Al Monte Ceneri il futuro dell’esercito

Al Monte Ceneri il futuro dell’esercito

Articolo apparso sull’edizione di lunedì 5 febbraio 2018 del Giornale del Popolo

Grande folla, venerdì, nella palestra della caserma del Monte Ceneri. L’occasione era particolare: il rapporto annuale 2018, alla presenza di autorità e alti gradi dell’esercito, che si è tradotto in un’ampia rassegna di passato, presente e futuro del Centro logistico dell’esercito Monte Ceneri (CLEs-MC) in vista dei grandi rinnovamenti che lo attendono nei prossimi anni.
Il Centro, uno dei cinque dell’esercito svizzero, è stato mantenuto con caparbietà in Ticino ed è pronto per affrontare con slancio le prossime sfide, nel suo ruolo di piattaforma logistica dell’esercito a sud delle Alpi e nel settore del massiccio del San Gottardo, con una fondamentale prossimità fisica alle piazze d’armi ticinesi. Se il supporto logistico non è vicino, ha sottolineato il consigliere di Stato Norman Gobbi, tutto diventa molto più complicato e difficile da realizzare. E non si tratta solo di esercitazioni belliche, ma anche di attività d’emergenza come lo sgombero della neve o lo spegnimento d’incendi.
Il Centro logistico, ha spiegato il nuovo direttore Renato Bacciarini, che succede a Fulvio Chinotti (venerdì c’è stato il passaggio ufficiale delle consegne), è una ditta importante, una vera e propria realtà economico-aziendale ben ancorata nel territorio, con quasi 300 collaboratori e sedi di lavoro ubicate in varie regioni. Distribuisce annualmente un indotto di circa 36 milioni di franchi, tra stipendi (circa 28 milioni) e acquisizioni di prestazioni terze. È anche un elemento chiave nell’organizzazione dell’esercito svizzero –sul territorio nazionale ma anche all’estero – sia nell’ambito dell’istruzione che per un possibile impiego. Le professioni offerte e le attività svolte sono ampie e varie; quale azienda formatrice certificata, offre ogni anno anche un importante numero di posti d’apprendistato a favore dei giovani. A livello della logistica, solo per fare qualche esempio, fra le prestazioni fornite nel 2017 nell’ambito della manutenzione più di 2.500 veicoli e rimorchi sono passati nelle officine di Bellinzona, mentre più di 3.500 armi sono transitate nelle officine tecniche generali del Monte Ceneri. E adesso, quali gli scenari per l’immediato futuro? Il punto centrale, sottolineato nel Rapporto annuale di venerdì, è che non si tratta solo di cristallizzare questa struttura esistente a sud delle Alpi, ma di investirvi, e molto, per poter svolgere al meglio tutte le attività necessarie per la sicurezza e la libertà del nostro Paese. Innanzitutto i grossi progetti immobiliari in corso d’esecuzione: il centro di calcolo a nord, con un investimento di circa 150 milioni di franchi, il risanamento delle caserme sulla piazza d’armi a Isone (per circa 50 milioni), la costruzione delle nuove officine, magazzini e garage al Monte Ceneri (circa 35 milioni, tappa 2) con il risanamento dell’ex arsenale (per 11 milioni di franchi). Si è trattato e si tratta – ha spiegato ancora Bacciarini – di accompagnare in qualità di gestori i vari utilizzatori e il proprietario armasuisse nella pianificazione ed esecuzione di tutta questa serie di progetti immobiliari, con risanamenti, rifacimenti, trasformazioni oppure messe in sicurezza o dismissioni. Parlando di cifre annuali, per il solo 2017 nel settore del Centro logistico sono stati investiti 16 milioni di franchi . La cifra per l ’anno 2018 prevede investimenti ulteriori di 17 milioni, a fronte dei sette progetti supplementari tra Uri e Ticino, progetti che magari non hanno una grande risonanza mediatica, ma che sicuramente fanno sì che il lavoro non mancherà così come la conseguente ricaduta economica sul territorio a favore di piccoli e medi imprenditori locali. Andando avanti con lo sguardo negli anni, alla fine del 2019, con un investimento globale di quasi 35 milioni di franchi, verrà consegnata la seconda tappa del nuovo progetto per il futuro quartier generale del Centro logistico, situato sulla piazza d’armi del Ceneri. L’anno scorso, dopo un lungo iter di pianificazione, c’è stata la posa simbolica della prima pietra, e ora il cantiere procede spedito. Tutto dunque porta a guardare con fiducia agli sviluppi del futuro, mentre a conclusione del rapporto annuale c’è anche stata l ’occasione per mettere in evidenza un “gioiellino” che già ora è in funzione al Monte Ceneri: la camera di sicurezza più grande di tutta la Svizzera. L’edificio, ai piedi della piazza d’armi, è stato inaugurato nel 2016 con un investimento di 22 milioni di franchi e vi trovano posto fino a 5.062 palette, grazie alla sua superficie di ben 4mila metri quadrati e 18mila metri cubi. Da questo magazzino ticinese di massima sicurezza si forniscono e si ritirano alla maggior parte delle formazioni il grosso del loro materiale d’istruzione e d’impiego.

