Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso saranno al centro di una serie di incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni dei Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Il primo di dieci appuntamenti è previsto lunedì 4 giugno con le Autorità comunali di Stabio.

Da alcuni anni le Autorità cantonali hanno avviato progetti e riforme volte a ridefinire i compiti e i flussi tra Cantone e Comuni. Grazie a cantieri come il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020 si intende ridare vitalità al Comune, in modo che possa diventare un partner affidabile e solido per l’Amministrazione cantonale. Infatti il rapporto tra Cantone e Comuni è determinante non solo per l’erogazione di servizi pubblici ma anche per rafforzare il sistema federale.

In quest’ottica il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto promosso una prima serie di dieci incontri tra Cantone e Comuni alfine di entrare in contatto con gli enti locali, conoscere le loro caratteristiche e aggiornarsi reciprocamente sui principali temi di interesse comune.

Alle visite, che inizieranno lunedì 4 giugno 2018, prenderanno parte il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e le Autorità comunali. Il primo dei dieci incontri, che riprenderanno nel corso dell’autunno, è previsto a Stabio, e seguiranno gli appuntamenti con Ascona, Lavizzara, Chiasso, Paradiso, Morcote, Lugano, Blenio, Locarno e Mendrisio.

Strage sventata, serata pubblica promossa dal CdT

Strage sventata, serata pubblica promossa dal CdT

La strage sventata alla Scuola cantonale di Commercio sarà al centro del dibattito organizzato dal Corriere del Ticino in programma domani, giovedì 17 maggio, alle 20 nella sala del Consiglio comunale di Bellinzona.

Moderati dal direttore del nostro quotidiano Fabio Pontiggia e dalla direttrice delle relazioni esterne del Gruppo CdT Prisca Dindo interverranno il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il collega di Governo Manuele Bertoli (a capo del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport), il sindaco della Turrita Mario Branda, lo psichiatra Orlando Del Don e il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. L’entrata alla serata è libera.

Aggregazioni: più flessibilità e supporto per i comuni

Aggregazioni: più flessibilità e supporto per i comuni

Il successo del federalismo elvetico fonda su comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità, all’altezza delle aspettative della popolazione. L’evoluzione della società rende necessarie nuove risposte dai comuni poiché ci sono dimensioni umane e sociali che si modificano nel tempo.

Per questo Governo e Parlamento vogliono ridare vigore al Comune ticinese con una serie di riforme, tra le quali il Piano cantonale delle aggregazioni. In settimana sono stati presentati i risultati della seconda fase di consultazione con comuni, partiti politici e associazioni interessate, chiamati a prendere posizione sulle modalità di attuazione del PCA e sugli incentivi proposti.  L’esito della consultazione è stato significativo con la partecipazione dell’84% degli enti locali in rappresentanza del 96% della popolazione.

La visione di un Ticino a 27 comuni
Il PCA propone 27 scenari di aggregazione che rappresentano la direzione verso la quale indirizzarsi rispetto alla realtà odierna. Un quadro di riferimento per il Cantone che potrà essere adattato nel tempo. Sono stati individuati quattro centri urbani forti e dei comprensori con un’adeguata dimensione demografica e capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Il Cantone non impone, la volontà deve partire dal basso
Nei prossimi anni agli enti locali sarà riconosciuta maggiore libertà. Il PCA non è una riforma che si impone ma punta molto sulla condivisione, dando spazio alle iniziative aggregative che vengono dal basso e che spesso si rivelano dei progetti solidi e basati su forte consenso. Ritengo che debbano essere i comuni stessi a dire se e come vogliono attuare il programma d’aggregazione. Ho sempre visto nel PCA una fonte di ispirazione per i comuni, ai quali però compete la realizzazione degli scenari. Tenuto conto dei risultati della consultazione, ho così deciso con i servizi del mio Dipartimento di togliere alcuni vincoli in modo da rendere più flessibili gli strumenti a disposizione. Non esiste più una data limite, ma le proposte possono essere valutate anche in tappe successive. Resta pure aperta la possibilità di aggregazioni tra comuni non contigui  e potranno essere esaminati i progetti promossi dalle collettività locale, a condizione che non incidano negativamente sulla sostenibilità di altri progetti.

L’aspetto finanziario: previsti aiuti importanti
L’impegno finanziario complessivo per il Cantone era inizialmente di 120 milioni di franchi: dedotti i contributi già stanziati restano ora 74 milioni.  La limitazione degli incentivi finanziari a sei anni è stata abbandonata così da eliminare la pressione temporale a quei progetti che necessitano di maggiore tempo per maturare il consenso e continuare a lavorare. La rinuncia alla chiave di riparto comporta che chi arriverà per primo con un progetto sarà favorito nel beneficiare dei contributi. Penso in particolare ai progetti aggregativi nelle zone più periferiche come nella mia valle, dove sono convinto che le aggregazioni siano fondamentali. Sempre in questa logica, non si intravvede l’opportunità di sospendere l’erogazione di contribuiti perequativi alle realtà deboli, malgrado non dimostrino l’interesse ad aggregarsi. Anche perché  chi è finanziariamente autonomo può essere restio ad aggregarsi e spinge a ridurre i suoi contributi ai comuni deboli che non si aggregano.

