Allocuzione di Norman Gobbi al Natale della Patria di Melano

Allocuzione di Norman Gobbi al Natale della Patria di Melano

Da www.ticinonews.ch

Il Consigliere di Stato interverrà alla parte ufficiale nel corso della festa al lago organizzata dal Football Club Melano.
Il Municipio di Melano annuncia in una nota che in occasione del Natale della patria di mercoledì 1. agosto 2018, riproporrà alla popolazione un momento ufficiale presso il piazzale Santa Lucia (Lido comunale).
La serata inizierà alle 19.15 con un rinfresco offerto a tutti i presenti e proseguirà con la festa al lago organizzata dal FC Melano (griglia in funzione, musica e fuochi d’artificio). Alle 21.00, per la parte ufficiale, è prevista l’allocuzione del Consigliere di Stato, On. Norman Gobbi.

 

Polizie locali, fate squadra

Polizie locali, fate squadra

Articolo apparso nell’edizione di martedì 20 marzo de La Regione

Il progetto di una Regione unica nel Mendrisiotto non piace. Ma il direttore del Di Gobbi rilancia

 

“La riorganizzazione non è per domani, ma Chiasso e Mendrisio devono dimostrare di saper lavorare assieme”

Da sabato ci sono 41 uomini (e donne) in divisa in più a vegliare sulla sicurezza dei cittadini ticinesi. Freschi di diploma e a tutti gli effetti agenti, in 16 casi andranno a dar man forte alle Polizie comunali: 3 a Mendrisio, 2 a Chiasso e uno a Stabio. Di sicuro un rinforzo atteso. Anche se, oggi, sono altri i numeri che affliggono le autorità locali, in particolare delle due città polo. Create da un paio di anni due Regioni – la I nel comprensorio chiassese, la II in quello mendrisiense –, nel Mendrisiotto non ci si sente pronti a riorganizzare, di nuovo, l’assetto dei Corpi e del territorio, dando vita a una sola Regione, quindi a un solo polo di riferimento. Non a caso in questo ultimo anno i capidicastero Sicurezza pubblica di Chiasso (Sonia Colombo-Regazzoni) e Mendrisio (Samuel Maffi) non l’hanno mandato a dire al Dipartimento delle istituzioni (Di), deciso a condurre in porto la riforma. La strada, insomma, sembra ormai tracciata. E il 27 marzo il ministro Norman Gobbi tirerà le prime somme nel corso di una riunione straordinaria della Conferenza consultiva sulla sicurezza. Al momento si conferma solo la data dell’incontro (al termine del quale seguirà una nota ufficiale): di più non si intende dire per ora. E ciò nonostante le ‘fughe di notizie’ (in primis su Liberatv.ch) che ventilano l’ipotesi di un aumento da 6 a 21 (o forse 25) del numero minimo di agenti in forze alle Comunali. Anticipazioni che hanno fatto storcere qualche naso (incluso quello del direttore del Di): «Non ne sono felice», ammette a ‘laRegione’. Le indiscrezioni sono giuste? «Questo non posso confermarlo finché non faremo una comunicazione ufficiale». Sta di fatto che la creazione delle Regioni di Polizia – due nel Mendrisiotto, con il Corpo strutturato di Stabio, che collabora con il capoluogo – rappresenta, nei piani d’azione, la tappa intermedia del processo di riorganizzazione. «È l’evoluzione – ci risponde Gobbi –. Trent’anni fa l’uscere comunale andava più che bene per il bisogno che c’era allora nei Comuni. La tappa 2010 ha portato all’obbligo per tutti di avere una Polizia comunale. E la tendenza è quella di garantire un’operatività sempre maggiore, senza perdere di vista la prossimità, che è uno dei compiti delle Polizie comunali. Sappiamo, per esperienza – ribadisce il direttore del Dipartimento –, che strutture di Polizia piccole hanno qualche problema in più. Ma di questo vorremmo discutere con i capidicastero polo. D’altra parte, il Gruppo di lavoro Polizia ticinese è comunque un gremio misto – aperto a dei rappresentanti comunali, ndr – e ha analizzato le cose pure dalla prospettiva comunale». Nel distretto, però, ci sono delle resistenze verso un progetto che, a livello cantonale, immagina di portare da 8 a 5 le Regioni di riferimento. «Lo sappiamo. Di recente – fa sapere Gobbi – ho incontrato il sindaco, la capodicastero e un altro municipale di Chiasso, che hanno palesato tutte le loro perplessità. Ho detto loro, rassicurandoli, che l’iter è ancora lungo e in ogni caso occorre una modifica di legge in tal senso. Di conseguenza sarà il Gran Consiglio a doverla sancire. Se questo è il loro obiettivo – ovvero evitare di avere una Regione sola, che non significa peraltro avere un solo Corpo di polizia nel Mendrisiotto –, li ho invitati, però, a cominciare a collaborare tra loro, dimostrandomi di essere in grado di farlo anche con due Regioni». Insomma, le autorità chiassesi sono esortate a mettere da subito le basi dell’intesa. Se il timore è la tempistica, non è per domani? «Tutt’altro che per domani». Quindi ci sarebbe il tempo per cambiare attitudine. «Esatto. E per dimostrare, ripeto, che sono capaci di lavorare assieme». Chiasso, però, non l’ha presa bene. «Hanno fatto capire che per la cittadina è una questione prettamente di immagine – ci dice Gobbi –. Dal canto mio ho osservato che, dal punto di vista operativo, ha senso avere in talune fasce dell’anno e del giorno una sola pattuglia della Comunale nel Mendrisiotto. Ma ogni tanto bisogna averne due e in grado di sovrapporsi nei compiti sui vari comprensori. Così si ottimizzano le risorse». A incidere è forse il trasferimento del baricentro della Gendarmeria a Mendrisio? «La presenza di Polizia a Chiasso rimarrà forte, abbiamo un focus che è quello della frontiera. Eppoi sono 5 minuti d’auto. Il Cantone non smobilita, anzi. E i risultati sono lì da vedere».

