Ente regionale, “A fallire siete stati voi”

Ente regionale, “A fallire siete stati voi”

Da CDT.CH l Replica e controreplica. Il consigliere di Stato Norman Gobbi è tornato ulteriormente sull’ERS dopo le critiche ricevute da dici sindaci di Comuni confinanti con Lugano (vedi suggeriti).

Ecco le sue parole: «Ribadisco quanto ho detto: l’ERS doveva fare promozione economica e non l’ha mai fatta. Si è occupato di tutt’altre cose e ha creato un nuovo centro di potere avulso completamente dalla realtà».

Gobbi rincara poi la dose. «Del tanto paventato modello innovativo del Luganese al PCA, dopo due anni, ancora non si è visto neppure mezzo foglio di carta. Invito i sindaci refrattari a guardare con oggettività la cosa».

Poi ecco l’affondo: «Se Massagno e Paradiso non capiscono che il loro ruolo è all’interno della Città forse hanno sbagliato qualcosa. Al normale cittadino diventa difficile capirlo. A fallire sono stati loro, non certo il Dipartimento delle istituzioni ».

“Ci vuole qualcuno che regga alle pressioni esterne”

“Ci vuole qualcuno che regga alle pressioni esterne”

Da ticinonews.ch l La consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ieri un po’ a sorpresa ha annunciato di non ripresentarsi alle prossime elezioni in Consiglio Federale. Alla ministra delle finanze è stato spesso rimproverato di non avere a cuore i temi del Ticino. Quali sono ora gli auspici per il nostro Cantone? La domanda è stata girata dai colleghi di Radio 3i al presidente del Governo cantonale Norman Gobbi.
“Bisogna riconoscere che la ministra grigionese non sia stata tanto attenta alle nostre necessità. Penso per esempio alla piazza finanziaria e all’abbandono molto rapido del segreto bancario che ha messo in grande difficoltà il settore bancario, soprattutto gli istituti di credito medio-piccoli della piazza finanziaria luganese. Ora è importante trovare qualcuno in grado di difendere questo tipo di attività, che sia anche attaccato a un certo orgoglio e sappia dire di no alle pressioni che arrivano dall’esterno sulla piazza finanziaria svizzera”.

Per il nuovo ministro delle finanze ci saranno sul tavolo molti temi aperti con la vicina penisola. Temi molto sensibili per il Ticino: “C’è l’accordo fiscale, l’accordo sui frontalieri e altri punti che rientrano nella road map” precisa Gobbi. “Il cambio in corso permetterà forse al Cantone di recuperare qualcosa che abbiamo perso durante le trattative, per esempio quanto il Ticino potrà trattenere delle imposte alla fonte. Ricordo che il Consiglio di Stato aveva chiesto di poter trattenere il 100%. I negoziatori avevano chiesto il 100%, in subordine anche l’80%, e ci hanno dato il 70%. Questo non è stato sicuramente un successo delle trattative, anzi è stato un fallimento”.

“In ogni caso il nuovo Consigliere federale dovrà essere un UDC” conclude il ministro. “Poi chi prenderà il Dipartimento federale delle finanze lo deciderà il Consiglio federale”.

In allegato l’intervista integrale di Radio 3i.

http://www.ticinonews.ch/ticino/255263/ora-qualcuno-che-regga-alle-pressioni-esterne

Nomadi: Gobbi inflessibile

Nomadi: Gobbi inflessibile

Da RSI.CH l Sul dossier il ministro resta intransigente. Il consigliere di Stato ribadisce la sua contrarietà ad un’area apposita a essi destinata

“Meglio dire ‘tout court’ che di aree non ce ne sono. E questo permette di mantenere una linea dura da parte del Dipartimento”. In questi termini Norman Gobbi ha ribadito alla RSI la sua contrarietà all’idea di un’apposita area in Ticino da destinare all’occorrenza ai nomadi.

Il consigliere di Stato ha aggiunto che, nell’eventualità dell’arrivo nel cantone di una carovana massiccia, la sua posizione personale sarebbe molto intransigente. “Ma evidentemente dovrò confrontarmi anche con il Governo per capire la sua posizione sotto questo aspetto”, ha dichiarato.

