Cerimonia di Consegna dell’arma per la Scuola di polizia del V° circondario

Cerimonia di Consegna dell’arma per la Scuola di polizia del V° circondario

Comunicato stampa

Con il coordinamento del Centro formazione di polizia, quest’oggi si è tenuta a Bellinzona presso la Centrale comune d’allarme (CECAL) la cerimonia di Consegna dell’arma agli aspiranti della Scuola di polizia. L’evento, diretto dal capo della Sezione formazione, ha visto il saluto del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Presenti al formale evento tutti i Comandanti, o i loro rappresentanti, dei Corpi di polizia con aspiranti in formazione.

Nel suo intervento, Gobbi ha evidenziato come sia assolutamente necessario che i futuri agenti operino con coraggio e con proporzionalità: “Agite sempre nella maniera opportuna – ha detto -, così come richiesto dal codice deontologico e dalla Legge. Avete ricevuto un’arma. Le mani che ve l’hanno consegnata appartengono alle istituzioni che rappresentate e ai cittadini che siete chiamati a tutelare. Vi abbiamo affidato non solo un’arma, ma anche la nostra totale fiducia: non dovete mai dimenticarlo”.

Da parte sua il Comandante Matteo Cocchi ha ribadito che “la consegna dell’arma è un atto che richiede grande responsabilità, da un lato per l’autorità statale che ve la consegna e dall’altro per voi che la ricevete”. Ha pure sottolineato il concetto di proporzionalità, “termine questo che presuppone da parte vostra una grande e rapida capacità di lettura delle situazioni per dare la risposta più idonea che in un preciso momento vi viene richiesta e che deve permettere di risolvere il problema”.

Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 24 aspiranti gendarmi della Polizia cantonale, 14 aspiranti agenti delle Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano, Mendrisio, Biasca, Chiasso, Malcantone ovest, Muralto e Minusio, 2 aspiranti della Polizia dei trasporti, 2 aspiranti della Polizia cantonale dei Grigioni, 2 aspiranti della Polizia Militare, hanno così ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza. Gli aspiranti sono ora pronti per un periodo di stage nei posti di polizia e presso i propri comandi di appartenenza, tassello importante della formazione che li porterà al conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia, con il superamento degli esami federali di professione a febbraio 2019.

 

 

 

Legge polizia, lettera e audizione

Legge polizia, lettera e audizione

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 28 novembre 2018 de La Regione

Nella seduta di questa mattina la Legislazione sentirà il capo del Dipartimento istituzioni Gobbi

Della trentina e passa di correttivi suggeriti “concorda” solo su quattro. Il Consiglio di Stato ha preso posizione, con una lettera alla commissione parlamentare della Legislazione, sulle proposte di emendamento alla Legge sulla polizia, o meglio al testo rivisto dal governo per introdurre lo strumento della custodia di polizia (durata massima ventiquattro ore), disciplinare trattenimento e consegna di minorenni e regolamentare le indagini, anche ‘mascherate’, preventive.
Una revisione normativa adottata, con qualche ritocco, dalla maggioranza commissionale, ma ritornata in Legislazione lunedì della scorsa settimana, giorno in cui avrebbe dovuto essere discussa e votata dal Gran Consiglio. Avrebbe, perché all’ultimo momento è stata avanzata una serie di emendamenti da Sabrina Gendotti (Ppd), Giovanna Viscardi (Plr) e Michela Delcò Petralli (Verdi).
Diverse e di peso le modifiche prospettate dalle tre deputate. Tali da indurre la commissione a riaprire il dossier per i necessari approfondimenti. E il Consiglio di Stato a pronunciarsi nero su bianco. La missiva alla Legislazione è datata 21 novembre. Sei pagine che il governo ha scritto in vista dell’audizione di questa mattina in commissione del direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. Dovrebbe essere accompagnato da due ufficiali della Cantonale: il tenente colonnello Flavio Varini, alla testa della Polizia giudiziaria, e il capitano Elia Arrigoni, responsabile dei Servizi generali.

Custodia, se la persona lo chiede va sottoposta a visita medica
Tra le quattro proposte di emendamento condivise dal governo figura quella di inserire nell’articolo di legge sulla custodia di polizia, provvedimento ordinato da un ufficiale, l’obbligo della visita medica (non contemplata dal testo elaborato dal Consiglio di Stato, prevista invece dalla maggioranza commissionale ma solo come facoltà). Ergo: “La persona presa in custodia deve essere sottoposta a visita medica se lo richiede espressamente, come pure se le sue condizioni psico-fisiche appaiono alterate o altri motivi lo impongano”. Restando alla custodia di polizia, l’Esecutivo non è invece d’accordo con gli altri correttivi indicati da Gendotti, Viscardi e Delcò Petralli. Il ricorso al giudice dei provvedimenti coercitivi (gpc), anziché al Tribunale cantonale amministrativo, contro la misura? “Non trattandosi di una misura (la custodia di polizia, ndr.) di carattere penale, appare inopportuna la competenza del gpc” e di conseguenza l’applicazione del Codice di procedura penale (Cpp), annota il governo.