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

A 25 anni dal NO allo Spazio economico europeo

L’allora Consigliere federale PLR vodese Jean-Pascal Delamuraz definì la domenica 6 dicembre 1992 una “domenica nera per la Svizzera”. Un giudizio arrogante nei confronti del Popolo elvetico che – in quel memorabile momento storico – decise di salvaguardare la Svizzera e la sua indipendenza politica dalla fagocitante eurofrenesia che aveva pervaso i maggiori partiti storici svizzeri e l’intero Consiglio federale. Ad un quarto di secolo da quello storico giorno, val la pena ripercorrere un po’ di storia recente della Confederazione e del nostro Cantone.

L’inizio degli Anni Novanta corrisponde al momento storico della caduta del Muro di Berlino e quindi la fine dell’Unione sovietica. In parallelo all’implosione dell’impero comunista stava crescendo il Leviatano europeo che – sostenuto dagli euroturbo Mitterand e Kohl – iniziava a gettare la basi per quella che è l’odierna Unione europea, rigida e incapace di gestire le diversità dalla Lapponia al Mediterraneo.

Tra euroturbo e nazionalconservatori

Gli euroturbo svizzeri, rappresentati dai partiti storici PLR, PPD e PS, in quel periodo portarono il Consiglio federale ad inoltrare la richiesta d’adesione alla precorritrice dell’UE – la Comunità economica europea CEE – e far avallare dall’Assemblea federale l’adesione allo Spazio economico europeo SEE, con il CF socialista René Felber quale capofila. In parallelo all’eurofilia dilagante di parte del mondo politico svizzero, nasceva in ampie fette della popolazione svizzera la voglia di contrapporsi a questi moti demolenti del principio di sovranità; lo spirito nazional-conservatore trovò terreno fertile e vide la nascita – su spinta di Christoph Blocher e altri politici liberal-conservatori – l’Associazione per la Svizzera neutrale e indipendente “ASNI”, così come l’assunzione di un ruolo politico in questo spirito dell’UDC zurighese e della Lega dei Ticinesi a Sud delle Alpi.

Il voto del 6 dicembre 1992

Dopo l’avallo del parlamento federale nell’ottobre 1992, i mesi di campagna sul contrastato decreto d’adesione allo SEE furono infuocati. Dopo molti anni di calma piatta, la politica elvetica trovava un tema che scaldasse gli animi di cittadine e cittadini, con posizioni tanto marcate quanto in contrasto tra di loro.

Se a nord del Gottardo Christoph Blocher fu la figura di spicco sul fronte contrario, in Ticino Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli assunsero un ruolo decisivo; Nano in particolar modo in Ticino, mentre Flavio funse da megafono – grazie alle sue doti dialettiche e capacità linguistiche – in tutta la Svizzera di quel mal di pancia dei nazional-conservatori nei confronti delle scellerate scelte politiche dei partiti storici. Memorabili i dibattiti di Flavio Maspoli nelle fumose sale conferenze o sulle reti radio-televisive nelle tre lingue nazionali. In particolare ricordo una sala gremitissima a Lavorgo, dove Flavio battagliò con il socialista Werner Carobbio; durò alcune ore con un confronto fermo e duro, con molti interventi da parte dei presenti in sala, che palesavano quanto il malessere nazional-conservatore fosse presente anche nelle nostre Valli.

I Ticinesi e la Lega difesero la Svizzera

L’attesa era grande, come la partecipazione al voto, in Svizzera come in Ticino con oltre il 3 elettori su 4 che si recarono alle urne. L’edizione del “Mattino della domenica” del 6 dicembre 1992 dava per sicuro il NO delle elettrici e degli elettori Ticinesi. E così fu. Grazie al grande lavoro sul terreno della Lega dei Ticinesi e dei suoi fondatori, il NO in Ticino prevalse con il 61.5% e 85’582 voti contro i 53’488 di sì. Insomma, il movimento politico nato appena 22 mesi prima – la Lega dei Ticinesi – vinse un voto storico per il Ticino e per il Paese, grazie al fatto di aver saputo interpretare i sentimenti della gente in materia di politica estera. Il voto ticinese sorprese i commentatori nazionali, in quanto fu l’unico Cantone latino a votare contro in quello spaccato politico che venne definito “Röstigraben”, e ai fini del conteggio dei voti per l’opposizione popolare i voti contrari provenienti dal Ticino furono decisivi al NO svizzero. Possiamo quindi affermare che i Ticinesi e la Lega, quella domenica di 25 anni fa, decisero il futuro in libertà e indipendenza della nostra amata Svizzera.