Il dibattito nel cantone sui nomadi si è riaperto dopo i contrasti e le tensioni seguite all’arrivo di una carovana, la settimana scorsa. Per i nomadi che la compongono, e che dovrebbero ripartire fra alcuni giorni, la polizia ha predisposto una zona fuori dall’abitato nel Bellinzonese.

Quot/ARi

Il presidente del Governo del Ticino: “Con Schengen più criminali. Un muro in dogana? Serve una frontiera fisica”

Il presidente del Governo del Ticino: “Con Schengen più criminali. Un muro in dogana? Serve una frontiera fisica”

Da Il Giorno l Intervista a Norman Gobbi: “Chiudiamo di notte i valichi minori”

Frontiere da sorvegliare contro la criminalità d’importazione. Non ha dubbi Norman Gobbi, direttore del dipartimento delle Istituzioni e presidente di turno del Consiglio di Stato, il governo del Ticino, sul futuro da dare al Cantone a noi confinante.

Gobbi, nella recente operazione Duomo la Polizia cantonale in collaborazione con quella italiana ha arrestato sei persone che, stando alle accuse, stavano per assaltare un portavalori. Come giudica, anche alla luce di questo episodio, la collaborazione fra forze di polizia italiane e ticinesi?

“La collaborazione è buona e l’esito positivo dell’operazione Duomo ne è la dimostrazione. La creazione di un Centro di cooperazione transfrontaliera di polizia e doganale nel 2008 derivante dal relativo Accordo tra la Svizzera e Italia si è rivelata di fondamentale importanza per gestire questo genere di situazioni dove la chiave del successo è principalmente la comunicazione e lo scambio di informazioni tra Polizia di Stato, la Polizia del Canton Ticino e il Corpo delle guardie di confine svizzere”.

Secondo lei quale è il livello di sicurezza in Canton Ticino?

“Nell’ambito della sicurezza non ci si può mai dire completamente soddisfatti. Come ripeto di frequente, la sicurezza è un bene primario che occorre garantire ogni giorno a tutti i cittadini. Per questo motivo non bisogna mai abbassare la guardia e continuare a impegnarsi per accrescere sia la sicurezza oggettiva che quella percepita dalla popolazione, perché le statistiche criminali non dicono tutto. In ogni caso il livello di sicurezza nel Canton Ticino, migliorato in questi ultimi anni, è da ritenersi buono, in particolare se confrontato alle realtà delle Province italiane con le quali il Cantone confina”.

Ritiene che i cosiddetti “frontalieri della rapina” siano un fenomeno in crescita oppure ridotto a livello fisiologico? E se lo giudica in crescita, quali sono i motivi principali di questa escalation?

“Il fenomeno dei criminali transfrontalieri si è acuito in maniera preoccupante quando la Svizzera ha aderito allo Spazio Schengen e all’Accordo sulla libera circolazione delle persone, i quali comportano l’impossibilità di compiere controlli sistematici delle persone alle frontiere. Questo aspetto, unito a un aumento generalizzato della criminalità nel Nord Italia negli ultimi anni, ha quindi portato nel Canton Ticino a una crescita di rapine e di furti, crescita che cerchiamo di arginare in maniera efficace anche con la collaborazione fra le forze dell’ordine italiane e quelle ticinesi”.

Giudica efficaci le misure di sicurezza adottate a livello federale per tenerlo sotto controllo? E quelle messe in campo dall’Italia per impedire che criminali operanti su suolo italiano agiscano in Ticino?

“Innanzitutto occorre precisare che in Svizzera la sicurezza e l’ordine pubblico, come pure la sovranità in materia di polizia, competono ai Cantoni. In questo senso, la strategia da me promossa negli ultimi anni sta dimostrando la sua efficacia. Questa politica di sicurezza in un Cantone di confine deve essere in ogni caso accompagnata da alcune misure che competono esclusivamente al Governo federale. Una di queste è quella relativa alla chiusura notturna dei valichi secondari nel Canton Ticino, di frequente utilizzati dai criminali transfrontalieri; una misura che spero venga presto attuata dalle autorità federali svizzere in collaborazione con quelle italiane”.

Crede sia stato un errore aderire a Schengen? Tornerebbe indietro? E se sì, non crede che questa scelta possa avere riflessi negativi sull’economia del Cantone?

