Volti coperti: è questione di principio!

Volti coperti: è questione di principio!

Dal Mattino della domenica | Il bilancio a sei mesi dall’introduzione delle nuove leggi – Non solo burqa nelle Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, introdotte sei mesi fa. La maggior parte dei procedimenti avviati dalla nostra Polizia (ben 244) sono legati a casi di accattonaggio, soprattutto nel Luganese e nel Bellinzonese.

I primi mesi delle nuove leggi hanno dato i loro frutti: 384 i procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle otto regioni del nostro Cantone. Tra questi, hanno fatto scalpore i “soli” 6 procedimenti per infrazione alla Legge sulla dissimulazione del volto. Un risultato quest’ultimo, che può sembrare riduttivo, ma che presento con soddisfazione. Innanzitutto perché la Legge sulla dissimulazione del volto è stata introdotta per una questione di principio: il nostro è uno stato di diritto, nel quale uomini e donne sono allo stesso livello e nel quale mostrare il volto è una questione sia di sicurezza – ad esempio in manifestazione sportive o a certi raduni politici -, sia di definizione e di protezione dei nostri valori. Una scelta coraggiosa che, dopo qualche tempo dalla sua introduzione, è stata elogiata da molti, non solo in Svizzera e non solo da politici di destra, ma anche da chi è solito portare avanti un buonismo a tutti i costi. Questo per me è la conferma che il passo che abbiamo fatto va nella giusta via.

Il risultato che troviamo sul bilancio, a sei mesi dall’introduzione della Legge sulla dissimulazione del volto, è anche la dimostrazione di come questa novità sia stata gestita in maniera ottimale. L’obiettivo della nuova legge non era quello di sanzionare, e per questo motivo abbiamo lavorato sull’informazione preventiva grazie alla collaborazione con il Dipartimento degli affari esteri, con le varie rappresentanze diplomatiche dei Paesi di provenienza dei turisti che portano burqa e niqab, e con GastroTicino e Hotelleriesuisse per quanto riguarda l’informazione a livello locale. Un buon lavoro di squadra che ha dato risultati più che ottimi, dimostrando che nella gran parte dei casi i turisti sono disposti ad accettare le nostre regole e a mostrare il volto, e che sono molto più intelligenti e rispettosi di una nostra connazionale che è stata sanzionata poiché aveva indossato il burqa, per pura provocazione e voglia di visibilità.

Accattonaggio: un problema in via di risoluzione

Vorrei però ricordare che la maggior parte dei casi sanzionati riguarda l’accattonaggio: ben 244! Il risultato di una modifica della Legge sull’ordine pubblico che era necessaria, poiché era stata adottata dal Governo nel 1941, ed era una delle più vecchie del nostro ordinamento giuridico. Aveva quindi molte lacune – pensiamo a quanto è cambiata la situazione nazionale e internazionale in quasi 80 anni! – che dovevano essere colmate.

Quello dell’accattonaggio è un fenomeno che era necessario controllare meglio, e che ha un effetto diretto sulla percezione della sicurezza: vedere un accattone ad ogni angolo della strada abbassa il senso di sicurezza nei cittadini, ed è una cosa che non voglio assolutamente che succeda, perché ognuno ha il diritto di sentirsi sicuro a casa propria! È anche un fenomeno che spesso è solo l’effetto più visibile di problematiche ben più gravi che di solito lo accompagnano, come il crimine organizzato o la tratta di esseri umani. Si tratta quindi di percezione della sicurezza ma anche e soprattutto di evitare che certi meccanismi si instaurino nel nostro territorio: non vogliamo assolutamente che il Ticino diventi sotto questi aspetti come una periferia di Milano, dove queste organizzazione agiscono in maniera incontrollata avvalendosi di ogni tipo di attività illegale, tra le quali quella dello sfruttamento dei mendicanti. Con la nuova legge abbiamo quindi dato un segnale importante a chi approfitta della bontà e della solidarietà dei ticinesi, e a chi pensa di poter estendere il suo business alle nostre latitudini.

A sei mesi dall’introduzione delle Leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto, vediamo già dei buoni risultati. Portiamo avanti quindi i nostri valori e nostri principi, a favore della sicurezza e del benessere di ogni ticinese!

Nuova App “Polizia e Territorio”, uniti per meglio informare il cittadino

Nuova App “Polizia e Territorio”, uniti per meglio informare il cittadino

Comunicato stampa | Il Dipartimento del territorio, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale comunicano che è attiva la nuova applicazione mobile gratuita “Polizia e Territorio”, disponibile per smartphone e altri dispositivi mobili iPhone e Android, e scaricabile da tutti i principali shop online.

“Polizia e Territorio” è frutto dell’unione delle applicazioni “Viabilità Ticino” e “Vostra Polizia”, ed è stata realizzata allo scopo di fornire alla popolazione una versione ottimizzata dei precedenti applicativi. In aggiunta alle funzioni finora offerte, è possibile, per esempio, consultare la mappa aggiornata delle postazioni radar fisse presenti sul territorio ticinese, ed accedere ad un servizio di geolocalizzazione che permette di individuare webcam e cantieri ubicati nelle immediate vicinanze dell’utente.

Grazie a questo nuovo canale informativo, il cittadino può ora accedere, in maniera più efficace, a notizie in tempo reale relative allo stato della viabilità sulla rete stradale e autostradale della Svizzera italiana (grazie a una serie di webcam di monitoraggio del traffico), a quelle riguardanti la segnalazione puntuale dei principali cantieri e lavori in corso sulle strade cantonali, e ad informazioni concernenti eventuali allarmi e pericoli per la popolazione (rapine, ricerca di persona scomparsa,…).