Nella redazione del PCA sono state tenute in considerazione le indicazioni emerse dalla consultazione e il progetto è stato adattato alle aspettative della maggioranza degli attori interpellati. Sono convinto che con questo approccio molto aperto e flessibile e il prezioso sostegno dei Servizi del mio Dipartimento, in particolare la Sezione degli Enti locali, il processo aggregativo proseguirà nella giusta direzione per dare al nostro Cantone comuni sempre più forti e pronti a raccogliere le sfide che ci attendono come Cantone Ticino. Il Consiglio di Stato presenterà il progetto definitivo dopo l’estate, che poi dovrà ricevere l’avvallo da parte del Gran Consiglio.

Sulla strada, ‘rifletti’

Sulla strada, ‘rifletti’

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 13 aprile 2018 de Il Quotidiano.
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10357469

 

Articolo pubblicato nell’esibizione di sabato 14 aprile 2018 de La Regione.

Dipartimento delle istituzioni e associazioni d’accordo: la prevenzione è responsabilità di tutti

Nel 2017 l’82 per cento degli incidenti ha visto il coinvolgimento di almeno un’automobile. Dimostrazione del fatto che la prevenzione e la sensibilizzazione sulla sicurezza stradale sono fondamentali. Con la campagna ‘Rifletti’ – promossa dalla Commissione consultiva del Consiglio di Stato ‘Strade sicure’ e finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale – si è deciso di andare oltre. Innanzitutto, come notato con soddisfazione da Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), «sono coinvolti tutti gli attori in gioco». E infatti a sottoscrivere il messaggio della campagna – prestare più attenzione quando si è alla guida e, nel caso della mobilità lenta o quando si è piedi, farsi vedere e dedicare la medesima attenzione – oltre alle istituzioni ci sono anche l’Automobile club svizzero sezione Ticino (Acs), l’Associazione traffico ambiente (Ata) e l’Ufficio per la prevenzione degli infortuni (Upi). Con l’obiettivo, rileva Gobbi, di ridurre sì le vittime, ma anche tutte le conseguenze che può avere un incidente. «Quando fortunatamente non si parla di morti o feriti, ci sono comunque danni economici da tenere in linea di conto, che portano un impatto negativo sul vivere comune». Il tutto, continua il direttore del Di, «ricordando come in Ticino ci siano più incidenti rispetto alla media nazionale». Un motivo in più per capire cosa c’è dietro un incidente, quali siano davvero le cause. Spesso la risposta è semplice, seppur forse banale: la disattenzione. «Quando si guida, ad esempio, usare lo smartphone è come avere un’arma carica in mano – afferma Cristiano Canova, presidente della Commissione ‘Strade sicure’ e capo della Sezione della circolazione – ma nonostante questa consapevolezza molti insistono a usarlo, provocando pericoli per sé e per gli altri». In un contesto, quello delle strade ticinesi, dove «stress e traffico contribuiscono senza dubbio a rendere la situazione ancora più pericolosa». Come intervenire, quindi? «Non abbiamo bisogno di molto, dobbiamo solo prestare tutti più attenzione e usare più prudenza e saggezza. Sembrerà moralistico magari, ma è veramente tutto quello che serve». Accendere il cervello, insomma. Riflettere. Da qui, infatti, nota Fabienne Bonzanigo, capo progetto della campagna, si è partiti. «Abbiamo l’obiettivo di raggiungere il maggior numero di persone. Lo faremo partecipando a manifestazioni come il Tour de Suisse quando farà tappa a Bellinzona e proponendo eventi dove ci saranno anche momenti esperienziali da cui le persone potranno uscire, speriamo, arricchite». Persone che saranno sensibilizzate anche tramite spot televisivi e al cinema, come in radio, sulla carta stampata e su internet. «Saranno proposte anche attività ludico-didattiche nelle scuole – conclude Bonzanigo – perché i bambini saranno i conducenti di domani» e, riprende Gianmarco Balemi, direttore dell’Acs, perché «non hanno ancora una percezione completa del pericolo. La sensibilizzazione va sviluppata sempre, e questa proposta va nella giusta direzione». La responsabilità è di tutti, come afferma lo slogan della campagna. E lo ripete Bruno Storni, presidente dell’Ata, notando come «pedoni e ciclisti sono gli utenti della strada più esposti agli incidenti con gravi conseguenze, ed è per noi di grande importanza che automobilisti e motociclisti riflettano sui propri comportamenti, sul rispetto delle regole e degli altri utenti del traffico». Per Pascal Agostinetti, capo delegato presso l’Ufficio della prevenzione degli infortuni per la Svizzera meridionale, è positivo che «questa sia una campagna regionale, visto che sono state riscontrate differenze sul numero di incidenti che avvengono a Sud delle Alpi. In Ticino, infatti, c’è un rischio doppio di possibilità d’incidente rispetto al resto della Svizzera».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 14 aprile 2018 del Corriere del Ticino.

