Discorso pronunciato in occasione della giornata dedicata al San Gottardo nel quadro delle Giornate del patrimonio 2018

Discorso pronunciato in occasione della giornata dedicata al San Gottardo nel quadro delle Giornate del patrimonio 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

vi saluto a nome del Consiglio di Stato ticinese e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare a questa giornata dedicata al San Gottardo nel quadro delle Giornate europee del patrimonio 2018.

Sono cresciuto e abito tuttora nell’Alta Leventina; per questo motivo sono molto vicino geograficamente e affettivamente al massiccio del Gottardo. Quando si vive nell’arco alpino, si viene inevitabilmente attratti dalla montagna che mostra il suo fascino per la maestosità, ma pure per la sua componente di avversità che la caratterizza. La montagna consente una certa introspezione e avvicina la gente rendendola più solidale e cordiale.

Il San Gottardo è un emblema nazionale per gli svizzeri, quindi per tutti noi. È il punto d’incontro delle quattro aree linguistiche e culturali del nostro Paese. Attorno alle Alpi è nata idealmente la Svizzera e ogni cittadino, a nord e a sud come ad est e a ovest, può identificarsi nell’immagine che comunica questo massiccio, che non è mai stato considerato un confine o una divisione, bensì un punto di unione divenuto uno dei principali valichi alpini.
Fu chiamata “La via delle Genti”: una via veloce per il trasporto delle persone e delle merci, ma mai priva di pericoli. Nonostante la sua morfologia, ostica per la presenza delle Gole della Leventina e di quelle della Schöllenen, il passo ha vieppiù acquisito una valenza europea.

La storia del nostro Cantone è fortemente influenzata dalla gestione e dallo sviluppo del territorio alpino. Le vie di comunicazione attraverso il San Gottardo sono da sempre un elemento decisivo per la vita economica e sociale della nostra popolazione.

Ricordo, ad esempio, i disagi provocati dalla prolungata chiusura della galleria autostradale per il drammatico incidente del 2001 o i problemi di transito dopo i recenti smottamenti nel Canton Uri. In queste occasione ci siamo resi conto dell’importanza del punto di transito e delle ripercussioni economiche subite da tutto il Cantone, senza dimenticare l’aumento dei costi per gli spostamenti più lunghi. Un danno notevole e fino ad allora sottovalutato o non opportunamente ponderato.

Nel 1830 viene aperta la prima strada carrozzabile che inaugura il passaggio delle diligenze postali: la Tremola, il più lungo monumento viario della Svizzera, un vero patrimonio per la regione. La realizzazione della galleria ferroviaria nel 1882 e successivamente di quella autostradale nel 1980 hanno dato un vero accesso al Ticino e lo hanno fatto conoscere.

L’asse autostradale ha unito il Cantone, ma con il tempo ha finito per emarginare le regioni più discoste e periferiche. Un processo continuato con l’apertura della Galleria di base del San Gottardo con l’entrata dei treni nella montagna già a Bodio.

Uno scenario che rischia di isolare definitivamente le valli: un fatto che dobbiamo scongiurare con un’attenta politica regionale e cantonale, adottando misure concrete volte ad accrescere l’attrattiva della Leventina, evitando così un Ticino a due velocità. La coesione va mantenuta con l’attivazione di una più marcata complementarietà tra le regioni e utilizzando al meglio le singole potenzialità.

La nuova galleria di 57 km ha determinato un radicale cambiamento delle condizioni quadro che si accentuerà con la costruzione della seconda galleria autostradale. Di fondamentale importanza saranno però la conservazione del vecchio collegamento ferroviario di montagna e il potenziamento dell’offerta di treni da sud a nord.

La Leventina è costantemente confrontata con il problema delle colonne e l’entrata autostradale di Airolo è spesso sbarrata. Una situazione sempre meno sostenibile per lunghi mesi all’anno. La crescita del traffico è un processo probabilmente irreversibile e per questo motivo sono particolarmente riconoscente alla popolazione svizzera che ha dapprima sostenuto la linea di base e a distanza di anni la seconda galleria autostradale. Le aspettative di un alleggerimento della situazione attuale sono alte soprattutto tra i residenti.