Niente sistemi di geolocalizzazione?
Proposta incomprensibile

Governo che respinge la stragrande maggioranza degli emendamenti suggeriti. Come quello al capitolo sulla cosiddetta osservazione preventiva.
Localizzare persone o cose senza però l’impiego di sistemi di geolocalizzazione? “Mal si comprende la proposta di modifica”, commenta il Consiglio di Stato, che si chiede e chiede “come si possa localizzare qualcuno con dispositivi tecnici, senza sistemi di geolocalizzazione”.
Il governo, inoltre, richiama l’attenzione della Commissione parlamentare “sul fatto che, già oggi e sulla base del Codice di procedura penale, sia l’osservazione che le indagini in incognito possono essere avviate e messe in atto dalla Polizia cantonale in maniera completamente autonoma per la durata di un mese (cfr. articoli 282 e 298b del Cpp) per tutti i crimini e delitti: queste misure di sorveglianza segreta, ai sensi del Cpp, non soggiacciono all’approvazione del giudice dei provvedimenti coercitivi”. Sottoporre, come sollecitano le tre parlamentari, l’avvio dell’osservazione preventiva al nullaosta del giudice dei provvedimenti coercitivi? L’emendamento, rileva il Consiglio di Stato, “è in urto con quanto già in vigore a livello di Cpp (cfr. articolo 282). Non si intravede quindi il motivo di instaurare due prassi differenti, le quali potrebbero creare difficoltà di utilizzo delle prove in una successiva fase d’inchiesta”.

Polizia ticinese: ruoli chiari e più sicurezza

Polizia ticinese: ruoli chiari e più sicurezza

Un progetto moderno e condiviso

In settimana ho presentato lo stato d’avanzamento del progetto “Polizia ticinese”, che ha coinvolto esponenti della politica e della sicurezza cantonali e comunali.
Dopo averne discusso a vari livelli con loro e averne recepito le preoccupazioni, abbiamo impostato il nuovo progetto che comprende i cambiamenti indispensabili per continuare a garantire la massima sicurezza sul nostro territorio. Il principio è chiaro: non è importante se a intervenire in una situazione di pericolo sarà un agente con la mostrina della Polizia cantonale o di una polizia comunale, ciò che conta è dare sempre una risposta opportuna alle aspettative e ripristinare la situazione d’ordine.
Le proposte strutturali prevedono tre punti principali: una nuova suddivisione dei compiti tra Polizia cantonale e comunali, l’aumento graduale degli effettivi delle polizie strutturate (in una prima fase il numero minimo di agenti passerà da 5 a 15 più il Comandante), il miglioramento del coordinamento all’interno delle regioni di polizia attraverso il rafforzamento del ruolo delle Polizie Polo e la possibilità per i Comuni di convenzionarsi con il Cantone. Questi obiettivi saranno inseriti in una modifica di legge che verrà approvata dal Governo entro l’estate del 2019, dopo che i Comuni avranno detto la loro, ancora una volta, sul progetto. L’approccio del mio Dipartimento è sempre il medesimo: come per il Piano cantonale delle aggregazioni, non vogliamo imporre nulla agli enti locali, ma proporre un progetto che sia condiviso anche con la base del nostro sistema federalista.

Una ben definita suddivisione dei compiti
Sono essenzialmente due i motivi per cui è necessario rivedere i compiti delle polizie comunali: da una parte, occorre aumentare la loro capacità di risposta ai bisogni dei cittadini sul loro territorio nell’arco delle 24, dall’altra bisogna sgravare la Polizia cantonale di alcuni compiti e consentirle di concentrarsi maggiormente su tutte le aree di sua competenza (gendarmeria, inquirenti e attività di supporto). Oltre a ciò, va prestata attenzione alle nuove minacce criminali – penso, ad esempio il terrorismo – in un contesto di collaborazione a livello intercantonale, federale e internazionale.
Si continuerà a lavorare secondo obiettivi condivisi, ma strutturati su diversi livelli e con una chiara suddivisione dei compiti. Questo scenario è stato pensato soprattutto per migliorare il coordinamento sul territorio anche attraverso una visione comune e l’uniformazione degli strumenti informatici, delle strutture logistiche e dell’equipaggiamento tecnico.

Il gradimento delle polizie comunali
Sono pienamente soddisfatto nel constatare che questa soluzione è stata accolta favorevolmente dai corpi di polizia: essa valorizza il ruolo e la competenza strategica delle polizie comunali, aumentandone l’attrattività del lavoro. Inoltre, la diminuzione del numero di polizie comunali rafforzerà il ruolo dei Comuni Polo e delle Polizie strutturate, diminuendo gli attuali problemi di coordinamento e di scambio d’informazioni. Le polizie locali continueranno a svolgere il loro lavoro di prossimità e saranno particolarmente utili nell’attività di prevenzione e repressione quotidiana, ma pure nella lotta alla radicalizzazione.
La recente messa in funzione della nuova Centrale comune d’allarme (CECAL) e l’implementazione del sistema di condotta rendono ora possibile un coordinamento centralizzato e rapido.

La nuova organizzazione garantirà un migliore presidio del territorio cantonale e parallelamente un’accresciuta attenzione alle nuove possibili minacce con la diminuzione dell’onere organizzativo a vantaggio delle risposte alla cittadinanza e alla capacità operativa.
Tutto ciò grazie alla corretta suddivisione dei compiti tra le varie polizie.

