La comunità Svizzera a Firenze: ieri e oggi (VIDEO)

La comunità Svizzera a Firenze: ieri e oggi (VIDEO)

LA COMUNITA’ SVIZZERA A FIRENZE: IERI E OGGI Seminario organizzato dal Circolo Svizzero di Firenze in collaborazione con la Fondazione Spadolini Nuova Antologia e il Gabinetto Vieusseux – INTERVENTO DI NORMAN GOBBI Consigliere di Stato Direttore del Dipartimento delle Istituzioni della Repubblica e Cantone Ticino – 27 ottobre 2016 – Firenze, Palazzo Strozzi, Sala Ferri.

Caseificio e stalla ad un passo

Caseificio e stalla ad un passo

Dal Giornale del Popolo | Due giornate di festa per celebrare la nuova sede dell’azienda agricola Pedrini e il sito di produzione del formaggio d’alpe che ha compiuto 20 anni di attività

Il progetto del Caseificio, nato per rilanciare l’artigianato alimentare nella Valle Leventina, si fa testimone di un ventennio di duro lavoro e di molti traguardi. Nonostante ci siano state alcune difficoltà all’inizio, l’azienda oggi si rivela un punto di riferimento importante per tutta la regione. «Attualmente occupiamo 35 collaboratori, produciamo 300 tonnellate di formaggio ed il nostro fatturato oltrepassa gli 8 milioni di franchi. Si può quindi dire che è una delle aziende più importanti non solo per il Comune di Airolo, ma per tutta la Leventina» ha dichiarato il presidente del Caseificio, Giancarlo Croce, nel suo discorso durante il fine settimana dedicato al 20° di attività della struttura. La festa, non a caso, ha consentito di inaugurare anche la nuova e modernissima stalla della famiglia Pedrini, costruita proprio accanto al Caseificio e che porterà degli sviluppi interessanti nella collaborazione per la produzione di latte. «Dovevamo lasciare la nostra vecchia ubicazione nel centro del villaggio di Nante – ha sottolineato Nicola Pedrini – e avendo un terreno di nostra proprietà adiacente al Caseificio abbiamo subito pensato all’ottima collaborazione che si poteva instaurare». Il Caseificio, infatti, attualmente lavora con diversi allevatori di Leventina, della Valle di Blenio e del Canton Uri, ciò garantisce una produzione di circa 3 milioni di litri di latte all’anno. Ora si guarda fiduciosi al futuro nel quale il Caseificio ha l’obiettivo di incrementare ulteriormente la quantità e naturalmente la qualità del proprio prodotto.

Sinergie e opere in vista

Inoltre vi sono interessanti prospettive di sinergia fra tutta una serie di progetti regionali, dal restaurato Ospizio del San Gottardo al vicino Parco eolico, dalla nuova Valascia all’accademia sportiva di Piotta per finire con la candidatura di Airolo-Pesciüm a sede del nuovo Centro nazionale di competenza per lo sci freestyle. La speranza è che queste realtà possano portare una ventata d’aria fresca ricca di novità e di stimoli per la regione. «Vogliamo essere la vetrina per l’agricoltura ticinese in questo contesto e vogliamo stimolare anche progetti scolastici, dove potremo mostrare ai giovani i processi di produzione della filiera del latte e molto altro legato all’agricoltura e all’allevamento artigianale ticinese», ha conclude il neo-direttore del Caseificio, Daniel Mudry.

Gobbi: «Un privilegio contribuire alla sicurezza del Santo Padre»

Gobbi: «Un privilegio contribuire alla sicurezza del Santo Padre»

Dal Giornale del Popolo | Le considerazioni del consigliere di Stato dopo la firma della Convenzione e l’incontro con Francesco

Nel suo intervento prima della firma dell’accordo lei ha detto che spesso la storia militare svizzera è una storia di sacrificio, riferendosi poi alla battaglia di Arbedo, alle porte di Bellinzona…

Ho citato la battaglia di Arbedo del 1422, la prima battaglia combattuta a sud delle Alpi dai confederati contro le truppe milanesi condotte dal conte di Carmagnola, venute a riconquistare Bellinzona. Come sappiamo non ci sono monumenti a ricordare una vittoria, ma c’è una chiesa, la “chiesa rossa” perché – vuole così la tradizione – essa rappresenta il sangue versato dai confederati nella battaglia (oltre mille i morti su 2.500 soldati); la sconfitta fu riscattata poi nel 1478 nella battaglia dei Sassi Grossi di Giornico, nella Valle Leventina, sempre con i medesimi contendenti e con una maggiore presenza di leventinesi.

Lei ha citato poi Marignano e San Nicolao della Flüe, patrono della Svizzera e anche della GSP…

Marignano – definita “La battaglia dei giganti”, combattuta da oltre 50mila uomini, di cui ventimila confederati – rappresentò da una parte la conclusione del fresco dominio svizzero sul Ducato di Milano, dall’altra pose fine alla politica di espansione confederata non solo verso sud, ma anche nelle altre direttrici. Qui mi piace ricordare quanto, secondo un cronista cinquecentesco, disse ai confederati San Nicolao della Flüe (1417-1487) su tale argomento: «Se rimanete entro le vostre frontiere, nessuno vi batterà mai; ma sarete in ogni epoca più forti di tutti i vostri avversari, e li vincerete. Se invece, sedotti dalla cupidigia e dalla passione di dominare, cominciate a dilatare il vostro impero nel mondo, la vostra forza vi abbandonerà presto».

