Conferenza latina dei direttori di giustizia e polizia

Conferenza latina dei direttori di giustizia e polizia

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Ticino ha ospitato giovedì 30 e venerdì 31 marzo la seduta plenaria della Conferenza latina delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti di giustizia e polizia. Nel corso della due giorni a sud delle Alpi, i Consiglieri di Stato dei Cantoni Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Ticino, Vaud e Vallese si sono confrontati su temi legati alla sicurezza, agli affari militari e alla protezione della popolazione, alla giustizia, ai fenomeni migratori.

L’incontro primaverile della Conferenza, sotto la presidenza del Consigliere di Stato ginevrino Pierre Maudet, vede riuniti i responsabili dei settori della giustizia e della polizia dei Cantoni latini ed è stato organizzato in Ticino su iniziativa del Consigliere di Stato Norman Gobbi. All’incontro hanno pure partecipato i rispettivi comandanti delle Polizie cantonali e i responsabili delle esecuzioni delle pene, che hanno contribuito alla proficua discussione svolta nel Comune di Collina d’Oro.

L’incontro ha inoltre offerto l’occasione per un confronto politico ad alto livello, contribuendo a definire alcune priorità condivise da tutti i Cantoni latini, nonché far comprendere le peculiarità del Ticino inserito nella necessaria collaborazione intercantonale. Tra i vari temi è stato pure affrontato quello relativo ai flussi migratori e alle entrate illegali, che hanno visto coinvolti in maniera preponderante il Cantone Ticino e il Canton Vallese nel 2016; ad ora le previsioni per il 2017 confermano il trend e indicano un ulteriore aumento di questa tipologia di migrazione.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato accompagnato per l’occasione dal Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, dal Vice Comandante della Polizia cantonale Lorenzo Hutter, dal Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini e dalla Capufficio dell’assistenza riabilitativa Luisella Demartini.

Nella foto i Consiglieri di Stato Alain Ribaux (Neuchâtel), Nathalie Barthoulot (Giura), Pierre Maudet (Ginevra), Béatrice Métraux (Vaud), Norman Gobbi (Ticino) e Maurice Ropraz (Friborgo).

Violenza domestica: risposte più rapide ed efficaci a tutela della sicurezza delle persone coinvolte

Violenza domestica: risposte più rapide ed efficaci a tutela della sicurezza delle persone coinvolte

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella seduta di martedì, il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio relativo alla modifica dell’articolo 9a della Legge sulla polizia del 12 dicembre 1989 (LPol) concernente l’allontanamento e il divieto di rientro in ambito di violenza domestica. Nello specifico, la modifica proposta dal Governo prevede che spetterà sempre, come ora, all’Ufficiale di polizia decidere l’allontanamento di una persona dal suo domicilio così come il divieto di frequentare determinati luoghi, se questo mina alla sicurezza dei suoi familiari. Ciò senza tuttavia più coinvolgere sistematicamente la Magistratura, come avviene oggi. Verrà inoltre creata la base legale che permetterà al servizio competente per il sostegno e la consulenza agli autori di violenza domestica (Ufficio dell’assistenza riabilitativa) di ricevere tutte le decisioni di allontanamento e di contattare tutti gli autori. Una modifica tesa ad accrescere la sicurezza delle persone toccate da episodi di violenza domestica.

L’attuale art. 9a LPol è stato adottato il 27 febbraio 2007 quale misura preventiva con l’obiettivo di assicurare la protezione immediata della vittima indipendentemente dalla perseguibilità penale dell’atto di violenza. L’Ufficiale di polizia può decidere l’allontanamento per dieci giorni di una persona dal suo domicilio e vietargli l’accesso a determinati locali e luoghi, se essa rappresenta un serio pericolo per l’integrità fisica, psichica o sessuale di altre persone facenti parti della stessa comunione domestica. La vigente norma prevede il coinvolgimento sistematico del Pretore, che deve decidere la conferma o la revoca della misura dell’allontanamento.

Dall’esperienza di questi anni risulta che tutte le decisioni emanate dalla Polizia sono state confermate (dal 1. gennaio 2008 al 31 dicembre 2016 ben 616 decisioni di allontanamento), ad eccezione di una decisione, annullata a causa di lacune formali. Il Consiglio di Stato propone quindi di rinunciare al coinvolgimento obbligatorio del Magistrato per la conferma o revoca della misura dell’allontanamento. Tale provvedimento potrà comunque essere contestato, entro tre giorni dalla notifica, davanti al Pretore, ciò che consentirà la salvaguardia dei diritti delle persone interessate.

Il messaggio contempla anche la proposta di prevedere nella LPol la base legale per la trasmissione automatica delle decisioni di allontanamento all’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), servizio competente per il sostegno e la consulenza in materia di violenza domestica, alfine di rendere possibile a quest’ultimo una presa di contatto proattiva con tutti gli autori di violenza domestica. L’approccio proattivo implicherà la presa di contatto con le persone violente, allo scopo di informarle rapidamente sui loro diritti e doveri e di dimostrare loro che possono ricorrere all’aiuto di servizi specializzati. Per fornire alcune cifre, nel 2016 l’UAR ha preso a carico, con il consenso dell’autore 81 persone nell’ambito della violenza domestica, contro le 76 del 2015.

Entrambe le proposte elencate vanno nella direzione auspicata dalla deputata Delcò
Petralli con la mozione del 27 giugno 2012 “Procedura in ambito di violenza domestica”.
Il Consiglio di Stato non ritiene tuttavia opportuno affrontare nell’ambito della LPol la questione del sostegno riabilitativo obbligatorio per gli autori di violenza domestica, pure richiesto dalla deputata nell’atto parlamentare citato. Tale questione necessita di approfondimenti che verranno effettuati dalla Commissione di accompagnamento permanente in materia di violenza domestica. Con il messaggio in questione l’Esecutivo propone infine di istituire la base legale affinché le Polizie comunali, intervenute per conflitti in ambito famigliare, siano tenute a trasmettere automaticamente alla Polizia cantonale copia della documentazione relativa a tali interventi.

In generale, il messaggio governativo è volto ad accrescere la sicurezza delle persone
coinvolte in episodi di violenza domestica, mediante risposte più rapide ed efficaci da
parte delle autorità competenti. Un ambito, quello della violenza domestica, delicato e
sensibile, toccando la famiglia e quindi il nucleo della nostra società per il quale la
collettività chiede un intervento, a tutela anche delle generazioni future. Un ambito
all’interno del quale la sicurezza rappresenta un bene ancor più primario agli occhi delle persone toccate, che richiede un intervento deciso e responsabile da parte delle
Istituzioni.

Sempre meno furti in Ticino

Sempre meno furti in Ticino

Da Ticinonews.ch | Ecco il rapporto di attività 2016 della Sezione reati contro il patrimonio. In calo anche le truffe dei falsi nipoti

In Ticino anche nel 2016 i furti hanno fatto segnare nuovamente una importante diminuzione. Dal rapporto sull’attività della Sezione reati contro il patrimonio emerge infatti che lo scorso anno i furti (4’364, esclusi i furti di veicolo) sono ancora diminuiti del 14%.