“Polizia ticinese” e corpi locali, il Dipartimento istituzioni illustra gli sviluppi del progetto

“Polizia ticinese” e corpi locali, il Dipartimento istituzioni illustra gli sviluppi del progetto

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 14 novembre 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11098257

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 15 novembre 2018 de La Regione

Gobbi: “Nel 2019 alcune proposte di modifica della Legge sulla collaborazione tra Cantonale e comunali”

Si prospetta il ritorno in Gran Consiglio per la LcPol, la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le polcomunali varata nel marzo 2011 e in vigore a tutti gli effetti da tre anni, da quando sono operative le regioni di polizia comunale (oggi sette) facenti capo a Comuni polo. Un ritorno in parlamento per dare base legale ai primi capitoli del progetto ‘Polizia ticinese’ di cui si sta occupando il gruppo di lavoro costituito dal governo nel dicembre 2016. Tra i punti forti della revisione legislativa? L’aumento del numero minimo di agenti perché una comunale possa definirsi strutturata e dunque essere riconosciuta dalla LcPol – da cinque poliziotti più il comandante a quindici più il responsabile –, nonché l’assegnazione di nuovi compiti ai corpi locali, per esempio in materia di “legge sugli stranieri (dimore fittizie), incidenti stradali e commercio ambulante”.
È l’idea di manovra del Dipartimento istituzioni, che, spiega il suo direttore Norman Gobbi, conta di porre in consultazione le relative modifiche normative «la prossima primavera», così che «nell’estate 2019» il Consiglio di Stato abbia la possibilità di pronunciarsi su una bozza di messaggio. Licenziandola, si augura il ministro, all’indirizzo del Gran Consiglio. L’obiettivo della nuova organizzazione è di «migliorare ulteriormente» la cooperazione fra la Polcantonale e le comunali. Ciò «a beneficio dei cittadini, che quando sollecitano l’intervento della polizia devono confidare in una risposta celere», sottolinea Gobbi nella conferenza stampa indetta dal Dipartimento, e tenutasi ieri, per indicare i “prossimi passi” di ‘Polizia ticinese’.
Un progetto preannunciato nel giugno 2015 dallo stesso Gobbi in parlamento ritirando il messaggio governativo favorevole alla mozione del liberale radicale Giorgio Galusero che chiedeva un solo corpo di polizia in Ticino. Archiviato (pare) il dossier polizia unica, si sono quindi cominciate a studiare “nuove forme di collaborazione” tra la Polcantonale e i corpi locali.
Per questo il Consiglio di Stato ha incaricato un gruppo di lavoro, coordinato dal segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini e composto di rappresentanti dei Comuni, della Cantonale e dell’Associazione delle polcom. Sugli scenari suggeriti per rendere maggiormente performante il dispositivo di sicurezza introdotto dalla LcPol, il governo ha avviato negli scorsi mesi una consultazione. «Hanno preso posizione sei Comuni polo, cinquantadue Comuni, di cui dodici dotati di polizia strutturata, associazioni e Ministero pubblico», ricorda Filippini: «C’è chi ha condiviso le proposte, chi ha rilanciato l’ipotesi polizia unica e chi si è espresso per lo statu quo». Controverso si è rivelato il ventilato incremento del numero minimo di agenti – contestato dalla «maggior parte» dei cinquantadue Comuni – affinché un corpo di polizia locale sia considerato strutturato. Cosa d’altronde prevedibile e comprensibile, visto che l’aumento degli effettivi mette a rischio l’esistenza di quelle comunali che attualmente dispongono di sei agenti, comandante compreso. Il Dipartimento puntava sulla formula venticinque poliziotti più il capo. Alla fine si è optato per quella auspicata dall’Associazione delle polizie comunali, ovvero quindici agenti più il comandante. Secondo il gruppo di lavoro l’incremento del numero minimo di poliziotti, che può passare anche «dall’accorpamento di due o più polizie comunali strutturate», è in ogni caso necessario: lo è, evidenzia Filippini, «per agevolare il coordinamento delle forze dell’ordine nella regione e per garantire un servizio sulle ventiquattro ore». Con il primo pacchetto di correttivi alla LcPol che il Dipartimento istituzioni intende tradurre in modifiche legislative da trasmettere al Gran Consiglio, si mira anche «a rafforzare il ruolo dei Comuni polo per un più efficace coordinamento nelle regioni di polizia», fa sapere Gobbi. Ma il progetto ‘Polizia ticinese’ contempla pure «una seconda fase»: il passaggio «graduale» da quindici a venti agenti più il comandante quale numero minimo per i corpi strutturati e la riduzione da sette a cinque delle regioni di polizia. Musica (forse) del futuro.

Bossalini: un numero che ci permette un controllo efficace del territorio
Presente alla conferenza stampa, Dimitri Bossalini, alla testa dell’Apcti, l’Associazione delle polizie comunali ticinesi, è visibilmente soddisfatto.
Per finire il Dipartimento istituzioni ha aderito – perlomeno per quel che riguarda la “prima fase” del progetto ‘Polizia ticinese’ – alla richiesta dell’Apcti: sì all’aumento del numero minimo degli agenti dei corpi locali cosiddetti strutturati, ma da cinque agenti più il capo a quindici più il comandante. Non oltre.
«Questa formula consente ancora un controllo efficace del territorio da parte delle polcomunali – dice Bossalini – . La situazione risulterebbe invece problematica passando a venticinque agenti più il comandante, come proposto inizialmente dal Dipartimento: in certe situazioni la nuova polizia strutturata si troverebbe infatti a garantire la sicurezza di prossimità in un territorio dove vi sono magari venti Comuni e altrettanti Municipi con esigenze diverse. Per il resto eravamo e siamo d’accordo con la necessità di una riorganizzazione del dispositivo introdotto dalla Legge sulla collaborazione tra Cantonale e polizie comunali». In prospettiva, e siamo alla “seconda fase” del progetto indicata dal Dipartimento istituzioni, si parla tuttavia di un incremento, sempre con riferimento al numero minimo di effettivi per le comunali strutturate, da quindici poliziotti più il comandante a venti più il capo, secondo la formula suggerita a suo tempo dalla maggioranza del gruppo di lavoro, del quale Bossalini fa parte. La seconda fase contempla pure la riduzione da sette a cinque delle regioni di polizia comunale e dunque dei Comuni polo. «Una diminuzione del numero delle regioni agevolerà il coordinamento tra forze dell’ordine», osserva il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, anch’egli nel gruppo di lavoro. Come Roberto Torrente. Il progetto ‘Polizia ticinese’, evidenzia il comandante della polcomunale di Lugano, «valorizza ruolo e competenze delle comunali. Migliora inoltre il coordinamento nelle regioni e con la Cantonale». Tant’è che una delle modifiche legislative cui sta pensando il Dipartimento prevede “l’obbligo per le pattuglie delle polcom di usare il sistema di auto alla condotta impiegato dal Cantone».
Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 15 novembre 2018 del Corriere del Ticino

