Leggi cantonali sull’ordine pubblico e la dissimulazione del volto: il bilancio a due anni dall’entrata in vigore

Leggi cantonali sull’ordine pubblico e la dissimulazione del volto: il bilancio a due anni dall’entrata in vigore

Il testo del comunicato stampa inviato ai media

A due anni dall’entrata in vigore delle Leggi cantonali sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, il Dipartimento delle istituzioni ha raccolto un bilancio delle infrazioni registrate sul territorio ticinese. Su un totale di 1’319 procedimenti avviati dai Corpi di polizia delle 7 regioni del Cantone, il 66% dei casi è legato all’accattonaggio, mentre sono state molto rare le segnalazioni di persone a volto coperto.

Dando seguito al risultato della votazione popolare del 22 settembre 2013, il 1. luglio 2016 sono entrate in vigore in Ticino la Legge sull’ordine pubblico e la Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici. A due anni dalla modifica normativa, il Dipartimento delle istituzioni ha raccolto i dati sulle procedure avviate dalle Polizie comunali delle 7 Regioni ticinesi, incaricate di applicare le nuove norme.

Dall’introduzione delle nuove leggi, sono state registrate un totale di 1’319 infrazioni alle norme sull’ordine pubblico, concentrate nelle Regioni di polizia del Luganese (561). La maggior parte delle procedure riguarda l’accattonaggio (868), il disturbo della quiete (133 casi, soprattutto legati all’attività di bar e ritrovi pubblici), l’imbrattamento di beni pubblici (102) e casi di animali vaganti (77). Più rari i casi accertati di littering, con sole 38 sanzioni. Anche le infrazioni alla Legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici sono risultate numericamente rare, con un totale di 37 procedure avviate ed alcuni ammonimenti senza verbale di polizia. Nei primi sei mesi del 2018 sono stati registrati una decina di casi di dissimulazione del volto, ma principalmente avvenuti nell’ambito di episodi di hooliganismo sportivo.

Il bilancio delle due Leggi, a due anni dall’entrata in vigore, conferma l’ampiezza degli ambiti toccati, che non si limitano alla sola dissimulazione del volto. Il Dipartimento delle istituzioni esprime la propria soddisfazione per l’attività svolta dalle Polizie, e ricorda che le nuove norme sono state volute dai cittadini non per dare vita a un elevato numero di procedure di contravvenzione, ma per tutelare la sicurezza e per salvaguardare valori e peculiarità del nostro Cantone.

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

I Ticinesi e la Lega salvarono la Svizzera

A 25 anni dal NO allo Spazio economico europeo

L’allora Consigliere federale PLR vodese Jean-Pascal Delamuraz definì la domenica 6 dicembre 1992 una “domenica nera per la Svizzera”. Un giudizio arrogante nei confronti del Popolo elvetico che – in quel memorabile momento storico – decise di salvaguardare la Svizzera e la sua indipendenza politica dalla fagocitante eurofrenesia che aveva pervaso i maggiori partiti storici svizzeri e l’intero Consiglio federale. Ad un quarto di secolo da quello storico giorno, val la pena ripercorrere un po’ di storia recente della Confederazione e del nostro Cantone.

L’inizio degli Anni Novanta corrisponde al momento storico della caduta del Muro di Berlino e quindi la fine dell’Unione sovietica. In parallelo all’implosione dell’impero comunista stava crescendo il Leviatano europeo che – sostenuto dagli euroturbo Mitterand e Kohl – iniziava a gettare la basi per quella che è l’odierna Unione europea, rigida e incapace di gestire le diversità dalla Lapponia al Mediterraneo.

Tra euroturbo e nazionalconservatori

Gli euroturbo svizzeri, rappresentati dai partiti storici PLR, PPD e PS, in quel periodo portarono il Consiglio federale ad inoltrare la richiesta d’adesione alla precorritrice dell’UE – la Comunità economica europea CEE – e far avallare dall’Assemblea federale l’adesione allo Spazio economico europeo SEE, con il CF socialista René Felber quale capofila. In parallelo all’eurofilia dilagante di parte del mondo politico svizzero, nasceva in ampie fette della popolazione svizzera la voglia di contrapporsi a questi moti demolenti del principio di sovranità; lo spirito nazional-conservatore trovò terreno fertile e vide la nascita – su spinta di Christoph Blocher e altri politici liberal-conservatori – l’Associazione per la Svizzera neutrale e indipendente “ASNI”, così come l’assunzione di un ruolo politico in questo spirito dell’UDC zurighese e della Lega dei Ticinesi a Sud delle Alpi.

Il voto del 6 dicembre 1992

Dopo l’avallo del parlamento federale nell’ottobre 1992, i mesi di campagna sul contrastato decreto d’adesione allo SEE furono infuocati. Dopo molti anni di calma piatta, la politica elvetica trovava un tema che scaldasse gli animi di cittadine e cittadini, con posizioni tanto marcate quanto in contrasto tra di loro.

