Legge polizia, lettera e audizione

Legge polizia, lettera e audizione

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 28 novembre 2018 de La Regione

Nella seduta di questa mattina la Legislazione sentirà il capo del Dipartimento istituzioni Gobbi

Della trentina e passa di correttivi suggeriti “concorda” solo su quattro. Il Consiglio di Stato ha preso posizione, con una lettera alla commissione parlamentare della Legislazione, sulle proposte di emendamento alla Legge sulla polizia, o meglio al testo rivisto dal governo per introdurre lo strumento della custodia di polizia (durata massima ventiquattro ore), disciplinare trattenimento e consegna di minorenni e regolamentare le indagini, anche ‘mascherate’, preventive.
Una revisione normativa adottata, con qualche ritocco, dalla maggioranza commissionale, ma ritornata in Legislazione lunedì della scorsa settimana, giorno in cui avrebbe dovuto essere discussa e votata dal Gran Consiglio. Avrebbe, perché all’ultimo momento è stata avanzata una serie di emendamenti da Sabrina Gendotti (Ppd), Giovanna Viscardi (Plr) e Michela Delcò Petralli (Verdi).
Diverse e di peso le modifiche prospettate dalle tre deputate. Tali da indurre la commissione a riaprire il dossier per i necessari approfondimenti. E il Consiglio di Stato a pronunciarsi nero su bianco. La missiva alla Legislazione è datata 21 novembre. Sei pagine che il governo ha scritto in vista dell’audizione di questa mattina in commissione del direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Dovrebbe essere accompagnato da due ufficiali della Cantonale: il tenente colonnello Flavio Varini, alla testa della Polizia giudiziaria, e il capitano Elia Arrigoni, responsabile dei Servizi generali.

Custodia, se la persona lo chiede va sottoposta a visita medica
Tra le quattro proposte di emendamento condivise dal governo figura quella di inserire nell’articolo di legge sulla custodia di polizia, provvedimento ordinato da un ufficiale, l’obbligo della visita medica (non contemplata dal testo elaborato dal Consiglio di Stato, prevista invece dalla maggioranza commissionale ma solo come facoltà). Ergo: “La persona presa in custodia deve essere sottoposta a visita medica se lo richiede espressamente, come pure se le sue condizioni psico-fisiche appaiono alterate o altri motivi lo impongano”. Restando alla custodia di polizia, l’Esecutivo non è invece d’accordo con gli altri correttivi indicati da Gendotti, Viscardi e Delcò Petralli. Il ricorso al giudice dei provvedimenti coercitivi (gpc), anziché al Tribunale cantonale amministrativo, contro la misura? “Non trattandosi di una misura (la custodia di polizia, ndr.) di carattere penale, appare inopportuna la competenza del gpc” e di conseguenza l’applicazione del Codice di procedura penale (Cpp), annota il governo.

Niente sistemi di geolocalizzazione?
Proposta incomprensibile

Governo che respinge la stragrande maggioranza degli emendamenti suggeriti. Come quello al capitolo sulla cosiddetta osservazione preventiva.
Localizzare persone o cose senza però l’impiego di sistemi di geolocalizzazione? “Mal si comprende la proposta di modifica”, commenta il Consiglio di Stato, che si chiede e chiede “come si possa localizzare qualcuno con dispositivi tecnici, senza sistemi di geolocalizzazione”.
Il governo, inoltre, richiama l’attenzione della Commissione parlamentare “sul fatto che, già oggi e sulla base del Codice di procedura penale, sia l’osservazione che le indagini in incognito possono essere avviate e messe in atto dalla Polizia cantonale in maniera completamente autonoma per la durata di un mese (cfr. articoli 282 e 298b del Cpp) per tutti i crimini e delitti: queste misure di sorveglianza segreta, ai sensi del Cpp, non soggiacciono all’approvazione del giudice dei provvedimenti coercitivi”. Sottoporre, come sollecitano le tre parlamentari, l’avvio dell’osservazione preventiva al nullaosta del giudice dei provvedimenti coercitivi? L’emendamento, rileva il Consiglio di Stato, “è in urto con quanto già in vigore a livello di Cpp (cfr. articolo 282). Non si intravede quindi il motivo di instaurare due prassi differenti, le quali potrebbero creare difficoltà di utilizzo delle prove in una successiva fase d’inchiesta”.

Palapenz: «Niente da rimproverare agli agenti»

Palapenz: «Niente da rimproverare agli agenti»

Da www.tio.ch

Norman Gobbi ha risposto all’interpellanza di Matteo Pronzini sui fatti della serata: “Nessuna inchiesta amministrativa”

“Niente da rimproverare” agli agenti della Polizia cantonale che sono intervenuti durante la serata al Palapenz di Chiasso dello scorso settembre, che hanno agito “nel rispetto della proporzionalità” e che quindi non saranno oggetto di alcuna inchiesta amministrativa.
Lo ha confermato oggi il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, rispondendo ad un’interpellanza di Matteo Pronzini.

