La Meseda: Alain Scherrer batte Norman Gobbi

La Meseda: Alain Scherrer batte Norman Gobbi

Da Ticinonline | I due politici si sono sfidati a suon di sughi per le crespelle. Giudice Marco Borradori, aiutato dal cuoco stellato Gianni Tabarini

A Lugano si è svolta il 2 settembre sera la seconda edizione di La Meseda (La Tavolata) che ha visto la sfida ai fornelli tra il sindaco di Locarno Alain Scherrer contro il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Davanti ad un buon nutrito di spettatori curiosi, i due politici hanno dovuto preparare un sughetto per delle crespelle già pronte.

Gobbi, a detta dei figli e della moglie, provetto cuoco si è cimentato in una cremina verde di non facile creazione, mentre Scherrer, meno pratico in cucina, sempre secondo i pareri della moglie e del figlio, ha creato una salsina ai funghi porcini.

Giudice unico ed insindacabile il sindaco di casa Marco Borradori, aiutato in questo suo compito dal cuoco stellato Gianni Tabarini dell’agriturismo valtellinese La Fiorida. Vittoria andata al sindaco di Locarno Alain Scherer che grazie ai porcini ha preso il giudice unico letteralmente per la gola.

Foto e articolo: http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1162290/La-Meseda-Alain-Scherrer-batte-Norman-Gobbi/

Il popolo, valore svizzero

Il popolo, valore svizzero

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Festa Nazionale a Villa Bedretto |

Egregio signor Ignazio Leonardi, Sindaco di Bedretto,
Autorità comunale,
Care e cari convallerani,
Gentili signore, egregi signori,

è un onore per me partecipare oggi come oratore ufficiale al Natale della Patria, e lo è ancor di più quando si tratta di tenere un discorso proprio a due passi da casa. In una Valle nel cuore della Svizzera, uno spettacolo della natura, una roccaforte per le tradizioni alpestri ma anche una via di connessione tra il Ticino e Oltre Gottardo. La Valle Bedretto è un emblema della nostra identità.

Guardandomi intorno, non posso che iniziare il mio discorso parlando proprio di ciò che mi circonda. In Val Bedretto troviamo una natura che lascia senza parole, con la quale prendiamo contatto molto facilmente, solo uscendo da casa. È un privilegio del quale non tutti possono godere. Ci troviamo di fronte a uno spettacolo di forza e maestosità, che nella storia a volte siamo riusciti a “ammaestrare”, mentre a volte ci ha sopraffatto. L’abbiamo affrontata costruendo vie di transito che mettono in collegamento il nord con il sud, fronteggiando le vie impervie delle nostre montagne o passandoci attraverso. Se ci pensiamo non è un’impresa da poco, e come ben sappiamo a volte è costata addirittura delle vite. È la stessa natura che negli anni si è rivoltata, in tutta la sua forza, contro chi cercava di conviverci, come per le valanghe del 1863 e del 1749. Furono due valanghe talmente distruttive che decimarono la popolazione. Ed è la stessa severa natura che ha causato l’emigrazione stagionale e un inevitabile spopolamento negli anni, per chi non riusciva a trovare un’occupazione per vivere tutto l’anno in Valle.

Ma la passione per questa Valle e per la sua bellezza mozzafiato scalda il cuore di molti come una pietra ollare: capace di immagazzinare una grande quantità di calore per poi restituirlo lentamente, ma mantenendo sempre caldi i nostri cuori anche nei momenti più difficili. Penso che chi, come il sottoscritto, decide di vivere nelle Valli del nostro Cantone sappia di che cosa sto parlando. Abbiamo fatto la scelta di abitare in un luogo che non sempre è accogliente, che non sempre è “comodo”, ma non possiamo farne a meno. Questo perché è un luogo che in ogni modo ci rappresenta, e al quale siamo fortemente legati. È un sentimento che portiamo con noi anche quando, per un motivo o per l’altro, ci spostiamo nei centri urbani del nostro Cantone o oltre Gottardo. Quante volte mi capita di sentire amici e conoscenti definirsi leventinesi anche dopo anni e anni che hanno lasciato la Valle. E tornano appena possono, anche solo per il periodo estivo, poiché non riescono a star lontano dal proprio luogo di origine.

Oggi festeggiamo la nostra Patria, che ha un anno in più. Un anno fatto di accadimenti che, nel bene e nel male, hanno toccato la Svizzera o l’hanno sfiorata di poco. Quello che stiamo vivendo è un momento storico nel quale rischiamo di farci sopraffare da incertezza e timore. Anche se la Svizzera non è ancora stata toccata direttamente da un attacco terroristico, diversi Paesi attorno a noi sono ormai già stati confrontati con quella che non è più una situazione nuova, nemmeno alle nostre latitudini. Un contesto che destabilizza, chiaramente, che ci può far preoccupare. Non dobbiamo però farci cogliere dal panico o cambiare le nostre abitudini: è proprio questo l’obiettivo degli autori degli attentati terroristici. Assecondare la loro volontà significherebbe quindi rendere vincente la loro strategia, che si nutre di paura e terrore.

