Il piano nazionale anti estremismo è sulla buona strada

Il piano nazionale anti estremismo è sulla buona strada

La maggior parte delle 26 misure preconizzate sono in corso di attuazione o di elaborazione da parte di Cantoni e Comuni

Un anno dopo essere stato presentato, il “Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento” (PAN) sembra essere sulla buona strada.
La maggior parte delle 26 misure preconizzate sono in corso di attuazione o di elaborazione da parte di Cantoni e Comuni, stando a un primo bilancio stilato nel corso di un convegno organizzato oggi a Berna, cui hanno partecipato circa 200 addetti ai lavori, tra cui operatori sociali, insegnanti e poliziotti.

Il Piano d’azione era stato presentato al pubblico il 4 dicembre 2017 dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga, ministra di giustizia e polizia, e da rappresentanti dei governi cantonali e degli esecutivi di Comuni e Città. Il Consiglio federale aveva manifestato l’intenzione di promuovere la sua attuazione con un programma d’incentivazione quinquennale da 5 milioni di franchi.

Le varie misure sono attuate in via prioritaria a livello locale. Ad esempio, ogni Cantone ha nominato una persona di contatto a cui la popolazione e gli specialisti possono rivolgersi e i cui recapiti sono disponibili sui siti web ch.ch e della Rete integrata Svizzera per sicurezza (RSS), che dipende dal Dipartimento federale della difesa (DDPS) e che ha organizzato il convegno, insieme al servizio intercantonale Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC).

Anche le organizzazioni della società civile stanno lavorando sul tema della radicalizzazione e dell’estremismo violento. Diversi progetti e iniziative sono in fase di sviluppo per prevenirne insorgere. Un gruppo di 15 esperti sta inoltre sviluppando un catalogo di misure per il reinserimento delle persone radicalizzate nella società.

Strategia su tre pilastri – Oltre al PAN il Consiglio federale ha previsto altre due vie d’azione nella sua strategia di lotta al terrorismo. L’esecutivo vuole completare l’articolo 260ter del Codice penale sull’organizzazione criminale, vietando il reclutamento, l’addestramento e i viaggi per atti terroristici, incluse le relative operazioni di finanziamento. Saranno perseguiti gli appelli al crimine e l’apologia del terrorismo.

La vigente legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaida” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate, ottiene così una base legale permanente e le disposizioni in merito sono formulate in modo più chiaro, ritiene il governo, che ha trasmesso il suo messaggio al parlamento lo scorso 14 settembre.

La terza componente d’intervento riguarda l’azione della polizia. L’obiettivo è fornirle mezzi supplementari per intervenire al di fuori dei procedimenti penali contro persone potenzialmente pericolose. L’obbligo di presentarsi regolarmente a un posto di polizia, il divieto di lasciare il territorio e l’assegnazione ad un luogo specifico sono alcune delle possibilità previste. I risultati della consultazione avviata l’8 dicembre 2017 e conclusasi a fine marzo sul relativo disegno preliminare di legge sono in corso di valutazione.

Attivati gli strumenti per prevenire radicalizzazione ed estremismo violento

Attivati gli strumenti per prevenire radicalizzazione ed estremismo violento

Da oggi è online il nuovo portale www.stopradicalizzazione.ch per prevenire i fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento ed è disponibile al numero 079 953 46 82 una linea telefonica per consulenze gratuite. Sono queste le prime misure adottate dalla Piattaforma interdipartimentale di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento presentate questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona dal Consigliere di Stato Norman Gobbi accompagnato dalla capo progetto Michela Trisconi e dal Vicesindaco di Lugano Michele Bertini.

Il 4 dicembre 2017 la Confederazione, i Cantoni e i Comuni hanno lanciato il Piano d’azione nazionale per prevenire la radicalizzazione e l’estremismo violento in tutte le sue forme. Il Canton Ticino ha dato seguito alle misure dotandosi di un proprio dispositivo. In quest’ottica lo scorso mese di aprile il Consiglio di Stato ha infatti costituito una Piattaforma interdisciplinare di prevenzione contro la radicalizzazione e l’estremismo violento composta dai rappresentati del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento della sanità e della socialità, del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e dei Comuni. Grazie al lavoro della Piattaforma sono stati creati il nuovo portale www.stopradicalizzazione.ch e la linea telefonica attivi da oggi. Inoltre, è stata avviata una serie di progetti di prevenzione e di sensibilizzazione rivolti agli addetti ai lavori e alla popolazione ticinese.

