“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”: resoconto della stagione balneare 2018

“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”: resoconto della stagione balneare 2018

Comunicato stampa

È un bilancio sostanzialmente positivo quello stilato dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Sezione della Polizia lacuale per quanto attiene all’estate 2018, con un focus particolare sul numero degli incidenti nei fiumi e nei laghi del nostro Cantone. Le azioni di prevenzione destinate a residenti e turisti sono state recepite nel modo opportuno.

In collaborazione con la Commissione cantonale del Consiglio di Stato “Acque sicure”, lungo tutta la stagione estiva il Dipartimento delle istituzioni ha riproposto la campagna generale di informazione e sensibilizzazione denominata “Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”. L’iniziativa è stata sviluppata soprattutto attraverso cartelloni pubblicitari tradotti in quattro lingue e posizionati nei principali luoghi d’interesse del nostro Cantone e nelle maggiori stazioni ferroviarie. In hotel, campeggi e presso gli enti turistici locali sono stati distribuiti efficaci opuscoli informativi che pongono l’accento sui rischi nei fiumi e sulle regole da rispettare quando ci si avventura nei laghi; sono inoltre stati installati manifesti sui bus che percorrono le tratte di valle e nei centri turistici. Infine, per veicolare in modo ancor più capillare questo importante messaggio, sono stati distribuiti migliaia di sottopiatti e bustine di zucchero in centinaia di esercizi pubblici ubicati in tutto il Cantone.
La sicurezza passa dalla prevenzione. La campagna multilingue, che verrà riproposta anche nella prossima stagione estiva, ha posto l’accento sul senso di responsabilità che ognuno di noi è sempre chiamato a dimostrare nei contesti acquatici; il rischio è infatti sempre dietro l’angolo, ed è fortemente legato al nostro comportamento. Proprio nell’ottica di essere ancor più incisivi a livello preventivo, è stata anche prodotta una serie di video che avevano lo scopo di mettere in luce le principali situazioni di rischio con cui bagnanti e sportivi possono trovarsi confrontati nei fiumi e nei laghi.
Attraverso la campagna si sono quindi resi attenti in particolare turisti e residenti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti e, segnatamente, sull’attenzione e sulla vigilanza che bisogna costantemente mantenere nei contesti acquatici, dove i rischi sono molto più elevati e sempre dietro l’angolo e dove occorre dimostrare un elevato senso di responsabilità personale.
Purtroppo, durante la stagione estiva 2018 si sono registrati tre incidenti mortali: due in contesti fluviali (fiume Verzasca) e uno nel lago Ceresio. Restano poi elevati, e destano non poche preoccupazioni, i diversi infortuni gravi causati da attività a rischio quali i tuffi dalle rocce, il funambolismo sui fiumi, il canyoning e il campeggio abusivo a bordo fiume.
Tra le novità di quest’anno, si segnala l’attività proposta alla spiaggia del Meriggio a Losone: alla confluenza dei fiumi Maggia e Melezza, in una delle zone più frequentate del Locarnese durante la stagione calda, durante i fine settimana dei mesi di luglio e di agosto è stata organizzata la presenza dei pattugliatori, che hanno informato i bagnanti sui comportamenti corretti da assumere per godersi le meraviglie del Cantone in tutta sicurezza.
Il Dipartimento delle istituzioni coglie l’occasione per ringraziare tutti gli enti che hanno collaborato attivamente sul territorio e hanno contribuito alla salvaguardia della vita dei numerosissimi frequentatori dei nostri laghi e corsi d’acqua.

“Polizia ticinese” e corpi locali, il Dipartimento istituzioni illustra gli sviluppi del progetto

“Polizia ticinese” e corpi locali, il Dipartimento istituzioni illustra gli sviluppi del progetto

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 14 novembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11098257

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 15 novembre 2018 de La Regione

Gobbi: “Nel 2019 alcune proposte di modifica della Legge sulla collaborazione tra Cantonale e comunali”

