Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio

Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale dell’Associazione dei Comuni ticinesi a Minusio |

Signor Presidente,
Egregi signori,
Gentili signore,

è con immenso piacere che vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare anche quest’anno alla vostra assemblea generale.

Prima di affrontare i temi caldi che toccano il Cantone da una parte e i Comuni dall’altra, concedetemi due battute di rito per gli avvicendamenti di questa sera. Innanzitutto un ringraziamento va al Presidente uscente Riccardo Calastri per l’impegno profuso in questi anni; un personaggio chiave per il grande progetto aggregativo del Bellinzonese. E per un Presidente che lascia, uno nuovo si appresta a raccogliere la stimolante sfida; al neo Presidente Felice Dafond formulo i migliori auguri per la sua nuova carica, certo di poter contare sulla sua professionalità per affrontare i progetti e le riforme che disegneranno l’assetto futuro del nostro Cantone.

La vostra assemblea è da sempre un momento privilegiato per confrontarmi con voi sui cantieri che concernono gli enti locali, ovvero il Piano cantonale delle aggregazioni – il meglio noto PCA – e la riforma strutturale Ticino 2020.

Partiamo dalla riforma aggregativa. Qualche settimana fa è scaduto il termine che abbiamo fissato all’inizio dell’estate per la consegna delle prese di posizioni sul Piano cantonale delle aggregazioni. Al momento abbiamo ricevuto poco più di novanta risposte, e abbiamo lasciato ancora un po’ di margine a tutti gli attori coinvolti per inoltrare le proprie osservazioni. Dopodiché consolideremo i risultati e il Governo licenzierà un messaggio all’attenzione del Parlamento.

E proprio sul PCA tengo a ricordare alcuni punti cardine che, soprattutto sulle prese di posizione apparse qua e là sui nostri media, sono andate perse. Anzitutto il PCA è un progetto che rappresenta la visione cantonale e non un’imposizione, come alcuni hanno voluto far credere. Infatti il Governo ha chiarito come non intenda mirare all’applicazione della riforma istituzionale attraverso una votazione costituzionale a livello cantonale. Il futuro degli enti locali è dunque in mano agli abitanti di ciascun Comune, i quali si potranno determinare con i pro e i contro che ne conseguono, com’è giusto che sia.

E in secondo luogo la riforma propone incentivi senza nascondere alcun ricatto. Nella seconda fase abbiamo illustrato gli strumenti per realizzare la riforma. L’intento è quello di definire le regole per un processo aggregativo coerente, capace di realizzarsi secondo una tempistica ragionevole e supportato da incentivi finanziari mirati, seppur limitati nel tempo.

L’altro grande cantiere aperto è invece la Riforma Ticino 2020 che vuole finalmente invertire la centralizzazione dei compiti, di cui si parla ormai abbondantemente da alcuni anni e responsabilizzare maggiormente le parti.

Attraverso il progetto Ticino 2020, si persegue l’obiettivo di permettere ai Comuni di far fronte alle mutevoli esigenze dei cittadini, arginando il progressivo trasferimento di competenze decisionali dagli Enti locali al Cantone, creando l’indebolimento del sistema federalista interno e la creazione di un’intricata matassa a livello di flussi finanziari.

E proprio in queste settimane il Governo ha valutato attentamente il proseguimento della riforma, riflettendo con attenzione su alcune criticità emerse nel corso della prima fase di attuazione del progetto di riforma. In quest’ottica l’intento del Consiglio di Stato è quello di ricalibrare la Riforma, modificando l’iter progettuale alfine di riuscire nell’intento di portare a termine questa fondamentale iniziativa istituzionale. In particolare, dovrà essere affrontato e condiviso il futuro assetto dei servizi, ossia occorrerà definire quali servizi pubblici offriremo ai nostri cittadini nel 2020.

Il Governo crede e vuole continuare con il progetto di riforma “Ticino 2020”, salvaguardando il lavoro sin qui svolto ma in modo consapevole e responsabile. Per questo intende ridefinire in corso d’opera il processo: per ottenere risultati veramente concreti di ridefinizione dei compiti e delle competenze, e non solo dei flussi finanziari.