L’applicazione “Polizia e Territorio” rappresenta, pertanto, un nuovo canale d’informazione a complemento di quelli già a disposizione del cittadino (siti web dedicati, organi di stampa, bollettini radiofonici, pagine Facebook).

Nella sezione webcam vengono trasmesse, in tempo reale, le immagini riprese da una vasta e articolata rete di telecamere. Inoltre, vengono fornite informazioni circa la collocazione delle stesse. Nello spazio dedicato ai cantieri è presente una mappa aggiornata con descrizione della località, del genere di conduzione del traffico e del periodo di esecuzione dei lavori. Non sono visualizzati, per contro, i cantieri di breve durata e quelli che non causano particolari problemi alla circolazione stradale. L’accesso alle webcam attive sulla rete autostradale e alle informazioni sui lavori in corso è possibile sia attraverso una mappa, sia tramite un elenco. Inoltre, le sezioni webcam e cantieri sono consultabili anche mediante un sistema di sintesi vocale e di geolocalizzazione. Quest’ultima permette di accedere ad una speciale mappa concentrata attorno alla posizione dell’utente, in modo da fornire in maniera più dettagliato le immagini delle webcam e le informazioni relative ai cantieri in corso nelle immediate vicinanze. Infine, la nuova applicazione offre l’opportunità d’inserire le sezioni webcam e cantieri nella lista dei preferiti, per una consultazione più rapida e immediata.

Il Dipartimento delle istituzioni si riorganizza

Il Dipartimento delle istituzioni si riorganizza

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato nella sua seduta settimanale ha approvato il rapporto che illustra gli indirizzi dei progetti di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni. Grazie a queste misure sarà possibile garantire la presenza dei servizi dell’Amministrazione cantonale nelle regioni periferiche e procedere a una revisione dei compiti dello Stato risparmiando circa 3 milioni di franchi come previsto nella manovra.

Durante la discussione del “Pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali” avvenuta lo scorso 20 settembre 2016, il Gran Consiglio decise di rinviare alla Commissione della gestione l’esame della modifica della Legge cantonale di applicazione della legge federale sull’esecuzione e sul fallimento (LALEF). A questo proposito il Consiglio di Stato ha quindi elaborato un rapporto che ha l’obiettivo di presentare il tema della distribuzione degli impieghi dell’Amministrazione cantonale sul territorio, in particolare illustrando in modo più esteso i progetti di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni fornendo una visione d’insieme dei cambiamenti in atto.
Nel documento inviato alla Commissione della gestione sono stati riassunti brevemente i principali ambiti del Dipartimento delle istituzioni toccati dalle riorganizzazioni, che mirano da una parte ad accrescere l’efficienza e l’efficacia del servizio fornito alla cittadinanza e dall’altra rispondono alle esigenze della società in continuo mutamento.

Le riorganizzazioni interesseranno principalmente i seguenti servizi:

Ufficio di esecuzione (Divisione della giustizia), con la creazione del contact center, del centro di competenza per i precetti esecutivi e dell’Ufficio delle Tre Valli a Faido e la riorganizzazione del settore con razionalizzazione delle risorse;

Ufficio dei fallimenti (Divisione della giustizia), con la centralizzazione delle attività del Sopraceneri a Locarno, mantenendo uno spazio a Bellinzona per svolgere alcune prestazioni. Per il Sottoceneri saranno mantenute le sedi attuali;

Settore del registro fondiario e di commercio (Divisione della giustizia), prevede la ricostituzione della Sezione del registro fondiario e di commercio, la creazione dell’autorità di I. istanza LAFE unica e la ridefinizione della struttura degli uffici dei registri distrettuali, misure contenute in un apposito messaggio, che sarà sottoposto al Governo prossimamente;

Uffici dello stato civile (Sezione della popolazione), con l’istituzione di un’unica sede circondariale di riferimento per le Tre Valli, mantenendo spazi nelle altre sedi distrettuali per svolgere alcune prestazioni.;

Ufficio della migrazione (Sezione della popolazione), nuova procedura di richiesta, rilascio, rinnovo e modifica dei permessi per stranieri allo scopo di migliorare il controllo, con la progressiva riduzione delle sedi dei servizi regionali degli stranieri riallocando il personale secondo la nuova organizzazione.

Si ricorda che ci sono altri progetti del Dipartimento delle istituzioni, non indicati nella manovra, che permetteranno di dislocare/creare impieghi cantonali:

a contare dal 2021 con l’apertura del Centro di controllo del traffico pesante della Polizia cantonale saranno creati altri 50 posti di lavoro in Leventina;

la creazione del nuovo centro comune di formazione della Protezione civile e della Polizia e il trasferimento della Sezione del militare e della protezione della popolazione prevedono di dislocare circa 25 impieghi da Bellinzona/Giubiasco a Monteceneri.

Il Consiglio di Stato ritiene che per poter rispondere in modo adeguato alle mutate esigenze della collettività e raggiungere l’obiettivo del risanamento delle finanze pubbliche è fondamentale rivedere l’organizzazione dei servizi. Grazie al progetto di riorganizzazione del Dipartimento delle istituzioni sarà possibile ottenere un risparmio di circa 3 milioni di franchi come previsto dalla manovra.