L’intervento degli agenti si è reso necessario a seguito di ripetuti “interventi verbali bruschi” e “alterchi vari”, con l’obiettivo di evitare qualsiasi escalation.
“Nessun abuso” quindi, ha ribadito Gobbi, spiegando inoltre che la decisione di non riammettere nella sala il fotoreporter allontanato è stata motivata dal fatto che questo ha preso parte all’inizio dei tafferugli.

Risposte che non hanno soddisfatto il deputato MPS, che ha quindi citato un paio di testimonianze di alcuni partecipanti della serata, suscitando la reazione piccata del consigliere di Stato: “Sono un po’ stufo delle testimonianze in terza se non in quarta persona. Se qualcuno si sente leso dall’intervento” della polizia “può segnalarlo alle autorità giudiziarie”.

Qualora in futuro dovessero emergere eventuali irregolarità, ha inoltre ricordato il numero uno del DI, saranno gli stessi vertici della Polizia cantonale a prendere i necessari provvedimenti.

Polizia ticinese: ruoli chiari e più sicurezza

Polizia ticinese: ruoli chiari e più sicurezza

Un progetto moderno e condiviso

In settimana ho presentato lo stato d’avanzamento del progetto “Polizia ticinese”, che ha coinvolto esponenti della politica e della sicurezza cantonali e comunali.
Dopo averne discusso a vari livelli con loro e averne recepito le preoccupazioni, abbiamo impostato il nuovo progetto che comprende i cambiamenti indispensabili per continuare a garantire la massima sicurezza sul nostro territorio. Il principio è chiaro: non è importante se a intervenire in una situazione di pericolo sarà un agente con la mostrina della Polizia cantonale o di una polizia comunale, ciò che conta è dare sempre una risposta opportuna alle aspettative e ripristinare la situazione d’ordine.
Le proposte strutturali prevedono tre punti principali: una nuova suddivisione dei compiti tra Polizia cantonale e comunali, l’aumento graduale degli effettivi delle polizie strutturate (in una prima fase il numero minimo di agenti passerà da 5 a 15 più il Comandante), il miglioramento del coordinamento all’interno delle regioni di polizia attraverso il rafforzamento del ruolo delle Polizie Polo e la possibilità per i Comuni di convenzionarsi con il Cantone. Questi obiettivi saranno inseriti in una modifica di legge che verrà approvata dal Governo entro l’estate del 2019, dopo che i Comuni avranno detto la loro, ancora una volta, sul progetto. L’approccio del mio Dipartimento è sempre il medesimo: come per il Piano cantonale delle aggregazioni, non vogliamo imporre nulla agli enti locali, ma proporre un progetto che sia condiviso anche con la base del nostro sistema federalista.

Una ben definita suddivisione dei compiti
Sono essenzialmente due i motivi per cui è necessario rivedere i compiti delle polizie comunali: da una parte, occorre aumentare la loro capacità di risposta ai bisogni dei cittadini sul loro territorio nell’arco delle 24, dall’altra bisogna sgravare la Polizia cantonale di alcuni compiti e consentirle di concentrarsi maggiormente su tutte le aree di sua competenza (gendarmeria, inquirenti e attività di supporto). Oltre a ciò, va prestata attenzione alle nuove minacce criminali – penso, ad esempio il terrorismo – in un contesto di collaborazione a livello intercantonale, federale e internazionale.
Si continuerà a lavorare secondo obiettivi condivisi, ma strutturati su diversi livelli e con una chiara suddivisione dei compiti. Questo scenario è stato pensato soprattutto per migliorare il coordinamento sul territorio anche attraverso una visione comune e l’uniformazione degli strumenti informatici, delle strutture logistiche e dell’equipaggiamento tecnico.

Il gradimento delle polizie comunali
Sono pienamente soddisfatto nel constatare che questa soluzione è stata accolta favorevolmente dai corpi di polizia: essa valorizza il ruolo e la competenza strategica delle polizie comunali, aumentandone l’attrattività del lavoro. Inoltre, la diminuzione del numero di polizie comunali rafforzerà il ruolo dei Comuni Polo e delle Polizie strutturate, diminuendo gli attuali problemi di coordinamento e di scambio d’informazioni. Le polizie locali continueranno a svolgere il loro lavoro di prossimità e saranno particolarmente utili nell’attività di prevenzione e repressione quotidiana, ma pure nella lotta alla radicalizzazione.
La recente messa in funzione della nuova Centrale comune d’allarme (CECAL) e l’implementazione del sistema di condotta rendono ora possibile un coordinamento centralizzato e rapido.

La nuova organizzazione garantirà un migliore presidio del territorio cantonale e parallelamente un’accresciuta attenzione alle nuove possibili minacce con la diminuzione dell’onere organizzativo a vantaggio delle risposte alla cittadinanza e alla capacità operativa.
Tutto ciò grazie alla corretta suddivisione dei compiti tra le varie polizie.

