Leggi cantonali sull’ordine pubblico e la dissimulazione del volto: il bilancio a due anni dall’entrata in vigore

Leggi cantonali sull’ordine pubblico e la dissimulazione del volto: il bilancio a due anni dall’entrata in vigore

Il testo del comunicato stampa inviato ai media

A due anni dall’entrata in vigore delle Leggi cantonali sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, il Dipartimento delle istituzioni ha raccolto un bilancio delle infrazioni registrate sul territorio ticinese. Su un totale di 1’319 procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle 7 regioni del Cantone, il 66% dei casi è legato all’accattonaggio, mentre sono state molto rare le segnalazioni di persone a volto coperto.

Dando seguito al risultato della votazione popolare del 22 settembre 2013, il 1. luglio 2016 sono entrate in vigore in Ticino la Legge sull’ordine pubblico e la Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. A due anni dalla modifica normativa, il Dipartimento delle istituzioni ha raccolto i dati sulle procedure avviate dalle Polizie comunali delle 7 Regioni ticinesi, incaricate di applicare le nuove norme.

Dall’introduzione delle nuove leggi, sono state registrate un totale di 1’319 infrazioni alle norme sull’ordine pubblico, concentrate nelle Regioni di polizia del Luganese (561). La maggior parte delle procedure riguarda l’accattonaggio (868), il disturbo della quiete (133 casi, soprattutto legati all’attività di bar e ritrovi pubblici), l’imbrattamento di beni pubblici (102) e casi di animali vaganti (77). Più rari i casi accertati di littering, con sole 38 sanzioni. Anche le infrazioni alla Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici sono risultate numericamente rare, con un totale di 37 procedure avviate ed alcuni ammonimenti senza verbale di polizia. Nei primi sei mesi del 2018 sono stati registrati una decina di casi di dissimulazione del volto, ma principalmente avvenuti nell’ambito di episodi di hooliganismo sportivo.

Il bilancio delle due Leggi, a due anni dall’entrata in vigore, conferma l’ampiezza degli ambiti toccati, che non si limitano alla sola dissimulazione del volto. Il Dipartimento delle istituzioni esprime la propria soddisfazione per l’attività svolta dalle Polizie, e ricorda che le nuove norme sono state volute dai cittadini non per dare vita a un elevato numero di procedure di contravvenzione, ma per tutelare la sicurezza e per salvaguardare valori e peculiarità del nostro Cantone.

Di questo passo la Lega può solo vincere

Di questo passo la Lega può solo vincere

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 1 agosto 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10738625

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Non si parla ancora di elezioni a Prato Sornico. Non apertamente, almeno. Ma il 7 aprile del 2019 è politicamente vicino e così dalla festa della Lega qualche frecciatina elettorale è partita. Dardi scoccati in particolare dal consigliere di Stato Claudio Zali verso il Monte Ceneri, dove nello stesso momento era in corso il Primo d’agosto targato Plrt con ospite il consigliere federale Ignazio Cassis: «Nessuno pensa di resettare la politica estera elvetica – ha chiosato il ministro, alludendo alla frase pronunciata da Cassis prima dell’elezione davanti ai deputati Udc –. Toccherà quindi semmai al popolo resettare votando l’uscita dai Bilaterali. La buona notizia, nel quadro sconsolante di politica estera svizzera, è che di questo passo la Lega prospererà sempre di più». Anche perché, prosegue Zali, parlando di fronte a oltre 400 persone, «noi viviamo veramente ogni giorno i valori che gli altri professano solo oggi: amore per la nostra popolazione, la nostra Patria e il nostro splendido territorio». Una carta vincente da giocare alle prossime cantonali. E a chi gli chiedeva, martedì a Milano come fosse possibile che la Lega del ‘prima i nostri’ potesse andare d’accordo con chi in Lombardia vuole favorire i propri cittadini, il consigliere di Stato ha risposto: «Andiamo d’accordo perché la pensiamo alla stessa maniera: è legittimo pensare prima al proprio territorio e ai propri abitanti. Di problemi ce ne saranno sempre, ma quando chi ci governa pensa innanzitutto agli altri e trascura i propri cittadini in nome del politicamente corretto, le cose non potranno certo migliorare». Sulla stessa lunghezza d’onda l’altro consigliere di Stato leghista, Norman Gobbi, che rivendica la diffusione in tutta Europa dell’approccio leghista: «La Lega si spende quotidianamente per difendere l’autonomia del nostro cantone, per difendere i diritti dei cittadini ticinesi e per garantire la sicurezza della Svizzera. Se diamo un’occhiata a cosa sta succedendo attorno a noi sembra che questo spirito si sia propagato a nord, a sud e a est: in Austria il nuovo governo ha imposto nuove regole per l’immigrazione, la Germania, dopo aver negato il problema, ha seguito la stessa via. L’Italia, con Matteo Salvini, ha chiuso le frontiere, cosa che ha effetti benefici anche alle nostre frontiere». Linea che «è importante seguire anche in futuro». Anche in vista delle prossime cantonali.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

I partiti tra libertà ed Europa
La difesa dei valori nazionali e i rapporti con l’UE affrontati alle feste di PLR, Lega e UDC

