Calcio d’inizio per Ticino2020

Calcio d’inizio per Ticino2020

dal Giornale del Popolo del 9 giugno 2016

Ieri a Massagno c’è stato il primo faccia a faccia sulla riforma tra il ministro Gobbi e i rappresentanti di tutti i Comuni del distretto. Le prime reazioni sono state positive

Euro 2016? No, Ticino 2020. Questa settimana alle nostre latitudini sicuramente l’evento non più atteso – ma comunque da sottolineare per le sorti del nostro cantone – è stato l’appuntamento che ieri sera, alle scuole comunali di Massagno, si sono dati il consigliere di Stato Norman Gobbi e i rappresentanti di tutti i Comuni nell’Ente Regionale di Sviluppo del Luganese (ERS-L). Un incontro che è stato il primo vero e proprio faccia a faccia tra il direttore del Dipartimento delle Istituzioni e i Comuni sulla madre di tutte le riforme, il cui scopo ultimo, ha ricordato Gobbi, «non è vedere chi ci perde o chi ci guadagna tra Cantone e Comuni», bensì «tornare a rispettare il principio di sussidiarietà alla base del nostro federalismo, che, ce lo riconoscono in tanti, finora è sempre stato efficiente. Ticino 2020 è la conseguenza della lettura che abbiamo fatto a livello cantonale di una realtà con dei Comuni sempre più diversi e non più tutti in grado di fare le stesse cose. Ciò ha portato a centralizzare, a un federalismo d’esecuzione. Un fenomeno che comporta dei malesseri i quali anch’io, che sono stato rappresentante di un Comune, ben conosco», ha concluso il ministro, ma non prima di ribadire che «Ticino 2020 è stato un progetto voluto, sviluppato e che da oggi in poi sarà applicato». Applicazione la cui direzione è stata affidata al capoufficio della sezione enti locali, Elio Genazzi, e, in rappresentanza dei Comuni, a Michele Passardi (si veda anche pagina 5). Proprio quest’ultimo ieri ha illustrato quali saranno i gangli vitali che dovranno essere toccati per rifondare i rapporti tra Cantone e Comuni e con quale tabella di marcia. «La revisione della perequazione e il riassetto istituzionale (che comprende in particolare il piano cantonale delle aggregazioni ndr) sono due aspetti distinti, ma che sono legati ». Spiegato in estrema sintesi, lo scopo della riforma Ticino 2020 sarà quello di ridistribuire i compiti tra i due livelli istituzionali (tendenzialmente più funzioni ai Comuni e meno al Cantone). «Ciò andrà fatto garantendo un corretto finanziamento a ciascuno, senza che nessuno si ritrovi in una situazione peggiore di quella attuale, e, soprattutto diminuendo globalmente la spesa pubblica o mantenendola al massimo uguale a ora. Per fare ciò bisognerà usare gli strumenti giusti, ovvero la perequazione diretta e la correzione dei moltiplicatori». Già perché, ha ricordato Passardi, attualmente i flussi, diretti e indiretti (questi ultimi andranno eliminati), tra Cantone e Comuni sono una giungla. Sotto la lente d’ingrandimento della riforma sono stati messi perciò, in «priorità 1», le questioni che competono previdenza sociale, assistenza, anziani, famiglie, scuola, mobilità e, per l’appunto la perequazione, ovvero i compiti condivisi più onerosi e che storicamente hanno creato più fibrillazioni tra gli enti di ogni livello. Ma oltre che sui punti sensibili, il Dipartimento delle istituzioni ha fatto chiarezza su quali saranno gli organi che dovranno chinarsi su questi e altri temi e quale sarà la tempistica con cui portare in porto Ticino 2020. Ciascuno di questi temi avrà un suo gruppo di lavoro (paritetico) ed «entro la metà del 2017 saranno presentate proposte di decreti legislativi e messaggi governativi, così da consentire entro il 2018 la discussione parlamentare su un primo pacchetto di misure per riorganizzare i rapporti fra il Cantone e gli enti locali e giungere all’applicazione progressiva entro il 2020», ha concluso Passardi, non senza prima ribadire che «certo, sono tempi lunghi, ma perché grandi verosimilmente saranno i cambiamenti in certi settori». Parole queste che hanno trovato il consenso anche di uno dei sindaci più sensibili su questo fronte, ovvero Giovanni Cossi di Vernate. «Parlando a nome dei rappresentanti dei Comuni paganti, sono estremamente soddisfatto, perché la revisione della legge sulla perequazione finanziaria intercomunale finalmente è stata messa sull’attico e non relegata al terzo piano». Positivo anche il commento a caldo del sindaco di Canobbio, Roberto Lurati. «Ho l’impressione che ora ci sia la volontà d’intraprendere un cammino nuovo. Comunque c’è una pecca: avrei voluto vedere in “priorità 1” anche altri temi ambientali che non siano solamente la mobilità». Infine un buon auspicio è stato espresso anche dal sindaco di Massagno, Giovanni Bruschetti, rieletto ieri sera alla testa dell’ERS-L. «Questa è una riforma di tutti, un progetto nostro, che merita di essere seguito con impegno da parte di ciascuno di noi». LE ALTRE NOMINE NELL’ERS-L: Sono stati nominati nel comitato direttivo (ridotto da 7 a 5 membri) anche Paolo Romani (sindaco di Novaggio), Franco Voci (municipale di Torricella- Taverne). Riconfermati Michele Foletti per Lugano e la sindaco di Collina d’Oro Sabrina Romelli (vicepresidente). Inoltre l’ERS-L ha una nuova direttrice: Roberta Angotti.