La valorizzazione delle valli è una questione che, come ben sapete, mi sta molto a cuore e per la quale mi impegno da sempre. In questo senso, non posso certamente dimenticare il Programma San Gottardo 2020, un progetto dedicato allo sviluppo economico dell’intera regione alpina, che coinvolge i Cantoni Ticino, Uri, Grigioni e Vallese.

Come evidenziato nel Piano Direttore cantonale, nel 2010 i quattro Cantoni hanno avviato un programma decennale per sostenere la realizzazione e lo sviluppo del territorio del San Gottardo, operando oltre le barriere geografiche, politiche, linguistiche e culturali. L’obiettivo è di creare uno spazio che offra alla popolazione, agli attori economici e ai turisti un futuro ricco di possibilità di crescita nel rispetto delle identità e delle peculiarità locali. È necessario contrastare la riduzione di opportunità lavorative, accentuata dalla perdita di importanza dei vettori economici tradizionali. Una crisi generalizzata che tocca tutte le zone più periferiche.

Prese separatamente, queste regioni (Valle dell’Urseren, le Tre Valli in Ticino, la Surselva nei Grigioni e il Goms nel Vallese) hanno prospettive limitate e modeste.
I residenti si attendono, a maggiore ragione, un miglioramento della situazione attuale. Con un miglior coordinamento delle diverse strategie, i Governi cantonali intendono rilanciare le loro aree periferiche attraverso nuove opportunità di sviluppo.

Mi auguro davvero che la regione del San Gottardo possa essere ravvivata con la concretizzazione dei progetti che si stanno portando avanti in questi ultimi anni.
Cito, quale esempio strategico, la copertura dell’area autostradale di Airolo, che restituirà territori e qualità di vita alla popolazione.

Trovandoci però ora in una caserma, vorrei ricordare la tradizione militare legata a questo territorio. L’esercito assicura molti posti di lavoro in Ticino, soprattutto nelle valli. Fino a ieri Airolo era la casa della fanteria di montagna e delle truppe di fortificazione, oggi ospita le truppe sanitarie. Il mio impegno come responsabile politico degli affari militari per il Cantone è di fare in modo che anche in futuro siano messe a disposizione dell’esercito infrastrutture moderne con le rispettive piazze di esercitazione assicurando da una parte la creazione di posti di lavoro e dall’altra un indotto economico per la regione.

La complementarietà tra i progetti può sicuramente rivelarsi la mossa vincente per mettere a disposizione di tutti una zona interessante: per lo svago se pensiamo ai turisti, al transito per coloro che si occupano di trasporti e per la qualità di vita se ci riferiamo alle famiglie. Proprio la possibilità di una vita migliore e un numero maggiore di soluzioni professionali limiteranno lo spopolamento delle zone periferiche.
Di questo scenario ne beneficerebbe certamente tutto il Canton Ticino.

Vi ringrazio per l’attenzione e auguro buon proseguimento del viaggio.

 

 

Discorso pronunciato in occasione del rapporto di scioglimento 2017 della Brigata fanteria montagna 9

Discorso pronunciato in occasione del rapporto di scioglimento 2017 della Brigata fanteria montagna 9

– Fa stato il discorso orale –

Signor Consigliere Federale Guy Parmelin,
Signor Presidente del Tribunale penale federale Tito Ponti,
Signor Presidente del Gran Consiglio Walter Gianora,
Signor Sindaco di Bellinzona Mario Branda,
Signor Consigliere di Stato Andreas Barraud,
Signora Consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi,
Signor Consigliere di Stato Beat Villiger,
Signor Comandante di corpo Dominique Andrey,
Signor Comandante di corpo Daniel Baumgartner,
Signor Comandante, brigadiere Maurizio Dattrino,
Signori Ufficiali generali in servizio e a riposo,
Stimati ufficiali, sottufficiali superiori,
Gentili Signore, egregi Signori,

oggi è un momento storico per l’attività militare del nostro Cantone. La brigata fanteria montagna 9, per tutti la Brigata del Gottardo dopo aver raccolto l’eredità della divisione montagna 9 e della brigata di fortezza 23, presenta oggi il suo ultimo rapporto annuale e sarà sciolta con l’Ulteriore Sviluppo dell’Esercito, i cui quattro punti fondamentali prevedono miglioramenti nella prontezza, nell’istruzione dei quadri, nell’equipaggiamento e nell’orientamento regionale più marcato. Si tratta di un momento significativo poiché con lo scioglimento della Brigata si congeda l’unica grande unità trilingue dell’esercito, nella quale la lingua italiana riveste un ruolo prioritario e di tutto rispetto. Verrà chiuso anche l’ultimo comando di una grande unità situato a sud delle Alpi, qui a Bellinzona per essere precisi.

