Prevena 2018: sotto l’albero non regalatevi spiacevoli sorprese

Prevena 2018: sotto l’albero non regalatevi spiacevoli sorprese

Comunicato stampa

Come ogni anno e fino al 24 dicembre, agenti della Polizia cantonale, in collaborazione con quelli delle Polizie comunali, della Polizia dei trasporti e delle Guardie di confine mettono in atto l’operazione PREVENA 18. L’obiettivo è di garantire alla popolazione una presenza accresciuta di forze di polizia sul territorio durante tutto il periodo dell’Avvento, segnatamente nei punti di grande affluenza quali negozi, centri commerciali e mercatini natalizi.

Si rende attenta la popolazione a prestare particolare attenzione, poiché in questo momento dell’anno l’afflusso in massa di persone favorisce i borseggi e i furti in genere da parte dei malviventi. Inoltre il rapido imbrunire facilita in particolare i furti con scasso nelle abitazioni; per questo motivo la presenza ancora più capillare di pattuglie sul territorio intende accrescere il livello di vigilanza anche su questo fronte, al fine di garantire alla popolazione delle festività natalizie in tutta sicurezza.

Per prevenire sgradite “sorprese” durante gli acquisti si rinnovano i seguenti consigli: 

  • evitare, nel limite del possibile, di portare con sé somme consistenti di denaro in contanti, utilizzare piuttosto le carte di credito; 
  • custodire il portamonete in tasche anteriori dei pantaloni o quelle interne della giacca, meglio ancora se è possibile chiuderle; 
  • portare sempre le borsette a contatto con il corpo e preferibilmente sul davanti e con la cerniera chiusa o comunque mai perderle di vista (ad esempio nei carrelli della spesa); 
  • mai tenere nello stesso posto le carte bancarie/postali e i codici per il loro utilizzo. Se possibile non conservare i codici per iscritto; 
  • prestare attenzione quando qualcuno vi urta nella ressa (sovente gli autori di furti e borseggi provocano lo scontro per distrarre le vittime e sottrarre loro denaro e altri valori); 
  • non lasciare oggetti di valore in vista nei veicoli e verificare che le auto siano regolarmente chiuse a chiave quando si lascia il parcheggio.

In particolare per prevenire i furti con scasso si raccomanda di: 

  • chiudere accuratamente tutte le porte e finestre prima di uscire di casa, evitando di lasciare chiari indizi dell’assenza: biglietti sulla porta, luci spente in casa, messaggi particolari sulla segreteria telefonica, ecc; 
  • depositare gli oggetti di valore e i documenti importanti in una cassetta di sicurezza della banca; 
  • evitare di nascondere le chiavi di casa sotto lo zerbino, dietro i vasi per i fiori o nella bucalettere; 
  • simulare una presenza all’interno inserendo un timer su più di una luce e farlo accendere a intervalli irregolari.

S’invita inoltre a segnalare tempestivamente alla Polizia oppure al personale del negozio comportamenti sospetti ravvisati in centri commerciali o nei parcheggi. Non esitate a chiamare il 117 e a segnalare situazioni che possono essere sospette.

‘Sì alla riforma per agire più efficacemente prima dell’apertura di un procedimento’

‘Sì alla riforma per agire più efficacemente prima dell’apertura di un procedimento’

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 dicembre 2018 de La Regione

Comandante, le leggi vigenti in Svizzera sono sufficienti a contrastare in maniera efficace la criminalità organizzata e segnatamente le associazioni mafiose italiane attive anche sul nostro territorio?

Sono cosciente del fatto che da più parti è stata sottolineata la mancanza oggi di strumenti legislativi adeguati per lottare efficacemente contro i fenomeni derivanti dalle infiltrazioni mafiose. In quanto comandante della Polizia cantonale sono abituato a lavorare nella maniera più efficace possibile con gli strumenti che ho a disposizione e ritengo che i risultati positivi degli ultimi anni, se pensiamo soprattutto alla diminuzione dei reati in generale in Ticino, lo testimonino. Sta invece al legislatore approfondire e se del caso potenziare l’arsenale giuridico, introducendo norme o modificando quelle esistenti, per contrastare meglio determinate forme di criminalità organizzata, come le associazioni da lei indicate.