La necessità di coniugare i valori d’indipendenza e sovranità nazionali e i rapporti con l’Europa hanno fatto da fil rouge alle feste per il 1. agosto di PLR, Lega e UDC. Per celebrare il Natale della Patria circa 500 liberali radicali si sono trovati alla Piazza d’armi del Monteceneri. Qui il presidente Bixio Caprara ha ricordato il non facile contesto nel quale è oggi chiamato a operare il Consiglio federale «impegnato nella ricerca della quadratura del cerchio nelle trattative con l’Europa. Noi cerchiamo una soluzione per difendere i nostri legittimi interessi sulla via bilaterale quando probabilmente la controparte ha problemi ben più gravi da risolvere». E se il consigliere di Stato Christian Vitta ha posto l’accento sull’importanza dei «valori fondanti del nostro Paese: libertà, coesione e pluralismo», il consigliere federale Ignazio Cassis – ospite di onore – si è a sua volta soffermato sulle trattative con Bruxelles: «Come regolare gli accordi con l’Europa per accedere a quel mercato che ci dà 60 centesimi dei 2 franchi che abbiamo in tasca? Su questo voglio dirvi: non abbiate paura, non date ascolto a chi dice che a Berna ci sono persone che vogliono tradire la Svizzera. A Berna ci si sta facendo in otto per garantire stabilità e benessere alla Svizzera».
Il 1. agosto in casa Lega è stato festeggiato a Prato-Sornico, in Vallemaggia. A intervenire di fronte a 400 persone sono stati i consiglieri di Stato Claudio Zali e Norman Gobbi. Il primo ha lanciato una frecciatina a Cassis: «Oggi lo stato della nostra politica estera non è stato resettato da nessuno e nessuno pensa di resettarlo. Toccherà farlo al popolo, votando la nostra uscita dagli accordi bilaterali». Zali ha tuttavia riconosciuto come tale contesto «permetta alla Lega di prosperare». Da parte sua Gobbi ha rilevato come «lo spirito leghista si sia ormai propagato a nord, sud ed est del Ticino. Austria e Italia stanno adottando una politica restrittiva sul piano dell’immigrazione. Un plauso al ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini che ha chiuso i porti all’immigrazione clandestina».
A Riazzino il presidente dell’UDC Piero Marchesi ha ricordato l’arrivo della «madre di tutte le battaglie», l’iniziativa contro la libera circolazione. «Non siamo disposti a cedere la sovranità del nostro Paese per accontentare le richieste sempre più invadenti dell’UE» ha affermato. E a proposito di Natale della Patria. Quale primo firmatario il deputato de La Destra Tiziano Galeazzi ha inoltrato un’interrogazione al Governo per fare il punto sull’insegnamento del salmo svizzero nelle scuole.
Da notare infine che il PS ha preso parte alla giornata organizzata a Chiasso dal gruppo «Stopallignoranza» e per «1. agosto senza frontiere».

L’esigenza di essere forti

L’esigenza di essere forti

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 de La Regione

Le relazioni con l’Unione europea, le aggregazioni, lo sviluppo delle zone periferiche, la multiculturalità.
I discorsi ufficiali del Primo d’agosto sono stati lo specchio dell’attualità.