La capo progetto Michela Trisconi ha specificato che la linea telefonica – operativa dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 16.00 – è a disposizione di tutta la popolazione ticinese per un ascolto confidenziale, in caso di domande, o per condividere preoccupazioni, dubbi, interrogativi sul tema della radicalizzazione e l’estremismo violento.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha dal canto suo ricordato che “anche se la Svizzera non è un obiettivo primario dei terroristi, la certezza assoluta che gli attacchi non possano interessare anche il Ticino purtroppo non esiste. Non dobbiamo comunque cedere alla paura come vorrebbero gli autori di simili azioni”. In quest’ottica ha pure ricordato che “è fondamentale la collaborazione tra autorità federali, cantonali e comunali per far fronte a minacce silenziose e insidiose come la radicalizzazione e l’estremismo violento”.
Un aspetto confermato anche dal Vicesindaco di Lugano Michele Bertini che ha evidenziato infatti “l’importanza per città come Lugano di essere parte di una rete per poter segnalare fenomeni che per la loro natura insidiosa si percepiscono in modo più diretto a livello locale, essendo questa una realtà istituzionale più vicina ai cittadini”.

La fondamentale collaborazione tra forze di sicurezza civili e militari

La fondamentale collaborazione tra forze di sicurezza civili e militari

Non siamo un’isola felice immune da tutto
Stiamo attraversando un periodo storico non facile, stretti come siamo nella morsa di problematiche di varia natura che ci coinvolgono più o meno da vicino e più o meno a livello personale. Tra le preoccupazioni che contraddistinguono il mondo in cui viviamo c’è anche il terrorismo, argomento molto mediatizzato e che entra nelle nostre case quotidianamente. Qualcuno obietterà che in Ticino il terrorismo non esiste, che non dovremmo preoccuparci per qualcosa che non c’è e che le priorità sono ben altre. Si tratta di un punto di vista piuttosto diffuso, condivisibile però solo in parte. Da un lato, il nostro Cantone e la Svizzera hanno effettivamente la fortuna di non aver mai vissuto ciò che altre nazioni (alcune vicine a noi) hanno dovuto più volte patire. Alle nostre latitudini nessuno si sognerebbe mai di dire che siamo tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche, anche se nel recente passato ci siamo trovati confrontati con alcuni casi di eco-terrorismo che siamo comunque stati capaci di affrontare nel modo opportuno. D’altro canto, sarebbe alquanto incauto starsene immobili e passivi, correndo il rischio di farci cogliere impreparati nel caso fossimo confrontati con un evento estremo. Dobbiamo pertanto vigilare.

Nessuno spazio all’improvvisazione
Ma dobbiamo anche stare molto attenti a non cedere all’immotivata o irrazionale paura, come subdolamente spera chi commette atti vigliacchi e violenti. Proprio in quest’ottica, affinché la prevenzione sia efficace occorre che ognuno degli attori coinvolti collabori in modo proficuo con gli altri, facendo sistema. In questo contesto, le forze di sicurezza civili e militari ricoprono un ruolo di assoluta rilevanza. Non tutti ne hanno totale consapevolezza e questo è un po’ un peccato. Il loro è spesso un lavoro oscuro, poco appariscente, ma puntiglioso, approfondito e soprattutto redditizio. Se alle nostre latitudini conduciamo una vita sostanzialmente tranquilla, se avvertiamo una sensazione di generalizzata sicurezza, se passeggiamo per strada senza il timore che qualcosa di grave possa accaderci, lo dobbiamo anche a questi professionisti che senza alcun proclama ci guardano le spalle. Affrontare la minaccia terroristica vuol dire impegnarsi su più fronti: alludo all’uso repressivo della forza così come alla citata prevenzione e alla sensibilizzazione. Nulla va lasciato al caso e non ci deve essere spazio per l’improvvisazione.

