Discorso pronunciato in occasione del rapporto di scioglimento 2017 della Brigata fanteria montagna 9

Discorso pronunciato in occasione del rapporto di scioglimento 2017 della Brigata fanteria montagna 9

– Fa stato il discorso orale –

Signor Consigliere Federale Guy Parmelin,
Signor Presidente del Tribunale penale federale Tito Ponti,
Signor Presidente del Gran Consiglio Walter Gianora,
Signor Sindaco di Bellinzona Mario Branda,
Signor Consigliere di Stato Andreas Barraud,
Signora Consigliera di Stato Karin Kayser-Frutschi,
Signor Consigliere di Stato Beat Villiger,
Signor Comandante di corpo Dominique Andrey,
Signor Comandante di corpo Daniel Baumgartner,
Signor Comandante, brigadiere Maurizio Dattrino,
Signori Ufficiali generali in servizio e a riposo,
Stimati ufficiali, sottufficiali superiori,
Gentili Signore, egregi Signori,

oggi è un momento storico per l’attività militare del nostro Cantone. La brigata fanteria montagna 9, per tutti la Brigata del Gottardo dopo aver raccolto l’eredità della divisione montagna 9 e della brigata di fortezza 23, presenta oggi il suo ultimo rapporto annuale e sarà sciolta con l’Ulteriore Sviluppo dell’Esercito, i cui quattro punti fondamentali prevedono miglioramenti nella prontezza, nell’istruzione dei quadri, nell’equipaggiamento e nell’orientamento regionale più marcato. Si tratta di un momento significativo poiché con lo scioglimento della Brigata si congeda l’unica grande unità trilingue dell’esercito, nella quale la lingua italiana riveste un ruolo prioritario e di tutto rispetto. Verrà chiuso anche l’ultimo comando di una grande unità situato a sud delle Alpi, qui a Bellinzona per essere precisi.

La lingua italiana nell’esercito è parte integrante dell’identità nazionale e continuerà ad esserlo anche in futuro.  Grazie all’ottima collaborazione con il Capo dell’esercito e con i suoi stati maggiori, possiamo contare sul loro particolare impegno per continuare a garantire a tutti i militi ticinesi e ai grigionesi di lingua italiana l’istruzione militare nella lingua madre. Per questo scopo, è stato deciso di concentrarsi su incorporazioni specifiche che permettano di raggiungere la necessaria massa critica di rappresentanti italofoni nei tre ambiti di competenza dell’esercito: la difesa, con il gruppo artiglieria 49, la sicurezza, con il battaglione fanteria montagna 30 e l’aiuto sussidiario in caso di catastrofe, con il battaglione salvataggio 3 (l’unico che al momento non fa parte dei corpi di truppa subordinati alla brigata 9).
La scelta di concentrarsi su pochi settori operativi significa poter fare affidamento su istruttori italofoni e creare così le giuste premesse per i nostri militi di poter ambire a una carriera di successo fino a raggiungere le massime cariche. A tale proposito, vorrei ringraziare i brigadieri Maurizio Dattrino, Silvano Barilli e Stefano Mossi e il colonnello di Stato maggiore generale Stefano Laffranchini, nominato dal Consiglio federale brigadiere a partire dal prossimo mese di gennaio.

Per me, e come per molti di voi, questo momento ha una forte connotazione emotiva.
La Brigata del Gottardo ha sempre riunito la maggior parte dei militi ticinesi ed è associata alle nostre montagne, ovvero a ciò che più si trova – in senso geografico e simbolico – nel cuore della Svizzera. È inoltre una grande unità trilingue che ingloba più culture e fa della brigata fanteria montagna 9 l’espressione per eccellenza del nostro Stato federale.

Oggi, in questa occasione, siete tutti quadri. Insieme avete contribuito a mantenere operativo il livello dei vostri militi. Dobbiamo ricordare che il passo che ci apprestiamo a intraprendere con l’Ulteriore Sviluppo dell’Esercito, rappresenta un’evoluzione necessaria che consentirà all’Esercito svizzero di rimanere al passo con i tempi in modo flessibile e moderno, far fronte alle minacce e confrontarsi con le nuove sfide.
Non dobbiamo quindi pensare che stiamo chiudendo il libro, bensì stiamo aprendo una nuova pagina orientati al futuro. Accantoniamo dunque il sentimento di nostalgia che coglie un po’ tutti noi. I tempi sono cambiati per tutti, e – a maggior ragione – il mondo grigioverde deve adeguarsi a nuove minacce e necessità.

La Brigata del Gottardo lascerà un ricordo indelebile in tutti coloro che hanno avuto l’onore di farne parte. Il servizio militare è una tappa fondamentale nella nostra vita; durante i giorni di servizio si creano solide amicizie che continuano a esistere anche al di fuori del contesto militare. Il servizio militare, comunque esso sia vissuto, è un’utile esperienza di vita. Voi quadri, meglio di tutti, conoscete il valore aggiunto impagabile dato dagli insegnamenti che avete ricevuto durante i corsi d’istruzione nell’ambito della condotta e utilizzabili pure nella società civile.

