Polizia preventiva

Polizia preventiva

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 10 dicembre 2018 de Il Quotidiano

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 dicembre 2018 de La Regione

Sì del Gran Consiglio al fermo per 24 ore in assenza di reati penali e alle inchieste mascherate

La modifica delle norme ha acceso il dibattito in parlamento. Il testo legislativo è stato parzialmente emendato

La Polizia cantonale potrà trattenere una persona per 24 ore e svolgere indagini sotto copertura. Il Gran Consiglio ha approvato a larga maggioranza la revisione della legge in materia, dando così un quadro normativo ad alcune procedure «che già venivano applicate», come ha precisato il deputato indipendente ed ex magistrato Jacques Ducry. Ci sono volute tre ore di intenso dibattito prima che il parlamento decidesse di dare alle forze dell’ordine maggiore spazio di manovra a margine del Codice di procedura penale: misure invasive delle libertà personali, si è fatto notare in aula, che hanno dato vita a una discussione a tratti squisitamente giuridica e spesso giocata tra diritti fondamentali, necessità di dare strumenti alle forze dell’ordine e accuse di aver prodotto una norma raffazzonata. «La società è cambiata e il bisogno di sicurezza è maggiore anche da noi», ha chiosato Andrea Giudici, portando l’adesione del Plr alle modifiche legislative e ricordando che il fermo di polizia «in Ticino esisteva già negli anni Settanta». Fermo, ha aggiunto Lara Filippini (La Destra), «che è peraltro realtà in 21 cantoni, mentre la sorveglianza lo è in 9». Il fatto che altrove siano in vigore norme simili a quella approvata ieri sarebbe garanzia di conformità al diritto federale, si è detto, tanto più che la base legale (nella forma proposta a Zurigo e usata come ispirazione dal Ticino) è già passata al vaglio del Tribunale federale, che l’ha avallata con alcune precisazioni. Il disegno di legge ticinese rimane comunque «approssimativo» per Sabrina Gendotti (Ppd). Tanto più che è stato affrontato «con una immotivata fretta. Fa acqua da tutte le parti. Alla polizia serve una norma solida per evitare che cada, come la Lia, al primo ricorso». Gendotti ha quindi proposto – assieme alle colleghe Michela Delcò Petralli (Verdi) e Giovanna Viscardi (Plr) – alcuni emendamenti sostanziali, parzialmente accolti dal parlamento. «Fosse stato fatto un buon lavoro di redazione coinvolgendo la magistratura, Ministero pubblico incluso, non saremmo a questo punto», ha sottolineato Gianrico Corti per il Ps, invitando a non entrare in materia e rinviare il dossier per ulteriori approfondimenti. Magistratura che si è comunque espressa, facendo notare come le informazioni raccolte dalla polizia tramite le osservazioni preventive «saranno difficilmente utilizzabili» in un procedimento, ha precisato Delcò Petralli, mettendo poi l’accento sulla custodia di polizia anche per i minorenni: «Quando diamo alle forze dell’ordine il compito di trattenere minorenni, abbiamo fallito come società. Diamo piuttosto queste risorse agli operatori sociali».