Io credo – anzi, ne sono certo – che la Svizzera possa contare su una sua particolare caratteristica per affrontare una situazione come quella attuale. Ma non è mia intenzione oggi parlare di sistemi d’informazione o di forze dell’ordine. Questa caratteristica, secondo me, è il popolo svizzero. Noi che, vivendo a stretto contatto gli uni con gli altri, nel nostro piccolo territorio, abbiamo creato una rete forte, costruita sulla fiducia e sul mutuo aiuto. E questo fin dal tempo delle vicinanze, che ben conosciamo grazie alla storia delle nostre Valli, le quali garantivano, ancora prima dei comuni, la gestione dei beni pubblici e il quieto vivere. Ancora oggi ci sono i patriziati e le associazioni locali che tengono vivi questi sentimenti di mutuo aiuto e di cura per il patrimonio naturale e culturale, ma che soprattutto creano un senso di unione e di profonda conoscenza della comunità nella quale viviamo. Sono certo che gli altri Paesi possano invidiare la Svizzera come sistema, ma sono oltremodo convinto che siano in molti a invidiare la nostra nazione per il suo popolo. L’eredità del sistema di vicinanze, malgrado l’evoluzione repentina e incerta della situazione europea e globale, ci garantisce un appiglio, un punto fermo al quale affidarci per poter andare avanti uniti e resilienti.

La forza della nostra Patria è proprio questa: un grande senso di comunità, basata su solide radici, sulla prossimità tra le persone, sul riconoscimento delle peculiarità di ognuno, sull’attaccamento alle proprie origini. Per questo io mi sento svizzero, ma mi sento soprattutto ticinese e ancor di più leventinese. Alcune caratteristiche mi accomunano e altre mi caratterizzano rispetto agli altri, ma mi sento di appartenere a una frazione, a un paese o a una città, a un cantone e a una nazione. Mi sento parte di un ambiente sociale e sono fiero di far parte di tutto ciò.

Fortunatamente, siamo ancora sinceri nei rapporti umani. Malgrado siamo a volte definiti “freddi” o “chiusi”, sappiamo fidarci del prossimo e abbiamo a cuore il benessere della comunità nella quale ci troviamo. Impariamo a conoscere il nostro vicino, incontriamo i compaesani in negozio. E sviluppiamo così una conoscenza reciproca elevata, che è il punto di forza del popolo elvetico.

Il mio discorso non vuole quindi essere un elogio al nostro sistema federalista, alla nostra democrazia o a qualsiasi altra caratteristica elvetica che ben conosciamo e che spesso viene richiamata alla mente nel giorno dei festeggiamenti della Festa Nazionale. Quello di oggi vuole essere un discorso che parla del popolo elvetico e delle sue qualità, che lo rendono unico e che è parte integrante di ciò che ci rende invidiabili agli occhi degli altri. Il nostro amore per il territorio, la cura per lo stesso, il nostro sano patriottismo.

La qualità di vita nelle Valli del nostro Cantone va preservata. E non lo dico con un senso di tutela e di protezione verso qualcosa che potrebbe scomparire da un momento all’altro, come lo si intenderebbe per un fiore raro. Va preservata poiché è una risorsa preziosa, e so bene di cosa parlo. Le Valli del nostro Cantone hanno molto da dare, e possono essere valorizzate grazie a una pianificazione che le mantenga attrattive e vitali. Come ho dimostrato più volte con delle scelte legate al Dipartimento che dirigo, alcuni servizi che non necessitano di essere centrali, possono essere dislocati con successo in zone più periferiche, con un chiaro guadagno per chi ci lavora, poiché non deve affrontare il traffico delle strade delle nostre città, e con un beneficio soprattutto per chi vive nelle Valli, poiché questi servizi garantiscono dei posti che non li obbligheranno a lasciare le proprie terre per trasferirsi vicino al luogo di lavoro. Questo permette a chi come noi è nato in queste zone di continuare a viverci, senza essere obbligato a spostarsi, e a chi ha la volontà di venire a vivere in Valle, immersi nella natura e alla ricerca di una qualità di vita superiore, di poterlo fare senza essere ostacolato da alcuna difficoltà. Anche se il riequilibrio delle finanze cantonali è un obiettivo che ci siamo posti con il Consiglio di Stato in questa legislatura, è assolutamente importante mantenere sempre ben chiaro che il compito dello Stato è quello di garantire un servizio di qualità in ogni regione del Ticino.

