«Rafforzato il legame con la Svizzera»

«Rafforzato il legame con la Svizzera»

Dal Corriere del Ticino del 29 febbraio 2016

Il sì al risanamento con raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo, sostenuto dal Consiglio di Stato, ha vinto in modo piuttosto netto: vi aspettavate questo risultato? Quali gli argomenti che hanno fatto pendere l’ago della bilancia?
«Auspicavo un 55% di sì, pur consapevole che il tema è sensibile: i ticinesi hanno a cuore il proprio territorio e la sua vivibilità. Sono convinto che le rassicurazioni messe in campo unitamente al testo di legge che esplicitamente non ammette un aumento di capacità di transito attraverso il San Gottardo siano state una garanzia sufficiente. E il Governo ha preso posizione a sostegno del risanamento proprio per le garanzie che venivano offerte».
Nel Mendrisiotto però queste rassicurazioni non sono bastate…
«In Ticino il Mendrisiotto è il territorio più toccato da problemi di mobilità e vivibilità, non tanto per il traffico Nord-Sud legato al San Gottardo ma quanto piuttosto per il traffico transfrontaliero. Occorre però notare che si attendevano risultati più schiaccianti per il no, così come mi attendevo risultati più tiepidi in Leventina, mentre invece i sì di Airolo, Quinto e Faido sono stati netti. È stata una sorpresa positiva e sicuramente il messaggio del Mendrisiotto è un monito al Governo cantonale perché continui a impegnarsi sui progetti che sta portando avanti con i comuni nel migliorare la mobilità transfrontaliera».
I sostenitori del no promettono ancora battaglia. Da una parte attribuiscono la vittoria del sì ai mezzi finanziari messi in campo, dall’altra ricordano il ricorso inoltrato al Tribunale federale dal WWF del Canton Uri sulla formulazione della scheda di voto. Lei cosa risponde?
«Il Governo cantonale ha messo in campo ben 180 salametti (ride, ndr.). Scherzi a parte, i contrari nei manifesti e nella campagna hanno puntato sull’invasione dei camion, mentre il sì ha portato altri temi come la sicurezza, non solo legata agli incidenti ma anche al collegamento tra Nord e Sud, e la coesione nazionale. Quello che è importante sottolineare è che il sì dei ticinesi è stato un sì alla Svizzera e viceversa. Questo legame confederale è stato rafforzato».

Bellinzonese e Riviera: differite le elezioni comunali

Bellinzonese e Riviera: differite le elezioni comunali

Nella sua seduta odierna, il Consiglio di Stato ha deciso il differimento delle elezioni comunali generali – previste per il 10 aprile 2016 – nei 13 Comuni del Bellinzonese e nei 4 della Riviera che, nelle votazioni consultive dello scorso 18 ottobre, hanno approvato i rispettivi progetti di aggregazione.

Le elezioni comunali sono quindi prorogate – per quanto riguarda il Bellinzonese – nei Comuni di Bellinzona, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant’Antonio e Sementina. Voteranno invece regolarmente i cittadini di Arbedo-Castione, Cadenazzo, Lumino e Sant’Antonino, Comuni nei quali la legge non permette il differimento delle elezioni – indipendentemente dalle decisioni del Gran Consiglio sul progetto aggregativo del Bellinzonese. A questo proposito, il Consiglio di Stato – dopo le valutazioni del caso ancora in corso – sottoporrà al Gran Consiglio il messaggio nel quale definirà il progetto aggregativo e l’entità del contributo finanziario. L’Esecutivo comunicherà appena possibile le proprie intenzioni. Il Governo ha inoltre differito le elezioni comunali anche nei Comuni di Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna, che si sono tutti espressi a favore della nascita di una nuova entità denominata Riviera. In questo caso il Consiglio di Stato ha nel contempo licenziato il messaggio con la proposta di aggregazione.

L’entrata in funzione dei nuovi Comuni aggregati di Bellinzona e Riviera – con le elezioni dei Municipi e dei Consigli comunali – avverrà dopo la crescita in giudicato dei voti che saranno espressi dal Gran Consiglio, organo al quale competono le decisioni finali sulle aggregazioni. Il Consiglio di Stato dovrebbe quindi potere fissare la data delle elezioni entro l’aprile del 2017, riservate le procedure ricorsuali.