“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”: resoconto della stagione balneare 2018

“Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”: resoconto della stagione balneare 2018

Comunicato stampa

È un bilancio sostanzialmente positivo quello stilato dal Dipartimento delle istituzioni e dalla Sezione della Polizia lacuale per quanto attiene all’estate 2018, con un focus particolare sul numero degli incidenti nei fiumi e nei laghi del nostro Cantone. Le azioni di prevenzione destinate a residenti e turisti sono state recepite nel modo opportuno.

In collaborazione con la Commissione cantonale del Consiglio di Stato “Acque sicure”, lungo tutta la stagione estiva il Dipartimento delle istituzioni ha riproposto la campagna generale di informazione e sensibilizzazione denominata “Basta un attimo! La sicurezza in acqua dipende da te”. L’iniziativa è stata sviluppata soprattutto attraverso cartelloni pubblicitari tradotti in quattro lingue e posizionati nei principali luoghi d’interesse del nostro Cantone e nelle maggiori stazioni ferroviarie. In hotel, campeggi e presso gli enti turistici locali sono stati distribuiti efficaci opuscoli informativi che pongono l’accento sui rischi nei fiumi e sulle regole da rispettare quando ci si avventura nei laghi; sono inoltre stati installati manifesti sui bus che percorrono le tratte di valle e nei centri turistici. Infine, per veicolare in modo ancor più capillare questo importante messaggio, sono stati distribuiti migliaia di sottopiatti e bustine di zucchero in centinaia di esercizi pubblici ubicati in tutto il Cantone.
La sicurezza passa dalla prevenzione. La campagna multilingue, che verrà riproposta anche nella prossima stagione estiva, ha posto l’accento sul senso di responsabilità che ognuno di noi è sempre chiamato a dimostrare nei contesti acquatici; il rischio è infatti sempre dietro l’angolo, ed è fortemente legato al nostro comportamento. Proprio nell’ottica di essere ancor più incisivi a livello preventivo, è stata anche prodotta una serie di video che avevano lo scopo di mettere in luce le principali situazioni di rischio con cui bagnanti e sportivi possono trovarsi confrontati nei fiumi e nei laghi.
Attraverso la campagna si sono quindi resi attenti in particolare turisti e residenti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti e, segnatamente, sull’attenzione e sulla vigilanza che bisogna costantemente mantenere nei contesti acquatici, dove i rischi sono molto più elevati e sempre dietro l’angolo e dove occorre dimostrare un elevato senso di responsabilità personale.
Purtroppo, durante la stagione estiva 2018 si sono registrati tre incidenti mortali: due in contesti fluviali (fiume Verzasca) e uno nel lago Ceresio. Restano poi elevati, e destano non poche preoccupazioni, i diversi infortuni gravi causati da attività a rischio quali i tuffi dalle rocce, il funambolismo sui fiumi, il canyoning e il campeggio abusivo a bordo fiume.
Tra le novità di quest’anno, si segnala l’attività proposta alla spiaggia del Meriggio a Losone: alla confluenza dei fiumi Maggia e Melezza, in una delle zone più frequentate del Locarnese durante la stagione calda, durante i fine settimana dei mesi di luglio e di agosto è stata organizzata la presenza dei pattugliatori, che hanno informato i bagnanti sui comportamenti corretti da assumere per godersi le meraviglie del Cantone in tutta sicurezza.
Il Dipartimento delle istituzioni coglie l’occasione per ringraziare tutti gli enti che hanno collaborato attivamente sul territorio e hanno contribuito alla salvaguardia della vita dei numerosissimi frequentatori dei nostri laghi e corsi d’acqua.

Lotta all’estremismo, il punto

Lotta all’estremismo, il punto

Da www.rsi.ch/news

Il bilancio del delegato alla sicurezza André Duvillard, ad un anno dal lancio del piano nazionale contro la radicalizzazione, è positivo.

È positivo il primo bilancio del piano nazionale contro la radicalizzazione e l’estremismo violento, elaborato da Confederazione, Cantoni e Comuni. L’iniziativa, finanziata da Berna con cinque milioni di franchi per cinque anni, veniva lanciata un anno fa.

Sono 26 le misure individuate per prevenire l’estremismo violento e la radicalizzazione coinvolgendo le autorità di tutti i livelli: scuole, società sportive, circoli ricreativi e associazioni religiose. Obiettivo: identificare il prima possibile i pericoli neutralizzarli e reintegrare socialmente le persone problematiche.

La maggior parte delle azioni sono già state avviate. Lo dice il delegato della rete integrata per la sicurezza André Duvillard: “La misura per me centrale è la creazione di strutture e strategie locali, e si è instaurata una dinamica in questa direzione. Penso ai cantoni Vaud e Friburgo ma anche al Ticino – spiega ai microfoni della RSI – Il numero di casi annunciati inoltre è stabile. Questo significa che l’attenzione è rimasta alta. Il bilancio di Winterthur parla di 76 segnalazioni, solo due delle quali rilevanti. Intanto però tutte sono state verificate. Altri aspetti positivi riguardano lo scambio di informazioni e la collaborazione fra i vari attori”.