“Come ho indicato in precedenza, l’adesione della Svizzera allo Spazio Schengen ha implicato diverse problematiche, soprattutto dal profilo della sicurezza vista la diminuzione dei controlli delle persone alle frontiere oltre che sui costi di funzionamento. Gli Accordi di Schengen non vanno però confusi con i controlli doganali sulle merci; in questo contesto, un ripristino del controllo delle persone alle frontiere non avrebbe assolutamente alcuna relazione con l’economia del Canton Ticino, ma andrebbe a vantaggio della sicurezza sul territorio, combattendo in maniera più efficace il crimine transfrontaliero”.

Qualche anno fa il fondatore del suo partito, Giuliano Bignasca, con una provocazione lanciò l’idea di erigere un muro per mettere al riparo il Ticino dalla criminalità d’importazione, oggi sarebbe ancora una soluzione valida?

“L’idea di costruire un muro a difesa del Ticino è provocatoria ma nasconde però una realtà attuale oggi più che mai: con la libera circolazione delle persone siamo esposti a qualsiasi tipo di infiltrazione sul nostro territorio, da quella mafiosa ai topi d’appartamento. Solo ristabilendo una frontiera fisica, e non meramente geografica, si può controllare chi entra e chi esce da una nazione a beneficio della sicurezza di tutti i cittadini. Con fisicità non intendo quindi un muro, bensì controlli più intensi e mirati”.

Se avesse carta bianca quale provvedimento adotterebbe per primo per garantire maggior sicurezza ai ticinesi?

“Certamente il primo provvedimento che prenderei se fosse di mia competenza, poiché il più efficace e di rapida esecuzione, è quello di ripristinare i controlli sistematici delle persone ai valichi doganali”.

di CORRADO CATTANEO
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http://www.ilgiorno.it/varese/norma-gobbi-ticino-1.1417244

Sui profughi il Governo sta con Gobbi

Sui profughi il Governo sta con Gobbi

Da CDT.CH l Questa volta il Governo sta con Norman Gobbi. Se per il discusso caso delle affermazioni sulle «inutili» trattative con l’Italia nelle scorse settimane l’Esecutivo si era distanziato dalla posizione del collega leghista, ritenuta un’opinione personale, lo stesso non si può dire sulla dichiarazione rilasciata dal presidente lo scorso giugno a fronte dell’elevato numero di migranti in arrivo al confine ticinese.
«Se l’afflusso di rifugiati che giungono dall’Italia continua, dobbiamo chiudere temporaneamente le frontiere, è il solo modo per la Svizzera di esercitare pressione sui paesi che non rispettano i loro obblighi» aveva asserito Gobbi in un’intervista alla NZZ, destando scalpore e spingendo la deputata Lisa Bosia Mirra (PS) a interrogare il Consiglio di Stato sulla ragionevolezza di tale affermazione.

Ora è giunta la risposta governativa, nella quale si può leggere: «Le preoccupazioni espresse dal nostro collega lo scorso mese di giugno, sull’impatto di questo fenomeno sul nostro Cantone apparivano legittime, anche in ponderazione del fatto che in questi casi è assai difficile prevedere l’evolversi di un fenomeno di una tale portata». Insomma, stesso copione – una controversa dichiarazione rilasciata alla NZZ –, ma finale differente.

E a sostegno della propria tesi l’Esecutivo riporta alcuni dati statistici della Segreteria di Stato della migrazione, sui quali incide soprattutto il forte afflusso di cittadini eritrei che attraverso il mar Mediterraneo hanno raggiunto il sud Italia, e che si ritiene hanno «comprensibilmente destato qualche timore tra i politici, tra i quali di Direttore del Dipartimento delle istituzioni».

«Nel secondo trimestre – rileva il Governo – sono state registrate 7.384 domande d’asilo, ovvero 2.000 in più rispetto allo stesso periodo del 2014 e 2.895 in più rispetto al primo trimestre 2015». Per quanto concerne il Centro di registrazione e procedura (CRP) di Chiasso, si evidenzia invece come «in aprile sono state presentate 613 domande d’asilo, in maggio 1.233 ed in giugno 1.766. Nello stesso periodo del 2014 al CRP di Chiasso erano state presentate 495 domande in aprile, 724 in maggio e 981 in giugno».