Prevenire radicalizzazione ed estremismi violenti
In un contesto tanto delicato e che pretende la nostra massima attenzione, occorre agire, mettere sul tavolo idee, essere dinamici. Tra le misure che il mio Dipartimento ha proposto, c’è un portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino. Lo stesso è il frutto del lavoro compiuto da una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Tema, quest’ultimo, sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Il portale, che tra l’altro presenteremo domani, è una delle misure attraverso le quali intendiamo mettere in rete i vari attori della prevenzione in Ticino. Lo scopo è riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto alla popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto, dando così vita a un meccanismo virtuoso di causa-effetto. Non viviamo in un Paese dove imperversa il terrorismo, non siamo soggetti ad attacchi sistematici e non siamo neppure nel mirino dell’estremismo, ma – e lo evidenzio ancora a chiare lettere – non bisogna commettere l’errore di ritenerci invulnerabili né tantomeno al di sopra delle parti. Pertanto, e concludo, ben venga la collaborazione tra tutti gli enti chiamati a garantire giorno dopo giorno e capillarmente la sicurezza del cittadino, che è poi ciò che ci sta maggiormente a cuore.

Istituito il gruppo di lavoro contro l’estremismo

Istituito il gruppo di lavoro contro l’estremismo

Nuova misura di prevenzione voluta dal DI”

Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato – approvando la richiesta del mio Dipartimento – ha deciso di istituire una Piattaforma interdisciplinare formata da specialisti operanti nell’Amministrazione, nella Polizia cantonale, in Magistratura e già confrontati professionalmente con il fenomeno della radicalizzazione. Un gruppo di lavoro composto da dodici persone e presieduto dal coordinatore del mio Dipartimento Luca Filippini.
Il tema della radicalizzazione e della sua prevenzione è sempre d’attualità nella lotta alle organizzazioni terroristiche. Gli attentati si susseguono purtroppo con una certa regolarità, ma fortunatamente non hanno mai colpito il territorio svizzero. Il Canton Ticino non può di conseguenza essere definito un obiettivo sensibile.

Non possiamo tuttavia attendere che il problema si concretizzi per affrontarlo. Le minacce possono giungere da gruppi ben strutturati oppure, come spesso accade, anche da persone insospettabili con una vita normale.
Gli attentati terroristici ottengono ampia visibilità sui media di tutto il mondo e per questo possono generare in qualcuno il condannabile desiderio di emulazione. Dobbiamo quindi mantenere alta la guardia con un’adeguata attività di prevenzione mentre la Polizia cantonale continua nel monitoraggio della situazione attraverso lo scambio regolare di informazioni sensibili a livello nazionale e internazionale.

Il processo d’integrazione e la volontà di essere integrati
La radicalizzazione potrebbe rappresentare una minaccia alla sicurezza del nostro paese, fondato sui valori della democrazia, del rispetto delle tradizioni e della legalità. Chi li rispetta è bene accetto, chi li denigra e li minaccia non ha diritto di permanenza sul nostro territorio. Il processo di integrazione, per essere uno strumento efficace di inclusione deve quindi basarsi su questi valori, così da favorire il duraturo inserimento nella nostra società. Diversamente la coesione sociale non sarà raggiunta e il rischio di future minacce continuerà ad esistere.

Un portale internet e diverse attività di prevenzione
Per favorire l’integrazione, è stata decisa la realizzazione in particolare di un portale internet. Il gruppo di lavoro dovrà accompagnare e supportare la creazione di questo nuovo strumento, che permetterà di avvicinare più rapidamente un’ampia porzione di popolazione, soprattutto quella più a rischio dei giovani. Verrà data priorità alla scelta dei contenuti informativi e alla modalità di gestione delle domande in entrata.  Lo scopo è di riunire tutte le richieste di informazione e di aiuto della popolazione, per poi valutarle e predisporre le giuste misure di supporto. Un’attività dinamica e flessibile che deve saper cogliere puntualmente le trasformazioni in atto sul territorio. Altre misure concrete di prevenzione verranno adottate e monitorate secondo necessità e con l’avanzamento dei lavori. Sarà inoltre fondamentale aggiornare la formazione specifica del personale coinvolto nelle varie attività per favorire un’azione più incisiva.