Proprio in quegli anni, nel 1506, fu istituita la Guardia Svizzera Pontificia, che per secoli fu in gran parte formata da svizzerotedeschi. Ancora mezzo secolo fa di ticinesi non c’era l’ombra…

Oggi la situazione è diversa: negli effettivi contiamo 8 ticinesi, tra i quali un maggiore (il primo ufficiale ticinese nella storia della GSP) e in più ci ritroviamo con un accordo impensabile fino a pochi decenni fa… La diffidenza degli amici confederati di lingua tedesca è stata assai diffusa. Inoltre il Ticino – pur essendo cattolico – nella guerra del Sonderbund del 1847, si schierò con i federali, non con i secessionisti dei Cantoni cattolici… Ricordo però con piacere come durante la Seconda Guerra mondiale non ci furono soldati ticinesi condannati per alto tradimento del nostro Paese e questo a dimostrazione del fatto che il motto “liberi e svizzeri” lo sentiamo profondamente nostro. L’abbiamo dimostrato anche con questo accordo: non solo abbiamo ormai superato le diffidenze, ma abbiamo avuto un pubblico e prestigioso riconoscimento della qualità della formazione erogata presso il Centro di formazione di polizia di Giubiasco. Con molto piacere e con molto orgoglio la erogheremo anche alla Guardia Svizzera Pontificia…

… che ha un compito preminente: la difesa personale del Papa…

Mai più mi sarei immaginato di poter fare questo a poco più di cinque anni dalla mia prima elezione in Consiglio di Stato. Poter contribuire a formare chi difende la persona di Sua Santità è un motivo di orgoglio non solo per il Ticino cattolico, ma per il Governo e per il Ticino tutto.

N.B. Il consigliere di Stato Gobbi ha partecipato con gli altri componenti della delegazione alla Santa Messa celebrata da papa Francesco a Santa Marta martedì 27 settembre. Il Santo Padre nell’omelia si è riferito soprattutto alla Prima Lettura, tratta dal Libro di Giobbe. Norman Gobbi ha poi messo su twitter la considerazione che segue:

«Mi sono emozionato e ho trattenuto a stento le lacrime. Due giorni fa, nello Stato più piccolo del mondo con l’uomo più straordinario del mondo. Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo. Sono grato – unitamente alla delegazione ticinese – di aver avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità. Grazie papa Francesco.»

 

IX. Tiro Storico del San Gottardo: Cappelletti (F300) e Bernet (P25) i Re del Tiro 2016

IX. Tiro Storico del San Gottardo: Cappelletti (F300) e Bernet (P25) i Re del Tiro 2016

Edizione da record quella del 2016 con 673 partecipanti, sferzati sabato dal vento del San Gottardo, che ha visto vincere nelle sezioni pistola Locarno e Liestal, e nelle sezioni fucile Mendrisio e Aeugst am Albis. Forte partecipazione di giovani, grazie al premio speciale in palio. A Re del Tiro 2016 sono incoronati Massimo Cappelletti di Faido al fucile 300m e Oskar Bernet di Lucerna alla pistola 25m.

Dal 2008, primo anno del Tiro Storico del San Gottardo che si svolge alle due distanze con armi d’ordinanza presso il poligono di Airolo, all’edizione di quest’anno la partecipazione è stata un continuo crescendo. Nonostante alcune edizioni sotto la neve, e spesso disturbate dal vento del San Gottardo, lo Storico ha saputo raccogliere il sostegno e l’apprezzamento in ogni parte della Svizzera, passando dagli iniziali 375 partecipanti del 2008 agli odierni 673, dove la crescita maggiore si è registrata negli ultimi anni alla pistola 25m (ben 300 quest’anno).

Nel concorso a sezioni al fucile 300m nella categoria FTST (società ticinesi) ha vinto La Mendrisiense con 565 punti, davanti a La Balernitana (560) e l’Unione Tiratori Locarno (552); in questa categoria sono state 16 le sezioni in gara, dove la Civici Carabinieri di Lugano si è aggiudicata la pregiata vetrata offerta dal membro di comitato Vanni Donini, premio che può esser vinto una sola volta da ogni sezione.

Nelle sezioni ospiti, la vittoria è andata alla società di tiro di Aeugst am Albis con 547 punti, aggiudicandosi pure la vetrata in premio; dietro gli zurighesi si piazzano due sezioni lucernesi, la società di tiro della Città di Lucerna (545) e la federazione cantonale (537). In questa categoria le squadre in gara sono state 11.

Nelle sezioni ticinesi alla pistola 25m, la vittoria è andata come nel 2015 all’Unione Tiratori di Locarno con 1’026 punti, che conferma il suo ottimo rendimento degli ultimi anni nelle varie competizioni sportiva; Locarno è seguita dal Club Pistola Tesserete (1’017) e l’Unione Tiratori del Gottardo (1’014). Le sezioni in gara sono state 11 e la vetrata premio è andata ai Tiratori della Greina di Olivone.

Nella categoria ospiti la società di tiro di Liestal è diventata la squadra da battere; vittoriosa già nel 2015, quest’anno ha centrato 1’037 punti e conferma la solidità della squadra della capitale di Basilea-Campagna. Dietro si piazzano la società di tiro della Città di Lucerna (1’026) e la friborghese L’Echo de la Combert di Treyvauz (991); seguono 8 sezioni, dove ad aggiudicarsi la vetrata premio è stata la società di tiro della Città di Zurigo.