Norman Gobbi

Caccia militari: “8 miliardi, spesa necessaria”

Caccia militari: “8 miliardi, spesa necessaria”

Da ticinonews | Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi la cifra richiesta dal Consiglio Federale è “ragionevole”

C’è chi lo considera uno sproposito e chi, come il Consigliere di Stato Norman Gobbi (Direttore cantonale degli Affari Militari) un investimento assolutamente necessario. 8 miliardi di franchi: è questa la cifra da capogiro prevista dal Consiglio Federale per il rinnovamento dei velivoli militari e del sistema missilistico dell’esercito.

“Si tratta di sistemi che hanno più di 25 anni e quindi hanno raggiunto la fine-vita tecnologica” racconta Gobbi ai microfoconi di Teleticino. “Anche se da un lato possono essere ammodernati, non sono però più competitivi e performanti. La cifra può sembrare importante, ma si tratta di creare un ombrello a protezione della Svizzera nella terza dimensione”.

Dopo la bocciatura alle urne dei Gripen nel 2014 (3 i miliardi di spesa proposti allora), tre anni dopo il Dipartimento della Difesa ci riprova con un tariffario triplicato. “I mezzi attuali” ha spiegato il Consigliere Federale Guy Parmelin “hanno raggiunto il limite”.

“Dobbiamo pensare che si tratta di difendere il nostro Paese” ha continuato Gobbi. “La difesa e la sicurezza parte anche da una difesa che è militare”.

Intanto è già partito il toto nomi. Tre i velivoli che compaiono nella “top three”: gli Eurofighter, i Raphael francesi e i Gripen svedesi, quest’ultimi già considerati dall’amministrazione i migliori nel rapporto qualità prezzo. Quanti saranno? Difficile dirlo, anche se stando a un recente rapporto del Dipartimento Federale della Difesa sono quattro le ipotesi al vaglio: 20, 30, 40 o 55 nuovi aerei entro il 2030.

Sia quel che sia la mossa, oggi come allora, ha già scatenato un pandemonio. La sinistra è contraria, la destra approva, il centro è scettico. E poi c’è chi, come il Gruppo per una Svizzera senza esercito, è pronto a richiamare in causa il popolo.

Maggiori dettagli nel servizio di Teleticino – http://www.ticinonews.ch/ticino/422259/caccia-militari-8-miliardi-spesa-necessaria

(Articolo di Romano Bianchi)

Cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri

Cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri |

Egregi signori,
Gentili signore,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato ancora una volta qui sul Monte Ceneri, per festeggiare simbolicamente l’inizio di un’ulteriore tappa di questa importante opera per l’Esercito in Ticino.

È passato ormai più di un anno da quando ci siamo trovati in occasione dell’inaugurazione della prima fase di realizzazione del nuovo Centro logistico, nella quale sono stati sviluppati spazi adeguati al deposito, alla movimentazione e alla manutenzione del materiale e dei veicoli, garantendo un netto miglioramento delle prestazioni logistiche. Il nuovo magazzino a scaffalatura alta e il risanamento dell’arsenale sono stati un investimento di oltre 12 milioni di franchi da parte della Confederazione. Assieme a questa seconda fase, che comporterà ulteriori investimenti per un totale di più di 37 milioni di franchi, verranno assicurati i compiti logistici e infrastrutturali per il Ticino, il Grigioni italiano, il Canton Uri e parte dell’Alto Vallese.

Oggi si parte con la seconda tappa della realizzazione del Centro, che comporta l’insediamento delle officine veicoli e dell’autorimessa. Un ulteriore passo verso la conclusione del progetto logistico che coinvolge, oltre al Ticino, i centri di Grolley (FR), Thun (BE), Othmarsingen (AG) e Hinwil (ZH).

La scelta del Monteceneri, come ribadito più volte dal sottoscritto in questi anni, non è casuale: dalla sua importanza storica come via di passaggio sia in ambito civile sia in ambito militare, alla sua posizione strategica al centro del nostro Cantone, vicino alla rete autostradale che lo rende facilmente raggiungibile da un lato e dall’altro permette il rapido reinserimento nella circolazione.

Il nuovo sito per l’officina veicoli e l’autorimessa del quale inauguriamo i lavori oggi ha quindi un forte valore poiché, trasferendo anche questa struttura dal centro di Bellinzona a questa nuova ubicazione, unisce i maniera logica i veicoli al resto del materiale.

Intendo sottolineare quanto detto un anno fa: questo investimento da parte dell’Esercito in Ticino non è scontato, ed è stato profondamente supportato dal nostro Cantone, con la volontà di essere parte integrante e attiva di un progetto capace di cambiare strategia e in modo da garantire capillarmente un servizio necessario qualora la truppa dovesse entrare in servizio a favore delle autorità.
Ancora una volta quindi il Ticino si dimostra un partner affidabile per la Confederazione e per l’Esercito quando si tratta di sicurezza del nostro Paese.