Se a nord del Gottardo Christoph Blocher fu la figura di spicco sul fronte contrario, in Ticino Giuliano Bignasca e Flavio Maspoli assunsero un ruolo decisivo; Nano in particolar modo in Ticino, mentre Flavio funse da megafono – grazie alle sue doti dialettiche e capacità linguistiche – in tutta la Svizzera di quel mal di pancia dei nazional-conservatori nei confronti delle scellerate scelte politiche dei partiti storici. Memorabili i dibattiti di Flavio Maspoli nelle fumose sale conferenze o sulle reti radio-televisive nelle tre lingue nazionali. In particolare ricordo una sala gremitissima a Lavorgo, dove Flavio battagliò con il socialista Werner Carobbio; durò alcune ore con un confronto fermo e duro, con molti interventi da parte dei presenti in sala, che palesavano quanto il malessere nazional-conservatore fosse presente anche nelle nostre Valli.

I Ticinesi e la Lega difesero la Svizzera

L’attesa era grande, come la partecipazione al voto, in Svizzera come in Ticino con oltre il 3 elettori su 4 che si recarono alle urne. L’edizione del “Mattino della domenica” del 6 dicembre 1992 dava per sicuro il NO delle elettrici e degli elettori Ticinesi. E così fu. Grazie al grande lavoro sul terreno della Lega dei Ticinesi e dei suoi fondatori, il NO in Ticino prevalse con il 61.5% e 85’582 voti contro i 53’488 di sì. Insomma, il movimento politico nato appena 22 mesi prima – la Lega dei Ticinesi – vinse un voto storico per il Ticino e per il Paese, grazie al fatto di aver saputo interpretare i sentimenti della gente in materia di politica estera. Il voto ticinese sorprese i commentatori nazionali, in quanto fu l’unico Cantone latino a votare contro in quello spaccato politico che venne definito “Röstigraben”, e ai fini del conteggio dei voti per l’opposizione popolare i voti contrari provenienti dal Ticino furono decisivi al NO svizzero. Possiamo quindi affermare che i Ticinesi e la Lega, quella domenica di 25 anni fa, decisero il futuro in libertà e indipendenza della nostra amata Svizzera.

Norman Gobbi

Votazione – Per una civica più robusta

Votazione – Per una civica più robusta

Dal Corriere del Ticino | I favorevoli al compromesso chiedono di rafforzare l’attuale insegnamento trasversale Siccardi: «Il rischio è di farla sparire» – Pelli: «Perplesso dall’opposizione della scuola»

Per motivare le ragioni del sì, il fronte a sostegno della soluzione di compromesso sull’insegnamento della civica – in votazione il 24 settembre – ha scelto l’immagine della marmellata pronta per essere distribuita sul pane. «Più la si spalma, più diventa sottile, tanto da rischiare di sparire» ha affermato ieri a Bellinzona Alberto Siccardi, primo firmatario dell’iniziativa popolare «Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)» a partire dalla quale il Gran Consiglio ha elaborato la modifica di legge sulla quale saranno chiamati a esprimersi i cittadini. L’obiettivo è dunque quello di rafforzare un insegnamento che attualmente è sì affrontato, ma trasversalmente all’interno di più materie. «Non ci pentiamo di aver portato il tema al voto» ha chiarito Siccardi, facendo riferimento alla decisione di non ritirare l’iniziativa nonostante la condivisione del compromesso accolto in Parlamento e pronto a essere attuato da DECS e Governo. Il motivo? «Temevo che ritirandola potesse fare la fine dell’iniziativa popolare lanciata nel 2000 e poi ritirata dai Giovani liberali, a cui era stato promesso un’insegnamento della civica in più materie. Cosa di fatto non riuscita» ha proseguito il promotore. Sui potenziali rischi di un no popolare Siccardi ha quindi ammesso: «Abbiamo corso il rischio, ma è vero: non mi aspettavo una resistenza così marcata da parte degli insegnanti. La speranza e la pretesa è che aver discusso talmente della civica porti in ogni caso la scuola a iniziare a insegnarla».

Sulla battaglia condotta dal mondo magistrale si è soffermato anche il già consigliere nazionale liberale radicale Fulvio Pelli. «Questa pesante opposizione di una sorta di establishment scolastico mi lascia perplesso e mi infastidisce. Sembra quasi proibito proporre un metodo d’insegnamento diverso. E forse una parte dell’opposizione va ricondotta proprio alla difficoltà nell’insegnare la civica. Anche per questa ragione ritengo necessari degli specifici corsi per i docenti». Pelli ha quindi parlato di «una scossa che ci vuole e che l’iniziativa ha fornito», salutando positivamente la modifica della legge sulla scuola: «Bisogna fare qualcosa di fronte alla scarsezza delle conoscenze civiche della cittadinanza». E se le dinamiche del dibattito pubblico sono state definite da Pelli «un po’ strane: tutti per la civica ma tutti contro l’iniziativa», i recenti ripensamenti in casa PS, PPD e PLR sono stati analizzati così: «Forse perché non sempre le decisioni prese vengono approfondite a sufficienza».

