Ufficio migrazione: nuova procedura e maggiori controlli

Ufficio migrazione: nuova procedura e maggiori controlli

Il ministro della sicurezza ha presentato il primo bilancio della riorganizzazione

All’inizio della scorsa settimana, insieme al Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e al Capo della Sezione della popolazione Thomas Ferrari, ho presentato in conferenza stampa il primo bilancio della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, uno dei servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. Le cifre parlano d’altra parte chiaro: sono oltre 140’000 le pratiche registrate nel 2017, circa 178’000 i permessi attivi in Ticino e sono ben 58’000 in più rispetto a una quindicina di anni fa quando fu introdotta la libera circolazione delle persone.

La riorganizzazione, una delle misure del pacchetto di risanamento delle finanze voluta dal Consiglio di Stato, è il frutto di un ottimo lavoro di squadra portato avanti – in modo coordinato e nel rispetto delle competenze – dai servizi del mio Dipartimento, nello specifico l’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione, la Segreteria generale e la Polizia cantonale, con lo scopo di introdurre una serie di misure utili a ottimizzare i processi di lavoro e a snellire l’iter burocratico. Infatti, dallo scorso dicembre tutte le domande per ottenere, rinnovare o modificare ogni genere di permesso devono essere presentate facendo capo alla nuova procedura guidata disponibile sul sito internet della sezione all’indirizzo web www.ti.ch/migrazione.

Le procedure guidate online
Il nuovo flusso comprende una serie di procedure guidate, gestite in modo dinamico, per agevolare l’utente nella preparazione della richiesta. La gestione della pratica è dunque favorita dal nuovo approccio e il servizio all’utente decisamente più preciso e tempestivo, ma soprattutto abbiamo detto addio alle lunghe code che si formavano agli sportelli dei nostri servizi. In quest’ottica il mio Dipartimento è particolarmente attento alla digitalizzazione dei servizi con l’obiettivo di semplificare le relazioni tra lo Stato e i cittadini e offrire all’utenza prestazioni al passo con i tempi.

Un filtro per le chiamate in entrata
Ma la riorganizzazione avviata lo scorso anno non è l’unica misura che ho introdotto. Infatti, oltre alla presenza online, dal 2015 è a disposizione dell’utenza anche il Contact center (quasi 136’000 contatti telefonici lo scorso anno). Si tratta di un’evoluzione del più noto “centralino” ed è un vero e proprio filtro ma anche un unico punto di contatto dove gli utenti possono ottenere tutte le informazioni di cui necessitano.

Maggior approfondimento delle pratiche
E poi rammento anche che, con l’obiettivo di rendere i servizi più performanti, tra le misure introdotte negli anni passati, abbiamo creato il Settore giuridico, che riceve le segnalazioni (quasi 16’000 nel 2017) – tra gli altri – dai Comuni, dalla Polizia, dalle Autorità giudiziarie e dai privati e accompagna le procedure interne di diritto amministrativo, integrando la collaborazione tra gli uffici in modo da combattere gli abusi. 

La misura sul casellario giudiziale
E da ultimo – ma non per importanza – tra i provvedimenti presi spicca la misura sul casellario giudiziale. Una misura di sicurezza introdotta nel 2015 con l’obiettivo di impedire a cittadini stranieri che si erano macchiati in passato di crimini – anche piuttosto efferati – di entrare a soggiornare o lavorare nel nostro Paese. Una misura che – non mi stancherò mai di ribadire – ha raccolto l’approvazione dei cittadini, del Parlamento e contro la quale nessun utente ha mai reclamato. E tengo a sottolineare che al momento è ancora in vigore e lo sarà fino alla ratifica dell’accordo fiscale tra Svizzera e Italia.

I controlli della Polizia
Come ha evidenziato il Comandante della Polizia cantonale il ruolo della Gendarmeria nel nuovo processo consente di effettuare una serie di controlli supplementari a tutti coloro che intendono venire a lavorare nel nostro Paese. Il risultato? L’obbligo di dover sottoporre dei documenti direttamente alla polizia genera un evidente effetto dissuasivo. Ma con questa attività non siamo andati a gravare sul mandato del nostro corpo. Infatti, gli agenti rimangono sul territorio, e questo nuovo compito viene assolto dai collaboratori che già svolgevano delle incombenze più amministrative.