L’interesse è stato dimostrato anche mercoledì a Berna dove 200 specialisti si sono trovati per condividere le proprie esperienze ma ci sono ancora dei punti deboli. “Alcuni provvedimenti sono più complessi, penso soprattutto alla reintegrazione e alla deradicalizzazione”, risponde Duvillard. “Nelle prossime settimane costituiremo un gruppo di esperti con l’obiettivo di essere efficaci a livello cantonale condividendo le competenze”.

Riguardo infine ai progetti finanziati da Berna l’esame delle domande è tuttora in corso, e altre richieste potranno essere inoltrate solo in un secondo momento.

“Polizia ticinese” e corpi locali, il Dipartimento istituzioni illustra gli sviluppi del progetto

“Polizia ticinese” e corpi locali, il Dipartimento istituzioni illustra gli sviluppi del progetto

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 14 novembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11098257

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 15 novembre 2018 de La Regione

Gobbi: “Nel 2019 alcune proposte di modifica della Legge sulla collaborazione tra Cantonale e comunali”

Si prospetta il ritorno in Gran Consiglio per la LcPol, la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le polcomunali varata nel marzo 2011 e in vigore a tutti gli effetti da tre anni, da quando sono operative le regioni di polizia comunale (oggi sette) facenti capo a Comuni polo. Un ritorno in parlamento per dare base legale ai primi capitoli del progetto ‘Polizia ticinese’ di cui si sta occupando il gruppo di lavoro costituito dal governo nel dicembre 2016. Tra i punti forti della revisione legislativa? L’aumento del numero minimo di agenti perché una comunale possa definirsi strutturata e dunque essere riconosciuta dalla LcPol – da cinque poliziotti più il comandante a quindici più il responsabile –, nonché l’assegnazione di nuovi compiti ai corpi locali, per esempio in materia di “legge sugli stranieri (dimore fittizie), incidenti stradali e commercio ambulante”.
È l’idea di manovra del Dipartimento istituzioni, che, spiega il suo direttore Norman Gobbi, conta di porre in consultazione le relative modifiche normative «la prossima primavera», così che «nell’estate 2019» il Consiglio di Stato abbia la possibilità di pronunciarsi su una bozza di messaggio. Licenziandola, si augura il ministro, all’indirizzo del Gran Consiglio. L’obiettivo della nuova organizzazione è di «migliorare ulteriormente» la cooperazione fra la Polcantonale e le comunali. Ciò «a beneficio dei cittadini, che quando sollecitano l’intervento della polizia devono confidare in una risposta celere», sottolinea Gobbi nella conferenza stampa indetta dal Dipartimento, e tenutasi ieri, per indicare i “prossimi passi” di ‘Polizia ticinese’.
Un progetto preannunciato nel giugno 2015 dallo stesso Gobbi in parlamento ritirando il messaggio governativo favorevole alla mozione del liberale radicale Giorgio Galusero che chiedeva un solo corpo di polizia in Ticino. Archiviato (pare) il dossier polizia unica, si sono quindi cominciate a studiare “nuove forme di collaborazione” tra la Polcantonale e i corpi locali.
Per questo il Consiglio di Stato ha incaricato un gruppo di lavoro, coordinato dal segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini e composto di rappresentanti dei Comuni, della Cantonale e dell’Associazione delle polcom. Sugli scenari suggeriti per rendere maggiormente performante il dispositivo di sicurezza introdotto dalla LcPol, il governo ha avviato negli scorsi mesi una consultazione. «Hanno preso posizione sei Comuni polo, cinquantadue Comuni, di cui dodici dotati di polizia strutturata, associazioni e Ministero pubblico», ricorda Filippini: «C’è chi ha condiviso le proposte, chi ha rilanciato l’ipotesi polizia unica e chi si è espresso per lo statu quo». Controverso si è rivelato il ventilato incremento del numero minimo di agenti – contestato dalla «maggior parte» dei cinquantadue Comuni – affinché un corpo di polizia locale sia considerato strutturato. Cosa d’altronde prevedibile e comprensibile, visto che l’aumento degli effettivi mette a rischio l’esistenza di quelle comunali che attualmente dispongono di sei agenti, comandante compreso. Il Dipartimento puntava sulla formula venticinque poliziotti più il capo. Alla fine si è optato per quella auspicata dall’Associazione delle polizie comunali, ovvero quindici agenti più il comandante. Secondo il gruppo di lavoro l’incremento del numero minimo di poliziotti, che può passare anche «dall’accorpamento di due o più polizie comunali strutturate», è in ogni caso necessario: lo è, evidenzia Filippini, «per agevolare il coordinamento delle forze dell’ordine nella regione e per garantire un servizio sulle ventiquattro ore». Con il primo pacchetto di correttivi alla LcPol che il Dipartimento istituzioni intende tradurre in modifiche legislative da trasmettere al Gran Consiglio, si mira anche «a rafforzare il ruolo dei Comuni polo per un più efficace coordinamento nelle regioni di polizia», fa sapere Gobbi. Ma il progetto ‘Polizia ticinese’ contempla pure «una seconda fase»: il passaggio «graduale» da quindici a venti agenti più il comandante quale numero minimo per i corpi strutturati e la riduzione da sette a cinque delle regioni di polizia. Musica (forse) del futuro.