Ribadisco dunque quanto detto in precedenza: guardiamo avanti. Sono certo che come militari svizzeri, e come italofoni, continueremo a rappresentare al meglio la nostra Svizzera: democratica, indipendente, libera e sicura.

Viva la Svizzera
Viva il nostro Esercito di milizia
Viva la brigata fanteria montagna 9

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Come tradizione da ormai alcuni anni oggi presso il Tribunale penale federale a Bellinzona si è tenuta la cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Walter Gianora, il sindaco di Bellinzona Mario Branda, e il presidente del Tribunale Penale Federale Daniel Kipfer. Nel corso dell’appuntamento istituzionale è stato ringraziato per l’impegno profuso nell’arco di una vita lavorativa chi si appresta a passare al beneficio della pensione. Sono state inoltre sottolineate le promozioni all’interno del Corpo, il superamento con successo di corsi di formazione ed è stata pure l’occasione per presentare i nuovi assunti sia uniformati che amministrativi.

Durante gli interventi è stato sottolineato l’impegno profuso da tutti gli appartenenti al Corpo della Polizia cantonale che si trova a dover affrontare costantemente nuovi e impegnativi compiti legati alla sicurezza del cittadino e del territorio. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ringraziato il Corpo di Polizia che garantisce quotidianamente la sicurezza del territorio e dei cittadini, non solo a livello cantonale, ma anche a livello nazionale e internazionale, in ragione della collocazione geografica del Ticino. Nel 2017 infatti abbiamo conosciuto, anche alle nostre latitudini, la realtà della radicalizzazione, degli estremismi e abbiamo avuto modo di comprendere che la minaccia terroristica non è molto distante da noi ha rilevato il direttore del Dipartimento delle istituzioni. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che ha sottolineato come la Polizia cantonale “ha risposto presente, ha dimostrato di lavorare bene e, senza voler “distribuire medaglie”, di essere veramente efficace nella salvaguardia della sicurezza del nostro territorio. Avete dimostrato ancora una volta, che il nostro Corpo può primeggiare a livello nazionale, senza nessun complesso di inferiorità”.

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

A 25 anni dal NO allo Spazio economico europeo

L’allora Consigliere federale PLR vodese Jean-Pascal Delamuraz definì la domenica 6 dicembre 1992 una “domenica nera per la Svizzera”. Un giudizio arrogante nei confronti del Popolo elvetico che – in quel memorabile momento storico – decise di salvaguardare la Svizzera e la sua indipendenza politica dalla fagocitante eurofrenesia che aveva pervaso i maggiori partiti storici svizzeri e l’intero Consiglio federale. Ad un quarto di secolo da quello storico giorno, val la pena ripercorrere un po’ di storia recente della Confederazione e del nostro Cantone.

L’inizio degli Anni Novanta corrisponde al momento storico della caduta del Muro di Berlino e quindi la fine dell’Unione sovietica. In parallelo all’implosione dell’impero comunista stava crescendo il Leviatano europeo che – sostenuto dagli euroturbo Mitterand e Kohl – iniziava a gettare la basi per quella che è l’odierna Unione europea, rigida e incapace di gestire le diversità dalla Lapponia al Mediterraneo.

Tra euroturbo e nazionalconservatori

Gli euroturbo svizzeri, rappresentati dai partiti storici PLR, PPD e PS, in quel periodo portarono il Consiglio federale ad inoltrare la richiesta d’adesione alla precorritrice dell’UE – la Comunità economica europea CEE – e far avallare dall’Assemblea federale l’adesione allo Spazio economico europeo SEE, con il CF socialista René Felber quale capofila. In parallelo all’eurofilia dilagante di parte del mondo politico svizzero, nasceva in ampie fette della popolazione svizzera la voglia di contrapporsi a questi moti demolenti del principio di sovranità; lo spirito nazional-conservatore trovò terreno fertile e vide la nascita – su spinta di Christoph Blocher e altri politici liberal-conservatori – l’Associazione per la Svizzera neutrale e indipendente “ASNI”, così come l’assunzione di un ruolo politico in questo spirito dell’UDC zurighese e della Lega dei Ticinesi a Sud delle Alpi.

Il voto del 6 dicembre 1992

Dopo l’avallo del parlamento federale nell’ottobre 1992, i mesi di campagna sul contrastato decreto d’adesione allo SEE furono infuocati. Dopo molti anni di calma piatta, la politica elvetica trovava un tema che scaldasse gli animi di cittadine e cittadini, con posizioni tanto marcate quanto in contrasto tra di loro.