Troppi incidenti, serve un cambio di marcia

Quando si tratta di mettersi alla guida, il Ticino si smarca dal resto della Svizzera. Ma non c’è da esultare. Statistiche alla mano, alle nostre latitudini si registra infatti un tasso di incidenti stradali superiore del 20% alla media nazionale. Allo stesso tempo, il Ticino si classifica al terzo posto della classifica dei cantoni con il più alto tasso di motorizzazione: ovvero 638 automobili ogni mille abitanti. Per cercare di invertire il senso di marcia e riportare il nostro cantone al di sotto della media nazionale, il Dipartimento delle istituzioni ha quindi deciso di scendere in campo e – facendo fronte comune con le principali associazioni attive nel ramo – ha lanciato la campagna di sensibilizzazione «Rifletti». «L’obiettivo di questa azione è molteplice – ha esordito il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi – non solo vogliamo rendere più sicure le strade per i nostri utenti ma, allo stesso tempo, l’intenzione è quella di diminuire drasticamente il numero delle vittime». Vittime che, solo l’anno scorso, sono state 945. Pari a quasi tre feriti al giorno. «Sulle strade occorre imparare a convivere», ha continuato Gobbi che non ha mancato di lanciare una frecciatina: «Se in Ticino si registra un numero più elevanto di incidenti in confronto alla media svizzera è anche perché sulle nostre strade circola una maggior densità di auto». E non solo con targhe ticinesi. «Rispetto ad altri cantoni il Ticino presenta un numero maggiore di lavoratori frontalieri che, va da se, quando attraversano la dogana portano con loro anche un’altra modalità di guida – ha sottolineato il consigliere di Stato – questo fattore, associato ad una guida più latina e ad una diversa geografia del territorio che rende le nostre strade un po’ più tortuose di quelle dell’Altipiano, contribuisce a rendere la realtà ticinese più delicata». Da qui la volontà di dare avvio ad una campagna di sensibilizzazione ad hoc che si inserisce sì nella più ampia azione di prevenzione avviata a livello nazionale ma che, come spiegato dalla responsabile del progetto Fabienne Bonzanigo, è stata ripensata in salsa ticinese. «“Rifletti’’ è una campagna di supporto adattata alle esigenze del nostro territorio che riprende e rafforza il messaggio della campagna nazionale “Made visible’’. Ma se nel resto del Paese si punta più su un messaggio di attenzione a ciclisti e pedoni, da noi serviva un concetto diverso». Da qui «Rifletti», inteso sia come un invito a ragionare quando si è alla guida, sia come un’allusione agli abiti catarifrangenti. Un adattamento in chiave ticinese che ha fatto breccia nel Fondo federale di sicurezza stradale che ha deciso di stanziare 590 mila franchi per finanziare il progetto fino alla fine del 2019. Dalle giornate nelle scuole alle campagne sui media, passando poi dalle manifestazioni alle giornate cantonali, sono tanti i volti che assumerà la campagna. Un’iniziativa vista di buon occhio anche dall’Associazione traffico e ambiente, per la quale «troppo spesso, a pagare le conseguenze di una disattenzione alla guida sono pedoni e ciclisti», ha rimarcato il presidente Bruno Storni, che ha poi invitato gli utenti della strada «a prendere coscienza delle proprie responsabilità». «La verità è che si tende a sminuire la pericolosità dell’uso dello smartphone al volante», ha ribadito da parte sua Cristiano Canova, presidente della Commissione strade sicure che ha poi posto l’accento sui pericoli che corrono i bambini, vittime nel 2017 di 44 incidenti. «Occorre avere un occhio di riguardo per i più piccoli – gli ha fatto eco Gianmarco Balemi, direttore della sezione ticinese dell’Automobile Club Svizzero – che non solo vivono la strada in modo diverso ma che, alla fine, saranno gli automobilisti di domani». Infine, a sottolineare l’impellenza della campagna è stato Pascal Agostinetti, dell’Ufficio per la prevenzione degli infortuni, per il quale «le cifre sugli incidenti parlano chiaro: occorre mettere in campo tutte le forze possibili per ribaltare la situazione in Ticino ed incrementare così la sicurezza».

Aggregazioni avanti ma con più libertà

Aggregazioni avanti ma con più libertà

Articolo apparso all’interno dell’edizione di giovedì 12 aprile 2018 del Corriere del Ticino

Dopo la consultazione il Governo corregge il tiro – Incentivi senza limiti temporali e apertura a progetti alternativi Rimane però la visione di un Ticino a 27 Comuni – Norman Gobbi: «Spazio alle iniziative che nascono dal basso»

La marcia del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) prosegue. L’esito della seconda fase di consultazione con i Comuni, i partiti e le associazioni interessate ha spinto però il Consiglio di Stato a correggere il tiro. Come? Se la visione strategica di un Ticino a 27 rimane, nei prossimi anni agli enti locali e alle iniziative aggregative sarà concessa maggiore libertà. Sì perché rispetto agli scenari presentati nel giugno del 2017, l’Esecutivo – come illustrato ieri a Bellinzona – ha deciso di eliminare alcuni vincoli e di rendere più flessibili gli strumenti a disposizione dei Comuni. Una mossa, questa, che nel Luganese – distretto dal quale si sono levate le voci più critiche – è stata accolta con tiepida soddisfazione.

A riprova della delicatezza del tema, la partecipazione alla seconda consultazione generale – dopo quella del 2013 – è stata importante. «Un esito significativo e soprattutto rappresentativo» ha sottolineato il neocapo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa, precisando come a prendere posizione siano stati 97 dei 115 Comuni (corrispondenti al 96% della popolazione). E sempre in questo quadro il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha tenuto a precisare: «Il PCA non è una riforma imperativa. La parola d’ordine è condivisione, dando in particolar modo spazio alle iniziative aggregative che nascono dal basso e che, come dimostra l’esperienza di Bellinzona, si rivelano poi progetti solidi». Non sorprende quindi che tra le proposte sul tavolo ad aver ottenuto maggiori consensi siano state quelle meno invasive rispetto all’agire comunale e viceversa. E ciò nonostante le resistenze regionali più o meno importanti a fronte di quanto delineato a Palazzo delle Orsoline: come risaputo gli scenari aggregativi Luganese e Collina Nord hanno infatti subito sbarramenti trasversali nei Comuni interessati, alla stregua delle entità Locarnese e Mendrisiotto. «Anche se – ha rilevato Della Santa – quando 20 anni fa è stato dato avvio ai primi processi aggregativi, i mal di pancia furono gli stessi. Oggi possiamo però affermare che gran parte degli scenari di allora è diventata realtà».

