Energia a chilometro zero

Energia a chilometro zero

Articolo apparso nell’edizione di lunedì 17 settembre 2018 de La Regione

Inaugurata la centrale di teleriscaldmento a biomassa legnosa di Piotta, gestita dalla Quinto Energia SA

Di proprietà del Comune di Quinto, lo stabile ubicato nella zona industriale comprende pure il nuovo magazzino per gli operai comunali
Un progetto durato quattro anni e fortemente voluto dal Comune di Quinto, concretizzatosi nel marzo del 2017 in una nuova centrale di teleriscaldamento a biomassa legnosa, dal costo di 3,6 milioni di franchi, realizzata dalla Quinto Energia Sa. Annessi allo stabilimento anche il centro dei servizi della squadra esterna comunale e un ecocentro. Una realizzazione, quella del polo energetico ed ecologico nell’area industriale di Piotta, celebrata e inaugurata ufficialmente ieri dalle autorità, insieme alla popolazione, nel contesto della festa annuale del Patriziato generale di Quinto. Il teleriscaldamento consiste nella distribuzione centralizzata di acqua calda, attraverso una rete di tubazioni isolate e interrate (quelle della Quinto Energia Sa sono lunghe circa 1’160 metri). Lo scopo è quello di fornire energia pulita prodotta in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente, sfruttando al meglio il combustibile legno (un vettore energetico rinnovabile e quindi neutro dal punto di vista delle emissioni di CO2) proveniente dai boschi della regione e acquistato prevalentemente dal Patriziato generale di Quinto. Il teleriscaldamento è una valida alternativa agli impianti alimentati con combustibili tradizionale perché permette di ottimizzare gli spazi necessari per i locali tecnici nelle abitazioni, diminuire i costi di manutenzione e non avere preoccupazioni per l’approvvigionamento e il relativo costo della nafta. Una forma di energia vantaggiosa non solo per l’aspetto ambientale. Infatti, grazie a programmi d’incentivazione, i singoli utenti possono fruire di interessanti sostegni finanziari che permettono un cambiamento di vettore energetico con sforzi economici limitati.

Un lungo processo a lieto fine
Un primo credito, pari a 120’000 franchi, era stato approvato dal Consiglio comunale nel 2013 per la costituzione della società anonima e il finanziamento del progetto di dettaglio. Fondata nel 2014 con un capitale azionario di 200’000 franchi, la Quinto Energia Sa risponde al Comune (azionista di maggioranza col 60% di quota) e al Patriziato generale (40%). Nel 2015, parallelamente alle riflessioni circa l’opportunità di realizzare la centrale di teleriscaldamento, l’ente locale ha poi colto l’opportunità di prelevare una falegnameria ubicata nella zona industriale di Piotta. Un credito di 2,5 milioni volto all’acquisto dello stabile è stato quindi approvato dal Consiglio comunale, dando il via al progetto che comprende, come detto, anche l’ubicazione dei nuovi magazzini comunali (in sostituzione del centro di Valleggia, giudicato non più ideale), gli uffici della Quinto Energia Sa e il deposito del Corpo pompieri Alta Leventina. Successivamente all’acquisto dell’area pari a 11mila metri quadri, il Municipio ha chiesto e ottenuto dal Consiglio comunale lo stanziamento di 90mila franchi (cui si sono aggiunti i 60mila del Patriziato) per la ricapitalizzazione della società Quinto Energia, la quale ha dunque avuto a disposizione 150mila franchi per eseguire tutto quanto necessario per il progetto esecutivo e per la ricerca di sussidi e prestiti bancari. Il tutto al fine di realizzare la centrale, della quale la Sa è affittuaria, insieme ai propri uffici, nei confronti del Comune. Sono sette, tra cui quello principale è la Scuola media di Ambrì, gli attuali clienti della Quinto Energia Sa, tutte aziende adiacenti alla centrale.

Obiettivo nuova Valascia
Fra i beneficiari, in futuro sembrerebbe destinata ad aggiungersi anche la prevista nuova Valascia. «Con l’Hcap Sa sono già in corso approfondimenti e trattative per l’allacciamento», spiega alla ‘Regione’ il segretario comunale di Quinto, Nicola Petrini. L’idea sarebbe quella di estendere la tubatura, in modo da comprendere la pista del ghiaccio. La centrale è infatti predisposta per la posa di un’eventuale seconda e nuova caldaia con la relativa linea di approvvigionamento per un ulteriore sviluppo della rete.

Nuova versione dell’App “Polizia e Territorio” uniti per meglio informare il cittadino

Nuova versione dell’App “Polizia e Territorio” uniti per meglio informare il cittadino

Comunicato stampa congiunto DT- Polizia cantonale

Il Dipartimento del territorio (DT), il Dipartimento delle istituzioni (DI) e la Polizia cantonale comunicano che è ora attiva la versione ottimizzata dell’applicazione mobile gratuita “Polizia e Territorio”, disponibile per dispositivi mobili iPhone e Android, e scaricabile da tutti i principali shop online. L’aggiornamento è volto a consentire un accesso ancora più immediato ai servizi ivi contenuti da parte dell’utente.