A questo proposito, ho accolto con molto piacere la notizia dell’accordo tra FFS e Schweizerische Südostbahn (SOB) per riportare i collegamenti diretti con Zurigo, Basilea e Lucerna, di garantirne per i pendolari e gli studenti che si recano giornalmente nel resto del Cantone e di mantenere il personale sul treno che potrebbe offrire maggiori informazioni anche ai turisti che visitano la nostra regione. Questo permetterà di evitare il declassamento da linea regionale a linea di montagna. Sono degli impulsi forti e direi essenziali per garantire una crescita socio-economica che possa portare a una rinascita delle nostre Valli.

In conclusione, è questo l’augurio che voglio fare alla nostra piccola fetta di Svizzera nel giorno della Festa Nazionale: che si preservi così com’è, nella sua maestosa bellezza, e che sia un luogo accogliente per la vita di tutti noi che decidiamo di stare in Valle. Che negli anni non perda la sua vitalità e la sua attrattività, ma anzi che ne guadagni di nuova. Che si continui a vivere tramandando il sentimento della vicinanza, lo stesso sentimento che accompagnò i Padri fondatori nel 1291 sul Grütli, che li spinse a unirsi, identificandosi in un’unica realtà federale, ma facendo ognuno la propria parte per il bene della propria comunità, in quello che mi piace riassumere nel motto “Tutti per uno, uno per tutti”.

Cari amici e cari convallerani, vi ringrazio per l’attenzione. Viva la Svizzera e il suo popolo!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Festa della Lotta Svizzera di Gudo: Norman Gobbi perde la rivincita contro Andrea Stuppia.

Festa della Lotta Svizzera di Gudo: Norman Gobbi perde la rivincita contro Andrea Stuppia.

Da LiberaTV | Il Consigliere di Stato leghista, un anno dopo, ha concesso al macellaio bellinzonese una nuovo match: “Stavolta ha vinto lui meritatamente”

GUDO – Norman Gobbi perde la rivincita contro Andrea Stuppia. Il Consigliere di Stato leghista, un anno dopo, ha concesso al macellaio bellinzonese una nuovo match alla seconda edizione della Festa della lotta svizzera tenutasi ieri a Gudo.

“Questa volta ha vinto meritatamente l’amico Andrea! Bella manifestazione e complimenti agli organizzatori”, ha commentato Gobbi postando il video della sfida.

All’evento hanno partecipato 99 lottatori che si sono affrontati davanti a una foltissima cornice di pubblico: circa 1’200 gli spettatori.

Da: http://www.liberatv.ch/it/article/35209/festa-della-lotta-svizzera-di-gudo-norman-gobbi-perde-la-rivincita-contro-andrea-stuppia-guarda-il-video

‘Più vicini al Nord delle Alpi’

‘Più vicini al Nord delle Alpi’

Da laRegione | Da venerdì sera a domenica seconda edizione della festa che celebra gli sport tradizionali svizzeri – A Gudo sono attesi circa 130 lottatori non coronati e tante proposte per tutti i gusti. Lo scorso anno la manifestazione era tornata in Ticino dopo 45 anni

Non solo AlpTransit: anche la Festa della lotta svizzera permette di avvicinare il Ticino al resto della Confederazione. È questo il messaggio che il consigliere di Stato Norman Gobbi – padrino della manifestazione che andrà in scena nel fine settimana – lancia sul programma della festa, annunciando che “magari” indosserà nuovamente i pantaloni di iuta per prendere parte alla competizione, come fatto l’anno scorso in occasione della prima edizione. Entusiasta della seconda edizione anche il presidente dell’Associazione ticinese lotta svizzera Eduard Ritter – curatore della parte sportiva dell’evento organizzato dal Grüpp Garii – che sottolinea: «Questa manifestazione è la conferma che anche al Sud delle Alpi dopo tanti anni di quiete qualcosa si sta muovendo e che le tradizioni della lotta svizzera possono trovare spazio anche in Ticino». La cornice è fornita per la seconda volta dal campo sportivo di Gudo, sul Piano di Magadino, dove verrà allestito un vero e proprio villaggio in cui s’inseriranno le varie attività in programma. La manifestazione che ruota attorno alla lotta svizzera prevede infatti anche numerose altre proposte. La prima novità della seconda edizione consiste nell’apertura della due giorni con una festa serale già venerdì 23 giugno. Dopo il taglio del nastro e i discorsi ufficiali alle 18, dalle 18.30 alle 20.30 sarà possibile partecipare a una degustazione di vini del territorio di Gudo e assaggiare formaggi e salumi della regione. Dalle 19 concerti popolari dei Corni delle Alpi e i canti della Corale Verzaschese e dalle 21 musica live fino a mezzanotte. L’entrata è libera.