Modifica della Legge sull’esercizio dei diritti politici

Modifica della Legge sull’esercizio dei diritti politici

Il Consiglio di Stato nella seduta odierna ha licenziato il messaggio concernente la modifica della legge del 7 ottobre 1998 sull’esercizio dei diritti politici (LEDP) riguardante i giorni e gli orari di voto.

Fino al 28 febbraio 2015, gli uffici elettorali avevano l’obbligo di restare aperti almeno per sei ore per le elezioni e tre nel caso di votazioni. Tale differenza si giustificava con il fatto che, per le elezioni fino al 31 dicembre 2014, non era possibile votare per corrispondenza (fatta eccezione per le elezioni al Consiglio Nazionale e al Consiglio degli Stati). Già in occasione delle elezioni federali del 2011, molti comuni avevano richiesto di poter ridurre gli orari di apertura in considerazione della possibilità di votare per corrispondenza; richiesta alla quale non si era potuto rispondere in modo positivo in quanto la norma vigente non distingueva tra i diversi tipi di elezione.

In un primo tempo, d’altronde, il Consiglio di Stato non aveva proposto la modifica della norma anche per mantenere un ruolo neutro nei confronti del voto per corrispondenza e non forzare gli elettori a passare a tale sistema per le elezioni. Tuttavia i dati sull’uso del voto per corrispondenza hanno mostrato che si tratta di un’agevolazione molto gradita agli aventi diritto di voto. Tenuto pertanto conto di questa evoluzione, così come delle segnalazioni dei Comuni, il Consiglio di Stato è favorevole a ridurre gli orari minimi di apertura degli uffici elettorali.

Il Consiglio di Stato propone quindi l’abrogazione dell’articolo 27 capoverso 4 della LEDP che obbliga i Comuni a tenere aperti i seggi, in caso di elezione, per un minimo di quattro ore. In seguito a tale abrogazione, in tutti i casi di elezione e votazione, le operazioni di voto avranno luogo la domenica delle ore 10.00 a mezzogiorno, lasciando ai Comuni la libertà di aprire gli uffici elettorali a partire dal giovedì precedente. Questa modifica, che non ha alcun impatto finanziario per il Cantone, porterà un risparmio ai Comuni laddove si giustifichi una riduzione dei giorni e degli orari d’apertura degli uffici elettorali.

Imposta di successione: oltre il danno, la beffa!

Imposta di successione: oltre il danno, la beffa!

Il prossimo 14 giugno saremo chiamati ad esprimere il nostro parere sull’iniziativa popolare relativa alla riforma dell’imposta sulle successioni. Essa prevede l’introduzione di un’imposta nazionale sulle successioni e sulle donazioni con un’aliquota del 20%, in caso di superamento del valore-franchigia di 2 milioni di franchi. Due terzi del gettito andrebbero a finanziare l’AVS, mentre un terzo spetterebbe ai Cantoni, le cui imposte sulle successioni e sulle donazioni attualmente in vigore sarebbero abrogate. Personalmente, ritengo questa iniziativa molto pericolosa, in quanto indebolirebbe il nostro Paese su più fronti. Quattro sono, a mio avviso, gli ambiti maggiormente toccati dall’iniziativa popolare.

Federalismo

L’iniziativa comporterebbe per i Cantoni la perdita della loro autonomia finanziaria nell’imposizione delle successioni e delle donazioni. Un processo, quello relativo alla centralizzazione di competenze presso la Confederazione, che tocca anche altri settori – vedi pianificazione del territorio – e che rischia di mettere a repentaglio il sistema federalista sul quale si fonda il nostro Paese.
I Cantoni vedrebbero diminuire gli introiti derivanti da queste imposte e avrebbero nel contempo un maggior onere amministrativo e burocratico, visto che sarà compito loro mettere in pratica le nuove disposizioni.

Insomma, ai Cantoni, in aggiunta alla riduzione delle entrate, spetterebbe pure il lavoro più scomodo. Per la serie: «oltre al danno la beffa».