Oltre a presentare alcune novità di carattere grafico e funzionale – l’App permette di visualizzare separatamente le informazioni di competenza del DT, rispettivamente della Polizia cantonale – è ora possibile personalizzare i contenuti sulla base delle proprie esigenze, a partire dalla schermata principale. In particolare, in caso di geolocalizzazione attiva (webcam e cantieri), è ora possibile impostare un livello di zoom predefinito.

Per quanto riguarda l’area di competenza della Polizia cantonale, se da una parte non si è reso necessario modificare il piano dei contenuti – la nuova versione comprenderà in effetti ancora tutte le sezioni di quella originaria (comunicati stampa, persone ricercate, persone scomparse, postazioni radar fisse, posti di Polizia, webcam, cantieri, chiamate d’emergenza) -, dall’altra sono state apportate delle migliorie sul carattere funzionale dell’applicazione. La nuova veste grafica garantisce infatti una maggiore intuitività nell’utilizzo, nonché un’agevolazione della lettura. Inoltre si è messa a punto la possibilità di personalizzare le viste e di accedere agli allegati dei comunicati stampa.

L’App “Polizia e Territorio”, attiva dall’inizio del 2017, è frutto dell’unione delle applicazioni “Viabilità Ticino” e “Vostra Polizia”, ed è stata realizzata allo scopo di fornire alla popolazione una versione ottimizzata dei precedenti applicativi. In aggiunta alle funzioni finora offerte, è possibile, per esempio, consultare la mappa aggiornata delle postazioni radar fisse presenti sul territorio ticinese, ed accedere ad un servizio di geolocalizzazione che permette di individuare webcam e cantieri ubicati nelle immediate vicinanze dell’utente.

Grazie a questo canale informativo, il cittadino può accedere, in maniera più efficace, a notizie in tempo reale relative allo stato della viabilità sulla rete stradale e autostradale della Svizzera italiana (grazie a una serie di webcam di monitoraggio del traffico), a quelle riguardanti la segnalazione puntuale dei principali cantieri e lavori in corso sulle strade cantonali, e ad informazioni concernenti eventuali allarmi e pericoli per la popolazione (rapine, ricerca di persona scomparsa,…).

L’applicazione “Polizia e Territorio” rappresenta, pertanto, un nuovo canale d’informazione a complemento di quelli già a disposizione del cittadino (siti web dedicati, organi di stampa, bollettini radiofonici, pagine Facebook).

Si rammenta che nella sezione webcam vengono trasmesse, in tempo reale, le immagini riprese da una vasta e articolata rete di telecamere. Inoltre, vengono fornite informazioni circa la collocazione delle stesse. Nello spazio dedicato ai cantieri è presente una mappa aggiornata con descrizione della località, del genere di conduzione del traffico e del periodo di esecuzione dei lavori. Non sono visualizzati, per contro, i cantieri di breve durata e quelli che non causano particolari problemi alla circolazione stradale. L’accesso alle webcam attive sulla rete autostradale e alle informazioni sui lavori in corso è possibile sia attraverso una mappa, sia tramite un elenco. Inoltre, le sezioni webcam e cantieri sono consultabili anche mediante un sistema di sintesi vocale e di geolocalizzazione. Quest’ultima permette di accedere ad una speciale mappa concentrata attorno alla posizione dell’utente, in modo  da fornire in modo più dettagliato le immagini delle webcam e le informazioni relative ai cantieri in corso nelle immediate vicinanze. Infine, la nuova applicazione offre l’opportunità d’inserire le sezioni webcam e cantieri nella lista dei preferiti, per una consultazione più rapida e immediata.

Per la sicurezza del Ticino, più forze al confine

Per la sicurezza del Ticino, più forze al confine

Berna ha dimostrato poco sensibilità per il Ticino

La scorsa settimana il Consiglio federale ha informato il mio Dipartimento della decisione di non riattivare il progetto pilota che prevedeva la chiusura notturna dei valichi secondari del nostro Cantone. Sono dispiaciuto che a Berna si sia risposto picche alla possibilità di dare continuità a questa iniziativa sperimentale, perché sono convinto che avrebbe giovato alla sicurezza delle zone di confine e di tutto il Ticino.
Avevo accolto positivamente la richiesta formulata al Governo federale dalla consigliera nazionale Pantani nel 2014, che aveva saputo interpretare le richieste della popolazione ed era stata accompagnata da scritti di abitanti della zona e dalla raccolta di numerose firme a sostegno della misura.
Ricordo che la chiusura notturna, oltre a rendere più sicuro il territorio, doveva consentire una migliore efficienza sia nel presidio della zona a ridosso del confine da parte della polizia sia dei controlli alla frontiera da parte delle Guardie di confine ai valichi internazionali aperti sull’arco delle 24 ore.
Tra le motivazioni fornite per giustificare l’abbandono della misura, vi è quella secondo cui la chiusura dei valichi potrebbe ripercuotersi negativamente nei rapporti con l’Italia. Un’affermazione che non condivido e che evidenzia come la Confederazione abbia anteposto gli interessi degli italiani, non certo così solerti nei nostri confronti, alla sicurezza della popolazione ticinese. Attendo però di poter leggere le analisi svolte dai servizi federali che hanno portato a questa decisione.