A piccoli passi verso la polizia ticinese
Prevista una nuova suddivisione dei compiti tra Cantonale e comunali e un minimo di 15 agenti per i corpi strutturati.
Norman Gobbi: «Interventi graduali» – Roberto Torrente: «Valorizzato il ruolo di prossimità» – I timori degli enti locali.

Sono passati oltre tre anni da quando, spiazzando il Gran Consiglio, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ritirò il messaggio sul progetto
di polizia unica. Era il 24 giugno del 2015 e in aula il consigliere di Stato annunciò l’intenzione di ragionare a un disegno «di polizia ticinese più concreto e
costruito insieme ai corpi comunali e regionali ». Il frutto di queste riflessioni è ora maturo e, dopo l’esame da parte di un gruppo di lavoro ad hoc e un primo giro
di pareri, pronto per essere posto in consultazione nella primavera del 2019. Le preoccupazioni tra gli enti locali non mancano. In particolare c’è chi teme che
a seguito della riorganizzazione venga meno la conoscenza del territorio e con essa un servizio di prossimità adeguato. «Il progetto – ha però ricordato Gobbi –
punta a una migliore offerta del servizio di polizia sul territorio 24 ore su 24. Perché ai cittadini non interessa chi effettua l’intervento tra polizia cantonale e agenti
delle comunali, ma che s’intervenga». Da qui la necessità di pensare a un’impostazione della collaborazione tra forze dell’ordine (e della relativa legge cantonale)
più efficiente e finanziariamente sopportabile per i cittadini. Non tutti gli interventi strutturali inizialmente previsti hanno tuttavia superato lo scoglio della consultazione d’inizio 2018. «La strategia – ha rilevato Gobbi – deve godere del maggior consenso possibile e in tal senso abbiamo recepito le preoccupazioni
dei Comuni, prevedendo dei cambiamenti graduali». Ecco dunque che gli effettivi delle polizie strutturate in una prima fase dovranno essere portati dagli
attuali 5 a 15 agenti (più un comandante). «Il minimo sindacale» ha notato il direttore delle Istituzioni, che originariamente aveva posto l’asticella a 25 agenti
minimi. La soglia in questione era stata criticata apertamente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi, che ieri per bocca del suo presidente Dimitri
Bossalini ha espresso soddisfazione per il parziale cambio di rotta. «La maggioranza dei 52 Comuni che ha risposto alla consultazione si è detta contraria all’aumento degli effettivi» ha spiegato il coordinatore dipartimentale e presidente del gruppo di lavoro «Polizia ticinese» Luca Filippini. Per poi aggiungere: «Probabilmente non è passato il messaggio corretto. In molti hanno pensato che sarebbe stato necessario quintuplicare i propri effettivi, quando invece si tratterà di procedere a degli accorpamenti». Una soluzione, quest’ultima, che ha però fatto storcere il naso a Comuni come Stabio, sede di un corpo di polizia strutturata che nella propria presa di posizione rilevava: «Se l’obiettivo del Dipartimento è che le 24 ore vengano coperte sull’intero cantone da parte delle polizie comunali è sufficiente pretendere che le polizie strutturate siano costrette a garantirlo. Spetta poi a loro decidere se farlo attraverso una convenzione tra polizie strutturate, un
aumento degli effettivi, una convenzione con una polizia polo o una fusione tra più corpi di polizia strutturata. Ma non compete al Cantone entrare nel merito
dell’autonomia comunale». In merito Gobbi ha però replicato: «Accorpare non significa diminuire la presenza sul territorio. Significa invece valorizzare
il ruolo degli agenti delle comunali ed aumentare la capacità operativa delle forze dell’ordine a favore dei cittadini. E una manciata di piccoli corpi comunali
non è più in grado di rispondere a questa esigenza in termini di efficacia. Basta l’assenza di un agente è la polizia va in default». Ciò detto, le modifiche di legge
previste – che il Governo dovrebbe consolidare con un messaggio nell’estate del 2019 – oltre a concedere alle polizie strutturate un margine di 2 anni per adattarsi,
non contemplano alcuni interventi più drastici agendati in un primo momento. «Il numero minimo di 20 agenti per le polizie strutturate e la riduzione dei
poli regionali da 7 a 5 sono ipotesi che restano sul tavolo, ma che potranno semmai essere implementate in una seconda fase» ha chiarito Gobbi. La legge rivista,
oltre a rafforzare il ruolo dei corpi delle polizie polo all’interno delle regioni, codificherà invece i nuovi compiti delle comunali, secondo quanto previsto nel
quadro del progetto Ticino 2020. «Parliamo di compiti che si fondano sull’essenza del ruolo di agente comunale, quello della prossimità» ha indicato Gobbi:
«Dal monitoraggio dei disordini e dei rumori molesti, al controllo dei permessi nell’ambito della legge sugli stranieri, passando al commercio ambulante e alla
gestione degli incidenti stradali senza gravi conseguenze». In questo quadro c’è però chi guarda con preoccupazione alle nuove competenze in materia di polizia
giudiziaria che passeranno al livello comunale. «Con l’attuale organizzazione, ci sono chiari problemi di coordinamento e un’eccessiva frammentazione» ha però precisato il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. «La separazione dei compiti è quindi cruciale» ha sottolineato, ricordando come attraverso
i suoi specialisti la polizia cantonale sia vieppiù chiamata a fornire risposte in operazioni intercantonali, collaborando con la Fedpol e sul piano della cooperazione
internazionale. Ma un giudizio positivo al progetto in rampa di lancia l’ha fornito anche il comandante della polizia della Città di Lugano Roberto Torrente: «Per i poli come il nostro è un buon progetto. Vogliamo delle polizie comunali forti, che sappiano rispondere alle nuove emergenze 24 ore su 24. La riorganizzazione
inoltre valorizza il ruolo e le competenze, in termini di prossimità, degli agenti locali, la cui professione diventa per altro maggiormente attrattiva».