A questo risultato hanno contribuito tutte le categorie, da quelli con scasso (1’557, -14%), a quelli senza scasso (2’340, -9%), a quelli commessi nei veicoli (467, -32%). Nello specifico fronte dei furti con scasso nelle abitazioni, la diminuzione è stata del 14% poiché sono passati dai 1’093 del 2015 ai 941 del 2016 (dal 2013 al 2016 si registra un -60%, da 2’328 a 941). Per quanto riguarda la totalità dei furti nelle abitazioni (compresi quelli senza scasso) la diminuzione è stata del 7%, dai 1’457 del 2015 ai 1’355 del 2016. Il 25% dei furti con scasso nelle abitazioni sono tuttavia solo tentati; la percentuale era del 35% nel 2015.

Il risultato positivo è dovuto ad un cambiamento nelle varie attività con una pronunciata e costante presenza capillare di agenti della Polizia cantonale sul terreno, in collaborazione con i partner della sicurezza (Polizie comunali e Guardie di confine), al costante lavoro di prevenzione e di analisi svolto quotidianamente nonché all’introduzione di mezzi tecnici e investigativi più performanti. In generale tutto il territorio cantonale, escluse alcune limitate zone, ha beneficiato della diminuzione dei furti.

Le indagini che hanno maggiormente impegnato la Sezione reati contro il patrimonio (RCP) nel 2016 sono legate a bande, composte da nomadi, albanesi e romeni, dedite ai furti con scasso in abitazioni e provenienti dalla vicina Italia e dalle nazioni dell’Est. In quest’ambito una complessa inchiesta condotta nel corso del 2016 ha permesso di porre fine alle attività criminali di una banda composta da oltre 20 autori, alcuni minorenni. Oltre una cinquantina i colpi da loro messi a segno in Svizzera con ingente refurtiva composta da denaro e gioielli. La base della banda era ubicata in un campo nomadi di Roma e da lì si spostavano verso nord utilizzando veicoli noleggiati in Svizzera. L’inchiesta, partita dal Ticino e non ancora conclusa, ha permesso di effettuare numerosi arresti pure in altri cantoni svizzeri. Un’altra indagine ha portato all’arresto di alcuni individui facenti parte di una banda dedita allo scasso che ha messo a segno 35 furti in poco più di due mesi. Valore della refurtiva circa 300’000 franchi. Un’importante inchiesta ha permesso inoltre di arrestare tre scassinatori albanesi che colpivano nella zona del Malcantone in abitazioni, case di vacanza e rustici. Gli scassinatori agivano in banda in un territorio molto vasto e si spostavano esclusivamente a piedi in zone boschive, anche impervie. Lo sforzo investigativo, che ha permesso di chiarire circa 110 furti avvenuti nel 2016 e una ventina tra il 2014 e il 2015, e sul terreno, con appostamenti e dispositivi congiunti, è stato notevole. Il loro fermo ha permesso di interrompere le scorribande.

Le aziende e i negozi non sono stati risparmiati dai malviventi. Particolarmente alcuni rivenditori del settore si sono visti alleggerire di diverse biciclette molto costose. Gli autori dei furti, di origine rumena e facenti parte di due distinti gruppi organizzati, si sono pure impossessati di alcuni volanti di prestigiose auto. Alcuni di loro sono stati identificati in fase di indagine. Per quanto riguarda i borseggi, è stata sgominata una banda che ha agito su tutto il territorio nazionale in modo meticoloso e sistematico (45 i reati commessi tra furti e prelievi di denaro contante). Si tratta di cittadini e cittadine bulgare che agivano nei supermercati, estremamente mobili ed organizzati da riuscire in una sola giornata a spostarsi in più cantoni della Svizzera. Alcuni componenti di questa banda sono stati condannati mentre altri sono ancora ricercati.

Le inchieste nell’ambito delle opere d’arte sono state una dozzina. In questo settore si evidenziano tre rogatorie provenienti da Francia, Italia e Svizzera (rogatoria intercantonale). Quest’ultima concerneva alcuni reperti archeologici egizi. Grazie alla collaborazione con il CCPD di Chiasso è stato restituito al legittimo proprietario un dipinto del famoso artista Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto. L’opera è stata sequestrata diversi anni fa. A livello locale è stato dissequestrato un dipinto di Filippo Franzoni che in passato era stato indicato come falso. Gli accertamenti esperiti hanno però permesso di ricostruirne la storia ed i passaggi di proprietà fino ai primi decenni del secolo scorso. Un‘ulteriore indagine ha portato alla luce il tentativo di vendita di alcune uova Fabergé. Le stesse, indicate come provento di un furto commesso all’estero, sono in realtà risultate delle copie dozzinali.

Al capitolo truffe dei falsi nipoti, si può affermare con soddisfazione che il fenomeno è sensibilmente diminuito grazie all’attività di contrasto e informazione effettuata negli scorsi anni. Le truffe portate a termine si sono praticamente azzerate ed i tentativi commessi tramite telefonate provenienti dall’estero si sono ridotti a poche decine. Il fenomeno è comunque ben presente negli altri cantoni della Confederazione e nel nord Italia e quindi bisogna continuare ad essere vigili. I risultati fin qui ottenuti premiano e gratificano il lavoro degli inquirenti e spronano a non abbassare mai la guardia. Parallelamente si è pure indagato su altre casistiche. Le vittime, persone anziane, venivano avvicinate da uomini che si fingevano impiegati di aziende elettriche o del gas. I finti impiegati, avanzando pretesti diversi e utilizzando a volte delle apparecchiature specifiche, riuscivano ad entrare in casa. Raggiunto lo scopo, chiedevano alle vittime di nascondere denaro e gioielli in un luogo indicato come sicuro. Dopodiché si impossessavano della refurtiva. In quest’ambito si segnalano tre colpi riusciti ed altrettanti tentativi.

In relazione ai rip-deal, alcune inchieste aperte nel 2015 sono continuate anche lo scorso anno. Una in particolare, relativa ad un bottino di 60 chili di oro, è ancora in corso in collaborazione con gli inquirenti italiani. Un ripdeal è stato portato a termine ad inizio novembre 2016 in un albergo del centro di Lugano. Vittime due cittadini stranieri residenti oltralpe che hanno consegnato 100’000 franchi in cambio di 86’000 euro, risultati poi dei “fac-simile”.

I casi di skimming (acquisizione illecita di dati) commessi in Ticino a danno di persone che utilizzano bancomat o altri apparecchi automatici funzionanti con carte di credito sono stati 5. Due nel Sopraceneri, nella prima parte dell’anno, e tre ad inizio novembre 2016 nel Luganese. Si segnala un nuovo sistema, non più basato sull’applicazione di un lettore dati sulla parte esterna del bancomat. Si tratta di un sottile lettore che viene introdotto nella fessura d’inserimento delle carte di credito che legge i dati senza ostacolare la normale funzione di immissione e di espulsione della carta. Nei casi in cui è stato usato questo stratagemma, tre lettori sono stati sequestrati e neutralizzati. Gli accertamenti hanno permesso di stabilire che i due autori, a volte in collaborazione con un complice, hanno effettuato skimming in sette altri cantoni svizzeri. L’inchiesta ha permesso di identificare in due cittadini bulgari gli autori dei reati, su cui pende un mandato di cattura.