Con la riorganizzazione, ho dato seguito alla volontà del Popolo che a più riprese in votazione popolare ha chiesto un maggior controllo dell’immigrazione sul nostro territorio, una realtà unica rispetto al resto della Svizzera. Più controllo quindi e più sicurezza perché non vogliamo che alle nostre latitudini giungano per vivere o lavorare persone indesiderate o potenzialmente pericolose. Per la nostra sicurezza e la nostra libertà!

Più di 140mila pratiche evase dall’Ufficio della migrazione

Più di 140mila pratiche evase dall’Ufficio della migrazione

Articolo apparso nell’edizione di martedì 23 gennaio 2018 del Giornale del Popolo

È stata una delle riforme più discusse, anche perché legate allo scandalo dei permessi. Ma a un anno dalla sua implementazione sta portando i suoi frutti. La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione sta dando segnali incoraggianti. Il bilancio dall’entrata in vigore è positivo. Lo ha detto il responsabile del DI Norman Gobbi ieri a Bellinzona. «Il settore è tra quelli più sollecitati con più di 140mila richieste dagli utenti ogni anno e con 170mila permessi attivi. Per questo è prioritaria la qualità delle decisioni, anche considerata la delicatezza delle questioni da gestire e l’obiettivo primario: evitare gli abusi». Sempre il consigliere di Stato ha messo in evidenza come negli ultimi mesi siano state tradotte in pratica diverse riforme che hanno migliorato il lavoro interno all’ufficio. A iniziare dal Contact Center (che funge da filtro per le 136mila chiamate annuali), passando per la creazione del Settore giuridico dell’Ufficio della migrazione. Un ufficio adibito a ricevere le segnalazioni da Comuni, Polizia, privati, ecc., relative a dimore fittizie e ad altri abusi del genere. Una terza riforma ancora in auge (fintanto che l’Italia non farà passi avanti nelle trattative) è quella del casellario giudiziale, senza la quale l’onere di verifica dei permessi sarebbe molto maggiore. Gobbi ha anche illustrato le tappe della riforma: a gennaio dello scorso anno il Governo ha dato il via libera inserendola all’interno delle misure di risanamento delle finanze. In giugno è partita la prima fase e in dicembre la seconda. È toccato a Thomas Ferrari (ca – po della Sezione della popolazione) entrare nei dettagli. Ha anzitutto ricordato che con la Libera circolazione delle persone vi è stata un’impennata di permessi attivi, i quali sono passati da 120mila nel 2003 a 168mila del 2017. Ferrari ha detto che la prima fase riguarda l’introduzione della procedura guidata per i permessi G (con la verifica del documento di identità negli sportelli di Chiasso, Mendrisio, Noranco, Caslano, Camorino e Locarno) e la chiusura del servizio regionale degli stranieri di Agno. Mentre la seconda fase, appena avviata, prevede la chiusura dei servizi regionali, la creazione del Servizio nuove entrate a Lugano e l’estensione della procedura guidata a tutte le richieste. Il tutto per 24 mesi di lavoro, coinvolgendo 40 collaboratori ed elaborando 200 moduli di domanda informatizzati. Coinvolta nella riforma anche la Polizia cantonale. Il comandante Matteo Cocchi ha evidenziato quanto fatto dal mese di luglio. In sostanza sono stati eseguite 7.044 verifiche sui documenti di identità dei lavoratori che hanno chiesto un permesso G. Di principio, ha rilevato, le richieste hanno impegnato le gendarmerie durante i giorni lavorativi, ma gli agenti sono stati impegnati anche qualche sabato. Ma il tutto –ha tenuto a precisare Cocchi – senza togliere uomini dal territorio.