È stata una serata del Primo d’agosto meteorologicamente sfortunata quella di ieri in Ticino, con metà cantone sferzato da venti e temporali che hanno in parte rovinato la Festa nazionale. A Lugano sono stati annullati i fuochi d’artificio, che verranno riproposti stasera, mentre in altre località, allocuzioni e festeggiamenti sono stati tagliati, ritardati o annullati per evitare al pubblico gli scrosci dell’acqua battente. In riva al Ceresio il maltempo si è tradotto in vera e propria suspense. In dubbio fino all’ultimo, l’intervento del consigliere federale Ignazio Cassis si è tuttavia regolarmente tenuto dinanzi a una piazza Riforma affollata ma non gremita. Con un excursus storico e soffermandosi sul concetto di unità nazionale basata sulla volontà, il ministro ticinese ha toccato il delicato tema dei rapporti con Bruxelles. «Stiamo consultando Cantoni e partner sociali per capire come procedere nei negoziati circa il futuro delle nostre relazioni con l’Unione europea». Gli accenni al dossier non sono mancati nemmeno di fronte ai propri compagni di partito al Ceneri, qualche ora prima: «Non abbiamo diritto di scordarci che l’Europa ha garantito pace e stabilità al continente. E se il continente non è stabile, non lo siamo nemmeno noi». E poi «i due franchi che avete in tasca oggi varrebbero solo 1,40 se non fosse per i Bilaterali». Negoziando l’accordo quadro istituzionale «dobbiamo cercare di conservare quei 60 centesimi di guadagno, ma anche rimanere liberi e svizzeri. Non è semplice: la politica estera è fatta di interessi, ma come noi difendiamo i nostri, loro difendono i loro. È normale». L’impegno del Consiglio federale è però totale: «Ci stiamo facendo in otto, non in sette, per la Svizzera». Eppure, ha poi ribadito Cassis a ‘laRegione’, «i negoziati con la Svizzera, per l’Ue, sono nulla in confronto a problemi come, ad esempio, la Brexit. Paradossalmente, tuttavia, ciò potrebbe rappresentare un vantaggio per noi. Il fatto che Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea, ndr) abbia demandato il dossier a un commissario esterno significa che vi è la garanzia che il tutto non rimanga bloccato. Inoltre, trattandosi di un commissario austriaco, per noi è più facile spiegargli dove abbiamo bisogno di un compromesso. Se sono rose, fioriranno». Si è recato invece nel Basso Ceresio il consigliere di Stato Norman Gobbi, che – dopo il raduno leghista in Valle Lavizzara – ha trascorso la serata a Melano. Un luogo non casuale, visto il tema scelto per la sua allocuzione: le aggregazioni. «Auspico vivamente – ha detto –, che il progetto possa sfociare nel nuovo Comune ‘Val Mara’ (in cui, oltre a Melano, dovrebbero confluire Arogno, Maroggia e Rovio, ndr)». Il titolare del Dipartimento delle istituzioni ha inserito il tema in un più ampio discorso sull’assetto politico-amministrativo del Paese. «Il successo del federalismo elvetico si basa su Comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità alla popolazione». In quest’ottica, e in un contesto di mutamenti sociali, l’opinione del consigliere leghista è che i processi aggregativi vogliano creare «forti anticorpi territoriali e identitari, ossia Comuni moderni in grado di rispondere alle sfide dell’oggi e del domani».
Intervenuto nella frazione bedrettese di Ossasco, il consigliere di Stato Christian Vitta ha offerto ai presenti un’escursione virtuale nel futuro: dopo aver citato il campo base chiamato “coesione nazionale”, ha… attraversato alcuni ponti. In primis «quello che ci collega alle valli, alle regioni periferiche e al loro grande potenziale che occorre continuare a coltivare». Per il ministro delle Finanze e dell’Economia «occorre dunque stimolare iniziative di sviluppo economico, progetti e idee che danno prospettive e qualità di vita a chi risiede nelle regioni più discoste». Come, ad esempio, «il progetto infrastrutturale in corso per collegare la quasi totalità del territorio ticinese con una rete capillare a banda ultra-larga». Quanto ai “ponti instabili”, Vitta ha citato «quello che ci collega all’Unione europea con la quale la definizione delle negoziazioni risulta essere molto complessa, soprattutto riguardo al tema centrale dell’accordo quadro istituzionale, da raggiungere ma non a qualsiasi costo». Ai ponti ha fatto riferimento a Morcote anche la presidente del Gran Consiglio ticinese Pelin Kandemir Bordoli. «Abbiamo scavato gallerie e costruito ponti per stare meglio assieme in un mondo che sembra voler costruire muri e scavare fossati», ha rimarcato la prima cittadina ticinese. Invece di cadere nella tentazione di rifugiarsi nel localismo, ora bisogna «gettare nuovi ponti per consentire alle diverse idee di comunicare e di contaminarsi». Perché «la Patria è anche questo: un luogo di continua contaminazione in cui è possibile farsi raggiungere dalle idee degli altri apertamente e senza paura di censura alcuna». E ancora: la storia svizzera «è costellata da esempi positivi che ancora oggi ci possono guidare e aiutarci nella comprensione del mondo». Oggi è possibile «credere nel nostro futuro, lavorando per creare una forte comunità in cui tutti e tutte si sentono inclusi e sostenuti». Per farlo bisogna investire «sulla formazione e sul lavoro, conservando e tutelando al contempo territorio e ambiente».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Discorsi La «luce» del diverso e i muri che vanno abbattuti. Il vescovo Lazzeri e gli altri oratori invitano il Ticino ad aprirsi.

«Siamo stanchi di sentire chi ci fa la morale, in un senso o nell’altro. Ciò che ci salva è soltanto un sussulto del cuore». Di fronte ai numerosi fedeli radunatisi ieri sul Passo del San Gottardo, il vescovo Valerio Lazzeri li ha invitati a non chiudersi a riccio, a non essere egoisti. A cercare la luce come scritto nel Vangelo. Questo accade «solo quando non ci isoliamo, non ci separiamo, non ci disinteressiamo di quello che succede fuori dai nostri confini, pensando così di scampare al disastro generale». Il nostro benessere, ha aggiunto monsignor Lazzeri, dev’essere anche quello degli altri. Soprattutto in un’epoca in cui «si esasperano, un po’ dappertutto, i nazionalismi, i protezionismi e i ‘sovranismi’». Secondo il vescovo della diocesi oggi «s’investono le migliori energie per innalzare muri, mentali o reali, che dovrebbero difendere quello che si ritiene essere il proprio mondo, la propria visione delle cose, la propria cultura e il proprio modo di vivere e di stare sulla Terra. Molto spesso però si scambia la difesa della Patria con un irrigidimento, una contrazione su di sé».

L’auspicio di Valerio Lazzeri è che si eviti di erigere queste barriere politiche ed economiche e che ci si confronti, invece, con l’altro, «con tutto ciò che si tende a dipingere solo come una minaccia per il proprio benessere e la propria stabilità».

Nella nostra società sono importanti le scelte di «chi sa creare buoni esempi. Imprenditori, inventori, persone in grado di cogliere e vincere sfide che vanno oltre i confini. Sono loro a far la differenza». Per il Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione Mauro Dell’Ambrogio, intervenuto a Bellinzona, occorre osare. Come un tempo. «Le società sono migliori nella fase pioniera. Quando ciascuno dà secondo il proprio talento, e pur nella competizione, si perseguono obiettivi comuni», ha sottolineato l’alto funzionario prossimo alla pensione dopo quasi sei anni di impegno a Berna. Secondo il quale l’innovazione tecnologica e nei servizi può essere un fattore di successo economico anche in Ticino, non solo nel resto della Svizzera: «Ma per attirare, o per trattenere le forze qualificate, non basta destinare un’area, attivare una formazione, definire un polo. Le persone di talento, indigene o meno, sono come i capitali: mobili, sono sensibili ai segnali politici e culturali».

Di coesione nazionale «ulteriormente rafforzata» ha parlato il consigliere di Stato Christian Vitta ad Ossasco, in Valle Bedretto. Il ministro è tornato sull’elezione di Ignazio Cassis in Consiglio federale: «Il Ticino e l’italianità dopo tanti anni sono tornati a essere rappresentati nel Governo federale (…). La possibilità di costruire e mantenere buone relazioni e contatti diretti con la Confederazione è fondamentale e favorisce la comprensione reciproca, nell’interesse del Cantone Ticino, dell’intera Svizzera e, appunto, della coesione nazionale». Il nostro Paese è coeso e fa «del rispetto delle diversità e del federalismo la sua forza».