La lingua italiana nell’esercito è parte integrante dell’identità nazionale e continuerà ad esserlo anche in futuro.  Grazie all’ottima collaborazione con il Capo dell’esercito e con i suoi stati maggiori, possiamo contare sul loro particolare impegno per continuare a garantire a tutti i militi ticinesi e ai grigionesi di lingua italiana l’istruzione militare nella lingua madre. Per questo scopo, è stato deciso di concentrarsi su incorporazioni specifiche che permettano di raggiungere la necessaria massa critica di rappresentanti italofoni nei tre ambiti di competenza dell’esercito: la difesa, con il gruppo artiglieria 49, la sicurezza, con il battaglione fanteria montagna 30 e l’aiuto sussidiario in caso di catastrofe, con il battaglione salvataggio 3 (l’unico che al momento non fa parte dei corpi di truppa subordinati alla brigata 9).
La scelta di concentrarsi su pochi settori operativi significa poter fare affidamento su istruttori italofoni e creare così le giuste premesse per i nostri militi di poter ambire a una carriera di successo fino a raggiungere le massime cariche. A tale proposito, vorrei ringraziare i brigadieri Maurizio Dattrino, Silvano Barilli e Stefano Mossi e il colonnello di Stato maggiore generale Stefano Laffranchini, nominato dal Consiglio federale brigadiere a partire dal prossimo mese di gennaio.

Per me, e come per molti di voi, questo momento ha una forte connotazione emotiva.
La Brigata del Gottardo ha sempre riunito la maggior parte dei militi ticinesi ed è associata alle nostre montagne, ovvero a ciò che più si trova – in senso geografico e simbolico – nel cuore della Svizzera. È inoltre una grande unità trilingue che ingloba più culture e fa della brigata fanteria montagna 9 l’espressione per eccellenza del nostro Stato federale.

Oggi, in questa occasione, siete tutti quadri. Insieme avete contribuito a mantenere operativo il livello dei vostri militi. Dobbiamo ricordare che il passo che ci apprestiamo a intraprendere con l’Ulteriore Sviluppo dell’Esercito, rappresenta un’evoluzione necessaria che consentirà all’Esercito svizzero di rimanere al passo con i tempi in modo flessibile e moderno, far fronte alle minacce e confrontarsi con le nuove sfide.
Non dobbiamo quindi pensare che stiamo chiudendo il libro, bensì stiamo aprendo una nuova pagina orientati al futuro. Accantoniamo dunque il sentimento di nostalgia che coglie un po’ tutti noi. I tempi sono cambiati per tutti, e – a maggior ragione – il mondo grigioverde deve adeguarsi a nuove minacce e necessità.

La Brigata del Gottardo lascerà un ricordo indelebile in tutti coloro che hanno avuto l’onore di farne parte. Il servizio militare è una tappa fondamentale nella nostra vita; durante i giorni di servizio si creano solide amicizie che continuano a esistere anche al di fuori del contesto militare. Il servizio militare, comunque esso sia vissuto, è un’utile esperienza di vita. Voi quadri, meglio di tutti, conoscete il valore aggiunto impagabile dato dagli insegnamenti che avete ricevuto durante i corsi d’istruzione nell’ambito della condotta e utilizzabili pure nella società civile.

Ribadisco dunque quanto detto in precedenza: guardiamo avanti. Sono certo che come militari svizzeri, e come italofoni, continueremo a rappresentare al meglio la nostra Svizzera: democratica, indipendente, libera e sicura.

Viva la Svizzera
Viva il nostro Esercito di milizia
Viva la brigata fanteria montagna 9

Esercito svizzero,  un libro per celebrare la storia della Brigata fanteria di montagna 9

Esercito svizzero, un libro per celebrare la storia della Brigata fanteria di montagna 9

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il Comandante della Brigata fanteria di montagna 9 Maurizio Dattrino hanno stilato oggi un bilancio finale dell’attività svolta dall’unica grande unità trilingue dell’Esercito svizzero, ricordandone la storia e soffermandosi sull’importanza degli investimenti militari per il Canton Ticino. L’occasione è stata offerta dalla presentazione del libro commemorativo realizzato in occasione dello scioglimento ufficiale della grande unità militare che avverrà all’ultimo rapporto di venerdì 15 dicembre.