Spazi adeguati, non cattedrali

Spazi adeguati, non cattedrali

Da LaRegione del 7 giugno 2016, un articolo a cura di Andrea Manna

All’apertura dell’anno giudiziario il neopresidente del Tribunale d’appello affronta il problema logistica

La giustizia ticinese «non ha bisogno di fastose cattedrali dove celebrare i propri riti processuali». E «non è per forza nei tribunali più belli e lussuosi che vengono pronunciate le migliori sentenze, anzi». La nostra magistratura chiede solo «che la macchina della giustizia possa operare nelle migliori condizioni possibili, fruendo degli spazi che le sono necessari per poter offrire ai cittadini il servizio che legittimamente si attendono da questo importante apparato dello Stato». Alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2016-2017, ieri a Lugano, il nuovo presidente del Tribunale d’appello (TdA) Matteo Cassina affronta un problema che si trascina irrisolto da (troppo) tempo: quello della logistica. Un problema, sottolinea il giudice, «reale e serio» dell’organizzazione giudiziaria cantonale, come rilevato «anche dal Consiglio della magistratura nel suo rendiconto 2015». In alcuni edifici pubblici in cui operano le toghe, ricorda Cassina, occorrono grossi interventi «di rinnovamento». È che la manovra di rientro da 185 milioni confezionata di recente dal Consiglio di Stato per risanare le casse cantonali non consente ampi margini di manovra. Il responsabile del TdA ne è consapevole e allora «mi chiedo se non sia meglio porsi degli obiettivi magari meno ambiziosi dal profilo finanziario, ma realizzabili in tempi rapidi». Ciò per uscire, sul fronte della logistica, da una lunga «situazione di stallo che tende inevitabilmente a peggiorare sempre di più». Sull’argomento interviene anche il capo del Dipartimento istituzioni: i risparmi prospettati interessano pure la magistratura (basti pensare alla misura che prevede la riduzione, da quattro a tre, del numero dei giudici dei provvedimenti coercitivi), tuttavia, assicura Norman Gobbi , «gli investimenti logistici nel settore della giustizia sono stati mantenuti». Pertanto «continuano la progettazione per la sistemazione a Bellinzona del Pretorio, quella del Palazzo di giustizia a Lugano e le discussioni per concretizzare l’acquisto di un immobile, sempre a Lugano, da destinare al Tribunale d’appello, oltre alla ristrutturazione, contenuta, del carcere penale della Stampa». Parole, quelle del ministro, che lasciano ben sperare, dice Cassina. Dalle parole si tratta ora di passare ai fatti.

Procedura d’elezione, chiarezza
Nella sua relazione il neopresidente del TdA e giudice del Tribunale amministrativo si sofferma anche su ‘Giustizia 2018’, la riforma voluta da Gobbi per rendere l’organizzazione giudiziaria ticinese “più efficace ed efficiente”. E al riguardo Cassina teme un allungamento dei tempi. In particolare quando ci si dovrà occupare di argomenti «di peso» contemplati dal progetto: per esempio «l’eventuale scorporo del Tribunale penale cantonale dal Tribunale d’appello» o «la riorganizzazione dell’intero Tribunale d’appello». Questi e altri gli argomenti di peso della riforma nei quali «entrano in gioco fattori non soltanto tecnico-giuridici, ma pure di carattere politico e finanziario, che non rendono certo agevoli e immediate le scelte che il legislatore è chiamato a fare». Cassina ha accennato anche a un’altra questione annosa (non c’è solo la logistica): la procedura di elezione dei magistrati. Un anno fa il Gran Consiglio ha dato vita a una commissione interna perché esamini una serie di atti parlamentari e se del caso modifichi in parte oppure radicalmente il vigente sistema di nomina di giudici e procuratori pubblici. «Colgo l’occasione – afferma Cassina – per chiedere alla politica di fare chiarezza per tempo, definendo con il dovuto anticipo la procedura che dovrà essere seguita in occasione del prossimo rinnovo generale (nel 2018, ndr) dei mandati di nomina dei giudici d’Appello, sempre ammesso, naturalmente, che si voglia veramente cambiare qualche cosa».