A disposizione aiuti per 74 milioni
Ma torniamo agli strumenti messi in campo dall’Esecutivo per spronare gli enti locali a unire le forze. Bellinzona ha ingranato la retromarcia soprattutto su due misure. Non condivisa da oltre il 50% dei rispondenti alla consultazione, la limitazione degli incentivi finanziari a sei anni è stata scartata. «Così da eliminare la pressione temporale a quei progetti pronti a germogliare dal basso», ha indicato Della Santa. Da Gobbi è tuttavia giunto un monito: «È vero, il credito quadro unico da 120 milioni è messo a disposizione senza termini temporali. Ma evidentemente, nell’ottica di allettare la realizzazione di un progetto aggregativo, resta valido il principio del “chi prima arriva meglio alloggia”». Sì perché dedotti i contributi già decisi, a oggi sono 73,8 i milioni sfruttabili dai Comuni. E a proposito di soldi, il Governo ha proceduto a stralciare anche i collegamenti tra il rispetto del PCA e la partecipazione al sistema di perequazione, mentre la chiave di riparto dei contributi finanziari verrà definita di volta in volta a seconda delle specificità delle località interessate.

Sulle modalità di concretizzazione del piano, dalla consultazione sono invece arrivate diverse conferme ma anche nuove aperture. Innanzitutto resta intatta la possibilità di attuare gli scenari aggregativi in più tappe. «Cruciale, in un progetto che non vuole essere calato dall’alto, sarà dunque la volontà di autodeterminazione comunale e popolare» ha affermato Gobbi. Da qui il parziale dietrofront del Governo sulle proposte di aggregazione sostanzialmente divergenti dal PCA. Queste – a differenza delle intenzioni iniziali e vista la posizione dei Comuni – verranno esaminate e avviate a condizione che ciò non implichi ricadute rilevanti sugli altri scenari. E in merito è stato fatto l’esempio di un’ipotetica micro-aggregazione tra Muralto e Orselina. È inoltre stata confermata, seppur in via eccezionale, l’ammissione di aggregazioni tra Comuni non contigui. In ogni caso, ed è l’ultima misura avanzata dall’Esecutivo e accolta dai Comuni, non andrà indetta una votazione cantonale con lo scopo di attuare nel suo insieme del PCA. «Che rimane uno strumento strategico in mano alla politica, ma con il quale non si vuole fare alcuna imposizione», ha ribadito Gobbi.

I prossimi passi
L’intenzione del Consiglio di Stato è quella di dare luce verde al progetto definitivo dopo l’estate. Il messaggio dovrà poi ricevere l’avallo del Gran Consiglio. A tal proposito è stato ricordato come risulti ancora in sospeso l’iniziativa popolare della Vpod che chiede un Ticino suddiviso in 15 Comuni. La decisione del Parlamento, che aveva ritenuto irricevibile il testo, è in mano al Tribunale federale.

Intervista all’interno de Il Quotidiano
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Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 lieve diminuzione delle rapine

Nel 2017 si è registrata una lieve diminuzione delle rapine. Le infrazioni per rapina registrate nel corso dell’anno sono state 49 (18% a mano armata), 5 in meno rispetto al 2016. In due casi su tre è stato possibile risalire all’autore. I cambiamenti più significativi riguardano la riduzione di quelle ai danni di gioiellerie (1 tentativo e 3 casi di atti preparatori), e l’aumento degli obiettivi costituiti dalle stazioni di servizio (17). Il settore di Chiasso resta il più colpito da quest’ultimo fenomeno. Per quanto riguarda invece gli omicidi, lo scorso anno se ne contano 3 (1).

Durante il 2017 il Mendrisiotto è stato particolarmente colpito dalle rapine. A Ligornetto, in 5 mesi (da marzo ad agosto), sono state effettuate 5 rapine in stazioni di servizio e due tentativi di rapina sempre in distributori sono emersi a seguito delle inchieste e degli arresti di alcuni autori. In relazione a queste rapine sono stati effettuati 6 arresti, con già 2 condanne, grazie anche alla buona collaborazione con le autorità italiane. Collaborazione che ha pure permesso di chiarire due rapine del dicembre 2016, messe a segno rispettivamente in una banca di Monteggio e in una stazione di servizio di Novazzano. L’ottima collaborazione, anche con altre forze di polizia, ha permesso di arrestare due autori in territorio francese dopo che avevano messo a segno un’ulteriore rapina in Austria. Inoltre a Varese sono stati processati e condannati due rapinatori italiani che avevano colpito anche in Ticino, a danno di un ufficio cambio di Besazio nel giugno 2010 e di una stazione di servizio di Arzo nell’agosto 2011. Colpi che avevano fruttato agli autori circa 200’000 franchi nel primo caso e 7’000 franchi nel secondo. Altri 3 rapinatori italiani sono oggetto di mandati d’arresto per un colpo in un ufficio cambio del Mendrisiotto avvenuto la scorsa primavera. Fra i casi particolari due rapine sulla pubblica via in agosto a Lugano, effettuate in correità da due fratelli marocchini utilizzando un coltellino per minacciare e derubare alcune donne che, a piedi, rientravano ai rispettivi domicili dopo aver passato la serata in centro città. Gli autori sono stati arrestati la notte stessa e successivamente condannati a pene da espiare. Per quanto riguarda le rapine nelle gioiellerie, nel 2017 a livello svizzero vi è stato un incremento del 50%. I casi sono passati infatti dai 10 del 2016 ai 15 del 2017. Per contro in Ticino non vi sono stati casi consumati, ma solo 1 tentativo e 3 casi di atti preparatori non concretizzati.