Se a nord del Gottardo Christoph Blocher fu la figura di spicco sul fronte contrario, in Ticino Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli assunsero un ruolo decisivo; Nano in particolar modo in Ticino, mentre Flavio funse da megafono – grazie alle sue doti dialettiche e capacità linguistiche – in tutta la Svizzera di quel mal di pancia dei nazional-conservatori nei confronti delle scellerate scelte politiche dei partiti storici. Memorabili i dibattiti di Flavio Maspoli nelle fumose sale conferenze o sulle reti radio-televisive nelle tre lingue nazionali. In particolare ricordo una sala gremitissima a Lavorgo, dove Flavio battagliò con il socialista Werner Carobbio; durò alcune ore con un confronto fermo e duro, con molti interventi da parte dei presenti in sala, che palesavano quanto il malessere nazional-conservatore fosse presente anche nelle nostre Valli.

I Ticinesi e la Lega difesero la Svizzera

L’attesa era grande, come la partecipazione al voto, in Svizzera come in Ticino con oltre il 3 elettori su 4 che si recarono alle urne. L’edizione del “Mattino della domenica” del 6 dicembre 1992 dava per sicuro il NO delle elettrici e degli elettori Ticinesi. E così fu. Grazie al grande lavoro sul terreno della Lega dei Ticinesi e dei suoi fondatori, il NO in Ticino prevalse con il 61.5% e 85’582 voti contro i 53’488 di sì. Insomma, il movimento politico nato appena 22 mesi prima – la Lega dei Ticinesi – vinse un voto storico per il Ticino e per il Paese, grazie al fatto di aver saputo interpretare i sentimenti della gente in materia di politica estera. Il voto ticinese sorprese i commentatori nazionali, in quanto fu l’unico Cantone latino a votare contro in quello spaccato politico che venne definito “Röstigraben”, e ai fini del conteggio dei voti per l’opposizione popolare i voti contrari provenienti dal Ticino furono decisivi al NO svizzero. Possiamo quindi affermare che i Ticinesi e la Lega, quella domenica di 25 anni fa, decisero il futuro in libertà e indipendenza della nostra amata Svizzera.

Norman Gobbi

Un esercito che “parla” italiano

Un esercito che “parla” italiano

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi: “La Brigata del Gottardo si scioglie ma la nostra lingua non scompare”

Fra due settimane avrà luogo l’ultimo rapporto annuale per la Brigata fanteria montagna 9. Un momento storico per il nostro Cantone: quest’ultima grande unità trilingue con una forte presenza di militi della Svizzera italiana sarà infatti integrata, nel 2018, nella nuova Divisione territoriale 3.

Per chi non la conoscesse, la Brigata fanteria montagna 9 è una della quattro brigate attive dell’esercito svizzero ed è chiamata anche “Brigata del Gottardo”. La sua particolarità è proprio rappresentata simbolicamente dalla montagna: un’unità che unisce tre lingue e tre culture del nostro Paese, ponendo le sue radici nei cantoni che si collocano a ridosso delle Alpi, compreso il Ticino.

Una nuova divisione territoriale

In questa Brigata l’italiano ha un posto di tutto rispetto, per questo motivo il suo scioglimento porta all’interno del mondo grigioverde dei dubbi riguardo alla perdita della nostra territorialità e della nostra identità militare. A mio avviso però, il rischio non sussiste. Il Ticino continuerà a contribuire, come ha sempre fatto, alla sicurezza del nostro Paese. I corpi di truppa con forte presenza italofona continueranno a operare sotto la divisione territoriale 3, come richiesto dal nuovo piano d’implementazione denominato “Ulteriore Sviluppo dell’Esercito”, per permettere alle forze armate di rimanere al passo dei tempi e per far fronte alle sfide moderne e alle minacce attuali.

Lingua italiana, valore svizzero

Quando pensiamo alla nostra Patria, pensiamo innanzitutto alla pluralità linguistica: per questo motivo credo che l’italianità nell’esercito sia parte integrante dell’identità elvetica. Con il mio Dipartimento e soprattutto grazie alla collaborazione con il capo dell’esercito e i suoi stati maggiori, ci adoperiamo per poter offrire ai militi provenienti dal Ticino e dai Grigioni italiani l’istruzione nella loro lingua madre. E lo facciamo in particolare con tre incorporazioni: la difesa, con il gruppo artiglieria 49, la sicurezza, con il battaglione fanteria montagna 30 e l’aiuto sussidiario in caso di catastrofe, con il battaglione salvataggio 3 (l’unico che non fa parte delle formazioni attualmente subordinate alla brigata 9). Questo permette ai soldati italofoni di avere a disposizione istruttori della loro madre lingua e di poter anche aspirare a una carriera all’interno dell’Esercito.

I ticinesi nell’esercito

La lingua italiana nella sicurezza nazionale è salvaguardata anche dalla presenza tra gli alti ufficiali di ticinesi e grigionesi. Attualmente possiamo contare sui brigadieri Maurizio Dattrino, Silvano Barilli e Stefano Mossi e il colonnello di Stato maggiore Stefano Laffranchini, nominato dal Consiglio federale a brigadiere con effetto al 1. gennaio 2018.