IL CONSIGLIERE DI STATO
La riforma, il tavolo di discussione e la valutazione dei magistrati

«Rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza deve costituire un obiettivo ambizioso di lunga durata». Un obiettivo «che deve caratterizzare le istituzioni in generale, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo in un periodo, come quello attuale, di cambiamenti»: questo «per garantire al cittadino la qualità del servizio a costi adeguati». Ecco il senso, secondo Norman Gobbi , della riforma Giustizia 2018. Il cantiere procede. Ancora questo mese il governo dovrebbe varare il messaggio sulla riorganizzazione delle giudicature di pace. Nel corso dell’estate, fa inoltre sapere il capo del Dipartimento istituzioni parlando alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2016-2017, «il gruppo di lavoro (di Giustizia 2018, ndr) che si è occupato della revisione della Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto». Non solo. Sempre «nel corso dell’estate» la Divisione giustizia «affronterà i progetti di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello, traendo spunto dai relativi rapporti elaborati dai gruppi di lavoro». C’è di più. «Seguendo l’esempio di altri Cantoni, intendo istituire ad autunno – continua il ministro – un tavolo di discussione tra il Dipartimento e i rappresentanti della magistratura». Un tavolo di discussione sui temi della giustizia all’insegna del «dialogo» e della «collaborazione», sia pur «nella fisiologica dialettica delle rispettive posizioni».

Centodiciotto magistrati e poco più di 46mila incarti evasi nel 2015. «La valutazione dell’efficienza non può però fondarsi unicamente su schematiche cifre lusinghiere», ritiene Gobbi. Per il consigliere di Stato, vanno approfonditi «ulteriori indicatori per analizzare l’operato delle autorità giudiziarie: mi riferisco in particolare alla durata delle procedure e alla ‘stabilità’ delle decisioni, con riguardo sia alla percentuale delle sentenze impugnate rispetto a quelle emesse, sia alla percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio». Quest’ultimo «è, secondo me, un criterio di valutazione rilevante, poiché atto a esprimere la capacità di incidere in modo rapido e definitivo sul ripristino della situazione violata per cui il cittadino ha chiesto l’intervento del magistrato». Da qui l’invito di Gobbi al «Consiglio della magistratura» perché «ponga particolare attenzione a questo mio auspicio, così da poter avere una visione più accurata dello stato di salute della giustizia ticinese».

MAURO ERMANI
Pratiche in costante aumento, tuttavia si decide in tempi ancora accettabili

Ultimo discorso, ieri al Palacongressi di Lugano, per il giudice Mauro Ermani in veste di presidente del Tribunale d’appello. Tribunale, dice, «che in generale sta bene, nel senso che pur con i noti problemi dovuti al costante aumento del numero delle pratiche, riesce nella sua attuale struttura a rendere giustizia in tempi ancora accettabili e soprattutto con qualità: gli annuali rapporti del Consiglio della magistratura ne sono un tangibile segnale di conforto».

Il Tribunale d’appello «sta tutto sommato bene, cosa che però non mi esime dal segnalare le perenni difficoltà in particolare a livello di organico: alcune Camere appaiono a tutt’oggi sottodotate», tiene a evidenziare Emani. Il quale considera «sicuramente interessante l’idea» del direttore del Dipartimento istituzioni, quella cioè dei “trasferimenti interni temporanei per ridurre le pendenze” (Gobbi: “È il cosiddetto sistema del pool dei cancellieri o dei giudici”). Il che, osserva Ermani, «presuppone evidentemente che questi collaboratori facciano parte di un’unica autorità giudiziaria».

Nella sua relazione Ermani ricorda fra l’altro l’avvenuta entrata in vigore «dei nuovi regolamenti sull’avvocatura e sul notariato e sugli esami per il conferimento del relativo attestato». Al riguardo sottolinea il «sempre più esiguo numero di avvocati che intendono accedere al notariato: basti pensare che all’ultima sessione di esami scritti si è annunciato un solo candidato». Le ragioni? «L’unica che mi sembra plausibile è legata ai profondi cambiamenti che hanno interessato la professione di notaio, diventata fra l’altro estremamente complicata». Il ruolo di vigilanza del Tribunale d’appello «è rimasto tale e assume un maggior rilievo proprio per la sempre maggiore complessità della funzione di notaio».

Presidente del Tribunale penale cantonale e negli ultimi due anni anche del Tribunale di appello: un biennio, quello di Ermani, caratterizzato pure dai lavori concernenti il dossier Giustizia 2018, volto, negli intendimenti della direzione del Dipartimento istituzioni, ad ammodernare l’organizzazione giudiziaria ticinese. «In questi due anni la collaborazione con il Dipartimento è stata certamente buona – sostiene il giudice Ermani –. Auspico solo che eventuali riforme siano il frutto di un’analisi finalizzata a individuare i problemi e di obiettivi tesi – unicamente – al miglioramento della giustizia».

Giustizia «Vanno fissati obiettivi realizzabili»

Giustizia «Vanno fissati obiettivi realizzabili»

Dal Corriere del Ticino del 7 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Gli auspici e le preoccupazioni del nuovo presidente del Tribunale d’appello, giudice Matteo Cassina Norman Gobbi rassicura sui tempi della riforma del sistema giudiziario: «Nessuna perdita di slancio»