Ha parlato invece a Melano un altro consigliere di Stato: Norman Gobbi. Un discorso, il suo, che partendo dal valore del federalismo ha toccato soprattutto la questione delle aggregazioni. Ricordando tre livelli istituzionali di gestione democratica del potere – lo Stato federale, il Cantone e il Comune – Gobbi ha infatti parlato del ruolo determinante dei Comuni, «enti locali di prossimità, quindi quelli più vicini ai cittadini e ai loro bisogni primari. Per questo motivo si è avviato nel nostro Cantone un importante processo aggregativo». E quindi ha vivamente auspicato «che il progetto che vede oggi coinvolti i comuni di Melano, Maroggia, Rovio e Arogno possa sfociare nel nuovo comune di “Val Mara”».

Il consigliere agli Stati Fabio Abate – che tramite il suo partito, il PLR, ha annunciato ufficialmente che non solleciterà un altro mandato a Berna (vedi servizio a pag. 7)- ha parlato di «patriottismo ragionato» soffermandosi poi sui non facili rapporti con l’Unione Europea. «Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli che non siamo gli unici a decidere il nostro destino. Abbiamo un interlocutore dall’altra parte del tavolo, ossia i rappresentanti istituzionali dell’Unione Europea: sono persone che pian piano stanno cancellando i colori del disegno comunitario, così come storicamente concepito, poiché fanno i loro interessi e non sembra si sforzino di ricordare o addirittura studiare il significato e l’importanza del nostro Paese al centro del Continente, in passato, così come nel presente». La ricetta del consigliere agli Stati? Le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, «che nulla hanno a che vedere con il protezionismo locale (…) non possono essere messe in discussione e diventare oggetto di trattativa ora».

Il consigliere nazionale Marco Romano al Centro Spazio Aperto di Bellinzona si è chiesto se « la Svizzera, la sua popolazione e le sue istituzioni, sono unite oggi». La sua risposta è sì e fa riferimento al modello partecipativco svizzero e al pensiero di Nocolao della Flue: « Oggi immagino consiglierebbe, tanto nella vita quotidiana quanto nel dibattito politico, di preferire il dialogo e il compromesso, garanti di rispetto per le diversità e le minoranze, piuttosto che volere imporre in toto la propria idea o volontà, anche solo con la forza delle parole». Il suo è un invito a superare gli eccessi, da una parte di chi «tende a cancellare simboli, valori e meccanismi tipici della storia recente svizzera» e dall’altra di chi «tende a esasperare il modello svizzero in termini assoluti ed esclusivi, dividendo la società in “noi” (nel giusto) e “loro” (di principio nell’errore)».

Il Grotto Valletta di Massagno – Comune che vedrà nascere a breve un nuovo Campus universitario – ha invece accolto il discorso di Monica Duca Widmer, presidente del Consiglio dell’USI. Il suo pensiero si è rivolto al futuro: parlando della rivoluzione in corso della digitalizzazione, ha osservato che «le modalità di apprendimento non possono più essere quelle di un tempo e devono evolversi e

rispondere alle nuove esigenze in tempo reale; è necessaria un’educazione ad un uso consapevole delle tecnologie ed un rafforzamento dello spirito critico».

Storia, tradizioni, identità e comunità che cambiano nel tempo, spesso senza accorgersene. Di questo ha parlato il regista e coreografo Daniele Finzi Pasca, ospite a Morbio Inferiore. «Abbiamo la fortuna di vivere in una terra dove tutti hanno il diritto di poter pensare quello che pensano e di poterlo garbatamente esprimere – ha sottolineato -. C’è chi ha lottato per garantirci questa possibilità. Credo che quando festeggiamo il nostro Paese dobbiamo ringraziare chi ci ha preceduto e che con sudore, lacrime e allegria ha costruito questa bella avventura. A noi di farla andare avanti».

In piazza Col. Bernasconi a Chiasso, dove si sono tenuti i festeggiamenti congiunti dei Comuni di Chiasso, Vacallo e Balerna, il granconsigliere PPD Maurizio Agustoni ha incentrato il suo discorso sul rapporto tra la Svizzera e la felicità. Citando un sondaggio di 45 anni fa che decretava che la maggior parte degli svizzeri si ritenesse felice, Agustoni si è chiesto se è ancora così. «Non sono convinto che gli svizzeri oggi risponderebbero con lo stesso entusiasmo, ma sono propenso a credere che a quel tempo eravamo felici perché sapevamo che quello che avevamo (ed eravamo) era il frutto del nostro impegno». Ricordando che «la felicità dipende anche dalla capacità di essere noi stessi e di vivere fino in fondo i nostri valori», il granconsigliere ha augurato a tutti di «scoprire e riscoprire il gusto di essere svizzeri».

Con un tuffo nella storia il consigliere nazionale UDC Marco Chiesa, oratore a Mendrisio, ha rammentato quanto accaduto nel 1798 proprio a nel capoluogo momò dove la popolazione, issando l’albero della libertà con al culmine il cappello dei Tell e malgrado la vicinanza culturale, linguistica e geografica con Milano, decretò la sua intenzione di aderire alla confederazione svizzera. «Sono convinto che non occorra essere nati svizzeri o avere genitori o nonni nati in Svizzera per sentire pulsare dentro di sé le virtù del nostro paese. È una questione di cuore, di coscienza e di forza di spirito. È la stessa forza che auguro al nostro Paese davanti a un’evoluzione internazionale che non esito a definire preoccupante e che in futuro ci darà ancora molto filo da torcere».