Si prospetta il ritorno in Gran Consiglio per la LcPol, la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le polcomunali varata nel marzo 2011 e in vigore a tutti gli effetti da tre anni, da quando sono operative le regioni di polizia comunale (oggi sette) facenti capo a Comuni polo. Un ritorno in parlamento per dare base legale ai primi capitoli del progetto ‘Polizia ticinese’ di cui si sta occupando il gruppo di lavoro costituito dal governo nel dicembre 2016. Tra i punti forti della revisione legislativa? L’aumento del numero minimo di agenti perché una comunale possa definirsi strutturata e dunque essere riconosciuta dalla LcPol – da cinque poliziotti più il comandante a quindici più il responsabile –, nonché l’assegnazione di nuovi compiti ai corpi locali, per esempio in materia di “legge sugli stranieri (dimore fittizie), incidenti stradali e commercio ambulante”.
È l’idea di manovra del Dipartimento istituzioni, che, spiega il suo direttore Norman Gobbi, conta di porre in consultazione le relative modifiche normative «la prossima primavera», così che «nell’estate 2019» il Consiglio di Stato abbia la possibilità di pronunciarsi su una bozza di messaggio. Licenziandola, si augura il ministro, all’indirizzo del Gran Consiglio. L’obiettivo della nuova organizzazione è di «migliorare ulteriormente» la cooperazione fra la Polcantonale e le comunali. Ciò «a beneficio dei cittadini, che quando sollecitano l’intervento della polizia devono confidare in una risposta celere», sottolinea Gobbi nella conferenza stampa indetta dal Dipartimento, e tenutasi ieri, per indicare i “prossimi passi” di ‘Polizia ticinese’.
Un progetto preannunciato nel giugno 2015 dallo stesso Gobbi in parlamento ritirando il messaggio governativo favorevole alla mozione del liberale radicale Giorgio Galusero che chiedeva un solo corpo di polizia in Ticino. Archiviato (pare) il dossier polizia unica, si sono quindi cominciate a studiare “nuove forme di collaborazione” tra la Polcantonale e i corpi locali.
Per questo il Consiglio di Stato ha incaricato un gruppo di lavoro, coordinato dal segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini e composto di rappresentanti dei Comuni, della Cantonale e dell’Associazione delle polcom. Sugli scenari suggeriti per rendere maggiormente performante il dispositivo di sicurezza introdotto dalla LcPol, il governo ha avviato negli scorsi mesi una consultazione. «Hanno preso posizione sei Comuni polo, cinquantadue Comuni, di cui dodici dotati di polizia strutturata, associazioni e Ministero pubblico», ricorda Filippini: «C’è chi ha condiviso le proposte, chi ha rilanciato l’ipotesi polizia unica e chi si è espresso per lo statu quo». Controverso si è rivelato il ventilato incremento del numero minimo di agenti – contestato dalla «maggior parte» dei cinquantadue Comuni – affinché un corpo di polizia locale sia considerato strutturato. Cosa d’altronde prevedibile e comprensibile, visto che l’aumento degli effettivi mette a rischio l’esistenza di quelle comunali che attualmente dispongono di sei agenti, comandante compreso. Il Dipartimento puntava sulla formula venticinque poliziotti più il capo. Alla fine si è optato per quella auspicata dall’Associazione delle polizie comunali, ovvero quindici agenti più il comandante. Secondo il gruppo di lavoro l’incremento del numero minimo di poliziotti, che può passare anche «dall’accorpamento di due o più polizie comunali strutturate», è in ogni caso necessario: lo è, evidenzia Filippini, «per agevolare il coordinamento delle forze dell’ordine nella regione e per garantire un servizio sulle ventiquattro ore». Con il primo pacchetto di correttivi alla LcPol che il Dipartimento istituzioni intende tradurre in modifiche legislative da trasmettere al Gran Consiglio, si mira anche «a rafforzare il ruolo dei Comuni polo per un più efficace coordinamento nelle regioni di polizia», fa sapere Gobbi. Ma il progetto ‘Polizia ticinese’ contempla pure «una seconda fase»: il passaggio «graduale» da quindici a venti agenti più il comandante quale numero minimo per i corpi strutturati e la riduzione da sette a cinque delle regioni di polizia. Musica (forse) del futuro.

Bossalini: un numero che ci permette un controllo efficace del territorio
Presente alla conferenza stampa, Dimitri Bossalini, alla testa dell’Apcti, l’Associazione delle polizie comunali ticinesi, è visibilmente soddisfatto.
Per finire il Dipartimento istituzioni ha aderito – perlomeno per quel che riguarda la “prima fase” del progetto ‘Polizia ticinese’ – alla richiesta dell’Apcti: sì all’aumento del numero minimo degli agenti dei corpi locali cosiddetti strutturati, ma da cinque agenti più il capo a quindici più il comandante. Non oltre.
«Questa formula consente ancora un controllo efficace del territorio da parte delle polcomunali – dice Bossalini – . La situazione risulterebbe invece problematica passando a venticinque agenti più il comandante, come proposto inizialmente dal Dipartimento: in certe situazioni la nuova polizia strutturata si troverebbe infatti a garantire la sicurezza di prossimità in un territorio dove vi sono magari venti Comuni e altrettanti Municipi con esigenze diverse. Per il resto eravamo e siamo d’accordo con la necessità di una riorganizzazione del dispositivo introdotto dalla Legge sulla collaborazione tra Cantonale e polizie comunali». In prospettiva, e siamo alla “seconda fase” del progetto indicata dal Dipartimento istituzioni, si parla tuttavia di un incremento, sempre con riferimento al numero minimo di effettivi per le comunali strutturate, da quindici poliziotti più il comandante a venti più il capo, secondo la formula suggerita a suo tempo dalla maggioranza del gruppo di lavoro, del quale Bossalini fa parte. La seconda fase contempla pure la riduzione da sette a cinque delle regioni di polizia comunale e dunque dei Comuni polo. «Una diminuzione del numero delle regioni agevolerà il coordinamento tra forze dell’ordine», osserva il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, anch’egli nel gruppo di lavoro. Come Roberto Torrente. Il progetto ‘Polizia ticinese’, evidenzia il comandante della polcomunale di Lugano, «valorizza ruolo e competenze delle comunali. Migliora inoltre il coordinamento nelle regioni e con la Cantonale». Tant’è che una delle modifiche legislative cui sta pensando il Dipartimento prevede “l’obbligo per le pattuglie delle polcom di usare il sistema di auto alla condotta impiegato dal Cantone».
Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 15 novembre 2018 del Corriere del Ticino

