Polizia: nati con la voglia di difendere i cittadini

Polizia: nati con la voglia di difendere i cittadini

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 gennaio 2019 del Corriere del Ticino

Formazione degli aspiranti agenti, è stato aperto il concorso – La scuola inizierà a marzo 2020 e durerà un anno in più Ma i responsabili non temono un calo delle candidature: «In Ticino c’è interesse» – Aumentano le donne in divisa

Poliziotti si può nascere (perché comunque è uno di quei mestieri che richiede una certa predisposizione naturale) ma, soprattutto, poliziotti si diventa. Negli scorsi giorni è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il concorso per partecipare alla scuola di polizia (i candidati hanno tempo di farsi avanti fino al 4 febbraio). E ci saranno parecchie novità. La più grande riguarda probabilmente il fatto che – almeno formalmente – la scuola durerà un anno in più. Ne abbiamo parlato con Manuela Romanelli-Nicoli, responsabile del centro formazione di polizia, e il capitano Cristiano Nenzi, capo della Sezione formazione della Cantonale.

“La riforma della formazione di base – ci spiegano – è un progetto nazionale diretto dall’Istituto svizzero di polizia che sarà implementato in Ticino da marzo 2020 e il recente concorso per l’assunzione di futuri aspiranti della polizia cantonale (ma anche di numerose polizie comunali e per la polizia dei trasporti FFS) già riassume le maggiori novità procedurali dell’innovazione. Il loro percorso si svilupperà con un anno di scuola intervallato da periodi di stage e certificato da esami finali, il cui superamento garantirà l’accesso a un anno di pratica, posto sotto la responsabilità dei rispettivi corpi di appartenenza e che si concluderà con gli esami federali e l’ottenimento dell’attestato professionale federale”.

Ma cosa significherà, per gli aspiranti agenti, avere a disposizione un anno in più di formazione? “Dal 2014 – ci spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – gli aspiranti già beneficiano di un percorso formativo in qualche modo simile: attualmente, concluso l’anno di scuola con lo statuto di aspiranti e superati gli esami federali, i neo agenti assumono uno statuto di agenti in formazione e, durante un intero anno si rapportano con un diario di apprendimento che obbliga a una riflessione relativa alla propria azione da poliziotto, considerandone a posteriori gli aspetti giuridici, etici, emotivo-relazionali e procedurali, sotto l’attento sguardo di referenti. Solo al termine di questo anno pratico, connotato da rotazioni in diversi posti di polizia e intercalato da regolari valutazioni strutturate, i giovani agenti vengono formalmente nominati alla funzione”. Le maggiori differenze rispetto al modello che già si applica riguardano dunque una maggiore armonizzazione del percorso e degli esami del primo anno, che garantiranno l’acquisizione delle competenze operative per poter accedere all’anno di pratica, dove gli agenti in formazione, sotto la responsabilità di referenti e mentori, potranno consolidare la loro professionalità, confrontandosi con la complessità e le dinamiche reali del lavoro, elaborando nel contempo un bagaglio di competenze. Ma in termine di stipendio questo percorso cosa comporterà? “Almeno per quanto attiene la Cantonale e le Comunali nulla cambia rispetto alle prestazioni odierne. In termini di statuto, durante il primo anno le persone in formazione sono ancora definite aspiranti, e anche durante il secondo mantengono il ruolo di gendarme in formazione in Cantonale e agente in formazione nelle Comunali”.

Le nuove sfide della sicurezza
Un anno in più di formazione significa anche poter approfondire maggiormente contesti relativamente nuovi (per esempio il terrorismo, la cibercriminalità e i reati finanziari, le tematiche relative ai flussi migratori e alla tratta di esseri umani)? “La formazione scolastica – ci viene spegato – sarà mirata a un profilo di competenze e a un relativo programma quadro di formazione i cui contenuti integrano alcuni dei temi citati. Va però ricordato che l’aggiornamento di specifici contenuti formativi avviene non solo in funzione di riforme straordinarie, come questa che coinvolgerà tutta la Svizzera nel 2020, ma anche e soprattutto in funzione dell’evolversi della minaccia e dei conseguenti bisogni di sicurezza della società in cui la polizia si trova ad operare”.


Declinato al femminile

Mentre i 44 aspiranti della scuola di polizia 2018 (di cui sei donne) sono attualmente in stage e preparano gli esami federali di fine febbraio, in marzo come detto prenderà avvio la scuola 2019, che conterà una cinquantina di aspiranti, comprensivi di undici donne. “La presenza femminile – confermano Romanelli-Nicoli e Nenzi – è in evidente rialzo con questa scuola, confermando in modo deciso un trend che già sembrava si stesse profilando”.

C’è ancora la vocazione
In passato si è più volte parlato di “mancanza di vocazione” spiegando le difficoltà nel reclutare nuovi agenti. Il trend è cambiato? E il fatto di portare a 24 mesi la formazione non rischia di rendere meno attrattivo questo mestiere? Sembrerebbe di no, perlomeno alle nostre latitudini. “A differenza magari di altre realtà – spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – nel nostro cantone abbiamo sempre avuto un’ottima rispondenza. Di regola si contano circa 250 candidature l’anno, per un numero di aspiranti infine assunti che negli ultimi periodi si aggira su una media di 45-50 agenti. In ragione delle passate esperienze con una formazione di polizia che nel nostro contesto già era, seppur in modo meno formale, su due anni, non riteniamo un deterrente il nuovo modello nazionale. Anzi. Speriamo che l’informazione che accompagna il concorso aiuti il nostro pubblico a capirne l’opportunità di crescita, in un contesto maggiormente protetto e a pari condizioni salariali”. Con la pubblicazione nel 2017 del Regolamento sulla Scuola di polizia, si è voluto poi formalmente sottolineare la valenza della struttura sul piano nazionale e della formazione di tutti gli agenti di lingua italiana. Fra le persone in formazione infatti si contano con una certa regolarità anche alcuni aspiranti sia della polizia cantonale grigionese, sia di quella militare e dei trasporti.

Da sapere
Serve anche umiltà
Quali sono le principali caratteristiche necessarie per accedere alla scuola? Il bando di concorso e le direttive d’esame ben descrivono i requisiti necessari. La formazione è impegnativa sia sul piano fisico sia su quello cognitivo e psichico. Gli aspiranti devono infatti anche consolidare competenze personali: disciplina, umiltà e tenacia (così da dimostrarsi in grado di reggere lo stress e le fatiche a cui la professione li sottoporrà). “Fra i requisiti principali – spiegano Romanelli-Nicoli e Nenzi – c’è la cittadinanza svizzera, un titolo formativo minimo (pari ad un attestato federale di capacità), un’altezza minima di 160 centimetri per le donne e di 170 per gli uomini, il casellario giudiziario e condotta e stato di salute idonei alla funzione”. Durante la selezione vengono valutate la condizione fisica, la cultura generale, la condotta dei candidati con un’indagine di polizia e il profilo psicologico (assessment, test cognitivi e di integrità morale). Infine un confronto con i superiori permette di rilevare anche la motivazione e l’idoneità al ruolo secondo la gerarchia.

 

 

 

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