«Tanto è facile cavalcare le paure generate dalla precarietà e dalla pressione sui salari dovuta alla concorrenza estera e soprattutto frontaliera, quanto è difficile invece proporre soluzioni praticabili e affrontabili». Da Riva San Vitale il consigliere nazionale Giovanni Merlini (PLR) ha parlato di economia e mondo del lavoro. Un discorso interrotto per l’improvviso maltempo. Nel testo scritto, Merlini affermava che «oggi può essere faticoso essere ticinesi e in particolare essere cittadini del Mendrisiotto. Rinunciare alla libera circolazione delle persone creerebbe al nostro Paese difficoltà insormontabili, vista la penuria di certi profili professionali. La discriminazione dei non residenti crea illusioni autarchiche e alimenta incomprensioni che non giovano a nessuno».

 

 

Politici e fuochi d’artificio

Politici e fuochi d’artificio

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 31 luglio 2018 de La Regione

Domani non si festeggerà solo a Lugano, ma anche in molti altri comuni di tutto il Cantone. Per quanto riguarda il Luganese, al lido di Melano dalle 19.15 sarà in funzione la griglia, con accompagnamento musicale e fuochi d’artificio. Alle 21 ci sarà la parte ufficiale con il consigliere di Stato Norman Gobbi. A Massagno l’allocuzione è invece stata affidata a Monica Duca Widmer, presidente dell’Università della Svizzera italiana, che si terrà nell’ambito dell’aperitivo e pranzo al Grotto Valletta dalle 12 in poi. A Morcote la festa inizia alle 20 con un concerto di corni delle Alpi. Alle 21.30 Pelin Kandemir Bordoli, presidente del Gran Consiglio, terrà un discorso, seguito dai fuochi d’artificio. A Savosa si festeggia dalle 18 nel capannone del Parco Vira con un ricco programma, a Caslano la manifestazione inizia alle 20.30 e parlerà l’economista Amalia Mirante. Infine a Piandera si parte la mattina alle 9.30 e si va avanti tutto il giorno. I dettagli delle feste sui siti Internet dei vari Comuni.

“Se il maiale grugnisce, il piatto gioisce”…

“Se il maiale grugnisce, il piatto gioisce”…

Da Liberatv.ch

Norman Gobbi lancia la “Settimana della cazzoeula nei giorni della merla”. E rende omaggio al “ciugn” rievocando i giorni estivi all’alpe Manegorio, in Val Bedretto .
Da domani, sabato 27 gennaio, e fino al 4 febbraio avrà luogo in oltre 40 ristoranti la quinta Settimana ticinese della cazzoeula. Una rassegna che si svolge nei giorni che nella tradizione popolare sono definiti “della merla”

Da domani, sabato 27 gennaio, e fino al 4 febbraio avrà luogo in oltre 40 ristoranti la quinta Settimana ticinese della cazzoeula. Una rassegna che si svolge nei giorni che nella tradizione popolare sono definiti “della merla” (www.ticinoatavola.ch)

In questi giorni caratterizzati da pioggia, freddo e neve – soprattutto nell’Alto Ticino – capita che la mente, anche solo per un breve istante, corra alle calde giornate estive. Ed è proprio a uno dei momenti estivi che preferisco – le passeggiate in montagna, in mezzo alla natura rigogliosa – che ripensavo di recente, complice anche il profumo di alcuni piatti che portiamo sulle nostre tavole in queste settimane.

Ma mi spiego meglio. Durante le scampagnate domenicali, capita spesso agli amanti delle tradizioni custodite nelle cascine e negli alpeggi di riscoprire i versi di animali tipici delle nostre montagne. Suoni quasi dimenticati, se non sconosciuti, nelle nostre realtà urbane, perché non siamo più abituati a sentirli: mi riferisco nel caso specifico ai grugniti dei maiali.

È proprio nel corso della bella stagione che i grugniti – ben sintetizzati dal valore onomatopeico del nome stesso – aumentano sensibilmente, come se i suini volessero far sapere che gradiscono in modo particolare gli scarti provenienti dai ghiotti prodotti della tradizione casearia degli alpeggi. Infatti, il maiale è una presenza importante nelle nostre realtà rurali, che però con il passare del tempo sta scomparendo, salvo in alcuni allevamenti.

Come nell’alpe Manegorio, in Valle Bedretto, di proprietà del Patriziato di Sobrio e gestito (o come si dice in gergo alpigiano “caricato”) da Ari Lombardi di Airolo; è uno dei luoghi con il più grande allevamento di maiali del nostro territorio.

Si tratta anche di una struttura facilmente accessibile anche per colo che hanno disabilità motorie. Un luogo gradevole da visitare anche per le famiglie: mi fa sempre sorridere vedere i miei bimbi che guardano incuriositi le bestiole grufolare e provano a riprodurre i loro grugniti.

“Ol ciugn” – così viene definito nel mio dialetto leventinese – è anche il protagonista indiscusso di molti piatti della tradizione culinaria ticinese e lombarda, che in queste settimane viene spesso proposto con i mitici “oss in bogia”.

Ed è proprio con questa pietanza che trova conferma il detto “del maiale non si butta via niente”. Un altro classico della cucina di casa nostra sono senza ombra di dubbio gli insaccati crudi o da cuocere, così come pure il piatto più ricco per varietà di parti di maiale, ovvero la cazzoeula.