Per tutte queste attività i servizi del mio Dipartimento – in particolare con la collaborazione del Servizio per l’integrazione degli stranieri – avranno un ruolo centrale. E’ pure prevista la collaborazione con il Centro d’informazione sulle credenze di Ginevra.

I compiti della Piattaforma interdisciplinare sono chiari e complementari a quelli delle autorità politiche e delle forze dell’ordine. La minaccia terroristica va affrontata su più fronti e con differenti approcci. Da oggi abbiamo a disposizione un nuovo strumento di prevenzione, grazie alla reattività del mio Dipartimento nell’adattarsi ai cambiamenti della società, per ridurre l’esposizione alle minacce e garantire maggiore sicurezza ai cittadini ticinesi.

Sicurezza: un portale contro il terrorismo

Sicurezza: un portale contro il terrorismo

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 9 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

Il Dipartimento delle istituzioni scende in campo con un progetto per contrastare la radicalizzazione Norman Gobbi: «Minaccia vigliacca che va affrontata su più fronti, dalla prevenzione alla repressione»

Prevenire la minaccia terroristica e contrastare la radicalizzazione. Questo l’obiettivo della Confederazione che, ad inizio dicembre, aveva presentato il piano d’azione nazionale sollecitando i Cantoni ad attivarsi per arginare il fenomeno. Una richiesta alla quale il Ticino subito ha risposto presente: oggi, sul tavolo del Consiglio di Stato approderà un progetto elaborato dal Dipartimento delle istituzioni per dare vita a un portale per la prevenzione contro la radicalizzazione e gli estremismi violenti in Ticino. Ma per combattere un fenomeno complesso come quello del proselitismo, è sufficiente rispondere con un sito internet? «Bisogna affrontare la minaccia terroristica su più fronti, dall’uso repressivo della forza, alla prevenzione e sensibilizzazione» spiega al Corriere del Ticino il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , che aggiunge: «Ci troviamo di fronte a una minaccia vigliacca. I terroristi agiscono colpendo le nostre comunità al cuore, laddove si svolge la vita di tutti i giorni. Anche se il nostro territorio attualmente non risulta essere tra gli obiettivi delle organizzazioni terroristiche non possiamo rimanere con le mani in mano. L’esperienza ci insegna che il processo d’integrazione dei cittadini in arrivo da noi resta uno degli strumenti più efficaci per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica».

Il cittadino in prima linea
Una volta ottenuto il via libera dall’Esecutivo, il progetto pilota durerà due anni (2018-2019) durante i quali un gruppo di esperti – supportato dal Centro intercantonale d’informazione sulle credenze religiose di Ginevra – svilupperà il sito internet che sarà rivolto agli addetti ai lavori ma anche ai cittadini. Ai primi permetterà di «fare rete», confrontandosi e scambiando consigli per risolvere i casi. Mentre per la parte rivolta al pubblico – inteso non solo come singoli cittadini ma anche come ambiente scolastico ed autorità di protezione – il portale consentirà di trovare informazioni utili, ma anche di poter segnalare eventuali situazioni sospette. Avvisi questi che, per evitare una caccia alle streghe, verranno debitamente analizzati dalle autorità. «Dopo una serie di misure di polizia si tratta del primo tassello concreto e “demilitarizzato” portato avanti dall’autorità cantonale». Ancora in una fase iniziale, il progetto (al quale prenderanno parte anche il DSS e il DECS), rappresenta un ulteriore tassello nella lotta al radicalismo. Come ricorda il nostro interlocutore, «negli scorsi mesi il Consiglio di Stato rispondendo a una consultazione federale ha chiesto a Berna, su proposta del mio dipartimento, di valutare l’inasprimento delle pene per i reclutatori che cercano adepti da radicalizzare». Ma non solo. Se il 2017 è stato segnato, tra l’altro, dall’azione di sensibilizzazione rivolta ai Comuni per evitare la distribuzione del Corano nelle piazze, nel 2018 «i servizi del mio dipartimento valuteranno l’introduzione di una serie di misure per intensificare la collaborazione con i Comuni – penso in particolar modo alle Città del nostro cantone – con l’obiettivo di migliorare ulteriormente il presidio del nostro territorio», precisa Gobbi. Per valutare l’efficacia del portale infine, è previsto che la direzione presenti al Governo un rapporto di attività annuale.