Concorrenza fiscale

L’imposta in votazione prevede l’esenzione solo del coniuge o del partner registrato, mentre non fa un distinguo tra i discendenti diretti e i parenti lontani (oggi solo tre Cantoni prelevano un’imposta anche ai discendenti).
In Ticino, l’imposizione dei discendenti e ascendenti diretti è stata abrogata nel 2000 in votazione popolare; un fattore critico di successo a livello fiscale che di fatto verrebbe eliminato. Oggigiorno, la concorrenza fiscale prevarica i confini nazionali e il Ticino si trova quindi a dover competere con Londra, Montecarlo e altri Paesi geograficamente lontani. Un aspetto che acuisce il rischio di stimolare la partenza di alcuni contribuenti e con essa quella dei loro importanti versamenti all’erario cantonale. Inoltre, la nuova imposta produrrebbe degli effetti iniqui, dato che essa colpisce il patrimonio prima di essere ridistribuito tra gli eredi. Un’assurdità che alimenterebbe i dubbi sul futuro della piazza finanziaria elvetica, già confrontata con la fine del segreto bancario.

Proprietà immobiliari

L’iniziativa colpirebbe in modo particolare gli eredi di beni immobiliari, che potrebbero trovarsi nella sgradevole situazione di doversi indebitare per pagare le imposte sulle successioni e sulle donazioni.
Un controsenso che rischierebbe di mettere in atto un circolo vizioso, in cui gli eredi sono costretti a vendere gli oggetti ereditati per pagare le imposte, oppure ad aumentare l’ipoteca sui loro beni immobiliari.
Un’imposta che quindi privilegia il consumo e mortifica il risparmio, disincentivando l’individuo ad investire nella sua proprietà.

Aziende familiari

L’imposta renderebbe difficoltosa la successione d’impresa all’interno delle famiglie, compromettendo il futuro di molte piccole e medie imprese presenti sul territorio, che sono la colonna portante del nostro Paese.
È vero che il testo in votazione indica come il legislatore debba prevedere delle riduzioni per le imprese e le aziende agricole; tuttavia, queste riduzioni sono subordinate al fatto che gli eredi proseguano l’attività per almeno dieci anni. Una disposizione ambigua che accrescerebbe l’incertezza giuridica ed economica per queste imprese e aziende, oltre che l’onere amministrativo per i Cantoni, che dovranno verificare il rispetto di queste condizioni.

Per tutti questi motivi, esprimo il mio fermo no all’iniziativa popolare in votazione il 14 giugno. Un’iniziativa che lede un principio fondamentale del nostro Paese qual è il federalismo, e che andrebbe infine a ricadere sul singolo cittadino. Un’iniziativa che, inoltre, come indicato anche dal Consiglio federale e dal Parlamento, non raggiungerebbe l’obiettivo prefissato, e cioè quello di risolvere il problema legato al finanziamento dell’AVS.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato
(Opinione pubblicata sul Corriere del Ticino del 23.05.2015)

Gobbi: “9 febbraio, il Ticino c’è e fa sentire la propria voce”

Gobbi: “9 febbraio, il Ticino c’è e fa sentire la propria voce”

Il Ticino c’è! Durante la consultazione concernente il progetto proposto dal Consiglio federale per concretizzare i contingenti votati dal Popolo svizzero il 9 febbraio 2014, il Consiglio di Stato non solo ha fornito a Berna le proprie considerazioni in merito all’attuazione del nuovo articolo costituzionale 121a, ma anche affidato a uno specialista il compito di elaborare una clausola di salvaguardia specifica per mercato del lavoro del nostro Cantone. Un Ticino che quindi non resta con le mani in mano, ma che cerca, in maniera propo­sitiva, di presentare anche alcune solu­zioni, rendendo attente ancora una volta le Autorità federale sulla partico­larità della situazione ticinese.

Dar seguito alla volontà dei Ticinesi
68% è una percentuale di cui abbiamo sentito molto parlare nell’ambito del 9 febbraio. Si tratta della parte di Ticinesi che si è espressa a favore dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, da sempre sostenuta dalla Lega. Dietro a questa percentuale ci sono tante per­sone, giovani e meno giovani, preoc­cupate per il nostro Cantone, preoc­cupate perché oggi trovare un’occupa­zione in Ticino è sempre più difficile, data la forte e impari concorrenza tran­sfrontaliera. Una concorrenza che si basa sulle differenze tra il nostro Can­tone e le vicine regioni italiane, accen­tuate dalla decisione della BNS di abbandonare la soglia minima di cam­bio franco/euro. Per questo motivo, il Ticino ha ribadito la necessità cercare tutte le vie possibili per concretizzare pienamente, entro il 2017, il nuovo ar­ticolo costituzionale. Un atto dovuto nei confronti del Popolo svizzero e ti­cinese!