Articolo: http://www.ticinonews.ch/ticino/366186/sempre-meno-furti-in-ticino

Ticino, Cantone protetto e al sicuro

Ticino, Cantone protetto e al sicuro

Dal Giornale del Popolo | Il bilancio 2016 dell’attività della Polizia conferma la tendenza a una diminuzione dei reati/ Meno furti con scasso, più persone controllate. Gobbi: «Risultati frutto di scelte ben precise». Cocchi: «Sono contento»

I reati in Ticino nel 2016 sono aumentati, ma non in maniera così importante, se si guarda agli ultimi 8 anni, periodo nel quale sono sempre stati in diminuzione e, soprattutto, non così tanto come negli altri Cantoni svizzeri. A dirlo sono stati ieri i vertici della Polizia cantonale e del Dipartimento delle istituzioni (DI), convocando a Bellinzona la stampa per il bilancio 2016 d’attività della Polizia cantonale Nel “mare magnum” dei dati sui reati 2016, che saranno resi noti nei prossimi giorni in dettaglio, alcuni numeri saltano però all’occhio. E sono quelli relativi ai furti con scasso, «scesi del 14% rispetto al 2015 – ha precisato il comandante della Polizia Matteo Cocchi – e diminuiti del 60% se si confrontano i dati 2016 con quelli 2013». Non a caso «i furti con scasso – ha precisato Cocchi – erano una problematica quando sono arrivato, cinque anni fa, mentre oggi, grazie alla riorganizzazione interna, alla presenza più massiccia sul territorio di agenti e alla rinnovata collaborazione con le Guardie di confine e con le Polizie comunali», lo sono molto meno e per questo «sono contento». Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso il direttore del DI, Norman Gobbi. «Il successo della diminuzione dei furti con scasso, soprattutto nel Mendrisiotto – ha riferito – è ascrivibile a una migliore presenza della Polizia sul territorio, resa possibile anche dall’adeguamento degli effettivi ». «Nonostante un leggero aumento delle infrazioni – ha rilevato Paolo Bernasconi, collaboratore scientifico della Polizia – il 2016 è in linea con una riduzione degli stessi a livello storico». Sì, perché accanto alla citata diminuzione dei furti, v’è da registrare «una lieve diminuzione degli incidenti stradali – ha evidenziato il comandante –, una forte diminuzione delle vittime stradali (-19%) e un aumento dei nominativi controllati (+10%)». Particolare non trascurabile, a brillare l’anno scorso è stata anche la gestione di alcuni eventi, situazioni ed emergenze del tutto nuovi, «come la sicurezza garantita in occasione dell’inaugurazione della galleria ferroviaria di AlpTransit il 2 giugno scorso – ha rimarcato Gobbi – resa possibile grazie a un’unica condotta d’impiego tra Polizia cantonale e Polizia urana», una vera e propria «primizia a livello svizzero», ha precisato Cocchi, o «l’esercitazione “Odescalchi”, qualcosa di davvero nuovo ed eccezionale – ha continuato il direttore del Dipartimento delle Istituzioni – con cui sono stati perfezionati i meccanismi di collaborazione tra Italia e Canton Ticino nell’ambito di vari partner di primo intervento». O ancora «la gestione dei flussi migratori, che, grazie alla preparazione degli enti coinvolti (esercito, polizia e uffici della migrazione) – ha aggiunto il ministro – ha permesso di evitare bivacchi all’aperto come in Italia, e assorbire al meglio una situazione davvero critica». Non meno rilevante, ha affermato il consigliere di Stato, è stata inoltre «la gestione di eventi internazionali, come il Festival del Film di Locarno », in piena emergenza terrorismo, cioè quando si era appena verificato l’attentato a Nizza e «le attenzioni e le misure di prevenzione sono state accresciute». Tutto questo, quando l’evoluzione della minaccia terroristica, ha indicato dal canto suo il comandante Cocchi, potrebbe creare problematiche anche in Ticino e per questo «deve obbligare le forze di polizia a trovare soluzioni». Come? Attraverso «un miglioramento dell’analisi del fenomeno e con un adeguamento dei dispositivi di sicurezza », ha puntualizzato Cocchi. Tra le novità in cantiere, vi è poi quella di arginare meglio la violenza domestica, attraverso un messaggio governativo ad hoc, ora sul tavolo del Consiglio di Stato, così «da abbassare il rischio recidiva ed evitare aggravi formali ai Pretori», ha affermato il direttore del Dipartimento delle Istituzioni.

Per la criminalità vita dura anche nel resto del Paese
Il 2016 in Svizzera si è distinto per un calo del 4,1% dei reati al Codice penale (CP). La diminuzione più sensibile riguarda i furti che hanno fatto segnare un -11% rispetto al 2015. Il trend positivo prosegue dal 2009 quando nella Confederazione si contavano 201 furti al giorno, contro 127 l’anno scorso. L’evoluzione è analoga per la criminalità minorile: rispetto al 2009 gli imputati di meno di 18 anni sono due volte meno numerosi. Questi i principali dati che emergono dalla statistica criminale di polizia (SCP) dell’Ufficio federale di statistica (UST) pubblicata ieri. La statistica non si limita alle violazioni del CP, che hanno raggiunto il livello più basso dal 2009, ma riguarda anche le infrazioni alla legge sugli stupefacenti (LStup), diminuite del 3,3%, quelle alla legge sugli stranieri (LStr, -0,7%) e quelle al codice della strada (stabili). Una tendenza inversa si registra riguardo alle calunnie e ingiurie. Le denunce sono aumentate del 16,5% da un anno all’altro e raddoppiate dal 2009, passando da 667 nel 2009 a 1.384.

Reati contro il patrimonio
Tra le infrazioni al CP, il 67,5% ha riguardato i reati contro il patrimonio. Un po’ meno della metà sono stati furti: circa 147mila nel 2016, che addirittura salgono a 189mila se si considerano anche i furti di veicoli. Un’altra percentuale importante di reati patrimoniali è rappresentata dai danneggiamenti alla proprietà: circa 44mila non in combinazione con furti. Con un nuovo calo di circa 20mila reati (-6,1%) tra il 2015 e il 2016, quelli contro il patrimonio registrano i valori più bassi dall’introduzione della nuova SCP nel 2009 (2016: circa 316mila; 2015: circa 336mila). Il calo più marcato riguarda i furti con scasso: -12,8% a circa 37mila.

Reati violenti
Per quanto concerne i reati violenti l’UST ha distinto quelli con una «violenza grave» dagli altri. Lo scorso anno i primi sono stati il 3,3% (3,2% nel 2015). Tra questi rientrano ad esempio gli omicidi (45 compiuti e 187 tentati), le lesioni personali gravi (573) e la violenza carnale (588). Complessivamente ne sono stati compiuti 1.407, 49 in più (+3,6%) rispetto all’anno prima. Rispetto al 2015 sono leggermente aumentate anche le lesioni semplici (+406, +5,5%), le coazioni (+260, +11,6%) e le vie di fatto (+275, +2,3%), mentre si è osservato un calo della partecipazione ad aggressioni (-106, -7,7%) e della partecipazione alle risse (-28, -3,0%).