Bossalini: un numero che ci permette un controllo efficace del territorio
Presente alla conferenza stampa, Dimitri Bossalini, alla testa dell’Apcti, l’Associazione delle polizie comunali ticinesi, è visibilmente soddisfatto.
Per finire il Dipartimento istituzioni ha aderito – perlomeno per quel che riguarda la “prima fase” del progetto ‘Polizia ticinese’ – alla richiesta dell’Apcti: sì all’aumento del numero minimo degli agenti dei corpi locali cosiddetti strutturati, ma da cinque agenti più il capo a quindici più il comandante. Non oltre.
«Questa formula consente ancora un controllo efficace del territorio da parte delle polcomunali – dice Bossalini – . La situazione risulterebbe invece problematica passando a venticinque agenti più il comandante, come proposto inizialmente dal Dipartimento: in certe situazioni la nuova polizia strutturata si troverebbe infatti a garantire la sicurezza di prossimità in un territorio dove vi sono magari venti Comuni e altrettanti Municipi con esigenze diverse. Per il resto eravamo e siamo d’accordo con la necessità di una riorganizzazione del dispositivo introdotto dalla Legge sulla collaborazione tra Cantonale e polizie comunali». In prospettiva, e siamo alla “seconda fase” del progetto indicata dal Dipartimento istituzioni, si parla tuttavia di un incremento, sempre con riferimento al numero minimo di effettivi per le comunali strutturate, da quindici poliziotti più il comandante a venti più il capo, secondo la formula suggerita a suo tempo dalla maggioranza del gruppo di lavoro, del quale Bossalini fa parte. La seconda fase contempla pure la riduzione da sette a cinque delle regioni di polizia comunale e dunque dei Comuni polo. «Una diminuzione del numero delle regioni agevolerà il coordinamento tra forze dell’ordine», osserva il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, anch’egli nel gruppo di lavoro. Come Roberto Torrente. Il progetto ‘Polizia ticinese’, evidenzia il comandante della polcomunale di Lugano, «valorizza ruolo e competenze delle comunali. Migliora inoltre il coordinamento nelle regioni e con la Cantonale». Tant’è che una delle modifiche legislative cui sta pensando il Dipartimento prevede “l’obbligo per le pattuglie delle polcom di usare il sistema di auto alla condotta impiegato dal Cantone».
Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 15 novembre 2018 del Corriere del Ticino

A piccoli passi verso la polizia ticinese
Prevista una nuova suddivisione dei compiti tra Cantonale e comunali e un minimo di 15 agenti per i corpi strutturati.
Norman Gobbi: «Interventi graduali» – Roberto Torrente: «Valorizzato il ruolo di prossimità» – I timori degli enti locali.