Le difficoltà logistiche, tra cui il rinnovo del Palazzo di giustizia a Lugano, e la riforma Giustizia 2018, che mira a riorganizzare l’apparato giudiziario cantonale, sono stati i temi al centro dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016-2017. Il fulcro della cerimonia, tenutasi al Palazzo dei congressi di Lugano, è stato però l’avvicendamento alla presidenza del Tribunale di appello: Matteo Cassina è infatti subentrato a Mauro Ermani . Quest’ultimo nel suo intervento ha sottolineato che «lo stato di salute del Tribunale d’appello è abbastanza buono. Pur con un aumento delle pratiche riesce a rendere giustizia in tempi accettabili e con qualità». Ma non sono mancati gli strali alla politica, rappresentata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi .
A lanciarli il neopresidente Cassina: «I tempi della politica sono lunghi e riguardo a Giustizia 2018 temo una perdita di slancio, senza il quale ogni riforma è destinata a sgonfiarsi». Sul Palazzo di giustizia, Cassina ha poi aggiunto: «Urgono lavori di rinnovamento. Esiste un progetto da 60 milioni di franchi, ma la giustizia non ha bisogno di fastose cattedrali. Non sarebbe meglio porsi obiettivi più contenuti ma realizzabili in tempi rapidi?» Non è tardata la risposta del consigliere di Stato che al Corriere del Ticino ha precisato: «Gli obiettivi non sono quelli di stravolgere il sistema ma di migliorarlo. Quando Cassina ha presentato la sua analisi si è dimenticato di quanto è stato fatto. Nel 2011 è stato lanciato il progetto Giustizia 2018 con l’obiettivo di costituire una sorta di gremio di idee. C’è stato un confronto sul documento con tutte le autorità giudiziarie, le quali hanno dato nel 2012 le loro risposte, a seguito delle quali nel 2013 è stato dato avvio a gruppi di lavoro che nei due anni successivi hanno consegnato i loro rapporti. Gli ultimi sono arrivati durante l’autunno 2015, penso in particolar modo al Ministero pubblico e al Tribunale d’appello».
Per Gobbi i tempi sono forzatamente lunghi, perché «se si vuole coinvolgere tutti ci vuole tempo». Ma non per questo si deve temere una perdita di slancio di Giustizia 2018: «Lo slancio non manca, così come la mia energia. Evidentemente andremo avanti in base alle priorità, che vanno al Tribunale d’appello». Ed è anche in questo senso che Gobbi ha annunciato una novità: «In autunno verrà istituito un tavolo di lavoro sulla giustizia, in cui verranno discusse le problematiche del settore insieme ai magistrati. Sarà un luogo di condivisione sui temi che deve tradursi in collaborazione e dialogo».

Sicurezza e informatica

Ma nel cantiere della giustizia ci sono altre sfide da affrontare: Cassina si è infatti chinato sul tema della sicurezza nei Tribunali, per la quale «non è stato adottato nessun provvedimento», e sul programma informatico del Tribunale d’appello: «Le Camere non possiedono una piattaforma unificata. Una lacuna che fa sì che tutto il know-how sia legato alla memoria storica dei giudici, che quando terminano il proprio mandato viene persa». Infine, il presidente ha ricordato la riforma della procedura d’elezione dei magistrati: «In giugno del 2015 è stata istituita dal Gran Consiglio la speciale Commissione. Occorre capire che tra i vari sistemi al vaglio nessuno è perfetto, tutti presentano dei limiti. Quello attuale non mi pare da buttar via, forse basterebbero maggiori accorgimenti per fare in modo che funzioni meglio».

Le prossime tappe
All’inaugurazione Gobbi ha colto l’occasione per fare il punto sulla riforma Giustizia 2018 e sui cambiamenti che attendono il settore nei prossimi anni. «In ogni cambiamento va vista un’opportunità», ha sottolineato Gobbi. Dopo aver ricordato le sfide derivanti dall’apertura del tunnel di base del San Gottardo, quelle relative alla piazza finanziaria ticinese a seguito della bufera che ha travolto la BSI e il pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali, Gobbi si è concentrato sul sistema giudiziario, facendo appello alla solidarietà interna, sollecitando la creazione di un pool dei cancellieri o dei giudici per risolvere le situazioni critiche, con lo scopo di «rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza», ha precisato. Obiettivo, questo, a cui mira Giustizia 2018, di cui Gobbi ha presentato un aggiornamento: «Nel mese di giugno verrà presentato il messaggio di riorganizzazione delle Giudicature di pace ed entro la fine del mese terminerà la consultazione sul progetto di creazione di un’autorità penale delle contravvenzioni».
Ma anche l’estate si profila calda sul cantiere della riforma: «Il gruppo di lavoro sulla Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto e la Divisione della giustizia affronterà il progetto di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello. Inoltre, il Governo attende anche che il Parlamento si esprima in merito alla proposta di accorpare alle Preture le competenze in materia di protezione del minore e dell’adulto, oppure di continuare con le Autorità regionali di protezione, rafforzandole».
Si prospetta quindi un autunno intenso, che prevede anche altri lavori in relazione alla digitalizzazione degli archivi e all’erogazione di servizi tramite sportelli virtuali. Ma non è tutto: «Occorrerà implementare la comunicazione elettronica tra cittadini e autorità giudiziarie e nei prossimi mesi verrà allestito un primo progetto per il notariato elettronico».

qualche cifra
il tribunale d’appello
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha rivelato qualche cifra riguardante il funzionamento della giustizia. Per ciò che concerne il Tribunale d’appello, questo conta oltre 130 collaboratori e ha una spesa totale di 37 milioni di franchi ed entrate pari a 4 milioni di franchi.
il potere giudiziario
Il potere giudiziario oggi conta su oltre 340 persone. Nel 2015 le uscite (del potere giudiziario e della magistratura) sono state di 75 milioni di franchi, di cui 45 milioni sono derivati da spese del personale, 15 da spese per il collocamento di giovani e invalidi e 6 milioni per l’assistenza giudiziaria. Per ciò che riguarda le entrate, queste hanno raggiunto quota 20 milioni.
gli incarti
Secondo il Rendiconto 2015, i 118 magistrati attivi in Ticino, supplenti esclusi, hanno evaso l’anno scorso 46.000 incarti.