A piccoli passi verso la polizia ticinese
Prevista una nuova suddivisione dei compiti tra Cantonale e comunali e un minimo di 15 agenti per i corpi strutturati.
Norman Gobbi: «Interventi graduali» – Roberto Torrente: «Valorizzato il ruolo di prossimità» – I timori degli enti locali.

Sono passati oltre tre anni da quando, spiazzando il Gran Consiglio, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritirò il messaggio sul progetto
di polizia unica. Era il 24 giugno del 2015 e in aula il consigliere di Stato annunciò l’intenzione di ragionare a un disegno «di polizia ticinese più concreto e
costruito insieme ai corpi comunali e regionali ». Il frutto di queste riflessioni è ora maturo e, dopo l’esame da parte di un gruppo di lavoro ad hoc e un primo giro
di pareri, pronto per essere posto in consultazione nella primavera del 2019. Le preoccupazioni tra gli enti locali non mancano. In particolare c’è chi teme che
a seguito della riorganizzazione venga meno la conoscenza del territorio e con essa un servizio di prossimità adeguato. «Il progetto – ha però ricordato Gobbi –
punta a una migliore offerta del servizio di polizia sul territorio 24 ore su 24. Perché ai cittadini non interessa chi effettua l’intervento tra polizia cantonale e agenti
delle comunali, ma che s’intervenga». Da qui la necessità di pensare a un’impostazione della collaborazione tra forze dell’ordine (e della relativa legge cantonale)
più efficiente e finanziariamente sopportabile per i cittadini. Non tutti gli interventi strutturali inizialmente previsti hanno tuttavia superato lo scoglio della consultazione d’inizio 2018. «La strategia – ha rilevato Gobbi – deve godere del maggior consenso possibile e in tal senso abbiamo recepito le preoccupazioni
dei Comuni, prevedendo dei cambiamenti graduali». Ecco dunque che gli effettivi delle polizie strutturate in una prima fase dovranno essere portati dagli
attuali 5 a 15 agenti (più un comandante). «Il minimo sindacale» ha notato il direttore delle Istituzioni, che originariamente aveva posto l’asticella a 25 agenti
minimi. La soglia in questione era stata criticata apertamente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi, che ieri per bocca del suo presidente Dimitri
Bossalini ha espresso soddisfazione per il parziale cambio di rotta. «La maggioranza dei 52 Comuni che ha risposto alla consultazione si è detta contraria all’aumento degli effettivi» ha spiegato il coordinatore dipartimentale e presidente del gruppo di lavoro «Polizia ticinese» Luca Filippini. Per poi aggiungere: «Probabilmente non è passato il messaggio corretto. In molti hanno pensato che sarebbe stato necessario quintuplicare i propri effettivi, quando invece si tratterà di procedere a degli accorpamenti». Una soluzione, quest’ultima, che ha però fatto storcere il naso a Comuni come Stabio, sede di un corpo di polizia strutturata che nella propria presa di posizione rilevava: «Se l’obiettivo del Dipartimento è che le 24 ore vengano coperte sull’intero cantone da parte delle polizie comunali è sufficiente pretendere che le polizie strutturate siano costrette a garantirlo. Spetta poi a loro decidere se farlo attraverso una convenzione tra polizie strutturate, un
aumento degli effettivi, una convenzione con una polizia polo o una fusione tra più corpi di polizia strutturata. Ma non compete al Cantone entrare nel merito
dell’autonomia comunale». In merito Gobbi ha però replicato: «Accorpare non significa diminuire la presenza sul territorio. Significa invece valorizzare
il ruolo degli agenti delle comunali ed aumentare la capacità operativa delle forze dell’ordine a favore dei cittadini. E una manciata di piccoli corpi comunali
non è più in grado di rispondere a questa esigenza in termini di efficacia. Basta l’assenza di un agente è la polizia va in default». Ciò detto, le modifiche di legge
previste – che il Governo dovrebbe consolidare con un messaggio nell’estate del 2019 – oltre a concedere alle polizie strutturate un margine di 2 anni per adattarsi,
non contemplano alcuni interventi più drastici agendati in un primo momento. «Il numero minimo di 20 agenti per le polizie strutturate e la riduzione dei
poli regionali da 7 a 5 sono ipotesi che restano sul tavolo, ma che potranno semmai essere implementate in una seconda fase» ha chiarito Gobbi. La legge rivista,
oltre a rafforzare il ruolo dei corpi delle polizie polo all’interno delle regioni, codificherà invece i nuovi compiti delle comunali, secondo quanto previsto nel
quadro del progetto Ticino 2020. «Parliamo di compiti che si fondano sull’essenza del ruolo di agente comunale, quello della prossimità» ha indicato Gobbi:
«Dal monitoraggio dei disordini e dei rumori molesti, al controllo dei permessi nell’ambito della legge sugli stranieri, passando al commercio ambulante e alla
gestione degli incidenti stradali senza gravi conseguenze». In questo quadro c’è però chi guarda con preoccupazione alle nuove competenze in materia di polizia
giudiziaria che passeranno al livello comunale. «Con l’attuale organizzazione, ci sono chiari problemi di coordinamento e un’eccessiva frammentazione» ha però precisato il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. «La separazione dei compiti è quindi cruciale» ha sottolineato, ricordando come attraverso
i suoi specialisti la polizia cantonale sia vieppiù chiamata a fornire risposte in operazioni intercantonali, collaborando con la Fedpol e sul piano della cooperazione
internazionale. Ma un giudizio positivo al progetto in rampa di lancia l’ha fornito anche il comandante della polizia della Città di Lugano Roberto Torrente: «Per i poli come il nostro è un buon progetto. Vogliamo delle polizie comunali forti, che sappiano rispondere alle nuove emergenze 24 ore su 24. La riorganizzazione
inoltre valorizza il ruolo e le competenze, in termini di prossimità, degli agenti locali, la cui professione diventa per altro maggiormente attrattiva».