Sassi da lanciare: 9 o 25 kg
La Schwingfest entra nel vivo sabato 24 giugno con la giornata di riscaldamento che prevede un’altra novità, presente in molte feste di questo genere in Svizzera tedesca: la gara libera di lancio del sasso (conosciuta oltre Gottardo come Steinstossen). Ci si potrà cimentare in questa disciplina tradizionale tra le 11 e le 14 iscrivendosi sul posto a partire dalle 10. La gara, organizzata in collaborazione con il Gisa Club di Ascona, prevede due categorie: donne con sasso da 9,210 kg e uomini da 25,050 kg. I migliori uomini e le migliori donne effettueranno le finali davanti al folto pubblico delle tribune di domenica. Come l’anno scorso seguirà nel pomeriggio dalle 15 una dimostrazione di sculture intagliate nel legno con la motosega con una decina di esperti che daranno prova delle loro abilità. Per chi volesse portarsi a casa una scultura può partecipare all’asta prevista domenica in serata. Durante tutta la giornata, dalle 10 alle 17, vi sarà anche la possibilità di partecipare a voli panoramici sul Piano di Magadino, grazie al servizio offerto dalla ditta Heli-Tv di Lodrino. Per concludere, tra le 20 e le 24 sono previsti concerti live con gli Steelriders e gli Acoustic Rock Times.

Sulla segatura si sfideranno lottatori non coronati
Domenica 25 giugno dalle 9 prenderà il via la gara ufficiale di lotta iscritta all’albo della Federazione svizzera (www.esv.ch). Sul posto è prevista la presenza di circa 130 lottatori attivi non coronati provenienti da cantoni della Svizzera centrale, che si sfideranno su quattro arene con il tipico fondo di segatura. Durante le gare di lotta è in programma la suggestiva esibizione dei suonatori dell’Associazione Corno delle Alpi della Svizzera italiana (Acasi). Molteplici gli eventi collaterali pensati per soddisfare tutti i gusti: esposizione di trattori d’epoca, mercatino di prodotti tipici, griglia e punti ristoro con specialità culinarie, intrattenimento con musica popolare ecc. Per i più piccoli è prevista un’apposita zona divertimento con gonfiabili e cavalcate a cavallo. Per potersi garantire un posto a sedere sulla tribuna (posti limitati) è attiva la prevendita su https://www.tipo.ch/festalottasvizzera2 o nei punti vendita Antonietta Acconciature a Gudo e Lime Sagl a Bellinzona. Programma e ulteriori info su www.festalottasvizzera.ch.

Assemblea dei delegati della Federazione sportiva svizzera di tiro

Assemblea dei delegati della Federazione sportiva svizzera di tiro

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea dei delegati della Federazione sportiva svizzera di tiro |

Signora presidente Dora Andres,
Signore e signori delegati,
Gentili signore,
Egregi signori,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare alla vostra assemblea dei delegati.

È con piacere che vi do il benvenuto in Ticino, sulle sponde del lago di Lugano: spero che cogliate l’occasione, nei momenti liberi dai lavori assembleari, per visitare la nostra splendida regione.

Il nostro Cantone ha da sempre un forte legame con il tiro, che è l’espressione di un sano patriottismo e della tradizione svizzera. Una disciplina che rappresenta i valori della nostra nazione, come la libertà che siamo chiamati a tutelare. Ed è questo il motto di molte società di tiro ticinesi: “Liberi e Svizzeri”, che riprende le grida dei giovani ticinesi dell’Ottocento, quando il nostro territorio rischiava di essere annesso alla Lombardia. Proprio nell’Ottocento, le feste federali di tiro (assieme a quelle di ginnastica e canto) erano considerate delle manifestazioni di passione nazionale.

Era il 1837 quando in Ticino venne organizzato il primo tiro cantonale. Proprio in Ticino, e più precisamente nella suggestiva cornice del Mendrisiotto, dopo quattordici anni, nel 2016 è stata organizzata una festa cantonale di tiro, che ha raccolto l’interesse non solo di tiratori da tutta la Svizzera, ma anche dalla popolazione locale, che ha potuto partecipare alle attività correlate alla manifestazione, in un vero e proprio momento di festa.

A livello cantonale stiamo lavorando molto sulle infrastrutture legate all’attività di tiro, a favore dei tiratori ma anche di tutta la popolazione che vive nei pressi degli stand di tiro. Proprio in questi anni si è valutata la possibilità di una sostituzione dei poligoni di Lugano, Bellinzona e Origlio-Cureglia con un nuovo poligono regionale del Monte Ceneri, nell’ottica di uno sfruttamento sinergico per il tiro sportivo e venatorio e l’allenamento dei corpi di sicurezza. L’obiettivo è di garantire l’attività di tiro tenendo conto delle necessità ambientali della regione e dell’impatto fonico sulla popolazione residente.