Violenza domestica
Nel 2016 sono stati registrati 17.685 reati di violenza domestica (2015: 17.297, +2,2%). Nella maggior parte dei casi si trattava di violenza all’interno di una coppia. Il 42,2% (2015: 63,2%) degli omicidi consumati ha avuto luogo nella sfera domestica (ovvero 19 omicidi, 2015: 36). Questo dato è inferiore rispetto alla media degli ultimi anni (2009-2015: 26). Dalla statistica emerge che 18 delle 19 vittime sono state donne. Dato che i reati in relazione con la violenza domestica non danno sempre luogo a una denuncia, tali cifre non corrispondono alla violenza domestica nel suo insieme, ma soltanto ai reati segnalati e registrati dalla polizia, avverte l’UST.

Integrità sessuale
Lo scorso anno sono stati registrati 7.329 reati contro l’integrità sessuale. Le denunce hanno registrato un nuovo aumento, dell’8,5% (+573 reati rispetto al 2015), principalmente dovuto a un incremento dell’esercizio illecito della prostituzione (+211, +18,6%), della pornografia (+174, +15,6%), delle molestie sessuali (+132, +12,5%), della violenza carnale (+56, +10,5%) e del promovimento della prostituzione (+51, +39,2%).

Per il comandante servono analisi e dispositivi adeguati
«Terrorismo da tenere sott’occhio»

Per combattere la minaccia terroristica fondamentalista islamica occorre dialogare e collaborare maggiormente tra tutte le forze di polizia (cantonali e federali), anche perché l’evoluzione di questa minaccia potrebbe arrecare problemi anche al Ticino. Matteo Cocchi, comandante della Polizia cantonale ticinese, non ci è andato giù leggero ieri, commentando gli attacchi internazionali che si sono verificati attorno ai nostri confini. Anche perché, forse, l’inchiesta della Polizia federale, partita proprio da un’indagine degli inquirenti ticinesi, che ha portato all’arresto di un presunto reclutatore dell’ISIS nell’ambito della vicenda Argo 1, qualche attenzione l’ha sollevata.

Dialogo e collaborazione però non bastano. È corretto comandante?
Certamente, servono anche un miglioramento della capacità di analisi e dispositivi adeguati. Inoltre, visto che non è possibile sapere quando un attentato terrorista si verifica, occorre aumentare anche la celerità d’intervento. Non da ultimo, è altresì importante anche la formazione e la sensibilizzazione del personale di polizia.

Un’altra sfida citata ieri in conferenza stampa rimane quella del flusso di migranti.
Sì, giacché il flusso non terminerà nel 2017 e neppure nel 2018. Grazie però a una pianificazione a lungo termine, già attivata nel 2015, abbiamo raggiunto risultati lungimiranti, tant’è vero che l’anno scorso siamo stati in grado di reagire velocemente non appena la situazione è diventata più critica. Molto importante e centrale in questo ambito è il lavoro di collaborazione tra i vari Stati Maggiori di Polizia.

Un risultato di tutt’altro tipo, ma comunque vincente, l’anno scorso l’avete raggiunto con la formazione delle Guardie pontificie.
In effetti, va sicuramente fatto un plauso a chi ha visto più in là, permettendoci di arrivare per primi. L’accordo di formazione sottoscritto con la Guardia pontificia è stato sicuramente un ottimo risultato.

La manifestazione non autorizzata di sabato scorso a Berna, in cui sono rimasti feriti otto agenti di polizia, ha riportato alla ribalta il tema della violenza nei confronti della Polizia.
Questo fenomeno c’è e deve preoccupare, tanto più che è in aumento. Sono situazioni che allarmano e devono far pensare. È importante che le Istituzioni reagiscano. Occorre insomma dare una risposta anche a livello normativo e mi sembra che si stia andando in questa direzione.

Informato come direttore delle Istituzioni

Informato come direttore delle Istituzioni

Inchieste su ISIS e Argo 1: il consigliere di Stato dice la sua su magistratura e politica
Dopo settimane di parole dette e altre non dette, il Corriere del Ticino ha intervistato a tutto campo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sulla tormenta che ha investito lui, Paolo Beltraminelli e, di riflesso, il palazzo della politica. Gobbi per la prima volta spiega a che titolo era informato dell’inchiesta sull’uomo alle dipendenze della società di sicurezza Argo 1 accusato di essere un reclutatore dell’ISIS in Ticino. Parla dei rapporti all’interno del Governo, del momento difficile, della separazione dei poteri, delle storie di fantasia, della confusione e delle storie da bar.

I due scandali che hanno colpito il palazzo della politica, sembrano avere incrinato i rapporti all’interno del Consiglio di Stato. Si è passati dalla fiducia al sospetto?
«Assolutamente no. Semmai è il contrario. Da attento osservatore della politica qual è lei, sono sicuro che non faticherà a trovare casi del passato in cui i consiglieri sono stati messi alla gogna per decisioni dello stesso Governo. Noi stiamo invece facendo gioco di squadra per risolvere responsabilmente delle situazioni che devono essere risolte nel rispetto della cittadinanza e delle istituzioni che rappresentiamo. Al nostro interno mi sembra che, nonostante quello che si dica, siamo trasparenti e ognuno è pronto ad assumersi, nei confronti dei colleghi, le proprie responsabilità».

In particolare nelle ultime sedute sarebbero stati sollecitati chiarimenti sulla vicenda dei mandati alla Argo 1 assegnato dal DSS. Vero o falso?
«Ci mancherebbe che non fosse così. In quanto Governo sarebbe sbagliato trarre delle conclusioni prima che questi chiarimenti avvengano, anche con il supporto del Controllo cantonale delle finanze».

A chi ritiene che, anche alla luce della vicenda dei permessi falsi che la tocca in veste di politico responsabile del Dipartimento delle istituzioni, la legislatura sia già compromessa, come replica?
«Siamo a metà legislatura e non vedo come possa essere compromessa. Quelle che lei riporta sono delle speculazioni politiche e rispondono al gioco dell’arena politica, al quale, evidentemente, non mi sottrarrò. Al momento però gestisco questa situazione da membro dell’Esecutivo, collaborando con gli inquirenti e con gli organi di controllo dell’Amministrazione e del Parlamento, per far chiarezza su quanto successo. La mia occupazione quale direttore delle Istituzioni è anche quella di elaborare degli strumenti affinché il rischio del ripetersi di situazioni come quelle che stiamo vivendo abbia a tendere a zero e, naturalmente, favorirne l’introduzione».

Tra lei e Paolo Beltraminelli i rapporti sono cambiati?
«In questi giorni ho sentito raccontare tante storie di fantasia, tipo che il sottoscritto abbia influenzato la tempistica dell’inchiesta federale con l’unico scopo di danneggiare il presidente del Governo. Chi pensa che questo sia possibile non conosce il funzionamento dello Stato e sottovaluta la sacralità della separazione dei poteri e la piena autonomia della Magistratura. Per tornare alla sua domanda i rapporti fra me e Paolo non sono cambiati: sono collaborativi, cordiali e amichevoli, anche se non abbiamo sempre la stessa opinione».

Ma tra voi cinque cosa è cambiato alla luce degli scandali?
«Ne avremmo fatto volentieri a meno, ma la situazione che stiamo vivendo ci ha coeso nel voler assicurare ai ticinesi uno Stato irreprensibile. Accanto alla gestione degli affari quotidiani, lavoriamo insieme e in modo trasversale per fare in modo che la fiducia del cittadino nelle istituzioni possa essere ristabilita e non più essere compromessa».