 

La polizia ticinese del futuro

La polizia ticinese del futuro

Da www.liberatv.ch

Riforma della polizia, avanti tutta: ecco l’organizzazione futura Cantonali-comunali. Ma lo scoglio è il numero minimo di agenti…

La riorganizzazione della Polizia ticinese prosegue in modo spedito. Oggi a Palazzo governativo sono stati presentati i risultati della consultazione avviata tra i Comuni per ridefinire i rapporti tra Polizia cantonale e Polizie locali. Il ministro delle istituzioni Norman Gobbi, il segretario generale del Dipartimento, Luca Filippini, che ha presieduto il gruppo di lavoro, hanno presentato il progetto insieme al comandante della Cantonale Matteo Cocchi e al comandante della Polizia di Lugano Roberto Torrente.

Alla consultazione hanno preso parte 6 comuni polo, 52 Comuni, 2 associazioni e il Ministero pubblico. Dalla consultazione è emerso un sì alla nuova suddivisione dei compiti tra Cantonale e Comunali, alla riduzione del numero delle regioni polo, a un migliore coordinamento all’interno delle regioni, ma un sostanziale no all’aumento degli effettivi delle polizie strutturate.

Attualmente queste ultime devono avere almeno cinque agenti più un comandante. In futuro dovranno averne almeno quindici più un comandante. E in una seconda fase il numero minimo di agenti sarà portato a venti. Norman Gobbi ha spiegato che il passaggio da un minimo di cinque a un minimo di quindici agenti avverrà entro un paio di anni dal momento in cui la riforma verrà approvata dal Gran Consiglio. Ma ha precisato: “Saremo flessibili e daremo il tempo alle singole polizie di reclutare il personale necessario per adeguarsi, come siamo stati flessibili nella concretizzazione dell’attuale organizzazione”.

“La criminalità evolve – ha detto il comandante della Cantonale Cocchi – e cresce la collaborazione intercantonale e con la Polizia Federale, e sempre di più in futuro dovremo mettere in campo degli specialisti, anche nelle attività di supporto informatiche e logistiche. Oggi, con l’attuale organizzazione, ci sono chiari problemi di coordinamento e un’eccessiva frammentazione”.

“Vogliamo delle polizie comunali forti, che sappiano rispondere alle nuove emergenze – gli ha fatto eco il comandante della polizia di Lugano Torrente –. Dobbiamo aumentare il livello di competenza delle polizie locali, rendere più attrattiva la professione, pur mantenendo la nostra strategia di prossimità con agenti attivi sul territorio e vicini alla popolazione. Occorre chiarezza nell’ambito della condotta e delle responsabilità, ci vogliono strategia comuni e mezzi adeguati”.

“Accorpare non significa diminuire la presenza sul territorio – ha aggiunto Gobbi –. Significa invece valorizzare il ruolo degli agenti delle Comunali ed aumentare la capacità operativa delle forze dell’ordine”.

Ora si tratta di superare lo scoglio “politico” relativo all’aumento del numero minimo degli effettivi. Ma è un punto fondamentale senza il quale la riforma non potrà andare in porto.

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Una nuova suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e le comunali sarà definita nei prossimi mesi tenendo in considerazione i principi stabiliti dal progetto Ticino 2020. Inoltre, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbe aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).

È questo l’assetto della Polizia ticinese presentato questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona. Nella Sala stampa di Palazzo delle Orsoline erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Segretario generale Luca Filippini, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Comandante della Polizia comunale della Città di Lugano Roberto Torrente. Per dare seguito alla proposta di riorganizzare la Polizia in Ticino, a fine 2016 il Consiglio di Stato istituì un gruppo composto da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale con l’obiettivo di definire i contorni della Polizia ticinese.

Per volontà del Consigliere di Stato Norman Gobbi bisognava gettare le basi per la costruzione di “una polizia al servizio di tutti i cittadini, che tenesse conto del lavoro impostato attraverso l’attuazione della collaborazione tra la polizia cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per i cittadini”. Ad aprile del 2018, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione alla quale hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico.

Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di procedere nei prossimi mesi alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020. Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante. Per rispondere ad una migliore e più efficace organizzazione dei corpi comunali, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbero aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).