Il volume commemorativo pubblicato in concomitanza con la fine della Brigata fanteria di montagna 9 è stato presentato oggi – durante una conferenza stampa organizzata a Palazzo delle Orsoline – dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi insieme al Brigadiere Maurizio Dattrino e al Colonnello SMG Luca Filippini.

Il Consigliere di Stato ha colto l’occasione per ricordare gli sforzi intrapresi in passato dal Cantone per mantenere un’importante presenza militare, in particolare attraverso i continui contatti con il Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Grazie a questa proficua collaborazione con le autorità federali, il Ticino – a differenza di altri Cantoni – è riuscito a salvaguardare oltre 750 posti di lavoro qualificati. La presenza dell’Esercito sul nostro territorio garantirà inoltre nei prossimi anni investimenti cospicui – nell’ordine di quasi 200 milioni di franchi – per interventi e sviluppi delle infrastrutture presenti sul nostro territorio: dal nuovo Centro logistico e deposito dei veicoli sul Monte Ceneri, al risanamento delle caserme di Isone e Airolo. Norman Gobbi ha infine riaffermato la costante attenzione del Governo ticinese per la promozione della lingua italiana nell’Esercito, secondo lo spirito federalista che è alla base del sistema democratico elvetico.

Il Comandante Maurizio Dattrino ha in seguito ripercorso la storia della Brigata Fanteria di Montagna 9, ricordando alcuni fatti salienti che ne hanno caratterizzato l’attività e proponendo alcune considerazioni sul futuro di soldati e battaglioni, che saranno integrati nelle altre grandi unità. Il Colonnello SMG Luca Filippini ha infine presentato al pubblico il libro nel quale sono state raccolte testimonianze e materiale che contribuiranno a tenere viva la memoria della grande unità militare.

 

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/13-12-2017-il-libro-della-brigata?id=9900838

Die Jagd auf den Gotthard-Raser ist eröffnet

Die Jagd auf den Gotthard-Raser ist eröffnet

Da Blick.ch | BELLINZONA TI – Der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi (Lega) hatte es im BLICK versprochen: Christian R. (42) aus Deutschland, der mit 200 km/h durch den Gotthard bretterte, soll büssen. Auch wenn er sich vor der Schweizer Justiz in Deutschland versteckt.

Norman Gobbi (40) zeigt sich als Mann der Tat. Kaum ist das Urteil gegen Christian R.* (42) bestätigt, liegt der Richterspruch auch schon auf dem Tisch des Tessiner Justizdirektors.

Der Lega-Politiker krempelt die Ärmel hoch – und macht Ernst. Das Bundesamt für Justiz, das Verkehrsamt und das Migrationsamt, alle sollen mit anpacken.

Wer nicht hören will, muss leiden

Der Gotthard-Raser soll büssen für den Wahnsinnsritt durch die Schweizer Alpen. «Er hat mit seiner Raserei nicht nur Menschenleben im Tessin, sondern auch in anderen Kantonen gefährdet», so Norman Gobbi.

Am Abend des 14. Julis 2014 brettert Christian R. in seinem hochgetunten BMW Z4 (482 PS) mit über 200 km/h durch den Gotthardtunnel. Er rast mit 270 km/h weiter über die A2, überholt waghalsig, sogar rechts über den Pannenstreifen. «Ich bin wie ein Affe durchgebolzt», sagt der Gotthard-Raser später stolz zu BLICK.

Christian R. zeigt der Schweiz eine lange Nase

Das merkt auch die Polizei. Die Strasse wird blockiert, der Raser festgenommen, sein Flitzer beschlagnahmt. Den Führerausweis darf der Stuttgarter behalten.

Das private Rennen hat Folgen. Christian R. wird Ende Februar 2017 zu 30 Monaten Haft verdonnert, zwölf davon bedingt. Zur Urteilsverkündung erscheint der aber gar nicht erst. Das Urteil ist ihm piepegal.