Ente regionale, Gobbi non si strappa le vesti

Ente regionale, Gobbi non si strappa le vesti

Da Cdt.ch, di John Robbiani l Per il presidente del Governo è un bene che l’istituzione sovracomunale si sia nettamente ridimensionata nei ruoli

«È giusto che nel Luganese l’Ente regionale torni a fare la sua attività primaria: occuparsi di sviluppo economico». Il presidente del Governo Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento delle istituzioni, vede di buon occhio il drastico ridimensionamento – anche politico – dell’Ente regionale di sviluppo deciso settimana scorsa (cfr. suggeriti). Ridimensionamento che prevede la rinuncia dell’ERS a ogni ruolo nell’ambito della governance e nella gestione di progetti di interesse per l’agglomerato.

Nei confronti dell’ERS, infatti, in questi anni non sono mancate voci critiche. I Comuni di Agno, Bioggio e Manno hanno per esempio spesso sottolineato come l’Ente si sia assunto ruoli di governance e rappresentanza senza aver creato solide basi di consenso sui contenuti. Altri ancora hanno sottolineano come l’Ente si sia trasformato in una sorte di istituzione intermedia tra Comuni e Cantone – simile alle province italiane – non eletta dal popolo.

Cosa ne pensa Gobbi? «L’ERS – ci spiega – aveva oltretutto anche problemi di rappresentanza, che ho vissuto personalmente sedendomi al loro tavolo. C’erano Comuni che si esprimevano attraverso l’ERS e municipali che invece lo facevano a titolo personale contraddicendo l’Ente stesso. Comuni non indifferenti: Lugano, ma anche Capriasca. Ciò crea difficoltà anche a interloquire con i partner corretti, che per noi restano i Comuni». Per Gobbi inoltre «creare enti di terzo livello, così come si era sviluppato l’ERS, avrebbe creato più disordine che unità» e «dato vita a un centro di potere non compreso dal Cantone e non fatto proprio dai Comuni».

Die Tessiner Rechte zementiert ihre Macht

Die Tessiner Rechte zementiert ihre Macht

Da NZZ.CH, di Peter Jankowsky l Zuwachs an Wähleranteilen. Lega und SVP gehen gestärkt aus den nationalen Wahlen hervor. Immer mehr Tessiner trauen diesen Parteien zu, ihre Sorgen in Bundesbern am besten vorzubringen.

Auf den ersten Blick hat sich nach dem Wahlsonntag nichts geändert: Die Verteilung der acht Tessiner Nationalratssitze unter den Parteien bleibt, wie sie bis anhin war. Bei näherer Betrachtung stechen allerdings die Verschiebungen punkto Wählerstimmen ins Auge. Zwar kommen die Lega und ihre Alliierte, die kleine Tessiner SVP-Sektion, in der grossen Kammer weiterhin auf zwei bzw. einen Sitz – doch bei den Wählerstimmen haben sie im Vergleich zu 2011 merklich zugelegt. Mit Unterstützung der SVP konnte die Lega am Sonntag einen Drittel der Tessiner Wählerschaft für sich gewinnen. Das beschäftigt stark die Tessiner Medienkommentatoren.

Die Kantonalwahlen vom April hatten die starke Position der Lega bestätigt. Sie bleibt nach der FDP zweitstärkste Kraft im Kantonsparlament und stellt weiterhin zwei von fünf Regierungsräten. Die Ergebnisse der heurigen nationalen Wahlen zementieren nun die Macht der Rechtspopulisten im Hinblick auf die im April 2016 anstehenden Gemeindewahlen. Diese stehen schon jetzt im Fokus, weil dem Durchschnitts-Tessiner regionale Wahlen viel mehr am Herzen liegen als die nationalen.