Come ho già affermato durante l’inaugurazione dello scorso anno, la presenza militare sul Monte Ceneri non sarà un valore aggiunto solo per l’Esercito, ma anche per la popolazione ticinese, poiché le sinergie che si potranno sviluppare con tutti i partner della Protezione della Popolazione garantiranno una pronta e ottimale reazione in caso si emergenza, come ad esempio episodi d’inondazioni e incendi. Come noi tutti ben sappiamo, proprio in questi casi il fattore tempo è essenziale: la tempestività del soccorso, la preparazione dei militi e dei soccorritori, la possibilità di poter fare a capo a mezzi all’avanguardia ma soprattutto adeguati alle possibili situazioni che si possono presentare, hanno un’importanza vitale. Il centro logistico del Monte Ceneri non è quindi solo un punto d’appoggio per l’Esercito in caso d’istruzione o d’impiego, ma è anche una garanzia per la popolazione al Sud delle Alpi in caso di necessità.

L’Esercito deve garantire sì la preparazione dei militi, ma deve anche essere in grado di offrire loro gli strumenti necessari per far fronte al loro compito. Quando parliamo di logistica pensiamo a un servizio ausiliario all’attività, ma dobbiamo pensare che si tratta invece di parte integrante dell’attività, poiché senza il necessario equipaggiamento, dei veicoli pronti all’uso, e l’essenziale per la sussistenza, difficilmente i militi potranno garantire la loro prestazione in maniera ottimale e duratura. E questo materiale deve essere disponibile per garantire un’ottimale attuazione del concetto di mobilizzazione dell’Esercito, che prevede ventiquattr’ore per garantire la prontezza operativa di un corpo di truppa. Questo è, e sarà sempre più fondamentale, non solo a fini militari ma anche a supporto dei civili.

In conclusione vorrei ringraziare Fulvio Chinotti per il lavoro svolto fino ad ora, e auguro a Renato Bacciarini un buon inizio per il suo incarico futuro. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni saluto con piacere i passi già intrapresi dall’Esercito per la sua presenza sul nostro territorio, fiducioso che anche in futuro potremo essere parte integrante dei suoi progetti e poter garantire le nostre competenze a favore della sicurezza del nostro Paese.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

«Die Tessiner haben eine soziale Seele»

«Die Tessiner haben eine soziale Seele»

Da Die Weltwoche | Der Tessiner Lega-Staatsrat Norman Gobbi hat 35 Kilogramm abgenommen. Dies habe er mit Willenskraft und Disziplin erreicht. Auf ein Glas Wein verzichte er nicht. Er sagt, was das Tessin vom neuen Bundesrat Ignazio Cassis erwartet und was die Schweiz von Italien unterscheidet. Von Philipp Gut

Herr Gobbi, Sie haben 35 Kilogramm abgenommen. Wie haben Sie das geschafft?
Mit Willenskraft und Disziplin. Und in der Politik diszipliniert zu sein, ist nicht so einfach.

Sie denken an die vielen Apéros und an die Weissweinfraktion im Bundeshaus?
Das Glas Wein habe ich beibehalten, ich verzichte auf das Gebäck, das Bier und die schweren Alkoholika. Ich unterwerfe mich einem strengen Diätregime. Entscheidend war ein Arztbesuch Anfang dieses Jahres. Der Arzt wollte mir Pillen gegen den Bluthochdruck verschreiben. Dagegen sträubte ich mich, lieber wollte ich abnehmen.

Wie fühlt sich der neue Körper an?
Es ist einfacher beim Wandern und Treppensteigen, das habe ich sofort gespürt. Negativ ist: Ich musste die Garderobe erneuern, das geht ins Geld.

Beeinflusst das Körpergewicht Geist und Charakter eines Menschen?
Mein Charakter hat sich nicht gross geändert. Meine Körperfülle war aber immer ein Markenzeichen von mir, ich musste also ins Marketing investieren und den Leuten sagen, dass ich immer noch der Norman bin.

Es soll Leute geben, die Sie gar nicht mehr erkannt haben.
So ist es.

Werden Sie jetzt anders wahrgenommen?
Man kann mich wegen meines Gewichts zumindest nicht mehr attackieren, wie es die Linksextremen gern getan haben.

Gibt es so etwas wie ein Idealgewicht für einen Politiker?
Ich habe mich bis Ende vergangenes Jahr wohl gefühlt und mich dann entschieden, eine Kehrtwende zu machen.

Mit Ignazio Cassis hat das Tessin endlich wieder einen Bundesrat. Wie wurde die Wahl von Ihren Tessiner Landsleuten aufgenommen?
Ich war in diesem Moment nicht im Tessin, ich war in Bern.

Aber Sie kennen die Befindlichkeit der Tessiner Volksseele.
Die Wahl von Ignazio Cassis wurde mit Genugtuung zur Kenntnis genommen, aber sicher nicht von allen. Das liegt in der Natur der Sache: Das Tessin ist fast immer gespalten. Einhelligkeit ist nicht unser Ding.

Wer sieht Cassis kritisch? Ihre eigene Partei, die Lega dei Ticinesi?
Wenn wir seine Wahlresultate in der Vergangenheit anschauen, dann war da nie Hochglanz. Die Unterstützung der SVP für Ignazio Cassis ist kein Blankoscheck. Sie wird genau beobachten, was er als Aussenminister entscheidet.