Nella vicenda Argo 1 è stato tirato in ballo anche lei, per l’inchiesta aperta nei confronti di quello che sarebbe un reclutatore dell’ISIS in Ticino. Ci fa un breve riassunto delle tappe principali?
«Sulla scorta di evidenze raccolte dall’intelligence della Polizia cantonale il Ministero pubblico della Confederazione, come è noto, ha aperto un procedimento penale nei confronti di un presunto reclutatore dell’ISIS che ha commesso reati ricollegabili al terrorismo. Nell’ambito di questa inchiesta sono emersi degli elementi da essa disgiunti collegati alla ditta Argo 1 e ai suoi vertici, che hanno dato origine in un secondo tempo all’inchiesta cantonale per i reati di usura e di sequestro di persona, di competenza cantonale».

Lei dice che sapeva, seppure non tutto. Ma la vera domanda è: a che titolo lei sapeva?
«Le inchieste per reati collegabili al terrorismo sono facilmente compromettibili, quindi le informazioni sono riservatissime e vanno gestite in maniera attenta. Sono stato informato in virtù del mio ruolo di direttore del Dipartimento delle istituzioni e le informazioni erano di carattere generale. Sapevo unicamente che sul nostro territorio si stava indagando su un possibile reclutatore. Ancora oggi le informazioni di dettaglio non mi sono note, anche perché non sono autorizzato a conoscerle. Gli scambi di informazione fra i vari servizi della Confederazione e i Cantoni rispondono a delle prassi regolamentate».

La separazione dei poteri impone che quello giudiziario debba essere autonomo e indipendente. Allora perché da politico era informato?
«Attorno a questa vicenda c’è un po’ di confusione. Attualmente sono in corso due inchieste. La prima, come le dicevo poco fa, è portata avanti dal Ministero pubblico della Confederazione e concerne un presunto reclutatore dell’ISIS. La seconda è condotta dal Ministero pubblico ticinese e riguarda invece la società Argo 1, per la quale il presunto reclutatore lavorava, e i cui responsabili sono indagati per i reati di usura e di sequestro di persona. Le autorità giudiziarie lavorano nella piena indipendenza. In qualità di Direttore del Dipartimento che ha la responsabilità della sicurezza, seguendo la prassi regolamentata, sono stato unicamente informato che sul nostro territorio si stava indagando su un possibile reclutatore, ma non ero autorizzato a conoscere le informazioni né sull’inchiesta né sulle persone coinvolte».

L’informazione le è giunta tramite canali ufficiali, direttamente dalla procura federale o cantonale, o per effetto della realtà del paese piccolo nel quale la gente mormora? Spesso anche chi non dovrebbe sapere, qualcosa sa.
«Per farle il verso mi verrebbe da dire che chi non deve sapere, normalmente crede di sapere, ma, pur non sapendo, si esprime pubblicamente creando confusione e, spesso, gettando fango sull’operato delle istituzioni che svolgono il loro operato in maniera più che egregia. Sarebbe più proficuo focalizzarsi sul fatto che le verifiche durate mesi siano sempre rimaste tutelate dal segreto e alla fine siamo riusciti a fermare un presunto reclutatore prima che fosse troppo tardi. Ma comprendo che sia una notizia meno allettante di altre. Vengo informato nell’ambito della mia funzione, non certo a seguito di commenti da bar».

Replicando al Caffè ha sollevato il segreto istruttorio. Ma la sua osservazione, dato il suo ruolo politico, non è stata poco pertinente?
«Lo ha detto lei prima. Esiste una separazione netta tra i tre poteri. In queste settimane sembra però che in molti se ne siano dimenticati. Il comandante della Polizia cantonale è stato liberato dal segreto istruttorio direttamente dal procuratore generale John Noseda per poter informare il Consiglio di Stato sul filone ticinese dell’inchiesta in corso. Questo per sottolineare che la Polizia cantonale, sebbene sia uno dei settori di mia competenza, agisce in modo indipendente nello svolgimento delle indagini giudiziarie».

Quando le hanno parlato della Argo 1 per la prima volta quale è stato il suo pensiero, dato che l’autorizzazione ad operare in Ticino non è stata data dal DSS di Beltraminelli ma dalla polizia?
«Nessun pensiero particolare. La polizia, per competenza, ha rilasciato l’autorizzazione a operare sul nostro territorio alla ditta di sicurezza in questione perché rispettava i requisiti richiesti dalla legge. Come ho avuto modo di approfondire a seguito di una domanda formulata dalla deputata Michela Delcò-Petralli in Parlamento, al momento del rilascio dell’autorizzazione le disposizioni in vigore erano rispettate, quindi il dossier è stato gestito nell’ambito delle disposizioni di legge. Illeciti che avvengono dopo l’autorizzazione, una volta constatati, danno eventualmente adito a un’inchiesta e poi alla revoca dell’autorizzazione, come puntualmente avvenuto».

In questa fase tutti stanno indagando per cercare di capire. Lo sta facendo anche la Sottocommissione di vigilanza e il suo coordinatore Alex Farinelli che ha ipotizzato di andare a sentire anche il procuratore generale John Noseda. Farinelli è andato un po’ lungo o trova che vada bene così?
«Il sentore è che vista la complessità della vicenda ci sia difficoltà a identificare le competenze delle differenti istituzioni dei diversi livelli. Anche in questo caso vige la separazione dei poteri, ma non credo che Alex Farinelli sia andato lungo, per usare le sue parole. Come coordinatore della Sottocommissione, lui è libero di prevedere gli approfondimenti che crede siano necessari per assolvere al suo mandato. Se posso permettermi di formulare un invito a tutti, e non solo a Farinelli, è quello di approfondire prima di rendere pubbliche delle affermazioni. In caso contrario si rischia di generare ulteriore confusione su una vicenda già molto complessa e su cui non si sono risparmiate speculazioni».

Tra l’altro il Controllo cantonale delle finanze ha tirato il freno alla Sottocommissione a proposito del battibecco del 2013 tra lei e il giudice Marco Villa sull’andazzo dei permessi B. Ma di quanto sollevato non si troverebbe traccia: 1-0 per Gobbi nei confronti di Farinelli e compagnia?
«Trovo la questione troppo importante per ridurla ad una partita di hockey (o di qualsiasi altro sport). Spero che chiunque sia coinvolto nei processi istituzionali lo faccia con lo scopo di fare chiarezza per il bene dello Stato. Se così non fosse significherebbe che saremmo già in campagna elettorale e mi sembra ragionevolmente un po’ presto. È comunque mia intenzione chiedere spiegazioni su queste affermazioni così come pure su alcune presunte sentenze del Tribunale federale citate dal PLR in un comunicato stampa a febbraio: al sottoscritto e ai miei servizi non risulta traccia di quanto da loro riportato. Ma se avessero delle indicazioni più precise da darci potrebbe sicuramente essere d’aiuto per fare chiarezza, altrimenti sarebbe solo ulteriore fumo».