Molti ticinesi hanno un legame personale con la Brigata del Gottardo: questo perché ha riunito gran parte dei militi del nostro Cantone. Il suo scioglimento lascerà perciò un forte ricordo in chi ne ha fatto parte. Il Ticino continuerà però a rispondere presente, nel futuro del nostro Esercito e quindi a favore della sicurezza della nostra Patria. Continueremo a rappresentare una Svizzera libera e sicura, con ogni sua caratteristica. Una Svizzera che parla anche italiano.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Quell’ultima arma da sfoderare

Quell’ultima arma da sfoderare

Dal Corriere del Ticino del 1. dicembre 2017

A 39 aspiranti agenti della scuola di polizia del V circondario è stata consegnata la pistola d’ordinanza Norman Gobbi: «Essere pronti a usarla è parte del vostro compito» – Le sensazioni dopo i fatti di Brissago

Si sono allenati per mesi, hanno esercitato il tiro lungo 110 ore, sparando 3.000 colpi. Dopo tanto sudore e una marcia di 50 chilometri conclusa nella notte, ieri, hanno raggiunto un traguardo ricco di significati. Sono i 39 aspiranti agenti della scuola di polizia 2017 del V circondario ai quali è stata consegnata l’arma di ordinanza. «Uno strumento necessario per difendersi ma che può anche arrecare danno a un’altra persona» ha subito sottolineato il sostituto comandante della polizia cantonale Lorenzo Hutter. Nello stabile G del posto di comando a Bellinzona – appena adibito alla formazione tecnico-tattica e alla sicurezza personale – a risuonare a più riprese sono state le parole «responsabilità», «fiducia» e «proporzionalità». Tutti ingredienti fondamentali per il corretto utilizzo della pistola in servizio. Ma anche elementi di riflessione a quasi 2 mesi dal dramma di Brissago che ha visto un agente della cantonale uccidere, sparandogli, un 38.enne richiedente l’asilo dello Sri Lanka che stava per aggredire, con due coltelli in mano, dei suoi connazionali hanno assunto un valore forse ancor maggiore. Non a caso il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è tornato sull’episodio rivolgendosi ai futuri agenti. «Un vostro collega, a ottobre, è dovuto ricorrere all’uso dell’arma d’ordinanza per proteggere l’incolumità sua e delle altre persone presenti. Una scelta che è stata fatta come ultima ratio di fronte a una grave minaccia. Una scelta non leggera, che ha portato irrimediabilmente a delle conseguenze». Conseguenze a livello personale come pure in termini mediatici. «In un Cantone come il nostro un colpo sparato fa ancora – direi fortunatamente – notizia» ha affermato Gobbi. Per poi precisare: «Alcuni agenti che hanno vissuto situazioni di questo tipo, non per forza per lo stesso motivo, mi hanno confidato che è forse questa la difficoltà maggiore. Vedere articoli su giornali, online, servizi alla televisione e alla radio, e sapere che stanno parlando di te: è una cosa che non lascia indifferenti».
A precedere la consegna dell’arma è perciò stato l’invito del consigliere di Stato: «È parte del vostro lavoro essere pronti a utilizzarla in caso di necessità, ma lo è soprattutto sapere quando sia il momento di farlo». Sull’attenti, chi con fare più sicuro e chi invece con voce più flebile e prontamente ripreso dal primo tenente Cristiano Nenzi, i 39 aspiranti hanno dunque preso possesso della propria arma. «C’è soddisfazione, ma si è altresì coscienti della responsabilità e della fiducia riposta in noi sia dalle istituzioni sia dai cittadini» ci ha confidato l’aspirante agente Davide Brugali. A fargli eco è stata Sara Fatima El-Husseini, una delle cinque poliziotte in formazione: «L’emozione è forte: dopo i grandi sacrifici di queste settimane oggi raggiungiamo infatti un importante obiettivo». Ma con quale spirito si riceve una pistola, a poche settimane dai fatti di sangue di Brissago? «Un anno fa un episodio simile non mi avrebbe segnato come lo ha fatto lo scorso ottobre» ammette Brugali: «Fattispecie come queste ci fanno capire che veramente può succedere anche in Svizzera. Detto questo tutta la nostra formazione è proprio mirata all’utilizzo dell’arma come ultima possibilità a nostra disposizione». L’istruttore David Manco è comunque certo: «Gli agenti che escono da questo stabile con l’arma lo fanno in modo cosciente. E in caso di intervento sono sicuro che verrebbe applicato quanto appreso durante la formazione». Il resto lo farà invece l’esperienza, anche se i 39 aspiranti poliziotti dovranno ora essere in grado di valutare se il ricorso alla pistola si giustificherà o meno. «Ma tutta l’istruzione è costruita per arrivare a saper agire in un contesto reale» evidenzia l’istruttrice Federica Rossini. L’aiutante capo e responsabile della formazione di base Mauro Del Biaggio conferma in tal senso che «gli agenti sono abilitati all’uso dei mezzi coercitivi e dell’arma, alla quale potranno fare ricorso da domani, naturalmente con l’accompagnamento di colleghi più esperti».

Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Reati economici e finanziari: il Governo potenzia il personale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta odierna il consolidamento del personale ausiliario della Polizia giudiziaria: cinque unità sono confermate alla Sezione Reati economico-finanziari e una al Gruppo criminalità informatica (GCI). La spesa è già stata introdotta nel messaggio sul preventivo per il 2018. Il Dipartimento delle istituzioni preparerà entro la fine del mese di luglio del 2018 un rapporto nel quale approfondirà anche una serie di misure riorganizzative del settore sia in seno al Ministero pubblico che all’interno della Polizia cantonale.

Il Canton Ticino è toccato quotidianamente dalla criminalità legata a reati informatici, economici e finanziari, i quali sono dovuti anche alla sua posizione geografica a ridosso del confine italiano e alla precaria situazione sociale che interessa l’Italia. Nel 2016 le inchieste di natura economica e finanziaria aperte dalla Polizia cantonale ammontavano a 253. Per far fronte al crescente carico di lavoro e rimediare al ritardo accumulato nell’evasione delle pratiche, a partire dal 2014 sono stati assunti all’interno della Sezione Reati economico-finanziari e del Gruppo criminalità informatica alcuni collaboratori con lo statuto di “ausiliario” e con un contratto di lavoro a tempo determinato. Questo adeguamento temporaneo di personale ha fornito un supporto tangibile agli ispettori inquirenti nel recupero del lavoro straordinario accumulato e ha permesso di ridurre sensibilmente i costi per le perizie finanziarie del Ministero pubblico.

Alla luce del difficile contesto economico e della tendenza all’aumento dei reati economici, finanziari e informatici il Consiglio di Stato, in accordo con il Ministero pubblico, ha pertanto deciso di assumere definitivamente i sei collaboratori con contratto a termine, confermando la volontà di agire concretamente nell’arginare un fenomeno che tocca da vicino il settore economico e finanziario del nostro Cantone.

Il Consiglio di Stato, cosciente del fatto che occorre individuare una soluzione a lungo termine per far fronte all’incremento dei procedimenti per reati di natura economicofinanziario, ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di analizzare la situazione dell’Equipe finanziaria del Ministero pubblico (EFIN) e della Sezione Reati economicofinanziari della Polizia cantonale (REF) allo scopo di individuare una serie di misure di ottimizzazione, la distribuzione delle responsabilità a più livelli e la revisione dei flussi di lavoro per ottimizzare l’impiego delle risorse attualmente disponibili. Un rapporto sarà trasmesso al Governo entro il 31 luglio 2018.

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Violenza sulle donne, non stiamo a guardare

Dal Corriere del Ticino l In tutto il mondo, quest’oggi, viene celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Un appuntamento che merita la giusta attenzione, su una piaga ancora presente nella nostra società. Un disagio che si manifesta all’interno dei nuclei famigliari e sfocia negli atti di violenza fisica e sessuale ma anche in quelli di violenza psicologica – che spesso logora le donne più di quella che lascia ferite ben visibili – e quella economica. I fatti di cronaca degli ultimi mesi purtroppo ci ricordano che la violenza tra le mura domestiche è una realtà anche alle nostre latitudini. E i dati della Polizia cantonale lo confermano: se nei primi sei mesi del 2016 gli interventi per lite domestica erano 399, nei primi sei del 2017 erano 529. 130 in più.

Per sconfiggere questo male, il primo passo è uscire allo scoperto: bisogna parlarne e denunciare questi vili episodi. Per questo motivo non posso che incoraggiare le iniziative in corso oggi e in questi giorni sul nostro territorio per sensibilizzare e discutere del problema. Ma poi ovviamente, non bisogna restare con le mani in mano. E infatti con i servizi del mio Dipartimento, in particolare grazie alla Divisione della giustizia, ci stiamo muovendo. A inizio primavera di quest’anno, il mio Dipartimento ha formulato al Consiglio di Stato una serie di proposte per accrescere la sicurezza delle persone vittime di episodi di violenza domestica. In questo senso abbiamo postulato una modifica della legge sulla polizia,  cercando di snellire le procedure burocratiche per accelerare i tempi e tutelare maggiormente le vittime. Oltre a ciò, abbiamo chiesto di prevedere la trasmissione automatica della decisione di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che si occuperà in questo modo di prendere contatto con tutti gli autori di violenza domestica per offrire loro supporto e consulenza. Il Parlamento ha fatto sue queste proposte vidimate il marzo scorso dal Governo e di recente ha approvato all’unanimità le modifiche legislative, che entreranno in vigore all’inizio del prossimo anno.