Galusero e Rückert: strumenti investigativi adeguati. Lepori: ma la legge non è chiara
Un ex poliziotto e una giurista. La pratica e la teoria. O, se volete, l’esperienza e il diritto. Approcci diversi ma complementari, quelli del liberale radicale Giorgio Galusero e della leghista Amanda Rückert, al progetto di revisione della legge sulla polizia. Ieri in aula sono intervenuti entrambi i relatori di maggioranza a sostegno delle modifiche normative proposte dal Consiglio di Stato. Modifiche «volte a migliorare la prevenzione dei reati», ha sottolineato Galusero, «per oltre quarant’anni» alle dipendenze della Cantonale, di cui è stato pure ufficiale. Gli strumenti investigativi che la riforma attribuisce alle forze dell’ordine ticinesi «non sono comunque una no- vità: altri Cantoni li hanno già messi a disposizione delle rispettive polizie». Si tratta quindi di permettere alla Cantonale «di combattere con mezzi adeguati per esempio le infiltrazioni mafiose» Di consentirle, altro esempio, «di pattugliare il web, grazie a identità fittizie, per snidare potenziali pedofili: cosa oggi non possibile perché manca la base legale… Inconcepibile!». O di permettere agli agenti «di localizzare una vettura, con dispositivo Gps, senza doverla seguire cambiando più auto lungo il tragitto per non farsi scoprire». La lotta alla criminalità («che ricordo è uno dei compiti principali delle forze dell’ordine…») richiede, ha evidenziato a sua volta Rückert, strumenti investigativi performanti e adeguati alla sfida: indagini in incognito e inchieste mascherate preventive «per la sorveglianza di ambienti dove si sospetta la presenza di elementi criminali, di terroristi». E ciò per garantire «l’incolumità» della popolazione. «Faccio molta fatica – ha aggiunto – a capire lo scetticismo dei contrari a questa revisione legislativa, come se in Svizzera non fosse garantito il rispetto dei diritti fondamentali». Ma la minoranza, ha replicato il socialista Carlo Lepori, «non è contraria alla concessione di mezzi adeguati a combattere la criminalità. Ritiene questa riforma non chiara: è per questo che sollecitiamo il rinvio del testo al governo perché ne elabori uno nuovo». No, «non è un atto di sfiducia» verso le forze dell’ordine. «La nostra polizia lavora già oggi bene – ha puntualizzato il relatore –. In uno Stato di diritto è però opportuno che le regole siano chiare. Se la legge è confusa, come in questo caso, le conseguenze possono essere negative». Lepori ha definito «molto problematica» la custodia di polizia: «È una privazione della libertà personale». Ha paragonato l’articolo su trattenuta e consegna dei minorenni a «una misura da coprifuoco». E ha ricordato «le osservazioni critiche della magistratura alle indagini di polizia preventiva così come previste dal governo».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 11 dicembre 2018 del Corriere del Ticino

Sicurezza: La polizia avrà una marcia in più
Il Gran Consiglio approva la nuova legge tra le polemiche – Introdotte le indagini mascherate e la custodia preventiva
Rückert: “Dai contrari una sfiducia incomprensibile” – Gendotti: “Nessun dialogo e le critiche sono state banalizzate”