Un progetto inefficace
Il progetto del Consiglio federale è inefficace, visto che le misure propo­ste, di fatto, si applicherebbero solo ai cittadini extra UE. Dato che i problemi del nostro mercato del lavoro si riferi­scono ai cittadini degli Stati UE, il Ti­cino ritiene quindi necessario proce­dere a una revisione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in modo che in esso possano essere pre­viste le restrizioni votate dal Popolo svizzero. Se non si dovesse giungere ad un accordo di questo tipo, la Sviz­zera dovrebbe passare a una gestione diretta e autonoma dell’immigrazione sul proprio territorio. Un intervento fermo e deciso, che potrebbe anche far cadere gli Accordi bilaterali tra Sviz­zera e UE. Un rischio che, però, arri­vati a quel punto, dovremo essere capaci a correre.

Misure di protezione per il Ticino
Il Ticino non si è limitato a far sentire la propria voce, ma ha anche affidato a un esperto il compito di elaborare una clausola di salvaguardia per il mercato del lavoro ticinese. Si tratta di svilup­pare delle misure di protezione per la manodopera indigena, oggi messa a dura prova dalla libera circolazione. Sappiamo tutti quanta differenza vi sia a livello di salari, costo della vita e di­soccupazione tra la Svizzera e l’Italia. Ed è proprio per questo che il Ticino ha voluto ancora una volta sottolineare a Berna la necessità di tenere conto delle esigenze regionali nei negoziati con l’UE. Un’iniziativa positiva, che dimostra quanto sia fondamentale agire in maniera compatta nei confronti di Berna e dell’UE. Solamente in que­sto modo potremo infatti raggiungere l’obiettivo prefissato, che ha sempre contraddistinto il nostro Movimento: dar seguito alla volontà del 68% dei Ti­cinesi!

Norman Gobbi, dal Mattino della domenica, 24.05.2015

Dal Governo 2 “no” e 2 “sì”

Dal Governo 2 “no” e 2 “sì”

Da RSI.CH l L’Esecutivo ticinese invita ad accettare la modifica della legge federale sulla radiotelevisione (LRTV). Il Consiglio di Stato ha presentato mercoledì la propria posizione sugli oggetti cantonali e federali in votazione il prossimo 14 giugno.

Temi cantonali: un “no” e un “sì”

L’iniziativa lanciata dai Verdi “Salviamo il lavoro in Ticino” non convince: sarebbe difficile fissare limiti salariali minimi diversificati per i vari settori. Inoltre, in alcuni di essi, questi rischierebbero di essere inferiori ai 3’000 franchi mensili.

L’Esecutivo ticinese invita la popolazione ad accettare invece la revisione della legge sulle imposte e tasse di circolazione dei veicoli a motore proposta lo scorso novembre, e contro la quale è stato lanciato il referendum.

Federali: nessuna raccomandazione per due dei quattro temi

Per quanto riguarda gli oggetti federali, viene raccomandato il “sì” alla modifica della legge federale sulla radiotelevisione e il “no” all’iniziativa “Tassare le eredità milionarie per finanziare l’AVS”.

Mancano le raccomandazioni di voto per l’iniziativa riguardante la diagnosi pre-impianto, come pure quella per le borse di studio. “Non vogliamo esprimerci sui temi federali che non hanno rilevanza per il Cantone” ha dichiarato il presidente del Governo Norman Gobbi.

CSI/mrj$

http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Dal-Governo-2-no-e-2-s%C3%AC-4755415.html

Il futuro si decide adesso

Il futuro si decide adesso

Ad un anno dal 9 febbraio. Sul tema immigrazione, la Lega è spesso attaccata. In sostanza, c’è chi le rinfaccia di non aver mantenuto le promesse, lasciando che l’aumento di lavoratori stranieri potesse continuare. Rispondere a tale accusa è molto semplice: non si è potuto bloccare la crescita dei frontalieri perché gli accordi con l’Unione europea, con il sostegno incondizionato di PLR, PS, Verdi e PPD, hanno bloccato ogni tentativo di porre rimedio al fenomeno (che poi parte di questi abbia cambiato idea e si sia allineata al pensiero della Lega poco importa, visto che ormai era già troppo tardi).