Una giustizia al passo con i tempi

Una giustizia al passo con i tempi

Discorso che ho pronunciato lunedì 6 giugno 2016 in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2016/2017

Stimati Magistrati di ogni ordine,
Egregi Avvocati e Pubblici notai,
Stimato Presidente e membri del Consiglio della Magistratura,
Signor Presidente, membri e segretari della Commissione per la formazione permanente dei giuristi,
Collaboratori giuridici e amministrativi della Magistratura,
Professori,
Cari praticanti,
Signore e Signori Giornalisti,
Gentili Signore ed Egregi Signori,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione della consueta cerimonia di apertura del nuovo anno giudiziario. Una cerimonia che è divenuta negli anni ormai un rito ma soprattutto, per il sottoscritto, un’occasione privilegiata per incontrare i membri del potere giudiziario e tutti gli addetti ai lavori, un’occasione per esporre le riflessioni in corso in ambito giudiziario, stimolando il dibattito su luci e ombre dell’anno appena trascorso e sulle iniziative già avviate o di prossimo avvio, allo scopo di migliorare la qualità del servizio offerto ai cittadini.

L’anno giudiziario appena conclusosi ha visto concretizzarsi svariati importanti avvicendamenti in seno al potere giudiziario. Un sentimento di gratitudine lo rivolgo a tutti coloro che si sono adoperati per la giustizia nelle varie autorità giudiziarie, commissioni, gruppi di lavoro, dedicandosi con quotidiano impegno, rigore e riservatezza alla loro funzione e agli ulteriori compiti assunti.

Ringrazio la già giudice d’appello Emanuela Epiney Colombo che, pur essendo al beneficio della pensione, ha assunto la presidenza della Commissione di ricorso sulla magistratura, Commissione che ha visto la partenza degli avvocati Alessandro Soldini, già presidente, e Stefano Bolla, ai quali esprimo i miei vivi apprezzamenti per il loro operato. All’avvocato Epiney Colombo e al nuovo membro, giudice Roy Garré, formulo i miei più sinceri auguri per quest’attività che li vedrà confrontati, unitamente a membri e supplenti, anche con le riflessioni su una riorganizzazione della Commissione, come richiesto dall’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio il dicembre scorso.

Alla presidente della Corte di appello e di revisione penale giudice Giovanna Roggero-Will, che per anni ha svolto la non facile funzione di Presidente del Consiglio della Magistratura, vada un pubblico ringraziamento per il suo operato in favore del potere giudiziario. Particolarmente apprezzati sono stati la fattiva collaborazione e il dialogo costante instaurati con la Divisione della giustizia, approccio che ha permesso di cooperare in maniera proficua. Sono certo che questa efficace modalità di lavoro sarà adottata anche dal suo successore, giudice Werner Walser, neo presidente del Consiglio della Magistratura, che ho già avuto modo di incontrare proprio la scorsa settimana per discutere delle tante tematiche aperte nell’ambito dell’amministrazione della giustizia cantonale che andrò a illustrarvi in seguito. Caro Werner, auguri a te, al neo vice-presidente del Consiglio della Magistratura, procuratore pubblico Nicola Respini, e al neo-membro, pretore Marco Peverelli, per un lavoro proficuo, mirato e appassionato, com’è la tua predilezione per il tiro sportivo che ci accomuna! Un sentito ringraziamento vada anche al già vice-presidente dell’autorità di sorveglianza sui magistrati, pretore Francesco Bertini.

Anche la Direzione del Tribunale di appello ha subìto da poco degli importanti avvicendamenti. Avantutto ringrazio sentitamente il giudice Mauro Ermani, che, come sentiremo dal suo intervento, ha svolto con responsabilità la funzione di Presidente della più grande autorità giudiziaria cantonale che, per darvi un’idea delle sue dimensioni, oggi conta oltre 130 persone, per un totale di spese per 37 milioni e di entrate per quasi 4 milioni. Molto apprezzata la cooperazione attiva avuta in questi due anni e in particolare in questi ultimi mesi con la Divisione della giustizia, un apporto molto gradito poiché anche volto alla ricerca di soluzioni comuni; un approccio meritevole, favorito pure dalla cara cancelliera del Tribunale, avvocato Claudia Petralli, che ringrazio per la dedizione e la professionalità, a sostegno del buon funzionamento del Tribunale. Ella continuerà ad essere un importante punto di riferimento anche per il nuovo presidente, giudice Matteo Cassina, e l’attuale vice-presidente, giudice Mauro Mini. A voi formulo i miei migliori auguri per un lavoro proficuo ed efficiente, in un periodo che vedrà il Tribunale di appello da un lato riformarsi organizzativamente nel contesto di Giustizia 2018, dall’altro trovare finalmente un’adeguata soluzione logistica. Auguri che estendo alle neo giudici di appello Matea Pessina, attiva ormai da qualche mese, e Sarah Socchi che ha di recente prestato la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi.