Wähler direkt ansprechen
Doch warum ist die Tessiner Rechte gestärkt aus den nationalen Wahlen hervorgegangen? Die Erklärungen sind vielfältig, haben aber einen gemeinsamen Nenner: Lega und SVP betreiben Wahlpropaganda auf eine Weise, dass sie die Wähler direkt ansprechen können. Das betrifft zum Beispiel die rund 63 000 «billigen und willigen» Grenzgänger aus Italien, die für massive Verschlechterungen auf dem Tessiner Arbeitsmarkt sorgen. Hierbei ist es natürlich wirkungsvoll, wenn Regierungspräsident Norman Gobbi (Lega) von den Grenzgängern einen Auszug aus dem Strafregister verlangt und überdies von Bern systematische Grenzkontrollen fordert, um die Flut der Flüchtlinge einzudämmen. Die Tessiner SVP wiederum profitiert stark von der Einwanderungsinitiative , die just im Südkanton den grössten Anklang fand.

Als positiv ist zu werten, dass die rechtspopulistische Lega immer mehr Exekutivverantwortung übernimmt. Sie befindet sich in einem Reifeprozess , der zu grösserer politischer Seriosität führt; dies scheinen die Wähler zu schätzen. Viele sind auch der Ansicht, Rom und Brüssel wollten der Schweiz vorschreiben, wie sie sich punkto Flüchtlingsströmen und Steuerverhandlungen zu verhalten habe – und dagegen wettern Lega und SVP. Zudem hilft den beiden Parteien das schlechte Renommee, das der Finanzministerin Eveline Widmer-Schlumpf im Tessin anhaftet: Sie leiste dem EU-Druck zu wenig Widerstand, lautet der allgemeine Vorwurf. Daher trauen immer mehr Tessiner der Lega und der SVP zu, ihre Sorgen in Bundesbern am besten vorzubringen. Zumal Bundesrat wie nationales Parlament dazu neigen, Begehren nach Tessiner Sonderregelungen abzulehnen. Ob dank dem Rechtsrutsch auf nationaler Ebene dem Südkanton mehr Gehör geschenkt wird, bleibt indes abzuwarten.

Lega schielt aufs Stöckli
Die Stärkung der Tessiner Rechten findet ihren Niederschlag auch im Rennen um die Sitze im Ständerat. Weil niemand das absolute Mehr errungen hat, findet am 15. November eine zweite Wahlrunde statt. Der CVP-Doyen im Stöckli, Filippo Lombardi, muss um seine Wiederwahl nicht bangen, sein freisinniger Ratskollege Fabio Abate vielleicht schon ein wenig: Ihm sitzt Giambattista Ghiggia, der Stöckli-Kandidat der Lega, im Nacken – obwohl dieser vor den Wahlen unbekannt war. Die Rechtspopulisten stellen für den kantonalen Freisinn und seine Leaderposition weiterhin eine Bedrohung dar; das gibt den Tessiner Medien so sehr zu denken, dass für sie Lombardis Ambitionen auf einen Sitz im Bundesrat momentan kein Thema zu sein scheinen. Aber die Neigung zum «Ticinocentrismo» wird generell immer stärker. Dieser lässt die Tessiner allmählich vergessen, dass die italienische Schweiz seit 1999 nicht mehr in der Landesregierung vertreten ist.

Aggregazioni, Norman Gobbi: «Si procederà senza i contrari»

Aggregazioni, Norman Gobbi: «Si procederà senza i contrari»

Da Corriere del Ticino l «Il monito delle urne è stato chiaro: le future autorità della Nuova Bellinzona dovranno essere attente a tutto il territorio, dialogare pure con i quattro Comuni che hanno bocciato l’aggregazione». È un invito a costruire un agglomerato forte quello formulato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi . Il consigliere di Stato, interpellato dal CdT, si dice soddisfatto dell’esito della votazione consultiva sulla fusione dei 17 enti locali del Bellinzonese. C’è di che essere contenti, ma il cielo sopra i castelli avrebbe potuto essere ancora più limpido. Ci sono delle nubi. «I no dei Comuni alle due estremità, da una parte Arbedo-Castione e Lumino, dall’altra Sant’Antonino e Cadenazzo, non mi lasciano indifferente. Non mi aspettavo il voto contrario di Cadenazzo, seppur tirato, e soprattutto di Arbedo-Castione, Comune dove il sindaco voleva lo stadio dell’Associazione calcio Bellinzona ma non desidera la Città», osserva con sarcasmo il ministro. Che si rallegra in ogni modo per il sì al progetto del nucleo centrale (la Turrita, Giubiasco e Sementina in primis) e dei paesi della sponda destra. Ora il Governo dovrà allestire il messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio, a cui spetta l’ultima parola. La fusione si farà, ma senza i contrari. Dopo la decisione del Parlamento, l’Esecutivo cantonale dovrà altresì decidere se posticipare o meno le elezioni comunali al 2017 per le prime autorità della futura Turrita. Ad Arbedo-Castione, Lumino, Sant’Antonino e Cadenazzo le elezioni si terranno fra sei mesi.