Was erwarten Sie von Cassis?
Wir müssen im Tessin – und das gilt auch für die anderen Grenzregionen – mit unterschiedlichen Wirtschaftssystemen entlang der Grenze leben. Für unsere spezifischen Probleme erhoffen wir uns von Bundesrat Cassis Gehör. Zur Schweiz gehören verschiedene Sprachregionen und Minderheiten. Ihr Einbezug ist wichtig, das war auch eines meiner Themen, als ich vor zwei Jahren selbst für den Bundesrat kandidierte.

Trauern Sie dieser verpassten Chance nach?
Nein, das bringt nichts. Ich sage immer: Man muss zur richtigen Zeit am richtigen Ort
sein. Ich war nicht zur richtigen Zeit dort, Herr Cassis war es.

Haben Sie ihm durch Ihre Kandidatur den Weg geebnet?
Es wäre noch unverständlicher gewesen, jetzt nicht den Tessiner zu wählen. Der Durchbruch erfolgte 2015 mit drei Welschen. Jetzt war es einfacher, dass ein Tessiner nachrückte.

Die Solidarität unter den Lateinern spielte in diesem Fall allerdings gar nicht.
Die lateinische Schweiz lebt nur, wenn die Interessen der Romands zum Zug kommen. Als Tessiner treffen wir meist auf mehr Verständnis bei Deutsch- als bei Westschweizern. Unsere innen- und aussenpolitische Haltung seit der EWR-Abstimmung 1992 ist ein Hemmnis für engere Beziehungen zur Westschweiz.

Ist die Idee einer lateinischen Schweiz ein Konstrukt?
Mit den Romands verbindet uns eine gewisse kulturelle Nähe, aber geografisch sind wir Tessiner Teil der Gotthardachse. Diese geografische Nähe wird immer wichtiger. Wir arbeiten mit den Innerschweizern zusammen, zum Beispiel in Polizei- und Sicherheitsfragen oder auch in der Asylfrage.

Wo sehen Sie die drängendsten Probleme Ihres Kantons?
Nehmen Sie die Löhne: Ein junger Schweizer Ingenieur von der ETH Zürich hat eine erste Lohnerwartung von 6000 bis vielleicht 7000 Franken monatlich. Ein Italiener, der das Polytechnikum Mailand abschliesst – es ist von der Qualität her nicht so schlecht, es zählt zu den besten zehn Universitäten in Europa –, erwartet einen Anfangslohn von 1200 Euro. Wenn er im Tessin eine Arbeit für 2000 Franken kriegt, ist er mehr als zufrieden. Für uns ist das untragbar. Weiter erleben wir eine Verschlechterung unserer beruflichen Kultur. Wir verlieren an Know-how. Auch wenn die Ausbildungsqualität in Italien vergleichbar ist mit der unseren – die Ausführung, die Umsetzung, die Regeln in der Schweiz und in Italien sind nicht dieselben. Am Schluss bleiben die Tessiner nördlich des Gotthards, und die Italiener ziehen zu uns. Dass diese Entwicklung nicht gut ist, liegt auf der Hand.

Ist Cassis der Richtige, um die Probleme des Tessins im Bundesrat zu lösen?
Er ist Teil der Landesregierung und muss als Teil dieser Regierung agieren. Sicher hoffen wir auf mehr Gehör. Aber es ist immer noch die Aufgabe der Tessiner Kantonsregierung, unserem Kanton Gehör zu verschaffen. Und zwar bei allen Bundesräten,
nicht nur bei unserem Tessiner Landsmann. Es wäre eine Verminderung seiner Rolle, wenn Ignazio Cassis nur für die Tessiner da wäre.

Die Tessiner Behörden haben gegenüber Italien im Steuerstreit verschiedentlich Mittel ergriffen, die rechtlich umstritten waren und in Bern auf Kritik stiessen. So wurde ein Strafregisterauszug für Grenzgänger verlangt, und ein Teil der bei den Grenzgängern erhobenen Steuern wurde vorübergehend blockiert. Funktioniert diese Widerstandsmethode? Wie muss man mit Italien umgehen, um Erfolg zu haben?
Für mich ist das die einzige Methode, um bei den Italienern etwas zu bewirken. Wenn wir immer «ja, ja» sagen und uns darauf einlassen, die Dinge später zu regeln, erreichen wir nichts. Das Später-Regeln «vergessen» die Italiener gerne. Das haben wir etwa bei der Freizügigkeit der Finanzdienstleister gesehen, die man in einer späteren Phase regeln wollte. Doch dann haben die Italiener eine Gesetzgebung gemacht, die diese Freizügigkeit nur für Firmen erlaubt, die einen Sitz in Italien haben – unter italienischen Regeln notabene. Das ist keine grenzüberschreitende Dienstleistung mehr. Punto. Das zeigt, wie die Italiener agieren: Es geht immer nur um den Schutz von eigenen Interessen. Das müssen wir als Schweizer nicht nur zur Kenntnis nehmen, wir
müssen darauf konsequent reagieren.