Nelle premiazioni individuali, il titolo di Re del Tiro 2016 è andato a Massimo Cappelletti di Faido al fucile 300m con 74 punti (1 in meno del massimo) e a Oskar Bernet di Lucerna alla pistola 25m con 142 punti (su 150). I due Re del Tiro hanno ricevuto il premio federale, ossia un’arma d’ordinanza offerta dalla Confederazione, nelle rispettive discipline.

Al fucile 300m il miglior giovane è risultata Ylenia Casari (1996) di Bellinzona, il miglior veterano Peter Frei di Aeugst am Albis, e il miglior attivo Fabio Sassi di Mendrisio; tutti e tre hanno ottenuto 73 punti. Alla pistola 25m il miglior giovane è risultato Emanuele Pini (1999) di Airolo con 113 punti, il miglior veterano Borislav Vuskovic di Bedano con 140 punti e il miglior attivo Markus Aebischer di Liestal con 140 punti.

Nello speciale concorso promosso per incentivare la partecipazione dei giovani, alla pistola ha primeggiato la Tiratori Mairano di Iragna con 8 giovani in gara, seguiti dai Carabinieri Faidesi e l’Unione Tiratori del Gottardo entrambe con 5 giovani schierati. Al fucile il primato va alla Balernitana con ben 17 giovani in concorso, seguita dall’Unione Tiratori del Gottardo con 13.

Durante l’assemblea dell’associazione organizzatrice, alla quale sono intervenuti il vicepresidente della Federazione svizzera sportiva di tiro Luca Filippini e il presidente cantonale Oviedo Marzorini, i delegati presenti hanno approvato i conti 2015 e rinnovato il comitato d’organizzazione per il periodo 2016-2020, confermando il presidente Norman Gobbi e i membri Maurizio Gianella, Enzo Jurietti, Carlo Peterposten, Vanni Donini, Bruno Barp, Mauro Imperatori, Flavio Esposito, eleggendo Daniele Guscetti nel comitato.

Un grazie in particolare è andato ai partecipanti, allo sponsor principale SECURITAS SA di Lugano e allo studio grafico Graficadidee SA di Giubiasco che ha realizzato la nuova grafica e sito associativo (www.tirostorico.ch).

Guardia svizzera: accordo storico con il Canton Ticino

Guardia svizzera: accordo storico con il Canton Ticino

Da Rossoporpora.org | Firmata in Vaticano il 26 settembre 2016 una Convenzione – la prima del genere sia per i contraenti che per i contenuti – tra la Guardia Svizzera Pontificia (GSP) e il Canton Ticino. Grazie ad essa 16 reclute della GSP a novembre seguiranno un corso di formazione nel Ticino, coordinato dal Centro di formazione di polizia di Giubiasco e svolto presso la Piazza d’Armi di Isone. Brevi interviste al comandante della GSP Christoph Graf e, per parte ticinese, al Consigliere di Stato Norman Gobbi e al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.

Quello della firma di un accordo tra la Guardia Svizzera Pontificia (GSP) e il canton Ticino è un avvenimento curioso e sorprendente sia dal punto di vista della storia che da quello dei contenuti. Per la prima volta metà (un mese) della formazione delle reclute della GSP sarà effettuata non in Vaticano e in Italia (esercitazioni ai poligoni di tiro della polizia e dei carabinieri), ma al di fuori. Dove? In Svizzera. Ma dove in Svizzera? In uno dei cantoni cattolici che hanno storicamente nutrito di loro giovani i ranghi della GSP? No. Nel Ticino, un cantone che fino a pochi decenni fa era guardato con una latente diffidenza nella GSP (negli Anni Settanta abbiamo ancora ascoltato qualcuno che osservava: “Ma se l’Italia dovesse dichiarare guerra alla Svizzera, da che parte si schiererebbero i ticinesi?”). Oggi tutto è cambiato. Nella GSP si contano attualmente 8 ticinesi: tra loro un ufficiale, il maggiore Lorenzo Merga, volto assai conosciuto per la sua presenza costante a protezione fisica del Papa. La formazione ‘ticinese’ incomincerà presto, all’inizio di novembre: saranno 16 le reclute che bagneranno l’accordo col primo sudore.

La firma è avvenuta in Vaticano nel pomeriggio di lunedì 26 settembre da parte dei contraenti colonnello Christoph Graf, comandante della GSP e colonnello Matteo Cocchi, parigrado della Polizia cantonale del Canton Ticino, presente e benedicente il consigliere di Stato (ministro del Governo cantonale) Norman Gobbi. Ad accompagnare i firmatari i rispettivi ufficiali, accomodatisi in prima fila, con davanti agli occhi anche l’affresco (grande e vivo di colori) delle prime guardie svizzere in marcia dalle Alpi verso Roma. Agli interventi introduttivi dei due comandanti e del rappresentante ufficiale del Governo ticinese e alla firma è seguito un piccolo rinfresco nel Cortile d’Onore della Guardia, dopo le foto di rito. Ai tre protagonisti abbiamo chiesto di illustrare brevemente senso e contenuti dell’accordo.