Le statistiche non parlano di sicurezza soggettiva
Il Consiglio federale ha motivato la rinuncia a proseguire con la fase sperimentale sottolineando che la misura introdotta non ha portato un risultato concreto alla riduzione della criminalità transfrontaliera. Ricordo che stiamo parlando di un periodo limitato a soli sei mesi, e che la diminuzione dei furti fa parte di un trend positivo che dura da alcuni anni grazie alle misure adottate dal Dipartimento e dalla Polizia cantonale con le altre forze dell’ordine. Il giudizio espresso è quindi quantomeno sbrigativo, anche perché i dati statistici sono interessanti ma non dicono tutto. Gli abitanti delle zone di confine durante il periodo di chiusura dei valichi hanno infatti goduto di una percezione di sicurezza soggettiva rafforzata. La chiusura notturna non è certamente la soluzione di tutti i problemi, contribuisce però a trasmettere un senso di maggiore tranquillità alle persone che abitano un territorio a rischio di episodi criminali. Sappiamo infatti che i malviventi preferiscono i valichi secondari per le loro fughe oltre confine.  

Le nuove misure e l’immutata attenzione verso la sicurezza.
Non sono per niente soddisfatto della decisione del Consiglio federale e non mi convincono neppure le misure alternative che verranno implementate per ovviare alla mancata chiusura dei valichi. L’installazione di telecamere di videosorveglianza supplementari e la posa di barriere che verranno chiuse soltanto in caso di bisogno non assicurano il medesimo effetto dissuasivo. Sono i classici contentini che non appagano le necessità di sicurezza della popolazione e che non migliorano l’efficacia nella lotta alla criminalità. Per questo motivo avevo chiesto più guardie di confine – al momento non concesse – nel caso di abbandono del progetto sperimentale.
Mi impegnerò per il rafforzamento della collaborazione in ambito di Polizia con l’Italia e con la collaborazione della Polizia cantonale presteremo particolare attenzione ad attenuare le conseguenze negative derivanti dalla decisione della Confederazione.
Voglio rassicurare la popolazione ticinese e gli abitanti della fascia di confine: la lotta alla criminalità transfrontaliera è tra i temi prioritari del mio Dipartimento e continuerò a seguire con la massima attenzione l’evolversi della situazione alla porta Sud della Svizzera.

 

Sicurezza, più mezzi alla Polizia

Sicurezza, più mezzi alla Polizia

Articoli pubblicati nell’edizione di martedì 8 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza Sulle ditte private ci vorrà un maggior controllo
Serve un maggior controllo sulle ditte private che svolgono dei compiti per lo Stato. Lo ha ribadito il Gran Consiglio che ha accolto i rapporti di maggioranza di Matteo Quadranti (PLR) sugli atti parlamentari presentati da Massimiliano Ay (PC) e Raoul Ghisletta (PS). «È chiaro che le mozioni prendono spunto dal caso Argo 1 – ha esordito Ay – ma il tema è ben più ampio e lo Stato non dovrebbe esternalizzare dei servizi in settori delicati come la sicurezza o la scuola». Dello stesso avviso Ghisletta per il quale «è tempo di smetterla di fare capo a ditte esterne che sfruttano il precariato». E se il Parlamento si è detto favorevole a una maggiore attenzione, non ha però ritenuto necessario procedere subito a una revisione della legge che, come precisato dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, «verrà comunque aggiornata». Per poi chiarire: «Lo Stato non ha disarmato i muri della sicurezza. Anzi: ad oggi non ci sono compiti primari che sono affidati a ditte private».

