«Una vicenda che non giova alla Giustizia»

«Una vicenda che non giova alla Giustizia»

Norman Gobbi, l’intervista. Il ministro auspica un rapido chiarimento del caso Item da parte della Procura. Mentre si attendono gli esiti dei nuovi accertamenti disposti dalla magistratura, a prendere ora la parola sul caso della colf filippina impiegata in nero nella casa della neoeletta procuratrice pubblica Valentina Item, è il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che, in un’intervista al Corriere del Ticino, fornisce una sua lettura della vicenda dal profilo politico. «Nel caso Item – sottolinea – occorre considerare che si cumulano tre fattori: rappresentatività politica, opportunità e immagine della Giustizia. Questi tre elementi sono ugualmente importanti ed è necessario tenerne conto per apprezzare la situazione». Intanto sul fronte penale le verifiche proseguono a tutto campo, andando anche a ritroso nel tempo, al fine di chiarire retroscena, responsabilità e grado di consapevolezza di ognuno.

Il sistema di nomina dei magistrati è da anni nell’occhio del ciclone della politica. Oggi c’è una commissione d’esperti che preavvisa le candidature e i gruppi parlamentari che, manuale Cencelli alla mano, si spartiscono le poltrone. È possibile andare avanti così?
«Il sistema di nomina viene messo in discussione regolarmente proprio perché, per precise scelte politiche, ha da sempre avuto una connotazione politica nella quale sono state considerate le capacità tecniche dei candidati. A riprova di tale fatto, ricordo che gli interventi disciplinari sui magistrati da parte dell’organo di sorveglianza, ossia del Consiglio della magistratura, sono marginali. Torna dunque d’attualità la risposta del Consiglio di Stato alla mozione del 28 novembre 2005 presentata dall’allora deputata Monica Duca Widmer (pendente in Parlamento ormai dal 30 gennaio 2007) che indicava come l’Esecutivo avrebbe aperto una procedura di consultazione sulla procedura di nomina dei magistrati dopo aver ottenuto delle indicazioni in merito dal Gran Consiglio. Sul fatto della rappresentatività del corpo elettorale in seno alla Magistratura, non posso che rimarcare come oggi faccia comunque difetto poiché partiti che formano gruppo a livello parlamentare, come Verdi e UDC, non hanno una rappresentanza proporzionale nel Potere giudiziario. Questo vale anche per il movimento della Lega che non ha una rappresentanza equa per esempio in seno alla Procura. Ne consegue che il manuale Cencelli non è applicato alla lettera».

L’alternativa sarebbe la nomina popolare dei magistrati. La ritiene una via percorribile?
«Ogni sistema di nomina ha ovviamente punti positivi e negativi. Se l’obiettivo di fondo più volte enunciato in Parlamento è quello di spoliticizzare la Magistratura, con la via elettorale, le varie sensibilità politiche sarebbero meglio rappresentate, ma si obbligherebbe i candidati ad un confronto diretto anche con gli elettori, che non necessariamente implicherebbe una valutazione della loro idoneità a ricoprire la funzione».

C’è poi l’ecologista Michela Delcò Petralli che suggerisce di demandare al Consiglio della magistratura la nomina, con l’intento di depoliticizzare il meccanismo. È un obbiettivo realistico o illusorio?
«Innanzitutto va ricordato che il ruolo del Consiglio della magistratura è quello di vigilare sul buon funzionamento tecnico e operativo dei magistrati e delle altre persone che svolgono funzioni giudiziarie. Il modello proposto dalla deputata è molto simile a quanto previsto e attuato per esempio in Italia dove la spoliticizzazione della Magistratura non mi sembra che sia stata raggiunta. Ciò dimostra come qualsiasi sistema di nomina abbia punti positivi ma anche pecche».