CHRISTOPH GRAF: UN DESIDERIO COVATO DA ANNI

Aumentano i rischi, si perfeziona la formazione…

Da anni covavamo il desiderio di migliorare ulteriormente la formazione delle nostre reclute nell’ambito della sicurezza, ma non ne avevamo la possibilità. Nei poligoni che avevamo a disposizione, grazie alla disponibilità della polizia italiana e dei carabinieri, si poteva solo sparare al bersaglio. Da quando la situazione della sicurezza in Europa si è appesantita, si sono accresciute anche le esigenze nella formazione di polizia e carabinieri, per cui per noi ormai c’era pochissimo spazio. Nel mese che le nostre reclute faranno nel Ticino invece ci si potrà certo muovere di più, si potrà integrare fare molto di più la formazione di base.

Come mai si è scelto il Ticino da parte di una GSP tradizionalmente a maggioranza svizzero-tedesca?

In primo luogo è il cantone più vicino all’Italia, il più raggiungibile direttamente: non è necessario prendere l’aereo, ci si mette su un pulllmino e con l’autostrada si arriva in fretta, spendendo meno.

Fin da subito il Ticino ha risposto positivamente alla vostra richiesta?

Il maggiore Merga ha preparato bene il terreno, ha preso i primi contatti e in un anno il progetto è stato messo a punto. Il 23 ottobre le reclute arriveranno a Roma per la visita medica e il 31 si sposteranno nel Ticino, restando 4 settimane a Isone. Prima era prevista la formazione nella Piazza d’armi del Monte Ceneri, che però ora è in ristrutturazione. A fine novembre le reclute torneranno a Roma per il secondo periodo di istruzione, che durerà un altro mese, in cui esse potranno conoscere persone e luoghi di sevizio, migliorare la lingua italiana e ricevere la formazione specifica della Guardia Svizzera.

NORMAN GOBBI: UN PRIVILEGIO CONTRIBUIRE ALLA SICUREZZA DEL SANTO PADRE

Nel Suo intervento prima della firma dell’accordo Lei ha detto che spesso la storia militare svizzera è una storia di sacrificio, riferendosi poi alla battaglia di Arbedo, alle porte di Bellinzona…

Ho citato la battaglia di Arbedo del 1422, la prima battaglia combattuta a sud delle Alpi dai Confederati contro le truppe milanesi condotte dal conte di Carmagnola, venute a riconquistare Bellinzona. Come sappiamo non ci sono monumenti a ricordare una vittoria, ma c’è una chiesa, la ‘chiesa rossa’ perché – vuole così la tradizione – essa rappresenta il sangue versato dai Confederati nella battaglia (oltre mille i morti su 2500 soldati); la sconfitta fu riscattata poi nel 1478 nella battaglia (1478) dei Sassi Grossi di Giornico, nella valle Leventina, sempre con i medesimi contendenti e con una maggiore presenza di leventinesi.

Lei ha citato poi Marignano e san Nicolao della Flűe, patrono della Svizzera e anche della GSP…

Marignano – definita “La battaglia dei giganti”, combattuta da oltre 50mila uomini, di cui ventimila confederati – rappresentò da una parte la conclusione del fresco dominio svizzero sul Ducato di Milano, dall’altra pose fine alla politica di espansione confederata non solo verso sud, ma anche nelle altre direttrici. Qui mi piace ricordare quanto, secondo un cronista cinquecentesco, disse ai Confederati san Nicolao della Flűe (1417-1487) su tale argomento: “Se rimanete entro le vostre frontiere, nessuno vi batterà mai; ma sarete in ogni epoca più forti di tutti i vostri avversari, e li vincerete. Se invece, sedotti dalla cupidigia e dalla passione di dominare, cominciate a dilatare il vostro impero nel mondo, la vostra forza vi abbandonerà presto»”

Proprio in quegli anni, nel 1506, fu istituita la Guardia Svizzera Pontificia, che per secoli fu in gran parte formata da svizzero-tedeschi. Ancora mezzo secolo fa di ticinesi non c’era l’ombra… Oggi la situazione è diversa: negli effettivi contiamo 8 ticinesi, tra i quali un maggiore (il primo ufficiale ticinese nella storia della GSP) e in più ci ritroviamo con un accordo impensabile fino a pochi decenni fa…

La diffidenza degli amici confederati di lingua tedesca è stata assai diffusa. Inoltre il Ticino – pur essendo cattolico – nella guerra del Sonderbund del 1847, si schierò con i federali, non con i secessionisti dei cantoni cattolici…Ricordo però con piacere come durante la Seconda Guerra Mondiale non ci furono soldati ticinesi condannati per alto tradimento del nostro Paese e questo a dimostrazione del fatto che il motto “lliberi e svizzeri” lo sentiamo profondamente nostro. L’abbiamo dimostrato anche con questo accordo: non solo abbiamo ormai superato le diffidenze, ma abbiamo avuto un pubblico e prestigioso riconoscimento della qualità della formazione erogata presso il Centro di formazione di polizia di Giubiasco. Con molto piacere e con molto orgoglio la erogheremo anche alla Guardia Svizzera Pontificia…

…. che ha un compito preminente: la difesa personale del Papa…

Mai più mi sarei immaginato di poter fare questo a poco più di cinque anni dalla mia prima elezione in Consiglio di Stato. Poter contribuire a formare chi difende la persona di Sua Santità è un motivo di orgoglio non solo per il Ticino cattolico, ma per il Governo e per il Ticino tutto.