Nella lotta al crimine, la polizia cantonale potrà disporre di strumenti più moderni ed efficaci.
È quanto ha deciso il Gran Consiglio che, dopo un dibattito fiume durato oltre tre ore, ha detto sì con 49 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astensioni alla revisione della Legge sulla polizia. Approvando così la base legale che introduce l’indagine mascherata preventiva (ovvero consentire agli agenti di agire prima dell’apertura di un procedimento penale per impedire di commettere reati), la custodia dei minori e la privazione della libertà (vedi grafico a lato).
Ma non è la prima volta che il Parlamento si è chinato sul dossier. Un assaggio del dibattito era già andato in scena nella sessione di novembre: allora però, la presentazione di una ventina di emendamenti a poche ore dal dibattito parlamentare da parte delle deputate Sabrina Gendotti (PPD), Giovanna Viscardi (PLR) e Michela Delcò Petralli (Verdi) aveva sollevato non pochi malumori, soprattutto tra i relatori del rapporto di maggioranza Amanda Rückert (Lega) e Giorgio Galusero (PLR), tanto che la Legislativa aveva deciso di riportare il dossier in commissione per approfondire le proposte giunte sul tavolo. Detto, fatto. Riapprodato sui banchi del Gran Consiglio, il disegno di legge ha nuovamente infiammato la discussione.
In particolare, Rückert non ha mancato di criticare il rapporto di minoranza redatto da Carlo Lepori (PS) rilevando come “faccio fatica a comprendere lo scetticismo e la sfiducia nei confronti della polizia che si palesano leggendo il testo. Forse qualcuno ha visto troppi film di fantascienza o, forse, non si è accorto che viviamo in Svizzera e non in uno Stato autoritario. Il crimine evolve e occorre dotare le nostre forze dell’ordine degli strumenti necessari per poterlo combattere. Ci sarà sempre chi pensa di poter vincere la guerra con una fionda, ma vorrei ricordare che nel mondo reale le battaglie le vince chi dispone di mezzi adeguati”.
Sì perché, come ha rincarato Galusero, oggigiorno la polizia si ritrova a dover combattere i malviventi ad armi spuntate. “Basta pensare che nel 2018 gli agenti non hanno la possibilità di pattugliare la rete con un’identità fittizia – ha spiegato il deputato PLR – è inconcepibile. Come si può contrastare i pedofili sul web se ci si deve identificare come “polizia’’?”.
Considerazioni queste che non hanno convinto Lepori che, pur dicendosi favorevole a una revisione della legge, ha precisato come il testo «così come proposto non va bene. Ma non fraintendetemi: il nostro non è un atto di sfiducia nei confronti della polizia né tantomeno un tentativo di ostacolare il lavoro degli agenti. Anzi: in uno Stato di diritto è opportuno che la polizia possa operare sulla base di un regolamento chiaro e non in un contesto che crea solo confusione”. Il deputato socialista ha quindi criticato punto per punto le principali novità, a partire dai profili fittizi per vigilare nel web. “Non venitemi a dire che non si possono creare profili anonimi in rete. Basta guardare su Facebook per trovare la risposta. Ma ad essere ancor più problematica è l’inchiesta mascherata preventiva: una modalità d’azione questa che non è concessa neppure alla polizia federale se prima non vi è l’approvazione di un magistrato. Qui stiamo andando oltre”. E non poche frecciate le hanno lanciate anche Gendotti e Delcò Petralli. La prima ha parlato di “una fretta immotivata con la quale si è affrontato il tema in Legislativa”, dove “abbiamo assistito a una mancanza di dialogo e di ascolto. E mi spiace dirlo ma qui la democrazia è stata assente. Anzi, ho l’impressione che le prese di posizione che erano scettiche sulla modifica legislativa siano state a dir poco banalizzate”. Dello stesso avviso Delcò Petralli che ha invitato il Gran Consiglio a “compiere un esercizio di modestia e ad ascoltare chi lavora in questo settore e ha espresso delle riserve. Il rischio, cari colleghi, è di approvare una LIA bis in contraddizione con il diritto federale”. E proprio in quest’ottica le deputate hanno ripresentato una decina di emendamenti, la maggior parte dei quali accolti dal plenum, per correggere la rotta ed “evitare che l’operato degli agenti possa andare in fumo al primo ricorso solo perché non poggia su una base legale solida”, ha aggiunto Viscardi. Correzioni che, in sintesi, prevedono non solo che contro la custodia di polizia sia data la possibilità di ricorrere entro 30 giorni al giudice dei
provvedimenti coercitivi (e non al Tribunale cantonale amministrativo come proposto dal Governo), ma anche che la persona presa in custodia debba essere
sottoposta a una visita medica.
Soddisfatto per il sì parlamentare alla nuova norma, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha ricordato come le misure proposte siano già in vigore in numerosi Cantoni e che “non si tratta di una cambiale in bianco alla polizia. Bensì di dotare gli agenti di maggiori mezzi per contrastare il crimine e prevenire i reati. Se poi pensiamo che, il 25 novembre in votazione federale, il popolo svizzero e quello ticinese hanno dato ai detective delle assicurazioni potenzialmente più poteri di quelli di cui gode oggi la polizia cantonale, ci rendiamo conto di quanto questa modifica di legge sia necessaria. Non si può far giocare la polizia in un campo più piccolo di quello concesso ad altri. Insomma, non diamo più strumenti ai criminali”.

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