I reati violenti, sulla base della classificazione fatta dalla statistica criminale, sono tornati a diminuire (1’745, -7%%) per effetto principalmente di quelli di poca entità, numericamente preponderanti (1’087), e delle minacce (563). Anche i reati gravi sono diminuiti da 95 a 72. Fra questi figurano gli omicidi (28, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (28) e le violenze carnali (15). Lo scorso anno sono stati registrati 3 omicidi. In quasi tutti i casi i fatti sono riconducibili a rapporti interpersonali o in ambito famigliare, in cui spesso il fattore scatenante è stato individuato in apparenti futili motivi ed amplificato da abuso di alcolici o stupefacenti. A Gordola, in aprile, all’esterno di una discoteca un uomo ha perso la vita dopo essere stato colpito da un giovane. Ad Ascona, in giugno, un uomo ha atteso la moglie in prossimità del suo posto di lavoro. Dopo averla accompagnata per un breve tratto, all’altezza dell’autosilo di un supermercato improvvisamente l’ha trascinata nella rampa d’accesso e in seguito ha esploso contro di lei diversi colpi di pistola. La donna è deceduta sul posto. L’autore ha tentato in seguito il suicidio sparandosi un colpo alla testa ferendosi in modo leggero. A Bellinzona, in luglio, a seguito di una lite famigliare con il marito, una donna ha perso la vita cadendo dal balcone del 6° piano terminando la caduta nel piazzale sottostante del palazzo. Il marito è stato arrestato poiché si sospetta che l’abbia gettata dal balcone. La cronaca ha registrato anche la morte di un richiedente l’asilo a Brissago nel corso di un intervento di polizia richiesto per un alterco in un edificio del centro. La vittima, brandendo due lame, si è scagliata contro due altri richiedenti l’asilo e gli agenti.

Per quanto riguarda l’attività della Sezione TESEU, le persone che nel 2017 si sono annunciate per l’ esercizio della prostituzione sono state 281. Le nazionalità più rappresentate sono quella rumena (61%), italiana (27%) e spagnola (4%). Nell’ambito delle verifiche, sia nei locali autorizzati sia negli appartamenti, sono state controllate 224 persone. Fra queste, 20 donne, in possesso di un’autorizzazione per attività lucrativa indipendente di breve durata valida o senza permessi di lavoro per stranieri, hanno omesso di annunciarsi alla Polizia cantonale oppure praticavano la prostituzione in esercizi pubblici. Le stesse sono pertanto state denunciate al Ministero pubblico anche per esercizio illecito della prostituzione. Un particolare degno di nota è che 18 di queste donne erano attive in due esercizi pubblici oggetto di intervento da parte di Magistratura e Polizia. Il numero degli appartamenti attivi a disposizione delle professioniste del sesso è stabile, stimabile a 97 per il 2017 (95 nel 2015 e 92 nel 2016). La maggior parte di questi appartamenti resta concentrata nei principali centri urbani. I controlli e i contatti regolari con l’ambiente della prostituzione hanno permesso di individuare quattro situazioni di potenziali vittime di tratta d’esseri umani o di sfruttamento della prostituzione. In una di queste situazioni si sono ottenuti gli elementi per avviare un’inchiesta penale nei confronti degli autori. I saloni di massaggio erotico rilevati nel 2017 sono 10. I locali notturni sono 15, dei quali 10 nel Sottoceneri e 5 nel Sopraceneri. In questi esercizi pubblici sono attive circa 100 donne, in maggioranza provenienti dall’est europeo.

È proseguita  l’azione coordinata contro il fenomeno dello sfruttamento della forza lavoro, più comunemente conosciuto come “caporalato”. La Polizia cantonale ticinese ha collaborato attivamente con il Ministero pubblico, i sindacati, le varie commissioni paritetiche, l’Ufficio dell’ispettorato del lavoro e l’Ufficio sorveglianza mercato del lavoro. I reati emersi da queste inchieste sono l’usura, l’estorsione, la truffa, la falsità in documenti, l’infrazione alla Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione e l’infrazione alla Legge federale sugli stranieri. Le persone arrestate in questo contesto sono 2, mentre ulteriori 8 sono state denunciate a piede libero. Da rimarcare inoltre che il numero delle vittime di sfruttamento della forza lavoro è quantificabile in almeno 40 persone.

L’attività di contrasto dello sfruttamento dei flussi di migranti da parte del Gruppo Interforze Repressione Passatori (GIRP), che vede al lavoro Polizia cantonale, fedpol e Guardie di confine, ha portato nel 2017 all’arresto di 35 persone denunciate per infrazioni alla Legge Stranieri, in particolare per aiuto all’entrata illegale. Contro circa la metà di queste persone è stata chiesta la conferma d’arresto al Giudice dei Provvedimenti Coercitivi. Per 4 di questi casi, le susseguenti ricostruzioni ed inchieste hanno permesso di denunciare le persone coinvolte anche per il reato di usura.

