Urge un maggior presidio a difesa della “Porta sud” della Svizzera

Urge un maggior presidio a difesa della “Porta sud” della Svizzera

Il rapporto annuale 2012 sulla statistica criminale di polizia (SCP) – pubblicato lunedì dall’Ufficio federale di statistica – permette di avere una visione d’insieme unitaria sullo stato della sicurezza in Svizzera.

Sebbene taluni abbiano recentemente sostenuto che vi sia una lieve riduzione del numero dei reati nel nostro Cantone, questi ultimi sono purtroppo in aumento (27’882 reati; +8.4%); un dato che collima con la media nazionale svizzera (750’371 reati; +8.3%). Il miglior deterrente alla crescente criminalità è rappresentato dalla capacità nel contrastarla efficacemente: nel 2012 il numero di imputati identificati per reati al codice penale svizzero CPS è aumentato del 5.2% in Svizzera. In questo senso l’ottimo lavoro della nostra Polizia cantonale – che nel 2012 ha posto in arresto 2’226 persone – la sempre più stretta collaborazione con gli altri attori coinvolti nella tutela della sicurezza interna (il Corpo delle guardie di confine e le Polizie comunali) e l’attuazione di puntuali dispositivi operativi, che consentono di rispondere tempestivamente ad improvvise emergenze di sicurezza in una specifica regione, sono una concreta risposta alle aspettative del cittadino.
In effetti il 2012 ha visto un certo livellamento dell’incidenza dei reati patrimoniali fra i distretti, con il Sopraceneri (ad eccezione della Valle Maggia) che ha subito il maggior incremento in rapporto alla popolazione residente, mentre Luganese e Mendrisiotto hanno registrato una lieve riduzione dei reati. Si può quindi affermare che vi è stato uno spostamento del fenomeno dei furti da sud a nord del Cantone, verso zone finora ancora poco toccate dal fenomeno.

Se la situazione del Canton Ticino collima con quella nazionale per il numero delle infrazioni al CPS e per le infrazioni alla Legge sugli stupefacenti, a destare preoccupazione è il netto aumento delle infrazione alla Legge sugli stranieri (2’003 infrazioni +46% in Ticino; 36’422 infrazioni, +15% in Svizzera). Un dato quest’ultimo nettamente superiore alla media nazionale e che riguarda principalmente l’entrata ed il soggiorno illegale di immigrati. L’aumento desta una certa preoccupazione presso le Autorità cantonali e federali visto che il nostro Cantone rappresenta la “Porta sud della Svizzera”, ovvero la via d’ingresso privilegiata dai grandi fenomeni migratori del Mediterraneo. L’ondata migratoria si è palesata con tutta evidenza già a partire dal 2011 con un flusso costante di migranti in fuga dalla “Primavera araba”. Una situazione che verrà probabilmente aggravata dalla recente decisione del Governo italiano di chiudere i Centri di accoglienza nella vicina Penisola e che lascerà in balia di sé stessi oltre 10’000 immigrati.

A fianco di un maggior afflusso migratorio, si è purtroppo anche constatato un concomitante aumento degli autori di reato stranieri con statuto di richiedente l’asilo, più inclini alla violenza ed alla microcriminalità predatoria. Ciò non deve precludere l’entrata in Svizzera a coloro che hanno un reale bisogno di accoglienza, ma deve significare un maggior controllo verso coloro che – con l’inganno – entrano nel nostro Paese col solo obiettivo di compiere attività illegali.

La collaborazione, nel contrastare questo fenomeno, tra il Corpo delle guardie di confine federali, la Polizia cantonale e le Polizie comunali è proficuo ed improntato sulla collaborazione nel garantire una fitta rete di presidio territoriale. Una rete che però va adeguatamente implementata al fine di garantire una sempre più elevata sicurezza ai nostri cittadini. In tal senso, la Polizia cantonale ha recentemente aumentato i propri effettivi ed un ulteriore adeguamento lo si avrà dopo le prossime decisioni del Governo. Un tema fortemente connesso al presidio dei confini nazionali, che dovrà quindi essere affrontato dalla Berna federale, poiché la valenza strategica del Ticino è rilevante ai fini delle sicurezza nazionale.

Un tassello fondamentale nella lotta alla criminalità, che amo sempre ricordare, è rappresentato dalla collaborazione attiva da parte dei cittadini con la Polizia: un rapporto che si alimenta quotidianamente attraverso la segnalazione di situazioni sospette e che è facilitato dalla prossimità degli agenti ai cittadini. Un rapporto di collaborazione che è alla base di molti arresti e che testimonia l’enorme grado di fiducia che nutrono i cittadini nei confronti delle forze dell’ordine.

Ringrazio, a nome del Consiglio di Stato e personalmente, tutti gli agenti che contribuiscono con il loro impegno ed il  loro spirito di sacrificio alla sicurezza di tutti.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

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