A elaborare il compromesso poi accolto in aula era stato il deputato della Lega e membro della Commissione scolastica Michele Guerra: «Una via terza, pragmatica a ragionevole che porta a un miglioramento dell’insegnamento della civica». Un insegnamento che, stando a un’indagine realizzata dal professore dell’Università di Friburgo Nicolas Schmitt, zoppica in tutta la Svizzera. «In tutti i Cantoni i poteri pubblici – ha indicato l’esperto – deplorano la mediocrità degli allievi in termini di conoscenze della civica, ma allo stesso tempo non si danno gli strumenti necessari alla scuola dove assistiamo a un insegnamento completamente trasversale che porta la materia a dissolversi. Ne consegue una visione pedagogica che non risponde alle esigenze politiche». Un quadro «in chiaroscuro» l’ha quindi definito il già direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena, che sul compromesso in votazione ha tenuto a ricordare «l’appoggio del Consiglio cantonale dei giovani, che per primi possono capire lo stato della situazione attuale». Facendo eco a Siccardi, Dillena ha quindi dichiarato: «La soluzione della marmellata è sbagliata».

Da parte sua il già consigliere nazionale PLR ed ex procuratore pubblico Luciano Giudici ha ricordato: «Non votiamo su una legge Siccardi ma su una modifica legislativa approvata dal Gran Consiglio che non stravolge l’insegnamento della civica. Anzi, questa potrà portare i giovani a interessarsi di più della politica, delle decisioni che interessano la società e soprattutto alla necessaria conoscenza dei meccanismi istituzionali del nostro Paese».

Bertoli e Gobbi – Il Consiglio di Stato e l’insolita scelta della libertà di voto

«Governo e Parlamento invitano a votare…». È la classica formula che si può leggere all’interno dell’opuscolo informativo. Non è però il caso per gli oggetti in votazione il 24 settembre, per i quali compare la sola indicazione del Gran Consiglio. «È stata fatta una discussione in Governo e si è optato per lasciare libertà di voto ai singoli membri» spiega il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli. Una scelta rara negli ultimi anni. Perché? «Nel caso della civica – precisa – c’è stato un atto del tutto imprevisto e inusuale, ovvero la richiesta degli iniziativisti di voler andare al voto su un testo che senza la chiamata alle urne sarebbe entrato in vigore. In questo caso le cose cambiano e non si tratta più di confermare una posizione su un compromesso, perché per decisione degli stessi iniziativisti la questione è stata riportata a un livello più di principio. E allora a questo punto se i promotori vogliono andare al voto quando non è necessario, io da un lato posso dire in modo conseguente a quanto espresso in Gran Consiglio che siamo pronti a dar seguito al compromesso come “minore dei mali” e nonostante la direzione sia sbagliata. Ma dall’altro se ora ci si chiede di dire sì o no di principio io propendo per il restiamo dove siamo, naturalmente migliorando le cose come a suo tempo indicato dalla SUPSI». Si voterà però sul compromesso. «Ma lo si farà secondo una modalità non richiesta e non opportuna» ribadisce Bertoli: «La democrazia – sottolinea – si dà delle forme affinché vengano anche rispettate. E questa votazione non può essere tradotta in una sorta di plebiscito su qualcosa di già deciso. Questo aspetto ha avuto sicuramente un peso nella discussione in Governo».

Sulla scelta del Governo abbiamo contattato anche il consigliere di Stato Norman Gobbi: «C’è una bella differenza – spiega – tra il prendere posizione individualmente ed essere membro di un comitato. Nel pieno rispetto del principio di collegialità, insieme ai miei colleghi, abbiamo deciso di lasciare libertà d’espressione a ognuno. È raro, ma può accadere. Per quel che mi concerne sono a favore dell’inserimento della civica nel piano orario della scuola obbligatoria e in quella postobbligatoria, pertanto ho deciso di dire la mia in articoli di opinione e interviste nonché – come capitato anche per altre votazioni – ho dato la mia disponibilità come “testimonial” a essere presente sul materiale informativo dei favorevoli».