Dal Corriere del Ticino del 27 marzo 2017, una mia intervista a cura di Gianni Righinetti

Tra fantapolitica e realtà

Tra fantapolitica e realtà

Una mia opionione pubblicata sul Mattino della Domenica del 26 marzo 2017

Il ministro leghista torna sulle illazioni formulate negli scorsi giorni sul caso Argo 1

“Norman Gobbi, ma lei cosa sapeva del caso Argo1?”, “Davvero ha taciuto informazioni sensibili per danneggiare il suo collega di Governo Beltraminelli?”. Domande che tante persone mi hanno posto negli scorsi giorni. Dubbi sorti dopo che un settimanale ha riportato una tesi complottista, degna di una produzione cinematografia di fantapolitica.
Certo, nel torbido si può anche pescare, ma si rischia pure di affogare. Soprattutto se lo si fa in maniera disordinata, come si sta facendo di questi tempi. Infatti, una cosa va ricordata: la Magistratura sta ancora portando avanti le sue inchieste penali e quindi non a tutti gli interrogativi può esser data risposta. Le illazioni formulate – a mio modo di vedere – hanno quale unica finalità quella di gettare fango sulle istituzioni. Questa settimana ho invitato tutti a prendere un po’ di distanza dagli eventi e analizzare tranquillamente i fatti, senza la foga da bagarre elettorale che non fa mai bene, soprattutto alle istituzioni. I contorni sempre più effimeri della vicenda creano le basi per il caos, nel quale appunto si può approfittare politicamente come cercano di fare taluni, ma nel quale si rischia anche di finir male.

Dobbiamo quindi fare ordine e chiarezza. Partiamo dalle due inchieste, una condotta dal Ministero pubblico della Confederazione e una da quello ticinese. La prima riguarda un presunto reclutatore dell’ISIS, che pertanto ha commesso reati ricollegabili al terrorismo. La seconda riguarda invece la società Argo1, per la quale il presunto reclutatore lavorava, e i cui responsabili sono indagati per i reati di usura e di sequestro di persona. L’unico collegamento tra le due indagini è il presunto reclutatore, nel suo ruolo di dipendente, che però non ha un ruolo nell’inchiesta cantonale. Di tutto ciò io cosa sapevo? Che sul nostro territorio si stava indagando su un possibile reclutatore. Senza avere informazioni di dettaglio, nulla di più.
Dobbiamo infatti comprendere come le inchieste di questo tipo, ossia di lotta al terrorismo e ai suoi sostenitori, siano soggette a un alto rischio di fallimento. Lo abbiamo visto ancora questa settimana, con la riduzione di pena a favore degli iracheni condannati lo scorso anno al Tribunale penale federale per attività a sostegno del terrorismo islamico radicale. Le informazioni sono altamente confidenziali e una fuga di notizia potrebbe minare mesi e mesi di lavoro degli inquirenti. Il semplice fatto che l’intelligence della Polizia cantonale abbia potuto allestire un dossier elaborato lungo mesi di verifiche preliminari, nell’attività cantonale dei servizi segreti per la protezione dello Stato, è sintomo di alta professionalità e di silente e integerrima attività a favore delle istituzioni.

Come accade in casi simili, le informazioni erano in mano a chi stava conducendo le indagini preliminari e non erano evidentemente di mia competenza. Le indagini di competenza del Ministero pubblico ticinese sono iniziate solo poco tempo prima che il caso divenisse di dominio pubblico e che il comandante della Polizia cantonale riferisse seduta stante al Governo. Ritengo opportuno precisare che sono a capo di un Dipartimento e membro di un esecutivo cantonale. E in Svizzera, fino a prova contraria, vige la separazione dei poteri. L’attività degli inquirenti, anche se di polizia, non è di mia responsabilità. Lavorano in piena autonomia e non rispondono al sottoscritto come tanti hanno insinuato di recente. Quindi una volta per tutte: no, Norman Gobbi non ha taciuto informazioni sensibili per fare un tiro mancino a Paolo Beltraminelli.

È facile trarre conclusioni quando non si conoscono – o si finge di non ricordare – i meccanismi che regolano lo Stato, del quale anche i parlamentari sono rappresentanti. Qualcuno mi ha anche chiesto se durante le sedute del Governo sono volati gli stracci tra me e il collega Beltraminelli. Quando si chiude la porta della sala del Consiglio di Stato, in effetti nessuno fuori sa cosa accade tra le mura di Palazzo delle Orsoline. Ed è normale per i cittadini porsi delle domande. Ma fa parte del gioco che il Governo non si presti a tentativi di rompere il suo collegiale funzionamento, anche se in molti amerebbero vedere volare stracci, siccome fa notizia e scandalo. Ricordiamoci che in momenti d’instabilità il Consiglio di Stato deve rimanere un punto di riferimento istituzionale, perché incaricato del buon funzionamento dell’Amministrazione cantonale e punto di contatto privilegiato tra cittadini e istituzioni. Lasciamo lavorare gli inquirenti, polizia e magistratura, e attendiamo le verifiche amministrative. Alla fine non ci saranno camion di sabbia, ma misure correttive e chiare responsabilità, che permetteranno di ristabilire la fiducia dei ticinesi. Senza dimenticare che i cittadini hanno il diritto di valutare con severità l’operato di noi politici, eletti dal Popolo.

12a Assemblea dei delegati della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

12a Assemblea dei delegati della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea dei delegati della Federazione Ticinese delle Società di Tiro

Signor presidente avv. Oviedo Marzorini,
Signore e signori delegati,
Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare alla vostra assemblea dei delegati.

L’attività nell’ambito del tiro si fa intensa. Sono tanti infatti i progetti che, come Cantone e come Federazione, stiamo portando avanti. Progetti molto sentiti non solo dai tiratori ma dalla popolazione di tutto il Cantone.

Le notizie delle ultime settimane hanno sottolineato quanto il progetto per il nuovo poligono del Monte Ceneri sia centrale per il futuro delle attività di tiro. Contiamo di disporre al più presto della nuova struttura, che sostituirà i poligoni di Lugano, Bellinzona e Origlio-Cureglia, che saranno messi in seguito fuori esercizio. I prossimi passi saranno quelli di procedere all’elaborazione del Piano di utilizzazione cantonale, che verrà in seguito sottoposto al Gran Consiglio. Si procederà quindi con il bando di concorso e la richiesta al Legislativo cantonale del credito di progettazione. Una volta valutata la proposta architettonica migliore, sarà infine richiesto il credito di costruzione.

L’obiettivo è di avere un’infrastruttura interamente insonorizzata e adatta all’istruzione, al tiro sportivo e venatorio, ma anche alla formazione e all’esercitazione dei diversi corpi di sicurezza. Il progetto sarà sviluppato nell’ottica di uno sfruttamento efficiente e sinergico degli spazi e di un uso parsimonioso del suolo, tramite un’istallazione sicura e compatibile con le esigenze di protezione dell’ambiente, del paesaggio e, non da ultimo, della popolazione residente nella regione.

Oltre al progetto del Monte Ceneri, un altro passo avanti a favore dell’attività di tiro e della convivenza del nostro sport con le necessità della popolazione è stato fatto grazie alla Convenzione firmata qualche settimana fa tra il Cantone e la Federazione. Il rinnovo della Convenzione permetterà di prolungare l’orario di attività nei giorni feriali fino alle 19.30, con una forte riduzione dell’attività durante i giorni festivi, a favore di un miglioramento dell’impatto fonico.

