Una tradizione in evoluzione

Una tradizione in evoluzione

Con grande piacere porto il saluto del Consiglio di Stato e mio personale a tutta la Federazione Orto-Frutticola Ticinese riunita in un’assemblea importante: quella del 75mo anniversario di fondazione. Partecipo volentieri a questo evento; un piacere che nasce dalle origini valligiane, che mi hanno permesso di conoscere bene l’agricoltura (benché di montagna) e la sua evoluzione, come pure per i numerosi contatti e amicizie coltivate con diversi associati – e per loro cito solo il presidente FOFT Marco Bassi e il presidente dell’associazione degli orticoltori ticinesi ORTI Renato Oberti.  

L’evoluzione dell’attività agricola ha vissuto in Ticino momenti di variegata tendenza. Attività contadine – soprattutto quelle del Sopraceneri e nelle valli del Sottoceneri – uniche in grado di fornire sussistenza alla popolazione nonostante arcaici metodi di produzione e, talora, ancora oggi vincolati da vecchi regolamenti comunali e patriziali. Il Ticino visse un declino demografico ad inizio Novecento, causato dall’ondata migratoria che portò alla centralizzazione di molte attività e alla nascita delle prime realtà urbane.  

Dopo la Prima Guerra mondiale si compì la bonifica del Piano di Magadino, definito allora “il granaio del Ticino”, e ricordo ancora con emozione quando da bambino guardavo i vecchi filmati del Piano con il sottofondo del “nostro inno cantonale” Sacra Terra del Ticino. La riconversione postbellica degli Anni Cinquanta del secolo scorso permise la crescita dell’economia e della popolazione del nostro Cantone, nonché l’inizio di una stagione edile foriera di grandi infrastrutture.  

L’altra faccia della medaglia della crescita economica dagli anni Sessanta agli anni Ottanta ha però avuto quale conseguenza la lenta erosione delle tradizioni amplificata dall’inizio della globalizzazione, e disgregazione del territorio agricolo. Questo il destino del nostro Cantone, con un territorio utilizzabile e produttivo solo per il 15% della sua superficie totale, in cui devono convivere zone agricole pregiate, abitazioni, infrastrutture e zone produttive. 

Nel frattempo grazie anche al lavoro profuso dalla FOFT e all’introduzione di leggi federali e cantonali a tutela del territorio, il settore agricolo e orto-frutticolo si è evoluto e modernizzato. 

In positivo? In negativo? Direi che l’organizzazione assunta dalle aziende affiliate alla FOFT è degna di complimento. Dagli stenti e patimenti di Ottocento e inizio Novecento, molto è cambiato: dalla tecnica di coltura alla gestione manageriale di un’azienda agricola fino alla ricerca di nuovi canali di vendita dei prodotti marchiati Ticino. 

Chiaro, il Piano di Magadino era, è e resterà l’ombelico e il simbolo dell’agricoltura cantonale, anche se la pressione sui terreni agricoli non è cessata, benché la tutela sia stata aumentata. Un elemento che differenzia il nostro Cantone dal resto della Confederazione è senza dubbio la bassa percentuale di terreni coltivati in proprietà degli stessi coltivatori. Questo fattore costituisce precarietà e intralcio all’imprenditorialità aziendale. Con costanza però si continua a lavorare la terra per generarne raccolti di qualità sempre più elevati. 

Gli ultimi dati cantonali affermano che nel 2010 vi erano 2’990 addetti nell’agricoltura. Di questi, il 42,5% a tempo pieno, operanti su una superficie agricola pari al 5% di quella totale del Cantone. La dimensione media di un’azienda agricola è di 12,2 ettari. Il settore non è mal ridotto, ma bisogna essere capaci di lanciarsi verso il futuro tra insidie e virtù.  

Nel Cantone Ticino la produzione agricola vegetale supera quella animale. Gli ortaggi sono la nostra punta di diamante sul mercato cantonale e federale, con le cifre che raggiungono i 28 milioni di franchi di produzione lorda. Cifre importanti per la nostra realtà ticinese, che però si confrontano sempre più con la concorrenza nazionale e internazionale. 

Un occhio alla terra, l’altro al cielo. Ad influire infatti non è unicamente la capacità di coltivazione, decisamente migliorata con un maggiore impiego della coltivazione in serra. Il fattore meteorologico è basilare per le colture orto-frutticole, così come quello di eventi particolari che hanno influito negativamente sulla produzione e sulla commercializzazione dei prodotti orticoli ticinesi. L’economia del settore è altresì messa a confronto con le problematiche del mercato interno; per riuscire a tener testa al resto del mercato svizzero, occorre disporre e sfruttare la primavera precoce, anche se la meteo non è sempre clemente.  

In Ticino, come in buona parte della Svizzera, il settore soffre della concorrenza estera, che indubitabilmente può contare su condizioni quadro più favorevoli: dall’estensione dei campi, al costo della manodopera, dal sostegno statale alle facilitazioni di trasporto. Fortunatamente, come ho recentemente scritto su Agricoltore Ticinese, il Consiglio degli Stati ha saggiamente deciso di congelare la trattativa per un accordo di libero scambio nel settore agroalimentare con l’Unione europea. Questa decisione recente, presa dalla Camera alta del nostro parlamento federale, va salutata come una novità positiva.  