Senza dimenticare che alla fine quello che tutti vogliamo è trovare una soluzione condivisa grazie alla quale l’amministrazione pubblica potrà essere più efficiente e fornire servizi adeguati a tutti i nostri cittadini.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la prima seduta ordinaria del 2017 – la 43. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

La Piattaforma ha anzitutto preso atto dell’imminente apertura della seconda fase della consultazione in merito al Piano cantonale delle aggregazioni, che si concentrerà sulle modalità per l’attuazione dei nuovi scenari individuati e sugli incentivi finanziari previsti per la riorganizzazione amministrativa e gli investimenti a carattere socio-economico.

È stato quindi valutato lo stato di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020», e sono stati indicati i primi elementi della nuova impostazione prevista per il sistema di perequazione delle risorse. Entro la fine dell’anno è attesa la consegna del rapporto conclusivo con le misure proposte nei sei ambiti di «priorità 1» – assicurazioni sociali, assistenza, famiglie, anziani, scuole, mobilità, perequazione –, che nel corso del 2018 dovrebbero essere consolidate in un messaggio al Gran Consiglio.

Il Dipartimento del territorio ha poi informato la Piattaforma riguardo al disegno di revisione della Legge sui beni culturali e del suo regolamento, che risponde alle richieste dell’iniziativa popolare «Un futuro per il nostro passato». Le modifiche normative proposte puntano in particolare ad accelerare la procedura per la protezione degli immobili di interesse cantonale, mantenendo l’autonomia decisionale dei Comuni sugli oggetti di rilevanza locale e riequilibrando i contributi finanziari pubblici per la conservazione. È stato deciso che una consultazione sul progetto sarà effettuata tramite la Piattaforma, con l’obiettivo che il messaggio del Consiglio di Stato sia pubblicato entro l’autunno.

Il Dipartimento delle istituzioni ha in seguito presentato la proposta di rivalutazione delle modalità di calcolo degli effettivi delle Polizie comunali, condividendo con la Piattaforma i risultati della consultazione condotta negli scorsi mesi; è stato stabilito che i parametri attuali saranno modificati unicamente per le zone di retroterra e montagna.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha poi fornito alcuni aggiornamenti in merito alla nuova Legge cantonale sui pompieri, a temi energetici e alla politica fiscale.

In merito al progetto per l’introduzione del voto elettronico, la Piattaforma ha espresso il proprio sostegno per questa modalità di espressione della volontà popolare ed è stata informata sui progressi compiuti dal Gruppo di lavoro istituito dal Cantone e sulle discussioni in corso con la Sottocommissione parlamentare.

Il prossimo incontro della Piattaforma è previsto per mercoledì 23 agosto.

Riforma Ticino 2020: il sito web è online

Riforma Ticino 2020: il sito web è online

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | La riforma Ticino 2020 – avviata ufficialmente lo scorso mese di giugno – è da oggi presente online all’indirizzo www.ti.ch/ticino2020. Si tratta di un sito web indirizzato a tutti coloro che, in pochi clic, vogliono scoprire questo progetto essenziale per il futuro dei rapporti fra Cantone e comuni.

A partire da subito, chiunque sia interessato a informarsi sulla riforma denominata Ticino 2020: per un Cantone al passo coi tempi può consultare la specifica pagina internet. Nella stessa sono riassunti l’impostazione della riforma, l’organigramma che assicura l’avanzamento dei lavori e le relative tempistiche. È inoltre inserita la rubrica delle domande frequenti (FAQ), utili a comprendere gli aspetti cruciali del progetto. Sono stati infine raccolti i documenti essenziali su cui si basa il progetto.

La disponibilità online delle informazioni rientra nella strategia del Dipartimento delle istituzioni, affinché l’attività dello Stato sia accessibile a tutti coloro che desiderano saperne di più. Il sito web sarà quindi aggiornato costantemente per conoscere, in ogni momento, lo stato dei lavori così come le soluzioni avanzate per risolvere i problemi che concernono la ripartizione dei compiti e dei flussi fra Cantone e comuni. Allo stadio attuale e fino al 2019 la riforma si concentrerà essenzialmente sull’analisi della situazione attuale e sulla definizione delle relative proposte di revisione. Dal 2020, invece, la riforma passerà alla sua attuazione concreta.