Inoltre, si dovrebbe procedere con l’attuazione di una serie di misure per migliorare il coordinamento all’interno delle regioni di polizia, concretizzare la centralizzazione degli acquisti per le necessità informatiche e logistiche e definire una struttura organizzativa «standard» per le polizie dei Comuni Polo. In fine, dopo una fase di assestamento della nuova organizzazione della “Polizia ticinese”, le regioni di polizia comunale del Cantone dovrebbero passare da 7 a 5.

Le modifiche legislative saranno poste nuovamente in consultazione entro la primavera del prossimo anno in modo che il Governo possa decidere formalmente sul progetto entro l’estate del 2019.

 

Da www.rsi.ch/news

Presentato il nuovo assetto delle forze dell’ordine cantonali e comunali, frutto di un progetto approfondito

Un’inedita suddivisione degli incarichi tra la polizia cantonale ticinese e le comunali sarà definita nei mesi a venire, mentre il numero minimo di agenti per le polizie maggiormente strutturate aumenterà da 5 a 20 (a cui si somma il comandante del corpo). Sono queste alcune delle particolarità che caratterizzeranno il nuovo assetto, presentate mercoledì a Bellinzona.

Il gruppo istituito due anni fa dal Consiglio di Stato nell’ottica di riorganizzare la polizia in Ticino e formato da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale ha sviluppato un progetto denominato “Polizia ticinese”.

Sulla base di quest’ultimo e dopo le considerazioni emerse in fase consultiva, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di procedere, entro breve, alla definizione di nuove competenze per le comunali, tra cui spiccano i controlli per violazione della legge sugli stranieri, incidenti stradali (senza vittime) e commercio ambulante. Alla fine del periodo d’assestamento dell’inedita organizzazione le regioni di polizia comunale cantonali dovrebbero passare da 7 a 5.

 

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Comunicato stampa

Una nuova suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e le comunali sarà definita nei prossimi mesi tenendo in considerazione i principi stabiliti dal progetto Ticino 2020. Inoltre, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbe aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).
È questo l’assetto della Polizia ticinese presentato questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona.

Nella Sala stampa di Palazzo delle Orsoline erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Segretario generale Luca Filippini, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Comandante della Polizia comunale della Città di Lugano Roberto Torrente.

Per dare seguito alla proposta di riorganizzare la Polizia in Ticino, a fine 2016 il Consiglio di Stato istituì un gruppo composto da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale con l’obiettivo di definire i contorni della Polizia ticinese. Per volontà del Consigliere di Stato Norman Gobbi bisognava gettare le basi per la costruzione di “una polizia al servizio di tutti i cittadini, che tenesse conto del lavoro impostato attraverso l’attuazione della collaborazione tra la polizia cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per i cittadini”.

Ad aprile del 2018, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione alla quale hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico. Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di procedere nei prossimi mesi alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020. Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante. Per rispondere ad una migliore e più efficace organizzazione dei corpi comunali, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbero aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo). Inoltre, si dovrebbe procedere con l’attuazione di una serie di misure per migliorare il coordinamento all’interno delle regioni di polizia, concretizzare la centralizzazione degli acquisti per le necessità informatiche e logistiche e definire una struttura organizzativa «standard» per le polizie dei Comuni Polo. In fine, dopo una fase di assestamento della nuova organizzazione della “Polizia ticinese”, le regioni di polizia comunale del Cantone dovrebbero passare da 7 a 5.

Le modifiche legislative saranno poste nuovamente in consultazione entro la primavera del prossimo anno in modo che il Governo possa decidere formalmente sul progetto entro l’estate del 2019.

Incontro della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Incontro della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è riunita venerdì pomeriggio a Bellinzona la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza diretta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. All’ordine del giorno figuravano l’evoluzione del progetto “Polizia ticinese”, un aggiornamento sulla creazione del portale per prevenire i fenomeni della radicalizzazione e dell’estremismo violento e la definizione di una strategia per i controlli di velocità.
Anche per la sedicesima riunione della Conferenza consultiva cantonale si sono riuniti venerdì pomeriggio a Bellinzona i principali attori istituzionali chiamati a garantire la sicurezza sul territorio ticinese. Alla riunione, coordinata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.
Come di consueto l’incontro si è aperto con l’aggiornamento dell’attuazione della Legge sulla collaborazione tra polizie entrata a regime a partire dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni nelle quali è suddiviso a livello di sicurezza il territorio cantonale. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ricordato che ogni regione deve garantire per legge la presenza di un numero adeguato di agenti nell’organico e in quest’ottica ha reso attenti i presenti che i poli ancora sottodotati dovranno provvedere ad adattare i propri corpi di polizia.
La discussione è poi proseguita con la presentazione del progetto di prevenzione sulla radicalizzazione e l’estremismo violento da parte della responsabile Michela Trisconi la quale ha illustrato gli obiettivi della strategia nazionale e cantonale. Prossimamente saranno presentati pubblicamente il nuovo portale e la helpline ideati per prevenire questi fenomeni.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi nel mese di marzo.