Ora il quadro è però radicalmente cambiato. Un anno fa, il Popolo svizzero, ha votato a favore del contingentamento degli stranieri. In particolare grazie al voto determinante dei Ticinesi, si è così realizzato un grande obiettivo: reintrodurre il principio di priorità a favore dei lavoratori svizzeri.

Settimana scorsa, scrivendo su questo tema, ho voluto mettere in guardia il Popolo sui mille stratagemmi che chi ha perso la votazione sta cercando di mettere in pratica per far prevalere la propria volontà.

Il Consigliere federale PLR Burkhalter, ha ad esempio ventilato l’ipotesi di applicare i contingenti, omettendo di dire a chi. In sostanza Burkhalter propone di mettere in pratica l’iniziativa… lasciando le cose come stanno, poiché a Berna si ipotizza di applicare i contingenti unicamente agli stranieri extra-UE come finora! Per il Ticino e il Popolo sarebbe una beffa…

Già in passato le necessità del Ticino sono state sacrificate sull’altare degli interessi economici del resto della Confederazione. Fu il caso nel 1974, quando la Svizzera comprò all’Italia la possibilità di mantenere il segreto bancario concedendo in cambio dei ristorni elevatissimi; ed è stato il caso, nel decennio scorso, quando si negoziarono gli accordi sulla libera circolazione, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Ora la storia si ripete: gli interessi economici di certi cantoni, decisamente meno toccati dal fenomeno frontalieri, divergono dai nostri e c’è chi cerca in tutti i modi di ribaltare un verdetto popolare scomodo. In questo modo, per l’ennesima volta fineremmo noi Ticinesi a dover pagare per il benessere degli altri.

È la Confederazione a dover ora dare precise garanzie sulla ferma applicazione della volontà del Popolo, poiché i segnali di fumo e i baci viscidi di Juncker a Sommaruga non fanno presagire nulla di buono. Stando ad un scellerato sondaggio, molti svizzeri sarebbero pronti a rinunciare ad applicare nel suo insieme l’iniziativa pur di mantenere la via bilaterale con l’Unione europea. Dopo la sua pubblicazione il Consigliere di Stato PS Emanuele Bertoli e la Consigliera federale PBD Eveline Widmer-Schlumpf hanno espresso questo stesso parere. Un parere – sottolineo – contrario alla volontà del Popolo.

Non lasciamoci ingannare, il nostro futuro si deciderà a breve. Prima dell’Accordo sulla libera circolazione c’erano solo 30’000 frontalieri e la nostra economia non era in nessun modo minacciata. Reintrodurre i contingenti significa semplicemente tornare ad applicare lo stesso sistema in vigore prima dell’accordo. Senza dimenticare, oltretutto, che il sistema garantisce una flessibilità sufficiente per ammettere i frontalieri laddove vi sia una reale esigenza dell’economia e quando i lavoratori residenti non risultano danneggiati. Qualcuno osa forse affermare che oggi stiamo meglio di quanto stavamo quando l’accordo non era in vigore? Io rispondo no!

È proprio per questo motivo che sia da Bellinzona, sia quando sono a Berna – dove proprio in veste di Consigliere di Stato mi reco frequentemente per rappresentare gli interessi del Ticino e dei Ticinesi – mi batto e continuerò a battermi strenuamente: il mio obiettivo è che le Autorità federali recepiscano i nostri bisogni e lavorino, finalmente, anche per difendere il Ticino e i Ticinesi e non solo quelli dei cantoni economicamente più forti. Non vogliamo uno statuto speciale, bensí un federalismo dinamico anche in materia di immigrazione, che risponda meglio alle difficoltà di un territorio esposto al fattore Italia come il nostro.

Norman Gobbi

Diritti politici, cambiano alcune regole

Diritti politici, cambiano alcune regole

Diritti politici: approvate le modifiche alla legge sull’esercizio dei diritti politici e alle norme sull’ineleggibilità e la destituzione. Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha approvato due messaggi in ambito dei diritti politici: con l’approvazione della modifica della legge sull’esercizio dei diritti politici il Governo intende agevolare le operazioni di voto, mentre con la modifica delle norme sull’ineleggibilità e la destituzione dà seguito a quanto deciso dal Popolo lo scorso 9 febbraio.