Discorso pronunciato in occasione della festa per l’inizio della costruzione del Nuovo Stadio Multifunzionale Ambrì-Piotta

Discorso pronunciato in occasione della festa per l’inizio della costruzione del Nuovo Stadio Multifunzionale Ambrì-Piotta

Quinto, 22 dicembre 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori
Care tifose e cari tifosi

vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per l’invito a intervenire alla festa per l’inizio della costruzione della nuova casa dell’Hockey Club Ambrì Piotta.

Sono cresciuto a poca distanza da qui, e come molti giovani della Valle sono sceso sul ghiaccio della Valascia nelle varie squadre del settore giovanile, partendo dalla scuola hockey ben 33 anni fa. Inoltre, ho pure fatto parte del Consiglio d’amministrazione di questo club. Si tratta perciò di un momento di gioia e soddisfazione anche personale.

Sono certo sia lo stesso sentimento che anima tutti voi che oggi, con la vostra presenza, dimostrate ancora una volta grande affetto per i colori biancoblù.

Per la nostra squadra del cuore è quindi quasi giunto il momento di abbandonare una pista “magica”, direi inimitabile e ineguagliabile, ricca di tradizione e di ricordi per trasferirsi in una struttura più moderna.

Un trasloco imposto anche da una serie di requisiti che occorre rispettare: in primis la sicurezza, tema caro tanto ai vertici dell’hockey svizzero quanto al mio Dipartimento; poi un’infrastruttura sportiva adeguata, la comodità per gli spettatori e l’opportunità di inserire nella nuova struttura spazi dedicati alle relazioni commerciali e alla creazione di interessanti reti di contatto. Non va dimenticato che sempre di più l’ambito sportivo è sfruttato dalle aziende per farsi conoscere e generare collaborazioni. Nella nuova struttura troverà spazio anche una sede della Protezione civile, ciò che le conferisce anche un significato pubblico.

Per tifosi e simpatizzanti, almeno inizialmente, non sarà più la stessa cosa. Il nuovo impianto porterà con sé indubbi e numerosi vantaggi, ma inevitabilmente nella vecchia pista rimarrà il ricordo di un passato glorioso fatto di vittorie e di sconfitte, di indimenticabili momenti di aggregazione vissuti sotto la volta della Valascia.

Aggiungo ancora di essere particolarmente felice che il nuovo progetto sia realizzato sempre in Leventina, ciò che – fra le altre cose – permetterà di mantenere in Valle diversi posti di lavoro. Una struttura di tale qualità favorirà poi numerose attività sul territorio, contribuendo, ad esempio, ad attirare nuovi eventi nella nostra regione. Le ricadute economiche e di visibilità saranno tangibili. Raggiungere determinati obiettivi non sarà facile, ma si tratta di una sfida che vale certamente la pena di affrontare.

Il Consiglio di Stato – che oggi rappresento – ha dimostrato nel corso degli anni di sostenere in maniera importante gli attori delle zone periferiche per migliorarne la qualità dell’offerta, anche con il Programma San Gottardo 2020.

Ricordo, ad esempio, la copertura del tratto autostradale di Airolo, che restituirà territori e qualità di vita alla popolazione, oltre, sempre restando in ambito di piste di ghiaccio, la posa di un tetto sopra la pista di Faido per potenziare l’offerta infrastrutturale e sportiva del Comune. Senza dimenticare i contributi destinati proprio a questo progetto e gli ingenti aiuti messi a disposizione dalla Confederazione.

L’opera contribuirà pure ad aumentare l’interesse attorno all’Arena alpina: maggiori saranno i contenuti a disposizione, più facile sarà “vendere” un prodotto dal grande potenziale e che andrà sfruttato in modo intelligente per garantire benefici di cui tutti potranno godere.

Sono ormai molti anni che si sente parlare della costruzione del nuovo impianto.
Come sapete bene, non si tratta soltanto di una scelta, bensì di un preciso vincolo legato alla sicurezza e imposto dalla Lega Nazionale di Hockey e di una precisa richiesta del Cantone: la zona in cui sorge la Valascia è infatti stata definita “zona rossa” a causa del rischio di valanghe, ciò che ne ha reso necessario l’abbandono.

In questi anni si è passati da momenti caratterizzati dall’euforia ad altri di sconforto, e anch’io, a volte, mi sono chiesto se fosse davvero possibile realizzare la nuova pista.
Ma con la collaborazione e il lavoro di tutti, quello che appariva essere un sogno è oggi è una splendida realtà.