Guardando alla periferia

Guardando alla periferia

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 2 ottobre 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10941353

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 3 ottobre 2018 de La Regione

Una strategia per andare in periferia
Riaffiora la richiesta delle regioni discoste di ottenere alcuni uffici pubblici: “Serve una strategia”

Gobbi sentito dalla Gestione: tra le strutture che potrebbero essere trasferite c’è anche il carcere.
Intanto a Biasca e Faido i ‘traslochi’ del Di sembrano aver portato frutto.
Il prossimo carcere cantonale in zona periferica? L’ipotesi è riemersa ieri durante l’incontro tra la Commissione parlamentare della Gestione e il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. Durante una discussione più generale sulla strategia cantonale (o, per dirla come il presidente commissionale Raffaele De Rosa, la mancata strategia) di delocalizzazione di alcuni servizi, Gobbi ha ribadito che lo spostamento della struttura carceraria fuori dai centri sarebbe attualmente sotto la lente del dipartimento, attraverso «un’analisi di alcuni comparti territoriali». Comparti che potrebbero accogliere la struttura entro il 2030-40, spiega Gobbi.
L’obiettivo, come per altre delocalizzazioni, sarebbe quello di portare posti di lavoro e indotto in periferia, come sembra essere avvenuto per i primi due “esperimenti” di spostamento di uffici in Valle portati avanti proprio dal Di: nel 2013 il trasloco a Biasca dell’Ufficio del Registro di commercio e la creazione, nel ottobre del 2016 a Faido, del ‘Contact Center’ unico per gli uffici di esecuzione.
A Biasca, spiega Gobbi, dopo la rotazione del personale, la quasi totalità della decina di collaboratori risiede nella regione. A favorire i locali una clausola nei concorsi di lavoro. Allo stesso modo, a Faido si sarebbero già registrate le prime due assunzioni di personale residente nella regione, rileva il sindaco del capoluogo leventinese Roland David, secondo cui «ogni posto di lavoro è sicuramente importante per la Valle». Aggiunge però di attendersi dal Cantone la delocalizzazione anche di servizi capaci di portare in dote impieghi di un «certo peso», come «poteva essere il museo di storia naturale», assegnato nel frattempo a Locarno. Anche perché, fa notare dal canto suo il sindaco di Biasca Loris Galbusera, non servirebbe a nulla spostare impieghi da una regione discosta all’altra: «Alcuni uffici sono andati a Faido. Fa piacere che sia rimasto nella regione, ma è un trasloco ‘tra poveri’. Serve altro: abbiamo sempre chiesto, senza rivendicare e piangere, la possibilità di avere degli uffici cantonali sul nostro territorio». Non qualsiasi ufficio, però: «Le delocalizzazioni devono essere logiche: spostare da noi un servizio la cui attività principale è, per esempio, a Chiasso, è un problema per il cittadino prima ancora che un guadagno per Biasca». Un concetto su cui insiste anche Gobbi: «Non è sempre opportuno delocalizzare tutto. In primo luogo viene il servizio ai cittadini e solo in seconda battuta l’obiettivo di favorire le regioni discoste». E proprio di cosa, come e quando spostare in periferia degli impieghi dovrebbe farsi carico un piano di delocalizzazione cantonale, che attualmente non esiste e che la trentina di deputati del Gran Consiglio, che fa parte dell’intergruppo ‘Regioni rurali, periferiche e di montagna’, vogliono chiedere di istituire. A breve dovrebbe essere presentato un atto parlamentare in questo senso.

 

Patriziati di ieri, oggi e domani

Patriziati di ieri, oggi e domani

In immagine: Stemmi delle famiglie patrizie di Lugano (1949), pergamena miniata da Carlo Maspoli e donata al Patriziato di Lugano

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 ottobre 2018 de La Regione

Le quindici realtà luganesi si presentano in concomitanza con la Festa d’Autunno.
Il patio di Palazzo Civico diventerà luogo d’incontro ed esposizione, per far conoscere le proprie attività: dalla cura del territorio alla valorizzazione del passato.

Gli enti nel cantone sono 201, i patrizi circa 90’000

Autunno, tempo di passeggiate nei boschi che si tingono di colori suggestivi. Una pratica amata dai ticinesi, ma forse non tutti sanno che senza il fondamentale apporto dei Patriziati sarebbe molto più difficile. «Tenere puliti i sentieri rientra fra le numerose mansioni dei Patriziati», ricorda infatti Carlo Scheggia, vicepresidente dell’Alleanza Patriziale Ticinese (Alpa). La pulizia dei boschi – che rappresentano oltre la metà del territorio cantonale e i 3/4 dei quali sono di proprietà patriziale – è solo la punta dell’iceberg delle attività di questi enti. Un importante onere lavorativo, a cui non corrisponde un altrettanto significativo coinvolgimento. «Purtroppo, soprattutto i più giovani, spesso non conoscono le finalità e gli scopi dei Patriziati: per questo è importante farsi conoscere», riassume Roberto Mazzantini, il curatore di “Patriziamo”. La prima edizione dell’evento si terrà in concomitanza con una manifestazione invece già ben avviata e conosciuta: la Festa d’Autunno.