Christian R. lebt in Deutschland und dreht der Schweiz eine lange Nase. Damit nicht genug: Der Schwabe verspottet die Schweizer auch noch als schlechte Autofahrer (BLICK berichtete).

Einreiseverbot in die Schweiz

Die Arroganz des Deutschen ärgert Staatsrat Norman Gobbi: «Er zeigte bislang keinerlei Reue. Jetzt soll ihn die ganze Härte des Gesetzes treffen.»

Ein absolutes Fahrverbot in der Schweiz hat der Tessiner Justizdirektor schon durchgesetzt. Eine Anweisung an das Zwangsmassnahmengericht ist parat. «Sobald wir das schriftliche Urteil ins Deutsche übersetzt haben, geht sie an das Bundesamt für Justiz nach Bern», sagt Norman Gobbi. «Das soll das deutsche Justizministerium auffordern, Christian R. in Deutschland zu inhaftieren.»

Damit nicht genug. Auch das Migrationsamt wird seinen Beitrag leisten. Gobbi: «Ich will, dass der Gotthard-Raser ein Einreiseverbot für die Schweiz erhält.»

*Name bekannt

Articolo di Myrte Müller: http://www.blick.ch/news/schweiz/tessiner-staatsrat-norman-gobbi-40-macht-ernst-die-jagd-auf-den-gotthard-raser-ist-eroeffnet-id6609576.html

Gobbi contro il pirata della strada: «Pronta la lettera per incarcerarlo in Germania»

Gobbi contro il pirata della strada: «Pronta la lettera per incarcerarlo in Germania»

Da Ticinonline | Il 42enne tedesco era stato condannato lo scorso febbraio a 30 mesi di prigione in contumacia

BELLINZONA – Il pirata della strada tedesco, condannato lo scorso febbraio a 30 mesi di carcere in contumacia, è sempre nel mirino di Norman Gobbi.

Il direttore del DI confida al “Blick” che tutte le autorità federali coinvolte dovrebbero collaborare per catturare il pirata della strada tedesco. «Con la sua corsa non ha messo in pericolo solo la vita dei ticinesi, ma anche quella di gente residente in altri cantoni».

Il 42enne, ricordiamo, si era reso protagonista di innumerevoli reati stradali nel 2014, con tanto di sorpassi ad alta velocità nella galleria del San Gottardo e di fuga dalla polizia a oltre 200 chilometri orari.

Il pirata non si era mai pentito dei suoi gesti e anzi si era divertito nello sbeffeggiare la giustizia svizzera e i conducenti elvetici. Questo agire arrogante ha fatto parecchio arrabbiare Gobbi. «Non ha mostrato alcun rimorso. Ora dovrà subire tutta la forza della legge svizzera». Il divieto di circolazione in Svizzera è già stato comminato all’uomo. E una lettera per far incarcerare il pirata della strada in Germania sta per essere inviata al Ministro della Giustizia tedesco. Ma non è tutto, Gobbi vuole un contributo pure dall’Ufficio della migrazione. «Voglio che ottenga un divieto di entrata in Svizzera».

«Dieser Typ muss hinter Gitter!»

«Dieser Typ muss hinter Gitter!»

Da Blick.ch | BELLINZONA TI –   Christian R.* (42) lachte über die Schweizer Justiz und seine Verurteilung wegen Rasens durch den Gotthard-Tunnel. Das Vergehen des Deutschen soll nicht ungestraft bleiben. Regierungsrat Gobbi erklärt die Causa zur Chefsache.

Noch lacht sich Raser Christian R.* (42) ins Fäustchen. Der Deutsche war im Sommer 2014 mit 200 km/h durch den Gotthard-Tunnel gebrettert – überholte zehn Mal im Tunnel! Zu BLICK sagt der Schwabe sogar stolz: «Ich bin durchgebolzt wie ein Affe und es hat Spass gemacht!» Letzte Woche wurde er in Lugano TI deswegen zu 30 Monaten Haft verurteilt, davon zwölf unbedingt (BLICK berichtete).

Doch der Raser erschien nicht zum Prozess und sagte frech: «Das Urteil interessiert mich nicht. Ausserdem habe ich in der Schweiz schon alles gesehen.» BLICK weiss: Christian R. denkt nicht daran, gegen das Urteil zu rekurrieren. Der Kontakt zu seinem Schweizer Anwalt ist abgebrochen, der Raser wiegt sich trotz Schuldspruch in Deutschland in Sicherheit.