L’usanza vuole che questo piatto invernale venga realizzato con la verza ancora congelata e proprio per questo motivo la settimana in cui si celebra nelle nostre cucine  questa prelibatezza avviene nei giorni più freddi dell’anno, che conosciamo, appunto, come i “giorni della merla”.

La quinta edizione di questa rassegna riserva ai cultori e ai curiosi gastronomici una vasta scelta di locali in cui gustare le diverse ricette di questo squisito piatto. Sono infatti ben 43 i ristoranti che hanno aderito all’iniziativa promossa dal “Cazzoeula Club Ticino” con il supporto di GastroTicino e l’organizzazione di “Ticino a tavola”: due nel Locarnese, una dozzina nel Bellinzonese e Valli, un locale mesolcinese, otto nel Luganese e oltre quindici nel Mendrisiotto. Nell’allegro ambiente di questi locali, i grugniti sono poco opportuni, ma come amo ricordare: se il maiale grugnisce il piatto della tradizione gioisce.
Non mi rimane che augurare a tutti buon appetito!

Norman Gobbi, socio del Cazzoeula Club Ticino

Spahr e Buschor: zurighesi i Re del Tiro 2017 del San Gottardo

Spahr e Buschor: zurighesi i Re del Tiro 2017 del San Gottardo

X. Tiro Storico del San Gottardo | Nelle sezioni vincono Mendrisio, Lucerna, Bedano e Liestal

Una splendida giornata d’autunno ha accolto gli oltre 660 tiratrici e tiratori al poligono di Airolo, che si sono confrontati nella decima edizione del Tiro Storico del San Gottardo. Leggera flessione nella partecipazione – dopo il fortissimo aumento del 2016 – alla pistola 25m con 285 partecipanti, mentre nuova crescita al fucile 300m con 378 partecipanti. Nelle sezioni hanno dominato La Mendrisiense e la Schützengesellschaft der Stadt Luzern al fucile, mentre alla pistola la Tiro Sportivo di Bedano e la Schützengesellschaft Liestal. I Re del Tiro sono stati proclamati dopo la verifica dei migliori colpi e serie, viste le parità nei risultati ottenuti; al fucile vince Daniel Spahr di Aeugst am Albis e alla pistola Stephan Buschor di Zurigo, che avendo già vinto una volta cede il premio della Confederazione a Boris Vuskovic di Bedano.
Un sole da incorniciare ha fatto dimenticare il meteo poco clemente degli ultimi anni alle quasi 700 persone accorse ad Airolo per la decima edizione del Tiro Storico del San Gottardo. Un’edizione che – come ha ricordato il presidente Norman Gobbi – ha chiuso il secondo ciclo nei premi di partecipazione che vengono consegnati ogni 5 anni alle tiratrici e ai tiratori partecipanti; infatti, in occasione dell’assemblea tenutasi dopo il tiro – alla presenza del sindaco di Airolo Franco Pedrini, del comandante della brigata fanteria montagna 9 Maurizio Dattrino, dei presidenti federativi di tiro svizzero Luca Filippini e ticinese Doriano Junghi – è stata presentata la medaglia d’argento che premia le 10 partecipazioni al tiro promosso dal 2008 alle pendici del massiccio del Gottardo.

Le competizioni alla pistola hanno subito in fine giornata un problema tecnico. Uno dei due carrelli a 25m si è infatti inceppato e ha creato ritardi – e qualche rinuncia – ai tiratori presenti. Nei risultati individuali due tiratori hanno ottenuto 139 punti su 150 (ricordiamo che non ci sono colpi di prova) e quindi per aggiudicare il titolo di Re del tiro si è dovuto verificare le migliori serie ottenute. Con un sol punto di appoggio (57 contro 56) nell’ultima serie, il titolo 2017 va nuovamente a Stephan Buschor della Schützengesellschaft der Stadt Zürich, incoronato già nel 2015. In seconda posizione c’è Boris Vuskovic della Società di Tiro Sportivo di Bedano, che riceve il premio della Confederazione (una pistola d’ordinanza dell’Esercito) in quanto questo premio lo si può vincere una volta sola, e si diploma miglior Veterano della competizione. Miglior tiratore Elite si qualifica Eros Ferrari del Club Pistola Tesserete con 137 punti, mentre il miglior Juniores è Luca Veglio dei Tiratori della Greina di Olivone con 122 punti.
Nelle sezioni ticinesi vince la società di Bedano con 1’009 punti, davanti a Tesserete 1’000 e Locarno 998. Nelle sezioni ospiti domina nuovamente la società di Liestal 1’057, imponendosi sulla società sportiva della polizia cantonale di Zurigo 1’036 e sulla società della città di Lucerna 1’016. In totale sono state 24 le sezioni partecipanti alla gara pistola 25m, e ad aggiudicarsi il premio speciale di sezione – gentilmente offerto da Vanni Donini – sono stati i Carabinieri Faidesi e la Stoss-Schützenverband.
Sui 18 bersagli al fucile 300m al termine delle competizioni ben tre tiratori risultavano aver centrato il massimo risultato possibile di 75 punti; applicando il regolamento di tiro si è quindi ricorsi all’appoggio con il miglior colpo centrale (su base centesimale) dell’ultima serie sparata. Con il miglior colpo di 100/100 vince il titolo di Re del tiro e il premio della Confederazione – un Fass90 dell’Esercito – Daniel Spahr della Schützengesellschaft Aeugst am Albis (ZH); con 94/100 si piazza secondo e miglior Veterano Angelo Brenna della società di tiro La Balernitana, mentre terzo e miglior Elite si diploma Stephan Neiger della Obwaldner Kantonalschützengesellschaft con 91/100. Come miglior Juniores delle gare a 300m troviamo Brian May della società di tiro La Mendrisiense con 73 punti.