Discorso per il battesimo del treno “Göschenen/Airolo”

Discorso per il battesimo del treno “Göschenen/Airolo”

Franco Pedrini, Sindaco di Airolo,
Roberto Tulipani, Responsabile Regione Sud FFS e CEO TILO,
Care autorità e cari abitanti delle Tre Valli,
Egregi signori,
Gentili signore,

L’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo lo scorso giugno si è rivelata un evento d’interesse internazionale, che ha attirato nel nostro Cantone oltre 100mila persone durante il fine settimana dedicato alla festa popolare. Un successo prevedibile, poiché la nuova galleria ha un’importanza che supera i confini elvetici: accorcia infatti in maniera rilevante le distanze tra nord e sud, nella linea che da Genova arriva fino a Rotterdam. Il Ticino e i suoi attori economici stanno vivendo un’occasione unica: un treno che sta partendo e che non dobbiamo assolutamente perdere.

Una settimana fa abbiamo potuto assistere, in occasione dell’annuale modifica dell’orario FFS, alla messa in funzione della nuova tratta. Una festa che ha portato molti ticinesi nelle stazioni centrali del nostro Cantone, dimostrazione di una grande soddisfazione e ottimismo per questo cambiamento.

Negli anni che hanno preceduto l’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo si è a lungo dibattuto sugli aspetti positivi e negativi che questa rivoluzione dei trasporti avrebbe portato con sé. Soprattutto, si è discusso a fondo sulle opportunità e sulle incertezze che avrebbero segnato il futuro della popolazione ticinese. L’incertezza più rilevante, per chi – come il sottoscritto – vive la situazione in prima persona, è il destino delle nostre valli, come la Leventina, che da via obbligata per il transito della tratta nord-sud, corre il rischio di venir isolata. È un rischio, ma è anche l’occasione per sviluppare una politica regionale mirata.

Non stiamo più parlando di una data lontana: questo futuro è il nostro presente. È quindi giunto il momento di innovare, proporre, pianificare, prendere delle decisioni che incideranno sugli anni a venire della nostra valle. È compito di noi leventinesi, ticinesi, politici e imprenditori locali, attuare tutte le misure possibili per prendere in mano il destino nella nostra regione, mettendoci la testa ma soprattutto il cuore, nel prendere decisioni riguardanti il nostro avvenire.

Come Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, in questi anni mi sono adoperato per evitare l’isolamento delle valli. Mi sono dato da fare per continuare a mantenere i servizi di base dell’Amministrazione nelle regioni più periferiche del Cantone, e per delocalizzare alcuni servizi nelle valli. Sono convinto infatti che non siano solo i centri urbani a portare beneficio all’economia del Cantone: anche le zone più discoste devono essere percepite come risorse che possono contribuire attivamente al benessere di tutti i ticinesi.

Con il treno “Göschenen/Airolo”, l’azienda TILO estende e potenzia i suoi servizi verso
nord, ridefinendo la funzione di questa tratta, qualificandola e incorniciandola nel suo valore turistico. Una via panoramica che i visitatori percorreranno con la volontà di scoprire le bellezze della nostra regione, fatta di montagne e di paesi incantevoli, di sentieri nella natura e di artefatti storici, di spettacoli dell’ingegneria come le gallerie del Piottino e della Biaschina, di prelibatezze prodotte all’alpe, nei nostri vigneti, nelle nostre aziende gastronomiche. Sarà compito nostro farci trovare pronti, per non disattendere le aspettative di chi verrà a farci visita.

Con grande piacere ho preso atto però che TILO non ha pensato solo a chi nella nostra
regione arriva come turista, ma ha riservato una particolare attenzione anche per chi,
come noi, ha scelto di rimanere in valle a vivere, nonostante gli spostamenti richiesti dal lavoro e dallo studio. I collegamenti con il resto del Cantone sono stati infatti riorganizzati e potenziati, garantendo un miglior scambio con le altre regioni del Cantone e la Svizzera interna. Alcune stazioni che avevano visto la loro attività ridotta negli anni, come quella di Lavorgo e di Ambrì-Piotta, saranno finalmente ristabilite per tutti i treni di questa nuova tratta. La nuova offerta TILO garantisce quindi un importante aspetto regionale, che aggiunge del valore alla qualità di vita in Leventina.

Oggi festeggiamo un segnale positivo verso le valli, soprattutto poiché proviene da un
attore vitale per le regioni periferiche, come lo è un servizio di trasporti pubblici. È un messaggio che ci fa ben sperare, che ci dà la possibilità di essere partecipi del nostro futuro, mettendo a disposizione della nostra regione uno strumento essenziale per il proprio sviluppo. Dopo la notizia di qualche giorno fa, mi sento però di “dosare” questo entusiasmo e di pensare agli anni a venire: a fine 2017 scadrà infatti la concessione della linea. Le FFS proprio pochi giorni fa hanno messo in dubbio il sostegno del costo della manutenzione della linea, che potrebbe quindi riversarsi sulle finanze del Cantone e dei Comuni. Un impegno finanziario oneroso e attualmente non sostenibile, che metterebbe in serio pericolo questo prezioso servizio. Una preoccupazione che intendo condividere con i miei colleghi di Governo, e per la quale abbiamo la volontà di lottare. Per far sì che la situazione attuale, quella che oggi festeggiamo, rimanga tale: una linea di montagna valorizzata nell’ottica turistica e adeguata alle necessità della popolazione locale.