(Articolo di Massimo Solari)

«È importante evitare malintesi»

«È importante evitare malintesi»

Dal Corriere del Ticino | Incontro tra Johann Schneider-Ammann e una delegazione dell’Esecutivo per discutere su Prima i nostri – Beltraminelli: «Siamo stati trasparenti» – Gobbi: «Non ha senso che il Consiglio di Stato non reagisca»
Nuova trasferta a Berna ieri mattina per una delegazione del Consiglio di Stato: Paolo Beltraminelli , Christian Vitta e Norman Gobbi hanno incontrato il presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann . Tema del colloquio, durato un’ora, il sì all’iniziativa Prima i nostri e al controprogetto sul dumping salariale. Oltre al consigliere federale erano presenti il segretario di Stato per la migrazione Mario Gattiker e il «super negoziatore» Jacques de Watteville , responsabile delle discussioni con Bruxelles, come pure Rolf Gerspacher del Segretariato di Stato per l’economia SECO.
L’incontro è stato chiesto e ottenuto dal presidente del Governo ticinese con lo scopo di «garantire la massima trasparenza nei confronti della Confederazione», come ci ha detto nella hall del Bellevue, lo storico hotel situato di fianco a Palazzo federale che spesso fa da lussuoso contorno a strategie politiche. L’iniziativa Prima i nostri infatti «si inserisce in una trattativa che è già molto difficile, quella concernente il voto del 9 febbraio 2014, ed è importante che non si creino malintesi». I tre consiglieri di Stato hanno dunque spiegato a Schneider-Ammann che il testo accolto dai ticinesi chiede l’introduzione di una preferenza indigena nel mercato del lavoro, sulla stessa linea di quanto sta elaborando il Parlamento federale per applicare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa. «Abbiamo anche segnalato che a nostro avviso il modello approvato dal Nazionale deve essere reso più incisivo», come già fatto notare la scorsa settimana alla Commissione degli Stati. Inoltre la delegazione cantonale ha riassunto quello che già oggi si sta facendo in Ticino per favorire l’impiego della manodopera residente, in particolare nell’amministrazione cantonale.
Dal canto suo Schneider-Ammann, cui è stato consegnato un dossier esplicativo del voto del 25 settembre, ha apprezzato la volontà del Ticino di operare in modo collaborativo. Ha inoltre manifestato l’intenzione del Consiglio federale di non interferire in questa fase con i lavori del Parlamento federale: in dicembre infatti le due Camere dovrebbero accordarsi su una proposta definitiva di applicazione del 9 febbraio.
Si attende il Gran Consiglio
Riguardo all’istituzione del tavolo tecnico, in seguito alla lettera aperta inviatagli dal consigliere nazionale Marco Chiesa e alle dichiarazioni di Gobbi sul Mattino, Beltraminelli ha ribadito che «aspetteremo la decisione del Gran Consiglio», aggiungendo che la richiesta di farsi parte attiva «l’abbiamo esaudita velocemente, recandoci prima a Bruxelles e ora a Berna». Gobbi dal canto suo ha sottolineato di avere «chiesto che il Governo possa lavorare in parallelo. Questo perché ci sono sì misure prettamente legislative e quindi di competenza del Gran Consiglio, ma altre sono esecutive e quindi di nostra competenza, che possono già essere adottate con urgenza per dare un segnale chiaro». Il direttore delle Istituzioni cita la preferenza indigena nel settore pubblico, parapubblico e negli enti sussidiati. «Non ha senso che il Governo non reagisca al voto popolare», ha soggiunto.
All’incontro è stato anche discusso l’ottenimento della garanzia federale: «È stato sollevato che la garanzia potrebbe essere messa in discussione da parte di alcuni parlamentari, come era già emerso subito dopo il voto», ci ha detto Gobbi riferendosi ai deputati socialisti, «d’altra parte a mio avviso ciò non costituisce un vincolo frenante nel trovare misure più incisive nel quadro legislativo attuale».
Maggiore fermezza
All’incontro tra Maroni e lo stesso Beltraminelli avvenuto mercoledì scorso Gobbi non aveva potuto presenziare e sulle colonne del Mattino aveva bacchettato il presidente del Governo dichiarando che «se fossi stato presidente sarei stato meno accondiscendente». Ieri a Berna invece il direttore delle Istituzioni c’era e Beltraminelli ha tenuto a precisare che «quello che è stato detto oggi è condiviso da tutti e tre». Certo è che la decisione di accompagnare i due colleghi non è apparsa un caso. Gobbi al proposito ha spiegato: «Sono meno accondiscendente, se c’è da dire una cosa la dico indipendentemente dall’interlocutore che ho di fronte. Con cortesia e gentilezza certo, ma con la fermezza che mi contraddistingue. Non è che non mi fidi dei colleghi, mercoledì con Maroni non ho potuto esserci, questa volta sono andato a Berna proprio per far capire che il voto su Prima i nostri è uno dei tanti segnali del popolo ticinese per preservare il mercato del lavoro, come lo è stato anche il voto sul dumping salariale».
E proprio su quest’ultimo tema, per quanto riguarda il controprogetto la Confederazione si è detta pronta a sostenere finanziariamente il potenziamento delle misure di controllo del mercato del lavoro, confermando quindi quanto aveva espresso la Segretaria di Stato per l’economia Marie-Gabrielle Ineichen-Fleisch durante la sua recente visita in Ticino.
AlpTransit: una sfida fondamentale per le nostre Valli