 

La polizia ticinese del futuro

La polizia ticinese del futuro

Da www.liberatv.ch

Riforma della polizia, avanti tutta: ecco l’organizzazione futura Cantonali-comunali. Ma lo scoglio è il numero minimo di agenti…

La riorganizzazione della Polizia ticinese prosegue in modo spedito. Oggi a Palazzo governativo sono stati presentati i risultati della consultazione avviata tra i Comuni per ridefinire i rapporti tra Polizia cantonale e Polizie locali. Il ministro delle istituzioni Norman Gobbi, il segretario generale del Dipartimento, Luca Filippini, che ha presieduto il gruppo di lavoro, hanno presentato il progetto insieme al comandante della Cantonale Matteo Cocchi e al comandante della Polizia di Lugano Roberto Torrente.

Alla consultazione hanno preso parte 6 comuni polo, 52 Comuni, 2 associazioni e il Ministero pubblico. Dalla consultazione è emerso un sì alla nuova suddivisione dei compiti tra Cantonale e Comunali, alla riduzione del numero delle regioni polo, a un migliore coordinamento all’interno delle regioni, ma un sostanziale no all’aumento degli effettivi delle polizie strutturate.

Attualmente queste ultime devono avere almeno cinque agenti più un comandante. In futuro dovranno averne almeno quindici più un comandante. E in una seconda fase il numero minimo di agenti sarà portato a venti. Norman Gobbi ha spiegato che il passaggio da un minimo di cinque a un minimo di quindici agenti avverrà entro un paio di anni dal momento in cui la riforma verrà approvata dal Gran Consiglio. Ma ha precisato: “Saremo flessibili e daremo il tempo alle singole polizie di reclutare il personale necessario per adeguarsi, come siamo stati flessibili nella concretizzazione dell’attuale organizzazione”.

“La criminalità evolve – ha detto il comandante della Cantonale Cocchi – e cresce la collaborazione intercantonale e con la Polizia Federale, e sempre di più in futuro dovremo mettere in campo degli specialisti, anche nelle attività di supporto informatiche e logistiche. Oggi, con l’attuale organizzazione, ci sono chiari problemi di coordinamento e un’eccessiva frammentazione”.

“Vogliamo delle polizie comunali forti, che sappiano rispondere alle nuove emergenze – gli ha fatto eco il comandante della polizia di Lugano Torrente –. Dobbiamo aumentare il livello di competenza delle polizie locali, rendere più attrattiva la professione, pur mantenendo la nostra strategia di prossimità con agenti attivi sul territorio e vicini alla popolazione. Occorre chiarezza nell’ambito della condotta e delle responsabilità, ci vogliono strategia comuni e mezzi adeguati”.

“Accorpare non significa diminuire la presenza sul territorio – ha aggiunto Gobbi –. Significa invece valorizzare il ruolo degli agenti delle Comunali ed aumentare la capacità operativa delle forze dell’ordine”.

Ora si tratta di superare lo scoglio “politico” relativo all’aumento del numero minimo degli effettivi. Ma è un punto fondamentale senza il quale la riforma non potrà andare in porto.

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Una nuova suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e le comunali sarà definita nei prossimi mesi tenendo in considerazione i principi stabiliti dal progetto Ticino 2020. Inoltre, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbe aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).