Da venerdì a domenica il patio di Palazzo Civico diventerà il fulcro delle quindici realtà patriziali del comune di Lugano. Ciascuna avrà un proprio stand dove potersi presentare e in particolare poter far conoscere alcuni prodotti tipici: dai vini al miele, dai formaggi alle carni. Nella stessa cornice esporrà anche Casimiro Piazza, con alcune sue opere. Inoltre, il noto artista si dedicherà anche alla realizzazione della sua ultima fatica: “La diligenza del Gottardo”. «Negli ultimi anni è stato fatto un passo molto grande – valuta il presidente del Patriziato di Lugano Giorgio Foppa –, fino al 1972 ce n’era uno solo e ancora solo fino a dieci anni fa erano cinque, mentre oggi i Patriziati sono quindici. Ora ci si sta avvicinando». Fra le mansioni dell’ente cittadino, c’è la cura delle testimonianze patriziali, che spesso hanno radici secolari, e che hanno trovato casa all’Archivio storico della Città. Quello di Lugano è un territorio «considerato prevalentemente urbano, ma in realtà è il secondo comune svizzero per dimensione e vi è un’ampia superficie rurale e boschiva – ricorda il sindaco Marco Borradori –, l’obiettivo di questa manifestazione è sicuramente quello di creare un filo diretto con la cittadinanza». A tal proposito, per l’occasione è stata creata anche una brochure colorata – che riprende le tinte dei gonfaloni dei singoli Patriziati –, che sarà disponibile durante il weekend di festa. «Saranno distribuite anche agli allievi di quarta e quinta elementare del comune», aggiunge Mazzantini.


Trovare giovani? Quasi impossibile.

I patrizi in Ticino sono 90’000, divisi in 201 realtà. Tuttavia, trovare persone che si mettano a disposizione non è semplice. Anzi. «È quasi impossibile – sottolinea Fabrizio Demarchi, presidente del Patriziato di Brè –, soprattutto coi giovani, ed è un problema che si sta accentuando». La questione è sentita da tempo. La Legge Organica Patriziale (Lop) – entrata in vigore nel 1992 –, contempla la possibilità di diventare patrizi, secondo varie modalità. «Trovare persone è un problema in generale di tutto il volontariato – secondo il consigliere di Stato Norman Gobbi –. I Patriziati lavorano secondo uno spirito corporativo, occupandosi di un patrimonio su cui ogni ticinese sa di poter contare. Il dinamismo non manca, ma c’è un dispendio di tempo: le nuove generazioni vanno stimolate». E a proposito di sensibilizzazione dei giovanissimi, le iniziative non mancano. «Quest’estate oltre 3’000 bambini hanno partecipato alle attività organizzate con Lingue e Sport. in collaborazione con diversi Patriziati – spiega Carlo Scheggia –; uscite ambientali o culturali per conoscere il territorio, dalla Leventina al Mendrisiotto». Una prassi in atto già da tempo, indispensabile per permettere la continuità di queste realtà.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 ottobre 2018 del Corriere del Ticino

Festa d’Autunno
Quindici patriziati si raccontano a Palazzo Civico

«Il patriziato è un patrimonio su cui ogni ticinese sa di poter contare». Così si è espresso ieri il capo del dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi, nel corso della presentazione di «PatriziAmo» la manifestazione in programma dal 5 al 7 ottobre e promossa dai 15 patriziati luganesi nell’ambito della Festa d’Autunno. Un appuntamento allestito nel patio di Palazzo Civico che propone un’esposizione e diverse attività per illustrare l’importanza del ruolo di questo storico ente nella valorizzazione del territorio.

La realtà dei patriziati, seppur fondamentale per la conservazione del patrimonio culturale e per lo sviluppo del territorio dal punto di vista economico e sociale, è spesso poco conosciuta dalle nuove generazioni. Tuttavia, l’importanza delle attività di questi enti è più che mai attuale: circa 90.000 patrizi appartenenti a 201 Patriziati in tutto il Ticino si occupano infatti, in collaborazione con Cantone e Comuni, della valorizzazione del 70% del territorio. Per questa ragione, ha spiegato ieri il sindaco Marco Borradori, il Municipio di Lugano ha deciso di organizzare insieme ai 15 Patriziati luganesi, «PatriziAmo», un appuntamento che offrirà al pubblico la possibilità di scoprire di più sulle attività di questi enti. Un evento, gli ha fatto eco Giorgio Foppa, presidente del Patriziato di Lugano, che nel contempo vuol essere anche una buona occasione per avvicinare il mondo dei giovani al patriziato e alle sue attività.

L’evento si aprirà venerdì alle 18, con l’inaugurazione della Festa d’Autunno, sancita dal tradizionale sparo di moschetti eseguito dal Corpo dei Volontari Luganesi, prima in piazza Riforma e poi nel patio. Un’esplosione di colori accoglierà i visitatori nel cortile interno di Palazzo Civico, grazie ai pannelli informativi luminosi dedicati agni soingolo patriziato e decorati con le tinte degli stemmi patriziali. La brochure dell’evento – che riprende le sfumature dell’esposizione e completa le informazioni riportate sui pannelli – accompagnerà il pubblico in un percorso cromatico alla scoperta di attività, suoni, storia e sapori locali. Accanto agli stand degli enti sarà infatti possibile ammirare oggetti d’altri tempi, sculture in legno realizzate da artisti del territorio e prodotti alimentari provenienti proprio dalle zone curate dai patrizi. Sabato (dalle 10 alle 22) e domenica (dalle 10 alle 16.30) il patio ospiterà diversi gruppi musicali locali, che si esibiranno alternandosi a momenti di scultura del legno con la motosega, eseguita da Marco Locatelli, mentre per tutta la durata dell’evento sarà presente l’artista Casimiro Piazza che esporrà sculture e quadri, continuando dal vivo la realizzazione della sua ultima opera: «La diligenza del Gottardo». Ricordiamo che per l’occasione è stato pubblicato un volumetto per presentare i 15 patriziati di Lugano. Info su www.lugano.ch/patriziati

In immagine: Stemmi delle famiglie patrizie di Lugano (1949), pergamena miniata da Carlo Maspoli e donata al Patriziato di Lugano

 

Pergamena miniata da Carlo Maspoli e donata al Patriziato di Lugano