In futuro avremo quindi strutture moderne e adeguate all’attività di tiro: a favore di chi lo pratica, di chi vive nei dintorni dei poligoni e di chi è interessato a fare i primi passi verso questa attività. Proprio in relazione a quest’ultimi, in Ticino le società stanno lavorando assiduamente per confermare la tendenza degli ultimi anni. Solo nel 2016 abbiamo infatti registrato un aumento di giovani tiratori del 37% nel nostro Cantone, un risultato che è dato sì dall’abbassamento dell’età minima da 17 a 15 anni per la partecipazione ai corsi di preparazione pre-militari, ma sono sicuro anche da un ritornato interesse dei ragazzi e dall’impegno delle Società nel creare interesse attorno a questo sport. Un ritorno che fa solo bene alle società di tiro, e che è linfa vitale per il nostro futuro.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il valore della passione

Il valore della passione

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea del centenario della Società Mastri Panettieri Pasticcieri Confettieri | Fa stato il discorso orale

Signor Presidente, Massimo Turuani,
Socie e soci della Società Mastri Panettieri Pasticcieri Confettieri,
Gentili signore,
Egregi signori,

È un piacere porgervi il mio saluto e quello del Consiglio di Stato ed essere qui oggi con voi per celebrare l’importante traguardo dei cento anni.

Cento anni che raccontano un pezzo di storia della produzione artigianale del pane. Una storia che ha origini molto lontane: testimonianze scritte risalgono già all’inizio del ‘300, e che dal ‘400 raccontano della presenza dei prestinai. Il lavoro di quest’ultimi e la sua importanza per la popolazione sono inoltre ben documentati da un regolamento emanato dal Municipio di Bellinzona nel 1812, conservato all’Archivio cantonale, che dichiara “Ogni Prestinaro dovrà essere giornalmente fornito di Pane in quantità sufficiente almeno per li bisogni della Comune”. Sono secoli quindi che la produzione di pane fa parte non solo dell’attività del nucleo famigliare, ma che è parte integrante delle attività della società ticinese, tanto da dover essere iscritta in un regolamento.

È una storia, quella della vostra professione, che sento anche mia. Come molti di voi sapranno già, mia nonna e mio nonno paterni hanno dedicato tutta la loro vita alla gestione del negozio, del ristorante e della panetteria di loro proprietà a Piotta. È quindi una realtà che ho vissuto da molto vicino, alla quale sono legati molti miei ricordi d’infanzia che porterò sempre con me, e che vengono rievocati dall’aroma del pane fresco, ogni volta che entro in una panetteria.

Durante qualche breve ricerca sulla storia del pane, sono incappato in un altro testo che mi ha incuriosito e che ben dimostra come non solo la produzione, ma anche gli usi legati al consumo di pane siano cambiati nel tempo. Il pane ticinese, prodotto con la farina bianca, era un bene di lusso, un’esclusiva per i cittadini benestanti. Chi produceva il pane a casa propria utilizzava altre miscele meno pregiate e che dipendevano da quanto a disposizione nelle varie zone del Cantone. Da inizio ‘900 non è più così: in “Donne ticinesi: rievocazioni”, del 1928, si può leggere la seguente frase: “Oggi i nonni raccontano ai ragazzi increduli come ai loro tempi il pan bianco fosse cosa di gran lusso e molto rara”. Pensando ai giorni nostri, possiamo notare come la tendenza sia ancora cambiata, con una ricerca di nuovi gusti oppure di vecchie tradizioni che si discostano dalle produzioni con l’utilizzo della farina bianca. Delle tendenze che chiedono a voi artigiani di rimanere sempre aggiornati e di rinnovarvi di anno in anno.

La vostra professione, come quella di ogni artigiano ticinese, ha una valenza importante per il nostro territorio. È sinonimo di cura e tradizione, di una garanzia di qualità che solo la vostra passione può offrire. È questo ciò che dobbiamo salvaguardare: il “Made in Ticino”, come un sigillo che dimostra il valore di ciò che produciamo nel nostro Cantone.

Valore che non è solo quello dato ai consumatori del vostro prodotto, ma anche quello che offrite a tutta la popolazione. Si nota soprattutto quando questo viene sottratto. Quante volte mi è capitato di sentire qualcuno che si lamentava per la chiusura di un negozietto di paese, dicendo che faceva parte ormai della dimensione locale ormai da tempo. E spesso ad affermarlo era la stessa persona che non si era recata mai o solo qualche volta a fare degli acquisti da questo artigiano locale. Ed è proprio di questo valore che sto parlando, un valore che tutta la popolazione riconosce: ma spesso si sottovaluta l’impegno e la fatica che ci stanno dietro, dando tutto per certo e scontato.

Valore che, in conclusione, trasmettete alle generazioni future. Insegnando la vostra arte, impiegando i nostri giovani in professioni che – speriamo – non termineranno mai di affascinare e di essere parte della nostra economia locale. Un grazie quindi a tutti voi che mettete passione nella vostra attività, quotidianamente.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Giornata del latte a Bellinzona

Giornata del latte a Bellinzona

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Giornata del latte a Bellinzona | Fa stato il discorso orale

Care ragazze,
Cari ragazzi,
Gentili signore,
Egregi signori,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e do il benvenuto in Ticino a chi è venuto a trovarci da oltre Gottardo.