Sind die Deutschschweizer in den Verhandlungen mit Italien zu naiv, zu korrekt?
Das ist meine Überzeugung. Ignazio Cassis hat es auch gesagt: Wenn die Schweizer Behörden mit den italienischen Behörden auf Englisch diskutieren, dann verlieren sie schon einen Teil der Informationen und der Spitzfindigkeiten, die auf der italienischen Sprache basieren. Wir müssen hart, aber fair mit den Italienern verhandeln: fair in der Form, hart in den Inhalten. Sonst gewinnen wir nichts. Ich bleibe bei meinen Positionen: Der Strafregisterauszug wird weiter gefordert, nicht nur für die Grenzgänger, auch vor allem für diejenigen, die bei uns wohnen möchten. Diese Haltung wurde von den Betroffenen fast nie in Frage gestellt, nur von den italienischen Behörden. Das beweist: Es ist mehr eine Grundsatzfrage für die Italiener, operativ ist es überhaupt kein Problem.

Das Tessin gilt als Hochburg von Clans, die teils über Generationen dominieren. Wie wichtig sind sie noch?
Heute ist das nicht mehr so wichtig, die Gesellschaft ist offener geworden. Es gab einflussreiche Gruppierungen, die teilweise auch hinter den Kulissen das Geschehen beeinflussten. Mit dem Aufstieg der Lega ist dieses Spiel ein bisschen gestört worden. Viele haben darunter gelitten: Sie haben nie Verantwortung übernommen, aber Politik «von hinten» betrieben.

Aus der Protestbewegung der Lega ist eine Partei mit Regierungsverantwortung geworden. Wo führt ihr Weg noch hin?
Wir müssen unseren Weg weitergehen, das heisst kritisch bleiben, auch gegenüber meiner
Tätigkeit oder der Tätigkeit meiner Kollegen in der Regierung. Wir sind die einzige politische Kraft im Tessin, die das Referendum ergriffen hat gegen eine Vorlage eines eigenen Staatsrats, nämlich bei der Abfallsteuer. Das Beispiel zeigt, wie wichtig die direkte Demokratie für uns ist. Oder nehmen Sie das Ja zum Staatskundeunterricht am letzten Wochenende: Die Lega und die SVP waren die einzigen Parteien, die sich von Anfang an dafür eingesetzt haben. Wir spüren besser, was die Bevölkerung will.

Was unterscheidet einen Tessiner von einem Deutschschweizer?
Es gibt Differenzen. Wir haben es bei der Abstimmung über die Rentenreform gesehen: Die Tessiner haben eine soziale Seele. Wir sind zwar katholisch, haben eine südländische Kultur, aber gegenüber den Behörden sind auch wir kritisch. Zudem sind die Tessiner treu. Es ist nicht zuletzt den Stimmen aus dem Tessin zu verdanken, dass die Schweiz vor 25 Jahren nicht dem EWR beitrat. Seitdem haben wir uns in der politischen Haltung ein bisschen von den Romands entfernt und mehr den Deutschschweizern angenähert, vor allem bei der Migration und in aussenpolitischen Angelegenheiten.

Inwiefern unterscheidet sich die Tessiner Mentalität von der italienischen?
Zum Glück haben wir noch eine schweizerische Tradition bei uns. Ich denke vor allem an den Umgang mit den Institutionen und die Korrektheit. Wir dürfen nie vergessen, dass wir für die Bürger da sind und nicht die Bürger für uns. In Italien ist es umgekehrt: Der Staat sieht in den Bürgern Diebe und Betrüger, und wenn diese negative Haltung besteht, ist auch die Gegenreaktion der Bürger verständlich: die Untreue gegenüber dem Staat.

Was regt Sie an den Deutschschweizern auf?
In den 1970er und 1980er Jahren befürchteten viele Tessiner eine Verdeutschschweizerung des Tessins. Doch das sind tempi passati. Das Zusammenleben zwischen Tessinern und confederati funktioniert seit Jahren sehr gut. Problematischer ist oft die Koexistenz unter den Deutschschweizern selber, wenn ich auf die vielen Beschwerden für Bauvorhaben schaue, die Deutschschweizer im Tessin gegen Deutschschweizer einreichen.

Letzte Frage: Fast noch wichtiger als die politischen Gräben scheinen im Tessin die sportlichen zwischen den Eishockeyvereinen Ambri-Piotta und HC Lugano.
Das ist so. Das geht viel tiefer als die Politik. Ein paar Monate, bevor ich Kantonsratspräsident wurde, trat ich in den Vorstand von Ambri- Piotta ein. Mich fragte nie jemand, wie es im Grossen Rat läuft, alle wollten wissen, wie es mit unserem Ambri steht. Das zeigt uns Politikern, wo die Leidenschaften der Bevölkerung liegen. Es relativiert unsere Rolle und ist gut für unsere geistige Gesundheit. Wir dürfen uns nicht zu ernst nehmen.

Norman Gobbi:”Sì alla Civica, per il Dovere di essere Consapevoli nella Comunità. La Svizzera è Libertà e Sicurezza”

Norman Gobbi:”Sì alla Civica, per il Dovere di essere Consapevoli nella Comunità. La Svizzera è Libertà e Sicurezza”

Da Ticinolive.ch | L’On. Norman Gobbi, intervistato da Ticinolive racconta la sua visione in merito alla Svizzera. Dal Refendum per la Civica, alla concezione storica di identità vs impero, al motto con il quale conclude: “Libertà e Sicurezza”, dicotomia di componenti sulla quale la Confederazione è nata e la cui forza sta nel trarre il meglio da entrambe.