Tra chi ha sempre creduto in questo progetto, impegnandosi – come sempre fa – in prima persona, c’è ovviamente il presidente Filippo Lombardi: ha trascinato il progetto, sensibilizzando e convincendo della sua bontà anche chi magari, in un primo momento, si era dimostrato un po’ scettico. La sua perseveranza è stata premiata e gli si deve riconoscere questo particolare merito.

Il progetto ora è decollato. La sfida che vi apprestate ad affrontare è molto impegnativa: sarà quella di garantire continuità alla struttura e questo al là della sua anima sportiva. Mi auguro che potrà diventare un punto di riferimento per l’intera Valle e non solo.

Sono sicuro che la tifoseria continuerà a rispondere con entusiasmo affollando anche la nuova pista per trasformarla da subito in una inespugnabile roccaforte biancoblù.
L’attuale gestione sportiva sta portando i frutti sperati e in futuro potrà essere completato il rilancio del club con un’immagine sempre più legata al territorio e a persone che quel territorio lo vivono quotidianamente. Le premesse per continuare una storia che dura ormai da oltre ottant’anni sono quindi date.

Lasciatemi, infine, ricordare il compianto Angelo Gianini, presidente della Valascia Immobiliare proprio nel periodo di spinta della nuova pista: il suo impegno è stato encomiabile e questo gli verrà sempre riconosciuto.

 

Colpo di gas per un Ticino a 27 Comuni

Colpo di gas per un Ticino a 27 Comuni

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 12 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato conferma la visione a lungo termine
Pronti 73,8 milioni di franchi per nuove aggregazioni
Norman Gobbi: “Priorità ai progetti nati dal basso”
Christian Vitta: “Si può guadagnare potenza e capacità”

Il Ticino avanza a grandi passi verso l’orizzonte dei 27 Comuni. Una visione a medio-lungo termine che prende le mosse dalla politica aggregativa cantonale lanciata alla fine degli anni ‘90. Da allora di strada ne è stata percorsa, fino ad arrivare all’approvazione da parte del Consiglio di Stato del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), presentato a Palazzo delle Orsoline. Il Governo ha altresì licenziato un messaggio che propone di stanziare un credito quadro di 73,8 milioni di franchi per sostenere la nascita di nuovi Comuni con aiuti finanziari finalizzati alla riorganizzazione amministrativa e agli investimenti di sviluppo. Il dossier passa ora nelle mani del Parlamento che dovrà valutare la strategia nel suo complesso.
“Solo vent’anni fa, il Ticino era composto ancora da 245 entità comunali e oggi siamo a meno della metà. Con la recente approvazione da parte del Gran Consiglio del progetto di aggregazione della Valle Verzasca, abbiamo raggiunto le 108 entità” ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Per poi aggiungere: “Un’evoluzione che ha portato a un riordino istituzionale, permettendo di strutturare meglio le potenzialità dei nuovi Comuni”. Il PCA vuole dunque essere uno strumento strategico per indicare la visione cantonale, stimolando il processo aggregativo, favorendo la riforma del Comune e sostenendo il coordinamento tra politiche pubbliche”.
Da parte sua, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta ha osservato: “Un ingranaggio ben oliato è in grado di guadagnare potenza e capacità. Allo stesso modo tramite il concetto di messa in rete, in cui i diversi attori lavorano in modo coordinato, il nostro territorio può rafforzarsi e acquisire maggior attrattività anche dal profilo fiscale”.
Nell’intenzione del Governo, il PCA non si sviluppa però come una riforma imperativa e, a differenza di alcune valutazioni iniziali, non impone limiti temporali per la concretizzazione delle aggregazioni. Come ha infatti sottolineato Gobbi: “L’intenzione è quella di dare la priorità ai progetti bottom-up, ovvero proposti direttamente dagli enti locali”.
Il documento approvato dal Consiglio di Stato conferma i 27 scenari aggregativi già ventilati. “Nessun comune è uguale a un altro, da qui la necessità di uno strumento flessibile, in grado di rispondere adeguatamente alle necessità dei vari enti locali” ha spiegato in proposito Marzio Della Santa, a capo della Sezione degli enti locali.
La visione alla base della strategia governativa è animata dall’idea che “in un sistema globalizzato e aperto come quello odierno, il benessere di una collettività si collega anche alla capacità del suo territorio e delle sue istituzioni di creare o favorire opportunità di sviluppo e posti di lavoro”, si legge nella presentazione del PCA.
Dal profilo finanziario, è poi stato evidenziato come in un breve lasso di tempo il numero dei Comuni con un moltiplicatore pari al 100% sia passato da 112 (pari al 16% della popolazione residente) a 15 (2%). “Si tratta di un chiaro miglioramento dello stato di salute dei nostri Comuni, che si traduce in meno imposte pagate dai cittadini a livello complessivo”, ha affermato Gobbi.
In merito poi al progetto “Ticino 2020”, che mira a riordinare e ridefinire i rapporti tra Cantone e Comuni, Gobbi ha specificato: “Si tratta del passo successivo, che sarà condotto più facilmente grazie a una struttura più adeguata e in grado di gestire con maggior efficienza le risorse”.