N.B. Il consigliere di Stato Gobbi (membro della Lega dei Ticinesi) ha partecipato con gli altri componenti della delegazione alla santa messa celebrata da papa Francesco a Santa Marta martedì 27 settembre. Il Santo Padre nell’omelia si è riferito soprattutto alla prima lettura, tratta dal Libro di Giobbe. Norman Gobbi ha poi messo su twitter la considerazione che segue: “Mi sono emozionato e ho trattenuto a stento le lacrime. Due giorni fa, nello Stato più piccolo del mondo con l’uomo più straordinario del mondo. Le sue parole profonde, i suoi messaggi semplici ma diretti, la sua grande umiltà e umanità, mi hanno toccato molto e confermato la sua grandezza di uomo. Sono grato – unitamente alla delegazione ticinese – di aver avuto questo incontro privilegiato con Sua Santità. Grazie Papa Francesco.”

MATTEO COCCHI: UN PROGETTO-PILOTA CHE AVRA’ UN SEGUITO

Che cosa vi aspettate dai giovani che frequenteranno il corso ‘ticinese’?

Ci aspettiamo giovani motivati, che per un mese seguiranno un corso intenso di formazione e che avranno un qualcosa di speciale in più che non si ritrova normalmente nella nostra quotidianità…

Che cosa in più?

Siamo consci del fatto che la formazione ricevuta nel Ticino andrà a beneficio della difesa personale del Santo Padre, darà cioè ulteriore solidità a una formazione necessariamente già di per sé esigente.

In quanto tempo è stato elaborato il progetto?

Dai primi contatti è passato circa un anno, durante il quale abbiamo sviluppato il progetto oggi sottoscritto, che sarà concretizzato come corso-pilota a novembre.

Che cosa comprenderà nei dettagli la formazione coordinata dal Centro di Giubiasco e che sarà svolta a Isone?

Sarà molto variegata e comprenderà elementi di psicologia, diritto, medicina d’urgenza e tecniche antincendio. A tutto ciò si aggiungeranno cura della sicurezza personale, tiro con la pistola e attività sportive.

Il progetto-pilota che avrà un seguito?

Penso che forse abbisognerà di qualche lieve correttivo, ma al 90% è già definitivo. La volontà della GSP è che esso in futuro sia parte integrante della formazione delle reclute. Infatti sono già previsti altri due corsi per il 2017: a febbraio, con una quindicina di reclute e a ottobre-novembre con un’altra ventina.

Il Corso di formazione sarà in lingua italiana, il che sarebbe pure un aiuto linguistico per Roma a beneficio della quotidianità delle reclute di lingua tedesca, francese, retoromancia?

Il corso di formazione sarà in lingua italiana salvo che per alcune materie tecniche, in cui verrà utilizzata la lingua madre delle reclute, perché è importante che esse comprendano bene i dettagli di ogni lezione. Ad esempio, se il manuale di psicologia sarà per tutti in lingua italiana (lingua con cui le reclute avranno a che fare nel servizio in Vaticano), quello di “Tiro di polizia” sarà nella madrelingua di ogni recluta. Per un mese poi le reclute si troveranno nel canton Ticino, senza poter rientrare né a Roma né al proprio domicilio a nord delle Alpi; e nel fine settimana saranno organizzate per loro attività che le porteranno a comprendere ad avvicinarsi al mondo ticinese e a comprenderne meglio la cultura.

Guardie Pontificie, formazione in Ticino

Guardie Pontificie, formazione in Ticino

Dal Giornale del Popolo | Un’apposita convenzione è stata siglata ieri in Vaticano

Dal 22 gennaio 1506 garantiscono l’incolumità del Papa, la sicurezza e dei palazzi del Vaticano. Si tratta delle Guardie Svizzere Pontificie che dal prossimo autunno effettueranno parte della loro formazione non solo in Vaticano ma pure in Ticino, sotto l’egida della Polizia cantonale. Il tutto sarà regolato da un’apposita convenzione siglata ieri in Vaticano dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e dal comandante della Guardia Svizzera Pontificia Christoph Graf. Pure presente all’incontro il consigliere di Stato Norman Gobbi, visto il fattivo coinvolgimento del Dipartimento delle istituzioni nell’approntare e coordinare la nuova offerta formativa di valenza internazionale. Il nuovo percorso rappresenta una ventata di novità per un percorso formativo che negli ultimi 500 anni ha comunque testimoniato della sua validità. Le future Guardie, sottoposte a test fisici e controlli in Vaticano, prima di passare al servizio di Sua Santità trascorreranno un mese nel nostro Cantone, dove affineranno le molteplici competenze a loro richieste in materia di sicurezza e la conoscenza dell’italiano. I corsi, che si terranno nel mese di novembre 2016 presso la Piazza d’armi di Isone con 16 partecipanti, saranno coordinati dal Centro formazione di polizia di Giubiasco, uno dei cinque Centri riconosciuti a livello nazionale. Il suo mandato integra la formazione di base e continua degli aspiranti e degli agenti assunti da Corpi di polizia di lingua italiana, i cui collaboratori possono portare il titolo di agente di polizia con «Attestato professionale federale». In quanto tale, il Centro offre il suo servizio segnatamente alla Polizia cantonale, alle Polizie comunali, alla Polizia dei trasporti e alla Polizia militare. Inoltre, su richiesta come nel caso delle Guardie Svizzere Pontificie, le proposte possono rivolgersi anche ad altri Enti di sicurezza pubblica o privata, o ancora ad altre istituzioni che necessitano di corsi in cui la polizia è Centro di competenza.