Regierungsrat will Haftbefehl erstellen

Im Tessin will man Christian R. nicht einfach so davonkommen lassen. Der Fall wird jetzt zur Chefsache. Lega-Regierungsrat Norman Gobbi (39) ist fest entschlossen: «Wir werden alles daran setzen, diesen Raser dingfest zu machen. Den Typen bringen wir hinter Gitter!»

Der Direktor des Justizdepartements ist eigentlich in den Ferien, aber der Fall lässt ihm keine Ruhe. Sobald das Urteil rechtskräftig sei, werde umgehend ein nationaler Haftbefehl erstellt. Gobbi zu BLICK: «Dafür sorge ich persönlich.» Sein Versprechen: Das Tessiner Zwangsmassnahmengericht werde das Bundesamt für Justiz anweisen, eine Auslieferung von Christian R. in die Schweiz zu beantragen.

Gobbi gibt Gas

Der Raser soll seine Strafe bekommen: «Wenn Deutschland ihn uns nicht ausliefert, soll er seine Freiheitsstrafe dort absitzen.» Weiter fordert der Tessiner: «Es muss geprüft werden, ob Christian R. überhaupt tauglich ist, Auto zu fahren. Sonst sollte man ihm den Führerschein wegnehmen. Für immer.» Denn: «Dieser Mann hat das Leben von anderen Menschen riskiert. Der Gotthard sei eine der gefährlichsten Strecken Europas.»

Das letzte Wort hat das Bundesamt für Justiz

Norman Gobbi will in seinem Kanton alle Mittel aufgleisen, auch wenn das letzte Wort dann immer noch das Bundesamt für Justiz hat. Nur dort kann bei der entsprechenden deutschen Behörde die Auslieferung von Christian R. beantragt und die Übertragung der Freiheitsstrafe auf andere Länder angefragt werden. Auch ein internationaler Haftbefehl ist nur von Bern aus möglich.

Dann allerdings könnte Christian R. ausserhalb Deutschlands verhaftet und an die Schweiz ausgeliefert werden – und dort landen, wo Gobbi ihn haben will: Im Knast im Tessin.

http://www.blick.ch/news/schweiz/regierungsrat-norman-gobbi-39-will-den-gotthard-raser-im-knast-sehen-dieser-typ-muss-hinter-gitter-id6291843.html?utm_source=blick_app_ios&utm_medium=social_user&utm_campaign=blick_app_iOS

Gobbi: “Deve andare in carcere”

Gobbi: “Deve andare in carcere”

Da RSI.ch | Il consigliere di Stato ticinese vuole vedere il pirata della strada tedesco dietro le sbarre

“Faremo tutto il possibile affinché il pirata della strada tedesco finisca dietro le sbarre”, ha dichiarato martedì al Blick Norman Gobbi. Il consigliere di Stato ticinese ha promesso che si occuperà personalmente di emanare un mandato di cattura una volta che la sentenza sarà cresciuta in giudicato. L’intento è quello di assicurarsi che il 42enne germanico sconti la sua pena in patria o in Svizzera. “Se il pirata non verrà estradato, dovrà andare in prigione a casa sua”, ha ribadito Gobbi.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha poi aggiunto: “Quest’uomo ha messo in pericolo la vita di molte persone, perché il tunnel del Gottardo (che il conducente aveva attraversato sfrecciando a una velocità media di 140 km/h con punte di 270) è uno dei tratti autostradali più pericolosi d’Europa, perciò bisognerà valutare se sia idoneo alla guida e, se non lo fosse, pensare a un ritiro definitivo della patente”.

L’uomo – lo ricordiamo – è stato condannato in contumacia pochi giorni fa a Lugano a 30 mesi di carcere, di cui 12 mesi da scontare. L’ultima parola spetta ora all’Ufficio federale di giustizia.

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-Deve-andare-in-carcere-8783611.html

Battezzato il treno “Göschenen/Airolo”

Battezzato il treno “Göschenen/Airolo”

Da tio.ch l Presenti alla cerimonia Norman Gobbi, il direttore del dipartimento dell’economia del Canton Uri Camenzind e il responsabile FFS Roberto Tulipani. Il treno TILO “Göschenen/Airolo” ha ricevuto questa mattina il proprio battesimo ufficiale ai portali della “vecchia” galleria.