I servizi segreti svizzeri
Ma il tema delle infiltrazioni di stampo terroristico in Ticino e in Svizzera è stato ripreso anche dal quotidiano romando Le Temps. In particolare, negli scorsi giorni il sito del quotidiano riportava come, fino al 2001, il nostro cantone e la località di Campione d’Italia fossero serviti di base ai Fratelli musulmani. Tali informazioni sarebbero emerse da un’indagine che i Servizi segreti svizzeri stanno conducendo in merito a presunte reti islamiche presenti sul territorio nazionale. Ma allora, dobbiamo preoccuparci? «La certezza che attacchi di questa portata non possano toccare anche noi purtroppo non l’abbiamo – conclude Gobbi – non siamo immuni dagli attentati terroristici come non lo eravamo in passato: ripenso agli anni Settanta e Ottanta, quando l’Italia viveva quelli che sono ricordati come “gli anni di piombo” caratterizzati dal terrorismo di matrice politica. Quello che però non dobbiamo fare è cedere alla paura, come vorrebbero i movimenti radicalizzati che commettono questi atti vili e violenti».

«Puntiamo sul miglioramento della qualità»

«Puntiamo sul miglioramento della qualità»

Dal Corriere del Ticino | Insegnamento dell’italiano e inserimento professionale i cardini della nuova strategia – Norman Gobbi: «A priremo un portale contro la radicalizzazione»

Nessuno stravolgimento ma, per dirlo con le parole del delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta, «un miglioramento della qualità». Questo è il succo del secondo Programma cantonale d’integrazione (PIC) per il periodo 2018-2021. A presentarlo, oltre a Cometta, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il presidente del Governo Manuele Bertoli. Ed è proprio nella maggiore collaborazione tra le autorità – cantonali e locali – che si articola il secondo PIC, lavorando sulle fondamenta già gettate con il precedente programma. Tra gli aspetti centrali spiccano un miglioramento dell’insegnamento dell’italiano e delle misure volte alla formazione professionale degli stranieri. «L’integrazione è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione», ha ricordato Gobbi, che ha inoltre annunciato la creazione di un portale dedicato proprio a questo tema. Nella rivista FORUM viene inoltre presentato un bilancio del primo PIC, con uno sguardo sulla storia della migrazione e il suo ruolo nell’economia.

Estendere le collaborazioni tra i Dipartimenti e con i Comuni, migliorare la qualità dell’insegnamento della lingua italiana e puntare maggiormente sull’inserimento professionale soprattutto nell’ambito dell’asilo. Questi sono i tre punti cardine su cui il Canton Ticino intende puntare nel nuovo Programma di integrazione degli stranieri (PIC 2). Dopo l’esperienza maturata con il primo PIC, introdotto nel 2014 e che scadrà appunto alla fine del 2017, i consiglieri di Stato Manuele Bertoli e Norman Gobbi , insieme al Delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta , hanno presentato il programma per il quadriennio 2018-2021. Come il precedente, esso prevede la promozione dell’integrazione – come deciso dalla Confederazione – nell’ambito delle strutture ordinarie (ad esempio la formazione, la sanità, la socialità, il mercato del lavoro) e si fonda su tre pilastri fondamentali: l’informazione e la consulenza, la formazione e il lavoro e, infine, la comprensione e l’integrazione sociale. «È fondamentale possedere un programma di questo tipo – ha spiegato Bertoli – sia per le persone che devono essere accolte e accompagnate, sia per la nostra società». E il DECS, come ha ricordato il suo direttore, è particolarmente coinvolto poiché si occupa dell’insegnamento dell’italiano, che con il PIC 2 viene potenziato e della formazione professionale. Tra le novità che partiranno dal 2018 vi sarà infatti un pre-tirocinio, volto ad aiutare tutti quei ragazzi che non hanno più l’età per affrontare la scuola dell’obbligo ma che allo stesso tempo non sarebbero in grado di intraprendere subito un apprendistato. In questo modo vengono preparati al tirocinio e indirizzati verso le professioni più richieste dal mercato del lavoro.

