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. Una fiducia che dovrà essere confermata nei fatti, altrimenti saranno da rivedere le misure di sicurezza all’interno degli stadi. In ogni caso – aggiunge – si vuole andare nella direzione di una maggiore responsabilizzazione dei club sul fronte della sicurezza. Mi auguro che questa proposta di compromesso possa trovare l’adesione e la comprensione da parte delle società, che penso abbiano capito che sulla sicurezza non si scherza, visti i possibili pericoli che anche una partita».