AlpTransit: una sfida fondamentale per le nostre Valli

Dal Mattino della Domenica del 29 maggio 2016

Mancano pochissimi giorni all’apertura del tunnel ferroviario di AlpTransit. L’evento che muterà completamente il nostro Cantone, in particolare dal punto di vista della mobilità. Il Ticino si troverà infatti molto più vicino al resto della Svizzera; un aspetto che rappresenta un’opportunità per rilanciare la competitività dell’economia ticinese a livello nazionale e internazionale. Inoltre, anche all’interno del nostro Cantone le distanze tra i centri urbani, soprattutto con la successiva apertura del tunnel di base del Monte Ceneri, diminuiranno in maniera notevole, avvicinando maggiormente Sopra e Sotto Ceneri. Accanto alle opportunità che AlpTransit porterà con sé, e che dovremo essere in grado di cogliere, vi sono però anche delle sfide decisive da affrontare e da vincere. Penso nello specifico alle Valli ticinesi, che, con l’avvento della nuova trasversale alpina, rischiano di essere ulteriormente isolate; un rischio che dobbiamo assolutamente scongiurare, per il futuro delle regioni periferiche e dell’intero Ticino.

Le nostre Valli – equale abitante dell’Alta Leventina posso testimoniarlo in prima persona – dispongono ancora di molte “frecce al loro arco” ma necessitano di una politica regionale mirata, così come di misure concrete volte ad accrescerne l’attrattiva. Con AlpTransit, uno scenario preoccupante per le regioni periferiche, specialmente per la Leventina, è quello di essere tagliate completamente fuori dai collegamenti ferroviari. Uno scenario che, oltre a comportare degli effetti negativi dal punto di vista economico, metterebbe a rischio la coesione interna del nostro Cantone. Per tutti questi motivi, le nostre Valli hanno bisogno di misure concrete, a cominciare dal mantenimento della linea di montagna del San Gottardo. Un obiettivo che rappresenta una priorità del Governo, che si sta impegnando affinché anche in futuro sia assicurato questo servizio essenziale, con collegamenti ogni ora con il nord delle Alpi e con le altre località del Cantone. Un servizio che costituisce una necessità per diversi rami economici, penso innanzitutto al settore del turismo, che in queste regioni ha ancora margini di miglioramento.
Dopo l’apertura di AlpTransit, dal mese di dicembre del 2016, sarà anche potenziata l’offerta dei treni da sud verso nord e in Leventina i regionali si fermeranno ogni ora anche nelle stazioni di Lavorgo e Ambrì Piotta. Un ottimo segnale per la regione delle Valli per scongiurare il rischio di isolamento a cui potrebbero essere soggette le zone periferiche con l’entrata a regime del tunnel sotto le Alpi.

Il mantenimento della linea di montagna del San Gottardo e la possibilità dei moderni treni regionali di fermarsi anche in alcuni villaggi della Val Leventina dipenderà – come per la gran parte dei progetti pubblici – dalle risorse finanziarie a disposizione. Ed è proprio in quest’ottica che la modifica della Legge sui trasporti pubblici, la quale rende operativa la tassa di collegamento a carico dei grandi generatori di traffico, permetterebbe di disporre delle risorse necessarie allo scopo di meglio raggiungere l’obiettivo legato al mantenimento di questo storico ed importante collegamento. Una modifica di legge, quindi, che non solo andrebbe a favore dei cittadini ticinesi dei centri urbani, diminuendo il traffico, oggi ormai completamente congestionato, durante gli orari di punta, bensì anche a quelli delle regioni periferiche, che nell’avvenire si troveranno confrontate con sfide difficili e complesse. Sfide per le quali occorrono le risorse necessarie, sfide fondamentali per il futuro delle nostre Valli e di tutto il Ticino!

Il 5 giugno diciamo NO all’iniziativa «A favore del servizio pubblico»!

Il 5 giugno diciamo NO all’iniziativa «A favore del servizio pubblico»!

Dal Mattino della Domenica del 22 maggio 2016

Un’iniziativa pericolosa e controproducente

Tra i temi sui quali il Popolo svizzero dovrà esprimersi il prossimo 5 giugno 2016 vi è anche quello relativo all’iniziativa popolare “A favore del servizio pubblico”. Un titolo che è tutto un programma, dato che può essere interpretato in diversi modi: chi di noi infatti non ha a cuore la qualità del nostro servizio pubblico? Un titolo del genere ha tutto per risultare seducente agli occhi dei cittadini, in particolare quelli provenienti da Cantoni periferici come il Ticino, che negli anni ha dovuto subire pesanti conseguenze occupazionali a causa del ridimensionamento delle ex regie federali. Un aspetto maggiormente sentito dagli abitanti delle nostre valli, come posso testimoniare in prima persona, che hanno visto sparire alcuni servizi federali storici presenti sul territorio.