Due parole Norman Gobbi le spende infine pure sul voto in Riviera. In valle è stato un plebiscito (quattro sì). «Mi devo complimentare con chi ha lavorato sul territorio, riuscendo a convincere gli abitanti della bontà dell’operazione nonostante alcune critiche per il contributo stanziato dal Cantone (3,8 milioni di franchi, ndr.)», conclude il direttore delle Istituzioni.

Elio Genazzi (capo Enti locali): «Il fattore Lugano non ha influito»
«Il risultato generale è positivo perché rispetta il principio della contiguità territoriale, essendosi espressi negativamente solo Comuni della periferia», commenta da parte sua il capo della Sezione enti locali Elio Genazzi . Insomma, si tratta di no che non possono frenare lo scenario aggregativo. E ciò vale pure per Arbedo-Castione, nonostante rappresentasse un tassello molto importante del puzzle della Nuova Bellinzona. È sorpreso? «Solo fino a un certo punto – risponde il nostro interlocutore – perché è noto che i ticinesi in generale sono favorevoli alle fusioni nella misura del 70% circa». A preoccupare il capo degli Enti locali, semmai, era il fattore-Lugano, ovvero l’eventuale influenza della precaria situazione finanziaria della Città sul Ceresio: «Ma evidentemente la popolazione del Bellinzonese ha capito che la situazione creatasi a Lugano è solo in minima parte frutto del cantiere delle aggregazioni», conclude Elio Genazzi.

Riviera e nuova Bellinzona approvate

Riviera e nuova Bellinzona approvate

Il Consiglio di Stato comunica di aver preso atto dei risultati delle odierne votazioni consultive per le aggregazioni del Bellinzonese (comuni di Arbedo-Castione, Bellinzona, Cadenazzo, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Lumino, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant’Antonino, Sant’Antonio e Sementina), nonché della Riviera (comuni di Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna).

Nel primo caso del Bellinzonese si sono espressi favorevolmente all’aggregazione i cittadini dei comuni di Bellinzona (76.9%), Camorino (62.7%), Claro (64.4%), Giubiasco (58.7%), Gnosca (83.1%), Gorduno (82.1%), Gudo (74.4%), Moleno (82.6%), Monte Carasso (56.5%), Pianezzo (52.4%), Preonzo (59.0%), Sant’Antonio (57.1%), Sementina (62.9%) mentre si sono espressi contro il progetto i cittadini di Arbedo-Castone (77.7%), Cadenazzo (52.4%), Lumino (57.7%) e Sant’Antonino (87.6%). L’esito positivo della votazione consultiva in 13 comuni su 17 – e il 60% della totalità dei partecipanti – è tale da lasciare intravvedere la possibilità di un’aggregazione che veda coinvolti i soli comuni favorevoli rispettando comunque il criterio di contiguità.
Il Dipartimento delle istituzioni prende atto con soddisfazione dell’esito comunque positivo della votazione. È ora sua intenzione, in base ai margini concessi dalla Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni (LAggr) e dalla giurisprudenza del Tribunale federale valutare i possibili scenari e, dopo aver sentito il parere dei Municipi interessati, sottoporli al Consiglio di Stato in vista della pubblicazione del messaggio al Gran Consiglio. A dipendenza di ciò il Governo sarà inoltre presumibilmente chiamato, ad esprimersi in merito al posticipo nei relativi comuni coinvolti delle elezioni generali dell’aprile 2016.