Tre milioni di franchi per dotare la polizia di mezzi informatici
«Quando si parla di investimenti per la polizia il timore è che la discussione si concentri solo sulla scelta di dotare gli agenti di smartphone. Per fortuna così non è stato». È con queste parole che il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha ribadito in Parlamento la necessità di dotare gli agenti di mezzi informatici all’avanguardia. Un appello accolto dal Legislativo che ha avallato a un credito di 3,3 milioni di franchi per l’ammodernamento della polizia. «Investire nella sicurezza va bene – ha però ammonito il capogruppo PLR Alex Farinelli –, ma quando si parla di investimenti milionari vorremmo che in futuro venissero meglio giustificati».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 8 maggio 2018 de La Regione

Sicurezza, più mezzi alla polizia. E rapporti più chiari con le agenzie private
La sicurezza dei cittadini, «il compito principale dello Stato» per dirla con Alex Farinelli, capogruppo Plr, che così ieri si è espresso sulla bontà dell’intervento (un investimento di 3,3 milioni di franchi necessario a potenziare i mezzi informatici della Polcant), ma resta pur sempre la «necessità di quantificare gli obiettivi» ha aggiunto l’esponente liberale radicale. Che poi, a ben guardare, è quanto sostengono coloro che chiedono una chiara e vincolante relazione nella collaborazione con le agenzie private di sicurezza, ausiliarie quanto si vuole ma pur sempre impegnate in un settore delicato. E quest’ultima questione sempre ieri è stata affrontata – accogliendo solo una parte dei suggerimenti – grazie a due mozioni e un’iniziativa parlamentare presentate (separatamente) da Ps e Pc. Tornando al potenziamento degli strumenti a disposizione della Polizia cantonale, tutti hanno concordato che si tratta di adeguare prevenzione e repressione del crimine alle esigenze della modernità. Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha citato la geolocalizzazione delle pattuglie, come i lettori elettronici delle targhe automobilistiche che, posti negli assi stradali principali, potranno fornire indicazioni immediate di reato grazie all’iscrizione in un’apposita banca dati. Poi «a tutti i poliziotti verrà dato uno smartphone, ma non certo per i ‘giochini’» ha precisato Gobbi, che molto probabilmente stava pensando ai soliti commenti sui social… Insomma, il potenziamento s’ha da fare, mentre le relazioni fra pubblico e privato sulla sicurezza devono essere almeno in parte riscritte. Ci sono problemi nella definizione dei rispettivi ruoli, obiettivi e compiti. Per non parlare della precarietà professionale diffusa, hanno ricordato Ivo Durisch, capogruppo socialista, Raoul Ghisletta, deputato Ps, e Massimiliano Ay (Pc). A maggioranza è passata la linea più moderata del relatore di maggioranza, Matteo Quadranti (Plr), che comunque chiede maggior attenzione. Rassicurante Gobbi: «Si direbbe che lo Stato abbia disarmato a favore del privato. Non c’è un compito delegato ai privati, solo di supporto». E ha poi aggiunto che la legge in questione «sarà senz’altro rivista».

Gordola: inaugurazione nuova sede della Polizia intercomunale del Piano

Gordola: inaugurazione nuova sede della Polizia intercomunale del Piano

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 6 maggio 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10439486


Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 maggio 2018 del Corriere del Ticino

Polizia «Migliorare e non snaturare»
Norman Gobbi ribadisce gli obiettivi del progetto di riorganizzazione festeggiando a Gordola Il ministro è stato ospite dell’inaugurazione della nuova sede dell’Intercomunale del Piano

Il capo dicastero René Grossi l’ha definita «un punto di partenza e non di arrivo». E se la nuova sede della Polizia intercomunale del Piano vuole effettivamente essere una tappa verso ulteriori sviluppi del Corpo, la sua inaugurazione – alla quale, ieri, hanno partecipato circa 600 persone – è stata anche l’occasione per alzare lo sguardo oltre l’orizzonte regionale, accennando (inevitabilmente e, forse, complice la presenza del ministro Norman Gobbi) alle prospettive in ambito di sicurezza a livello cantonale.

Se, dunque, lo stesso Grossi, il sindaco Damiano Vignuta e il comandante Alberto Sargenti hanno lanciato un appello affinché decisioni superiori (in particolare, l’aumento a 25 più uno dell’organico minimo per le polizie strutturate) non finiscano per smantellare quanto costruito fino ad ora, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha cercato di tranquillizzare tutti. «Il progetto di riorganizzazione della polizia, con la nuova logistica – ha affermato, fra l’altro – non va a danneggiare l’attività delle polizie comunali, bensì cerca di facilitarla, con l’obiettivo di fornire sempre più sicurezza al cittadino. Un numero superiore di agenti – ha proseguito Gobbi – consente lo svolgimento di un lavoro migliore sull’arco delle 24 ore. Questo è l’ambizioso obiettivo finale, non quello di togliere la presenza dal territorio e snaturare un servizio che ad oggi si è dimostrato efficace e vicino al cittadino». Il ministro ha concluso sostenendo che per le sfide future serve una visione più ampia. «E il vostro Corpo – ha aggiunto – potrebbe sfruttare questo momento favorevole per instaurare nuove forme di collaborazione».