Sono passati oltre tre anni da quando, spiazzando il Gran Consiglio, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritirò il messaggio sul progetto
di polizia unica. Era il 24 giugno del 2015 e in aula il consigliere di Stato annunciò l’intenzione di ragionare a un disegno «di polizia ticinese più concreto e
costruito insieme ai corpi comunali e regionali ». Il frutto di queste riflessioni è ora maturo e, dopo l’esame da parte di un gruppo di lavoro ad hoc e un primo giro
di pareri, pronto per essere posto in consultazione nella primavera del 2019. Le preoccupazioni tra gli enti locali non mancano. In particolare c’è chi teme che
a seguito della riorganizzazione venga meno la conoscenza del territorio e con essa un servizio di prossimità adeguato. «Il progetto – ha però ricordato Gobbi –
punta a una migliore offerta del servizio di polizia sul territorio 24 ore su 24. Perché ai cittadini non interessa chi effettua l’intervento tra polizia cantonale e agenti
delle comunali, ma che s’intervenga». Da qui la necessità di pensare a un’impostazione della collaborazione tra forze dell’ordine (e della relativa legge cantonale)
più efficiente e finanziariamente sopportabile per i cittadini. Non tutti gli interventi strutturali inizialmente previsti hanno tuttavia superato lo scoglio della consultazione d’inizio 2018. «La strategia – ha rilevato Gobbi – deve godere del maggior consenso possibile e in tal senso abbiamo recepito le preoccupazioni
dei Comuni, prevedendo dei cambiamenti graduali». Ecco dunque che gli effettivi delle polizie strutturate in una prima fase dovranno essere portati dagli
attuali 5 a 15 agenti (più un comandante). «Il minimo sindacale» ha notato il direttore delle Istituzioni, che originariamente aveva posto l’asticella a 25 agenti
minimi. La soglia in questione era stata criticata apertamente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi, che ieri per bocca del suo presidente Dimitri
Bossalini ha espresso soddisfazione per il parziale cambio di rotta. «La maggioranza dei 52 Comuni che ha risposto alla consultazione si è detta contraria all’aumento degli effettivi» ha spiegato il coordinatore dipartimentale e presidente del gruppo di lavoro «Polizia ticinese» Luca Filippini. Per poi aggiungere: «Probabilmente non è passato il messaggio corretto. In molti hanno pensato che sarebbe stato necessario quintuplicare i propri effettivi, quando invece si tratterà di procedere a degli accorpamenti». Una soluzione, quest’ultima, che ha però fatto storcere il naso a Comuni come Stabio, sede di un corpo di polizia strutturata che nella propria presa di posizione rilevava: «Se l’obiettivo del Dipartimento è che le 24 ore vengano coperte sull’intero cantone da parte delle polizie comunali è sufficiente pretendere che le polizie strutturate siano costrette a garantirlo. Spetta poi a loro decidere se farlo attraverso una convenzione tra polizie strutturate, un
aumento degli effettivi, una convenzione con una polizia polo o una fusione tra più corpi di polizia strutturata. Ma non compete al Cantone entrare nel merito
dell’autonomia comunale». In merito Gobbi ha però replicato: «Accorpare non significa diminuire la presenza sul territorio. Significa invece valorizzare
il ruolo degli agenti delle comunali ed aumentare la capacità operativa delle forze dell’ordine a favore dei cittadini. E una manciata di piccoli corpi comunali
non è più in grado di rispondere a questa esigenza in termini di efficacia. Basta l’assenza di un agente è la polizia va in default». Ciò detto, le modifiche di legge
previste – che il Governo dovrebbe consolidare con un messaggio nell’estate del 2019 – oltre a concedere alle polizie strutturate un margine di 2 anni per adattarsi,
non contemplano alcuni interventi più drastici agendati in un primo momento. «Il numero minimo di 20 agenti per le polizie strutturate e la riduzione dei
poli regionali da 7 a 5 sono ipotesi che restano sul tavolo, ma che potranno semmai essere implementate in una seconda fase» ha chiarito Gobbi. La legge rivista,
oltre a rafforzare il ruolo dei corpi delle polizie polo all’interno delle regioni, codificherà invece i nuovi compiti delle comunali, secondo quanto previsto nel
quadro del progetto Ticino 2020. «Parliamo di compiti che si fondano sull’essenza del ruolo di agente comunale, quello della prossimità» ha indicato Gobbi:
«Dal monitoraggio dei disordini e dei rumori molesti, al controllo dei permessi nell’ambito della legge sugli stranieri, passando al commercio ambulante e alla
gestione degli incidenti stradali senza gravi conseguenze». In questo quadro c’è però chi guarda con preoccupazione alle nuove competenze in materia di polizia
giudiziaria che passeranno al livello comunale. «Con l’attuale organizzazione, ci sono chiari problemi di coordinamento e un’eccessiva frammentazione» ha però precisato il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. «La separazione dei compiti è quindi cruciale» ha sottolineato, ricordando come attraverso
i suoi specialisti la polizia cantonale sia vieppiù chiamata a fornire risposte in operazioni intercantonali, collaborando con la Fedpol e sul piano della cooperazione
internazionale. Ma un giudizio positivo al progetto in rampa di lancia l’ha fornito anche il comandante della polizia della Città di Lugano Roberto Torrente: «Per i poli come il nostro è un buon progetto. Vogliamo delle polizie comunali forti, che sappiano rispondere alle nuove emergenze 24 ore su 24. La riorganizzazione
inoltre valorizza il ruolo e le competenze, in termini di prossimità, degli agenti locali, la cui professione diventa per altro maggiormente attrattiva».

 

La polizia ticinese del futuro

La polizia ticinese del futuro

Da www.liberatv.ch

Riforma della polizia, avanti tutta: ecco l’organizzazione futura Cantonali-comunali. Ma lo scoglio è il numero minimo di agenti…

La riorganizzazione della Polizia ticinese prosegue in modo spedito. Oggi a Palazzo governativo sono stati presentati i risultati della consultazione avviata tra i Comuni per ridefinire i rapporti tra Polizia cantonale e Polizie locali. Il ministro delle istituzioni Norman Gobbi, il segretario generale del Dipartimento, Luca Filippini, che ha presieduto il gruppo di lavoro, hanno presentato il progetto insieme al comandante della Cantonale Matteo Cocchi e al comandante della Polizia di Lugano Roberto Torrente.

Alla consultazione hanno preso parte 6 comuni polo, 52 Comuni, 2 associazioni e il Ministero pubblico. Dalla consultazione è emerso un sì alla nuova suddivisione dei compiti tra Cantonale e Comunali, alla riduzione del numero delle regioni polo, a un migliore coordinamento all’interno delle regioni, ma un sostanziale no all’aumento degli effettivi delle polizie strutturate.