Se leggiamo con attenzione il testo in votazione ci accorgiamo però come questa iniziativa sia un mero specchietto per allodole. Vietare alle FFS, alla Swisscom e alla Posta di conseguire profitti non significa affatto favorire il servizio pubblico, anzi! Con questa iniziativa, come vogliono far credere i suoi fautori, non aumenteranno i posti a sedere sui treni né riapriranno gli uffici postali nei villaggi delle nostre valli. Gli abbonamenti per il cellulare non costeranno meno, la rete internet superveloce non arriverà fino a Fusio e i treni non saranno più puntuali. Il risultato, se questa iniziativa dovesse essere approvata, sarebbe al contrario una drastica riduzione delle risorse finanziarie a disposizione di queste aziende, con il rischio di un’ulteriore riduzione dei servizi e dunque anche dei posti di lavoro. Questo proprio in un momento di difficoltà per l’economia ed il mercato del lavoro ticinesi. Per la serie: oltre al danno la beffa! Al di là dei margini di miglioramento in alcuni settori che nessuno nega, il servizio offerto oggi ai cittadini svizzeri rappresenta un’eccellenza a livello mondiale; un’eccellenza che molti cittadini di altri Paesi ci invidiano!

L’iniziativa rischia dunque paradossalmente di mettere in ginocchio il servizio pubblico, con FFS, Swisscom e La Posta che si ritroverebbero nella situazione di non poter conseguire profitti. Un obiettivo tanto inviso alla sinistra – al solito schierata ideologicamente sulle sue posizioni – che rappresenta uno stimolo per queste aziende alfine di migliorare la qualità del servizio così come l’efficienza dell’utilizzo delle risorse, evitando sprechi di denaro pubblico. Senza utili queste aziende non potrebbero inoltre continuare ad investire in modo importante nell’economia svizzera come hanno fatto finora. Prendiamo ad esempio la Posta, che ogni anno acquista prestazioni da oltre 12’000 fornitori per un totale di 3,3 miliardi di franchi. E quasi tutti questi fornitori sono svizzeri! Senza dimenticare poi che queste aziende occupano complessivamente 106’000 persone e formano ogni anno circa 4’300 apprendisti. Posti di lavoro che verrebbero minacciati da questa iniziativa. Non da ultimo, quest’ultima avrebbe delle conseguenze negative per le casse pubbliche: basti pensare che, solo nel 2014, le aziende di servizio pubblico hanno versato allo Stato 1,3 miliardi di franchi! Mettere a rischio queste risorse significa giocare una scommessa azzardata, della quale a pagarne il prezzo saranno alla fine tutti i cittadini elvetici, specialmente quelli dei Cantoni periferici come il Ticino. Per tutti questi motivi, ma soprattutto per continuare a garantire la qualità del nostro servizio pubblico, è importante dire «NO» il 5 giugno all’iniziativa «A favore del servizio pubblico». Un’iniziativa dal titolo fuorviante, un’iniziativa pericolosa per tutti i cittadini!

Un EOC forte per assicurare un futuro agli ospedali di valle

Un EOC forte per assicurare un futuro agli ospedali di valle

Da La Regione del 18 maggio 2016, una mia opinione sul tema in votazione il prossimo 5 giugno 2016

Sono passati più di 20 anni da quando ho varcato per l’ultima volta la porta del pronto soccorso dell’ospedale di Faido. Mi ero tagliato un dito affilando la falce e occorreva qualche punto di sutura. Fu l’ultima esperienza diretta con il nosocomio leventinese e in generale con altri ospedali, ma è indubbio che da allora il settore si è evoluto e in maniera molto veloce.
L’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC), nato ad inizio Anni Ottanta, stava ancora risanando la voragine di debiti (ben 250 milioni di franchi!) ereditati dai 10 ospedali distrettuali che prima dell’Ente funzionavano in base a un numero eccessivo di letti, giornate di cura, doppioni e prestazioni non sempre all’insegna della qualità. Purtroppo, allora il miglior medico dei ticinesi era il famoso treno per Zurigo.

L’EOC è riuscito in pochi anni a guadagnare credibilità medica e politica, raggiungendo una stabilità finanziaria, anche grazie a regole di gestione volte a favorire cure appropriate, efficaci ma anche finanziariamente sostenibili che i promotori del referendum e dell’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali” rigettano perché secondo loro – e cito -“sono rette da una logica mercantile”.