Collaborazione che peraltro – come sottolineato dagli altri oratori della giornata di festa, fra i quali anche il presidente del Consiglio comunale, Leonardo Matasci – è stata una degli elementi caratteristici della storia recente dell’Intercomunale del Piano. Quest’ultima è il frutto di un accordo avviato nel 1999 dai Municipi di Gordola, Tenero-Contra e Magadino, i quali potevano allora contare su un effettivo di 5 persone. Con il passare degli anni la Polizia del Piano è andata allargando la propria giurisdizione, che, oltre ai tre originari, tocca oggi i Comuni di Lavertezzo, Brione sopra Minusio, Sonogno, Frasco, Brione Verzasca, Corippo e Vogorno, con una popolazione complessiva di circa 15 mila 500 abitanti e un territorio di 262 chilometri quadrati. Un’espansione che ha comportato anche un aumento degli effettivi, fermi oggi a quota 17. «Ma – ha spiegato al CdT il capo dicastero Grossi, a margine della cerimonia – l’obiettivo è quello di ampliare ulteriormente l’organico, raggiungendo nei prossimi anni quota 20». Una dimensione giustificata e sostenibile, ha aggiunto il municipale, il quale giudica invece eccessivo (soprattutto dal punto di vista finanziario) il minimo di 25 unità ventilato a livello cantonale.

L’evoluzione della Polizia intercomunale ha anche reso necessario un aggiornamento dal punto di vista logistico, culminato con l’inaugurazione della nuova sede, costata – nel complesso – 2,8 milioni di franchi e che, grazie alla ristrutturazione dello stabile ex Raiffeisen, offre ora una struttura da oltre 300 metri quadrati, suddivisa su cinque piani e dotata dei più moderni strumenti. La sua realizzazione, ha sottolineato il sindaco Vignuta, rappresenta il connubio di alcuni dei principali obiettivi fatti propri dal suo Municipio. Come quello di offrire alla cittadinanza servizi pubblici sempre più performanti, «sfruttando al meglio le nuove tecnologie, ma anche mantenendo la vicinanza con i cittadini». O, ancora, la volontà di progettare un futuro sostenibile (la nuova sede è il primo edificio comunale certificato Minergie). La valorizzazione delle risorse del territorio: 25 sulle 37 aziende che hanno lavorato alla nuova sede hanno domicilio nel Comune e le altre provengono da quelli vicini. «Ma la qualità di vita, ne sono convinto – ha proseguito il sindaco – dipende anche dalla sicurezza che percepiamo. L’incertezza e l’insicurezza, in tutte le loro connotazioni anche sociali ed economiche, peggiorano il nostro benessere». Infine, sempre all’insegna dell’evoluzione, ma anche della volontà di essere vicini al cittadino, il capo dicastero Grossi ha annunciato l’attivazione, nei prossimi giorni, di un sito internet della Polizia intercomunale.

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Meno incidenti con più vittime sulle strade ticinesi

Lo scorso anno la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’880 incidenti (-2.8% rispetto al 2016), di cui l’80% con solo danni materiali. Cifra che conferma la tendenza positiva degli ultimi anni. Il numero di vittime è tornato ad aumentare lievemente (+2.8%) con 725 feriti leggeri (+2%), 220 feriti gravi (+7.8%) e 9 morti (contro i 13 del 2016).

Le maggiori cause di incidenti sono facilmente identificabili e legate al fattore umano: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. L’interno degli abitati resta il settore con il maggior numero di sinistri, mentre quelli più gravi si registrano fuori località. Le due categorie più a rischio sono i pedoni e i veicoli a due ruote. La metà degli investimenti di pedoni avviene lontano dai passaggi pedonali ma comunque all’interno dei centri urbani, mentre il fenomeno emergente delle e-bike è aggravato dall’aumento delle loro immatricolazioni. Le verifiche sul traffico sono estremante importanti per migliorare la sicurezza di tutti gli utenti e per assicurare il rispetto delle normative internazionali sul trasporto delle merci e di passeggeri. Fra le numerose attività vanno menzionati i controlli sui veicoli pesanti nel rispetto del mandato dell’USTRA con 13’036 ore fornite; quelli sul trasporto professionale dopo l’introduzione della Carta di Qualifica del Conducente; quelli sui veicoli esteri adibiti al
trasporto persone come servizio pubblico non di linea (NCC, noleggio con conducente) che creano concorrenza sleale verso i professionisti indigeni; le verifiche relative al cabotaggio ed al traffico su linee non autorizzate; gli accertamenti nei confronti di ditte estere che aggirando le normative vigenti eseguono servizio taxi in tutta Europa, i controlli su cittadini stranieri che entrano sul nostro territorio per svolgere attività professionali senza regolare notifica ed in alcuni casi con veicoli e carico non conformi; la verifica dei veicoli modificati. I controlli di velocità della Polizia cantonale con apparecchi radar mobili e laser sono stati 334 (419 nel 2016), di cui 233 in abitato, 34 fuori abitato e 67 in autostrada. Su 271’876 veicoli controllati il 6,74 % era in infrazione (con 630 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi hanno controllato 13’5 milioni di veicoli di cui lo 0,97% in infrazione (con 2’389 revoche). L’introduzione dell’etilometro probatorio ha permesso di pressoché raddoppiare il numero di conducenti controllati (dai 5’368 del 2016 ai 9’736 del 2017), quelli risultati in infrazione per abuso di alcol sono stati 910. Come risulta dai dati forniti dal laboratorio delle scienze alpine di Olivone, è in netto aumento l’uso di medicamenti e sostanze psicoattive. Nel corso del 2017 sono stati 38 gli interventi del Gruppo incidenti della Gendarmeria stradale per sinistri gravi con in totale nove persone decedute e 30 ferite. Da sottolineare che il carico di lavoro è importante e conseguentemente le ore dedicate a questa specifica attività
sono numerose. Per questo tipo di constatazione del sinistro sul terreno è necessario, a dipendenza della complessità del caso, un lasso di tempo che va dalle 4 alle 5 ore di lavoro.