Infine, al capitolo furti di veicolo (1’029, -12%) occorsi in Ticino, anche nel 2017 la bicicletta è stata l’obiettivo più ricorrente (818 casi) mentre quelli di auto hanno raggiunto quota 40 (55 nel 2016). Da segnalare il sensibile aumento dei furti di ciclomotori con motore elettrico (21,+281%)

 

Riunione della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

Riunione della conferenza consultiva cantonale sulla sicurezza

L’evoluzione del progetto «Polizia ticinese», la riduzione del numero di Regioni di polizia, la revisione della Legge sull’esercizio della prostituzione – le sue conseguenze per i Comuni – e la definizione di una strategia cantonale sulla questione dell’accattonaggio; questi i temi principali trattati oggi a Bellinzona, durante la 15. riunione della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza.

La 15. seduta della Conferenza consultiva cantonale ha visto riunirsi, questa mattina a Bellinzona, i principali attori istituzionali incaricati di garantire la sicurezza sul territorio ticinese. Alla riunione, coordinata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato i municipali dei Comuni-Polo in materia di polizia e rappresentanti delle forze dell’ordine, cantonale e comunali.
Il centro della discussione è stato occupato dall’attuazione della Legge cantonale sulla collaborazione tra polizie, entrata pienamente in vigore dal 1. settembre 2015 nelle otto Regioni istituite sul territorio cantonale. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha presentato le proposte scaturite dal rapporto redatto dal gruppo di lavoro per la definizione della futura «Polizia ticinese». La proficua discussione avuta tra Direttore del Dipartimento e Capi dicastero delle polizie polo ha permesso di convenire sulle proposte formulate dal gruppo di lavoro e dal Dipartimento, concernenti compiti e competenze, rispettivamente effettivo minimo per i corpi di polizia comunale strutturata fissato a 25 più il comandante. L’importanza degli equilibri politici – questione spesso molto delicata nel nostro Cantone – ha portato invece i presenti a voler escludere la discussione sulla riorganizzazione territoriale delle regioni di polizia comunale, in modo che le importanti innovazioni contenute nel progetto di «Polizia ticinese» possano trovare un’ampia quanto rapida condivisione, garantendo in futuro una maggiore capacità operativa sulle 24 ore nei territori interessati e concentrandosi sui fattori che determinano la prontezza e l’efficacia operativa delle nostre forze di polizia.
Si è poi accennato a un altro tema rilevante per i Comuni: l’applicazione della nuova Legge cantonale sulla prostituzione, destinata a entrare in vigore il 1 gennaio 2019. Il Consigliere di Stato ha spiegato quali saranno i principali cambiamenti, a livello operativo, per la polizia cantonale e le comunali.
I presenti sono stati infine orientati sull’intenzione del Dipartimento delle istituzioni di definire – in base alla Legge sull’ordine pubblico – una strategia cantonale dedicata al fenomeno dell’accattonaggio, che tocca sempre più aree del nostro territorio. Nelle prossime settimana i Comuni Polo riceveranno una serie di linee guida su come comportarsi.
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi nel mese di ottobre.

“Le aggregazioni: successo e rammarico”

“Le aggregazioni: successo e rammarico”

Intervista apparsa nell’edizione di martedì 27 marzo 2018 del Corriere del Ticino

Elio Genazzi si appresta a lasciare la guida della Sezione degli enti locali per passare al beneficio della pensione. Lo abbiamo incontrato per un bilancio della sua attività dal 2006. Genazzi parla a ruota libera dei Comuni, delle aggregazioni, di Ticino 2020, ma anche dei suoi due direttori: prima Luigi Pedrazzini, poi Norman Gobbi.

Il 1. aprile (e non è uno scherzo) passerà al beneficio della pensione. È pronto per il passaggio delle consegne?
“Il tempo trascorre inesorabile e anche per me, senza quasi nemmeno accorgermene, è giunto il momento di staccare. Con la pubblicazione del concorso per il mio successore si è aperta una fase di transizione, una scintilla che mi ha permesso di riflettere davvero sul mio nuovo futuro. Se la salute me lo concederà, vorrei tornare a fare qualcosa, questa volta da gregario, per la mia valle – la Vallemaggia – cui devo molto. Ma sarà anche il tempo di godermi qualche momento in più con la mia famiglia e, soprattutto, con i miei nipotini”.

Aveva assunto la guida della Sezione degli enti locali nel 2006. Quanto è cambiato il Comune ticinese in genere da allora?
“Il Comune ticinese è cambiato molto e le trasformazioni sono tuttora in corso. L’evoluzione è stata favorita dalla politica, ma è altresì conseguenza dei mutamenti sociali, economici e anche infrastrutturali. Le aggregazioni comunali hanno segnato la via e preparato il Cantone alle nuove sfide: AlpTransit, LAC, Palacinema fino al rilancio delle periferie. L’organizzazione comunale, rimasta praticamente immutata sin dall’Ottocento, ha vissuto un vero mutamento, necessario per adattarsi alle nuove esigenze della popolazione ticinese. Per alcuni – pochi a dire il vero – è stato uno sgarbo al passato. Ma a loro rispondo che si è trattato di un atto di responsabilità per il Ticino delle future generazioni”.

Lei arrivava dal privato, titolare di uno studio di ingegneria. Come mai l’idea di lanciarsi in quel nuovo compito?
“Una scelta sino a quel momento inimmaginabile, ma non casuale. Accanto all’attività d’ingegnere svolta per 27 anni, fonte d’importanti sacrifici ma anche di altrettante soddisfazioni, ho sempre coltivato la passione per la cosa pubblica. Grazie alle nozioni di civica apprese sui banchi della Scuola maggiore (tempi in cui la materia non appariva ancora un tabù), ho subito scoperto dentro di me un forte senso civico. Dopo essere stato attivo in alcune associazioni di valle, l’entrata nel Municipio di Maggia (nel 1988) e gli otto anni da sindaco hanno rappresentato la mia prima vera palestra istituzionale, cui ne sono seguite altre. L’esperienza maturata e il desiderio di vivere una nuova avventura mi hanno condotto alla scelta di cui non mi sono mai pentito”.