Ma non è tutto. Grazie alla sensibilità e alla determinazione del mio Dipartimento, e nello specifico della Direttrice della Divisione della giustizia, ancor prima che la violenza domestica tornasse al centro del dibattito pubblico – evidenziando in ogni caso il pieno sostegno sul tema da parte del Parlamento – stiamo agendo anche su altri fronti, con il supporto della Commissione permanente in materia di violenza domestica. In quest’ottica stiamo elaborando una legge specifica sulla violenza domestica, su modello delle esperienze maturate negli altri Cantoni, proprio per intervenire legislativamente su questo importante problema sociale che merita la giusta rilevanza a livello normativo. Una legge che si prefigge altresì un riordino legislativo, con l’introduzione di nuovi strumenti volti a migliorare la protezione delle vittime, tenendo conto del diritto federale e della sua evoluzione, segnatamente la ratifica da parte del nostro Paese il prossimo anno della “Convenzione sulla prevenzione della violenza contro le donne e la lotta contro la violenza domestica” sottoscritta ad Istanbul il 15 maggio 2011. A titolo di esempio, forti dell’esperienza maturata attraverso il progetto pilota nazionale per la sorveglianza elettronica, intendiamo proporre l’uso di questa tecnologia anche come forma di prevenzione per evitare la recidiva di chi ha già commesso violenze, una proposta che nel frattempo è divenuta parte integrante del Messaggio licenziato dal Governo federale l’ottobre scorso che prevede delle modifiche del diritto penale e civile volte a salvaguardare le vittime di violenza domestica e stalking. Le Istituzioni si stanno quindi adoperando per arginare la violenza domestica. Ma per essere davvero efficaci, ognuno deve fare la propria parte. Prima di essere un Consigliere di Stato e il responsabile della sicurezza ticinese, sono un marito e un padre di famiglia. Mi rivolgo quindi a tutte le donne che hanno subito o che subiscono violenze ma anche a chi è vicino alle vittime: non abbiate paura, rivolgetevi alle Autorità. A livello politico ci siamo mossi e ci stiamo muovendo per migliorare il nostro ordinamento giudiziario alfine di tutelare le vittime. La violenza sulle donne non è un fatto privato. Tocca le famiglie, il nucleo della nostra società minandone la coesione. Dobbiamo reagire, non dobbiamo rimanere in disparte come spettatori inerti. Facciamo sentire la nostra voce e denunciamo gli atti di violenza sulle donne. Non stiamo a guardare ma agiamo. Facciamolo per il bene di tutta la nostra comunità.

Norman Gobbi,

Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Terza Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo

Terza Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Terza Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo |

Gentili signore,
Egregi signori,

vi saluto in nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per l’invito a partecipare a questa Giornata cantonale sull’indebitamento eccessivo.

Il tema al quale viene dedicata questa giornata, e che viene affrontato nel Piano cantonale di prevenzione “Il franco in tasca”, è di grande rilevanza per lo Stato. Questo poiché il benessere economico di ogni individuo è parte fondamentale della salute di un Cantone e di una nazione. L’indebitamento eccessivo è quindi una preoccupazione non solo individuale, ma anche sociale, che coinvolge pubblico e privato.

L’indebitamento eccessivo è un problema che tocca da vicino lo Stato, poiché colpisce in maniera prioritaria le finanze pubbliche. Sono infatti le imposte – siano esse comunali, cantonali o federali – ad essere messe da parte, per prime, quando le fatture iniziano ad accumularsi sulla scrivania. Una fragilità finanziaria che crea quindi un importante costo sociale che non può essere trascurato e che deve rientrare nelle responsabilità dello Stato verso i propri cittadini.

Parliamo purtroppo di una situazione che potrebbe – potenzialmente – presentarsi a tutti noi. In Ticino questo problema assume una certa rilevanza, poiché tocca il 7,5% della popolazione, ovvero quasi 24mila persone. Un dato che è nella media europea, ma che ci fa classificare sotto paesi come Francia (7,2%), Italia (5,8%) e Spagna (3,1%). L’indebitamento eccessivo ci tocca in momenti delicati della nostra vita, nei quali rischiamo di perdere di vista il nostro budget e di farci sommergere dai debiti: quando si va a vivere per la prima volta da soli, quando ci si separa, si perde il lavoro, ci si ammala o si raggiunge la pensione con una contrazione delle entrate. Proprio in queste circostanze, già di per sé difficili, s’insinua una criticità in più che potrebbe essere quella di dover fare i conti con un cambiamento nelle proprie finanze, e quindi al rischio di una gestione inappropriata delle spese rispetto a una differente disponibilità finanziaria.

Se a questo si aggiungono certe seducenti offerte di credito, che sembrano fin troppo facili da ottenere, ecco che le criticità aumentano. Non possiamo negare che ci sia una sempre maggiore pressione sociale che può portare a riflettere di meno su certi acquisti, cedendo al fascino della pubblicità, rincorrendo sempre nuovi “bisogni”. Tutto questo, perdendo di vista la responsabilità nelle proprie scelte.