Se in questi giorni si parla tanto di nomine dei procuratori pubblici è a causa del cosiddetto caso di Valentina Item. L’interessata, a suo modo di vedere, è stata legittimamente eletta dal Parlamento?
«Al di là della quota cui sarebbe spettato il magistrato, con gli elementi a disposizione del Parlamento al momento della nomina, evidentemente l’elezione è avvenuta legittimamente, benché contestata dalla Lega».

Ma quella poltrona, stando alla spartizione politica andava alla Lega e non ad un’esponente di area UDC. Qualcuno ha voluto forzare la mano?
«Come detto, il problema sta nel manico: il manuale Cencelli non è sempre preso alla lettera e di conseguenza, diverse sensibilità politiche non sono, per esempio anche in Procura, rappresentate equamente e proporzionalmente».

Il resto è storia recente. La Lega e il Mattino hanno dato vita ad una sorta di crociata per screditare Item, nella cui casa lavorava una colf pagata in nero. Ma della vicenda si è assunto tutte le responsabilità il marito, l’avvocato Ettore Item. Eppure il Mattino, ancora domenica, ha proseguito la sua crociata. Quale il suo punto di vista?
«Evidentemente non spetta al direttore del Dipartimento delle istituzioni esprimersi su questo aspetto. Annoto solo che la vicenda sta coinvolgimento l’intero Paese in una discussione più ampia sull’opportunità o meno della nomina. Credo ora sia importante attendere l’evolversi degli eventi in seno alla Procura».

Ci sono eminenti penalisti che sostengono di non badare neppure al colore politico di un magistrato. Ma allora, caso Item a parte, siamo di fronte ad un falso problema costruito ad arte?
«Qualsiasi magistrato ovviamente è espressione di determinate sensibilità e connotazioni politiche. Nell’espletazione della propria funzione pubblica, egli deve tuttavia sempre giudicare in applicazione del diritto e della giurisprudenza ed operare in modo imparziale e indipendente. A garanzia di una Giustizia equa. Nel caso Item occorre tuttavia considerare che si cumulano tre fattori: rappresentatività politica, opportunità e immagine della Giustizia. Questi tre elementi sono ugualmente importanti ed è necessario tenerne conto per apprezzare la situazione».

Al cittadino può sorgere il sospetto che tanto interesse nell’eleggere un magistrato della propria area (oggi è il caso per la Lega, ma già in altre occasioni ci sono state polemiche) sottenda lo scopo di avere qualcuno di compiacente all’interno del potere giudiziario. Non è proprio una bella immagine per la nostra giustizia…
«Ovviamente questa vicenda non sta giovando all’immagine della Giustizia, la cui amministrazione, e tengo a sottolinearlo, come ha indicato il Consiglio della magistratura nel proprio rapporto annuale, nel nostro Cantone non presenta particolari problemi. Come detto, i magistrati devono operare in maniera indipendente e imparziale, facendo pertanto astrazione di simpatie e inimicizie».

Il Corriere del Ticino sabato ha anticipato un possibile scenario della settimana in corso. Nuovi accertamenti da parte del procuratore generale John Noseda su chi sapeva in casa Item dello statuto della colf. Insomma, potrebbero esserci nuove scosse… Ma quello che conta non è il sentore popolare, bensì la certezza del diritto. In quale stato d’animo attende l’esito?
«Come tanti cittadini, auspico un celere chiarimento del caso da parte della Procura, nell’interesse dell’immagine della Magistratura tutta nonché dell’attività del Ministero pubblico, che potrà tornare ad operare a ranghi completi».

E della fuga di notizie, con la pubblicazione sul foglio leghista di un verbale di polizia, cosa ne dice?
«Di indiscrezioni e di fughe di notizie dalla Magistratura e dalla Polizia ne abbiamo avute anche in passato. Non posso quindi che condividere il richiamo ai doveri di confidenzialità e di segretezza professionale espresso dal comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi da estendersi in questo caso non solo al Corpo della Cantonale, ma anche a tutti coloro che operano in Magistratura».

Corriere del Ticino,Gianni Righinetti e Giovanni Mariconda, 29.04.2014

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