Quale testimone di un aggregazione già avvenuta, è intervenuto infine il sindaco del Comune di Capriasca, Andrea Pellegrinelli, lanciando un messaggio agli scettici: “L’identità locale non coincide con l’identità istituzionale, quindi non vanno perse le peculiarità dei piccoli paesi. L’identità continua a vivere nella misura in cui ci sono persone del luogo che la portano avanti e la trasmettono ai propri figli”.

 

Da www.rsi.ch/news

Il Ticino avrà 27 comuni
Il Governo ha approvato il Piano cantonale delle aggregazioni. Chiesti 74 milioni di franchi per sostenere le fusioni

La via delle fusioni è quella giusta. Lo hanno sottolineato martedì i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Christian Vitta presentando il Piano cantonale delle aggregazioni che vuole stimolare il processo di creazione di realtà più forti e autonome. Il documento, adottato dopo una fase di consultazione e affinamento iniziata nel 2013, prevede un Ticino con 27 comuni, ma non fissa un obiettivo temporale per concretizzare lo scenario.
Il Governo, è stato spiegato, ha confermato l’intenzione di dare la priorità ai progetti nati dal basso, solidi e ampiamente condivisi. Per sostenere quelli ritenuti di interesse cantonale con adeguati incentivi finanziari, al Parlamento viene chiesto un credito-quadro di 73,8 milioni di franchi.
Nel corso degli ultimi vent’anni, è stato rilevato, il Ticino ha conosciuto un’ampia riforma. Da 245 comuni con una popolazione media di 1’200 si è passati a 115 (e saranno ancora meno con la nascita di Verzasca) con quasi 3’100 residenti ciascuno. Parallelamente il numero di quelli con un moltiplicatore del 100% è sceso da 112 a 15.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11201076

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-Ticino-avr%C3%A0-27-comuni-11198605.html

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 12 dicembre 2018 de La Regione

Quasi 74 milioni per 27 Comuni
Il governo ha licenziato il messaggio. Incentivi vincolati in caso di progetti parziali

Da 115 Comuni a 27. Col tempo che ci vorrà, grazie a processi nati dal basso, al ritmo che la cittadinanza sentirà più suo.
Ma… Ma a tendere il canton Ticino del futuro dovrà avere l’assetto istituzionale disegnato dal Piano cantonale delle aggregazioni (Pca), con soli 27 enti locali capaci – è questo l’intento – di garantire maggiore solidità finanziaria e di conseguenza più progettualità. A dare un (bel) colpo di mano ci penserà il Cantone: il governo con il messaggio appena licenziato mette a disposizione un credito quadro da 73,8 milioni di franchi. Incentivi finanziari che, contrariamente a quanto si era proposto in un primo tempo, non avranno data di scadenza. Vien però da chiedersi se la somma sarà a disposizione “fino a esaurimento”, imponendo di fatto ai Comuni di attivarsi perché chi prima arriva meglio alloggia.
“Non è che il primo che arriva prende tutto e scappa – risponde Norman Gobbi, capo del Dipartimento delle istituzioni, sollecitato durante la presentazione alla stampa della versione definitiva del Pca –. Si tratta qui di riconoscere il giusto a ogni Comune. Chiaramente i primi che si faranno attivi avranno magari un po’ più di margine rispetto agli ultimi. Abbiamo però già stimato quali possono essere i contributi di ogni comprensorio e in base a queste ipotesi ci si muoverà. Ricordato che anche il Gran Consiglio talvolta subentra ad aumentare l’importo, come è stato il caso con il Comune di Verzasca lunedì”. Se da un lato l’accesso al credito (parlamento permettendo) sarà dunque meno vincolato nei tempi, dall’altro agli scenari che si compiranno un pezzettino per volta non per forza sarà garantito. Se infatti le modalità d’attuazione previste consentono di conseguire gli obiettivi “in tappe successive”, il sostegno finanziario non segue la stessa logica. Anzi: “In caso di aggregazione parziale negli agglomerati urbani, il sostegno finanziario cantonale – recita il documento – potrà essere riconosciuto a condizione che l’aggregazione includa il polo urbano di riferimento”. Ergo Bellinzona, Chiasso o Mendrisio, Locarno o Lugano. Che senso ha avallare progetti parziali, pur anche voluti “dal basso”, per poi penalizzarli dal punto di vista finanziario? “Le tappe di avvicinamento allo scenario cantonale devono essere sostenute. Non possono essere sostenute quelle tappe eventuali che rischiano di mettere in discussione tale scenario – risponde ancora Gobbi –. La valutazione dipenderà dunque da ogni singolo progetto: sicuramente sono da premiare tutti i progetti promossi dal basso ma con una finalità positiva, nel senso di migliorare il funzionamento del territorio, dei servizi, la competitività economica e fiscale. E in ultima analisi poi contribuire al raggiungimento degli obiettivi cantonali”.