La prossima settimana il Gran Consiglio si pronuncerà sul progetto di revisione della legge cantonale sulla polizia. Revisione proposta dal Consiglio di Stato e sostenuta dalla maggioranza della commissione parlamentare della Legislazione, ma oggetto anche di critiche. Questa riforma potrebbe rendere più incisive in Ticino le indagini sul crimine organizzato anche di stampo mafioso?

Certamente la possibilità di poter disporre, come Polizia cantonale e analogamente a quanto avviene già da anni in altri Cantoni, di strumenti d’inchiesta preventivi quali l’osservazione, l’indagine in incognito, l’inchiesta mascherata e la sorveglianza discreta faciliterebbe di sicuro l’attività degli inquirenti in molti ambiti investigativi. E non solo quelli legati alle infiltrazioni mafiose. Queste nuove norme, elaborate nel rispetto del quadro legale e conformemente alla giurisprudenza del Tribunale federale, permetterebbero agli agenti di agire con maggiore efficacia prima dell’apertura di un procedimento penale, per esempio nel quadro della lotta al traffico di stupefacenti e a reati come la pedofilia in particolare su internet. A.MA.

Mafie, tentacoli e dinamiche

Mafie, tentacoli e dinamiche

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 dicembre 2018 de La Regione

Così il capo della Polizia cantonale dopo la risposta del Consiglio federale all’interpellanza di Romano Il comandante Cocchi ricorda: con Fedpol un piano d’azione contro le infiltrazioni.

La presa di posizione del Consiglio federale sull’interpellanza del deputato ticinese al Nazionale Marco Romano è dei giorni scorsi. Il governo ricorda che “la lotta alle organizzazioni criminali di stampo mafioso, quindi anche alla mafia italiana, costituisce una priorità” per l’Ufficio federale di polizia (Fedpol) e per il Ministero pubblico della Confederazione. Scrive a lungo, sottolineandone l’importanza, della cooperazione investigativa sul piano nazionale e su quello internazionale. Ma glissa sul tema di fondo posto da Romano. E cioè sulla decisione di qualche anno fa della Fedpol di centralizzare a Berna «il coordinamento delle proprie ‘antenne’ cantonali e dunque delle inchieste su mafia e terrorismo», osservava, interpellato dalla ‘Regione’, il parlamentare in occasione del deposito della propria interpellanza. E si chiedeva se l’operazione «si sia rivelata col tempo una mossa azzeccata oppure se non abbia fatto perdere alla Polizia federale, come temo, il contatto con le dinamiche locali». Con la realtà locale.

Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale: dal suo punto di vista un’operazione azzeccata?
Non compete al comandante della Polizia cantonale esprimersi sulle strategie della Fedpol. Posso comunque affermare che il ‘gioco di squadra’ tra Polcantonale e autorità federali – in particolare l’Ufficio federale di polizia, appunto – funziona, secondo me, molto bene. Nell’ambito della sicurezza nazionale abbiamo infatti raggiunto, come polizia ticinese, maggiore centralità nella lotta al crimine organizzato, anche in considerazione della posizione geografica di confine del nostro cantone. Per esempio nell’azione di contrasto al terrorismo, la rete a livello nazionale e cantonale ha più volte dimostrato di essere estremamente efficace.

Ma la cooperazione tra Fedpol e Cantonale necessita di qualche correttivo o va bene così?
Non è mia abitudine dormire sugli allori, sia per quanto riguarda le attività della Polizia cantonale sia per quel che concerne i rapporti di collaborazione con altre forze di polizia. Lo impone del resto la lotta alla criminalità. Una criminalità che evolve, che muta a una velocità tale che a volte le istituzioni faticano a seguire. I costanti contatti a più livelli hanno portato però a dei miglioramenti che in futuro potranno essere ulteriormente rafforzati.