A questi due inizi di carriera corrispondono i pensionamenti di due magistrati che hanno servito lo Stato e la Giustizia per tanti anni. Il giudice d’appello Stefano Bernasconi, magistrato che ha operato al Tribunale di appello per ben 25 anni, al quale esprimo la mia profonda gratitudine e i migliori auguri per il futuro. Auguri e ringraziamenti che porgo anche al giudice Edy Meli, Presidente dei Giudici dei provvedimenti coercitivi, che ha dedicato ben 27 alla giustizia penale cantonale, iniziando dalla funzione di giudice istruttore straordinario della giurisdizione sottocenerina nel dicembre del 1989 e terminando a fine luglio con la presidenza dell’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, quando passerà il testimone all’attuale collega giudice Maurizio Albisetti Bernasconi, con il quale mi congratulo, formulandogli gli auguri di rito.

Oggi non posso inoltre non rendere omaggio a una figura importante per l’amministrazione della giustizia, l’avvocato Giorgio Battaglioni, a beneficio della pensione dal mese di gennaio dopo oltre 30 anni di attività in seno all’Amministrazione cantonale. Una figura che ha accompagnato la giustizia ticinese nella sua inarrestabile crescita e nelle sue riorganizzazioni, oltre che seguire in prima persona le attività della Divisione che oggi conta quasi 400 collaboratori, attività legate alle strutture carcerarie e a vari uffici, da quelli di esecuzione e fallimento, ai registri, passando dall’ufficio dell’assistenza riabilitativa, solo per citarne alcuni. A lui esprimo un sentito ringraziamento per il suo importante operato e formulo i miei migliori auguri al suo successore, l’avvocato Frida Andreotti, che da febbraio dirige la Divisione.

Le sfide attuali e future che la Divisione, il Dipartimento, il Governo e il Parlamento devono affrontare con la collaborazione delle autorità giudiziarie, dell’Ordine degli avvocati, di quello dei notai, le varie associazioni, eccetera, sono tante. In ogni cambiamento va comunque vista un’opportunità. Come diceva il generale e filosofo cinese Sun Tzu, “una volta colte, le opportunità si moltiplicano”. È con questo spirito positivo, con la giusta fiducia in sé e nei propri mezzi ma pure con entusiasmo, determinazione e coraggio che le Istituzioni devono affrontare i cambiamenti e abbracciare le sfide attuali e future. Stiamo vivendo un periodo di mutamenti economici e sociali che superano ampiamente i confini cantonali e nazionali, mutamenti che pongono la nostra società dinnanzi a quesiti fondamentali, rispetto ai quali dobbiamo costruire strumenti di analoga portata. È innegabile, pensando al nostro Cantone, che con l’apertura del tunnel di base del San Gottardo, il Ticino sarà confrontato con grandi opportunità, ma anche con taluni rischi, penso alle regioni periferiche a al rischio di una loro marginalizzazione. In che modo può quindi il Ticino crescere insieme al tunnel di base del San Gottardo? Dallo sviluppo economico alla pianificazione del territorio, passando dal settore dei trasporti e della mobilità: tutti ambiti che saranno toccati da vicino da questo cambiamento epocale e all’interno dei quali dovranno essere concretizzate le misure adatte ad accrescere il benessere del nostro Cantone e della sua popolazione. Questo cogliendo le opportunità che si presenteranno nell’avvenire – vicinanza del Cantone al resto della Svizzera, consolidamento della visione Città-Ticino perno del Piano direttore cantonale, eccetera – e riducendo al massimo i possibili effetti negativi. Un Cantone, il nostro, che attualmente deve altresì affrontare il notevole ridimensionamento della sua piazza finanziaria, per anni motore trainante dell’economia ticinese. Ultimo esempio in questo senso è ahinoi l’ingloriosa situazione della BSI. Cosa comporterà per la piazza finanziaria ticinese e giocoforza per il nostro tessuto socio-economico? Quali saranno le implicazioni per lo Stato, forzatamente confrontato con un’importante diminuzione del gettito fiscale del settore bancario? La BSI, creata nel 1873, ricordo essere nata da una coraggiosa iniziativa imprenditoriale di eminenti cittadini luganesi coscienti delle esaltanti prospettive favorite dall’impresa ciclopica di un traforo del massiccio del San Gottardo e dell’influenza che questo avrebbe potuto avere sull’evoluzione economica, industriale, commerciale e turistica del Canton Ticino. Una visione positiva e lungimirante, nata in un periodo contrassegnato da grandi progressi scientifici e tecnologici e nel contempo da forte instabilità economica e sociale. Un altro fenomeno che sta modificando radicalmente la nostra società è rappresentato dai flussi migratori che toccando l’Europa tutta, con incroci di popoli, culture e sensibilità diverse; un fenomeno che ha notevoli implicazioni economiche, sociali e culturali nonché anche di ordine pubblico. Come possiamo gestire questa immigrazione senza precedenti, affinché la stessa non cambi completamente il volto della nostra società? Una società oggi parimenti alle prese con una sfida demografica, ossia l’invecchiamento della popolazione, che si riflette anch’essa sul nostro Stato sociale e di conseguenza sulle finanze pubbliche.