A tre anni dall’inizio del progetto di prevenzione “Il franco in tasca” possiamo affermare che questo piano ha portato alla maggior conoscenza tra i professionisti del settore, nell’opinione pubblica e tra le persone potenzialmente a rischio. Attraverso misure di formazione, prevenzione e intervento è stato possibile porre i presupposti per costruire una rete con i vari attori di quest’ambito.

Quando si è confrontati con la vergogna da parte degli individui nel presentarsi come bisognosi d’aiuto, ecco che la presa a carico è un processo molto delicato ma necessario. È importante avvicinarsi in modo discreto così da permettere a tutti i cittadini di conoscere i servizi offerti, tenendo conto di come sia importante aumentare la consapevolezza verso questa problematica.

Sono sicuro che abbiamo imboccato la giusta strada. È importante che vi sia una rete il più capillare possibile sul territorio che agisca nella prevenzione dell’indebitamento, tramite l’intervento pubblico ma anche con l’aiuto del privato, attraverso la formazione e la conoscenza, nell’aiuto all’individuo, per il bene della comunità.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Viabilità – Un piano per combattere le crisi

Viabilità – Un piano per combattere le crisi

Dal Corriere del Ticino | A volte basta anche un lieve tamponamento per mandare l’autostrada in tilt: sono pronte delle contromisure Un gruppo della Polizia stradale verrà dislocato nel Mendrisiotto – Si pensa al divieto di sorpasso per i camion

In Ticino c’è un grande problema di viabilità. Noi tutti lo sperimentiamo quotidianamente e d’altronde i bollettini sulla viabilità, in tutte le fasce orarie, sono merce corrente sia alla RSI sia a Radio3i. La mattina l’autostrada da Chiasso a Lugano si trasforma in un lungo e lento serpentone di auto, dalle 16 circa lo stesso avviene in senso inverso in direzione del Mendrisiotto, con la coda che arriva anche fino al dosso di Taverne. E poi ci sono altre strade cantonali, come quella sul Piano di Magadino in direzione di Locarno e quella del Malcantone verso Ponte Tresa che sono ormai al collasso sull’intero arco della giornata.

Ma per intervenire a livello infrastrutturale i tempi sono lunghi e le incognite molte. In questo senso il Dipartimento del territorio di Claudio Zali si sta muovendo per studiare delle soluzioni, ma per queste non basta solo la buona volontà del Ticino. C’è però un piano che potrebbe vedere la luce a breve, una mossa che risponde al principio «via libera» e che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi svela oggi. In pratica si tratta di mettere in atto diverse misure per intervenire con prontezza nei momenti di grandi crisi, per evitare che lungo le arterie stradali s’interrompa il flusso delle auto provocando la paralisi per effetto domino. L’esperienza delle ultime settimane hanno dimostrato che eventi gravi, come pure un banale tamponamento, se non si è pronti ad intervenire nelle vicinanze, mandano in crisi l’asse autostradale A2. Anzi, l’intero sistema viario, in particolare quello già precario del Sottoceneri.

Si tratta di un progetto pilota realizzato dal Dipartimento delle istituzioni con l’Ustra, che prevede – attraverso la riorganizzazione della Polizia cantonale – che un distaccamento di Gendarmeria sarà destinato al pattugliamento attivo dell’A2 nel Sottoceneri, da Chiasso a Lugano Nord. Con l’Ustra è pronto un mandato di prestazione per agire in questo senso e la messa in pratica potrebbe essere abbastanza rapida, in modo da garantire una pattuglia perennemente pronta ad intervenire sul tratto Chiasso-Lugano e viceversa. Nel contempo si sta lavorando per rivedere le convenzioni per il soccorso stradale sulle strade nazionali, un altro tassello essenziale per liberare prontamente le vie e ripristinare la viabilità su tutte le corsie di marcia. La nuova organizzazione concernerà anche le rampe del Monte Ceneri e le rampe a Nord di Biasca, dove spesso si sono riscontrati problemi di viabilità. Ma se nel Mendrisiotto a gestire il nuovo sistema sarà un gruppo ad hoc, per evitare di sottrarre forze alla polizia che è già molto impegnata al fronte, in direzione della Leventina ci penseranno come finora gli agenti di stanza a Biasca e Valli.

E poi c’è un’altra misura sulla quale si sta seriamente riflettendo, ma già con l’intenzione di passare dalle parole ai fatti. Si tratta del divieto di sorpasso generalizzato per i mezzi pesanti lungo i tratti a due corsie, come già avviene in gran parte della Svizzera. Infatti, i bisonti della strada sono spesso al centro di rallentamenti e incidenti. Ma qui ci vorrà anche la luce verde dell’Ustra.

L’INTERVISTA
«A Berna picchiamo i pugni sul tavolo ma agiamo senza fare troppo rumore»

La mossa allo studio si chiama «Via libera». Sarà davvero utile o solo un cerotto?