E che la collaborazione tra Fedpol e Polizia cantonale “verrà ulteriormente rafforzata” lo preannuncia anche il Consiglio federale, rispondendo a Romano…
Da parte della Fedpol e da parte della Polizia cantonale, l’attenzione al fenomeno delle infiltrazioni mafiose nel nostro Paese non è mai mancata. Prova ne sia che, come spiegato anche recentemente dalla direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle, stiamo lavorando insieme a un piano d’azione antimafia in Ticino.

Concretamente?
Dapprima analizzeremo il fenomeno per raccogliere le informazioni che ci necessitano sulle infiltrazioni mafiose nel nostro cantone e in seguito agiremo in modo coordinato a livello investigativo, senza dimenticare l’impiego di strumenti quali espulsioni e/o divieti di entrata in Svizzera. Ciò a dimostrazione di quanto detto prima: la collaborazione tra Polcantonale e Fedpol è positiva e orientata alla progettualità.

Il passaggio di inquirenti della Cantonale alla Polizia giudiziaria federale avviene ancora oppure l’emorragia è stata tamponata?
È un passaggio legato alle aspirazioni professionali che ogni agente possiede e su cui, ci mancherebbe altro, non esprimo giudizi. Se da un lato è vero che inquirenti della Cantonale sono passati nelle file della Fedpol, dall’altro noto che alcuni sono poi ritornati nel nostro corpo di polizia, che continua a mantenere un forte appeal per chi è alla ricerca di uno sbocco professionale nel settore sicurezza, in particolare come inquirente.

Hooligan «Cari club, ora servono dei progressi»

Hooligan «Cari club, ora servono dei progressi»

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 3 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Dispositivi elettronici per l’identificazione dei tifosi ospiti: richiamati all’ordine HCAP e HCL

Misure anti-hooligan: il Dipartimento delle istituzioni ha richiamato all’ordine l’Hockey club Ambrì Piotta e l’Hockey club Lugano, rei di non aver fatto «alcun progresso» a quanto richiesto a metà luglio.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha scritto ai vertici dei club mercoledì, all’indomani dunque dei 39 decreti d’accusa emessi dal Ministero pubblico per gli scontri della Valascia dello scorso gennaio.
Nel dettaglio alle società era stata richiesta l’introduzione di dispositivi elettronici in grado di identificare i tifosi, ma solo nel settore ospiti. Il tutto prendendo quale riferimento il modello applicato nella pista dello Zugo. Strumenti, questi, che il Dipartimento delle istituzioni invitava a implementare entro marzo ma per i quali ora, come riferito dalla RSI, il termine è stato prorogato alla fine del campionato.
«I buoni risultati avuti dal punto di vista della sicurezza in questa prima metà di campionato di calcio e di hockey non deve far sottovalutare un problema che è ancora latente» ha affermato in merito Gobbi. Per poi precisare: «Di grossi problemi sinora non ce ne sono stati e questo credo sia anche merito dei club che hanno preso delle misure ma pure dei messaggi politici dati».
Le raccomandazioni giunte durante l’estate avevano diviso le società, le quali non avevano mancato di sottolineare diverse criticità a livello pratico e finanziario. Finiti nel mirino, HCAP e HCL continuano a restare prudenti. Se la direzione del club leventinese non ha voluto commentare, confermando però che discuterà della lettera a breve, per il Lugano a prendere posizione è stato il managing director Jean-Jacques Aeschlimann: «L’impianto di Zugo è collegato a tutto il sistema di videosorveglianza interna. E quindi da questo lato si ha a che fare con un investimento molto più alto. Poi è chiaro, se il Dipartimento ci chiede di fare un certo tipo di lavoro dobbiamo chinarci sulla problematica e dare delle risposte concrete. Ma solo quando avremo a disposizione tutti i dati per poter decidere».
L’introduzione di un dispositivo elettronico per il riconoscimento facciale dei tifosi era stato chiesto in via principale ad HCAP e HCL.
Detto ciò, il Dipartimento si era riservato di ritornare sulla richiesta di dotare anche lo stadio Cornaredo di un sistema di identificazione dei tifosi nel settore ospiti qualora la situazione non fosse migliorata. Un compromesso, insomma, che Gobbi aveva commentato così: «Si tratta di un atto di fiducia nei confronti delle società sportive, alle quali è stato richiesto uno sforzo minore rispetto a quanto ipotizzato inizialmente. Una fiducia che dovrà essere confermata nei fatti, altrimenti saranno da rivedere le misure di sicurezza all’interno degli stadi. In ogni caso – aggiunge – si vuole andare nella direzione di una maggiore responsabilizzazione dei club sul fronte della sicurezza. Mi auguro che questa proposta di compromesso possa trovare l’adesione e la comprensione da parte delle società, che penso abbiano capito che sulla sicurezza non si scherza, visti i possibili pericoli che anche una partita».