È bello vedere una Piazza del Sole così animata e colorata. Colorata proprio come i cartelloni che le classi di tutta la Svizzera – e molte anche in Ticino – hanno preparato per partecipare al concorso “In forma con il latte svizzero”, e che verranno premiati a breve su questo palco.

Quella di oggi è una giornata di festa, nella quale avrete la possibilità di divertirvi e allo stesso tempo di conoscere da più vicino un alimento che è alla base dell’alimentazione svizzera: il latte.

È passato ormai qualche anno dalla mia infanzia, ma ho dei chiari ricordi che mi legano a questo alimento e ai suoi derivati. Prima di tutto, perché quando ero un bambino, il latte lo si andava a prendere direttamente in stalla, fresco di mungitura, ognuno con il proprio bidoncino di latta. E poi come dimenticare il bicchiere di latte con i biscotti a merenda, oppure un buon pezzo di formaggio con il pane, quando si passava la giornata in montagna, o ancora il suono dei campanacci delle mucche la notte, quando si dormiva in cascina. E ancora oggi, gusto con piacere una raclettata con amici e parenti, o semplicemente con mia moglie e i miei due bimbi, nelle fredde serate d’inverno.

Il latte è sinonimo di tradizione. È sinonimo di Svizzera, di montagne, di pascoli verdi. La sua produzione è un settore molto importante per l’economia svizzera, ma non solo. Attraverso gli alpeggi e i pascoli, gli allevatori contribuiscono a mantenere il nostro territorio come lo vediamo, nel pieno della sua bellezza e della sua prosperità. Tramite i nostri pascoli, valorizziamo le nostre montagne e quello che hanno da offrirci, creando, di seguito, del valore per tutti noi.

Purtroppo negli ultimi anni la popolazione svizzera beve meno latte e consuma meno derivati della dose giornaliera consigliata per una dieta sana: questo non solo a discapito della nostra salute, ma anche del lavoro dei nostri contadini, che fanno sempre più fatica a sostenerne la produzione. Una tendenza questa, che può essere contrastata anche grazie a iniziative come quella di oggi: una giornata nella quale tutti noi, ragazzi e adulti, possiamo riscoprire il piacere di un buon bicchiere di latte fresco.

Nella “giornata del latte” abbiamo quindi la possibilità di apprezzare ogni dettaglio che fa
parte del processo di produzione che ci porta al prodotto finale: dal benessere dell’animale all’attività del contadino, dalla mungitura fino alla distribuzione. Dall’erba dei pascoli al piatto in tavola. In quella che non è solo un’altra attività che fa parte della nostra economia, ma che è per certi versi una vera e propria arte, per la quale noi svizzeri siamo conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

12a Assemblea dei delegati della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

12a Assemblea dei delegati della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea dei delegati della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

Signor presidente avv. Oviedo Marzorini,
Signore e signori delegati,
Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare alla vostra assemblea dei delegati.

L’attività nell’ambito del tiro si fa intensa. Sono tanti infatti i progetti che, come Cantone e come Federazione, stiamo portando avanti. Progetti molto sentiti non solo dai tiratori ma dalla popolazione di tutto il Cantone.

Le notizie delle ultime settimane hanno sottolineato quanto il progetto per il nuovo poligono del Monte Ceneri sia centrale per il futuro delle attività di tiro. Contiamo di disporre al più presto della nuova struttura, che sostituirà i poligoni di Lugano, Bellinzona e Origlio-Cureglia, che saranno messi in seguito fuori esercizio. I prossimi passi saranno quelli di procedere all’elaborazione del Piano di utilizzazione cantonale, che verrà in seguito sottoposto al Gran Consiglio. Si procederà quindi con il bando di concorso e la richiesta al Legislativo cantonale del credito di progettazione. Una volta valutata la proposta architettonica migliore, sarà infine richiesto il credito di costruzione.

L’obiettivo è di avere un’infrastruttura interamente insonorizzata e adatta all’istruzione, al tiro sportivo e venatorio, ma anche alla formazione e all’esercitazione dei diversi corpi di sicurezza. Il progetto sarà sviluppato nell’ottica di uno sfruttamento efficiente e sinergico degli spazi e di un uso parsimonioso del suolo, tramite un’istallazione sicura e compatibile con le esigenze di protezione dell’ambiente, del paesaggio e, non da ultimo, della popolazione residente nella regione.

Oltre al progetto del Monte Ceneri, un altro passo avanti a favore dell’attività di tiro e della convivenza del nostro sport con le necessità della popolazione è stato fatto grazie alla Convenzione firmata qualche settimana fa tra il Cantone e la Federazione. Il rinnovo della Convenzione permetterà di prolungare l’orario di attività nei giorni feriali fino alle 19.30, con una forte riduzione dell’attività durante i giorni festivi, a favore di un miglioramento dell’impatto fonico.

