Tutorie professionalizzate: tira aria di referendum

Tutorie professionalizzate: tira aria di referendum

I Comuni stanno valutando come muoversi contro la modifica voluta dal parlamento. La domanda di referendum ancora non è formalizzata. Ma tra i Comuni ticinesi c’è chi si sta mobilitando perché contrario alla decisione del parlamento di professionalizzare la figura del presidente delle nuove “Autorità regionali di protezione” (Arp), ovvero le Tutorie. Durante la seduta del Gran Consiglio dello scorso 26 settembre, il plenum aveva dato luce verde alla riforma della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di tutele e curatele. All’ultimo minuto era stato pure approvato un emendamento che impone l’assunzione almeno all’80% del presidente di ciascuna delle Commissioni tutorie regionali (le future Arp). Nei giorni seguenti le critiche di alcuni Municipi non erano mancate: alcuni si erano rivolti direttamente al Consiglio di Stato. Il governo dopo il voto parlamentare aveva dato la propria adesione (benché fosse contrario alla professionalizzazione), sostanzialmente perché “di fronte al netto sì del Gran Consiglio all’emendamento per professionalizzare di fatto le presidenze non potevamo che prenderne atto”, aveva dichiarato alla Regione il capo del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi . Lo stesso direttore aveva chiesto di poter posticipare l’entrata in vigore di questa norma specifica al 1° luglio 2013, richiesta che venne accolta.

Il malcontento attorno alla decisione parlamentare non si è nel frattempo placato, anzi. Alcuni Comuni, tra cui Giubiasco, hanno interpellato altri Enti locali, chiedendo loro di esprimersi riguardo il lancio di un possibile referendum dei Comuni. L’Associazione dei Comuni ticinesi (Act) ieri ha ripreso l’invito e suggerito ai propri membri di aderire alla proposta. Una procedura che, in caso di adesione di un quinto degli Enti locali, porterebbe la popolazione al voto. « Sono due le motivazioni che ci hanno spinti a coinvolgere i nostri membri – spiega il presidente dell’Act, Riccardo Calastri – . Primo: si tratta di costi supplementari a carico dei Comuni che ancora non siamo in grado di quantificare; secondo, questo ulteriore riversamento di oneri sugli Enti locali non è stato concordato all’interno della Piattaforma Cantone-Comuni ».

I tempi sono stretti e i Comuni dovranno decidere nei prossimi giorni come muoversi. La domanda di referendum dei Comuni, stando alla Legge, dev’essere depositata alla Cancelleria dello Stato entro le 18 dell’ultimo giorno valido per la sua presentazione, vale a dire entro quarantacinque giorni dalla pubblicazione della decisione nel Foglio ufficiale . In questo caso, il termine scade il 23 novembre.

LaRegione Ticino, 13.11.2012

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