La fase di transizione del Comune ticinese

La fase di transizione del Comune ticinese

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Da qualche tempo si è ripreso a discutere di aggregazioni, o meglio di Piano cantonale delle aggregazioni. Andiamo con ordine e partiamo dall’inizio. Nel nostro Cantone la politica aggregativa si è sviluppata privilegiando le iniziative nate dal basso, soprattutto nelle zone periferiche. Si è poi reso necessario un riordino istituzionale anche nelle zone urbane, divenute veri e propri centri nevralgici della crescita del nostro Cantone. Il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) s’inserisce proprio in questo contesto, avendo come obiettivo – su richiesta esplicita del nostro Parlamento – una visione coerente e organica del Ticino, in cui i Comuni si riprendono quell’autonomia decisionale che nel corso degli anni si è persa per strada, a favore di una centralizzazione delle competenze nelle mani del Cantone.

Dopo il respingimento nel settembre 2013 dei ricorsi contro la revisione della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (Laggr), il PCA – elaborato nel frattempo da un Gruppo di lavoro interdipartimentale – ha potuto esser messo in consultazione presso Comuni, partiti, associazioni ed enti della società civile.
Avviata nel novembre 2013 e conclusa nel maggio 2014, la prima tappa consultiva era volta a discutere – e sottolineo discutere – gli indirizzi strategici e i comprensori di aggregazione affinché fosse possibile raccogliere critiche, osservazioni e suggerimenti utili ad affinare e consolidare la strategia e i comprensori che disegneranno il Ticino di domani. Alla prima consultazione hanno preso parte i Comuni, le associazioni dei Comuni, i partiti politici e una trentina di organizzazioni ed enti pubblici. L’esito della consultazione è stato tutto sommato incoraggiante, vista la diffusa adesione di massima al progetto, che non potrà che consolidarsi grazie ai correttivi apportati. Salvo alcuni scetticismi ormai cronici, il processo aggregativo in Ticino è in linea generale ben recepito, purché non si accelerino prematuramente i tempi e si salvaguardino gli equilibri interregionali e la virtuosa prossimità fra cittadino e istituzioni. D’altra parte, com’è sempre stata mia premura sottolineare, stiamo tracciando le basi per definire l’assetto del nostro Cantone del futuro.
La seconda tappa consultiva – che si concretizzerà nei prossimi mesi – interpellerà i medesimi attori e concernerà soprattutto le modalità di attuazione del PCA e i sostegni cantonali per raggiungere l’obiettivo della riconfigurazione della geografia comunale ticinese. Il coinvolgimento di tutti gli attori resta un presupposto fondamentale. Per questo motivo insieme ai servizi del mio Dipartimento, per affrontare al meglio questa nuova consultazione, ho organizzato alcune riunioni interlocutorie, concentrandoci sui comprensori urbani dove la futura geografia non è ancora del tutto consolidata: il Locarnese, il Luganese e il Mendrisiotto. Un invito che ha fornito l’occasione alle autorità locali di pronunciarsi nuovamente sul futuro assetto territoriale che li concerne direttamente. Nel corso dell’autunno giungeranno le prese di posizione ufficiali.
Dopodiché, fatte le valutazioni del caso, sarà possibile presentare al Gran Consiglio il messaggio sul Piano cantonale delle aggregazioni da lui stesso richiesto nel 2011 e che consentirà finalmente di restituire un quadro prevedibile del riordino territoriale, che funga da impulso e da bussola per le future aggregazioni.
La riforma dei confini comunali s’integra inoltre con un processo più generale di revisione dei compiti e dei flussi fra Cantone e Comuni nell’ambito della riforma Ticino 2020. Infine, la cartina ticinese sarà disegnata con le mani del Cantone e dei Comuni, rifiutando l’idea di una matita mossa unicamente dall’alto. Coscienti comunque di doverla utilizzare nei casi di forti inefficienze, come già accaduto in passato.
I nostri Comuni sono oggi in piena fase di transizione: stiamo passando da una dimensione familiare a una con più vitalità democratica e maggiore autonomia decisionale. Cambia la prospettiva con il cittadino. Infatti il Comune resta, nel nostro sistema federalista, il punto di riferimento, il primo contatto fra i cittadini e le istituzioni. È quindi fondamentale che il Comune sia dinamico e aderente alla realtà. Un federalismo sano è un federalismo moderno, che non subisce l’evoluzione ma l’accompagna e, nel limite del possibile, l’anticipa. Da sempre difendo con convinzione una politica aggregativa capace di integrare una visione cantonale e l’attenzione alle peculiarità locali e regionali, così da modulare al meglio il Comune che abiteremo. E costruire il Ticino di domani. Le istituzioni migliori sono quelle che si adattano al mutare dei tempi; senza ricette imposte, ma con soluzioni condivise.