Onorevole Norman Gobbi, Il 24 settembre si vota per la Civica. Quale la sua posizione, a riguardo?

Mi sono messo a disposizione come testimone a sostegno della campagna di votazione, quindi per il sì alla civica, perché se io oggi sono Consigliere di Stato è stato proprio per l’insegnamento che ho ricevuto anche a scuola in ambito di civica da parte di Franco Celio, mio docente di storia e geografia alle medie. Quei momenti mi hanno permesso di capire come far politica non sia gridare o cercare di imporre la propria visione ma sia soprattutto dialogo e confronto di idee e, infin dei conti, per la cittadina e il cittadino, di crearsi la propria opinione, nell’ambito del confronto di opinioni contrapposte su un determinato tema e quindi credo che sia importante che i nostri giovani, i miei figli in futuro, possano godere della stessa fortuna che ho avuto io, di avere delle lezioni dedicate a creare la coscienza del cittadino, che non significa solo sapere che si abbiano solo dei diritti ma anche e soprattutto dei doveri. Il dovere di informarsi, di crearsi una propria opinione, il dovere, infine, di mettersi in discussione e migliorare la propria coscienza in relazione alla comunità.

La Lega dei Ticinesi, da partito di opposizione è diventata un partito importante e determinate. Questa trasformazione vi porterà molto oltre nel futuro, quali sono i vostri prognostici a riguardo?

Ho letto recentemente lo scritto di una persona che non vuole ama la Lega, perché – questa la mia lettura – abbiamo distrutto quello che era la sua sfera d’influenza, in quanto credeva di governare il Canton Ticino senz’assumere un ruolo istituzionale; beh, questi diceva che la Lega sta distruggendo i diritti fondamentali del Canton Ticino. La Lega li ha fatti rivivere, nel ’91 così come oggi; perché è un movimento che nonostante sia al governo raccolga delle firme per fare esprimere il popolo su un tema che da sempre è stato a cuore del Movimento e penso in particolar modo alla tassa sul sacco dei rifiuti, promossa da un Consigliere di Stato leghista e messa in votazione grazie a un referendum leghista. Questo credo non sia segno di schizofrenia ma di rispetto della volontà del sovrano. Su questo tema, come su tanti altri, non bisogna aver paura del cittadino, anche quando si hanno due Consiglieri di Stato e si è il secondo partito in Parlamento. Quello che ci differenzia dagli altri è il nostro profondo rispetto del cittadino e soprattutto della sua volontà, poiché al cittadino non bisogna imporre le nostre scelte, ma, al contrario è nostro dovere farci interpreti delle scelte del cittadino nell’ambito della nostra politica.

La vostra concezione storica in quanto popolo elvetico nei confronti dell’impero asburgico. Imperialismo o identità comunale? Oppure le due cose possono coesistere?

La nostra storia è un po’ un mix dei due concetti, perché comunque sulle antiche bandiere delle comunità di Uri, Svitto e Untervaldo c’era l’aquila imperiale. Questo ci dimostra come soprattutto nell’arco alpino, anche nell’antico passato, si riconobbe il fatto che siano territori difficilmente governabili dall’esterno. Quindi si comprese come fosse meglio concedere qualche libertà in più ma non creandosi dei problemi e patteggiando gli interessi dell’Impero, che era soprattutto quello di poter usufruire dei valichi di transito attraverso le Alpi. È un concetto che significa da un lato l’essere sovrani, nell’ambito della giustizia e della gestione dei dazi; dall’altra parte del fare qualche concessione, ma, a parer mio, non gratuitamente.
La Selbstbewusstsein (mi spiega come la parola tedesca racchiuda i due concetti dell’essere se stesso e dell’essere consapevoli n.d.r) unisce questi due aspetti: l’esser consapevole di se stesso ma come parte di un sistema. Fu l’aspetto più importante che costituì la Svizzera, e che oggi deve ritornare a essere parte fondante.

Cosa pensa del Consigliere federale eletto Cassis?

Sicuramente da Consigliere di Stato del Canton Ticino sono felice che un ticinese sia stato chiamato a ricoprire la carica più alta del nostro sistema istituzionale, d’altra parte, dal punto di vista politico, il sostegno ottenuto dall’Unione democratica di centro, dall’UDC Svizzera, non è un assegno in bianco. Infatti per i democentristi il loro sostegno è vincolato a praticare una chiara politica di destra, in particolar modo nell’ambito della politica estera, quindi in maniera determinata nei confronti dell’Unione europea, rispettivamente nel ribadire quanto da lui detto riguardo la libertà, la sicurezza e dell’autodeterminazione.

Per concludere. Una frase che racchiuda e descriva la bellezza ma anche la responsabilità della Svizzera?

Libertà e Sicurezza. La Sicurezza senza la Libertà è la dittatura. La Libertà senza la Sicurezza è l’anarchia. La Svizzera ha trovato da sempre un buon equilibrio tra questi due concetti. Da un lato la libertà economica e la sicurezza del diritto, la sicurezza pubblica e la libertà individuale. Questo ci ha permesso, nonostante non disponiamo di materie prime, di essere un Paese all’avanguardia e nell’ambito dell’innovazione ai primi posti del governo mondiale. E questo deve rimanere il nostro motto, poiché libertà non significa sovra-regolamentazione, sicurezza non significa aprire le porte senza controllo, e quindi la linea di condotta deve rimanere quella che ci hanno insegnato coloro che hanno costruito il nostro benessere prima di noi.