 

 

Addio ai radar fissi

Addio ai radar fissi

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 7 dicembre 2018 de La Regione

Norman Gobbi, direttore delle Istituzioni: “Continueremo a fare prevenzione e ricordare agli utenti di rispettare le regole”

Radar fissi addio. Dal 1° gennaio 2019, infatti, il controllo del rispetto dei limiti di velocità sarà affidato a due apparecchi semi-stazionari che andranno a sostituire le nove postazioni fisse presenti dal 2006. La posizione di tutte le stazioni di rilevamento verrà segnalata. La decisione è stata presa per far spazio a “stazioni che rimangono per più giorni nello stesso posto come oggi succede sulle strade nazionali”, spiega interpellato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni. E, soprattutto, “diamo seguito alle richieste dei Comuni come di molti cittadini che ci hanno chiesto più attenzione nel controllo di alcuni tratti stradali ritenuti pericolosi, anche per il superamento dei limiti di velocità”. I radar semistazionari, aggiunge Gobbi, “a differenza degli altri controlli mobili, che sono momentanei, possono avvenire su due o tre giorni, ma se del caso anche per un’intera settimana”. In questo modo, per il direttore delle Istituzioni, “si permetterà di richiamare l’attenzione degli utenti della strada al rispetto delle norme anche in un tratto dove magari uno è tentato di correre più del dovuto”. Questi dispositivi di ultima generazione affiancheranno i due apparecchi che rimarranno in azione lungo l’autostrada A2, nei territori comunali di Balerna e Collina d’Oro. L’obiettivo, ricorda Gobbi, “non è quello di mettere i controlli così a caso, e saranno segnalati in modo che l’attenzione sia richiamata sempre”. Con il fine, va da sé, di “aumentare l’attenzione degli utenti della strada non solo riguardo alla velocità. Penso in particolare, visto che siamo a dicembre, ai periodi dell’anno in cui le ore di buio sono più di quelle di luce e l’attenzione deve essere ancora maggiore”. Andare avanti sulla strada della sensibilizzazione è “non solo una necessità ma una nostra precisa volontà”, e i radar fissi in questo concetto non erano più la soluzione migliore. «Sono ormai vetusti – precisa Gobbi –, e non va dimenticato che ad esempio funzionano con le autovetture e non con le motociclette. E di queste ne circolano tante”. Da qui la decisione di smantellarli e metterli all’asta, per finanziare progetti di prevenzione e sensibilizzazione come ‘Strade sicure’. Una storia, quella dei radar fissi, che va quindi a concludersi. E su questo tema Gobbi ricorda come «ero presidente del Gran Consiglio quando, nel 2008, si discusse questo tema. Che fu fortemente contrastato dalla Lega, tanto che Giuliano Bignasca lanciò la taglia sui radar. Se vogliamo, la taglia la giriamo all’inverso. È lo Stato che, oggi, elimina i radar fissi e li mette in vendita con l’obiettivo di finanziare attività di prevenzione”.