Grazie a queste regole l’EOC è diventata un’azienda moderna e di qualità, che ha continuato a investire nelle zone periferiche; una scelta fondata su ragioni di politica regionale e resa possibile grazie a finanze divenute nel frattempo sane. Alcuni esempi tra i tanti: è stato rifatto l’ospedale di Faido, sono state costruite la Lavanderia e la sterilizzazione centrale a Biasca.
Oggi attorno al settore socio-sanitario ruotano oltre 1300 impieghi nelle sole Tre Valli, opportunità lavorative qualificate commisurate ai fabbisogni di cura. Ha dunque fatto bene il Parlamento ad allineare strutture e risorse in funzione dei nuovi bisogni. Bisogni di assistenza e cura derivati dall’andamento demografico (leggi invecchiamento della popolazione), dal progredire delle scienze mediche e dall’emergere di nuove specialità. Sfide che costringono, come nel caso della pianificazione ospedaliera, anche i piccoli ospedali a trasformarsi per rimanere al passo con le esigenze della popolazione e competitivi rispetto ai nosocomi d’Oltralpe: non specialistici – perché la massa critica è insufficiente – ma rivolti a percorsi di accoglienza più contenuta, rimanendo però un’unità di riferimento per la comunità.

Nello specifico, la nuova pianificazione ospedaliera approvata dal Gran Consiglio, manterrà sostanzialmente le attività negli ospedali di valle, soprattutto nell’intensità della presa a carico. Le due strutture di Acquarossa e Faido continueranno ad essere garantiti il fabbisogno di ricoveri a bassa intensità della popolazione della regione. Per Faido si apre invece l’opportunità di diventare terzo polo cantonale nella riabilitazione, assieme alla Clinica Hildebrand di Brissago e alla Clinica di Novaggio; ciò grazie anche alla riforma della legge sull’EOC, in votazione il 5 giugno, che chiarisce le regole in base alle quali l’Ente dovrà attenersi per stringere collaborazioni con il privato. Anche per i servizi di pronto soccorso si prevede di garantire come oggi un presidio sanitario in grado di prestare le prime cure per patologie non gravi, rispettivamente di stabilizzare i pazienti prima di trasferirli nei centri ospedalieri. Come del resto 20 anni fa quando mi sono recato per l’ultima volta.

Ben più importante a mio modo di vedere è invece il numero di posti di lavoro, ad oggi sono un’ottantina ad Acquarossa e una novantina a Faido (unità a tempo pieno), che potrebbero svilupparsi ulteriormente nelle Tre Valli, grazie appunto alla pianificazione ospedaliera che – ammettiamolo – favorisce lo sviluppo delle zone periferiche. L’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali”, per quanto animata da intenti protettivi, è invece dannosa perché propone un ritorno al passato, fatto di letti in sovrannumero, doppioni e inefficienze. In caso di sua adozione, per Faido sfumerà probabilmente l’opportunità di diventare terzo polo cantonale nella riabilitazione. Mentre si fermerebbero i lavori per la realizzazione di un nuovo ospedale ad Acquarossa, previsto entro i prossimi 5-6 anni, quale futuro punto di riferimento per il Polo socio-sanitario bleniese con prospettive di conferma anche dei relativi posti di lavoro.

Il prossimo 5 giugno vi invito a sostenere con un Sì convinto la riforma della Legge cantonale sull’EOC, parallelamente a respingere l’iniziativa popolare “giù le mani dagli ospedali”. Avere un Ente ospedaliero cantonale competitivo, finanziariamente forte e progettuale è condizione imprescindibile per assicurare la presenza di impieghi qualificati nelle regioni periferiche, di servizi sanitari di qualità e di investimenti che garantiscano un futuro alle strutture ospedaliere di Faido ed Acquarossa.

Gobbi & Zali: “Siamo ancora qui: come prima, più di prima!”

Gobbi & Zali: “Siamo ancora qui: come prima, più di prima!”

Dal Mattino della domenica del 20 marzo 2016

Da 25 anni vicini ai Ticinesi, da sempre al servizio della nostra comunità

“La Lega è una realtà”, titolava il Mattino della domenica del 13 gennaio 1991, sancendo così ufficialmente la discesa in campo del Movimento della Lega dei Ticinesi. Al centro della prima pagina del giornale, una cartina del Cantone contenente i visi dei cittadini ticinesi, della “nòsa gent”, per la quale la Lega è nata ed ha combattuto – e vinto – negli anni numerose ed importanti battaglie. Questa è sempre stata la Lega: un Movimento vicino ai Ticinesi ed ai loro bisogni, pronto a difendere gli interessi del nostro Cantone e delle molte persone ormai escluse dal cerchio magico – il vecchio tavolo di sasso – della politica. Un Movimento che, dopo 25 anni, checché ne dica qualcuno, si basa sempre e comunque sui suoi valori originari: valori chiari, sinceri e genuini, così come sanno essere solo i cittadini ticinesi, i quali proprio per questo ci hanno sostenuto e ci hanno dato fiducia. Una Lega che, da “stato d’animo” come veniva definita dal nostro indimenticabile Flavio Maspoli, è divenuta la maggior forza politica del Canton Ticino.