In questo contesto di imponenti mutamenti e di prospettive finanziarie non delle più rosee, il nostro Cantone è confrontato con l’esigenza di un intervento ad ampio respiro sull’assetto strutturale delle finanze cantonali. E il Messaggio che propone un pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali 2017-19 varato dal Governo qualche mese fa, con l’obiettivo di raggiungere il pareggio di bilancio entro il 2019, ha chiesto sacrifici anche ai dipendenti dell’Amministrazione cantonale, Magistratura compresa. Nel contempo però, gli investimenti nel settore della giustizia, logistici soprattutto, sono stati mantenuti. Continuano quindi la progettazione per la sistemazione del Pretorio di Bellinzona, quella di Palazzo di giustizia a Lugano, le discussioni per concretizzare l’acquisto di un immobile a Lugano da destinare al Tribunale di appello oltre che alla ristrutturazione contenuta del carcere penale La Stampa. Investimenti assolutamente necessari, proprio perché occorre superare con progettualità, coraggio, spirito di adattamento e perché no, con creatività, questo periodo di difficoltà economica e di profondi cambiamenti, che sta lasciando spazio a un nuovo ordine sociale ed economico.

Il potere giudiziario può contare ad oggi su oltre 340 persone attive nelle varie autorità. A livello finanziario, nel 2015 le uscite sono state di 75 milioni, 45 milioni derivanti da spese del personale, 15 milioni da spese per collocamenti uffici giovani e invalidi e 6 milioni per l’assistenza giudiziaria. Questi importi rigurandano solo il potere giudiziario e la magistratura. Le entrate – che comprendono gli introiti da tasse e spese di giustizia, multe e pene pecuniarie – sono state pari a 20 milioni. Questi importi riguardano solo il settore della giustizia, escluso quindi l’ambito di esecuzione delle pene e delle misure, uffici registri e così via. I costi del potere giudiziario sono costantemente cresciuti nel tempo; un’evoluzione, dovuta in particolare alle spese per il personale, potenziamenti soprattutto, ma pure alle spese per l’espletamento dell’attività giudiziaria. Attività giudiziaria che nel 2015 ha risposto alle domande di giustizia dei cittadini in maniera lusinghiera, come indicato nel Rendiconto 2015 del Consiglio della Magistratura. Con oltre 46’000 incarti evasi dai 118 magistrati, supplenti esclusi, il Consiglio della Magistratura constata una generale operosità e conclude che l’amministrazione della giustizia nel nostro Cantone non presenta particolari problemi. Questo buon risultato va certamente attribuito all’impegno dei membri della Magistratura, che saluto positivamente. Ma ai numeri deve seguire una lettura critica e un’analisi degli antefatti che li producono. La valutazione dell’efficienza non può unicamente fondarsi su schematiche cifre lusinghiere; occorre difatti approfondire ulteriori indicatori tra quelli utilizzati nella lettura economica per l’analisi dell’operato delle autorità giudiziarie. Mi riferisco segnatamente ai parametri della durata delle procedure e alla “stabilità” delle decisioni, con riguardo sia alla percentuale delle sentenze impugnate rispetto a quelle emesse, sia alla percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio. Quest’ultimo è a mio avviso un criterio di valutazione rilevante, poiché atto a esprimere la capacità d’incidere in modo rapido e definitivo sul ripristino della situazione violata per cui il cittadino ha chiesto l’intervento del magistrato. Non posso quindi che sollecitare il Consiglio della Magistratura a portare una particolare attenzione a questo mio auspicio, così da poter avere una visione più accurata dello stato di salute della giustizia ticinese. Sempre dal Rendiconto 2015 emergono tuttavia una serie di criticità, alcune persistenti e preoccupanti, ove peraltro il Governo è già intervenuto in passato su segnalazione dello stesso Consiglio della Magistratura. Non intendo entrare nei particolari per ovvie ragioni, degno di nota tuttavia, l’operato della Sezione 1 della Pretura di Lugano: ringrazio per questo il Pretore Trezzini, neo professore ordinario all’Università di Lucerna, e tutti i suoi collaboratori. In ogni caso, per le situazioni critiche, faccio appello alla solidarietà tra autorità giudiziarie tutte, affinché vengano destinate temporaneamente, tramite trasferimenti interni, le risorse sufficienti allo scopo di ridurre le pendenze. È questo il cosiddetto sistema del “pool dei cancellieri o dei giudici”, che è in uso nei tribunali federali e in alcuni tribunali cantonali, sistema promosso altresì dalla Divisione della giustizia nei vari uffici che la compongono. Rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza deve costituire un obiettivo ambizioso di lunga durata; un obiettivo che deve caratterizzare in generale le Istituzioni, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo in questo periodo di cambiamenti, alfine di garantire al cittadino la qualità del servizio a costi adeguati e contenuti.