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Un 2017 di successi per la Polizia cantonale

Meno interventi, più prevenzione
Un 2017 di successi per la Polizia cantonale che negli scorsi giorni ha presentato il bilancio d’attività. Un anno impegnativo che ha visto tutti i settori di Polizia chiamati ad assolvere sempre più compiti. I risultati ottenuti sono confortanti e soprattutto la popolazione ha dimostrato di apprezzare l’elevato grado di sicurezza che caratterizza il nostro Cantone.
La zona di comfort – anche se la prudenza è d’obbligo quando si parla di sicurezza – è stata raggiunta con le scelte politiche e strategiche del mio Dipartimento e del Comando della Polizia cantonale, oltre all’accresciuta collaborazione con i partner della sicurezza cantonali, le autorità federali e italiane. Nel mio ruolo, ho sempre cercato di mettere a disposizione del comandante Matteo Cocchi e dei suoi collaboratori gli strumenti appropriati per affrontare le nuove minacce che insidiano la nostra società.

Uno dei tasselli più importanti è il costante presidio del territorio, favorito dal riassetto organizzativo del Corpo di polizia e dalla regionalizzazione. Una capillarità di controlli resa possibile, in particolare, dalla diminuzione degli interventi sul territorio e dal calo delle entrate illegali da sud, che ha consentito maggiori attività di prevenzione. Senza dimenticare i successi operativi ottenuti, che contribuiscono a dissuadere i malintenzionati dal compiere azioni criminali in Ticino.

La Polizia cantonale è inoltre sempre più vicina ai bisogni del cittadino – come da me espressamente richiesto – comunicando con regolarità attraverso i social media e l’applicazione per smartphone, e coinvolgendo la popolazione in campagne di sensibilizzazione e serate pubbliche su tematiche legate alla sicurezza.

La riorganizzazione e l’interventistica
Nel 2017 la Polizia cantonale ha proceduto a una riorganizzazione entrata in vigore lo scorso mese di gennaio. Sono pure state create le premesse per l’adeguamento del sistema informatico agli standard svizzeri. Le infrastrutture e i processi vanno rivisti per la necessità di uno scambio agevolato di informazioni e ridurre così i tempi di reazione, migliorando la precisione d’intervento. I mezzi a disposizione devono essere al passo con i tempi per dimostrare la loro efficacia.
La Polizia cantonale è sempre più centrale nella coordinazione e nella gestione dell’interventistica. Nel  2017 in entrata alla Centrale Operativa sono giunte 287’362 chiamate (+12%). Molte di queste sono state fatte da cittadini – quelli che chiamo le sentinelle sul terreno – che segnalano situazioni o comportamenti sospetti, facilitando il lavoro delle forze dell’ordine. Gli incidenti 3’880 (-2.8%) sono diminuiti come pure i furti con scasso per il quinto anno consecutivo 1’557 (-29%) e le rapine 49 (-11%). Aumentati invece i controlli delle generalità 81’985 (+37%) e della manodopera estera (852, +32%), con la denuncia al Ministero pubblico delle ditte e delle persone non in regola. Preoccupa infine il sensibile aumento degli interventi per violenza domestica (+30%), un segnale di degrado sociale che evidenzia la frammentazione delle famiglie.

Le sfide organizzative e operative
In futuro è prevista la realizzazione del progetto di Polizia ticinese, che prevede la collaborazione e il migliore coordinamento con le Polizie comunali. La recente messa in servizio della nuova Centrale comune d’allarme agevolerà sicuramente questo obiettivo. Sul piano più operativo, dovranno essere ulteriormente potenziate le collaborazioni con le forze dell’ordine nazionali e italiane per combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. A livello regionale, tra le altre cose, ci si concentrerà sul progetto Via Libera, che ritengo porterà ad interventi più veloci in caso di problemi al traffico, evitando sgradevoli situazioni di paralisi.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono estremamente soddisfatto dell’operato dalla Polizia cantonale nell’ultimo anno. Ringrazio per l’impegno e il lodevole lavoro svolto il comandante Matteo Cocchi e tutti i suoi collaboratori. I risultati ottenuti dimostrano una sicurezza oggettiva sul nostro territorio che rafforza la percezione soggettiva di ognuno di noi. I progetti per continuare a garantire la sicurezza sono numerosi e importanti. Per questo motivo mi impegnerò per concretizzarli nell’interesse dei ticinesi e della loro qualità di vita.