Formazione e integrità basilari per la fiducia data

Formazione e integrità basilari per la fiducia data

Consegnate ai futuri agenti di polizia le armi d’ordinanza

Giovedì scorso ho avuto il piacere di presenziare alla Consegna dell’arma alla Scuola di polizia V° circondario (SCP), cerimonia che si presta a qualche riflessioni in merito al ruolo dell’agente e alle sollecitazioni alle quali è chiamato a rispondere.
La consegna dell’arma rappresenta per i giovani che hanno scelto di seguire questo impegnativo e, al tempo stesso, stimolante percorso un ulteriore passo verso l’obiettivo finale, ovvero diventare agenti del nostro Corpo di polizia seguendo solidi ideali e la volontà di servire il proprio Cantone o Comune in modo concreto.
In questo senso, giovedì è stato un giorno altamente simbolico: ricevere un’arma sottende infatti una forte assunzione di responsabilità da parte di queste donne e questi uomini che, appunto, hanno scelto di servire in modo attivo il Paese in cui vivono, adoperandosi giorno dopo giorno a favore della sicurezza dei cittadini.
Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 24 aspiranti agenti della Polizia cantonale, 14 aspiranti agenti delle Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano, Mendrisio, Biasca, Chiasso, Malcantone ovest, Muralto e Minusio, 2 aspiranti della Polizia dei trasporti, 2 aspiranti della Polizia cantonale dei Grigioni, 2 aspiranti della Polizia Militare, hanno così ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza.
Gli aspiranti sono ora pronti per un periodo di stage nei posti di Polizia e presso i propri comandi di appartenenza, tassello importante della formazione che li porterà al conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia, con il superamento degli esami di professione a febbraio 2019.

Contemporaneamente, ottimi agenti e brave persone
Ho detto loro della necessità di essere ottimi agenti, ma soprattutto brave persone. L’ipotesi di cedere alle facili tentazioni e di abbandonare il cammino certo e retto intrapreso esiste, ma nella stragrande maggioranza dei casi è spazzata via dall’equilibrio, dalla serietà e dallo spiccato senso sociale (nel rispetto dell’etica professionale) che ogni agente porta in dote e dal quale non si separa. Qualità che non vanno mai disattese e che sono accompagnate dalla fierezza (che non è esibizione) di indossare questa divisa, dal coraggio (che non è spavalderia) e da un comportamento che viaggia su binari paralleli al codice deontologico e alla Legge.

Una formazione di base di qualità
Preparare dei validi poliziotti facendo capo a professionisti e a specialisti di materia per garantire un’istruzione teorica, tecnica e pratica aderente alle esigenze della professione: ecco l’obiettivo della SCP. Una crescita tecnica e conoscitiva che va di pari passo con la crescita “umana” del singolo agente. Un bravo agente sarà sempre il risultato della somma tra la componente professionale e quella umana, importantissime e dipendenti l’una dall’altra.
La Scuola SCP offre ai futuri agenti un percorso mirato allo sviluppo delle necessarie competenze di base, fornendo loro gli strumenti indispensabili per garantire l’assunzione di compiti professionali complessi.
Con la SCP si intendono creare i presupposti affinché il giovane agente sia pronto a far fronte a compiti nuovi e responsabilizzanti, che richiedono impegno, ma che possono pure esser all’origine di gratificazioni personali, di garanzie per possibilità di carriera e di un’adeguata retribuzione. Attraverso la SCP si diventa anche donne e uomini migliori? Credo proprio di sì!