Da oramai una settimana, migliaia di viaggiatori sfruttano i nuovi collegamenti attraverso la galleria di base, risparmiando circa 30 minuti per ogni viaggio. Al contempo, lungo la linea panoramica del San Gottardo, le FFS continuano a proporre un’interessante offerta per gli spostamenti casa-lavoro e rafforzano il turismo regionale. «Crediamo nel mito del San Gottardo e al potenziale turistico della regione», ha affermato Roberto Tulipani, responsabile Regione Sud di FFS Viaggiatori Regioni, in occasione del battesimo di un treno a Göschenen di fronte a circa 200 ospiti.

Il direttore del Dipartimento dell’economia del Cantone di Uri Urban Camenzind ha interpretato la scelta del nome del treno «Göschenen/Airolo» come un segnale positivo da parte delle FFS, ossia l’espressione della loro volontà di rendere ancora più allettante l’offerta al San Gottardo: «La linea panoramica del San Gottardo è una via di transito importante e consente a molti treni di raggiungere la regione delle Alpi centrali. Il collegamento dai centri urbani dell’Altipiano svizzero verso Göschenen deve continuare a essere rafforzato evitando eccessivi cambi. Ci auguriamo che i treni circolino tutto l’anno e più volte al giorno.»

«Un segnale positivo» – Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha dal canto suo ricordato che «oggi festeggiamo un segnale positivo verso le valli del Ticino, soprattutto poiché proviene da un attore vitale per le regioni periferiche, come lo è un servizio di trasporti pubblici. È un messaggio che ci fa ben sperare, che ci dà la possibilità di essere partecipi del nostro futuro, mettendo a disposizione della nostra regione uno strumento essenziale per il proprio sviluppo».

Biasca: nuova età dell’oro per i binari

Biasca: nuova età dell’oro per i binari

Dal Corriere del Ticino del 4 agosto 2016 | Andreas Meyer in visita alla struttura di manutenzione e soccorso da 70 milioni. Il livello occupazionale delle FFS nella regione torna ad essere quello del 1914

«È difficile che i treni AlpTransit si fermino a Biasca». Sono le parole del CEO delle FFS Andreas Meyer che ieri ha accompagnato la stampa in visita ai due centro di manutenzione della galleria di base. In Riviera ad accoglierlo vi erano il consigliere di Stato Norman Gobbi e Loris Galbusera, sindaco della cittadina che ospita i capannoni da 70 milioni di franchi. Nel suo intervento quest’ultimo, prima di presentare ancora una volta la richiesta di tutte le Tre Valli, che ancora una volta non è stata accolta, ha ricordato che, con i posti di lavoro creati in zona dalla FFS (sono 300) si torna ai livelli occupazionali nel settore ferroviario del lontano 1914. E di questo aspetto, nonché degli investimenti miliardari sull’asse del San Gottardo, i politici locali sono grati alle FFS. Lo hanno detto Galbusera e Gobbi che si è espresso in tedesco, ricambiando la cortesia di Meyer che ha invece parlato in italiano lodando: «La famiglia del tunnel», dichiarandosi giustamente «fiero» della modernità degli impianti FFS.

È toccato all’ingegner Denis Rossi illustrare gli aspetti tecnici: dall’11 giugno scorso sono iniziati i lavori di manutenzione ordinaria nel tunnel, anche se non è ancora utilizzato per il traffico normale. Quando si lavorerà a pieno regime, per tre notti alla settimana, dal sabato al martedì, sotto il San Gottardo saranno attivi per tutto l’anno 11 cantieri differenti. Ognuna delle citate notti i treni di manutenzione entrano in galleria e portano materiale e uomini sul posto; a lavori ultimati i convogli vengono ricomposti per tornare a Biasca ed a Erstfeld. I due centri di manutenzione e soccorso sono identici e hanno le medesime competenze (non vi sono limiti territoriali). I pompieri sul versante sud sono comandati da Paolo Tappa ed il loro treno rosso è stato battezzato «Biasca». A proposito di treni, Rossi ha rivelato che la metà del materiale rotabile per i servizi di manutenzione non è ancora stato consegnato e, per sopperire alla mancanza, per il momento vengono noleggiati i macchinari mancanti.