Non si è verificata, invece, nessuna sorpresa nell’aggregazione della Riviera. I cittadini Cresciano (76.2%), Iragna (72.2%), Lodrino (57.7%) e Osogna (71.9%) hanno infatti aderito alla proposta di aggregazione. In questo caso il Governo, oltre a doversi esprimere entro la fine di novembre sulla prevista richiesta di posticipo delle elezioni generali, presenterà quanto prima il relativo messaggio al Gran Consiglio.

Non sarà un carcere a 5 stelle

Non sarà un carcere a 5 stelle

Da Corriere del Ticino, di Gianni Righinetti l Norman Gobbi taglia drasticamente l’investimento per La Stampa: da 142 a 35 milioni

Il carcere della Stampa non diventerà una struttura di lusso. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, intervistato dal Corriere del Ticino (il testo integrale sulla versione cartacea) spiega il perché e traccia la via per una revisione degli standard da hotel a cinque stelle delle strutture pubbliche in genere.

Ha deciso di dare un taglio netto agli investimenti per il nuovo carcere: da 142 a 35 milioni di franchi. Perché?

«La situazione delle finanze cantonali è chiara a tutti: se dobbiamo tirare la cinghia, questo va fatto anche sugli investimenti e non solo sulla gestione corrente. Non bisogna infatti mai perdere di vista la realtà. Un investimento produce sempre un effetto diretto sulla gestione corrente. Nel caso del carcere è vero che la struttura, con i suoi 50 anni, non è più perfettamente adeguata, ma la si può rimodernare riducendo la spesa senza per questo mettere a rischio quella che è la sua funzione primaria».

Con questa mossa vuole fare passare il messaggio «io i compiti li ho fatti» in vista della manovra che vi impegnerà nei prossimi mesi?

«No, non direi. Sono scelte che andavano prese in questo momento, dato che il prossimo passo sarebbe stata la presentazione della richiesta di crediti di progettazione del nuovo carcere all’attenzione del Parlamento. La tempistica è quindi quella giusta. La mia decisione non rappresenta nessun messaggio ai colleghi, che sono grandi e vaccinati, bensì una presa di coscienza all’interno del mio dipartimento. Preferisco infatti garantire il personale adeguato e rivedere gli investimenti, piuttosto che puntare a standard elevati a scapito dell’essenziale supporto del capitale umano. Non ho voluto rendere il carcere una struttura più lussuosa, come dice qualcuno, a cinque stelle: ritengo ci siano ben altre priorità in Ticino. Con questa ristrutturazione da 35 milioni di franchi, saranno svolti quegli interventi necessari per continuare a garantire l’operatività migliorando l’ambiente di lavoro per i nostri agenti di custodia, nel rispetto della dignità dei detenuti».

Come è possibile discutere per anni dell’importanza di questo investimento e poi, all’improvviso, rinunciarvi?

«Preciso che non si tratta di una rinuncia, altrimenti non avremmo fatto alcun investimento. È un ridimensionamento secondo una nuova scala di priorità. Va ricordato che quando è nato questo progetto c’era chi non voleva neppure piazzare un nuovo mattone o un muro attorno al carcere. Oggi la struttura risponde già alle minime necessità, pertanto i cittadini avrebbero potuto percepire un nuovo carcere come una struttura di lusso. Ripeto: non credo proprio che questa sia la priorità quando si chiede a tutti i cittadini di tirare la cinghia e di fare dei sacrifici».

Eppure avete sempre definito di «degrado avanzato» lo stato di salute di quel complesso. Significa che, vista la situazione finanziaria, dobbiamo rivedere i parametri di giudizio e degli standard un po’ ovunque?

«È una delle questioni che, nella situazione che abbiamo oggi, non può più essere sottovalutata e diventerà centrale per tutte le strutture pubbliche. È uno dei punti che solleviamo quando incontriamo i Comuni. Troppo spesso siamo noi enti pubblici, Cantone ed Enti locali, che fissiamo degli standard qualitativi eccessivamente elevati. Risparmiare non significa solo fare tagli draconiani, ma cambiare la mentalità che c’è nell’amministrazione. Insomma, con i soldi dei cittadini non si deve andare lunghi solo perché si ha la falsa idea che non escono dal proprio borsellino. E questo non vale solo per gli investimenti, ma anche nella gestione corrente. È una questione di mentalità ed approccio al denaro che va migliorata, mettendo al centro il cittadino-contribuente».