Infine, il Gruppo di lavoro Tiro Ticino ha quasi terminato il rapporto che verrà consegnato entro la fine 2017, nel quale ha redatto una mappa aggiornata delle infrastrutture di tiro (civili, militari, pubbliche e private) presenti sul territorio cantonale, definendone le necessità di risanamento (in relazione all’inquinamento fonico o da piombo). Il Gruppo di lavoro ha inoltre raccolto le necessità regionali per le attività di tiro militare, sportivo e venatorio per proporre al Consiglio di Stato una visione futura in questo settore sotto forma di una pianificazione cantonale.

Non siamo fermi quindi, ma anzi: in questi anni stiamo compiendo dei passi molto grandi a favore dell’attività di tiro per il futuro, con una sensibilità sempre più grande verso l’ambiente e la comunità ticinese. Passi che favoriscono non solo i tiratori attivi, ma che avvicina tutta la popolazione al nostro sport, e che attira l’attenzione dei più giovani. Lo dimostrano anche eventi come la Festa cantonale di tiro, organizzata lo scorso anno a quattordici anni dall’edizione precedente. Queste sono le attività che fanno bene al nostro sport, che lo riportano sul territorio, in mezzo alla gente, avvicinando tutta la popolazione a questa attività sportiva fatta non solo di armi e colpi, ma anche di momenti d’incontro, di amicizia e di condivisione.

La Federazione Ticinese delle Società di Tiro è un attore importante con il quale il Cantone collabora assiduamente. Sono passati già quindici anni da quando, nel 2002, venni eletto nel comitato della Federazione, nel quale ho avuto il piacere di dare il mio contributo per nove anni, fino al 2011. Oggi, dopo ben venticinque anni, Oviedo Marzorini lascia la carica di presidente. A lui va un ringraziamento particolare per il lavoro svolto in questo quarto di secolo, come pure a tutto il comitato, per l’impegno svolto a favore del tiro in Ticino. Un augurio va al nuovo presidente Doriano Junghi che entrerà in carica oggi e con il quale avrò il piacere di lavorare, assieme al mio Dipartimento, nei prossimi anni.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Sicurezza del Santo Padre: il Ticino fa scuola

Sicurezza del Santo Padre: il Ticino fa scuola

Dal Mattino della domenica | Quindici future guardie pontificie saranno formate a Isone

Qualche settimana fa insieme al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi mi sono recato a Roma per la firma di un importante accordo. Il nostro Cantone da lunedì è diventato protagonista di una tradizione svizzera di oltre 500 anni, ma sempre attualissima: il servizio delle guardie svizzere a difesa del Papa.

Il Ticino istruttore delle guardie pontificie
Sono molti i giovani che negli anni hanno lasciato il nostro territorio partendo alla volta di Roma per offrire il loro servizio a Sua Santità. Il nostro Cantone fa la sua parte fornendo giovani leve al più piccolo – ma efficace – esercito del mondo. Attualmente si contano ben otto ticinesi attivi al Vaticano. Da quest’anno però diventiamo parte integrante di questa speciale missione, mettendo a disposizione le nostre strutture e le nostre competenze per la formazione delle future guardie. Lo scorso 26 settembre infatti ero a Roma quando il Comandante delle guardie svizzere Christoph Graf e il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi hanno sottoscritto una convenzione, grazie alla quale lunedì scorso quindici giovani reclute hanno iniziato il loro percorso di formazione nelle infrastrutture militari di Isone, messe a disposizione dall’esercito.
Un accordo raggiunto non solo grazie alle poche ore di viaggio che separano il nostro Cantone da Roma, ma anche e soprattutto grazie alle strutture presenti sul nostro territorio, che offrono la possibilità alle reclute di esercitare nuove forme di difesa già nella formazione di base, per affrontare al meglio le sfide imposte dalle nuove minacce globali. Sfide con le quali, chi fa un lavoro come quello delle guardie pontificie, deve confrontarsi ogni giorno.

Al via la formazione
Per il primo mese – quello che appunto si svolgerà in Ticino – la formazione delle nuove reclute è coordinata dal Centro formazione di polizia del Cantone, a Giubiasco. Centro che, oltre a formare agenti di polizia, potrà ora vantare una formazione particolare e unica come quella delle guardie pontificie. Per gli aspetti più tecnici le lezioni saranno proposte nella lingua madre di ciascuna recluta, così da garantire la miglior comprensione possibile. Il resto della formazione avverrà in italiano, che non rappresenta solo una delle nostre lingue nazionali, ma anche quella che le guardie pontificie utilizzeranno nella loro quotidianità al Vaticano. Il soggiorno ticinese sarà pure l’occasione per entrare in contatto con la cultura latina che ci contraddistingue e che costituirà il contesto del loro futuro lavoro. Mi piace pensare che ogni guardia, ritornando a casa oltre Gottardo, porti con sé e condivida con famigliari e amici la propria esperienza nel nostro Cantone, contribuendo alla promozione dell’italianità nel resto del nostro Paese.
Partecipando direttamente alla difesa del Pontefice, le guardie svizzere affrontano una missione unica, che richiede coraggio, fede e umiltà. Valori che sono basilari nella selezione per individuare le reclute più adatte. Sono necessarie determinate peculiarità psicofisiche e anagrafiche, ma soprattutto la vocazione del singolo a difendere il Papa a qualsiasi prezzo. A questi candidati, attraverso la formazione nel nostro Cantone, daremo gli strumenti adatti per svolgere al meglio il loro compito.