Infine, il Gruppo di lavoro Tiro Ticino ha quasi terminato il rapporto che verrà consegnato entro la fine 2017, nel quale ha redatto una mappa aggiornata delle infrastrutture di tiro (civili, militari, pubbliche e private) presenti sul territorio cantonale, definendone le necessità di risanamento (in relazione all’inquinamento fonico o da piombo). Il Gruppo di lavoro ha inoltre raccolto le necessità regionali per le attività di tiro militare, sportivo e venatorio per proporre al Consiglio di Stato una visione futura in questo settore sotto forma di una pianificazione cantonale.

Non siamo fermi quindi, ma anzi: in questi anni stiamo compiendo dei passi molto grandi a favore dell’attività di tiro per il futuro, con una sensibilità sempre più grande verso l’ambiente e la comunità ticinese. Passi che favoriscono non solo i tiratori attivi, ma che avvicina tutta la popolazione al nostro sport, e che attira l’attenzione dei più giovani. Lo dimostrano anche eventi come la Festa cantonale di tiro, organizzata lo scorso anno a quattordici anni dall’edizione precedente. Queste sono le attività che fanno bene al nostro sport, che lo riportano sul territorio, in mezzo alla gente, avvicinando tutta la popolazione a questa attività sportiva fatta non solo di armi e colpi, ma anche di momenti d’incontro, di amicizia e di condivisione.

La Federazione Ticinese delle Società di Tiro è un attore importante con il quale il Cantone collabora assiduamente. Sono passati già quindici anni da quando, nel 2002, venni eletto nel comitato della Federazione, nel quale ho avuto il piacere di dare il mio contributo per nove anni, fino al 2011. Oggi, dopo ben venticinque anni, Oviedo Marzorini lascia la carica di presidente. A lui va un ringraziamento particolare per il lavoro svolto in questo quarto di secolo, come pure a tutto il comitato, per l’impegno svolto a favore del tiro in Ticino. Un augurio va al nuovo presidente Doriano Junghi che entrerà in carica oggi e con il quale avrò il piacere di lavorare, assieme al mio Dipartimento, nei prossimi anni.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Anche nei nostri Comuni la Lega c’è! Dimostriamolo

Anche nei nostri Comuni la Lega c’è! Dimostriamolo

Da Il mattino della domenica | Fra due settimane l’appuntamento alle urne per le elezioni comunali differite

Domenica 2 aprile saranno chiamati alle urne i cittadini dei nuovi Comuni di Bellinzona e Riviera e (di nuovo) quelli di Paradiso. In queste settimane abbiamo conosciuto i volti e le idee dei nostri validissimi candidati, pronti a dare il loro contributo nei Municipi e nei Consigli comunali. Ora si tratta di votarli e farli sostenere: la Lega e le sue liste a favore dei nostri cittadini, sempre e comunque!

Per quanto concerne il Sopraceneri, mancano ormai solo due settimane all’appuntamento elettorale che interesserà da vicino gli abitanti delle nuove realtà di Bellinzona e Riviera. Due Comuni nati grazie a progetti aggregativi andati a buon fine – grazie anche al ruolo giocato dal mio Dipartimento – e che a breve vedranno quindi la loro concreta realizzazione.

Ci siamo, quindi! Tra le file del nostro Movimento vedo persone pronte a tutelare gli interessi dei ticinesi, con un occhio di riguardo per le peculiarità di tutti i territori che formeranno le nuove realtà comunali. Tra di loro tanti giovani e ciò mi rende felice. Ci saremo per Bellinzona, ma anche – e soprattutto – per Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant’Antonio e Sementina. A Riviera rappresenteremo con convinzione Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna. Siamo pronti a dare vita a un’amministrazione comunale davvero vicina ai cittadini, presente dove c’è bisogno, vicina alle esigenze e capace di fornire soluzioni concrete.

La Lega nasce proprio da questo: ascoltiamo le preoccupazioni dei Ticinesi, abbiamo la capacità e la voglia di dare voce alle necessità di ogni cittadino e agiamo portando soluzioni pratiche ai problemi. Il Comune è l’istituzione più vicina al territorio, ed è perciò essenziale che i rappresentanti dei Legislativi e degli Esecutivi comunali siano i primi ad avere un ascolto attivo e ricettivo, per poi sviluppare servizi adeguati ai bisogni del cittadino. I politici devono essere propositivi e la Lega lo è, ad ogni livello istituzionale.

Nei 26 anni di storia del nostro Movimento ci siamo fatti strada nella politica cantonale, continuando a coinvolgere chi voleva una politica concreta ma non aveva voce per farsi sentire. Abbiamo ottenuto il raddoppio in Consiglio di Stato, abbiamo portato gli interessi del Ticino a Berna con i nostri rappresentanti nel Parlamento federale. L’anno scorso abbiamo intercettato la fiducia in diversi Comuni, tanto nei Municipi come nei Consigli comunali, radicandoci in maniera capillare in tutto il nostro Cantone. La Lega è cresciuta, ma lo spirito leghista è rimasto intatto: incarniamo l’alternativa ai partiti storici, mettiamo sempre al centro i ticinesi e il loro bene, risvegliamo l’opinione pubblica sui temi importanti e scomodi per il nostro Cantone. La Lega c’è, ed è pronta a far breccia nel cuore e nella mente – delle nuove città ticinesi, per costruire insieme un Ticino sempre più solido e coeso, per il bene di tutti. Ciò che vogliamo per il futuro del Ticino è proprio questo: costruire Comuni forti, che possano essere partner affidabili per il Cantone. Solo con un Ticino più coeso e concreto potremo far sentire la nostra voce, sempre più forte, al di fuori dei confini cantonali, fino a Berna. Vogliamo quindi un’amministrazione comunale con basi solide, senza mai dimenticare i suoi quartieri perché la prossimità fra amministrati e amministratori è una delle nostre virtù più importanti.

Un sincero grazie quindi a tutti i nostri candidati leghisti che si sono messi a disposizione per i ticinesi a Bellinzona, Riviera e Paradiso. Meritano la fiducia degli elettori e sosteniamo senza tregua i loro sforzi, perché solo così potremo continuare a soffiare un vento di cambiamento!

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Al Gran Consiglio maggiori responsabilità e la carta del referendum in mano ai cittadini

Al Gran Consiglio maggiori responsabilità e la carta del referendum in mano ai cittadini

Una mia intervista di oggi pubblicata sul Corriere del Ticino – a cura di Massimo Solari

«Con il nuovo sistema nessun tartassamento e non si pagherà di più». Conferma quanto promesso nelle scorse settimane?

Una delle questioni da stabilire sarà se fare riferimento al gettito d’imposta 2016 o 2017, ritenuto però che in Ticino si assiste a un’evoluzione regolare delle immatricolazioni fino al +2%. Ciò detto l’obiettivo della riforma non è di certo quello di aumentare il gettito o pescare di più nelle tasche degli automobilisti, quanto invece semplificare i calcoli e uniformarli viste le attuali formule differenziate.

In 8 anni si tratterebbe della terza modifica legislativa. La soluzione individuata permette una stabilità nel tempo o l’automobilista deve aspettarsi nuovi correttivi a seconda dell’andamento del gettito di imposta?