Attualmente queste ultime devono avere almeno cinque agenti più un comandante. In futuro dovranno averne almeno quindici più un comandante. E in una seconda fase il numero minimo di agenti sarà portato a venti. Norman Gobbi ha spiegato che il passaggio da un minimo di cinque a un minimo di quindici agenti avverrà entro un paio di anni dal momento in cui la riforma verrà approvata dal Gran Consiglio. Ma ha precisato: “Saremo flessibili e daremo il tempo alle singole polizie di reclutare il personale necessario per adeguarsi, come siamo stati flessibili nella concretizzazione dell’attuale organizzazione”.

“La criminalità evolve – ha detto il comandante della Cantonale Cocchi – e cresce la collaborazione intercantonale e con la Polizia Federale, e sempre di più in futuro dovremo mettere in campo degli specialisti, anche nelle attività di supporto informatiche e logistiche. Oggi, con l’attuale organizzazione, ci sono chiari problemi di coordinamento e un’eccessiva frammentazione”.

“Vogliamo delle polizie comunali forti, che sappiano rispondere alle nuove emergenze – gli ha fatto eco il comandante della polizia di Lugano Torrente –. Dobbiamo aumentare il livello di competenza delle polizie locali, rendere più attrattiva la professione, pur mantenendo la nostra strategia di prossimità con agenti attivi sul territorio e vicini alla popolazione. Occorre chiarezza nell’ambito della condotta e delle responsabilità, ci vogliono strategia comuni e mezzi adeguati”.

“Accorpare non significa diminuire la presenza sul territorio – ha aggiunto Gobbi –. Significa invece valorizzare il ruolo degli agenti delle Comunali ed aumentare la capacità operativa delle forze dell’ordine”.

Ora si tratta di superare lo scoglio “politico” relativo all’aumento del numero minimo degli effettivi. Ma è un punto fondamentale senza il quale la riforma non potrà andare in porto.

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Una nuova suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e le comunali sarà definita nei prossimi mesi tenendo in considerazione i principi stabiliti dal progetto Ticino 2020. Inoltre, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbe aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).

È questo l’assetto della Polizia ticinese presentato questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona. Nella Sala stampa di Palazzo delle Orsoline erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Segretario generale Luca Filippini, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Comandante della Polizia comunale della Città di Lugano Roberto Torrente. Per dare seguito alla proposta di riorganizzare la Polizia in Ticino, a fine 2016 il Consiglio di Stato istituì un gruppo composto da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale con l’obiettivo di definire i contorni della Polizia ticinese.

Per volontà del Consigliere di Stato Norman Gobbi bisognava gettare le basi per la costruzione di “una polizia al servizio di tutti i cittadini, che tenesse conto del lavoro impostato attraverso l’attuazione della collaborazione tra la polizia cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per i cittadini”. Ad aprile del 2018, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione alla quale hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico.

Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di procedere nei prossimi mesi alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020. Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante. Per rispondere ad una migliore e più efficace organizzazione dei corpi comunali, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbero aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).

Inoltre, si dovrebbe procedere con l’attuazione di una serie di misure per migliorare il coordinamento all’interno delle regioni di polizia, concretizzare la centralizzazione degli acquisti per le necessità informatiche e logistiche e definire una struttura organizzativa «standard» per le polizie dei Comuni Polo. In fine, dopo una fase di assestamento della nuova organizzazione della “Polizia ticinese”, le regioni di polizia comunale del Cantone dovrebbero passare da 7 a 5.

Le modifiche legislative saranno poste nuovamente in consultazione entro la primavera del prossimo anno in modo che il Governo possa decidere formalmente sul progetto entro l’estate del 2019.

 

Da www.rsi.ch/news

Presentato il nuovo assetto delle forze dell’ordine cantonali e comunali, frutto di un progetto approfondito

Un’inedita suddivisione degli incarichi tra la polizia cantonale ticinese e le comunali sarà definita nei mesi a venire, mentre il numero minimo di agenti per le polizie maggiormente strutturate aumenterà da 5 a 20 (a cui si somma il comandante del corpo). Sono queste alcune delle particolarità che caratterizzeranno il nuovo assetto, presentate mercoledì a Bellinzona.

Il gruppo istituito due anni fa dal Consiglio di Stato nell’ottica di riorganizzare la polizia in Ticino e formato da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale ha sviluppato un progetto denominato “Polizia ticinese”.

Sulla base di quest’ultimo e dopo le considerazioni emerse in fase consultiva, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di procedere, entro breve, alla definizione di nuove competenze per le comunali, tra cui spiccano i controlli per violazione della legge sugli stranieri, incidenti stradali (senza vittime) e commercio ambulante. Alla fine del periodo d’assestamento dell’inedita organizzazione le regioni di polizia comunale cantonali dovrebbero passare da 7 a 5.