È questo l’assetto della Polizia ticinese presentato questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona. Nella Sala stampa di Palazzo delle Orsoline erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Segretario generale Luca Filippini, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Comandante della Polizia comunale della Città di Lugano Roberto Torrente. Per dare seguito alla proposta di riorganizzare la Polizia in Ticino, a fine 2016 il Consiglio di Stato istituì un gruppo composto da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale con l’obiettivo di definire i contorni della Polizia ticinese.

Per volontà del Consigliere di Stato Norman Gobbi bisognava gettare le basi per la costruzione di “una polizia al servizio di tutti i cittadini, che tenesse conto del lavoro impostato attraverso l’attuazione della collaborazione tra la polizia cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per i cittadini”. Ad aprile del 2018, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione alla quale hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico.

Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di procedere nei prossimi mesi alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020. Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante. Per rispondere ad una migliore e più efficace organizzazione dei corpi comunali, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbero aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).

Inoltre, si dovrebbe procedere con l’attuazione di una serie di misure per migliorare il coordinamento all’interno delle regioni di polizia, concretizzare la centralizzazione degli acquisti per le necessità informatiche e logistiche e definire una struttura organizzativa «standard» per le polizie dei Comuni Polo. In fine, dopo una fase di assestamento della nuova organizzazione della “Polizia ticinese”, le regioni di polizia comunale del Cantone dovrebbero passare da 7 a 5.

Le modifiche legislative saranno poste nuovamente in consultazione entro la primavera del prossimo anno in modo che il Governo possa decidere formalmente sul progetto entro l’estate del 2019.

 

Da www.rsi.ch/news

Presentato il nuovo assetto delle forze dell’ordine cantonali e comunali, frutto di un progetto approfondito

Un’inedita suddivisione degli incarichi tra la polizia cantonale ticinese e le comunali sarà definita nei mesi a venire, mentre il numero minimo di agenti per le polizie maggiormente strutturate aumenterà da 5 a 20 (a cui si somma il comandante del corpo). Sono queste alcune delle particolarità che caratterizzeranno il nuovo assetto, presentate mercoledì a Bellinzona.

Il gruppo istituito due anni fa dal Consiglio di Stato nell’ottica di riorganizzare la polizia in Ticino e formato da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale ha sviluppato un progetto denominato “Polizia ticinese”.

Sulla base di quest’ultimo e dopo le considerazioni emerse in fase consultiva, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di procedere, entro breve, alla definizione di nuove competenze per le comunali, tra cui spiccano i controlli per violazione della legge sugli stranieri, incidenti stradali (senza vittime) e commercio ambulante. Alla fine del periodo d’assestamento dell’inedita organizzazione le regioni di polizia comunale cantonali dovrebbero passare da 7 a 5.

 

Il piano nazionale anti estremismo è sulla buona strada

Il piano nazionale anti estremismo è sulla buona strada

La maggior parte delle 26 misure preconizzate sono in corso di attuazione o di elaborazione da parte di Cantoni e Comuni

Un anno dopo essere stato presentato, il “Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento” (PAN) sembra essere sulla buona strada.
La maggior parte delle 26 misure preconizzate sono in corso di attuazione o di elaborazione da parte di Cantoni e Comuni, stando a un primo bilancio stilato nel corso di un convegno organizzato oggi a Berna, cui hanno partecipato circa 200 addetti ai lavori, tra cui operatori sociali, insegnanti e poliziotti.

Il Piano d’azione era stato presentato al pubblico il 4 dicembre 2017 dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga, ministra di giustizia e polizia, e da rappresentanti dei governi cantonali e degli esecutivi di Comuni e Città. Il Consiglio federale aveva manifestato l’intenzione di promuovere la sua attuazione con un programma d’incentivazione quinquennale da 5 milioni di franchi.

Le varie misure sono attuate in via prioritaria a livello locale. Ad esempio, ogni Cantone ha nominato una persona di contatto a cui la popolazione e gli specialisti possono rivolgersi e i cui recapiti sono disponibili sui siti web ch.ch e della Rete integrata Svizzera per sicurezza (RSS), che dipende dal Dipartimento federale della difesa (DDPS) e che ha organizzato il convegno, insieme al servizio intercantonale Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC).

Anche le organizzazioni della società civile stanno lavorando sul tema della radicalizzazione e dell’estremismo violento. Diversi progetti e iniziative sono in fase di sviluppo per prevenirne insorgere. Un gruppo di 15 esperti sta inoltre sviluppando un catalogo di misure per il reinserimento delle persone radicalizzate nella società.

Strategia su tre pilastri – Oltre al PAN il Consiglio federale ha previsto altre due vie d’azione nella sua strategia di lotta al terrorismo. L’esecutivo vuole completare l’articolo 260ter del Codice penale sull’organizzazione criminale, vietando il reclutamento, l’addestramento e i viaggi per atti terroristici, incluse le relative operazioni di finanziamento. Saranno perseguiti gli appelli al crimine e l’apologia del terrorismo.