Per il corso pilota destinato alle Guardie Svizzere Pontificie sono previste le seguenti materie: elementi di psicologia, elementi di diritto, formazione antincendio, rianimazione cardiopolmonare, tiro e sicurezza personale, comportamento tattico e sport. Istruttori e formatori, tutti specialisti nel loro ambito di materia e con solide esperienze di formazione, erogheranno formazioni in lingue diverse, così da assicurare la comprensione e l’assimilazione dei contenuti trattati e avvicinando le reclute di lingua tedesca o francese all’italiano. La documentazione sarà pure fornita in diverse lingue: il manuale ISP Tiro di polizia sarà distribuito nella lingua di ognuno, mentre quello di Psicologia sarà in italiano, per garantire un supporto esemplificativo nella lingua poi utilizzata in Vaticano.

Sono già state pianificate altre due formazioni per il 2017: una a febbraio, con una quindicina di reclute, ed un’altra a cavallo fra ottobre e novembre con una ventina di partecipanti.

La lotta svizzera, quella sconosciuta

La lotta svizzera, quella sconosciuta

Da il Ginnasta, agosto-settembre 2016 | La nostra redazione da tempo considerava di proporre ai lettori un articolo sulla Lotta svizzera, nostra “cugina”. A fagiolo è caduta la 1. Festa di Lotta Svizzera in Ticino, che si è tenuta al Campo sportivo di Gudo nel weekend 25-26 giugno 2016, con un ricco corollario di bancarelle, dimostrazioni e musica con i corni delle alpi.

A 45 anni dall’ultimo grande evento organizzato in Ticino (nel 1971 a Sementina), la lotta svizzera è dunque tornata al Sud delle Alpi. Per la manifestazione sono state allestite tre arene di 75 m3 di segatura, dove si sono sfidati 120 lottatori attivi non coronati per lo più d’Oltralpe, ma con anche qualche partecipante ticinese.

Ricordiamo che la lotta svizzera è una delle discipline della Ginnastica al Nazionale, che ha una sua Federazione specifica, nostra affiliata, ma che si differenzia da quella degli “Schwingler” presenti a Gudo per … il colore dei calzoncini!! Rigorosamente bianchi quelli targati FSG, di iuta quelli degli “Schwingler”.

Padrino d’eccezione della manifestazione è stato il Consigliere di Stato On. Norman Gobbi. Dunque quale testimonial migliore?L’On. Gobbi, che pure si è battuto con Andrea Stuppia alla festa di Gudo, volentieri si è prestato alla nostra intervista, che vi proponiamo.

Onorevole, cominciamo però dal “nostro” sport. Qual è il suo curriculum ginnico?
Ho praticato ginnastica e poi atletica da bambino, fino ai 12 anni circa.

Sappiamo che è figlio d’arte, ci spiega perché?
Mamma Patrizia, nonno Angelo e le mie zie Katia e Raffaella sono state monitrici di ginnastica. È anche grazie a loro che mi sono avvicinato a questa disciplina, senza però mai raggiungere il loro livello.

Qual è invece il suo curriculum da lottatore? Ma pratica o ha praticato davvero questo sport? Dove l’ha imparato?
Fin da bambino sono stato affascinato dalla lotta svizzera, come a tanti altri elementi delle tradizioni elvetiche. I primi incontri ai quali ho assistito risalgono però a qualche anno più tardi, quando mi trovavo in Svizzera interna per gli studi e il servizio militare. Non sono tuttavia mai stato un praticante, salvo in qualche occasione del tutto amatoriale e goliardica.

Un portale titolava “La Lotta svizzera secondo Norman”. Che ne dice di spiegarcela in breve, così capiamo come funziona? È faticoso?
È una disciplina molto antica, con oltre sette secoli di tradizione, che è nata in occasione delle feste di paese nelle zone rurali della Svizzera, e che poi – a inizio Ottocento – si è diffusa gradualmente anche nelle città, diventando così un vero e proprio “sport nazionale”. Gli incontri si svolgono all’interno di un campo di segatura – o resegadüsch, nel nostro dialetto – tra due lottatori: vince chi riesce a sbilanciare l’avversario, unicamente afferrando i famosi pantaloncini di iuta, e a farlo cadere con entrambe le spalle a terra. È uno sport decisamente faticoso, che già a un livello amatoriale richiede la conoscenza di diverse tecniche e prese.

Ma lei possiede davvero i calzoncini? O glieli hanno prestati?
No, non ne avevo un paio. Me li hanno prestati per la gara.

Parliamo della Prima Festa ticinese e della sua esibizione. Ci dice due parole sul suo sfidante Andrea Stuppia? Ha subito individuato i suoi punti deboli? (per la cronaca l’On. Gobbi al secondo round ha messo a terra il macellaio bellinzonese Andrea Stuppia, il quale si è invece aggiudicato il primo dei due combattimenti)
È stato un incontro particolarmente equilibrato, tanto che ci siamo aggiudicati un combattimento a testa. Andrea si è dimostrato uno sfidante molto valido, oltre ad essere un grande amico.