Più vicini al cuore della Svizzera
Il Ticino, grazie all’ottimo lavoro della nostra Polizia, abbraccia dunque una tradizione unica nel suo genere che continua ad affascinare i giovani, che non è folclore, bensì spirito di servizio e sicurezza personale, a difesa del cuore della cristianità. Una tradizione che è riuscita a rimanere al passo con i tempi e a mantenere viva la sua missione iniziale: anche se la pittoresca uniforme e l’alabarda sono una parte essenziale nell’immagine delle guardie, l’esercito del Papa è dotato di armi moderne per garantire la propria efficienza nella difesa di Sua Santità.
Le guardie svizzere rappresentano il Santo Padre, agli occhi dei pellegrini che da tutto il mondo si recano al Vaticano. Grazie all’operato della Polizia cantonale anche il nostro Cantone può quindi dare il suo contributo a uno dei simboli del nostro Paese che incarna la nostra affidabilità, quella svizzera, a livello globale.
“Acriter et fideliter”, ovvero “Con coraggio e fedeltà”: nel motto delle guardie pontificie sono racchiusi i valori con i quali nella storia abbiamo combattuto a favore della nostra madre Patria. Valori che accomunano tutti noi cittadini elvetici e ticinesi. Valori che incarnano l’essenza svizzera e che con onore il Ticino contribuisce da qualche giorno a difendere e diffondere nel resto del mondo.
Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie

Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie

Comunicato stampa della Polizia cantonale | Al via la formazione in Ticino delle Guardie svizzere pontificie. Oggi presso la Piazza d’armi di Isone quindici future guardie hanno iniziato il loro percorso formativo, sotto l’egida della Polizia cantonale e in collaborazione con il Dipartimento delle istituzioni (DI), che getterà le basi delle competenze richieste per garantire l’incolumità del Papa e la sicurezza del Vaticano. Questo in base ad un’apposita convenzione firmata lo scorso 26.09.2016 in Vaticano dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal Comandante della Guardia svizzera pontificia Christoph Graf. Per quanto riguarda gli aspetti di supporto logistico e la messa a disposizione delle infrastrutture, si sottolinea il fattivo contributo dell’Esercito, in particolare del Comando forze speciali, per il tramite del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS).

La prima giornata è iniziata di buon mattino alle 6.20 seguita poi, alle 8, dall’Appello sulla Piazza d’armi. La formazione vera e propria è poi cominciata alle 8.15 con l’orientazione geografica sul terreno dei partecipanti per poi passare a lezioni di psicologia. Oltre a questa materia, la formazione prevede pure corsi di diritto, formazione antincendio, rianimazione cardiopolmonare, tiro e sicurezza personale, comportamento tattico e sport. Istruttori e formatori, tutti specialisti nel loro ambito di materia e con solide esperienze di formazione, erogheranno formazioni in lingue diverse, così da assicurare la comprensione e l’assimilazione dei contenuti trattati, avvicinando al contempo le reclute di lingua tedesca o francese all’italiano. Lingua di Dante che utilizzeranno durante le loro attività quotidiane in Vaticano.

I corsi sono coordinati dal Centro formazione di polizia (CFP) di Giubiasco, uno dei cinque centri riconosciuti a livello nazionale. Il suo mandato integra la formazione di base e continua degli aspiranti e degli agenti assunti da corpi di polizia di lingua italiana i cui collaboratori possono portare il titolo di Agente di polizia con Attestato professionale federale. Oltre alla Polizia cantonale, alle Polizie comunali, alla Polizia dei trasporti e alla Polizia militare, su richiesta, come in questo caso da parte delle Guardie svizzere pontificie, le sue proposte possono rivolgersi anche ad altri enti di sicurezza pubblica o privata, o ancora ad altre istituzioni che necessitano di corsi in cui la polizia è centro di competenza. Il corso destinato alle Guardie svizzere pontificie rientra appunto in questo ultimo ambito.

La permanenza delle future Guardie pontificie in Ticino e di 30 giorni, dopodiché
continueranno la loro formazione a Roma. Sono già state pianificate altre due formazioni per il 2017: una a febbraio, con una quindicina di reclute, ed un’altra a cavallo fra ottobre e novembre con una ventina di partecipanti.