Una lotta da compiere non per ritorsione, ma per reciprocità

Una lotta da compiere non per ritorsione, ma per reciprocità

Vi porto il saluto del Consiglio di Stato e Vi ringrazio per l’invito a partecipare all’Assemblea ordinaria di un società dinamica, attenta e responsabile verso il nostro territorio qual è la Società svizzera impresari costruttori Sezione Ticino (SSIC TI).
È per me un grande piacere essere qui oggi. Una gioia però mitigata dal non scorgere tra di voi colui che – oltre ad essere stato una delle colonne portanti della SSIC TI – si è sempre contraddistinto per la sua schiettezza, generosità e strenua difesa del mercato del lavoro locale. Michele ci ha lasciato troppo presto, ma le battaglie da lui intraprese dapprima come imprenditore e poi come Consigliere di Stato si stanno concretizzando. A partire dal 12 marzo il Parlamento ticinese ha deciso di abolire le procedure di notifica online per i lavoratori frontalieri distaccati e i padroncini. Una misura questa proposta da più parti e divenuta celebre dopo che a portarla all’attenzione del Consiglio di Stato era stato Michele. Vi ricordate come la SECO bollò alcuni mesi prima questa proposta? Beh, ve lo rammento: “chiudere il sito in questione rappresenterebbe una discriminazione e potrebbe essere un caso di concorrenza sleale”. Sarà pur vero che il tempo è galantuomo, ma non tutti hanno il privilegio di poterne disporre a sufficienza per vedere concretizzati i risultati delle proprie battaglie.
Partecipare ai vostri lavori assembleari costituisce un valido indicatore per analizzare lo stato di salute della nostra economia. Generalmente infatti, a fronte di un edilizia in crescita, ne risulta un’economia cantonale dinamica. Nonostante la crisi economica che ci attanaglia, il settore dell’edilizia si mantiene su buoni livelli. Lo si evince dalle statistiche, ma anche e soprattutto dai numerosi cantieri, gru e ponteggi presenti sul nostro territorio. Sono questi dei segnali inequivocabili di attività edile, ma anche di disponibilità economiche da parte dei committenti. Il “mattone” risulta essere – ancor di più in situazioni di crisi come quella attuale – un valido rifugio per coloro che non si fidano della volatilità dei listini di borsa. Vi sono però anche effetti negativi ai quali dobbiamo porre rimedio. Penso in particolare al fenomeno del caporalato, ai padroncini, ai subappalti o anche a scongiurare il rischio di bolla immobiliare. È questa una battaglia di Paese che va combattuta tutti insieme con un profondo senso di responsabilità.
La Confederazione deve garantire una vera uguaglianza di opportunità negli appalti a tutte le regioni linguistiche e dunque anche al Ticino e al contempo vanno tutelate le nostre imprese e i nostri lavoratori dagli abusi commessi da ditte e manodopera provenienti da oltreconfine.
Il Canton Ticino deve continuare a esercitare una costante pressione su Berna al fine di far comprendere le nostre specificità. Il nostro Cantone è infatti un “Sonderfall” anche nel settore edile. Un settore, il vostro, che mal si concilia con la Revisione della legge sulla pianificazione del territorio o l’applicazione dell’Iniziativa Weber, che hanno generato una contrazione del fatturato e la perdita di posti di lavoro nelle nostre regioni di montagna e turistiche.
Le aziende ticinesi hanno anch’esse una responsabilità sociale che deriva nel privilegiare la manodopera locale e nel mettere a disposizione posti di tirocinio per i nostri giovani.
Infine ci siamo noi, i cittadini ticinesi, che ogni giorno con le nostre scelte di consumatori contribuiamo a difendere o ad affossare il “made in Ticino”.
Il 2014 sembra essere l’anno della svolta e l’esito della votazione del 9 febbraio – specie nella sua declinazione ticinese – mi sembra essere stato ben recepito da Berna. Ho sempre sostenuto che il Canton Ticino è una sorta di “laboratorio politico, economico e sociale” della Confederazione. Un laboratorio che va monitorato ed ascoltato con attenzione in quanto si è sempre rilevato uno strumento anticipatore di effetti negativi. Cifre come 6’481 – ovvero il numero di ditte estere notificate in Ticino nel 2013 – o 175 milioni – ovvero il volume di lavori eseguiti da padroncini e distaccati nel nostro Cantone – sono numeri che celano un grido d’allarme che risuona nel nostro Cantone, ma che se inascoltato si propagherà in tutta la Confederazione.
In un contesto di evidenti disparità tra due sistemi economici – che voi conoscete bene in quanto l’accesso al mercato d’oltreconfine vi è abilmente ostacolato – le richieste del Ticino non sono da leggere come una ritorsione, ma come una semplice richiesta di reciprocità e di pari opportunità. Il voto del 9 febbraio ha avuto il pregio di “svegliare” Berna dal suo torpore e dal mantra del “non si può far nulla in quanto vengono violati gli Accordi bilaterali”. La prima misura è incoraggiante: in futuro il limite di giro d’affari per il pagamento dell’IVA sarà pari a 100’000 franchi e riferito al fatturato annuo a livello mondiale. È questo un primo timido ma incoraggiante segnale che ci indica la via maestra verso misure ben più incisive: la notifica alle autorità fiscali italiane dei lavori effettuati in Svizzera dai padroncini e il blocco dei cantieri in caso di abuso.
In qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni sto utilizzando l’unica arma a mia disposizione per contrastare il lavoro in nero e l’afflusso dei padroncini: far eseguire maggiori controlli. Nel 2013 sono stati compiuti presso aziende e cantieri ben 391 controlli (di essi, 291 effettuati nei cantieri), rispetto ai 335 del 2012. Maggiori controlli hanno portato a un aumento degli abusi riscontrati: delle 1’378 persone controllate (rispetto alle 1’073 del 2012), ben 200 sono risultate irregolari e dunque denunciate al Ministero pubblico; così come sono state denunciati 110 datori di lavoro. Cifre queste che riguardano unicamente il mercato transfrontaliero e non i lavoratori autoctoni.
Anche quest’anno continuiamo con la linea dell’intransigenza e attraverso l’auspicato adeguamento degli effettivi – attualmente al vaglio del Consiglio di Stato – sarà possibile intensificare ulteriormente questo genere di controlli. La filosofia del Dipartimento è chiara; effettuare maggiori controlli significa tutelare le nostre aziende e trasmettere un messaggio chiaro: il Ticino non è una terra di conquista per predoni transfrontalieri che praticano il dumping salariale, intasano le nostre strade, rifuggono le tasse e sono sprezzanti delle nostre severe norme di sicurezza. Il Ticino è terra di legalità dove le regole vanno scrupolosamente osservate e dove la competizione imprenditoriale non si gioca unicamente sul prezzo, ma anche con la qualità dei servizi offerti, con l’attenzione ai bisogni del committente e con la sicurezza dei lavoratori.
Come detto poc’anzi questa è una lotta di Paese; ciascuno di noi è investito dalla responsabilità di consegnare ai nostri figli un Cantone economicamente e socialmente sano. Una lotta questa da compiere non per ritorsione, ma per reciprocità.
Vi ringrazio.

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Società svizzera impresari costruttori – Sezione Ticino (SSIC TI)
7 maggio 2014, Sant’Antonino

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