È stato difficile per gli organizzatori convincerla a fare il padrino della Festa?
Non hanno fatto molta fatica, per me è stato un vero piacere! Non capita tutti i giorni di ospitare in Ticino una festa del genere, dedicata alla tradizione della lotta svizzera.

Com’è stata la Prima Festa in Ticino?
C’era un bellissimo ambiente, con spirito patriottico e passione sportiva. Malgrado la pioggia sono arrivati davvero in molti a
Gudo, fra appassionati e curiosi. Anche le manifestazioni collaterali hanno arricchito l’offerta delle due giornate, e per questo va ringraziata l’organizzazione, davvero esemplare.
Secondo lei come mai in Ticino questa disciplina non ha tradizione (almeno finora), mentre che Oltralpe entusiasma le folle?
La lotta svizzera è più popolare nelle zone alpine e rurali della Svizzera tedesca, la regione nella quale è nata. Nei periodi di dominio straniero del nostro Paese, gli svizzero-tedeschi ribadivano il loro attaccamento alla Patria e le loro tradizioni anche attraverso questo sport. Lo intendevano come un modo per distinguersi e affermarsi, e ancora oggi è in parte così.

Torniamo al nostro orto, sia sincero: lotta svizzera o ginnastica?
Direi lotta svizzera, anche se… uno non esclude l’altro! La ginnastica è senz’altro una buona base, poiché sviluppa la coordinazione nei movimenti, fondamentale per un lottatore.

A quale manifestazione ginnica cantonale verrebbe volentieri?
Seguo con piacere tutte le attività ginniche cantonali. Credo che questa forma di sport possa essere una buona scuola di vita e le
sue società siano anche una bella “seconda famiglia” per i nostri giovani. L’ultimo evento? L’Accademia della SFG Airolo a cui ha
partecipato mia figlia Gaia di 5 anni.

Possiamo contare su di lei per i festeggiamenti del 150esimo dell’Associazione Cantonale Ticinese di Ginnastica nel 2019? Ha qualche suggerimento da darci? Cosa le piacerebbe vedere?
Sono sempre a disposizione per queste manifestazioni. Conoscendo l’ambiente ginnico ticinese, ricco di persone valide e con molta esperienza, non penso siano necessari suggerimenti da parte mia. Come futuro ospite dei festeggiamenti, al massimo posso formulare un auspicio: mi farebbe piacere un coinvolgimento di tutta la popolazione ticinese, anche di chi non è coinvolto personalmente, ma è curioso di scoprire questa dimensione della pratica sportiva.

Norman Gobbi è sportivo? Attivo o passivo?
Ultimamente piuttosto passivo… anche a causa degli impegni come Consigliere di Stato.

Quale sport attivo e quale passivo?
Mi piace molto esplorare le nostre montagne con le racchette da neve, oppure sciando: in generale, adoro le attività all’aperto, il
modo ideale per passare del tempo con la mia famiglia. Da buon leventinese sono inoltre ovviamente un amante dell’hockey, anche se ora lo pratico per lo più dalla tribuna, come tifoso, in compagnia dei miei bambini!

Concludiamo con i ringraziamenti all’On. Gobbi e a Luca Morasci, che ci ha gentilmente messo a disposizione le fotografie, con una riflessione. In un mondo in cui ogni tanto alcuni valori si smarriscono, ed il primo agosto ci ritroviamo a cantare solo la prima strofa dell’inno svizzero perché le altre non le conosciamo, vale forse la pena di lasciarsi affascinare da tradizioni e patriottismo. Male non fa!

Campionato Ticinese Giovani Tiratori: titoli ad Airolo e Ponto Valentino

Campionato Ticinese Giovani Tiratori: titoli ad Airolo e Ponto Valentino

Da Ticinonline.ch |Il 37esimo campionato cantonale Gruppi giovani tiratori si è svolto a Faido

Faido ha ospitato la finale del Campionato cantonale Gruppi giovani tiratori a 300m. Questo evento, che si svolge annualmente dal 1980, è il momento culminante della stagione agonistica cantonale assegnando da un lato il titolo di campione ticinese e dall’altro aprendo le porte alla finale nazionale di fine settembre che si svolgerà ad Emmen (LU).

L’edizione 2016 si è tenuta con diverse società, in particolare del Sottoceneri, in pieno slancio di rilassamento, visto l’appena conclusa Festa cantonale di Tiro, alla quale diverse società presenti avevano contribuito fattivamente. Ciò a prima vista sembrerebbe aver influenzato i risultati dei singoli gruppi, ma un’analisi più attenta rivela che effettivamente i più meritevoli hanno ricevuto il giusto riconoscimento.

Nel concorso gruppi U16 purtroppo sono stati solo due i gruppi finalisti: sul gradino più alto del podio con 518/600 troviamo la società Tiratori del Lucomagno con il gruppo formato da Lisa e Luca Veglio e Ivo Cattaneo, che doppiano il risultato dell’anno prima. Al secondo rango troviamo con 515 punti la Tiratori della Lavizzara con Noah Biadici, Letitia Bieri e Pamela Moretti.

Migliori risultati individuali sono stati di Donati Eleonora (180, Prato Sornico) eCattaneo Ivo (175, Ponto Valentino).