Con l’apertura nel 2020 del tunnel di base del Monte Ceneri, anche i centri urbani del
nostro Cantone saranno più vicini, e potremo quindi abbracciare il concetto della “Città-Ticino”, ovvero di un’entità policentrica che abbia un peso ancor più rilevante nelle relazioni con Berna e con i paesi confinanti. Questa è un’evoluzione che chiederà ai Comuni ticinesi e ai suoi abitanti uno sforzo comune per vincere una sfida non indifferente. Ticino2020, il progetto che vuole ridefinire i rapporti e i flussi tra Cantone e Comuni così come il Piano cantonale delle aggregazioni che il Consiglio di Stato sta attuando vanno in questa direzione: per la realizzazione del Ticino di domani, più forte a livello istituzionale ed economico, e certamente più coeso. Dobbiamo quindi tenere a mente che quello che stiamo costruendo per la Leventina in questi anni ci permetterà di arrivare al 2020 con delle basi solide, con le quali potremmo essere davvero parte attiva di questo cambiamento.

È con grande piacere quindi che il Canton Ticino accoglie questa novità da parte dell’azienda TILO. Oggi l’occasione è propizia per ricordarci che ognuno di noi può – e deve – fare la propria parte, pubblico e privato, ticinesi e leventinesi, contribuendo con proposte concrete alla realizzazione della Leventina di domani. Per il bene della collettività e per il futuro della nostra regione.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Gobbi beschimpft eigene Partei als «Buchhalter»

Gobbi beschimpft eigene Partei als «Buchhalter»

Da Blick.ch | Dass die SVP gegen einen Ausbau des Grenzwachtkorps ist, kommt in der Südschweiz schlecht an. Der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi, selbst SVP-Mitglied, kritisiert den Entscheid.

Die SVP will das Grenzwachtkorps (GWK) nicht mit mehr Personal ausstatten (BLICK berichtete). Das GWK sei bereits 2016 um 48 Stellen aufgestockt worden, begründet Vize-Fraktionschef Thomas Aeschi den Entscheid. Statt der Grenze will die SVP lieber die Finanzen schützen und die 2,5 Millionen Franken, die die zusätzlichen Grenzwächter kosten würden, sparen.

«Werden wir von Buchhaltern regiert?»

Aus dem Tessin hagelt es Kritik an dieser Kehrtwende. «Ich bin enttäuscht von der Bundespolitik», macht Norman Gobbi, Lega-Staatsrat und vor einem Jahr noch SVP-Bundesratskandidat, seinem Ärger Luft.

Dass die mehrfach bestätigte Aufstockung des GWK in Frage gestellt werde, ist für ihn «unverständlich». Die Bundespolitiker müssten wissen, dass ihre Entscheide Folgekosten hätten. «Werden wir von Buchhaltern regiert oder von Politikern?», fragt er.

Dreimal mehr Migranten als 2015

Für Gobbi ist klar, dass es mehr Grenzwächter braucht: Die Lage im Tessin sei weiterhin angespannt. Die illegale Einwanderung habe nicht abgenommen, im Gegenteil. Im Vergleich zu 2015 seien dieses Jahr dreimal so viele illegale Migranten über die Grenze gekommen. «Das heisst: Wir müssen die Südgrenze weiter gut schützen», sagt Gobbi.

Und das gehe nicht ohne mehr Personal. Derzeit könne die Südschweiz auf die Unterstützung aus anderen Grenzwachtregionen zählen. «Doch wie lange noch?», fragt sich Gobbi. Die ausgeliehenen Grenzwächter würden an ihren eigenen Grenzabschnitten gebraucht.

Armee nur in Ausnahmefällen sinnvoll

«Was, wenn der Migrationsdruck nochmals zunimmt?», fragt der Tessiner Sicherheitsdirektor. Er fürchtet, dass das GWK dann nicht vorbereitet sei. Denn neue Grenzwächter auszubilden, dauere mindestens drei Jahre.

In einem solchen Fall vorübergehend auf die Armee zu setzen, wie SVP-Nationalrat Aeschi vorschlägt, ist für den Tessiner nicht zielführend. «Ein Einsatz der Armee ist nur für Notlagen sinnvoll», sagt Gobbi. «Doch wir brauchen mehr Grenzpersonal im Alltag.»

Tessiner SVP-ler will Grenze statt Finanzen schützen

Auch der Tessiner SVP-Nationalrat Marco Chiesa sagt auf Anfrage: «Im Kanton Tessin sind die Probleme an der Grenze weiterhin akut. Grenzgänger und illegale Migration beschäftigen die Grenzwächter sehr.»

Für ihn ist klar: «Wir brauchen mehr von ihnen.» Dennoch gibt er sich diplomatisch und sagt, er könne den Entscheid der Fraktion zwar nachvollziehen. Allerdings macht er klar, dass er künfitg «im Zweifelsfall lieber die Grenzen statt die Finanzen beschützen» werde.

Die beste Variante für ihn wäre ohnehin, die Schweizer Soldaten aus dem Kosovo «sofort nach Hause zu holen und an die Grenze zu stellen.» So könne man viel Geld sparen.

Caseificio e stalla ad un passo

Caseificio e stalla ad un passo

Dal Giornale del Popolo | Due giornate di festa per celebrare la nuova sede dell’azienda agricola Pedrini e il sito di produzione del formaggio d’alpe che ha compiuto 20 anni di attività