Ed è proprio in quest’ottica che deve trovare ispirazione il progetto Giustizia 2018, progetto che, come sapete, mira a una riorganizzazione dell’assetto giudiziario cantonale sul lungo termine, in un’ottica di efficienza, efficacia e razionalità. Un progetto che vedrà nel corso del mese di giugno la presentazione del messaggio di riorganizzazione delle giudicature di pace che riprende le conclusioni del relativo gruppo di lavoro, condivise dall’Associazione dei giudici di pace. Colgo l’occasione, per ricordare il giudice di pace del Circolo di Onsernone Dario Perlini, deceduto il maggio scorso, che per oltre 10 anni ha esercitato la sua funzione con impegno e concretezza. Tornando a Giustizia 2018, a fine giugno terminerà la consultazione agli interessati sul progetto di creazione di un’autorità penale delle contravvenzioni. Nel corso dell’estate, il gruppo di lavoro che si è occupato della revisione della Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto e, sempre nel corso dell’estate, la Divisione della giustizia affronterà il progetto di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale di appello, prendendo spunto dai relativi rapporti elaborati dai gruppi di lavoro. Il Consiglio di Stato attende anche che il Parlamento si esprima in merito alla proposta di accorpare alle Preture le competenze in materia di protezione del minore e dell’adulto oppure di continuare a far operare le Autorità regionali di protezione, rafforzandole.

Si prospetta quindi un autunno intenso per il progetto Giustizia 2018, anche perché nuovi cantieri prenderanno avvio. È notizia della scorsa settimana che nell’era digitale, gli archivi nazionali e cantonali raggiungono ben 368 chilometri di atti – per darvi un’idea, circa la medesima distanza tra Ginevra e San Gallo – e che ogni anno a questi tanti chilometri se ne aggiungono altri 10. Anche il Canton Ticino è confrontato con questo problema, che comporta delle implicazioni importanti dal punto di vista logistico e finanziario. Il Dipartimento negli scorsi anni ha intrapreso la via della digitalizzazione, un esempio, la dematerializzazione dei dossier della Sezione della popolazione che ha poi permesso la distruzione di gran parte dei documenti cartacei. Il Dipartimento sta inoltre fornendo una serie di servizi ai cittadini tramite sportelli virtuali, come ad esempio avviene alla Sezione della circolazione. I benefici dell’informatizzazione sono noti: un servizio accresciuto ai cittadini che fanno uso delle nuove tecnologie, favorendo l’ottimizzazione del loro tempo e di quello dei funzionari, con un risparmio finanziario senza alcun pregiudizio qualitativo. Anche la Giustizia ticinese dovrà confrontarsi nei prossimi anni con le implicazioni dell’evoluzione tecnologica. Il Dipartimento intende emanare una normativa riguardante l’archiviazione degli incarti per permettere anche lo spurgo degli archivi esistenti. Occorrerà poi implementare la comunicazione elettronica tra i cittadini e le autorità giudiziarie, o meglio la trasmissione per via elettronica di atti scritti quali citazioni, decisioni o allegati di causa. Anche il notaio diventerà “digitale”. Nei prossimi mesi, verrà allestito un primo progetto per il notariato elettronico che permetterà ai pubblici notai di redigere gli atti notarili direttamente in forma informatica con sottoscrizione attraverso l’utilizzo della firma digitale. Aggiungo infine che la scorsa settimana il Consiglio federale ha approvato la Convenzione tra la Confederazione tra la Confederazione e i Cantoni, sull’armonizzazione informatica della giustizia penale che mira alla standardizzazione di processi operativi tra polizia, ministeri pubblici, autorità giudiziarie e uffici preposti all’esecuzione delle pene. Anche il nostro Cantone sarà coinvolto.

Tutte le questioni che vi ho illustrato oggi e che toccano tanti interlocutori, è mia intenzione discuterle regolarmente con gli interessati. Continuerò quindi in prima persona e per il tramite della Divisione della giustizia, ad avere contatti singoli regolari con i partner interessati. Seguendo l’esempio di altri Cantoni, intendo inoltre istituire nel corso dell’autunno un tavolo di discussione tra Dipartimento e i rappresentanti delle Magistrature permanenti. Un incontro che vuole essere un luogo di condivisione sui temi della giustizia che deve tradursi in collaborazione e dialogo, sia pur nella fisiologica dialettica delle rispettive posizioni. Un incontro ove raccogliere in prima persona le sollecitazioni provenienti da autorità giudiziarie e dove favorire il diffondersi di buone pratiche, affrontando assieme le tante sfide che oggi vi ho indicato. E termino con un pensiero che declino al contesto giudiziario, un pensiero di un professore di diritto costituzionale, già presidente della Corte costituzionale italiana, Gustavo Zagrebelsky: “Le idee racchiuse in se stesse s’inaridiscono e si spengono. Solo se circolano e si mescolano, vivono, fanno vivere, si alimentano le une con le altre e contribuiscono alla vita comune”.
Vi ringrazio dell’attenzione.