Incidenti, nel 2017 calo del 2,8%
Stando ai dati finora disponibili, nel 2017 si sono registrati 3’880 incidenti della circolazione. Vale a dire il 2,8 per cento in meno rispetto al 2016. Numeri questi che sono, recita il comunicato del Dipartimento istituzioni, “un frutto tangibile del nuovo approccio che prevede una comunicazione trasparente sui controlli della velocità, affiancata da campagne preventive come ‘Strade sicure”. Merito della segnalazione dei radar votata dal Gran Consiglio del 2016? Per Norman Gobbi “è un merito in generale della prevenzione che viene fatta. Sì con l’informazione, ma anche coi controlli che sono inevitabili. Lo sappiamo, l’essere umano ama la libertà. Ma le regole devono essere seguite”. Sicuramente, però, “i dati confortano la politica da noi portata avanti, perché meno incidenti significano meno code, meno danni materiali e meno danni sociali se ci sono ferimenti o peggio”. Due anni fa la segnalazione dei radar arrivò a seguito di una mozione di Marco Chiesa (Udc) e Fiorenzo Dadò (Ppd). Proprio quest’ultimo, da noi raggiunto, si dice “contento che la nostra mozione ha portato qualche beneficio nella prevenzione degli incidenti. Constatiamo che ai tempi ci lanciarono gli strali addosso, le nostre intenzioni erano buone e oggi ne abbiamo la conferma”.

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Polizia ticinese: esito della consultazione e prossimi passi

Comunicato stampa

Una nuova suddivisione dei compiti tra la Polizia cantonale e le comunali sarà definita nei prossimi mesi tenendo in considerazione i principi stabiliti dal progetto Ticino 2020. Inoltre, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbe aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo).
È questo l’assetto della Polizia ticinese presentato questa mattina in conferenza stampa a Bellinzona.

Nella Sala stampa di Palazzo delle Orsoline erano presenti il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Segretario generale Luca Filippini, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Comandante della Polizia comunale della Città di Lugano Roberto Torrente.

Per dare seguito alla proposta di riorganizzare la Polizia in Ticino, a fine 2016 il Consiglio di Stato istituì un gruppo composto da addetti ai lavori in ambito della sicurezza cantonale e comunale con l’obiettivo di definire i contorni della Polizia ticinese. Per volontà del Consigliere di Stato Norman Gobbi bisognava gettare le basi per la costruzione di “una polizia al servizio di tutti i cittadini, che tenesse conto del lavoro impostato attraverso l’attuazione della collaborazione tra la polizia cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per i cittadini”.

Ad aprile del 2018, dopo che il Consiglio di Stato ha preso atto del lavoro del gruppo denominato “Polizia ticinese”, il Dipartimento delle istituzioni ha sottoposto il progetto a una consultazione alla quale hanno preso parte 6 Comuni polo, 52 Comuni, 2 Associazioni e il Ministero pubblico. Dopo aver raccolto le considerazioni emerse, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di procedere nei prossimi mesi alla definizione di nuovi compiti per le Polizie comunali secondo quanto previsto anche dal progetto TICINO 2020. Tra queste nuove competenze figurano ad esempio i controlli in materia di violazione della legge sugli stranieri (dimore fittizie), gli incidenti stradali e il commercio ambulante. Per rispondere ad una migliore e più efficace organizzazione dei corpi comunali, il numero minimo di agenti per le polizie strutturate dovrebbero aumentare gradualmente da 5 a 20 (più il Comandante del corpo). Inoltre, si dovrebbe procedere con l’attuazione di una serie di misure per migliorare il coordinamento all’interno delle regioni di polizia, concretizzare la centralizzazione degli acquisti per le necessità informatiche e logistiche e definire una struttura organizzativa «standard» per le polizie dei Comuni Polo. In fine, dopo una fase di assestamento della nuova organizzazione della “Polizia ticinese”, le regioni di polizia comunale del Cantone dovrebbero passare da 7 a 5.

Le modifiche legislative saranno poste nuovamente in consultazione entro la primavera del prossimo anno in modo che il Governo possa decidere formalmente sul progetto entro l’estate del 2019.

Guardando alla periferia

Guardando alla periferia

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 2 ottobre 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10941353

 

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 3 ottobre 2018 de La Regione

Una strategia per andare in periferia
Riaffiora la richiesta delle regioni discoste di ottenere alcuni uffici pubblici: “Serve una strategia”