Nonostante quanto affermato da alcuni rappresentanti della ristorazione, in realtà l’incidenza del minor costo agroalimentare dopo la liberalizzazione sarebbe stato solo del 3-7% sul prezzo della gastronomia offerta nei ristoranti. Poco o nulla se paragonato al valore aggiunto garantito dalla nostra agricoltura e dal valore di marketing offerto dal principio del “chilometro zero”. 

Negli scorsi giorni, qualche grido di allarme è stato lanciato – anche dal settore agricolo – a seguito della decisione del Consiglio federale di invocare la clausola di salvaguardia in materia migratoria nei confronti degli Stati definiti UE-8 ossia: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia, Ungheria. La clausola di salvaguardia, che ricordo essere prevista dall’Accordo di libera circolazione delle persone, garantisce alla Svizzera il diritto di reintrodurre unilateralmente (ma fino al 2014) dei contingenti nei confronti dei cittadini dell’Europa centrale e orientale. Ciò a condizione che il numero di permessi di dimora e di permessi di soggiorno di breve durata rilasciati in un anno a lavoratori provenienti da Stati dell’UE superi almeno del 10% la media dei tre anni precedenti. 

Nel periodo che va da maggio 2011 ad aprile 2012, questa condizione è soddisfatta per i permessi di dimora B rilasciati a cittadini dell’UE-8; non però per i permessi di soggiorno di breve durata L. È noto che i cittadini toccati dal contingentamento operano spesso nell’agricoltura; la conseguenza diretta per la produzione agricola svizzera è meno devastante di quanto possa apparire, dato che la durata dell’impiego di buona parte della manodopera citata permette di essere compensata con dei permessi di soggiorno di breve durata L, negando quindi nuovi rilasci di permessi di dimora B.  

Il Consiglio di Stato ha salutato positivamente questa decisione del governo federale, in quanto dà il giusto segnale politico all’Unione europea e alla nostra popolazione, riguardo la volontà politica di difendere la manodopera indigena, pur tenendo in considerazione fabbisogni particolari come per quello agricolo. Non va dimenticato che negli anni Ottanta e Novanta la manodopera agricola in Svizzera era prettamente dell’Europa occidentale e mediterranea, con Italia e Portogallo in testa. La crisi economica di questi Paesi farà sicuramente tornare in auge il settore primario nelle richieste di impiego provenienti da queste nazioni. 

L’importante anniversario festeggiato dalla FOFT dimostra come – nonostante le vicissitudini sin qui elencate di ordine territoriale, economico e migratorio – il Ticino possa contare sulla viva e solida volontà di restare un Cantone agricolo con prodotti di alta qualità. 

Il settore agricolo e ortofrutticolo ticinese hanno saputo rinnovarsi, nell’immagine e nelle capacità produttive. Tra i compiti basilari di un’azienda ticinese e svizzera, vi è la formazione professionale di giovani leve, forte di quanto ereditato dalla tradizione delle botteghe medievali in cui si tramandavano arti e mestieri. La formazione di giovani agricoltori e la promozione delle professioni legate all’agricoltura di lunga tradizione vanno ulteriormente incentivate, poiché l’approvvigionamento alimentare di un Paese è anche sinonimo di indipendenza. Sono professioni che soddisfano i bisogni primari di tutta una comunità, e che nel caso della FOFT hanno un valore di immagine per tutto il Cantone. 

Se il Ticino è ancora un Cantone attrattivo è grazie al lavoro di comunicazione della FOFT e di produzione dei suoi associati. Il vostro impegno è un onore per il nostro Cantone, che il Consiglio di Stato vi riconosce e vi esprime – a nome della popolazione tutta – con le mie parole di tanta gratitudine. Gratitudine confermata dal nostro Parlamento cantonale, che quattr’anni fa ha concesso un importante credito per la realizzazione della vostra nuova centrale di Cadenazzo. 

Il 75mo anniversario della FOFT è una testimonianza evidente della lungimiranza del settore ortofrutticolo ticinese. La volontà di creare una piattaforma comune per la raccolta e la commercializzazione dei prodotti della terra ticinese fu un’iniziativa allora avanguardistica, che alcuni settori tradizionali del nostro Cantone non hanno oggi ancora colto. Si capì allora come l’unione fa la forza, soprattutto in settore molto frammentato e con appezzamenti di medie e piccole dimensioni. La promozione e la valorizzazione dei prodotti ortofrutticoli ticinesi forniti dagli associati è un compito che la FOFT assolve con piena soddisfazione del Cantone, che beneficia di un importante attore sul piano nazionale, che non si limita a promuovere i suoi prodotti. Delle attività di promozione della FOFT ne beneficia tutto il territorio e l’immagine del Ticino, che – grazie ai rossi pomodori ticinesi – rimane nell’immaginario collettivo svizzero, la terra del sole e del calore umano. 

Lunga vita alla Federazione ortofrutticola ticinese. 

Vi ringrazio. 

Norman Gobbi 
Consigliere di Stato, Direttore del Dipartimento delle istituzioni e Presidente della Regio Insubrica 

Intervento assemblea e 75mo della Federazione orto-frutticola ticinese FOFT 

20 aprile 2012, Bellinzona – auditorium di BancaStato

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