La vigente legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaida” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate, ottiene così una base legale permanente e le disposizioni in merito sono formulate in modo più chiaro, ritiene il governo, che ha trasmesso il suo messaggio al parlamento lo scorso 14 settembre.

La terza componente d’intervento riguarda l’azione della polizia. L’obiettivo è fornirle mezzi supplementari per intervenire al di fuori dei procedimenti penali contro persone potenzialmente pericolose. L’obbligo di presentarsi regolarmente a un posto di polizia, il divieto di lasciare il territorio e l’assegnazione ad un luogo specifico sono alcune delle possibilità previste. I risultati della consultazione avviata l’8 dicembre 2017 e conclusasi a fine marzo sul relativo disegno preliminare di legge sono in corso di valutazione.

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Comunicato stampa

Una nuova suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e le comunali sarà definita nei prossimi mesi tenendo in considerazione i principi stabiliti dal progetto Ticino 2020. Inoltre, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbe aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).
È questo l’assetto della Polizia ticinese presentato questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona.

Nella Sala stampa di Palazzo delle Orsoline erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Segretario generale Luca Filippini, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Comandante della Polizia comunale della Città di Lugano Roberto Torrente.

Per dare seguito alla proposta di riorganizzare la Polizia in Ticino, a fine 2016 il Consiglio di Stato istituì un gruppo composto da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale con l’obiettivo di definire i contorni della Polizia ticinese. Per volontà del Consigliere di Stato Norman Gobbi bisognava gettare le basi per la costruzione di “una polizia al servizio di tutti i cittadini, che tenesse conto del lavoro impostato attraverso l’attuazione della collaborazione tra la polizia cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per i cittadini”.

Ad aprile del 2018, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione alla quale hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico. Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di procedere nei prossimi mesi alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020. Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante. Per rispondere ad una migliore e più efficace organizzazione dei corpi comunali, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbero aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo). Inoltre, si dovrebbe procedere con l’attuazione di una serie di misure per migliorare il coordinamento all’interno delle regioni di polizia, concretizzare la centralizzazione degli acquisti per le necessità informatiche e logistiche e definire una struttura organizzativa «standard» per le polizie dei Comuni Polo. In fine, dopo una fase di assestamento della nuova organizzazione della “Polizia ticinese”, le regioni di polizia comunale del Cantone dovrebbero passare da 7 a 5.

Le modifiche legislative saranno poste nuovamente in consultazione entro la primavera del prossimo anno in modo che il Governo possa decidere formalmente sul progetto entro l’estate del 2019.

Rimuovi il ghiaccio, equipaggiati e viaggia… e senza brividi

Rimuovi il ghiaccio, equipaggiati e viaggia… e senza brividi

Comunicato stampa

Con la stagione invernale ormai alle porte, il programma di prevenzione «Strade sicure» invita anche quest’anno gli automobilisti a equipaggiare i propri veicoli con le gomme termiche e a circolare sempre con il parabrezza libero dal ghiaccio. Tutti i suggerimenti per viaggiare sicuri nella stagione fredda saranno contenuti in un opuscolo informativo, accompagnato da un «raschia ghiaccio» sponsorizzato dalla campagna «Rifletti».
Il programma «Strade sicure» – gestito dal Dipartimento delle istituzioni, insieme a Polizia cantonale e corpi comunali – dà oggi avvio a una campagna di sensibilizzazione invernale intitolata «Rimuovi il ghiaccio e viaggia sicuro». Un opuscolo con i principali suggerimenti sarà distribuito in tutti gli sportelli accessibili al pubblico dei posti di polizia, e da alcuni gommisti.
Le principali raccomandazioni ai conducenti del nostro Cantone riguardano l’esigenza di equipaggiare i veicoli con le gomme termiche e l’obbligo di mettersi in moto solo dopo avere completamente liberato il parabrezza da neve o ghiaccio. Comportarsi correttamente garantisce un controllo ottimale del proprio veicolo e riduce il rischio di incidenti; è una scelta che mostra attenzione per la sicurezza propria e di tutti gli utenti della strada.
Il Dipartimento delle istituzioni e le polizie colgono l’occasione per ricordare che le gomme invernali migliorano in modo indiscutibile le prestazioni dell’automobile, accrescendo l’aderenza e, di conseguenza, il controllo del veicolo. Ciò si traduce, ad esempio, in una riduzione sensibile dello spazio di frenata: a una velocità di 40 km/h, su una strada innevata, un’auto dotata di pneumatici invernali si ferma completamente in uno spazio di 29 metri, contro i 61 che servono a un veicolo che monta pneumatici estivi. Le autorità cantonali ricordano a questo proposito che – sebbene in Svizzera non esista l’obbligo di dotare la propria automobile di gomme invernali – chi crea problemi alla circolazione a causa di un equipaggiamento inadeguato può inoltre essere sanzionato.
Ulteriori informazioni sono disponili sull’opuscolo informativo allegato nella cartella stampa elettronica.