Ma gli impegno delle FFS in Ticino non si limitano all’AlpTransit: nei prossimi anni saranno investiti altri due miliardi di franchi: 1,4 miliardi in ampliamenti infrastrutturali, 490 milioni in moderni treni regionali e altri 84 milioni in progetti immobiliari. Tra questi ultimi figura la ristrutturazione delle due principali stazioni ticinesi, Lugano e Bellinzona. Le nuove stazioni saranno inaugurate come previsto, il 14 ottobre (Bellinzona) e il giorno della messa in servizio della galleria di base del San Gottardo (Lugano). Su ordine delle FFS, Stadler Rail sta costruendo, per 970 milioni di franchi, 29 nuovi treni destinati al traffico sull’asse nord-sud. Meyer parla di una «terza età dell’oro» per la mobilità ferroviaria, anche tra le tre città ticinesi. Il futuro è roseo pure per la linea di montagna che si vuole rilanciare in chiave turistica ricorrendo anche al materiale rotabile storico e alle carrozze panoramiche.

La ferrovia del futuro a Biasca

La ferrovia del futuro a Biasca

Da La Regione del 4 agosto 2016 | Il presidente della direzione Andreas Meyer in visita ieri al Centro di manutenzione e intervento – Norman Gobbi ringrazia Berna per le risorse destinate al Cantone.

«A Biasca si avverte la fierezza dei ticinesi nei confronti della ferrovia moderna». Così il presidente della direzione delle Ffs Andreas Meyer a Biasca, dove, scendendo da un convoglio ‘Gottardino’ partito da Flüelen, ha preso visione dell’avanzamento della fase di test della nuova galleria di base del San Gottardo a fianco del responsabile dell’infrastruttura Philippe Gauderon. Meyer è stato accolto al nuovissimo Centro di manutenzione Ffs (a regime, ancora parziale, dalle scorse settimane) dal sindaco di Biasca Loris Galbusera e quindi dal consigliere di Stato Norman Gobbi. Il Ceo delle Ffs ha elencato gli investimenti fatti dall’ex regia in Ticino e le prospettive aperte con la nuova galleria di base del San Gottardo che abbasserà i costi di manutenzione, rispetto alla vecchia linea di montagna, di più di 20 milioni di franchi l’anno. Dal canto suo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi , ringraziando Confederazione e Ffs per le risorse investite «a nome di tutta l’italianità della Svizzera», ha garantito che il Ticino farà la sua parte in questa rivoluzione dei trasporti. «I ticinesi – ha ammesso però il consigliere di Stato, come ad auspicare un cambio di tendenza – preferiscono ancora l’auto al treno». Il nuovo e moderno stabilimento di Biasca, come sottolineato da Gobbi, sposterà a sud il «centro gravitazionale» della manutenzione in Ticino, centralizzando la quarantina di impieghi presenti ad Airolo.

La risposta alle rivendicazioni avanzate dal Borgo e dalla regione

Ufficialità e convivialità, ma anche l’occasione per mettere qualche puntino sulle i, su un cantiere del secolo che si vorrebbe portasse davvero dei benefici, per tutti, anche per le comunità di valle. Il questo senso il sindaco Galbusera ha ricordato che la ferrovia è sempre stata un partner importante per lo sviluppo della regione. Ora – ha concluso – abbiamo due obiettivi importanti: «Batteremo i piedi (in modo educato) per ottenere qualche fermata dei nuovi treni a Biasca a favore dei pendolari e per il mantenimento della Gotthardbahn da promuovere come via storica». Breve ma significativo l’appunto di Meyer riguardo a questa richiesta rilanciata negli scorsi mesi da Ente regionale di sviluppo Bellinzonese e Valli e Commissione regionale dei trasporti delle Tre Valli, appoggiata da 8’000 persone (che hanno aderito a una raccolta firme) e dal Consiglio di Stato. «In molte località che abbiamo visitato in questi mesi – ha proferito questa volta in tedesco Meyer – ci siamo confrontati con la richiesta di nuove fermate. Noi però dobbiamo mettere al primo posto il cliente». In sintesi il tenore della risposta del quadro è stato questo: possiamo certo discutere di qualche fermata al giorno, ma qui – si è sbilanciato il Ceo delle Ffs – appare più difficile.