IL COMMENTO – Norman Gobbi: «Presenza importante a sud delle Alpi»

Sul culmine della strada che attraversa lo storico passo del Monte Ceneri si sta sviluppando la logistica militare del 21mo secolo, con l’edificazione delle nuove strutture del Centro logistico dell’esercito Monte Ceneri (CLEs-MC). Dopo il moderno centro per una gestione moderna del materiale, è in fase di edificazione la nuova officina meccanica per il parco autoveicoli dell’Esercito e il vecchio arsenale in fase di risanamento. Come politico responsabile dei dossier cantonali degli affari militari non posso che guardare con soddisfazione a questi progetti in grado di garantire grosse commesse alle aziende impegnate nella costruzione e di riflesso un indotto locale importante. Il nuovo Centro logistico rappresenta la volontà dell’esercito di confermare la propria presenza a sud delle Alpi con strutture e posti di lavoro pregiati. Esso permette inoltre di supportare, e nel contempo consolidare, anche in futuro la presenza delle truppe in loco, siano esse scuole reclute o formazioni che stanno svolgendo un corso di ripetizione. Operativamente assicura l’approvvigionamento della truppe anche nel caso in cui il Gottardo fosse impraticabile ed è un caposaldo per la procedura di mobilitazione reintrodotta dal 1. gennaio con l’ulteriore sviluppo dell’Esercito. Senza dimenticare, che in caso di necessità nella collaudata collaborazione civile-militare, il Centro logistico è a supporto delle autorità cantonali per i compiti di protezione della popolazione.

La Meseda: Alain Scherrer batte Norman Gobbi

La Meseda: Alain Scherrer batte Norman Gobbi

Da Ticinonline | I due politici si sono sfidati a suon di sughi per le crespelle. Giudice Marco Borradori, aiutato dal cuoco stellato Gianni Tabarini

A Lugano si è svolta il 2 settembre sera la seconda edizione di La Meseda (La Tavolata) che ha visto la sfida ai fornelli tra il sindaco di Locarno Alain Scherrer contro il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Davanti ad un buon nutrito di spettatori curiosi, i due politici hanno dovuto preparare un sughetto per delle crespelle già pronte.

Gobbi, a detta dei figli e della moglie, provetto cuoco si è cimentato in una cremina verde di non facile creazione, mentre Scherrer, meno pratico in cucina, sempre secondo i pareri della moglie e del figlio, ha creato una salsina ai funghi porcini.

Giudice unico ed insindacabile il sindaco di casa Marco Borradori, aiutato in questo suo compito dal cuoco stellato Gianni Tabarini dell’agriturismo valtellinese La Fiorida. Vittoria andata al sindaco di Locarno Alain Scherer che grazie ai porcini ha preso il giudice unico letteralmente per la gola.

Foto e articolo: http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1162290/La-Meseda-Alain-Scherrer-batte-Norman-Gobbi/

Il popolo, valore svizzero

Il popolo, valore svizzero

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Festa Nazionale a Villa Bedretto |

Egregio signor Ignazio Leonardi, Sindaco di Bedretto,
Autorità comunale,
Care e cari convallerani,
Gentili signore, egregi signori,

è un onore per me partecipare oggi come oratore ufficiale al Natale della Patria, e lo è ancor di più quando si tratta di tenere un discorso proprio a due passi da casa. In una Valle nel cuore della Svizzera, uno spettacolo della natura, una roccaforte per le tradizioni alpestri ma anche una via di connessione tra il Ticino e Oltre Gottardo. La Valle Bedretto è un emblema della nostra identità.

Guardandomi intorno, non posso che iniziare il mio discorso parlando proprio di ciò che mi circonda. In Val Bedretto troviamo una natura che lascia senza parole, con la quale prendiamo contatto molto facilmente, solo uscendo da casa. È un privilegio del quale non tutti possono godere. Ci troviamo di fronte a uno spettacolo di forza e maestosità, che nella storia a volte siamo riusciti a “ammaestrare”, mentre a volte ci ha sopraffatto. L’abbiamo affrontata costruendo vie di transito che mettono in collegamento il nord con il sud, fronteggiando le vie impervie delle nostre montagne o passandoci attraverso. Se ci pensiamo non è un’impresa da poco, e come ben sappiamo a volte è costata addirittura delle vite. È la stessa natura che negli anni si è rivoltata, in tutta la sua forza, contro chi cercava di conviverci, come per le valanghe del 1863 e del 1749. Furono due valanghe talmente distruttive che decimarono la popolazione. Ed è la stessa severa natura che ha causato l’emigrazione stagionale e un inevitabile spopolamento negli anni, per chi non riusciva a trovare un’occupazione per vivere tutto l’anno in Valle.

Ma la passione per questa Valle e per la sua bellezza mozzafiato scalda il cuore di molti come una pietra ollare: capace di immagazzinare una grande quantità di calore per poi restituirlo lentamente, ma mantenendo sempre caldi i nostri cuori anche nei momenti più difficili. Penso che chi, come il sottoscritto, decide di vivere nelle Valli del nostro Cantone sappia di che cosa sto parlando. Abbiamo fatto la scelta di abitare in un luogo che non sempre è accogliente, che non sempre è “comodo”, ma non possiamo farne a meno. Questo perché è un luogo che in ogni modo ci rappresenta, e al quale siamo fortemente legati. È un sentimento che portiamo con noi anche quando, per un motivo o per l’altro, ci spostiamo nei centri urbani del nostro Cantone o oltre Gottardo. Quante volte mi capita di sentire amici e conoscenti definirsi leventinesi anche dopo anni e anni che hanno lasciato la Valle. E tornano appena possono, anche solo per il periodo estivo, poiché non riescono a star lontano dal proprio luogo di origine.