Nella categoria regina U20, otto i gruppi finalisti in rappresentanza di sei società. Primo rango e titolo cantonale per Djozik Vladan, Aaron Beretta, Alex Rossi e Remy Tomamichel della Unione Tiratori del Gottardo con 713/800, che si qualifica direttamente per la finale nazionale. Al secondo rango con 708 punti, bella prestazione dei Tiratori della Lavizzara con il gruppo formato da Alessio e Pamela Moretti, Daniele Rastegorac e Noah Biadici. Al terzo rango con 689 punti s’impone il gruppo formato da Fabrizio Maestrani, Elia Degiorgi, Benno Cattaneo e Cristian Solaridella Tiratori del Lucomagno.

Migliori risultati individuali per Federico Birra (Faido) e Daniele Rastegorac (Prato Sornico) con 183/200, Remy Tomamichel (Airolo) con 182 e Vladan Djokic e Pamela Moretti (Lavizzara) con 181.

Nella categoria “Giovani Tiratori” (U21) si è imposto Airolo, davanti a Prato Sornico e a Ponto Valentino.

Tra gli U17 Ponto Valentino ha avuto la meglio su Prato Sornico.

I campionati cantonali giovanili si sono svolti alla presenza del Consigliere di Stato Norman Gobbi e del presidente federativo avv. Oviedo Marzorini.

Gobbi: “La lotta svizzera, una tradizione che ci ricorda i nostri valori”

Gobbi: “La lotta svizzera, una tradizione che ci ricorda i nostri valori”

Da Mattinonline.ch, 30 agosto 2016 |

Norman Gobbi, che giornata è stata domenica, nell’assistere alla lotta svizzera?
È stata una bellissima esperienza. Per questo è innanzitutto da lodare l’organizzazione impeccabile, ma anche il tempo ha fatto la sua parte. Bandiere rossocrociate, corni delle alpi, lottatori, un grande ambiente tra il pubblico: questo weekend a Estavayer si respirava Svizzera!

Cosa ti piace di questa disciplina?
Fin da bambino sono stato affascinato dalla lotta svizzera, come parte della tradizione elvetica. È uno sport decisamente faticoso, che permette di impegnare corpo e mente attraverso la conoscenza delle tecniche di presa. Apprezzo soprattutto il rispetto con il quale si affronta l’avversario: dopo la sfida, il vincitore aiuta lo sconfitto ad alzarsi e pulisce dalla segatura la sua spalla, in un gesto secondo me molto significativo.

Ti sei cimentato anche tu in qualche sfida, quali sono le difficoltà maggiori?
Mi sono cimentato in maniera amatoriale a Gudo durante la prima Festa ticinese di lotta svizzera: nella sfida Andrea Stuppia è stato un valido avversario! Le difficoltà maggiori stanno soprattutto nella tecnica, nel trovare la presa giusta per buttare a terra l’avversario senza mai perdere la concentrazione e farsi quindi cogliere impreparati.

Quanto è importante far vivere certe attività legate alla tradizione?
Nei periodi di dominio straniero del nostro Paese, gli svizzeri ribadivano il loro attaccamento alla Patria anche attraverso questo sport. Era un modo per distinguersi e affermarsi, e ancora oggi è in parte così. Le tradizioni definiscono la nostra identità elvetica e ci ricordano ogni giorno i nostri valori.

Entra in vigore il divieto di dissimulazione del volto

Entra in vigore il divieto di dissimulazione del volto

Il 1. luglio 2016 entrano in vigore le nuove leggi sull’ordine pubblico e la dissimulazione del volto negli spazi pubblici il cui obiettivo è la tutela dell’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini. Si sono conclusi nel corso del pomeriggio i lavori preparatori coordinati dal Dipartimento delle istituzioni e necessari per l’entrata a regime delle nuove disposizioni legislative.

Anzitutto va ricordato che contro le nuove disposizioni legislative sono pendenti due ricorsi al Tribunale federale ai quali non è stato concesso l’effetto sospensivo e pertanto le nuove leggi entrano in vigore domani, 1. luglio 2016, come deciso dal Consiglio di Stato.

Nel corso del pomeriggio si è quindi tenuto a Bellinzona l’ultimo incontro previsto nell’ambito dei lavori preparatori in vista dell’entrata in vigore delle nuove norme. Alcuni funzionari dell’Amministrazione cantonale si sono riuniti con i rappresentanti dell’Agenzia turistica ticinese e delle Organizzazioni turistiche regionali per aggiornarsi reciprocamente su quanto svolto da entrambe le parti. Già nelle scorse settimane il Dipartimento delle istituzioni ha organizzato un incontro informativo al quale hanno preso parte i Municipi e le Polizie comunali e ha pure condiviso con il Dipartimento federale degli affari esteri un documento contenente alcune linee guida tramesse in seguito alle Ambasciate svizzere.

Si rammenta che dal 1. luglio 2016 ai reati già previsti dalla legge sull’ordine pubblico come l’accattonaggio, il disturbo della quiete pubblica e gli schiamazzi notturni, sono stati aggiunti anche altri comportamenti punibili quali l’imbrattamento del suolo o di luoghi pubblici (littering) e la dissimulazione del volto negli spazi pubblici. A quest’ultimo aspetto, regolato da una specifica legge, è stato dato particolare risalto mediatico anche dagli organi d’informazione esteri. Il Dipartimento ribadisce a tal proposito che non sarà più permesso coprire il viso in modo non identificabile negli spazi pubblici. Chiunque dissimulerà il proprio viso, o istigherà una terza persona a dissimularlo, si renderà pertanto punibile.