All’epoca era anche parlamentare. Fu difficile lasciare?
“Nel 1992, con grande onore, assunsi la carica di granconsigliere. Un’esperienza impegnativa ma gratificante, che mi ha permesso di conoscere e ispirarmi a personalità illustri. Lasciare il Parlamento dopo 15 anni – la mia esperienza si sarebbe comunque conclusa l’anno successivo – non mi è pesato. Il compito che andavo ad assumere mi ha permesso – e così è stato – di mantenere uno stretto contatto con l’attività parlamentare. Una nuova veste più affine alla mia stessa indole, volta a preferire ai giochi politici, gli interessi del cittadino”.

Si dice che chi è stato in politica e poi la osserva dall’esterno abbia la visione più chiara e nitida di quanto accade. Cos’è cambiato in questi 12 anni?
“La politica rispecchia umori ed esigenze di una società che, malgrado la salute dell’economia e una protezione sociale solida, è divenuta più fragile e complessa rispetto al passato: un contesto che si ripercuote inevitabilmente sulla strategia dei partiti. Ai tempi le trasversalità erano piuttosto limitate agli interessi dei Comuni, difesi dal cosiddetto “Partito dei sindaci”, o delle periferie che riuscivano immancabilmente a raccogliere il sostegno del resto dell’emiciclo. Oggi la trasversalità abbraccia temi sociali, economici e ambientali, spingendo i partiti a sacrificare la propria identità sull’altare del successo elettorale. Tuttavia ciò non ha avvicinato le parti alla ricerca di soluzioni convergenti e risolutorie, poiché la politica “urlata” – che corre sul web e sconfina in Parlamento – si contrappone alla progettualità e alla mediazione, che hanno sin qui consentito di raggiungere grandi traguardi”.

Veniamo al processo delle aggregazioni. Qual è stato il progetto che ha creato maggiori attriti e tensioni?
“In ogni progetto aggregativo si celano delle insidie. La chiave sta nello spiegare alla gente, cosa non sempre evidente, che gli aspetti positivi della scelta prevalgono su quelli negativi. Vero, il Comune è il livello istituzionale più prossimo al cittadino ed è inevitabile che gli aspetti affettivi ed emozionali vengano a galla, anche scaltramente. Ma se ci si convince dei vantaggi concreti, si accantonano gli attriti e le tensioni. In certi casi non ci siamo purtroppo riusciti, ma a prevalere è comunque stato – com’è giusto che sia – il processo democratico. Su tutti il rammarico maggiore è stato di non essere riusciti a convincere il Locarnese sulla necessità di una sua riorganizzazione”.

E quale quello al quale oggi guarda con orgoglio come esempio d’esercizio ben riuscito?
“Per dimensione, ma soprattutto considerando le reticenze iniziali, penso alla nascita della nuova Bellinzona. Una realtà ancora in fase di assestamento, che richiederà importanti sforzi agli attuali amministratori, ma che il tempo consacrerà come una scelta vincente anche per il Cantone. Guardo però con altrettanto orgoglio quelle realtà di periferia che, grazie alla lungimiranza dei propri Cittadini, per prime hanno creduto nelle aggregazioni, indicando la via al resto del Cantone”.

Qual è il progetto che lascia in eredità al suo successore e al quale tiene in maniera particolare?
“Malgrado le criticità emerse recentemente, il cantiere più importante permane senza dubbio quello della riforma Ticino 2020. Un progetto il cui beneficiario, è bene ricordarlo, non è né il Cantone né i Comuni, bensì il cittadino. Sono sicuro che sia Governo sia rappresentanti dei Comuni, dopo aver registrato in passato troppi fallimenti su tale fronte, sappiano riportare il progetto sui giusti binari. C’è stato un lungo lavoro preparatorio per costruire un progetto solido e un clima positivo fra gli attori in gioco. È perciò indispensabile trovare delle soluzioni moderne, che aiutino i Comuni a riacquistare una vera autonomia e il Cantone a bloccare la centralizzazione dei compiti onde mantenere sani i principi fondanti del federalismo, fiore all’occhiello della nostra organizzazione istituzionale”.

Lei ha pure vissuto un cambio della direzione del Dipartimento delle istituzioni. Dal PPD (come lei) Luigi Pedrazzini al leghista Norman Gobbi. Quale il principale cambiamento?
“Sono due personalità assai diverse, che tuttavia hanno sempre mostrato una particolare sensibilità per le zone periferiche. Le Valli, infatti, non possono divenire dei musei a cielo aperto: occorre farle vivere. Ho potuto osservare, con soddisfazione, come le politiche dipartimentali abbiano sempre tenuto conto delle esigenze dei territori più discosti, pur nel rispetto dell’interesse dell’intero Cantone. Forse l’ex consigliere di Stato era più incline alla concertazione, mentre l’attuale possiede una trazione decisionale che ricalca maggiormente la volontà dipartimentale. Ad ogni modo, sono riconoscente a entrambi per questi anni di lavoro di squadra e per la fiducia che non ho mai sentito mancare”.