Oggi festeggiamo la nostra Patria, che ha un anno in più. Un anno fatto di accadimenti che, nel bene e nel male, hanno toccato la Svizzera o l’hanno sfiorata di poco. Quello che stiamo vivendo è un momento storico nel quale rischiamo di farci sopraffare da incertezza e timore. Anche se la Svizzera non è ancora stata toccata direttamente da un attacco terroristico, diversi Paesi attorno a noi sono ormai già stati confrontati con quella che non è più una situazione nuova, nemmeno alle nostre latitudini. Un contesto che destabilizza, chiaramente, che ci può far preoccupare. Non dobbiamo però farci cogliere dal panico o cambiare le nostre abitudini: è proprio questo l’obiettivo degli autori degli attentati terroristici. Assecondare la loro volontà significherebbe quindi rendere vincente la loro strategia, che si nutre di paura e terrore.

Io credo – anzi, ne sono certo – che la Svizzera possa contare su una sua particolare caratteristica per affrontare una situazione come quella attuale. Ma non è mia intenzione oggi parlare di sistemi d’informazione o di forze dell’ordine. Questa caratteristica, secondo me, è il popolo svizzero. Noi che, vivendo a stretto contatto gli uni con gli altri, nel nostro piccolo territorio, abbiamo creato una rete forte, costruita sulla fiducia e sul mutuo aiuto. E questo fin dal tempo delle vicinanze, che ben conosciamo grazie alla storia delle nostre Valli, le quali garantivano, ancora prima dei comuni, la gestione dei beni pubblici e il quieto vivere. Ancora oggi ci sono i patriziati e le associazioni locali che tengono vivi questi sentimenti di mutuo aiuto e di cura per il patrimonio naturale e culturale, ma che soprattutto creano un senso di unione e di profonda conoscenza della comunità nella quale viviamo. Sono certo che gli altri Paesi possano invidiare la Svizzera come sistema, ma sono oltremodo convinto che siano in molti a invidiare la nostra nazione per il suo popolo. L’eredità del sistema di vicinanze, malgrado l’evoluzione repentina e incerta della situazione europea e globale, ci garantisce un appiglio, un punto fermo al quale affidarci per poter andare avanti uniti e resilienti.

La forza della nostra Patria è proprio questa: un grande senso di comunità, basata su solide radici, sulla prossimità tra le persone, sul riconoscimento delle peculiarità di ognuno, sull’attaccamento alle proprie origini. Per questo io mi sento svizzero, ma mi sento soprattutto ticinese e ancor di più leventinese. Alcune caratteristiche mi accomunano e altre mi caratterizzano rispetto agli altri, ma mi sento di appartenere a una frazione, a un paese o a una città, a un cantone e a una nazione. Mi sento parte di un ambiente sociale e sono fiero di far parte di tutto ciò.

Fortunatamente, siamo ancora sinceri nei rapporti umani. Malgrado siamo a volte definiti “freddi” o “chiusi”, sappiamo fidarci del prossimo e abbiamo a cuore il benessere della comunità nella quale ci troviamo. Impariamo a conoscere il nostro vicino, incontriamo i compaesani in negozio. E sviluppiamo così una conoscenza reciproca elevata, che è il punto di forza del popolo elvetico.

Il mio discorso non vuole quindi essere un elogio al nostro sistema federalista, alla nostra democrazia o a qualsiasi altra caratteristica elvetica che ben conosciamo e che spesso viene richiamata alla mente nel giorno dei festeggiamenti della Festa Nazionale. Quello di oggi vuole essere un discorso che parla del popolo elvetico e delle sue qualità, che lo rendono unico e che è parte integrante di ciò che ci rende invidiabili agli occhi degli altri. Il nostro amore per il territorio, la cura per lo stesso, il nostro sano patriottismo.

La qualità di vita nelle Valli del nostro Cantone va preservata. E non lo dico con un senso di tutela e di protezione verso qualcosa che potrebbe scomparire da un momento all’altro, come lo si intenderebbe per un fiore raro. Va preservata poiché è una risorsa preziosa, e so bene di cosa parlo. Le Valli del nostro Cantone hanno molto da dare, e possono essere valorizzate grazie a una pianificazione che le mantenga attrattive e vitali. Come ho dimostrato più volte con delle scelte legate al Dipartimento che dirigo, alcuni servizi che non necessitano di essere centrali, possono essere dislocati con successo in zone più periferiche, con un chiaro guadagno per chi ci lavora, poiché non deve affrontare il traffico delle strade delle nostre città, e con un beneficio soprattutto per chi vive nelle Valli, poiché questi servizi garantiscono dei posti che non li obbligheranno a lasciare le proprie terre per trasferirsi vicino al luogo di lavoro. Questo permette a chi come noi è nato in queste zone di continuare a viverci, senza essere obbligato a spostarsi, e a chi ha la volontà di venire a vivere in Valle, immersi nella natura e alla ricerca di una qualità di vita superiore, di poterlo fare senza essere ostacolato da alcuna difficoltà. Anche se il riequilibrio delle finanze cantonali è un obiettivo che ci siamo posti con il Consiglio di Stato in questa legislatura, è assolutamente importante mantenere sempre ben chiaro che il compito dello Stato è quello di garantire un servizio di qualità in ogni regione del Ticino.