Club richiamati dal Cantone

Club richiamati dal Cantone

Da www.rsi.ch/news


Ambrì e Lugano sollecitati a rispettare l’obbligo di messa in funzione dei dispositivi per identificare i tifosi ospiti

Le società sportive ticinesi d’élité sono state richiamate dal cantone che reclama l’introduzione delle misure contro la violenza negli stadi. In particolare gli hockey club Ambrì-Piotta e Lugano non hanno fatto nessun progresso nell’introduzione dei dispositivi elettronici in grado di identificare i tifosi ospiti come previsto dal piano antihooligan.

La lettera di sollecito dopo le comunicazioni della scorsa estate è stata inviata ai dirigenti ma pure alle autorità comunali mercoledì, il giorno dopo che il ministero pubblico ha emesso i 39 decreti d’accusa per gli scontri della Valascia dello scorso gennaio. I sistemi avrebbero dovuto essere realtà entro il prossimo marzo. Un termine che ora viene prorogato alla fine del campionato.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi vuole che HCL e HCAP adottino il sistema in uso alla pista di Zugo. Il consiglio di amministrazione dei bianconeri tornerà a breve ad analizzare le richieste del cantone. Lo stesso faranno i vertici biancoblù. Da parte sua il consigliere di Stato si dice certo che ora troveranno riscontro “le regolari rassicurazioni da parte dei club in merito all’impegno a favore di misure efficaci contro la violenza nello sport”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Club-richiamati-dal-cantone-11160651.html

Cerimonia di Consegna dell’arma per la Scuola di polizia del V° circondario

Cerimonia di Consegna dell’arma per la Scuola di polizia del V° circondario

Comunicato stampa

Con il coordinamento del Centro formazione di polizia, quest’oggi si è tenuta a Bellinzona presso la Centrale comune d’allarme (CECAL) la cerimonia di Consegna dell’arma agli aspiranti della Scuola di polizia. L’evento, diretto dal capo della Sezione formazione, ha visto il saluto del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Presenti al formale evento tutti i Comandanti, o i loro rappresentanti, dei Corpi di polizia con aspiranti in formazione.

Nel suo intervento, Gobbi ha evidenziato come sia assolutamente necessario che i futuri agenti operino con coraggio e con proporzionalità: “Agite sempre nella maniera opportuna – ha detto -, così come richiesto dal codice deontologico e dalla Legge. Avete ricevuto un’arma. Le mani che ve l’hanno consegnata appartengono alle istituzioni che rappresentate e ai cittadini che siete chiamati a tutelare. Vi abbiamo affidato non solo un’arma, ma anche la nostra totale fiducia: non dovete mai dimenticarlo”.

Da parte sua il Comandante Matteo Cocchi ha ribadito che “la consegna dell’arma è un atto che richiede grande responsabilità, da un lato per l’autorità statale che ve la consegna e dall’altro per voi che la ricevete”. Ha pure sottolineato il concetto di proporzionalità, “termine questo che presuppone da parte vostra una grande e rapida capacità di lettura delle situazioni per dare la risposta più idonea che in un preciso momento vi viene richiesta e che deve permettere di risolvere il problema”.

Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 24 aspiranti gendarmi della Polizia cantonale, 14 aspiranti agenti delle Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano, Mendrisio, Biasca, Chiasso, Malcantone ovest, Muralto e Minusio, 2 aspiranti della Polizia dei trasporti, 2 aspiranti della Polizia cantonale dei Grigioni, 2 aspiranti della Polizia Militare, hanno così ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza. Gli aspiranti sono ora pronti per un periodo di stage nei posti di polizia e presso i propri comandi di appartenenza, tassello importante della formazione che li porterà al conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia, con il superamento degli esami federali di professione a febbraio 2019.