Il progetto del Caseificio, nato per rilanciare l’artigianato alimentare nella Valle Leventina, si fa testimone di un ventennio di duro lavoro e di molti traguardi. Nonostante ci siano state alcune difficoltà all’inizio, l’azienda oggi si rivela un punto di riferimento importante per tutta la regione. «Attualmente occupiamo 35 collaboratori, produciamo 300 tonnellate di formaggio ed il nostro fatturato oltrepassa gli 8 milioni di franchi. Si può quindi dire che è una delle aziende più importanti non solo per il Comune di Airolo, ma per tutta la Leventina» ha dichiarato il presidente del Caseificio, Giancarlo Croce, nel suo discorso durante il fine settimana dedicato al 20° di attività della struttura. La festa, non a caso, ha consentito di inaugurare anche la nuova e modernissima stalla della famiglia Pedrini, costruita proprio accanto al Caseificio e che porterà degli sviluppi interessanti nella collaborazione per la produzione di latte. «Dovevamo lasciare la nostra vecchia ubicazione nel centro del villaggio di Nante – ha sottolineato Nicola Pedrini – e avendo un terreno di nostra proprietà adiacente al Caseificio abbiamo subito pensato all’ottima collaborazione che si poteva instaurare». Il Caseificio, infatti, attualmente lavora con diversi allevatori di Leventina, della Valle di Blenio e del Canton Uri, ciò garantisce una produzione di circa 3 milioni di litri di latte all’anno. Ora si guarda fiduciosi al futuro nel quale il Caseificio ha l’obiettivo di incrementare ulteriormente la quantità e naturalmente la qualità del proprio prodotto.

Sinergie e opere in vista

Inoltre vi sono interessanti prospettive di sinergia fra tutta una serie di progetti regionali, dal restaurato Ospizio del San Gottardo al vicino Parco eolico, dalla nuova Valascia all’accademia sportiva di Piotta per finire con la candidatura di Airolo-Pesciüm a sede del nuovo Centro nazionale di competenza per lo sci freestyle. La speranza è che queste realtà possano portare una ventata d’aria fresca ricca di novità e di stimoli per la regione. «Vogliamo essere la vetrina per l’agricoltura ticinese in questo contesto e vogliamo stimolare anche progetti scolastici, dove potremo mostrare ai giovani i processi di produzione della filiera del latte e molto altro legato all’agricoltura e all’allevamento artigianale ticinese», ha conclude il neo-direttore del Caseificio, Daniel Mudry.

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Fusioni: «Se non ci fosse Capolago…»

Dal Giornale del Popolo | Vertice tra sindaci del Mendrisiotto sul Piano cantonale delle aggregazioni. Difficile trovare un’intesa, ma il Cantone propone un unico polo con 17 Comuni

Finita l’estate e dopo aver lasciato assestare i Municipi a seguito delle elezioni comunali, il direttore del Dipartimento
delle istituzioni Norman Gobbi ha ripreso in mano il dossier del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un dossier che ieri è stato ricordato ai 17 sindaci dei Comuni del Mendrisiotto e Basso Ceresio (assente Mendrisio) che si sono incontrati a Rancate. Norman Gobbi ed Elio Genazzi, caposezione degli Enti locali, erano presenti alla riunione che – scrive il Cantone – si è svolta in un clima «costruttivo» mettendo a tema gli scenari del PCA.

Quali scenari sul tavolo? Quello di creare in una prima fase due Comuni, uno della Val Mara e Basso Ceresio (Arogno, Rovio, Bissone, Maroggia e Melano) e il secondo con la Grande, anzi, Grandissima Mendrisio, prima a 12 poi a 17 Comuni. Difficile realizzare un altro scenario, con un grande Comune a lago. Da un lato per la fusione dell’ex Comune di Capolago con Mendrisio, che ha privato i Comuni sul lago di una continuità amministrativo geografica. Dall’altro per alcune perplessità espresse proprio dai due Comuni rimasti “tagliati fuori”, quali Brusino Arsizio e Riva San Vitale. Infatti le ragioni per cui difficilmente si potrà creare un grande Comune del lago con i Comuni del Basso Ceresio sono molteplici. Come ci dice – a titolo personale – un rassegnato sindaco di Riva San Vitale Fausto Medici, presente ieri mattina a Rancate: «Inizialmente lo studio prevedeva il Comune del Mendrisiotto e poi i Comuni della Val Mara a cui Riva San Vitale, nel 2014, guardava come una possibilità di aggregazione. Noi però negli ultimi due anni e mezzo abbiamo avuto già esperienza di cosa significherebbe farne parte, con una direttrice delle scuole che ha dovuto occuparsi anche delle scuole della montagna, con grande dispendio di tempo ed energie. Il territorio diverso è già una prima discriminante, la seconda è il fatto che – non me ne vogliano – nessuno dei Comuni, Riva compreso, ha la forza economica e organizzativa per fare da capofila nell’aggregazione della Val Mara. Terzo fattore è il deficit di Capolago, che non farebbe parte di questo Comune sul lago e toglie la continuità territoriale. Non si può tornare indietro su Capolago da quando l’allora sindaco decise di andare con Mendrisio. Già lì si è rotto tutto il concetto del Comune a lago. Lì il Cantone si sarebbe dovuto esprimere, ma non disse nulla. Andare con Mendrisio? Per forza. I Comuni come Riva San Vitale non avranno più scelta. Noi subiamo questo processo». Scettico invece il sindaco di Brusino Gianfranco Poli, il quale, seppure avrebbe visto con favore la creazione di un grande Comune del lago «magari con Melide e Morcote», definisce il suo Comune una “enclave”. «Personalmente mi sembrano eccessive queste fusioni… Vogliamo fare un unico Comune Ticino e poi il Comune Svizzera? E non sono nemmeno così sicuro che alla fine si risparmi. Sarebbe stato turisticamente interessante fare un Comune del lago. Io credo che ci siano delle situazioni in cui l’aggregazione sia la cosa migliore da fare, ma in altri contesti occorre tenere conto della storia e della geografia. Noi ad esempio, siamo un Comune fuori dal mondo che non ha nessun legame con il Mendrisiotto. Siamo un territorio spezzettato, di cui bisogna tener conto».