Gobbi sentito dalla Gestione: tra le strutture che potrebbero essere trasferite c’è anche il carcere.
Intanto a Biasca e Faido i ‘traslochi’ del Di sembrano aver portato frutto.
Il prossimo carcere cantonale in zona periferica? L’ipotesi è riemersa ieri durante l’incontro tra la Commissione parlamentare della Gestione e il direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi. Durante una discussione più generale sulla strategia cantonale (o, per dirla come il presidente commissionale Raffaele De Rosa, la mancata strategia) di delocalizzazione di alcuni servizi, Gobbi ha ribadito che lo spostamento della struttura carceraria fuori dai centri sarebbe attualmente sotto la lente del dipartimento, attraverso «un’analisi di alcuni comparti territoriali». Comparti che potrebbero accogliere la struttura entro il 2030-40, spiega Gobbi.
L’obiettivo, come per altre delocalizzazioni, sarebbe quello di portare posti di lavoro e indotto in periferia, come sembra essere avvenuto per i primi due “esperimenti” di spostamento di uffici in Valle portati avanti proprio dal Di: nel 2013 il trasloco a Biasca dell’Ufficio del Registro di commercio e la creazione, nel ottobre del 2016 a Faido, del ‘Contact Center’ unico per gli uffici di esecuzione.
A Biasca, spiega Gobbi, dopo la rotazione del personale, la quasi totalità della decina di collaboratori risiede nella regione. A favorire i locali una clausola nei concorsi di lavoro. Allo stesso modo, a Faido si sarebbero già registrate le prime due assunzioni di personale residente nella regione, rileva il sindaco del capoluogo leventinese Roland David, secondo cui «ogni posto di lavoro è sicuramente importante per la Valle». Aggiunge però di attendersi dal Cantone la delocalizzazione anche di servizi capaci di portare in dote impieghi di un «certo peso», come «poteva essere il museo di storia naturale», assegnato nel frattempo a Locarno. Anche perché, fa notare dal canto suo il sindaco di Biasca Loris Galbusera, non servirebbe a nulla spostare impieghi da una regione discosta all’altra: «Alcuni uffici sono andati a Faido. Fa piacere che sia rimasto nella regione, ma è un trasloco ‘tra poveri’. Serve altro: abbiamo sempre chiesto, senza rivendicare e piangere, la possibilità di avere degli uffici cantonali sul nostro territorio». Non qualsiasi ufficio, però: «Le delocalizzazioni devono essere logiche: spostare da noi un servizio la cui attività principale è, per esempio, a Chiasso, è un problema per il cittadino prima ancora che un guadagno per Biasca». Un concetto su cui insiste anche Gobbi: «Non è sempre opportuno delocalizzare tutto. In primo luogo viene il servizio ai cittadini e solo in seconda battuta l’obiettivo di favorire le regioni discoste». E proprio di cosa, come e quando spostare in periferia degli impieghi dovrebbe farsi carico un piano di delocalizzazione cantonale, che attualmente non esiste e che la trentina di deputati del Gran Consiglio, che fa parte dell’intergruppo ‘Regioni rurali, periferiche e di montagna’, vogliono chiedere di istituire. A breve dovrebbe essere presentato un atto parlamentare in questo senso.

 

Il Direttore del DI ha incontrato la Federazione svizzera delle comunità israelite

Il Direttore del DI ha incontrato la Federazione svizzera delle comunità israelite

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, accompagnato dal Comandante della Polizia cantonale, ha incontrato nelle scorse settimane il Presidente della Federazione svizzera delle comunità israelite Herbert Winter e il segretario generale Jonathan Kreutner. L’incontro ha permesso un proficuo scambio di opinioni tra le parti al fine di chiarire i dubbi che la Federazione aveva espresso sulla promozione di un agente della Polizia cantonale oggetto negli scorsi anni di una condanna penale sospesa condizionalmente, per alcune sue dichiarazioni sui social media.

Durante l’incontro il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha potuto illustrare in maniera dettagliata e approfondita le motivazioni che hanno spinto la Polizia cantonale e il Consiglio di Stato a incaricare l’agente per la funzione di sergente maggiore, come pure tutti gli aspetti e le sensibilità che vengono tenuti in considerazione dal Comando per assunzioni e promozioni all’interno del Corpo.
Si ricorda come la recente nomina sia stata oggetto anche di atti parlamentari. La procedura seguita è stata conforme alle disposizioni vigenti, non da ultimo per quanto riguarda le formalità necessarie ad una promozione. Per questo motivo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sostenuto la proposta del Comando della Polizia cantonale, assumendosi così la responsabilità di questa nomina.
A prescindere dal caso in oggetto, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale confermano la piena condanna di ogni forma di discriminazione razziale e di ideologia radicale, sottolineando come non si intenda tollerare eventuali comportamenti inadeguati da parte degli agenti. Chi di loro dovesse violare tale principi sarà sanzionato.
A seguito della riunione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha discusso con i colleghi di Governo in merito all’opportunità di verificare anche la sfera digitale nei processi di selezione e promozione per determinate funzioni in seno all’Amministrazione cantonale. Il Consiglio di Stato ritiene che ulteriori verifiche di questo tipo saranno effettuate ponderando i rischi operativi e di reputazione delle unità amministrative con la protezione della sfera privata e della libertà di espressione del candidato.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni esprime soddisfazione per l’esito dell’incontro reputandolo un prezioso momento di dialogo costruttivo e dai toni pacati che ha permesso di comprendere le rispettive sensibilità instaurando una discussione pragmatica e orientata al futuro.