Dopo 25 anni dunque, siamo ancora qui: come prima, più di prima! Se nel 2011 il raddoppio del nostro Movimento nel Governo cantonale ad alcuni è potuto sembrare come “un incidente di percorso”, il risultato ottenuto dalla Lega, come Movimento, e dai sottoscritti, come persone, alle elezioni cantonali di aprile 2015 dimostra quanto il nostro lavoro ed il nostro impegno siano stati apprezzati dai cittadini. Un lavoro ed un impegno che, vi assicuriamo, continueranno nell’avvenire con sempre più forza ed energia alfine di rispondere concretamente alle esigenze della cittadinanza. Oggi, però, è il giorno della festa. Un giorno speciale dove la mente corre con un po’ di nostalgia ai tempi passati e alle persone che hanno fatto la storia del nostro Movimento. Una corsa che si traduce in molti grazie ai nostri amici che vorremmo fossero qui accanto a noi per festeggiare insieme. Nano, Flavio, Michele, Rodolfo, Giorgio e tutti gli altri guerrieri: grazie di cuore per quello che avete fatto per il Ticino! Sappiate che la vostra Lega c’è, più viva che mai, e continua a lottare per difendere gli interessi di questo Cantone e della sua splendida gente. Non molleremo!

Una voglia di lottare che ci guiderà anche in futuro. In quest’ottica, tra meno di un mese avremo subito un’altra grande sfida rappresentata dalle elezioni comunali, per la quale dovremo farci trovare tutti pronti, in modo da poter iniziare a lavorare per i cittadini già nelle Istituzioni a loro più vicine. Una sfida che, con la fiducia dei Ticinesi, riusciremo nuovamente a vincere, uniti dal profondo amore che ci lega al nostro territorio. Le schede elettorali sono già giunte nelle vostre case: è quindi giunto il momento di decidere chi amministrerà la “cosa pubblica” del vostro Comune. Care e cari Ticinesi, continuiamo a far sentire la nostra voce e a lottare per il nostro Cantone, votando ancora una volta la Lega dei Ticinesi. Da 25 vicina ai cittadini, da sempre al servizio della nostra comunità!

Bellinzona e Berna festeggiano…così come il Consiglio di Stato

Bellinzona e Berna festeggiano…così come il Consiglio di Stato

Dal Giornale del Popolo del 29 febbraio 2016

Bellinzona e Berna festeggiano Avendo sostenuto dall’inizio il progetto, i Governi federale e cantonale non hanno nascosto d’aver gradito il risultato che porterà alla costruzione di una seconda galleria autostradale. Consiglio federale soddisfatto… Grande soddisfazione è stata espressa dalla ministra federale dei trasporti Doris Leuthard per il «sì» al risanamento del San Gottardo. Durante l’usuale conferenza stampa post-voto del Consiglio federale che si è tenuta nel pomeriggio di ieri a Berna, Leuthard ha commentato: «È nello spirito della nostra Nazione garantire collegamenti con tutto il Paese», ha rilevato, «il collegamento deve essere efficiente anche nei periodi di risanamento». L’Ufficio federale delle strade (USTRA) potrà lanciare un progetto, che verrà sottoposto al Governo, operando in collaborazione con i Cantoni e i Comuni interessati. Una volta ottenuta luce verde, se nessuno presenterà ricorsi, i lavori dovrebbero iniziare già nel 2020. «Strada e ferrovia non sono concorrenti, ma funzionano in modo combinato», ha aggiunto Leuthard. Sulle opposizioni emerse nel Mendrisiotto, la ministra dei trasporti ha affermato che «nel sud del Ticino ci sono altri problemi, con il traffico e i frontalieri, che non hanno niente a che vedere con il risanamento del San Gottardo». … così come il Consiglio di Stato Il Consiglio di Stato cantonale ha espresso la sua soddisfazione e ringrazia i cittadini per avere riconosciuto il valore del progetto presentato dal Consiglio federale. Il CdS rassicura anche chi, soprattutto nel Mendrisiotto, si è espresso negativamente per timore di un aumento del traffico e dell’inquinamento. Per una reazione abbiamo sentito il presidente del CdS Norman Gobbi: «Soddisfatti per il voto in Ticino, ma anche per l’esito negli altri Cantoni. Questo a fronte di un grande impegno per cercare di far capire che l’opera è necessaria per mantenere collegato, in modo costante e durevole, il sud delle Alpi dal resto della Svizzera. Il Sì in Ticino rimette ordine sulle volontà dei ticinesi, infatti troppo sovente ho sentito dire dagli avversari che rappresentavano meglio le volontà dei ticinesi rispetto a quelli dei favorevoli. Rilevo anche che i cittadini del canton Uri hanno votato in modo diverso dalle indicazioni di voto del loro Governo. Il Mendrisiotto, regione confrontata con problemi di vivibilità, ha votato in modo negativo. Un segnale indirizzato anche al Governo il quale dovrà continuare a migliorare la mobilità transfrontaliera e legata al trasporto pubblico. E voglio dire un’ultima cosa: questo voto ha rafforzato l’amore confederale tra il Ticino e il resto del Paese».