Di pensiero diverso invece il sindaco di Melano Daniele Maffei, invitato insieme agli altri quattro Comuni della Val Mara e Basso Ceresio dal caposezione Enti locali Genazzi a concretizzare la fusione della nuova realtà territoriale a “cinque”. «Il primo passo sarà il nuovo Comune – spiega al GdP -, a realtà consolidata si procederà in un secondo tempo alla fusione con Mendrisio ». Possibile allargare alle altre realtà affacciate sul Ceresio? «Per quanto riguarda Capolago, a domanda diretta, ieri mi è stato risposto che sarebbe fattibile, ma a tal proposito dovrebbero esprimersi i cittadini di Mendrisio. Quindi non è uno scenario impossibile».

Altro caso “speciale” è Stabio, il cui sindaco Simone Castelletti per ora, senza essersi confrontato con il Municipio, non si esprime. Difficilmente il Comune cambierà posizione rispetto a quanto già detto nel 2014 a commento del PCA, quando vennero espresse molte perplessità sugli scenari aggregativi di Stabio. E poi c’è Chiasso, che da anni sostiene una fusione del Basso Mendrisiotto. Il sindaco Bruno Arrigoni: «Noi siamo aperti alle soluzioni, ma personalmente vedo prima la creazione di un Comune del Basso Mendrisiotto e poi un secondo step. Se andassimo subito sul Comune unico sarebbe la scusa per trascinare il progetto per i prossimi vent’anni. I Comuni vicini non sono così entusiasti di fare una fusione del Basso Mendrisiotto. Però questa è la volontà politica: mi chiedo cosa ne pensi la popolazione. Io sono convinto che occorra una fusione per avere una visione futura. Oggi per poter fare dei progetti pianificatori importanti bisogna ragionare per agglomerati».

In vista di una prossima fase, ora i Municipi potranno approfondire il tema e – entro fine ottobre – comunicare le proprie osservazioni al Cantone. Anche se, qualcuno già commenta, si farà “copia e incolla” di quanto già detto nel 2014.

5’000 buongustai al “Festival del risotto”

5’000 buongustai al “Festival del risotto”

Da Ticinonline.ch | Ecco i vincitori tra gli chef e i Gruppi di carnevale che hanno cucinato in Piazza Grande a Locarno

LOCARNO – Oltre 5’000 persone hanno fatto da splendida cornice alla terza edizione della “Caccia al risotto” e al “3° Campionato ticinese del risotto” organizzate sabato 10 e domenica 11 settembre in Piazza Grande a Locarno da GastroLagoMaggiore e Valli con il patrocinio di Ticino a Tavola.

Aris De Angelis trionfa – Lo chef del Ristorante Pizzo Forno di Chironico ha trionfato nella terza edizione della “Caccia al risotto” superando gli altri 9 cuochi in gara con il suo risotto ai funghi porcini mantecato alla formaggella di Airolo. Sul podio pure Oreste Riva del Grotto San Martino di Mendrisio con il suo risotto allo spinacino con formaggella di Nante e Raffaele Giannone del ristorante Bottegone del Vino di Lugano con il risotto al ragù di salsiccia di coniglio con erba cipollina. La giuria presieduta dal giornalista Luigi Bosia con co-presidente il consigliere di Stato Norman Gobbi, ha giudicato ottimo il livello di tutti i concorrenti. Mentre per quella popolare si sono classificati dal primo al terzo posto: Valerio Vazza, Oreste Riva e Matteo Pramparo.

Prosito campione per i gruppi di carnevale – Il terzo “Campionato ticinese del risotto per gruppi di carnevale” si è svolto invece domenica mattina e ha visto, secondo la giuria ufficiale, trionfare il Carnevale di Prosito con il risotto alla luganighetta, seguito dal Carnevale Barletta di Rivera con il risotto Barlotto e dal Carnevale Re Baroggia di Intragna con il risotto Baroggino; bravi anche il carnevale Ribellonia di Solduno e Il Gruppo Re Zeca di Gordola. Questo, invece, il podio della giuria popolare: Carnevale Re Baroggia di Intragna, Carnevale Ribellonia di Solduno e Carnevale Re Zeca di Gordola.

«Polizie sulla strada giusta»

«Polizie sulla strada giusta»

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi stila il bilancio del primo anno della nuova Legge – Il direttore del Dipartimento delle istituzioni si dice ottimista, sottolineando come sia importante formare (e bene) altri agenti.

Quale bilancio trae da questo primo anno con la nuova Legge sulla collaborazione tra le polizie? Dove si può migliorare?
Come ogni legge di una certa importanza che ambisce a riorganizzare strutturalmente un servizio pubblico – in questo caso l’ordine pubblico – anche la nuova Legge sulla collaborazione tra polizie ha richiesto il tempo necessario affinché tutti i Comuni ticinesi si adattassero alle nuove disposizioni. Ciò ha richiesto uno sforzo, anche economico, da parte di molti Comuni ma ritengo che ora come ora vi siano tutti i presupposti affinché la legge possa adempiere concretamente al suo obiettivo principale, ovvero
dotare ogni angolo del Cantone di un servizio di polizia presente e competente, in linea con le esigenze odierne in termini di sicurezza e percezione da parte dei ticinesi. Ovviamente le convenzioni non sono ottimali dal primo giorno e alcune dovranno essere ricalibrate a seconda delle esigenze locali: fa parte però di una dinamicità che serve ad aderire al meglio alle particolarità
delle singole regioni: sia dal punto di vista operativo, sia organizzativo o finanziario.