A questo proposito, ho accolto con molto piacere la notizia dell’accordo tra FFS e Schweizerische Südostbahn (SOB) per riportare i collegamenti diretti con Zurigo, Basilea e Lucerna, di garantirne per i pendolari e gli studenti che si recano giornalmente nel resto del Cantone e di mantenere il personale sul treno che potrebbe offrire maggiori informazioni anche ai turisti che visitano la nostra regione. Questo permetterà di evitare il declassamento da linea regionale a linea di montagna. Sono degli impulsi forti e direi essenziali per garantire una crescita socio-economica che possa portare a una rinascita delle nostre Valli.

In conclusione, è questo l’augurio che voglio fare alla nostra piccola fetta di Svizzera nel giorno della Festa Nazionale: che si preservi così com’è, nella sua maestosa bellezza, e che sia un luogo accogliente per la vita di tutti noi che decidiamo di stare in Valle. Che negli anni non perda la sua vitalità e la sua attrattività, ma anzi che ne guadagni di nuova. Che si continui a vivere tramandando il sentimento della vicinanza, lo stesso sentimento che accompagnò i Padri fondatori nel 1291 sul Grütli, che li spinse a unirsi, identificandosi in un’unica realtà federale, ma facendo ognuno la propria parte per il bene della propria comunità, in quello che mi piace riassumere nel motto “Tutti per uno, uno per tutti”.

Cari amici e cari convallerani, vi ringrazio per l’attenzione. Viva la Svizzera e il suo popolo!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Un Ticino senza Blenio e Leventina?

Un Ticino senza Blenio e Leventina?

Dal Corriere del Ticino | L’Ufficio federale dello sviluppo territoriale ha diviso la Svizzera in dodici aree d’intervento sovraregionali Rivisti i confini fra i cantoni – Bellinzona «acquisisce» la Moesa – Gobbi: «L’idea lascia il tempo che trova»

La cosa che salta subito all’occhio è la completa ridefinizione dei confini interni. Ai 26 Cantoni si sovrappongono 12 aree di intervento funzionali: quattro attorno ai principali centri urbani, cinque basate su una rete di città medio-piccole e tre nello spazio alpino. L’attuale Ticino diventerebbe Città Ticino, acquisirebbe la regione grigionese della Moesa ma perderebbe i distretti di Blenio e Leventina, inglobati in un’area definita Gottardo, comprendente il Canton Uri, parte dei Grigioni occidentali e la valle di Goms, in Vallese. I confini della regione Gottardo, delimitati dagli accessi ai valichi alpini e dalla morfologia del massiccio montagnoso, si estenderebbero fino ai territori di Nidvaldo, Obvaldo e Berna.

Il tutto rientra nel quadro del «Progetto territoriale Svizzera», avviato da alcuni anni dall’Ufficio federale dello sviluppo territoriale (ARE), Cantoni, Comuni e Città. Questi spazi sono stati ridisegnati in base alle loro affinità in termini di mobilità, di relazioni economiche e sociali e di mercati del lavoro. Alla base non ci sono propositi di riorganizzazione politica, ma la volontà di affrontare le sfide territoriali in una nuova dimensione, da considerare poi nelle rispettive pianificazioni cantonali. Il tutto ha ancora contorni molto teorici: lo scopo ufficiale è di elaborare una strategia comune a favore di uno sviluppo territoriale sostenibile, tramite una riflessione e un’azione in termini di aree di intervento. A spingere in questa direzione c’è tuttavia un problema concreto: le attività e le interazioni umane travalicano i ristretti confini politici cantonali e comunali, risalenti al Medioevo. Per motivi legati al luogo di domicilio, al posto di lavoro, alla formazione, agli spostamenti e al tempo libero, molti svizzeri oltrepassano ogni giorno i confini comunali e cantonali. Di qui l’esigenza di pianificare in termini sovraregionali.

Ma sullo sfondo resta l’interrogativo se la struttura politica svizzera, frammentata e decentralizzata (26 Cantoni, 148 circondari, 2.255 Comuni) in uno spazio di per sé già molto limitato, è ancora in grado di rispondere efficacemente ai problemi. E se non sia opportuno, per questo, cambiare dimensione. Come ha rilevato mercoledì la NZZ, per affrontare le questioni di natura sovraregionale è stata creata una fitta (e costosa) rete di organizzazioni che comprende 15 conferenze dei direttori cantonali, 6 conferenze regionali dei Governi, 750 concordati e, per quanto riguarda i Comuni, 23 mila consorzi. Un parziale rimodellamento istituzionale è già in corso. Dal 2000 sono stati eliminati 641 Comuni e 36 circondari.

Un domani questa tendenza potrebbe davvero travalicare i confini cantonali?

