Un brutale risveglio per la Svizzera

Un brutale risveglio per la Svizzera

In questi giorni si è parlato prepotentemente di mafia dopo la pubblicazione di un filmato su un incontro segreto di una cellula della ‘Ndrangheta a Frauenfeld, nella Svizzera Orientale, direttamente collegata alle cosche calabresi, operativa da circa 40 anni. Una sorta di brutale risveglio per molti svizzeri che credevano che il nostro Paese fosse preservato dalla presenza di queste organizzazioni criminali.

Come ebbi modo di indicare durante il mio discorso pronunciato in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario 2014/15, facendo riferimento alle ultime indagini condotte dalla Polizia giudiziaria federale in cooperazione con le autorità italiane sulla presenza di ramificazioni in Svizzera di varie organizzazioni criminali italiane, la minaccia è diventata reale anche per il Ticino. Il pericolo per una sana economia sono i possibili investimenti delle organizzazioni mafiose nel nostro Paese, e dunque anche in Ticino, in business inefficienti a scopo di riciclaggio. Si segnalano difatti anche da noi diversi eventi e casi riconducibili indubbiamente ad atteggiamenti e modalitàtipici delle ‘ndrine calabresi e delle cosche.

Visti gli ultimi preoccupanti fatti, non posso che richiamare nuovamentel’invito a tutti gli operatori economici del settore ad essere particolarmente vigili quando ci si trova confrontati con attività e denari sospetti, segnalando -nel rispetto del segreto professionale – casi dubbi. 

Allo stesso tempo, è bene sottolineare che per ora la presenza di organizzazioni mafiose non minaccia di per sè la sicurezza della vita quotidiana, mettendo a repentaglio l’indipendenza delle istituzioni dello Stato di diritto. Certo è che di questo fenomeno criminoso deve esserci una sempre maggiore presa di coscienza da parte della nostra collettività, la quale non dispone ancora dei necessari anticorpi.

La presenza a Lugano di una sede distaccata del Ministero Pubblico della Confederazione – così come l’attribuzione a Bellinzona del Tribunale penale federale – testimoniano lo spirito di una Svizzera che crede nella cooperazione fra le sue comunità, nella lotta alla criminalità organizzata e nella Giustizia. Decentramenti che permettono di meglio comprendere le diversità dei fenomeni criminali presenti in Italia, favorendo una miglior collaborazione internazionale. L’ubicazione geografica del Ticino fa sì che quotidianamente il nostro territorio sia confrontato non solo con l’eccessivo e ormai insopportabile pendolarismo dei lavoratori frontalieri, ma anche con il pendolarismo dei delinquenti che approdano in Ticino per compiere atti illeciti, quali ad esempio attività di riciclaggio per conto di associazioni mafiose. Infiltrazioni queste che tendono ad essere invisibili, ma che si palesano in numerosi tentativi di immettere nel nostro sistema economico ingenti capitali di provenienza illecita. Risulta pertanto indispensabile per il nostro Cantone avvalersi di un’Antenna del Ministero pubblico della Confederazione efficace sul proprio territorio così pure della Polizia giudiziaria federale in grado di collaborare in maniera proattiva con le autoritàinquirenti cantonali e con la Polizia cantonale per l’individuazione precoce dei reati e per il loro contrasto. I risultati di questo lavoro non sono sempre immediati, ma il perseguimento dei criminali e la certezza della punizione rappresentano un indispensabile anticorpo a disposizione della nostra societànon solo per combattere, ma anche per prevenire la criminalità. Una criminalità che si presenta sempre più organizzata e strisciante. Una mafia silenziosa come silenzioso è il lavoro delle autorità competenti e tale dovrebbe rimanere per permettere di lavorare nel modo più efficiente possibile.

Per tutti gli addetti ai lavori, il campanello d’allarme non rappresenta una novità. In questo momento, caratterizzato da una particolare situazione economica, è comunque molto importante non sottovalutare il fenomeno, soprattutto per l’aspetto relativo al riciclaggio di denaro. La società civile dal canto suo può stare all’erta e cogliere i segnali che sono tipici del fenomenoradicato, ossia a quei segnali che potrebbero preludere ad un vero e proprio fenomeno di radicalizzazione e di infiltrazione nella nostra società. Lo sono fra altri la corruzione, l’intimidazione e la distorsione in taluni settori dell’economia.

Le mafie si possono isolare ed estirpare, non sono invincibili e le istituzioni devono fare sempre di più e meglio per rimuovere le cause economiche e sociali che ne favoriscono il radicamento.

Norman Gobbi

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