Tutte le convenzioni sono state ratificate?
Esatto, attualmente tutte le convenzioni tra i Comuni sono state consolidate. Sono 111 gli Enti locali convenzionati con un Comune dotato di un Corpo di Polizia comunale – sia esso strutturato o polo – grazie agli accordi ratificati con il Consiglio di Stato. Per quel che concerne la Regione delle Tre Valli è prevista la creazione di un posto misto di polizia in cui opereranno sia la Cantonale sia la Comunale e la cui concretizzazione è prevista nei prossimi mesi. Altro discorso invece per la Valle Verzasca, dove dopo la sentenza del Tribunale federale sull’aggregazione è rimasta in vigore la Convenzione transitoria dei Comuni della Valle con la Polizia intercomunale di Gordola.

Dopo un anno ritiene che i comprensori che sono stati creati con gli accordi intercomunali siano ottimali ovunque?
Già nel corso dell’ultima Conferenza consultiva sulla sicurezza a giugno ho illustrato ai rappresentanti dei Comuni Polo la necessità di riflettere sull’attuale accorpamento delle regioni che dividono aree funzionali o distretti ed elencando i limiti di regioni troppo piccole a livello di popolazione e/o territori. In quest’ottica bisogna anche valutare la dimensione necessaria e più adatta che deve avere un Corpo di Polizia strutturato. La riflessione va in particolare avviata per Mendrisiotto, Basso Ceresio, Bellinzonese e Locarnese, promuovendo l’unificazione delle regioni di polizia. Le soluzioni su questi temi non saranno calate dall’alto, ma verranno affrontate nel gruppo di lavoro sulla Polizia ticinese.

L’anno scorso ancora non era stato raggiunto ovunque il numero di agenti procapite previsto. Nel frattempo la situazione è migliorata? Il numero di nuove reclute già annunciate per la Scuola di polizia nei prossimi anni sarà sufficiente?
Per quanto concerne il completamento degli organici, più che la pubblicazione di concorsi per agenti già formati, è di primaria importanza la formazione di nuovi agenti affinché si raggiunga un numero sufficiente, e questo anche per i prossimi anni. Il trend comunque è positivo e molti giovani rispondono presente alle opportunità che offre il mondo della divisa: già con la fine di questa scuola diminuirà il deficit di agenti.

Una delle novità della riforma è il fatto che gli agenti dei Corpi strutturati ora possono assumersi maggiori responsabilità nelle prime fasi d’inchiesta (raccolta delle denunce, stesura dei verbali, primi interrogatori). Tutti i Corpi si sono dimostrati in grado di adempierequeste funzioni?
C’è stato uno sgravio effettivo per la Polizia cantonale? Il Regolamento d’applicazione ha conferito automaticamente dei compiti di base ai Corpi di Polizia comunale strutturati che ora sono obbligati ad adempiere. Inoltre, diversi Comuni hanno richiesto e ottenuto, in ragione del medesimo regolamento, la delega per svolgere inchieste nell’ambito di infrazioni semplici alla Legge federale sugli stupefacenti.

A livello comunale, ci risulta che alcuni politici lamentino un problema di asimmetria d’informazione rispetto ai comandanti di polizia, che rende loro difficile valutare se e quali problemi ci siano all’interno dei Corpi. A lei risulta? Se sì, quali potrebbero essere delle soluzioni?
Tendenzialmente più è piccolo il Corpo di Polizia, maggiore è la possibilità per il singolo elemento di creare scompiglio al suo interno. Esiste però uno strumento utile per gli attori politici che si concretizza nella Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza prevista dalla legge. Si tratta di una piattaforma di scambio dove politici, rappresentanti della Polizia cantonale e delle comunali stessi dialogano e si confrontano su tutti gli aspetti che concernono la sicurezza del nostro territorio. La cadenza semestrale di questi incontri è un’ulteriore garanzia di un dibattito sempre aggiornato sulla polizia, il suo funzionamento e la sua organizzazione.

Poco più di un anno fa lei aveva annunciato, a sorpresa, il ritiro del messaggio sulla Polizia unica, con la promessa, se non andiamo errati, di riproporlo comunque entro questa legislatura. Il suo intento è ancora questo? Entro quando? Pensa di poter superare una delle maggiore critiche che viene mossa a quest’idea, ossia la difficoltà di garantire la piena conoscenza del territorio da parte degli agenti?
Da parte mia non c’è alcun dietrofront. Si tratta ora di costituire il Gruppo di lavoro che avrà il compito di configurare al meglio il progetto, di cui uno degli obiettivi principali – come da lei accennato – è di garantire non solo la presenza fisica sul territorio, ma anche la sua conoscenza. Aspetti di fondamentale importanza proprio perché influiscono direttamente sulla sicurezza e sulla prevenzione. Occorre tuttavia attendere che la LCPol sarà entrata a pieno regime, altrimenti si rischia di costruire un progetto su
basi precarie. La Polizia del futuro sarà realizzata grazie al contributo di tutti: Cantone, Comuni – favorevoli e contrari – ma soprattutto anche grazie ai cittadini che sono le nostre sentinelle sul territorio. Ritengo che sia il naturale prosieguo della legge, e
non un suo stravolgimento. Come ho già ribadito più che di Polizia “unica” preferisco parlare di Polizia “ticinese”: lo scopo è offrire un servizio all’avanguardia, moderno e efficiente, uguale se a Chiasso, Maggia o a Serravalle. Un progetto importante che, tenendo conto dei risultati ottenuti sul terreno e delle peculiarità del nostro Cantone, permetterà di sviluppare una Polizia garante 24/24h di un bene fondamentale per tutti: la sicurezza.