Polizie locali, fate squadra

Polizie locali, fate squadra

Articolo apparso nell’edizione di martedì 20 marzo de La Regione

Il progetto di una Regione unica nel Mendrisiotto non piace. Ma il direttore del Di Gobbi rilancia

 

“La riorganizzazione non è per domani, ma Chiasso e Mendrisio devono dimostrare di saper lavorare assieme”

Da sabato ci sono 41 uomini (e donne) in divisa in più a vegliare sulla sicurezza dei cittadini ticinesi. Freschi di diploma e a tutti gli effetti agenti, in 16 casi andranno a dar man forte alle Polizie comunali: 3 a Mendrisio, 2 a Chiasso e uno a Stabio. Di sicuro un rinforzo atteso. Anche se, oggi, sono altri i numeri che affliggono le autorità locali, in particolare delle due città polo. Create da un paio di anni due Regioni – la I nel comprensorio chiassese, la II in quello mendrisiense –, nel Mendrisiotto non ci si sente pronti a riorganizzare, di nuovo, l’assetto dei Corpi e del territorio, dando vita a una sola Regione, quindi a un solo polo di riferimento. Non a caso in questo ultimo anno i capidicastero Sicurezza pubblica di Chiasso (Sonia Colombo-Regazzoni) e Mendrisio (Samuel Maffi) non l’hanno mandato a dire al Dipartimento delle istituzioni (Di), deciso a condurre in porto la riforma. La strada, insomma, sembra ormai tracciata. E il 27 marzo il ministro Norman Gobbi tirerà le prime somme nel corso di una riunione straordinaria della Conferenza consultiva sulla sicurezza. Al momento si conferma solo la data dell’incontro (al termine del quale seguirà una nota ufficiale): di più non si intende dire per ora. E ciò nonostante le ‘fughe di notizie’ (in primis su Liberatv.ch) che ventilano l’ipotesi di un aumento da 6 a 21 (o forse 25) del numero minimo di agenti in forze alle Comunali. Anticipazioni che hanno fatto storcere qualche naso (incluso quello del direttore del Di): «Non ne sono felice», ammette a ‘laRegione’. Le indiscrezioni sono giuste? «Questo non posso confermarlo finché non faremo una comunicazione ufficiale». Sta di fatto che la creazione delle Regioni di Polizia – due nel Mendrisiotto, con il Corpo strutturato di Stabio, che collabora con il capoluogo – rappresenta, nei piani d’azione, la tappa intermedia del processo di riorganizzazione. «È l’evoluzione – ci risponde Gobbi –. Trent’anni fa l’uscere comunale andava più che bene per il bisogno che c’era allora nei Comuni. La tappa 2010 ha portato all’obbligo per tutti di avere una Polizia comunale. E la tendenza è quella di garantire un’operatività sempre maggiore, senza perdere di vista la prossimità, che è uno dei compiti delle Polizie comunali. Sappiamo, per esperienza – ribadisce il direttore del Dipartimento –, che strutture di Polizia piccole hanno qualche problema in più. Ma di questo vorremmo discutere con i capidicastero polo. D’altra parte, il Gruppo di lavoro Polizia ticinese è comunque un gremio misto – aperto a dei rappresentanti comunali, ndr – e ha analizzato le cose pure dalla prospettiva comunale». Nel distretto, però, ci sono delle resistenze verso un progetto che, a livello cantonale, immagina di portare da 8 a 5 le Regioni di riferimento. «Lo sappiamo. Di recente – fa sapere Gobbi – ho incontrato il sindaco, la capodicastero e un altro municipale di Chiasso, che hanno palesato tutte le loro perplessità. Ho detto loro, rassicurandoli, che l’iter è ancora lungo e in ogni caso occorre una modifica di legge in tal senso. Di conseguenza sarà il Gran Consiglio a doverla sancire. Se questo è il loro obiettivo – ovvero evitare di avere una Regione sola, che non significa peraltro avere un solo Corpo di polizia nel Mendrisiotto –, li ho invitati, però, a cominciare a collaborare tra loro, dimostrandomi di essere in grado di farlo anche con due Regioni». Insomma, le autorità chiassesi sono esortate a mettere da subito le basi dell’intesa. Se il timore è la tempistica, non è per domani? «Tutt’altro che per domani». Quindi ci sarebbe il tempo per cambiare attitudine. «Esatto. E per dimostrare, ripeto, che sono capaci di lavorare assieme». Chiasso, però, non l’ha presa bene. «Hanno fatto capire che per la cittadina è una questione prettamente di immagine – ci dice Gobbi –. Dal canto mio ho osservato che, dal punto di vista operativo, ha senso avere in talune fasce dell’anno e del giorno una sola pattuglia della Comunale nel Mendrisiotto. Ma ogni tanto bisogna averne due e in grado di sovrapporsi nei compiti sui vari comprensori. Così si ottimizzano le risorse». A incidere è forse il trasferimento del baricentro della Gendarmeria a Mendrisio? «La presenza di Polizia a Chiasso rimarrà forte, abbiamo un focus che è quello della frontiera. Eppoi sono 5 minuti d’auto. Il Cantone non smobilita, anzi. E i risultati sono lì da vedere».