Si dice che Gobbi sia un direttore molto presente ed esigente con i suoi collaboratori. A volte magari anche un po’ invadente?
“Come detto, è un consigliere di Stato che ha una propria impronta politica e che dalla sua elezione ha saputo orientare in tal senso i suoi collaboratori. Non la concepirei come un’invasione, anche perché a essere eletto – e a godere del sostegno così come delle aspettative dei cittadini – è il direttore di Dipartimento e non i funzionari”.

Dire Sezione degli enti locali significa anche parlare di problemi e attriti con i Comuni e alcuni amministratori. Qual è stata la situazione che ha creato grosse difficoltà?
“Ci sono stati Comuni che hanno manifestato evidenti difficoltà, sia sul piano amministrativo sia politico. Occorreva recuperare ritardi che azzoppavano la macchina comunale e scalfivano seriamente la sua efficienza, a scapito anche dei servizi offerti. Dopodiché ci sono state situazioni su cui si sono accesi insistenti riflettori mediatici su singole persone, che hanno recato pregiudizio all’immagine del Comune e di riflesso alla credibilità delle istituzioni. Episodi difficili che per fortuna sono stati risolti, grazie all’intervento del Cantone ma anche alla propositività e all’etica pubblica che, per fortuna, ancora caratterizza la stragrande maggioranza degli amministratori locali”.

C’è chi negli anni avrebbe voluto dalla vostra sezione anche interventi più decisi e profilati nei confronti di chi aveva compiuto scivoloni. Condivide la critica?
“È una critica comprensibile, anche perché oggi piace lanciare i famosi “segnali”. Talvolta gli interventi potevano mostrarsi più autoritari, ma abbiamo sempre preferito risolvere i problemi alla radice, intervenendo appena possibile e, soprattutto, cercando ripristinare prima possibile la corretta funzionalità degli enti locali. Ben consapevoli della centralità dell’interesse collettivo, il cui primo custode è, e rimarrà, il Comune”.

Val Mara: un’aggregazione voluta dai comuni

Val Mara: un’aggregazione voluta dai comuni

Un Ticino forte con comuni solidi

Il Consiglio di Stato, sulla base dell’istanza congiunta dei Municipi di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio del 21 novembre scorso, ha deciso di istituire una commissione, composta dai sindaci e dai segretari comunali dei comuni, incaricata di elaborare un rapporto per l’aggregazione della Val Mara. Tra i comuni non figura Bissone, che ha deciso di non aderire a questo progetto.

I quattro comuni hanno ora l’opportunità di impegnarsi spontaneamente per la creazione del nuovo comune denominato “Val Mara”, ricalcando l’orientamento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un modo di procedere che consente di lavorare con maggiore libertà e con tempistiche più ampie, trattandosi di un progetto aggregativo spinto dal basso, ovvero promosso dai singoli comuni che mostrano il desiderio di unirsi senza l’imposizione dalle autorità cantonali. Queste ultime restano però sempre a disposizione per un supporto specialistico.
La collaborazione tra le parti è certamente un’ottima premessa per la buona riuscita di un processo che necessità di parecchi consensi.

Un’aggregazione per opportunità
Contrariamente ad altri progetti d’aggregazione necessari per sostenere i comuni non più in grado di far fronte ai compiti amministrativi e alle necessità finanziarie, con questa aggregazione si vuole cogliere l’opportunità di ammodernare e consolidare l’offerta di servizi al Cittadino.

Sono certamente felice che lo scenario auspicato dalle persone attive all’interno dei comuni della Val Mara rappresenti, in buona sostanza, la linea tracciata dal PCA. Questo significa che le aggregazioni già portate a termine hanno inciso positivamente sulla sensibilità della gente e sul territorio, creando il bisogno di ulteriori processi aggregativi per convivere con i cambiamenti della società che incidono anche sulle istituzioni più vicine ai cittadini.

I comuni che hanno deciso di confrontarsi con il processo aggregativo possono essere considerati simili per loro capacità di offrire una qualità di vita soddisfacente alla popolazione, con la messa a disposizione di numerosi servizi in una zona a forte vocazione residenziale, pure apprezzata per la sua proposta turistica, favorita dalla collocazione geografica tra il lago Ceresio e il Monte Generoso.

La ricerca di maggiore autonomia
Con questa scelta, è però chiara la volontà di rendersi ancora più autonomi e di garantirsi, con una dimensione più rilevante e un’organizzazione comunale più strutturata, una maggiore capacità decisionale. E ciò, senza perdere le peculiarità che caratterizzano questi territori, che a nord sentono la prossimità della Città di Lugano e a sud la vicinanza del Magnifico Borgo di Mendrisio.

L’obiettivo è quindi quello di dare maggiore potere a delle realtà già autonome a livello amministrativo, che vogliono però potenziare la propria struttura e offerta, incrementando la progettualità per predisporre un comune moderno e soprattutto solido, che sappia soddisfare le aspettative e i bisogni quotidiani della gente.

Ed è questo anche l’obiettivo del Piano cantonale delle aggregazioni, che disegna – con la partecipazione di tutti i Comuni e attori interessati – un Ticino moderno in modo da garantire un assetto istituzionale adeguato per affrontare le sfide future, tanto a livello cantonale come nel contesto nazionale e transfrontaliero.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono convinto che il Comune “Val Mara” saprà proporre alla popolazione delle prestazioni di qualità e diventare un importante interlocutore per il Cantone. Le motivazioni che animano i promotori di questa aggregazione consentiranno di raggiungere risultati concreti in tempi ragionevoli. E questo nell’interesse dei cittadini coinvolti che
potranno vivere in un contesto al passo con i tempi.