Permessi Giro di vite sui controlli, abusi smascherati

Permessi Giro di vite sui controlli, abusi smascherati

Articolo apparso all’interno dell’edizione di martedì 23 gennaio 2018 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi: «Così evitiamo che si installino persone che non desideriamo» – Ecco il primo bilancio della riforma.

Ad un anno dallo scandalo dei permessi falsi, il Dipartimento delle istituzioni ha tracciato un primo bilancio della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. Un nuovo assetto che, come dichiarato dal direttore Norman Gobbi , non solo permette «di fare di più con le stesse risorse, ma anche di rispondere alla volontà popolare delineatasi più volte di voler controllare l’immigrazione in Ticino». Partita ufficialmente lo scorso giugno, la riforma ha introdotto una «svolta epocale» nell’esame dei dossier, ha evidenziato il capo della Sezione della popolazione Thomas Ferrari . Oltre alla chiusura dei 5 uffici regionali e la concentrazione nelle sedi di Lugano e Bellinzona, il nuovo apparato consente di richiedere, rinnovare o modificare tutti i tipi di permessi online, tramite il sito dell’Ufficio della migrazione. «Un’impostazione questa che permette di concentrare l’attività dei funzionari sul controllo e sull’approfondimento delle domande», ha aggiunto Ferrari ribadendo come «non tutte le richieste si evadono con un clic e se pensiamo che nel 2017 sono state oltre 141.000 le pratiche registrate si può facilmente intuire come l’attività di controllo, cruciale nella lotta agli abusi, pesi sul settore».

Ed è proprio nella lotta agli abusi che si trova un importante tassello della riorganizzazione: «Grazie al supporto della Polizia scientifica abbiamo potuto istruire i nostri funzionari alla verifica e all’autenticità dei documenti – ha sottolineato Ferrari – in questo modo riconoscere i documenti contraffatti sarà più facile». La guardia rimane dunque alta in un settore che, proprio per le specificità del nostro cantone, risulta «estremamente delicato». «Il Ticino è una realtà unica in Svizzera – ha sottolineato Gobbi – basta pensare che, per quanto concerne i permessi G, contiamo più autorizzazioni di tutta la Svizzera interna». E se da un lato il consigliere di Stato ha sottolineato che «non posso dire che siamo riusciti a frenare l’immigrazione», dall’altro ha rimarcato come la nuova struttura ha permesso al nostro Cantone di «dotarsi di sistemi di controllo e depistaggio in grado di ridurre il rischio che sul nostro territorio si installino persone che non desideriamo». Non da ultimo dal momento che, a partire dal 2002 con l’introduzione della libera circolazione, «il numero di richieste di permessi ha registrato un continuo aumento».

Infine, punto cardine della riorganizzazione è la collaborazione con la Polizia cantonale: terminata la procedura online, i richiedenti di un permesso per frontaliere G (dipendenti) sono tenuti a presentarsi presso un posto di gendarmeria per un controllo del documento d’identità. «Una verifica che consente di accrescere la sicurezza», ha commentato il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi rassicurando però come «questo nuovo compito non distoglie le pattuglie dal sorvegliare il territorio. È importante ribadirlo: non abbiamo tolto forze al fronte».