 

Il piano nazionale anti estremismo è sulla buona strada

Il piano nazionale anti estremismo è sulla buona strada

La maggior parte delle 26 misure preconizzate sono in corso di attuazione o di elaborazione da parte di Cantoni e Comuni

Un anno dopo essere stato presentato, il “Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento” (PAN) sembra essere sulla buona strada.
La maggior parte delle 26 misure preconizzate sono in corso di attuazione o di elaborazione da parte di Cantoni e Comuni, stando a un primo bilancio stilato nel corso di un convegno organizzato oggi a Berna, cui hanno partecipato circa 200 addetti ai lavori, tra cui operatori sociali, insegnanti e poliziotti.

Il Piano d’azione era stato presentato al pubblico il 4 dicembre 2017 dalla consigliera federale Simonetta Sommaruga, ministra di giustizia e polizia, e da rappresentanti dei governi cantonali e degli esecutivi di Comuni e Città. Il Consiglio federale aveva manifestato l’intenzione di promuovere la sua attuazione con un programma d’incentivazione quinquennale da 5 milioni di franchi.

Le varie misure sono attuate in via prioritaria a livello locale. Ad esempio, ogni Cantone ha nominato una persona di contatto a cui la popolazione e gli specialisti possono rivolgersi e i cui recapiti sono disponibili sui siti web ch.ch e della Rete integrata Svizzera per sicurezza (RSS), che dipende dal Dipartimento federale della difesa (DDPS) e che ha organizzato il convegno, insieme al servizio intercantonale Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC).

Anche le organizzazioni della società civile stanno lavorando sul tema della radicalizzazione e dell’estremismo violento. Diversi progetti e iniziative sono in fase di sviluppo per prevenirne insorgere. Un gruppo di 15 esperti sta inoltre sviluppando un catalogo di misure per il reinserimento delle persone radicalizzate nella società.

Strategia su tre pilastri – Oltre al PAN il Consiglio federale ha previsto altre due vie d’azione nella sua strategia di lotta al terrorismo. L’esecutivo vuole completare l’articolo 260ter del Codice penale sull’organizzazione criminale, vietando il reclutamento, l’addestramento e i viaggi per atti terroristici, incluse le relative operazioni di finanziamento. Saranno perseguiti gli appelli al crimine e l’apologia del terrorismo.

La vigente legge federale che vieta i gruppi “Al-Qaida” e “Stato islamico” nonché le organizzazioni associate, ottiene così una base legale permanente e le disposizioni in merito sono formulate in modo più chiaro, ritiene il governo, che ha trasmesso il suo messaggio al parlamento lo scorso 14 settembre.

La terza componente d’intervento riguarda l’azione della polizia. L’obiettivo è fornirle mezzi supplementari per intervenire al di fuori dei procedimenti penali contro persone potenzialmente pericolose. L’obbligo di presentarsi regolarmente a un posto di polizia, il divieto di lasciare il territorio e l’assegnazione ad un luogo specifico sono alcune delle possibilità previste. I risultati della consultazione avviata l’8 dicembre 2017 e conclusasi a fine marzo sul relativo disegno preliminare di legge sono in corso di valutazione.

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Comunicato stampa

Una nuova suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e le comunali sarà definita nei prossimi mesi tenendo in considerazione i principi stabiliti dal progetto Ticino 2020. Inoltre, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbe aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).
È questo l’assetto della Polizia ticinese presentato questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona.

Nella Sala stampa di Palazzo delle Orsoline erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Segretario generale Luca Filippini, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Comandante della Polizia comunale della Città di Lugano Roberto Torrente.

Per dare seguito alla proposta di riorganizzare la Polizia in Ticino, a fine 2016 il Consiglio di Stato istituì un gruppo composto da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale con l’obiettivo di definire i contorni della Polizia ticinese. Per volontà del Consigliere di Stato Norman Gobbi bisognava gettare le basi per la costruzione di “una polizia al servizio di tutti i cittadini, che tenesse conto del lavoro impostato attraverso l’attuazione della collaborazione tra la polizia cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per i cittadini”.

Ad aprile del 2018, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione alla quale hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico. Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di procedere nei prossimi mesi alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020. Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante. Per rispondere ad una migliore e più efficace organizzazione dei corpi comunali, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbero aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo). Inoltre, si dovrebbe procedere con l’attuazione di una serie di misure per migliorare il coordinamento all’interno delle regioni di polizia, concretizzare la centralizzazione degli acquisti per le necessità informatiche e logistiche e definire una struttura organizzativa «standard» per le polizie dei Comuni Polo. In fine, dopo una fase di assestamento della nuova organizzazione della “Polizia ticinese”, le regioni di polizia comunale del Cantone dovrebbero passare da 7 a 5.

Le modifiche legislative saranno poste nuovamente in consultazione entro la primavera del prossimo anno in modo che il Governo possa decidere formalmente sul progetto entro l’estate del 2019.