Nel 2009 quando venne introdotto il principio dei bonus e dei malus si toccò unicamente le nuove immatricolazioni. Ma oggi sappiamo che vi sono macchine nuove più efficienti che pagano di più di vetture vecchie maggiormente inquinanti. E questo, nell’ottica di una miglioria del parco veicoli nel nostro cantone, non è la cosa migliore. Con la base di calcolo unica subentrerebbe invece una parità di trattamento nel quadro di un sistema che, sì, miriamo a consolidare nel tempo.

Ma le cose potrebbero cambiare pure dal punto di vista politico. È corretto?

Vogliamo una base legale che sia blindata, e ciò alfine di responsabilizzare il Gran Consiglio e renderlo attento sul fatto che tutti i parametri e le conseguenti ponderazioni dei coefficienti saranno fissati per legge, mentre solo alcuni aspetti operativi andranno a finire nel regolamento. Lo abbiamo visto con la manovra di risanamento: non è possibile chiedere al Consiglio di Stato di fare di più incassando però di meno. In questo modo, oltretutto, in caso di ulteriori modifiche ai cittadini verrebbe data la possibilità di fare referendum.

Quale iter seguirà ora il dossier?

Il rapporto consolidato del gruppo di lavoro, accompagnato da una serie di quesiti del Dipartimento, sarà oggetto di un’indagine conoscitiva già nelle prossime settimane. Saranno interpellati i partiti e le associazioni di categoria che avevano preso parte al work shop sul tema lo scorso autunno. E qui, a dipendenza delle sensibilità, andrà soprattutto chiarito che peso assegnare ai due criteri di ponderazione, quale gettito di riferimento considerare e a chi attribuire la competenza decisionale. Si avrà così una base consolidata per i passi successivi in Governo e in Parlamento. L’obiettivo resta comunque l’entrata in vigore nel 2018.

Sul tema è attesa un’iniziativa popolare del PPD. Il suo Dipartimento ha voluto giocare d’anticipo?

A dirla tutta abbiamo iniziato a giocare d’anticipo dalla scorsa primavera, quando avevamo deciso di voler affrontare il tema, e poi dal abbiamo organizzato il seminario d’approfondimento in settembre. E lo stiamo facendo in modo serio per offrire una soluzione innovativa e univoca per tutte le automobili. Poi è chiaro, il PPD può sentire la necessità di profilarsi politicamente sulla questione ed è legittimato a farlo. A questo punto attendiamo le loro osservazioni nel quadro dell’indagine conoscitiva.
Circolazione L’imposta del futuro in due mosse

Individuata la soluzione che dal 2018 potrebbe sostituire il sistema bonus/malus per gli automobilisti La formula si basa sulla massa a vuoto e le emissioni di CO2 del veicolo – Andrà garantito l’attuale gettito

La soluzione è confezionata, ma ora andrà affinata e poi fatta digerire a Governo e Parlamento. Mentre il 1. marzo oltre 135.000 automobilisti ticinesi su 225.000 hanno pagato una fattura più salata per il 2017, ora il Corriere del Ticino è in grado di anticipare come s’intende calcolare l’imposta di circolazione già dal 2018. E le novità non mancano. La modalità di calcolo rivista non prevede più l’attuale sistema basato sugli ecoincentivi per i veicoli immatricolati dal 2009. Un metodo controverso poiché vincolato per legge alla neutralità finanziaria tra bonus/malus e in quanto tale divenuto ormai non più sostenibile visto il progressivo aumento sulle strade di automobili efficienti.

Il tutto nasce dal seminario promosso nel settembre del 2016 dal Dipartimento delle istituzioni coinvolgendo le cerchie interessate con l’obiettivo di proporre una formula più chiara e che superasse i limiti dell’attuale formula. Ora l’impianto legislativo, corretto da uno speciale gruppo di lavoro, stabilisce che si debba far riferimento ad al massimo due parametri (vedi anche il grafico a lato): la massa a vuoto del veicolo – ossia il peso del mezzo pronto all’uso con il conducente – e le sue emissioni di CO2. Ciascuno andrebbe moltiplicato per un coefficiente ancora da stabilire, per poi essere sommati e dare l’importo totale da pagare. E nelle intenzioni il compito di fissare i valori finirebbe nelle mani del Gran Consiglio.

In questo modo verrebbe così a cadere l’impostazione di fondo del calcolo odierno, diversificato a seconda della data d’immatricolazione del veicolo (dal 2009, tra il 1998 e il 2008, tra il 1987 e il 1997, prima del 1986). Una formula, questa, che poggia su un importo fisso di 158 franchi e tiene poi considerazione più elementi: il peso, la potenza (che si vuole abbandonare) e il cosiddetto fattore K – ovvero le emissioni di CO2 – suddiviso a seconda dei consumi al chilometro e determinante per l’assegnazione dei bonus o dei malus. Come detto quest’ultimo parametro verrà mantenuto e aumenterà esponenzialmente col crescere dei valori di CO2. Per contro il criterio della massa a vuoto dovrebbe presentare una funzione lineare. È comunque importante notare come nel computo complessivo la variabile CO2 dovrebbe garantire la percentuale maggiore di gettito d’imposta, mentre quella relativa al peso del veicolo la minore a copertura dei costi per l’impatto del mezzo sull’infrastruttura. Sempre in questo quadro il gruppo di lavoro pone però l’accento su altri due aspetti centrali. Da un lato la nuova formula – e quindi la somma dei due parametri – dovrà pareggiare il gettito 2017, pari a poco più di 110 milioni di franchi. Dall’altro si avvisa che la modalità di calcolo subirà dei periodici adeguamenti, in quanto un sistema basato sulle emissioni di CO2 a parità di parco veicoli produrrà un gettito globale al ribasso.

Poligoni di tiro del Luganese

Poligoni di tiro del Luganese

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni desidera rassicurare la popolazione e i Comuni del Luganese, dopo le recenti notizie riguardo all’attività dei poligoni di Lugano e Bidogno. La sicurezza di tutte le strutture ticinesi per le attività di tiro fuori dal servizio è di competenza del Cantone ed è verificata regolarmente dagli organi di controllo preposti; il rispetto delle direttive della Confederazione è inoltre assicurato dagli investimenti di manutenzione effettuati.

Negli ultimi anni in Ticino sono stati eseguiti svariati interventi di manutenzione e ristrutturazione dei poligoni di tiro, per garantirne la sicurezza e adattare costantemente la situazione sul territorio alle nuove prescrizioni emanate dalla Confederazione. Tutti i lavori sono stati verificati e approvati dalle autorità cantonali e federali: tutte le strutture del Cantone che permettono agli appassionati di esercitarsi alle attività di tiro fuori del servizio, pertanto, operano in modo conforme alle leggi.

Il Dipartimento delle istituzioni – tramite la Sezione del militare e della protezione della popolazione – verifica in modo costante il rispetto delle norme di sicurezza da parte dei gestori dei poligoni e degli utilizzatori. A questo scopo, su tutto il territorio sono nominate delle persone responsabili dei controlli in loco, che applicano le ordinanze federali per quanto riguarda le attività di tiro fuori dal servizio. Le autorità cantonali collaborano inoltre con l’Ufficiale federale di tiro, che è incaricato di omologare gli impianti di tiro e verificare dell’applicazione delle direttive emesse dalla Confederazione.