 

 

 

Discorso pronunciato in occasione della Consegna dell’arma alla Scuola di polizia

Discorso pronunciato in occasione della Consegna dell’arma alla Scuola di polizia

29 novembre 2018 – Bellinzona

– Fa stato il discorso orale –

Care e cari aspiranti,

sono davvero contento di incontrarvi oggi, in una giornata che resterà per sempre nella vostra testa e nei vostri cuori e che vi sta sicuramente regalando tanta emozione. La consegna dell’arma rappresenta un ulteriore passo nel vostro percorso formativo e di crescita all’interno della Scuola di polizia.
E si tratta di un passo molto significativo, visto che da oggi diventate a tutti gli effetti agenti del nostro Corpo di polizia. Ricevete un’arma che sottende una forte assunzione di responsabilità da parte vostra, donne e uomini che hanno scelto di servire in modo attivo il proprio Paese e la sua popolazione, adoperandosi giorno dopo giorno, ogni giorno, a favore della sicurezza del Cantone.

Diceva Albert Einstein: “Dobbiamo sempre agire al meglio delle nostre possibilità. Questa è la nostra sacra responsabilità umana”.
In caso di necessità, sarete chiamati a utilizzare l’arma che avete ricevuto: per “agire al meglio delle vostre possibilità” dovete essere preparati ad affrontare nel modo opportuno anche le situazioni più delicate e meno preventivabili. Essere pronti farà parte del vostro lavoro, così come lo sarà la capacità di scegliere l’opzione migliore in contesti non facili. Potreste essere chiamati a decidere in pochissimi istanti cosa fare e cosa non fare ed è altamente probabile che in quell’occasione sarete soli. Ma in quei momenti sarete aiutati dall’approfondita formazione che state ricevendo in questi mesi.

Fortunatamente, i casi in cui vostri colleghi hanno dovuto esplodere un colpo di pistola sono piuttosto rari (ricordo i fatti accaduti a Novazzano nel febbraio 2016 e a Brissago nell’ottobre 2017), ma ciò non toglie che di fronte a una grave minaccia, e come ultima ratio, potreste essere costretti a estrarre l’arma dalla fondina e fare fuoco. Comunque vada, non sarà una scelta priva di conseguenze. È inevitabile.
Ma la preparazione cui siete e sarete sottoposti, il sostegno dei vostri istruttori, la capacità di gestire l’ansia e lo stress, la perfetta conoscenza dell’arma, vi permetteranno – come detto prima – di fare la cosa giusta al momento giusto. Di questo non ho alcun dubbio!

Siete motivati, entusiasti e soprattutto siete perfettamente consapevoli di quello che state facendo e della strada che state percorrendo: lo dimostra il fatto stesso che oggi siete qui con gli occhi che brillano di emozione, orgogliosi come lo sono io. La vostra consapevolezza mi rende sereno.

Se le vostre azioni saranno proporzionate alla situazione, sappiate che potrete sempre contare sul sostegno del Corpo, del Comandante e del sottoscritto.
Siate coscienti che, in un modo o nell’altro, qualsiasi scelta che farete sarà importante e che dovrete avere sempre l’umiltà e l’intelligenza di lasciarvi guidare da chi ha più esperienza di voi.
Siate ottimi agenti, ma soprattutto brave persone, non cedete alle facili tentazioni, evitate le scorciatoie e proseguite il cammino certo e retto che avete intrapreso.
Siate fieri di indossare quella divisa e consapevoli del significato di quell’arma.
Operate con coraggio e con proporzionalità, agite nella maniera opportuna come richiesto dal codice deontologico e dalla legge.

Avete ricevuto un’arma.
Le mani che ve l’hanno consegnata appartengono alle istituzioni che rappresentate e ai cittadini che siete chiamati a tutelare.
Vi abbiamo affidato non solo un’arma, ma anche la nostra totale fiducia: non dovete mai dimenticarlo.

A marzo vivrete un altro momento che segnerà la vostra carriera: la dichiarazione di fedeltà.
Quel giorno concluderete il vostro iter formativo e inizierete una nuova e stimolante sfida professionale nei Corpi di Polizia.

In questo specifico settore, sta cambiando molto.
Proprio in questi giorni abbiamo presentato l’assetto della Polizia ticinese del prossimo futuro.
Prima di scendere nei particolari, va ricordato che lo scorso aprile, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione cui hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico.
Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di procedere entro la fine del 2018 alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020.

Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della Legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante.
Inoltre, nei prossimi anni il numero minimo di agenti per le polizie strutturate aumenterà gradualmente in una prima fase da 5 a 15 e successivamente a 20 (senza contare il Comandante del Corpo).
Infine, si procederà con l’attuazione di una serie di misure che miglioreranno il coordinamento all’interno delle Regioni di Polizia, favoriranno la centralizzazione delle necessità informatiche e logistiche e definiranno una struttura organizzativa “standard” per le polizie dei Comuni Polo.

Queste le novità riassunte forzatamente per sommi capi, perché i cambiamenti sono davvero tanti e il tempo per parlarvene poco.
Una cosa non deve invece cambiare: la vostra dedizione alla causa.
Venisse a mancare, o solo scricchiolasse, l’intero sistema ne risentirebbe pesantemente.

Vi auguro un eccellente proseguimento della vostra formazione e della vostra carriera, al servizio dei cittadini!

Emergenze insolite: chiamate curiose al 117

Emergenze insolite: chiamate curiose al 117

Da www.rsi.ch/news

C’è chi teme per il pesce rosso e chi chiama l’FBI. La Centrale comune di allarme di Bellinzona ha già ricevuto telefonate… di tutti i colori

Gli svizzeri sono un popolo di segnalatori. Nel 2017 le chiamate entrate alla Centrale comune di allarme di Bellinzona, che riunisce polizia cantonale Ticino e guardie di confine, sono state 287’362.
Soprattutto al calar del sole le telefonate d’emergenza tendono ad aumentare, perché si segnalano persone che si muovono in maniera furtiva o veicoli sospetti.
Ma non tutte le segnalazioni sono da considerare emergenze.

In media una volta al giorno entra una chiamata un po’ diversa dalle altre. Alcune lasciano perplessi, altre fanno sorridere. Tra queste c’è anche la chiamata di una signora del luganese che, nell’estate di quest’anno, ha smarrito un animale domestico un po’ insolito: un suricato. Non trattandosi semplicemente di un cane o un gatto, la polizia cantonale, allertata dalla donna, ha dovuto avvisare anche l’Ufficio cantonale di caccia e pesca e il veterinario cantonale. La sparizione del piccolo mammifero, che ha ispirato il personaggio Timon in Il Re leone, ha dunque causato la mobilitazione di ben tre uffici cantonali.

https://www.rsi.ch/news/oltre-la-news/Emergenze-insolite-11120994.html

Legge polizia, si tira dritto.

Legge polizia, si tira dritto.

Da www.rsi.ch/news

Lo dichiara Norman Gobbi sentito martedì mattina dalla Legislazione

Sulla legge di polizia la posizione del Dipartimento delle Istituzioni e della maggioranza della Commissione della legislazione è di confermare il messaggio. Lo ha dichiarato alla RSI il consigliere di Stato Norman Gobbi, che martedì mattina è stato sentito dai commissari.

Il messaggio, ricordiamo, doveva essere discusso nel corso dell’ultima sessione del Gran consiglio, ma è stato rinviato in zona Cesarini perché a poche ore dal dibattito le deputate Gendotti, Delcò Petralli e Viscardi avevano presentato una trentina di emendamenti, che avrebbero modificato sostanzialmente il testo. Le proposte di modifica sono state sottoposte per un parere all’Esecutivo cantonale, che le ha bocciate quasi per intero, come anticipato dal quotidiano laRegione.

Per chi ha proposto le modifiche l’incontro di martedì con il consigliere di Stato è stata un’occasione persa. “Nei prossimi giorni decideremo quali emendamenti mantenere e quali invece fare decadere” ha dichiarato alla RSI la deputata Sabrina Gendotti. Le altre sue considerazioni nell’audio in apertura di pagina. La legge, va sottolineato, propone tra le altre cose il fermo, anche di minorenni, per 24 ore e le inchieste mascherate preventive. Tornerà in Parlamento il mese prossimo.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11149890