Più controlli, più sicurezza

Più controlli, più sicurezza

Articolo apparso nell’edizione di martedì 23 gennaio 2018 de La Regione

«L’obiettivo che ci siamo posti è sicuramente quello di fare di più senza aumentare gli effettivi, ma anche dare una risposta alla volontà popolare, più volte delineata in Canton Ticino, di voler controllare l’immigrazione». Con queste parole Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di), ha presentato un primo bilancio della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. Vuoi perché «nel nostro territorio abbiamo più permessi G per frontalieri attivi che in tutta la Svizzera tedesca», vuoi perché «lo scorso anno sono state oltre 140mila le pratiche di richiesta, rinnovo o modifica di un permesso» si parla di un progetto in cui il Di ha investito molte energie. Ma in cosa consiste, concretamente, questa riorganizzazione? Intanto è stata divisa in due fasi. La prima, che ha avuto inizio il 19 giugno 2017, «oltreché dalla chiusura del servizio regionale di Agno, è stata caratterizzata dalla nuova procedura guidata per la concessione dei permessi G – ricorda Thomas Ferrari, capo della Sezione della popolazione – ed è stata un banco di prova importante sia per noi, sia per la Polizia cantonale che, da giugno, ci supporta in maniera importante per quanto riguarda la verifica dei documenti d’identità». La seconda, avviata ufficialmente il 4 dicembre scorso, ha portato «allo svolgimento delle procedure interamente online (vedi articolo sotto), alla chiusura di tutti gli sportelli regionali per stranieri, e la conseguente istituzione del Servizio nuove entrate con sede a Lugano che – continua Ferrari – ha il compito di analizzare, grazie al lavoro di nove collaboratori, tutte le nuove domande di permessi B, L e frontalieri per attività indipendente». Anche l’interazione con i Comuni è sensibilmente migliorata. «Prima di questa riorganizzazione, i Comuni venivano informati di un nuovo permesso tramite notifica a decisione avvenuta, mentre oggi questa comunicazione parte contestualmente alla presentazione della pratica: informiamo che chi ha chiesto il permesso vuole trasferirsi in quella località, permettendo così di attivare le verifiche necessarie per fronteggiare fenomeni come le residenze fittizie». Dall’entrata in vigore della libera circolazione, era il 2002, il Dipartimento delle istituzioni si è confrontato con la continua crescita dei permessi. Se l’anno seguente all’Accordo erano circa 120mila i permessi attivi, nel 2017 sono stati 178mila. Un carico di lavoro non indifferente per il personale quindi, il quale ha comunque potuto beneficiare della collaborazione della Polizia cantonale. «La strategia che portiamo avanti è riassumibile con ‘più controlli uguale più sicurezza’ – ha affermato Matteo Cocchi, comandante della PolCantonale – e ora chi vuole ottenere un permesso per frontaliere deve incontrare le istituzioni, segnatamente un gendarme. Chi si presenta a un ufficio di polizia sa che dall’altra parte dello sportello verranno fatti controlli, verifiche. Non è un lavoro da poco: dal mese di luglio sono state eseguite 7’044 verifiche prima di rilasciare un permesso G». E il tutto, ricorda Cocchi, viene eseguito «senza togliere uomini dal territorio e dal fronte». Una collaborazione tra uffici e Amministrazione cantonale «aumentata e positiva – conclude Gobbi – anche perché l’Ufficio della migrazione, in media, ha 650 pratiche al giorno da esaminare. Da un lato abbiamo voluto risanare puntando comunque sulla qualità, dall’altro fornire tutti gli strumenti affinché si riduca il rischio che nel nostro territorio vivano o lavorino persone che non desideriamo, perché condannate o con dei precedenti all’estero».

‘Tutte le procedure per nuovi permessi si presenteranno online’
Interminabili code, lungaggini, anche mezza giornata buttata per comunicare un semplice cambio di residenza. Questa, almeno nelle intenzioni del Dipartimento delle istituzioni, è storia passata. «Tutte le domande per ottenere un permesso, con questa nuova riorganizzazione, si presenteranno online – rileva Ferrari – tramite il nostro nuovo sito aggiornato e attivo 24 ore su 24, utilizzabile quindi senza vincoli di orario sia da chi richiede un permesso sia dai datori di lavoro». Un sito internet che ha consentito di passare da moduli statici (e spesso presentati in modo errato) a moduli elettronici, sono ben 217, e interattivi. Circa 121mila, infatti, sono le variabili che possono verificarsi in base a ciò che serve all’utenza, e soprattutto viene fornita la lista di allegati da accludere alla domanda. Un particolare non da poco, perché, come ricorda Gobbi, «una domanda non può essere depositata se incompleta. Con l’online si accelera tutto, ed è più comodo. Presentare online una domanda con tutta la documentazione richiesta è positivo sia per chi la inoltra perché può gestire meglio la pratica, sia per noi che la riceviamo completa e pronta per essere analizzata». Per Ferrari, siamo di fronte a una «svolta epocale». Sì, perché con questa nuova procedura «si eliminano le interminabili colonne che l’utenza doveva affrontare, ed è proprio il paradigma a essere cambiato: tutte le domande vengono compilate online e spedite per posta. E chi chiede un permesso per la prima volta viene convocato per un colloquio». Importante, perché il funzionario che incontrerà chi ha inoltrato la domanda «avrà piena conoscenza del dossier, e potrà porre le domande necessarie per far andare avanti la procedura» conclude Ferrari. «Abbiamo aumentato la già alta professionalità dei nostri collaboratori – chiosa il direttore delle Istituzioni – grazie anche alla PolCantonale che ha formato il personale che ora è in grado di verificare che i documenti d’identità allegati siano autentici». Importante è anche il ruolo del Contact center, attivo dal 2015, che ha permesso all’utenza di ricevere informazioni sullo stato di una pratica o consulenza da personale formato, senza che ciò rallenti il lavoro di analisi ed esame».