Polizia cantonale: più professionale, moderna e orientata al futuro

Polizia cantonale: più professionale, moderna e orientata al futuro

Bilancio del 2017 e obiettivi 2018

Di recente si è tenuto l’annuale rapporto di Corpo della Polizia cantonale. E’ stata l’occasione per tracciare un bilancio dell’attività svolta nel 2017 e per presentare gli obiettivi strategici e operativi per il 2018.

Nel mio intervento mi sono complimentato con gli agenti, gli inquirenti e i collaboratori amministrativi per la qualità del lavoro svolto, per la dimostrazione di attaccamento al Corpo e per i successi ottenuti lo scorso anno, dimostrato con un calo dei reati commessi e i recenti arresti di bande organizzate. La Polizia è stata chiamata a intervenire in situazioni pericolose ed estreme, reagendo in modo professionale con unità d’intenti e spirito di Corpo, meritandosi sul terreno il rispetto della popolazione ticinese. Infatti, il livello di sicurezza oggettiva odierna è più che apprezzabile.

La società evolve e le forze dell’ordine devono adattarsi al continuo cambiamento, per dare una risposta efficace alle possibili minacce: il terrorismo, le infiltrazioni criminali, la radicalizzazione, la mobilità delle persone e altro ancora. Si tratta di essere pronti ad intervenire contro questi fenomeni, che potrebbero toccarci da vicino, senza però creare inutili allarmismi. Di questi scenari dobbiamo tenere conto e impegnarci per essere pronti nel caso effettivo.

Il compito della Polizia cantonale è quello di garantire ai cittadini un senso di protezione e di benessere che negli ultimi anni credo di poter dire sia stato raggiunto con la professionalizzazione dei differenti servizi specialistici e il continuo adattamento ai nuovi bisogni della società.

La reattività, ma anche la visione a lungo termine
In aggiunta all’ordinaria attività di prevenzione sul territorio, nel 2017 sono stati sviluppati diversi progetti che rientrano in una visione più a lungo termine del Corpo di Polizia. In particolare è stata realizzata la nuova Centrale comune d’allarme che entrerà in funzione prossimamente: creerà le basi ideali per il perfezionamento di tutti gli interventi e il rafforzamento della collaborazione tra i partner di sicurezza. Un altro importante progetto prevede invece di mettere a disposizione dei differenti servizi nuovi strumenti informatici, così da agevolare lo scambio regolare di informazioni e favorire la tempestività dell’intervento.  Ricordo inoltre i vari impieghi con coinvolgimenti nazionali e internazionali, nonché le operazioni di polizia giudiziaria sempre più numerose e impegnative.

Le priorità operative e la vicinanza ai cittadini
Per quanto riguarda invece il 2018, l’evoluzione del Corpo dovrà continuare per tenere il passo con i tempi. Tra le priorità ci sarà un sempre maggiore e capillare presidio del territorio e una intensa collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali così da ridurre le infrazioni. Nel corso dell’anno verrà introdotto il progetto pilota “Via libera”, che consentirà di accelerare la riapertura dei tratti stradali dopo incidenti o altri eventi. Continuerà pure l’attività di prevenzione dei reati economico-finanziari e informatici: malversazioni finanziarie, reati fallimentari e società bucalettere.
La vicinanza al cittadino sarà invece garantita da numerose campagne di sensibilizzazione (su tutte “strade sicure” e “acque sicure”), dall’utilizzo dei principali social media e dell’App per smartphone per un dialogo facilitato e continuo. Non dobbiamo infine dimenticare il contatto diretto con la gente, favorito da serate sul tema della prevenzione (furti, truffe e sicurezza stradale) e dalla partecipazione ad eventi fino all’organizzazione di giornate delle porte aperte.

Come Direttore del Dipartimento, credo molto nella promozione dell’immagine della Polizia cantonale tra la popolazione. Desidero infatti che i servizi offerti siano conosciuti e soprattutto cerco il coinvolgimento dei ticinesi nel collaborare con le varie forze dell’ordine per mantenere la sicurezza nel nostro Cantone. Più volte ho definito i cittadini “le sentinelle” presenti sul territorio e molti interventi della polizia sono stati agevolati dalle preziose informazioni fornite proprio dai cittadini.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle Istituzioni