Nelle sezioni ticinesi si impone Mendrisio con 578 punti, davanti a Locarno e la Castello e Campagna di Bellinzona entrambe a 565 punti. Tra le sezioni ospiti vince nuovamente la società di tiro della città di Lucerna con 569 punti, seguita dalle federazioni di tiro di Obvaldo e Lucerna entrambe a 556 punti. In totale al fucile 300m hanno preso parte 29 sezioni e il premio speciale di sezione è andato ai Tiratori Santa Maria di Iseo-Cimo e alla Schützengesellschaft der Stadt Zürich.
Nel concorso speciale volto ad incentivare e premiare la partecipazione di juniores e adolescenti, alla pistola 25m si impone nel 2017 Airolo davanti a Iragna e Faido, mentre al fucile 300m vince nuovamente Balerna con 13 giovani davanti ad Airolo (12) e Ponto Valentino (8). In totale sono stati 78 i giovani e adolescenti partecipanti (12%) per 19 sezioni partecipanti a pistola.

Didascalia foto (di Maurizio Gianella, libera da diritti):
Il presidente del Tiro Storico Norman Gobbi, il brigadiere Maurizio Dattrino, il Re del tiro al fucile Daniel Spahr, il Re del tiro alla pistola Stephan Buschor, il premiato Boris Vuskovic e il presidente FST-SSV Luca Filippini.

Gran finale in vigna per S.Pellegrino Sapori Ticino

Gran finale in vigna per S.Pellegrino Sapori Ticino

Da CdT.ch | La Festa della Vendemmia alla tenuta Colle degli Ulivi di Coldrerio ha salutato gli ospiti di S.Pellegrino Sapori Ticino chiudendo un’edizione ricca di successi

COLDRERIO – Un appuntamento gourmet all’ombra di uno dei vigneti più belli e caratteristici del Ticino e non solo. Il gran finale dell’undicesima edizione di S.Pellegrino Sapori Ticino è andato in scena domenica 17 settembre alla Tenuta Colle degli Ulivi di Coldrerio di Bernardino Caverzasio, dove in 140 si sono dati appuntamento per uno dei riti collettivi più amati: la vendemmia.
Durante la mattinata, infatti, l’enologo della tenuta Eliano Meroni insieme ai suoi collaboratori hanno accompagnato gli ospiti a visitare la vigna, pronta a farsi spogliare dei suoi frutti per realizzare i grandi vini del Colle degli Ulivi vinificati da Zanini.

A realizzare il menu della giornata sono stati 4 grandi nomi della cucina ticinese e non solo: Martin Dalsass, Alessandro Fumagalli, Egidio Iadonisi e Ambrogio Stefanetti. Alta cucina declinata in piatti e sapori semplici eppure studiati nei dettagli, per una giornata dedicata interamente ai sapori popolari che ben si conciliano con la festa della vendemmia, uno dei momenti più folcloristici del festival enogastronomico. Ad affiancare i piatti dei grandi chef sono stati i vini di Bernardino Caverzasio, i vari Collivo (in versione bianco, rosato e rosso) e l’omonimo Bernardino, la più ricercata delle etichette di casa.

La location del Colle degli Ulivi è il miglior biglietto da visita per dare l’arrivederci ai tanti ospiti che hanno seguito da vicino l’edizione del 2017 di S.Pellegrino Sapori Ticino: tantissimi gli appuntamenti che sono andati a comporre un festival tra i più importanti d’Europa, che anno dopo anno si è guadagnato un posto al sole nel settore. E questo grazie ai grandi nomi della cucina, che hanno trasformato il canton Ticino in un palcoscenico gourmet.

Articolo e foto su: http://www.cdt.ch/ticino/mendrisiotto/182999/gran-finale-in-vigna-per-s-pellegrino-sapori-ticino

I “campioni” ticinesi del risotto

I “campioni” ticinesi del risotto

Da ticinonews.ch | Ecco i vincitori tra gli chef e i gruppi di carnevale che hanno cucinato in Piazza Grande a Locarno

Nonostante la pioggia, oltre 3mila persone hanno fatto da splendida cornice alla quarta edizione del “Festival del risotto” organizzato venerdì 15 e sabato 16 settembre in Piazza Grande a Locarno da GastroLagoMaggiore e Valli con il patrocinio di Ticino a Tavola.

Marino Lanfredini, chef dell’Hotel Serpiano, ha vinto venerdì sera il “4° Campionato ticinese” con il risotto allo Zincarlin della Valle di Muggio in crema di barbabietola con bottarga d’uovo e germogli di crescione. Al secondo posto si è classificato Enrico Pistoletti, del Ristorante San Maurizio 1619 “Truffle Bistro” di Lugano, con il risotto alla Formaggella della Valle di Blenio e tartufo nero di Alba, mentre sul terzo gradino del podio è salito Luca Merlo, chef del Ristorante Cereda di Sementina, con il risotto ai funghi porcini e verdure.

La giuria – presieduta dalla sommelier Elena Mozzini con co-presidente il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ha consegnato il Trofeo Sandro Vanini SA e gli importanti premi della Riseria di Taverne, Rapelli SA, Prodega Transogurmet e Centro Dannemann Brisssago.