Il concetto di dodici aree d’intervento è praticabile, anche a soli fini pianificatori? Norman Gobbi, consigliere di Stato leventinese, è lapidario. «Un’idea stramba e per giunta nemmeno la prima. Non dimentichiamo che quando l’ARE aveva avviato il discorso di Progetto territoriale prevedeva “zone di spopolamento”, riferite alle regioni di montagna. Un concetto che aveva provocato una giustificata levata di scudi». Ma non c’è solo l’ARE dietro all’idea delle 12 regioni. «Ci sono state discussioni, ma non condivisione. Abbiamo già un progetto Gottardo (avviato da Ticino, Uri, Vallese e Grigioni. n.d.r.). Questo progetto incontra grosse difficoltà solo a funzionare come tale. Dal punto di vista di area funzionale sarà ancora più difficile se si pensa alla zona Gottardo come proposta dall’ARE». Un Ticino senza Leventina e Blenio? «Sono riflessioni che lasciano il tempo che trovano. Noi siamo sempre stati molto critici sulle nuove concezioni territoriali. Tant’è che rispetto all’idea iniziale messa in consultazione da parte dell’ARE è uscito un concetto molto diverso. Le loro visioni scientifico-intellettuali sono ben distanti dalla realtà territoriale e istituzionale». Ma sullo sfondo non c’è un’analogia con quello che si sta facendo, anche in Ticino, attraverso le fusioni comunali, creando organi più forti e coerenti? «Le aggregazioni devono avere uno scopo funzionale e portare a un miglioramento. Non mi sembra che questa proposta, salvo una riflessione sul Moesano, possa avere un senso, né nel caso del Gottardo né in quello, tanto per fare un esempio, dell’unione fra Vallese germanofono e Oberland bernese. Le collaborazioni fra Cantoni restano uno strumento migliore rispetto a queste ipotesi».

le zone

Spazio metropolitano Zurigo Zurigo, Sciaffusa e Zugo, parti di Turgovia, San Gallo, Argovia, Lucerna e Svitto. 2,14 milioni di abitanti.

Spazio metropolitano Basilea Basilea Campagna e Città, una parte del Giura, di Argovia e di Soletta. 566 mila abitanti.

Spazio metropolitano lemanico

Ginevra e Vaud, con porzioni di Vallese e Friburgo. 1,22 milioni di abitanti.

Regione della capitale

Canton Berna, con parti di Vaud, Friburgo e Soletta. 1 milione di abitanti.

Lucerna Ci sono Lucerna, Obvaldo, Nidvaldo e parti di Svitto e Argovia. Gli abitanti sono 466 mila.

Città Ticino Sottoceneri, Bellinzonese, Locarnese, Vallemaggia e Riviera. 320 mila abitanti.

Arco giurassiano Giura, Neuchâtel, Giura bernese e vodese. 394 mila abitanti.

Aareland Parti di Argovia e Soletta. 333 mila abitanti.

Nord-Est Appenzello Interno ed Esterno, parti di San Gallo e Turgovia. 588 mila abitanti.

Gottardo Uri, Leventina, Blenio, parti dei Grigioni e Valle di Goms. 126 mila abitanti.

Alpi occidentali Vallese, Alpi vodesi e Oberland bernese. 442 mila abitanti.

Alpi orientali Grigioni e valli limitrofe (in direzione Ticino e San Gallo). 250 mila abitanti.

(Articolo di Giovanni Galli)

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Aggregazione Valle della Tresa: istituita la Commissione di studio

Nella seduta odierna il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione inoltrata dai Municipi di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa e ha istituito la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.

Dando seguito all’istanza di aggregazione sottoscritta il 15 maggio 2017 dai quattro Municipi dei Comuni di Croglio, Monteggio, Ponte Tresa e Sessa, il Consiglio di Stato ha nominato l’apposita Commissione di studio che allestirà lo studio di aggregazione del comprensorio ai sensi della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni.

Il Governo valuta positivamente l’iniziativa promossa dai quattro Comuni in vista di un consolidamento istituzionale, ritenuta la vocazione territoriale del comparto della Valle della Tresa e le numerose interrelazioni già oggi esistenti al suo interno. La proposta si inserisce peraltro in modo coerente nel comprensorio Malcantone Ovest definito nel progetto di Piano cantonale delle aggregazioni.

La Commissione di studio, i cui rappresentanti sono stati designati dai rispettivi Municipi, è composta da:

  • per il Comune di Croglio membro Margherita Manzini, Sindaca  (supplente Roberto Ghiazza, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Monteggio membro Piero Marchesi, Sindaco (supplente Mauro Zoccatelli, Municipale)
  • per il Comune di Ponte Tresa membro Daniel Buser, Sindaco (supplente Rinaldo Marchesi, Vice Sindaco)
  • per il Comune di Sessa membro Sergio Antonietti, Sindaco (supplente Giuliano Zanetti, Vice Sindaco)

I Comuni hanno concordato tra loro che il coordinamento dei lavori venga assunto dal Comune di Monteggio. La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

La Commissione è stata invitata a presentare il proprio rapporto al Consiglio di Stato entro il 31 dicembre 2017.

Al via la nuova campagna di prevenzione “Acque sicure”

Al via la nuova campagna di prevenzione “Acque sicure”

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | È stata presentata questa mattina l’edizione 2017 del programma di prevenzione «Acque sicure», promosso dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Commissione cantonale. La campagna di sensibilizzazione dei frequentatori di fiumi e laghi in vista della prossima estate è iniziata già da qualche giorno, sul territorio della Città di Locarno, con la comparsa di enigmatici cartelloni che raffigurano alcuni bagnanti immersi in una pozza d’acqua e persone intente a praticare sport acquatici.

Con l’inizio della bella stagione, le rive di fiumi e laghi ticinesi diventano meta prediletta di residenti e turisti. Affinché sia possibile godere in piena sicurezza di questi affascinanti doni del nostro territorio, il Cantone attirerà durante tutta la stagione estiva l’attenzione sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.

La presentazione odierna – con la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del sindaco di Locarno Alain Scherrer, del Presidente della Commissione Boris Donda e della responsabile del progetto «Acque sicure» Fabienne Bonzanigo – ha anzitutto permesso di svelare il significato della campagna di affissione avviata negli scorsi giorni. Con lo slogan “Basta un attimo. La sicurezza in acqua dipende da te” l’azione pone l’accento su attenzione e vigilanza che bisogna avere costantemente nei contesti acquatici. Infatti, i rischi in acqua sono alti e sempre dietro l’angolo, ma soprattutto dipendono fortemente dal proprio senso di responsabilità.

Per la tradizionale campagna di prevenzione si è trattato di un cambiamento di stile rispetto al passato, in linea con il nuovo orientamento introdotto nel 2016 dal Dipartimento delle istituzioni. Come noto, il nome della Commissione consultiva è stato modificato in «Acque sicure», per mettere in evidenza che la prevenzione riguarda non solo i corsi d’acqua, ma anche i laghi. Le statistiche mostrato infatti che anche tutti gli specchi d’acqua maggiori nascondono insidie, alle quali bagnanti e amanti dello sport devono prestare attenzione.

Oltre ai cartelloni pubblicitari che compariranno su tutto il territorio ticinese e sulle principali linee del trasporto pubblico su gomma, la campagna 2017 – nella rinnovata veste grafica, che caratterizza anche il sito internet http://www.ti.ch/acque-sicure– proporrà durante tutta l’estate eventi speciali e azioni di sensibilizzazione che coinvolgeranno anche bambini e società sportive di oltre Gottardo. Saranno poi distribuiti a tutti gli attori turistici interessati i rinnovati opuscoli informativi sui rischi nei fiumi e sulle regole di convivenza nei laghi e promossa un’informazione nei lidi, ristoranti nei grotti in altri esercizi pubblici del Cantone. Saranno infine riproposti il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto e le infolines per gli amanti del canyoning.

Cartella stampa: http://www4.ti.ch/sala-stampa/comunicati-stampa/cartella-stampa/?idCartella=155170

GastroTicino I negozi vivono anche di turismo

GastroTicino I negozi vivono anche di turismo

Dal Corriere del Ticino | Per Massimo Suter è tempo che i commercianti mettano mano al borsellino per finanziare TicinoTicket Norman Gobbi: «Da metà giugno bar e ristoranti aperti fino alle 2, nessun ricorso contro la nuova legge»

«Sono anni che il commercio vive anche sulle spalle del turismo. Alla soglia del 2018 è quindi tempo che il settore si responsabilizzi. Perché fino ad oggi, il turismo in Ticino è stato promosso, invogliato e soprattutto finanziato da tutt’altre categorie». È schietto e diretto il presidente di GastroTicino Massimo Suter che, in occasione dell’assemblea cantonale tenutasi al LAC, non ha mancato di scoccare qualche frecciata. In primis, appunto, nei confronti dei commercianti. «A partire dall’anno prossimo il contributo delle FFS e del Cantone al progetto TicinoTicket sarà inferiore – afferma Suter – si dovranno quindi trovare nuove entrate ed è ora che i commercianti facciano la loro parte dal momento che beneficiano in modo importante delle ricadute economiche del turismo». Per il presidente di GastroTicino, una possibile soluzione in tal senso arriverebbe dai Grigioni dove, per ogni metro quadrato di superficie adibita al commercio, viene prelevato un franco quale tassa a favore del turismo. «Basta fare due calcoli per capire quanto si potrebbe ricavare – continua – invece, l’impressione è che si voglia sempre mungere la mucca sbagliata, proponendo ad esempio di far pagare la vignetta autostradale 80 franchi agli stranieri» (ndr. la proposta è stata avanzata negli scorsi giorni dal consigliere nazionale PLR Thierry Burkart).

Basta parlare di pernottamenti

Detto dei commercianti, Suter ha poi tirato una stoccata agli albergatori e a TicinoTurismo. I primi sono stati invitati «ad una riflessione, perché se è vero che da Berna arrivano segnali incoraggianti sulla proroga dell’IVA preferenziale di cui beneficia il settore, allo stesso tempo è un discorso che dura da vent’anni. Se dal 1996 non abbiamo ancora risolto il problema, forse è giunto il momento di farsi qualche domanda». Stesso invito per l’organizzazione guidata da Elia Frapolli che «dovrebbe rivedere la propria strategia marketing, perché continuare a misurare il turismo tramite i pernottamenti è sbagliato. Basta pensare che il 75% dei viaggiatori che arrivano con AlpTransit sono turisti di giornata che quindi sfuggono alle statistiche». Statistiche che, se per il mese di marzo evidenziano una flessione del 7,4% dei pernottamenti (vedi pagina 6), con il boom di arrivi a Pasqua dovrebbero dipingere un quadro più positivo ad aprile. O no? «Evitiamo facili entusiasmi – ribatte Suter – quest’anno il lungo weekend festivo è stato favoloso per quanto concerne il meteo, ma per parlare di risorta del settore è presto. Tempo infatti una settimana, con l’arrivo della pioggia e della neve sulle cime delle nostre montagne, ed ecco che il Ticino era di nuovo desertico».

Tornare «al pane e al vino»

Per cercare di dare nuovo slancio al settore, un mese fa il Gran Consiglio ha approvato la revisione della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (LEAR) che, in sintesi, prevede la possibilità per bar e ristoranti di tenere aperto fino alle 2 il venerdì, il sabato e i prefestivi. «È stata un’operazione vincente – precisa il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, ospite dell’assemblea – ma c’è di più: ad oggi non è arrivato nessun ricorso e, di conseguenza, la revisione della legge entrerà in vigore il 15 giugno». Lanciando uno sguardo alle difficoltà che attanagliano il settore, Gobbi ha invitato i membri di GastroTicino a «rimanere autentici. Tornare, per così dire, al pane e al vino. Non solo perché senza questi non si vive, ma anche perché qualcuno, già duemila anni fa, ne fece il simbolo dell’unione. Per attirare il turista occorre puntare sull’autenticità sia dei prodotti locali, sia dell’accoglienza degli esercenti». E sulla qualità dell’accoglienza si è soffermato anche il direttore dell’associazione mantello Gabriele Beltrami che ha però voluto lanciare un segnale alla politica: «Se la famosa clausola del bisogno non si può più applicare in considerazione delle leggi che regolano il libero mercato, resta indispensabile fissare delle regole quadro chiare e uguali per tutti, anche per take-away e food truck». Altrimenti, il rischio è quello di ritrovarsi «con aperture selvagge che trasformerebbero la ristorazione in un Far West».

(Articolo di Viola Martinelli)

Apertura slowUp 2017

Apertura slowUp 2017

Saluto pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’apertura di slowUp Ticino | Fa stato il discorso orale

Signor delegato del municipio di Bellinzona, Simone Gianini,
Signor vice presidente dell’associazione slowUp, Giorgio Moretti,
Autorità locali,
Sponsor e organizzatori,
Gentili Signore, Egregi Signori,

anche oggi, per il secondo anno consecutivo, ho il piacere di inaugurare ufficialmente slowUp Ticino, portandovi il cordiale saluto del Consiglio di Stato. Una manifestazione importante per il nostro Cantone, nella quale ho creduto sin dall’inizio.

La settima edizione si apre con una novità che possiamo notare immediatamente e che oggi, all’indomani della nascita del nuovo Comune, risulta davvero appropriata: siamo all’ombra dei Castelli di Bellinzona, riconosciuti tra i monumenti che costituiscono il patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, e in quella che è stata ribatezzata la “Porta del Ticino”. La Capitale ticinese rappresenta quindi la postazione di partenza di slowUp e sancisce l’avvio di una serie di giornate analoghe in tutta la Svizzera.

Dal 2011 la tratta fra Bellinzona e Locarno è un punto di ritrovo sempre più apprezzato dalla popolazione ticinese e dai turisti. SlowUp è entrata a pieno titolo fra gli appuntamenti più gettonati del nostro Cantone. Da ormai sette anni, edizione dopo edizione, si consolida il successo di questo evento, gratuito e aperto a tutti: dai bambini ai nonni, dai “ciclisti della domenica” agli sportivi più agguerriti. Nonostante l’edizione dello scorso anno sia stata segnata dalla pioggia, nel 2015 si è raggiunta la quota di ben 30’000 partecipanti e nel 2016 sono state 400’000 le persone che vi hanno preso parte a livello svizzero.

Una vera e propria festa popolare, all’insegna del movimento e del nostro paesaggio: un percorso di 50 km che tocca complessivamente 12 Comuni, con 14 punti di animazione e ristorazione e 2 soste per scoprire interessanti realtà agricole sul Piano di Magadino.

Questa domenica è dunque l’occasione per dedicare una giornata al corpo e alla mente – mens sana in corpore sano – percorrendo le bellezze che caratterizzano il nostro territorio. Il Locarnese e il Bellinzonese non annoiano mai e ogni anno ci offrono uno scorcio che la volta prima era passato inosservato.

Grazie al contributo assicurato da tutti i Dipartimenti, confermato anche quest’anno e già per l’edizione 2018, il Cantone testimonia l’importanza di questo evento. Una manifestazione vincente, per nulla scontata, vicina ai cittadini di tutte le età, capace di distinguersi grazie a un’atmosfera insolita: i padroni delle strade sono finalmente le bici, i roller o molto più semplicemente le scarpe da ginnastica, ovvero tutti quelli che di solito devono limitarsi prudentemente a marciapiedi, strisce pedonali o alcune corsie preferenziali.

SlowUp s’inserisce perfettamente negli ambiti d’azione del Cantone: mobilità lenta, salute, territorio e sicurezza stradale. Tramite il Dipartimento del territorio l’accento va sulla pianificazione e la promozione della mobilità pedonale e ciclabile. Un motivo in più per ringraziare sentitamente i principali sostenitori a livello nazionale e regionale di questo progetto, grazie ai quali oggi possiamo riappropriarci del territorio e riflettere sulle sue potenzialità.

Parlare di strade – con o senza automobili – significa parlare anche di sicurezza. Il Dipartimento delle istituzioni s’impegna in prima linea per una costante prevenzione a livello di sicurezza stradale, anche grazie a campagne informative e iniziative concrete, promosse da “Strade sicure”, che collabora con le associazioni di categoria dei pedoni e dei ciclisti e con il programma “Meglio a piedi” del Dipartimento della sanità e della socialità. È importantissimo difendere gli utenti più vulnerabili, in particolare ciclisti e pedoni, i quali, però, sono anch’essi tenuti a un comportamento corretto e rispettoso della circolazione stradale. Mentre vi sposterete verso Locarno, troverete lungo il percorso uno stand dedicato alla prevenzione: investite qualche minuto per la vostra sicurezza! Un’altra iniziativa che cito molto volentieri è “Bikecontrol”, promossa da Swiss Cycling, nella quale bambini e adulti potranno acquisire maggiore destrezza nel controllo della loro bicicletta. Un esercizio a tutto vantaggio della propria sicurezza al manubrio, che sbarca oggi a sud delle Alpi, che sarà proposto in Ticino fino a metà maggio e che ha già riscosso l’interesse di alcune scuole elementari.