 

(in foto: Thomas Ferrari, Capo Sezione della popolazione)

Ufficio della migrazione – Primo bilancio della riorganizzazione

Ufficio della migrazione – Primo bilancio della riorganizzazione

Oggi a Bellinzona, in una conferenza stampa, il Dipartimento delle istituzioni ha presentato il bilancio della prima fase di riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, e l’assetto definitivo del progetto, giunto a compimento lo scorso 4 dicembre; da quel giorno tutti i tipi di permesso per stranieri possono essere richiesti, rinnovati o modificati collegandosi alla pagina web www.ti.ch/migrazione.

Come ha ricordato oggi il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il settore della migrazione è uno dei servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale, con più di 140’000 richieste degli utenti da evadere annualmente. La qualità delle decisioni è prioritaria, considerata la delicatezza delle questioni da gestire e l’obiettivo di evitare abusi. Il progetto di riorganizzazione dell’Ufficio – insieme alla collaborazione con la Polizia cantonale e al ruolo più attivo dei Comuni con i servizi di controllo abitanti – permette al Dipartimento di allinearsi alla volontà popolare, espressa a più riprese in varie forme, di verificare con attenzione il profilo delle persone che richiedono il permesso di lavorare o risiedere nel nostro Paese.

Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha in seguito evidenziato gli sforzi intrapresi sul territorio dalla Gendarmeria, che fra i mesi di luglio e dicembre 2017 ha eseguito ben 7’044 verifiche sui documenti d’identità dei lavoratori dipendenti che hanno richiesto un permesso G. Di principio le richieste impegnano le Gendarmerie durante i giorni lavorativi e talvolta di sabato (17 volte sull’arco dei 6 mesi), ma questa attività è stata svolta senza ridurre il numero di uomini attivi sul territorio: i posti più sollecitati sono stati quelli di Chiasso, Mendrisio, Caslano e Noranco.

Il Capo della Sezione della popolazione Thomas Ferrari ha infine posto l’accento sulle principali novità introdotte tramite la revisione delle procedure e la riorganizzazione dei servizi dell’Ufficio della migrazione.

Il progetto completato dal Dipartimento della istituzioni rientra nelle misure adottate dal Consiglio di Stato per risanare le finanze del Cantone nel periodo 2017/2019. Ottenuto il via libera della Sottocommissione di vigilanza – e in seguito all’esito positivo dell’audit del perito esterno – la prima fase del progetto era stata attuata a partire dal 19 giugno dello scorso anno, con l’introduzione della procedura guidata per i permessi G e la chiusura del Servizio regionale degli stranieri di Agno. La seconda e ultima fase ha invece preso avvio il 4 dicembre scorso; da allora la procedura guidata è stata estesa a tutte le domande di permesso e sono stati chiusi gli sportelli dei Servizi regionali degli stranieri. Nel contempo, è stato costituito il Servizio nuove entrate con sede a Lugano, incaricato di esaminare le domande di nuovi permessi di dimora B e L, e G con attività indipendente. Questa impostazione permette di concentrare l’attività dei funzionari sul controllo materiale e sull’approfondimento delle domande presentate da chi intende stabilirsi o lavorare in Ticino.