Il colonnello Nicola Guerini al comando delle forze speciali dell’Esercito

Il colonnello Nicola Guerini al comando delle forze speciali dell’Esercito

Da www.liberatv.ch

La soddisfazione di Gobbi. E qualche appunto personale sull’uomo.
Un tipo tosto, schivo ma deciso, rigoroso ma non noioso… Ricordando quel lancio coi parà

La notizia l’ha resa nota oggi sul suo profilo Facebook il ministro delle Istituzioni, Norman Gobbi: “Questa settimana un ticinese è stato designato, con effetto al 1° gennaio 2019, a capo del Comando delle forze speciali dell’Esercito svizzero. Il colonnello di Stato maggiore generale Nicola Guerini permette così al Ticino di mettersi al petto una terza stella nei comandi specialistici della nostra armata, con il Col SMG Marco Mudry (recentemente nominato a capo del Centro di competenza servizio alpino dell’esercito) e il Col SMG Antonio Spadafora (capo del Centro di competenza del servizio veterinario e degli animali dell’esercito da inizio anno). Avanti così!”.

Un breve appunto personale, visto che il mio primo e finora unico lancio col paracadute lo devo proprio a Nicola Guerini: l’uomo è di quelli tosti, schivo (vi sfido a trovare una sua foto sui social o sul web) ma deciso, rigoroso ma capace di divertirsi in compagnia. Non un tipo noioso, insomma. Anzi. Ma serio e puntuale, uno che la parola è la parola, insomma. Che se dici che vuoi fare una cosa, la fai, ma sei sempre libero di decidere di non farla.

Energia a chilometro zero

Energia a chilometro zero

Articolo apparso nell’edizione di lunedì 17 settembre 2018 de La Regione

Inaugurata la centrale di teleriscaldmento a biomassa legnosa di Piotta, gestita dalla Quinto Energia SA

Di proprietà del Comune di Quinto, lo stabile ubicato nella zona industriale comprende pure il nuovo magazzino per gli operai comunali
Un progetto durato quattro anni e fortemente voluto dal Comune di Quinto, concretizzatosi nel marzo del 2017 in una nuova centrale di teleriscaldamento a biomassa legnosa, dal costo di 3,6 milioni di franchi, realizzata dalla Quinto Energia Sa. Annessi allo stabilimento anche il centro dei servizi della squadra esterna comunale e un ecocentro. Una realizzazione, quella del polo energetico ed ecologico nell’area industriale di Piotta, celebrata e inaugurata ufficialmente ieri dalle autorità, insieme alla popolazione, nel contesto della festa annuale del Patriziato generale di Quinto. Il teleriscaldamento consiste nella distribuzione centralizzata di acqua calda, attraverso una rete di tubazioni isolate e interrate (quelle della Quinto Energia Sa sono lunghe circa 1’160 metri). Lo scopo è quello di fornire energia pulita prodotta in modo sostenibile e rispettoso dell’ambiente, sfruttando al meglio il combustibile legno (un vettore energetico rinnovabile e quindi neutro dal punto di vista delle emissioni di CO2) proveniente dai boschi della regione e acquistato prevalentemente dal Patriziato generale di Quinto. Il teleriscaldamento è una valida alternativa agli impianti alimentati con combustibili tradizionale perché permette di ottimizzare gli spazi necessari per i locali tecnici nelle abitazioni, diminuire i costi di manutenzione e non avere preoccupazioni per l’approvvigionamento e il relativo costo della nafta. Una forma di energia vantaggiosa non solo per l’aspetto ambientale. Infatti, grazie a programmi d’incentivazione, i singoli utenti possono fruire di interessanti sostegni finanziari che permettono un cambiamento di vettore energetico con sforzi economici limitati.