Ma anche il Dipartimento socialità e sanità svolge la sua parte, soprattutto nell’ambito della promozione di uno stile di vita sano, che rappresenta un vero e proprio investimento a lungo termine per ciascun individuo, per il suo benessere e la sua salute. SlowUp dunque non è solo una pedalata in compagnia, ma anche un momento prezioso di sensibilizzazione sull’importanza di praticare attività fisica a tutte le età.

Prima di concludere, voglio tornare ancora un istante sull’aspetto della sicurezza, a cui tengo in tutti i suoi aspetti. Le campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale producono i loro risultati, anche grazie al continuo miglioramento tecnologico dei veicoli e all’inasprimento delle norme stradali a livello nazionale. Tuttavia, se nel 2016 il numero di persone decedute per incidenti stradali è sceso del 15% rispetto all’anno prima, con le biciclette elettriche si assiste a una preoccupante controtendenza, in particolare per quanto riguarda i feriti gravi che sono aumentati del 23%. Questi mezzi sono spesso adoperati da persone anziane e raggiungono velocità elevate, fino a 45 km/h. È giusto muoversi, ma non abbassate mai la guardia!
Cominciamo dunque dai piccoli gesti, che hanno grandi effetti: portiamo il casco! Sia oggi fra i campi, sia negli spostamenti quotidiani a contatto col pericoloso traffico veicolare. Per le bici elettriche veloci l’obbligo è già una realtà.

Il programma della giornata vi sarà presentato a breve dal Presidente del comitato di organizzazione, che ringrazio ancora una volta per aver assicurato, anche quest’anno, un’edizione di slowUp che si annuncia impeccabile.

Ringrazio infine tutti i sostenitori, in particolare la Città di Bellinzona, l’Associazione TicinoEnergia e i partner regionali fra cui le organizzazioni turistiche, i vari promotori a livello nazionale e cantonale, gli organizzatori e tutti gli agenti delle polizie comunali, il personale della protezione civile, del servizio autolettiga e i volontari delle molte associazioni che si sono mobilitate. Solo con il vostro impegno è possibile realizzare un evento come questo.

A tutti, di cuore, una splendida domenica … senz’auto!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Servizi cantonali in Vallemaggia: il Dipartimento delle istituzioni rassicura le autorità locali

Servizi cantonali in Vallemaggia: il Dipartimento delle istituzioni rassicura le autorità locali

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Nelle scorse settimane si è tenuto a Bellinzona un incontro tra il Dipartimento delle istituzioni e alcuni rappresentanti istituzionali della Vallemaggia. Oggetto della discussione la presenza di servizi cantonali del Dipartimento delle istituzioni nella regione, sul cui mantenimento il Direttore Norman Gobbi ha rassicurato le autorità locali, invitandole nel contempo anche a formulare altre proposte al Consiglio di Stato relative alla possibile decentralizzazione di servizi cantonali.

All’incontro hanno preso parte, per il Dipartimento delle istituzioni, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, l’Ufficiale dei registri dei Distretti di Locarno e Vallemaggia Claudia Adami come pure quello di Bellinzona e Tre Valli Simone Albisetti. In rappresentanza della Vallemaggia erano presenti il Sindaco del Comune di Cevio, Pierluigi Martini, il Presidente dell’Associazione dei Comuni di Vallemaggia Marcello Tonini, il deputato in Gran Consiglio Fiorenzo Dadò, nonché il Pretore di Vallemaggia Siro Quadri.

L’incontro ha permesso di discutere le riorganizzazioni in atto all’interno del Dipartimento delle istituzioni, che toccano alcuni settori presenti nella Valle. È stata altresì l’occasione per spiegare nel dettaglio le difficoltà operative del settore dei registri che impongono un’apertura parziale degli stessi in tutte le regioni periferiche. Il Dipartimento ha quindi rassicurato le autorità locali sul mantenimento dei servizi attuali siti a Cevio concernenti il settore dei registri e delle esecuzioni nonché i fallimenti e lo stato civile. Il servizio alla cittadinanza, mediante un’apertura parziale degli sportelli rispettivamente mediante servizio su appuntamento, continuerà ad essere garantito. Inoltre, sono in corso altri approfondimenti per centralizzare a Cevio nei prossimi anni alcune specifiche attività inerenti a questi settori.

Le autorità della Vallemaggia presenti all’incontro hanno preso atto delle difficoltà gestionali di alcuni uffici, ma soprattutto della disponibilità del Dipartimento delle istituzioni e della flessibilità del medesimo nell’adattare i progetti di riorganizzazione in atto anche alle esigenze delle diversi regioni, in particolari quelle periferiche. Un aspetto che si è riscontrato anche nella Valle di Blenio, vista l’intenzione del Dipartimento di istituire ad Acquarossa la sede circondariale di riferimento per le Tre Valli dell’Ufficio dello stato civile.

Le autorità della Vallemaggia continueranno quindi ad adoperarsi alfine di rafforzare la presenza di servizi cantonali di tutti i Dipartimenti nella regione, presentando al Consiglio di Stato altre possibile proposte di decentralizzazioni di servizi pubblici.