Prevenire le minacce

Ma sebbene il PIC coinvolga il lavoro di tutti i Dipartimenti – ad esempio anche il DSS per ciò che concerne la salute e la socialità – quello maggiormente toccato è il Dipartimento delle istituzioni attraverso il Servizio per l’integrazione degli stranieri. «Il PIC – ha affermato Gobbi – si rivolge in particolare al 6% della popolazione, ossia persone che provengono da Stati terzi o da altri continenti, realtà molto diverse dalla nostra». E l’integrazione «è uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica», ha aggiunto Gobbi, che ha poi comunicato che le Istituzioni intendono creare un portale online di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti in collaborazione con il Centro intercantonale d’informazione sulle credenze di Ginevra. Una piattaforma su cui gli esperti potranno confrontarsi e scambiarsi esperienze e consigli utili anche per risolvere casi concreti. Più in generale, invece, Gobbi ha illustrato gli obiettivi del Governo nell’ambito dell’integrazione degli stranieri per la legislatura in corso: promuovere la conoscenza dell’identità culturale ticinese, attualizzare le procedure di accoglienza per i richiedenti l’asilo allineando il DSS e le Istituzioni, migliorare la salute in senso lato delle popolazioni migranti, definire una strategia per i minorenni non accompagnati e favorire l’integrazione e l’accoglienza attraverso il coinvolgimento di comunità locali, associazioni, parrocchie e, non da ultimo, i Comuni.

Parola d’ordine mediare

E proprio gli enti locali sono centrali nella presa a carico degli stranieri. «Alcuni Comuni fanno tantissimo altri meno», ha precisato Cometta. «Ma tutti vanno sostenuti nel loro compito di promozione dell’integrazione. Ciò che abbiamo notato in questi tre anni è che molti migranti conoscono bene i propri diritti, ma non così bene i propri doveri». Cometta ha poi precisato che «il programma è rimasto sostanzialmente invariato, si è trattato soprattutto di migliorare nella qualità». Nell’ambito delle numerose misure del PIC 2 – un documento di una cinquantina di pagine – il Governo ha ad esempio deciso di proseguire con l’attività di prevenzione e sensibilizzazione contro il matrimonio forzato, portato avanti dal progetto PRECOFO. E vi è anche l’intenzione di aprire due sportelli per aiutare e sostenere le attività e promuovere i progetti delle realtà associative e delle comunità che si occupano appunto di integrazione. «Vogliamo anche proporre ai Comuni una formazione specifica in specialista dell’integrazione perché spesso mancano le competenze. È inoltre previsto un aiuto finanziario». Un miglioramento è pure previsto nella prevenzione della discriminazione nei luoghi di lavoro e si intende proseguire e sviluppare il Centro di consulenza e prevenzione contro il razzismo. Centrale è poi la sensibilizzazione delle strutture ordinarie sull’importanza della mediazione culturale e dell’utilizzo di interpreti. Al proposito Cometta ha citato l’esempio della scuola: «Ci sono genitori che non conoscono la lingua e c’è chi non partecipa alle riunioni con i docenti perché non capisce quello che viene detto. In questo senso è importante promuovere l’uso di mediatori e interpreti per facilitare il contatto tra i genitori e la scuola». E proprio nell’ambito dell’integrazione sociale Cometta ha sottolineato come dal 2014 la richiesta di interpreti sia notevolmente aumentata: «Nel 2017 gli interpreti e i mediatori hanno prestato alle strutture ordinarie 65.000 ore di lavoro, mentre nel 2014 erano 2.000».

Infine, ad avere un ruolo nell’integrazione è anche la radiotelevisione pubblica. Il responsabile dell’attualità regionale della RSI Massimiliano Herber ha presentato una nuova app per smartphone, Together, con la quale è possibile conoscere e scoprire la Svizzera attraverso un quiz.