Stopradicalizzazione.ch: riconoscere e combattere la minaccia

Stopradicalizzazione.ch: riconoscere e combattere la minaccia

Strumenti e specialisti per prevenire il fenomeno

La prevenzione della radicalizzazione e della minaccia terroristica è sempre d’attualità. Il nostro Paese finora non è mai stato un obiettivo sensibile, ma questo non esclude che la situazione possa modificarsi. Il rischio zero – come tutti sappiamo – non esiste! Non dobbiamo però cedere a facili timori, bensì individuare gli strumenti che consentano di scongiurare attacchi contro l’incolumità della nostra comunità. I volti della radicalizzazione sono molteplici: si parla di estremisti di sinistra o di destra, di hooligans sportivi, di criminali, di cittadini accecati dall’odio e ancora di estremismi religiosi.
Nel 2017 la Confederazione, i Cantoni e i Comuni hanno avviato un Piano d’azione nazionale, con il coinvolgimento di numerosi partner della sicurezza nazionale, dalla Fedpol ai Servizi segreti fino alla Pretura federale. A livello cantonale, oltre all’apprezzato lavoro svolto della Polizia cantonale, ci siamo dotati di un dispositivo per accrescere la sicurezza sul territorio.

Una piattaforma contro gli estremismi
Lo scorso aprile il Consiglio di Stato – su proposta del mio Dipartimento – ha costituito una Piattaforma interdisciplinare di prevenzione contro gli estremismi composta da specialisti che operano nell’Amministrazione cantonale, nella Polizia cantonale e nella Magistratura. Molto importante è anche il ruolo svolto dai Comuni attraverso la conoscenza e la vicinanza alla popolazione residente. Inoltre, sarà fondamentale la strategia per l’integrazione degli stranieri. L’esperienza ci insegna che un processo d’integrazione, rapido e duraturo dei cittadini stranieri, resta uno degli strumenti più efficaci. Va da sé che le regole da rispettare sono sempre le nostre.

I primi risultati concreti
Questo lavoro di squadra è fondamentale: esso ci permette di sfruttare tutte le sensibilità in modo complementare. Si tratta infatti di elaborare e mettere in atto misure interdisciplinari a scopo preventivo, di accompagnamento e di deradicalizzazione. Nella prima fase d’attività della Piattaforma è stato realizzato il nuovo portale internet www.stopradicalizzazione.ch. Per eventuali necessità è anche possibile contattare una helpline confidenziale e gratuita. Due strumenti informativi e di raccolta di richieste d’informazione e di aiuto della popolazione. Le segnalazioni possono essere di tre tipi: richiesta d’informazioni, segnalazione da approfondire che vengono sottoposte a seconda dei casi ai rappresentanti del mondo della scuola e della formazione, dei servizi sociali e partner per l’integrazione e quelle di pericolo immediato subito trasmesse alla Polizia cantonale. Sito internet e linea telefonica sono misure che definisco demilitarizzate, che genitori, compagni di classe, famigliari possono utilizzare per segnalare comportamenti allarmanti. Raccogliere le segnalazioni d’aiuto della popolazione potrebbe poi permettere di trovare una tempestiva soluzione ai problemi sollevati. La società cambia velocemente e, per non perdere il contatto con la realtà, auspico un certo dinamismo del gruppo di lavoro nel mantenere aggiornati gli strumenti messi a disposizione.
Sempre in questa fase è stata avviata una serie di progetti di prevenzione rivolti agli addetti ai lavori e alla popolazione. Nei prossimi mesi, si proseguirà con il rafforzamento e l’estensione della rete settoriale intercantonale e intercomunale e sono previste delle azioni di sensibilizzazione mirate soprattutto all’interno delle scuole.

I nuovi strumenti consentono ora ai cittadini – le nostre sentinelle sul territorio – di segnalare situazioni sospette e contribuire a ridurre il rischio di minacce sul nostro territorio, a tutto vantaggio della sicurezza della popolazione ticinese.

Telecamere sugli agenti

Telecamere sugli agenti

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 8 novembre de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11077497

Il Dipartimento delle istituzioni (DI) ticinese apre alla possibilità che anche le polizie comunali si possano dotare delle bodycam, le minivideocamere che possono essere integrate alle divise degli agenti in servizio.
Si sta infatti elaborando un progetto specifico in proposito, da sottoporre al Governo cantonale entro la fine di marzo del 2019, inserendo questa particolarità nella Legge sulla polizia che è attualmente in corso di revisione.
L’intenzione del dipartimento diretto da Norman Gobbi è stata confermata da una lettera che il DI ha inviato nei giorni scorsi al Municipio di Lugano, che aveva espressamente richiesto alle autorità cantonali di prendere posizione sull’eventualità di permettere ai poliziotti luganesi di poter disporre di tali “strumenti”.