Un lungo processo a lieto fine
Un primo credito, pari a 120’000 franchi, era stato approvato dal Consiglio comunale nel 2013 per la costituzione della società anonima e il finanziamento del progetto di dettaglio. Fondata nel 2014 con un capitale azionario di 200’000 franchi, la Quinto Energia Sa risponde al Comune (azionista di maggioranza col 60% di quota) e al Patriziato generale (40%). Nel 2015, parallelamente alle riflessioni circa l’opportunità di realizzare la centrale di teleriscaldamento, l’ente locale ha poi colto l’opportunità di prelevare una falegnameria ubicata nella zona industriale di Piotta. Un credito di 2,5 milioni volto all’acquisto dello stabile è stato quindi approvato dal Consiglio comunale, dando il via al progetto che comprende, come detto, anche l’ubicazione dei nuovi magazzini comunali (in sostituzione del centro di Valleggia, giudicato non più ideale), gli uffici della Quinto Energia Sa e il deposito del Corpo pompieri Alta Leventina. Successivamente all’acquisto dell’area pari a 11mila metri quadri, il Municipio ha chiesto e ottenuto dal Consiglio comunale lo stanziamento di 90mila franchi (cui si sono aggiunti i 60mila del Patriziato) per la ricapitalizzazione della società Quinto Energia, la quale ha dunque avuto a disposizione 150mila franchi per eseguire tutto quanto necessario per il progetto esecutivo e per la ricerca di sussidi e prestiti bancari. Il tutto al fine di realizzare la centrale, della quale la Sa è affittuaria, insieme ai propri uffici, nei confronti del Comune. Sono sette, tra cui quello principale è la Scuola media di Ambrì, gli attuali clienti della Quinto Energia Sa, tutte aziende adiacenti alla centrale.

Obiettivo nuova Valascia
Fra i beneficiari, in futuro sembrerebbe destinata ad aggiungersi anche la prevista nuova Valascia. «Con l’Hcap Sa sono già in corso approfondimenti e trattative per l’allacciamento», spiega alla ‘Regione’ il segretario comunale di Quinto, Nicola Petrini. L’idea sarebbe quella di estendere la tubatura, in modo da comprendere la pista del ghiaccio. La centrale è infatti predisposta per la posa di un’eventuale seconda e nuova caldaia con la relativa linea di approvvigionamento per un ulteriore sviluppo della rete.

Accolta l’istanza di Bissone per entrare a far parte del progetto di aggregazione della Val Mara

Accolta l’istanza di Bissone per entrare a far parte del progetto di aggregazione della Val Mara

Comunicato stampa
 
Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza formulata dal Municipio di Bissone lo scorso 25 luglio con la quale il Comune ha chiesto di venir incluso nello studio di aggregazione che coinvolge la Val Mara.

Lo scorso novembre i comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio hanno trasmesso al Governo formale istanza per l’avvio di una procedura di aggregazione. In quel momento il Municipio di Bissone aveva deciso di non partecipare e i comuni coinvolti nel progetto aggregativo avevano espresso la volontà di non interferire nella scelta del comune.
Dando seguito a quelle indicazioni, il 14 marzo 2018 il Consiglio di Stato ha istituito una Commissione di studio incaricata di allestire un rapporto per l’aggregazione tra i comuni di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio – comprensorio conforme al progetto di Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) – ritenuto come lo scenario del PCA denominato “Val Mara”, comprendente anche Bissone, avrebbe potuto se del caso essere conseguito in tappe successive.
In fase di avvio dei lavori, a seguito dei contatti nel frattempo intercorsi tra la Commissione di studio e l’esecutivo bissonese, quest’ultimo ha rivalutato la propria posizione ritenendo preferibile essere coinvolto da subito nel processo aggregativo in corso. In questo senso, in data 25 luglio, il Municipio di Bissone ha formalizzato istanza di aggregazione al Consiglio di Stato che, considerato anche il preavviso favorevole della Commissione e dei quattro municipi coinvolti, ha deciso l’estensione dello studio di aggregazione al Comune di Bissone, designando quali membri della Commissione di studio il sindaco Andrea Incerti (supplente il vice sindaco Claudio Testorelli), rispettivamente – con ruolo tecnico analogamente agli altri comuni – Ivan Monaco, vice segretario comunale (supplente Fabrizio Gervasoni, segretario comunale).

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 23 agosto de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10803788

 

 

Sospettato di terrorismo, rimpatriato

Sospettato di terrorismo, rimpatriato

Dal sito rsi.ch, un articolo del 9 agosto 2018

Avrebbe legami con il jihad islamico l’uomo fermato nelle scorse settimane in Ticino durante un controllo – Parla Norman Gobbi

L’articolo completo è disponibile al seguente link: https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sospettato-di-terrorismo-rimpatriato-10763027.html