«Come non mi stancherò mai di ripetere, la sicurezza del nostro territorio, passa anche sulle nostre strade. Le misure messe in atto sino ad ora hanno dimostrato che, riducendo i tempi di intervento, si riescono a gestire meglio le situazioni di crisi. Sarà quindi importante garantire “Via libera” il prima possibile, anche nei casi più complessi, grazie a un pronto intervento della polizia e – se necessario – di ambulanza, pompieri e carri attrezzi».

In pratica si tratterà d’intervenire quando l’evento si sarà prodotto. Ma le «sentinelle» dove saranno stazionate?

«Il tratto stradale maggiormente confrontato con momenti di crisi è quello tra il dosso di Taverne e il valico di Brogeda, oltre agli assi secondari in uscita verso l’Italia (Gaggiolo e Ponte Tresa). I nodi autostradali di Lugano Nord, Lugano Sud e Mendrisio sono vitali per la gestione attiva del traffico. È quindi importante avere una pattuglia su questo tratto, pronta a intervenire immediatamente per ripristinare la viabilità con il supporto dei carri attrezzi per veicoli leggeri e pesanti, oltre a quello degli altri partner, ovvero ambulanze e pompieri».

La polizia potrà anche essere utile a fluidificare il traffico?

Pensiamo a quando la pattuglia è presente all’entrata di Lugano Sud la sera. L’esperienza dimostra che i conducenti si comportano con maggiore disciplina, il risultato tangibile è che il traffico scorre più fluidamente. E poi la presenza degli agenti scoraggia anche l’uso – e l’abuso – degli smartphone alla guida: una delle cause principali di incidente laddove il traffico risulta più rallentato e intenso. Il conducente è quindi più attento a ciò che succede sulla strada e questo contribuisce a ridurre il rischio di tamponamenti. A questo proposito ricordo anche che il mio Dipartimento con la collaborazione delle polizie – cantonale e comunali – ha promosso di recente una campagna di prevenzione – denominata “Distratti mai!” – volta proprio a sensibilizzare sui pericoli che può causare l’utilizzo di un telefonino di ultima generazione alla guida».

Le nostre strade sono al collasso. Condivide questa affermazione?

«Sì ed è un’evidenza. Il sistema viario ticinese e quello svizzero sono stati concepiti negli anni sessanta e settanta e sono operativi dagli anni ottanta e novanta. Ma non dimentichiamo che negli ultimi quarant’anni la popolazione è aumentata del 30%: da 6 a 8 milioni in Svizzera, e da 273.000 a 354.000 in Ticino. Questo fattore, in aggiunta all’aumento del traffico transfrontaliero e di transito, ha portato a un forte intasamento della nostra rete stradale. Il collasso viario – quando si presenta un minimo problema – è ormai inevitabile, basta pensare alle lunghe code che si sono formate nelle scorse settimane. È quindi necessario agire, apportando una serie di correttivi per migliorare la situazione, ben consapevoli che non si risolveranno tutti i problemi di viabilità».

Non sarebbe ora di picchiare i pugni sul tavolo con Berna (non dimentichiamo che siete due leghisti alla testa dei dipartimenti interessati) per fare qualcosa di concreto?

«Lo facciamo, ma senza far troppo rumore. Come ho detto prima, tutta la Svizzera è confrontata con questo problema. In passato il mio Dipartimento ha promosso con l’Ufficio federale delle strade (Ustra) la gestione attiva della sicurezza nonché il presidio da parte della polizia e l’interventistica in occasione dei grandi cantieri (San Salvatore, Mendrisio e Stalvedro). Ora – sempre insieme all’Ustra – concretizzeremo il progetto pilota per rafforzare il pattugliamento dell’A2 con l’obiettivo di ridurre i tempi di intervento. Ma non dimentichiamo che anche il Dipartimento del territorio sta collaborando attivamente con l’Ustra per la realizzazione della terza corsia tra Lugano e Chiasso nelle due direzioni. Unitamente a tutta una serie di altre misure – come la gestione attiva delle velocità in modo da fluidificare meglio la corrente durante le ore di punta – sono già state attuate d’intesa con le autorità federali».

Il divieto di sorpasso per i mezzi pesanti le piacerebbe?

«Certo! È già in vigore dal 2014 nel tratto stradale tra Lugano e Chiasso. Il divieto è divenuto una regola laddove ci sono solo due corsie, come ad esempio sul valico alpino del Brennero. Le strade dell’intero Sottoceneri e della zona a nord di Bellinzona sono in realtà un falso piano, per questo motivo ogni volta che un veicolo pesante va in sorpasso rallenta il flusso e crea ingorghi. La misura si giustifica in Ticino come pure nel resto della Svizzera. In questo senso mi farò promotore dell’iniziativa con i miei colleghi responsabili della polizia negli altri Cantoni».

(Articolo e intervista di Gianni Righinetti)