Intervista a cura di Chantal Fantuzzi: http://www.ticinolive.ch/2017/09/24/norman-gobbisi-alla-civica-dovere-consapevoli-nella-comunita-la-svizzera-liberta-sicurezza/

“Con Cassis, il problema dei frontalieri sarà preso sul serio”

“Con Cassis, il problema dei frontalieri sarà preso sul serio”

Da Ticinonews.ch | Norman Gobbi sull’elezione odierna. “A ciascuno il suo turno. Oggi è un giorno di festa per il Ticino”

Il consigliere di Stato ticinese ed ex candidato al Consiglio federale Norman Gobbi (LEGA/UDC) definisce l’elezione di Ignazio Cassis come “un giorno di festa per il Ticino”.L’entrata di uno svizzero-italiano in governo apre la strada a una migliore presa in considerazione degli interessi dei Ticinesi a Berna, ha dichiarato Gobbi all’ats. Anche il problema dei frontalieri sarà meglio considerato, secondo il leghista.

Alla domanda se per lui non fosse troppo doloroso non essere stato eletto nel 2015 quale candidato UDC alla successione di Eveline Widmer-Schlumpf, il ticinese ha risposto in maniera molto filosofica: “a ciascuno il suo turno, allora non era il mio turno”.

L’articolo su Ticinonews.ch: http://www.ticinonews.ch/ticino/409152/con-cassis-il-problema-dei-frontalieri-sara-preso-sul-serio

Visita aziendale alla Fondazione alpina per le scienze della vita

Visita aziendale alla Fondazione alpina per le scienze della vita

Comunicato stampa del Diparitmento delle finanze e del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) e il Dipartimento delle
istituzioni (DI) comunicano che negli scorsi giorni il Consigliere di Stato Christian
Vitta e il Consigliere di Stato Norman Gobbi hanno visitato la Fondazione Alpina
per le Scienze della Vita (FASV) di Olivone.

Nell’ambito del programma di visite aziendali che il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), Christian Vitta, sta portando avanti sul territorio ticinese, è stata inserita anche la Fondazione Alpina per le Scienze della Vita (FASV) di Olivone. Ciò dimostra l’elevata attenzione nei confronti delle regioni periferiche, che contribuiscono alla creazione di valore aggiunto e di posti di lavoro interessanti, a favore dello sviluppo economico di tutto il Cantone.
Alla visita ha preso parte, in veste di Vice Presidente del Consiglio di Fondazione della FASV, anche il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

I due Consiglieri di Stato, accompagnati da Marino Truaisch, Presidente della FASV,
Maria Teresa Pinorini e Elia Grata, Direttori della FASV e responsabili dell’Istituto Alpino di Chimica e di Tossicologia (IACT), e Michela Pedrioli, Responsabile della Scuola Alpina, hanno potuto visitare la nuova aula didattica e i laboratori di chimica e tossicologia.

È stata inoltre colta l’occasione per rendere visita, alla presenza di Marco Bignasca,
Capoufficio dell’Ufficio dello sport, anche al Centro Gioventù e Sport di Olivone, che
organizza stage professionali e corsi per le scuole sulla natura, la cultura e la storia delle regioni alpine. Il pomeriggio si è concluso con un incontro conviviale con il personale della FASV e del Centro Gioventù e Sport.

Fondazione Alpina per le Scienze della Vita (FASV)
La FASV è situata ad Olivone, in Valle di Blenio, e ad oggi conta 15 collaboratori. Il suo scopo è quello di offrire, tramite l’Istituto Alpino di Chimica e di Tossicologia (IACT) un servizio di analisi negli ambiti della chimica forense, della tossicologia, della farmaceutica e del biomonitoraggio, nonché quello di promuovere progetti di ricerca in questi ambiti.

Grazie alla sua Scuola Alpina, inoltre, la FASV sostiene anche la formazione di giovani e adulti nell’ambito delle scienze della vita, della conoscenza delle piante medicinali e aromatiche e delle molecole e/o dei principi attivi in esse contenute.

Si ricorda che, nell’ambito del Prix Montagne 2016, la FASV si è classificata al terzo
posto assoluto: ciò dimostra che, con un concetto valido e spirito imprenditoriale, anche nelle regioni di montagna è possibile raggiungere il successo.

Centro Gioventù e Sport di Olivone
La struttura di Olivone è la location perfetta per chi desidera praticare sport tipici di montagna ed essere a contatto con la natura. Conta 120 posti letto, suddivisi in tre
blocchi separati tra di loro con camere da 6/8 posti e servizi indipendenti; un servizio di ristorazione organizzato da G+S che propone pasti variati; 2 sale teoria; 1 sala muscolazione e numerosi spazi per attività sportive all’esterno della struttura.

In caso di brutto tempo gli ospiti del Centro G+S hanno a disposizione la struttura del Polisport equipaggiata per la pratica di diverse attività sportive tra cui una parte di arrampicata indoor di grandi dimensioni con tutti i gradi di difficoltà.