Sempre più sicuri tra le nostre mura domestiche

Sempre più sicuri tra le nostre mura domestiche

I ladri non avranno mai vita facile
Qualche giorno fa, e più esattamente il 29 ottobre, si è tenuta la quarta giornata nazionale di prevenzione dei furti con scasso, un momento importante per fare il punto su quanto fatto finora nello specifico settore e per riflettere sugli eventuali correttivi. Coordinato tra le forze di polizia svizzere e la Prevenzione svizzera della criminalità (CPS), questo appuntamento mira a sensibilizzare l’opinione pubblica sulle misure preventive che possono essere adottate per ridurre il rischio di essere vittime di un furto con scasso. Bisogna essere soddisfatti del lavoro che stiamo svolgendo, tanto a livello di prevenzione quanto a livello di controlli puntuali sul territorio e di repressione. La percezione che ogni cittadino ha della sua personale sicurezza passa proprio da questo approfondito lavoro corale. Le statistiche ci danno ragione e ci spronano a insistere su questa strada difficile ma redditizia: negli ultimi tre anni i furti con scasso e le violazioni di domicilio sono in calo. Tutti sappiamo cosa significhi sentirsi protetti quando ci si trova tra le proprie quattro mura, accanto ai propri affetti più cari. Ma un successo non deve assolutamente generare passività: il mio Dipartimento e la Polizia cantonale sono evidentemente soddisfatti di questa tendenza, ma occorre ribadire con chiarezza e fermezza quanto sia fondamentale restare vigili e continuare a produrre il massimo sforzo.

Un cittadino collaborativo
I numeri non mentono: in Ticino i reati contro il patrimonio sono in continua diminuzione, attestandosi nel 2017 a 3’626 casi, in sostanziale contrazione (-17%) rispetto all’anno precedente. Dal canto loro, i furti con scasso sono stati 1’112, con una flessione del 29% che non può lasciare indifferenti. Va specificato poi che il 35% dei furti con scasso nelle abitazioni sono solo tentati: a termine di paragone, la percentuale era del 25% nel 2016. Dobbiamo però tenere alta la guardia per ribadire il trend positivo anche in futuro. Sono molteplici le motivazioni che hanno permesso di conseguire questo risultato: da un lato, la maggiore e migliore presenza sul territorio degli agenti favorita dalla riorganizzazione della Polizia, dall’altro, una comunicazione più efficace e attiva sul tema con l’utilizzo dei canali classici e l’aggiunta dell’App e dei social media della Polizia cantonale. Pure i cittadini – non va sottaciuto – hanno dato il loro prezioso contributo con la segnalazione alla Centrale operativa di situazioni sospette, rendendo più efficace il lavoro di prevenzione e repressione degli agenti. A proposito: dobbiamo essere tutti molto grati a chi lavora 24 ore su 24 e tutto l’anno per garantirci benessere e tranquillità.

L’oscurità dà una mano ai “furbetti”
Con il passaggio all’ora solare, l’oscurità si insedia più rapidamente e c’è chi ne approfitta: i ladri. Essi sfruttano queste condizioni per agire in modo più discreto o per individuare più facilmente le abitazioni da cui gli abitanti sono momentaneamente assenti. Non è certo un caso se da ottobre a marzo la curva dei furti, in particolare quelli noti come “del crepuscolo”, aumenta in modo significativo e rappresenta circa il 40% del numero totale di furti commessi nello stesso periodo. Tuttavia, degli accorgimenti semplici possono ridurre efficacemente il rischio che un ladro entri in casa vostra: ad esempio, simulando una presenza (timer, luci, televisione, radio, ecc.), segnalando comportamenti sospetti al 117 o proteggendo i vostri valori. Oltre a questi comportamenti virtuosi, può fungere da deterrente anche l’installazione di adeguate apparecchiature meccaniche e/o elettroniche che aumentano la qualità della protezione della vostra abitazione. Insomma, come recita un vecchio ma sempre attuale adagio, meglio prevenire che curare!

Furti in costante calo

Furti in costante calo

Da www.rsi.ch/news

I furti con scasso sono in continua diminuzione. Lo scorso anno in Ticino sono stati 1’112, con una flessione di quasi il 30%.
Sul totale il 35% sono risultati furti solo tentati. Ciò nonostante la polizia invita a non abbassare la guardia, specialmente in questo periodo in cui il buio arriva prima.
Anche quest’anno le polizie cantonali hanno organizzato una campagna di sensibilizzazione a livello nazionale con pattuglie di agenti pronte a dar consigli.
Le raccomandazioni, spiega l’addetto stampa della polizia cantonale ticinese Claudio Ferrari, sono quelle già note: chiudere bene tutte le porte, non tenere oggetti di valore in vista o nei cassetti, meglio sarebbe in una piccola cassaforte. In caso di sospetto occorre avvisare immediatamente le forze dell’ordine.
Spesso si ha l’impressione che le zone più soggette a furti siano quelle a ridosso del confine. In realtà, aggiunge Ferrari, quelle più colpite sono le valli.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11040150