Sono in preoccupante crescita i casi di minacce e aggressioni ai danni dei poliziotti. Lei come se lo spiega? Si stanno valutando o già applicando dei correttivi, a tutela sia degli agenti sia dei cittadini?
L’agente di polizia per assolvere la sua missione dev’essere presente sul territorio. È il punto di contatto diretto con i cittadini e attraverso la sua divisa rappresenta lo Stato nonché una delle sue missioni principali: garantire l’ordine pubblico. La Polizia incarna dunque un servizio fondante, a tutela non solo delle persone fisiche ma anche giuridiche, consentendo per esempio alle aziende di poter svolgere le proprieattività. Tuttavia nel corso degli anni abbiamo notato, anche statistiche alla mano, un’evoluzione preoccupante della violenza fisica e verbale nei confronti delle forze dell’ordine. Non per caso sono dunque emerse diverse iniziative a tutela degli agenti, come la petizione lanciata dall’Associazione Amici delle Forze di Polizia Svizzere. Ritengo che questi episodi – che non ci possono lasciare indifferenti – si inseriscano più in generale in un minor rispetto nei confronti delle istituzioni rispetto al passato, e la Polizia è uno dei bersagli principali. Da alcuni anni sia nei confronti della cittadinanza che nell’ambito della formazione degli agenti, si è prestata particolare attenzione a sensibilizzare su questo tema. Inoltre a livello federale le commissioni competenti delle due Camere hanno dato seguito all’iniziativa cantonale che propone di riesaminare l’adeguatezza delle pene inflitte in applicazione degli articoli del codice penale 285 (violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari) e 286 (impedimento di atti dell’autorità).

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Dal Giornale del Popolo | Un nuovo sistema di segnaletica è stato introdotto sulle strade ticinesi allo scopo di prevenire incidenti con la fauna selvatica nelle zone più sensibili

La sicurezza stradale si sta rinnovando negli ultimi giorni soprattutto per quanto riguarda l’attraversamento da parte di animali selvatici delle strade cantonali. Ne sono la prova i due nuovi dispositivi appena posati sul territorio ticinese. Uno si trova a Claro (zona ex motel Riviera) mentre il secondo nella zona di Serravalle (zona Legiüna). Il dispositivo, ancora in fase di verifica, consiste in una segnaletica luminosa che si accende quando un sensore percepisce il movimento da parte di un animale selvatico sulla carreggiata. Oltre a segnalare l’animale, per rendere attenti i conducenti, esso indica la velocità da seguire (40 km/h) fino alla fine della tratta in questione.

«L’apparecchiatura non è un radar – ha chiarito Marco Guscio, responsabile del Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia Cantonale – si tratta comunque di un’indicazione di velocità da rispettare». Una misura presa in considerazione come progetto pilota da parte del Dipartimento del Territorio, dall’Ufficio della Caccia e della Pesca, dal Dipartimento delle Istituzioni con il progetto «Strade sicure» insieme alla Polizia Cantonale. Uno degli scopi consiste nel diminuire gli interventi daparte degli agenti di Polizia per incidenti che riguardano ungulati. Sono infatti più di 500 gli incidenti causati ogni anno dalla fauna in Ticino (in Svizzera superano i 20.000) e il 95% di essi si risolvono con un grande spavento da parte del conducente, e
ingenti danni materiali. Il discorso è diverso quando pensiamo ai centauri che sono molto più a rischio nelle zone sopracitate. Il progetto, quindi, propone una segnalazione più attiva rispetto ai classici cartelli di segnaletica passiva, che richiamano l’attenzione degli automobilisti al pericolo della fauna sulla strada, ma che molte volte vengono sottovalutati. La segnaletica
attiva entra in funzione solamente quando c’è un pericolo. «La popolazione ticinese, insieme a quella degli ungulati, è in continuo aumento, per questo motivo il problema non può essere risolto con delle semplici recinzioni. Serve una segnaletica intelligente che possa permetterci di convivere con la fauna creando una maggiore prevenzione e sicurezza», ha spiegato ieri alla stampa il consigliere di Stato Claudio Zali. «Ora, dopo la fase di verifica, metteremo in funzione l’impianto e con il tempo constateremo se ci saranno meno incidenti e quindi quale impatto avrà la nuova segnaletica».

Gli incidenti di questo tipo sono molto più frequenti nelle zone di periferia dove la fauna è maggiormente presente e i danni materiali si aggirano attorno ai 5 milioni di franchi all’anno. «Il pericolo è presente tutto l’anno e soprattutto nel periodo che va da novembre a marzo dove gli ungulati scendono a valle: infatti, abbiamo verificato che un incidente su 5 avviene nelle località», ha dal canto suo spiegato Fabienne Bonzanigo, responsabile del progetto «Strade sicure».

I luoghi per la sistemazione dei nuovi impianti sono stati decisi in base alla pericolosità del tratto stradale data dal numero di incidenti legati alla fauna e dal tipo di animale che si trova nella regione. «È chiaro che un impatto con un cervo da 200 chili è diverso rispetto ad uno con un tasso» ha aggiunto Bonzanigo. È stato ulteriormente preponderante il contributo da parte dei Comuni. Si dicono infatti soddisfatti il sindaco di Serravalle, Luca Bianchetti, e il vicesindaco di Claro, Luigi Calanca. I due Comuni hanno inoltre avuto un sostegno essenziale da parte di Tiziano Putelli dell’Ufficio Caccia e Pesca che grazie a dei segnalatori GPS posizionati su dei cervi ha potuto inquadrare le aree preferite dagli animali per l’attraversamento della strada.

Il costo totale di un impianto è di circa 60.000 franchi, a dipendenza della morfologia della zona interessata.