Ecco gli altri partecipanti in ordine casuale: Giuseppe Virgilio (Albergo Ristorante America, Locarno), Federico Palladino (Hotel Coronado, Mendrisio), Rosanna Gagliardi ed Emanuele Rizzuti (Fourchette verte Ticino), Remi Agustoni (Casa del Vino Ticino, Morbio Inferiore), Paolo De Michelis (Ristorante Piazza, Locarno), Giovanni Boglio (Ristorante Fox Grill, Mendrisio), Alessandro Cassaro (Ristorante Portico, Locarno), Giuseppe Cautiero e Samuele Calloni (Ristorante Buffet della Stazione, Lugano), Nicolò Ferrari (chef neo-diplomato di GastroTicino – fuori concorso).

Tra i carnevali e i gruppi in gara sabato sera, invece, la giuria popolare ha emesso il seguente “verdetto”: primo il Carnevale di Gordevio Re Painach con il risotto ai funghi e pepe Vallemaggia, secondo l’Ente Manifestazioni Maggesi con il risotto ai funghi porcini ai profumi della Vallemaggia e terzo il Carnevaa dal Picet di Savosa con il Risott dal Picet; apprezzato anche il risotto “Carioca” cucinato dall’Associazione RIGnam.

Ad arricchire la manifestazione musica, degustazione con il Birrificio San Martino di Stabio, la presenza del Centro Dannemann di Brissago con la ruota della fortuna e l’arrotolamento dei sigari dal vivo, il wine-bar con vini della regione e l’esposizione di auto Sant’Antonio Car Locarno.

Un grande evento reso possibile dalla preziosa collaborazione dei ristoranti di Piazza Grande, della Città di Locarno in omaggio a “Locarno Città del Gusto 2015” quando il Festival del risotto fu il grande evento di chiusura ed è ora suo evento ricorrente, e di numerosi altri partner.

Foto e articolo da: http://www.ticinonews.ch/ticino/408637/i-campioni-ticinesi-del-risotto

Un’anima per la roccia

Un’anima per la roccia

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia d’inaugurazione delle Cave di Arzo |

Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e ringrazio il Patriziato di Arzo per avermi invitato a questa cerimonia d’inaugurazione per i lavori di riqualifica e valorizzazione delle vostre cave.

Lo scrittore francese François-René de Chateaubriand una volta disse « La scultura dona un’anima al marmo ». Se ci pensiamo, in effetti, il marmo è semplicemente una roccia. Di ovvia e innegabile bellezza, ma rimane solo una roccia, finché l’uomo non gli dona un’anima. Oggi festeggiamo la nuova vita delle Cave di Arzo che, grazie al lavoro del Patriziato, potremmo dire che hanno acquisito, con questo progetto, la loro personale “anima”.

L’attività alle Cave di Arzo ha una lunga storia che, come ben sapete, risale a un periodo attorno al 1300. Da allora il marmo di Arzo ha preso vita in numerose opere sparse per l’Europa, dal più vicino Duomo di Milano o di Como, fino a monumenti nella lontana Varsavia. In tutte queste località – riprendendo il concetto dello scrittore francese – il marmo di Arzo ha trovato più volte la sua anima, ma lo ha fatto spesso al di fuori del suo luogo d’origine. Il lavoro del Patriziato di Arzo ha invece un aspetto particolare, poiché dona un significato unico alla cava, proprio laddove tutto il processo nasce, richiamando l’attenzione verso la fase originale della lavorazione e sull’elemento dal quale nasce questo prezioso materiale, ovvero la terra, le nostre montagne, e in particolare il Poncione d’Arzo, che è anche l’elemento principale del nuovo stemma del Patriziato.

Proprio dai movimenti geologici che hanno interessato il nostro territorio nasce la bellezza naturale del marmo, che racconta la storia delle nostre terre e la porta all’interno dei prodotti della sua lavorazione. Come nel progetto del Patriziato, grazie al marmo la storia si incontra con la natura creando in questo modo un valore aggiunto per entrambe. La cava, che un tempo richiamava gli scalpellini per il lavoro di estrazione, con questo progetto si trasforma in un luogo per attività culturali che richiama invece tutta la popolazione verso la propria storia, poiché il lavoro alla cava era una parte essenziale dell’economia locale e quindi della vita quotidiana dei nostri avi. Grazie al progetto quindi, oltre a conoscere il processo che ha portato questa nostra peculiare eccellenza a essere riconosciuta a livello internazionale, possiamo finalmente riscoprire una parte del nostro passato, e quindi una parte di noi stessi.

Questa è la missione più importante, a mio avviso, che hanno i patriziati: mantenerci saldi a quei valori di tradizione e cultura locale che hanno costruito negli anni la nostra identità, l’identità ticinese, che ci rende unici e che ci caratterizza. Un ruolo fondamentale che ci tengo sempre a evidenziare, e che diventa sempre più una responsabilità inderogabile. Proprio per questo, nei miei incontri con i patriziati cerco di ricordare quanto sia importante che ognuno di questi enti diventi una realtà sempre più presente all’interno delle comunità locali e che diventi un partner sempre più affidabile per i Comuni e per il Cantone.

Il Patriziato di Arzo, grazie anche a progetti di valorizzazione del territorio come questo che oggi inauguriamo, dimostra una dinamicità e una volontà di innovazione esemplari, che ci fanno ben sperare. L’auspicio è che anche in futuro la nostra identità venga sempre tramandata con la stessa passione e la stessa buona volontà di ora. Una passione e una volontà che sono il tratto distintivo di ogni persona che ha messo il proprio cuore e le proprie braccia in questo progetto e in ogni altro realizzato in passato, donando a ogni opera una sua personale anima.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni