Migrazione: avanti con le misure di controllo!

Migrazione: avanti con le misure di controllo!

Dal Mattino della domenica |

A partire dal prossimo 4 dicembre tutte le richieste di un permesso per stranieri dovranno essere presentate tramite la nuova procedura guidata. Prenderà così avvio la seconda fase della riorganizzazione del settore cantonale della migrazione avviata all’inizio dell’anno. Il nostro obiettivo? Controlli ancora più accurati e mirati su tutte le persone che intendono trasferirsi o lavorare nel nostro Cantone e uno snellimento delle procedure burocratiche degne di uno Stato moderno.

Uno dei principali compiti dello Stato è quello di garantire il controllo della popolazione che risiede sul proprio territorio e dei cittadini stranieri che lo frequentano quotidianamente per lavoro. Un compito centrale per il mio Dipartimento anche e – soprattutto – per dare seguito alla volontà popolare di avere più controlli sulla migrazione espressa a più riprese con il voto alle urne. Una missione che mi sono assunto dai primi giorni del mio mandato e che mi impegno costantemente a mantenere.

Ma partiamo dal principio. Dal mese di aprile del 2015, a seguito di un grave fatto di cronaca perpetrato da uno straniero con gravi precedenti penali, il mio Dipartimento introduce quella che è stata ribattezzata “la misura del casellario”. Tutti i cittadini provenienti da uno stato dell’Unione europea devono presentare obbligatoriamente l’estratto del casellario giudiziale e il certificato dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo di un permesso di dimora o di quello per lavoratori frontalieri. Una misura a tutela della sicurezza e dell’ordine pubblico di tutto il Cantone, che ha permesso di agevolare il controllo più approfondito prima del rilascio o del rinnovo di un permesso, evitando così sul nostro territorio la presenza di persone pregiudicate all’estero. In seguito il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere la richiesta dei carichi pendenti – era il mese di dicembre del 2015 – e in un secondo tempo, qualche mese fa, la maggioranza – non leghista – dello stesso Governo ha preso la decisione di sospendere la richiesta obbligatoria del casellario giudiziale quando sarà firmato l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri da parte di Svizzera e Italia. Una misura che continua comunque a rivelarsi efficace dal profilo della sicurezza pubblica. Ricordo infatti che sull’arco di poco più di due anni (dal mese di aprile del 2015 alla fine del mese di luglio del 2017) ha evitato l’entrata o la permanenza nel nostro Paese di 162 persone che hanno commesso crimini gravi nel loro Paese di origine. In attesa che venga ratificato l’accordo con l’Italia – che non sembra essere una priorità politica per i nostri vicini – i miei servizi vanno avanti con la richiesta di questo indispensabile documento.

Quella del casellario non è l’unica misura che abbiamo adottato negli ultimi anni. La creazione di un settore giuridico per esaminare più a fondo le numerose segnalazioni che giungono all’Ufficio della migrazione o ancora la realizzazione del Contact center, ossia del servizio che gestisce con qualità ed efficienza le richieste in entrata (siano chiamate telefoniche siano email), sono due esempi di progetti che abbiamo attuato. Non da ultimo abbiamo anche rivisto l’organizzazione dell’Ufficio della migrazione, snellendo le procedure sia per l’utenza sia per i collaboratori dal profilo amministrativo ma soprattutto intensificando i controlli sulle persone che vogliono soggiornare o lavorare in Ticino. Riorganizzazione che rammento – dopo l’arresto di un dipendente della Sezione della popolazione – è stata salutata positivamente dal perito esterno incaricato dal Consiglio di Stato di rivedere il progetto e che ha convinto anche la Sottocommissione di vigilanza del Gran Consiglio. Tra poche settimane entrerà quindi nel vivo la seconda parte della riorganizzazione che prevede l’introduzione di una procedura guidata per la presentazione di tutte le richieste relative ai permessi per stranieri.

Naturalmente il settore della migrazione, che esamina il diritto di trasferirsi o di lavorare sul nostro territorio, è un settore che ha bisogno della collaborazione di tutti gli attori presenti sul territorio per poter essere efficace ed evitare abusi da parte di malintenzionati.

Penso quindi al ruolo fondamentale che svolgono i Comuni nell’ambito del monitoraggio sul terreno. I nostri enti locali sono l’autorità più vicina alla cittadinanza, e riescono a identificare elementi che potrebbero portare alla luce potenziali comportamenti abusivi da parte di beneficiari di permessi, prestazioni e aiuti statali. Un’efficace lotta contro gli abusi è impossibile senza la loro fattiva e preziosa collaborazione.

Ma anche la collaborazione con le Autorità federali e con gli altri Cantoni ha un ruolo decisivo. Penso in questo caso al recente incontro che ho avuto con il mio omologo retico, il Consigliere di Stato Chtistian Rathgeb, con l’obiettivo di contrastare il proliferare della società bucalettere nel Moesano. I nostri Cantoni intendono intensificare lo scambio di informazioni e di esperienze per poter individuare situazioni sospette e scoraggiare coloro che intendono portare a termine affari illegali sul nostro territorio. Grazie a un sistema di controllo coordinato – anche con la Confederazione – si potrà arginare un fenomeno che preoccupa non poco per i possibili legami con le organizzazioni criminali che si potrebbero nascondere dietro le cosiddette società fantasma.

Quando si parla di permessi quindi la parola d’ordine – nel rispetto della legalità – è “controllo”. Perché il Popolo ticinese lo ha chiesto a gran voce in più di una votazione popolare: un controllo efficace dell’immigrazione. Per la nostra sicurezza e per il nostro benessere.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Permessi B e G: negato lo 0,3%

Permessi B e G: negato lo 0,3%

Da RSI.ch | Sono 162 dall’entrata in vigore della misura del casellario giudiziale, del 2015. Aumento di decisioni negative tra maggio e luglio

La mia intervista al Quotidiano e alle Cronache della Svizzera italiana: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Permessi-B-e-G-negato-lo-03-9521119.html

I permessi B e G negati dall’entrata in vigore della misura sul casellario giudiziale, fino a fine luglio, sono 162, ovvero lo 0,3 per cento del totale delle richieste. Una percentuale che negli ultimi tre mesi analizzati, a partire da maggio, è leggermente più alta. Nello stesso periodo, inoltre, sono incrementate notevolmente, rispetto ai casi approfonditi per problemi di natura penale, le decisioni negative.

Circa lo 0,8 per cento del totale delle richieste per un permesso di dimora o per frontalieri, dall’entrata in vigore della misura del casellario giudiziale del 2 aprile del 2015, presentavano elementi di rilevanza penale. Di questi, un caso su tre sfociava in una decisione negativa.

“Il fatto che in questi mesi ci sia stato un aumento può essere ricondotto anche al fatto che la gente possa pensare come la decisione del Governo di sollevare la richiesta del casellario dello scorso giugno sia stata attuata subito. Magari si sono sentiti un po’ più leggeri, mentre in passato uno ci pensava più di una volta prima di presentare tutta la documentazione sapendo che aveva dei reati gravi iscritti al casellario”, ha dichiarato ai nostri microfoni il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Norman Gobbi “Ufficio della migrazione: si va avanti!”

Norman Gobbi “Ufficio della migrazione: si va avanti!”

Dal Mattino della domenica | Continua la riorganizzazione per migliorare il controllo su chi vive e lavora in Ticino

Da domani i frontalieri dovranno presentarsi ai posti di polizia del nostro Cantone con il proprio documento di identità per una verifica di autenticità. Si mette in atto la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che permetterà di garantire un’analisi ancora più attenta delle richieste.

Settimana scorsa, dopo la notizia dell’eliminazione della misura del casellario, ho voluto ribadire su queste pagine la mia volontà di impegnarmi comunque per avere più controlli su chi viene a lavorare o a vivere nel nostro Cantone. E posso portarvi dei risultati concreti. Dopo l’esito positivo delle verifiche esperite dall’Avv. Lorenzo Anastasi sull’Ufficio della migrazione e dopo aver ricevuto luce verde dalla Sottocommissione Vigilanza del Parlamento, da domani possiamo finalmente mettere in pratica la prima fase del progetto di riorganizzazione elaborato con il mio Dipartimento.

In questa fase entrerà in vigore per i permessi G – e quindi per i lavoratori frontalieri – una nuova procedura guidata, che prevede la verifica del documento d’identità da parte dei servizi della Polizia cantonale per i richiedenti il rilascio di un nuovo permesso G. Contestualmente avrà luogo la chiusura del Servizio regionale degli stranieri di Agno. I richiedenti dovranno presentarsi personalmente davanti ai nostri agenti in uno dei posti di Polizia designati per una verifica dell’autenticità del proprio documento d’identità. Oltre a garantire un incremento sotto il profilo della sicurezza, la nuova procedura guidata permetterà di riorientare parte delle risorse sul controllo materiale e sull’approfondimento delle domande presentate dall’utenza. Inoltre quest’ultima, come pure il suo datore di lavoro, potranno far capo a una procedura di richiesta meno macchinosa.

La seconda fase del progetto sarà invece attuata a dicembre con l’estensione della procedura guidata a tutte le richieste di un permesso per stranieri, la chiusura di tutti i Servizi regionali e l‘introduzione del Servizio nuove entrate a Lugano. L’obiettivo è di mettere in pratica la riorganizzazione entro fine 2017. Obiettivo che c’eravamo posti all’inizio dei lavori e che riusciremo a garantire nonostante le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare a inizio anno.

Questa riorganizzazione si è resa necessaria – e urgente – negli ultimi anni. L’evoluzione normativa in materia di stranieri, in particolare dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione, ha comportato un marcato incremento della popolazione straniera in Ticino. Negli ultimi dieci anni le persone straniere residenti nel nostro Cantone sono passate da 82’402 a 99’538! Era quindi necessario aggiornare un’organizzazione che risaliva al 1954 per permettere una maggiore qualità nei controlli effettuati, a fronte di un forte aumento delle pratiche trattate dall’Ufficio della migrazione, che solo nel 2016 sono state oltre 140’000!.

Voglio più sicurezza sul nostro territorio, e questa sicurezza passa anche dai controlli su chi ci vive e chi ci lavora. Anche se la maggioranza del Governo ha deciso di cedere al ricatto per l’accordo fiscale, e quindi rinunciare alla misura del casellario, continuerò a fare quanto possibile, con il mio Dipartimento, per il bene di tutta la popolazione. Ribadisco quello che ho già affermato la scorsa settimana: sono convinto che la misura del casellario sia efficace, e che il suo successo possa essere evidenziato anche dal consenso che ha ricevuto non solo a livello cantonale, ma addirittura a livello federale! Ed è per questo che voglio continuare con quanto nelle mie possibilità per garantire un maggiore controllo della popolazione presente sul territorio. Grazie a questa riorganizzazione sarà assecondata la volontà popolare, che in più occasioni e in diversi modi ha richiesto un maggior controllo su chi vive e lavora nel nostro Cantone!

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Der Angeschlagene

Der Angeschlagene

Da Luzerner Zeitung | Norman Gobbi von der Lega ist das Aushängeschild der Rechts-Nationalen im Tessin. Doch die Affäre im Migrationsamt setzt dem ehemaligen SVP-Bundesratskandidaten zu.

Die Frage des Fernsehjournalisten kam direkt und unverblümt: «Haben Sie über einen Rücktritt nachgedacht?» Norman Gobbi, bald 40 Jahre alt, verneinte natürlich, schien aber doch verunsichert. Die Affäre um gefälschte Aufenthaltsbewilligungen, die seit zehn Tagen das Tessin und insbesondere das von ihm geführte Innen- und Justizdepartement erschüttert, hat ganz offensichtlich Spuren hinterlassen.

Gegen elf Personen wird ermittelt, darunter drei Kantonsangestellte sowie eine ehemalige Angestellte des Migrationsamtes. Was anfänglich wie die Verfehlung einzelner Personen erschien, hat sich zu einer politischen Affäre entwickelt, in deren politischem Mittelpunkt just Gobbi steht. Der schwergewichtige Regierungsrat, der gerne mit seiner Leibesfülle kokettiert, scheint ins Wanken geraten zu sein. Wichtige Fragen stehen im Raum: Wie konnte es zu einem solchen Schlendrian im Migrationsamt kommen? Hat der Chef sein Departement im Griff?

Bei der Lega nennen sie ihn «Supernorman»

Es ist die erste veritable Krise in einer Karriere, die bis anhin nur eine Richtung kannte: nach oben. Gobbi wurde bereits im Alter von 22 Jahren in den Grossen Rat gewählt. Er war fasziniert von Giuliano Bignasca, dem legendären und mittlerweile verstorbenen Gründer der Lega. Und dieser erkannte umgekehrt das politische Talent des jungen Mannes aus der Leventina und förderte ihn gezielt. 2010 rückte Gobbi als erklärter EU-Gegner im Nationalrat für den zurückgetretenen Attilio Bignasca nach. Und bei den Kantonswahlen 2011 gelang ihm der Sprung in den Staatsrat – eine Sensation. Im November 2015 schaffte es «Supernorman», wie er bei der Lega genannt wird, zu nationaler Bekanntheit: Die SVP nominierte ihn als offiziellen Bundesratskandidaten auf einem Dreier-Ticket.

Bei der Wahl kam Gobbi nicht sehr weit. Doch er blieb für die Medien ein beliebter Ansprechpartner, denn einige nationale Kernthemen fallen genau in seinen Kompetenzbereich als Polizei- und Justizdirektor des Tessins. Egal ob Flüchtlinge, Migranten, Ausländer, Kriminalität oder Aufenthaltsbewilligungen für Grenzgänger: Gobbi wirkt an vielen aktuellen Brennpunkten; und er sorgt mit manchen Forderungen, etwa dem Schliessen der Grenzen oder dem Einsatz von Militär, für knackige Schlagzeilen. Gobbi ist selbstbewusst und eloquent, und er versteht es, direkt zu kommunizieren. Er ist Staatsmann und Kumpel zugleich. Der zweifache Familienvater ist zum Tessiner Gesicht des rechts-nationalen Denkens geworden. Er mag Donald Trump, lobt dessen Entscheidungsfreude. In Flüchtlings- und Ausländerfragen vertritt er eine harte Linie. Dabei scheut er auch den Konflikt mit Italien und Bundesbern nicht. Dies zeigt die von ihm eingeführte Pflicht zur Vorlage eines Strafregisterauszugs bei der Erteilung von Aufenthalts- und Grenzgängerbewilligungen. «Er mischt sich gerne in die Zuständigkeiten des Bundes ein», kritisiert der ehemalige Staatsanwalt Paolo Bernasconi, einer der erbittertsten Gegner Gobbis. Als kürzlich nach einem Raubüberfall im Malcantone die Grenzübergänge zu Italien geschlossen wurden, hagelte es Proteste aus den italienischen Grenzregionen, weil Tausende von Grenzgängern nicht nach Hause konnten und somit kollektiv «als Geiseln» genommen wurden. Gobbi tat die Kritik mit Verweis auf Sicherheitsaspekte ab. Pikant war aber vor allem seine zusätzliche Bemerkung, wonach die Tessiner wegen der Grenzgänger täglich stundenlang im Stau stünden. Gobbi bewirtschaftet mit solchen Aussagen gekonnt den latenten Anti-Italianismus, der im Tessin ständig spürbar ist. Seinen Wählern gefällts.
In der Affäre um die B-Bewilligungen reagierte Gobbi auch nach diesem Muster, als er erklärte, es sei ein Fehler gewesen, «einen Italiener im Migrationsamt anzustellen» – ein Satz, der geharnischte Reaktionen auslöste. Weil die Einstellung dieses – später eingebürgerten – Italieners vor seinem Amtsantritt erfolgte, wurde die Aussage auch als Angriff auf seinen Vorgänger, CVPRegierungsrat Luigi Pedrazzini, interpretiert. Und dies erklärt wiederum, warum die CVP nun besonders hart mit Gobbi ins Gericht geht, ihn auffordert, einen Schritt zurück zu machen.

Affäre ist noch lange nicht ausgestanden

Belastend ist die mutmassliche Korruption im Migrationsamt für Gobbi vor allem, Weil sie just einen Verwaltungsbereich betrifft, der ihm besonders am Herzen liegt: Ausländer und Aufenthaltsbewilligungen. Gemäss einem anonymen Brief, der angeblich von drei Angestellten aus dem Migrationsamt geschrieben wurde und dieser Tage über Tessiner
Medien auftauchte, ist die Misere in diesen Amtsstuben schon lange verbreitet. Man habe dies vor Jahren angeprangert, doch nichts sei geschehen. Damit wurde weiter Öl ins Feuer gegossen. Gobbi entgegnet: «Man will nur eine Schlammschlacht anzetteln.»
Die Affäre ist noch lange nicht ausgestanden. «Gobbi ist ein guter Kommunikator, doch nun kommt bei den Leuten die Frage auf, ob er wirklich in der Lage ist, das Departement zu managen», meint der Politologe Oscar Mazzoleni. Das Vertrauen sei irgendwie angekratzt. Die Tessiner Zeitung «La Regione» veröffentlichte eine Karikatur, in der Gobbi von hinten wie ein schmollendes Kind zu sehen ist. Und da sagt er: «Uff, alle sind gegen mich; wenn ich nur denke, dass sie mich im Bundesrat haben wollten!»

“Traditori dello Stato”

“Traditori dello Stato”

Dal Mattino della domenica | Permessi falsi, la rabbia del consigliere di Stato leghista Norman Gobbi – “Queste persone avevano un ottimo lavoro nell’amministrazione pubblica. Ma ne hanno abusato”

Continua a far discutere l’arresto di sei persone, accusate di corruzione nel rilascio di permessi di dimora a stranieri che non ne avevano diritto. Tra di loro, anche un collaboratore e due ex collaboratrici dell’Ufficio della migrazione, fondamentali per il perpetrarsi della truffa. L’inchiesta è in corso, tuttavia PS e PPD si sono subito scagliati contro il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, chiedendo che sia convocato dall’Ufficio Presidenziale del Gran Consiglio. Il Consigliere di Stato leghista però ha già dimostrato di essere il primo a voler andare a fondo in questa vicenda.

Norman Gobbi, per prima cosa: com’è in questo momento il clima all’interno del Dipartimento?

Sicuramente non è di quelli che uno si augura. L’ufficio della migrazione è uno dei servizi con un importante carico di lavoro (sono quasi 76’000 i casi trattati annualmente) soprattutto per l’introduzione di diverse misure con l’obiettivo di approfondire i casi particolari con la dovuta attenzione. Ma questo è un altro tipo di pressione, dato che un collaboratore è coinvolto in un’inchiesta del genere.

A questo proposito, come sono nati i primi sospetti che c’erano situazioni poco chiare all’interno della sezione?

Sono arrivate alcune segnalazioni da Oltregottardo la primavera scorsa: da lì sono partiti i primi controlli con la capo ufficio e abbiamo coordinato i lavori con polizia e Ministero pubblico per le verifiche del caso, che poi sono sfociate negli arresti di qualche giorno fa.

Un lavoro durato quindi quasi un anno: le persone arrestate sospettavano che c’erano indagini nei loro confronti? Era importante non fare trapelare nulla, quindi è stata prestata la massima attenzione. C’erano dei sospetti, ma l’inchiesta si è svolta nel massimo riserbo.

Come ha reagito quando è stato informato di questa situazione?

Innanzitutto ho lasciato lavorare gli organi preposti nelle indagini, assicurando la mia massima collaborazione e quella dei miei funzionari.

Più arrabbiato o più deluso?

La delusione comporta anche una percentuale di tristezza che non ho per persone che commettono questo tipo di azioni. Sono arrabbiato, e chi mi conosce sa che questo è solo un eufemismo: queste sono persone che hanno avuto la fortuna di lavorare all’interno dell’amministrazione pubblica, con condizioni lavorative che molti ticinesi si sognano. Hanno tradito la fiducia della cittadinanza e anche dello Stato, che ha pure accolto e naturalizzato uno dei coinvolti.

PPD e PS si sono subito scagliati contro di lei.

Evidentemente questo fa parte del gioco politico. Io sono il direttore del Dipartimento delle Istituzioni e la faccia la metto, con il sole e con la tempesta. E lo farò anche questa volta: non ho paura di prendermi le mie responsabilità. Vorrei però ricordare che da quando sono arrivato ho posto condizioni più rigide per l’assunzione di dipendenti del Dipartimento, a partire dal requisito della cittadinanza svizzera. Criterio che non ci preserva da situazioni di illegalità ma che può ridurle. Non avrei mai tollerato l’assunzione nel mio dipartimento di un cittadino italiano come invece avvenuto nel 2010.

Sempre i due partiti che l’accusano vogliono convocarla presso l’Ufficio Presidenziale del GC.

Sono pronto a rispondere, stiamo dimostrando piena trasparenza in questa vicenda. Voglio però far notare che finché ci sarà l’inchiesta penale in corso vige il segreto istruttorio che non permette di dire tutto ciò che sappiamo.

Ma è vero che c’è il caos del Dipartimento istituzioni?

Se fosse vero, a fronte dei 30 permessi rilasciati illegalmente di cui riportano i media non ci sarebbero state le revoche di 220 permessi lo scorso anno. Le misure di sicurezza sono cresciute rispetto agli altri cantoni e abbiamo dimostrato che i controlli ci sono e funzionano. Qui stiamo parlando di qualcuno che ha tradito la fiducia dello Stato agendo in maniera illegale. Non bisogna quindi relativizzare ma circoscrivere l’accaduto.

Ci saranno misure di controllo interne più severe nel controllo del personale?

Non voglio anticipare le ulteriori misure, ma è ovvio che questa situazione comporta anche riflessioni sul controllo del personale. Comunque l’arrivo del nuovo capo sezione Thomas Ferrari, già attivo in ambito bancario, ha portato una modalità di pensiero che negli istituti bancari è già ben sviluppata sull’analisi dei rischi e le valutazione delle varie situazioni. Assieme alla capoufficio Morena Antonini in questi mesi ha migliorato sensibilmente le misure organizzative interne e ho fiducia nel loro lavoro.

Vuole dire qualcosa alla popolazione?

Sicuramente questa storia non fa del bene all’Amministrazione pubblica e allo Stato, quindi dobbiamo riconfermare e ricostruire, con il lavoro che faremo nei prossimi mesi, la linea dura, proprio perché i nostri sforzi sono sempre volti ad aumentare la sicurezza interna e ad impedire l’arrivo di persone che non devono risiedere sul nostro territorio. Facciamo del nostro meglio per meritarci la fiducia di tutta la cittadinanza.

(Intervista di Mattia Sacchi)

«Es war ein Fehler, einen Italiener anzustellen»

«Es war ein Fehler, einen Italiener anzustellen»

Da Tages Anzeiger | Im Tessin schlägt ein mutmasslicher Korruptionsfall um das Migrationsamt hohe Wellen. Sicherheitsdirektor Norman Gobbi über die Probleme des Südkantons.

Am Mittwochabend wurde bekannt, dass ein Bauunternehmer illegale Arbeiter aus Drittstaaten ins Tessin geholt und sie weitervermittelt hat. Dabei halfen ihm Angestellte des Tessiner Migrationsamtes. Was ist der Stand der Dinge?
Zum Glück war nur noch einer der Kantonsangestellten aktuell bei uns tätig. Er ist momentan suspendiert, und gegen ihn läuft ein Verfahren. Eine andere Angestellte wurde bereits früher wegen disziplinarischer Massnahmen entlassen. Dies hatte aber nichts mit dem am Mittwoch kommunizierten Fall von Menschenhandel zu tun. Bei der dritten Person handelte sich um eine Praktikantin, die nur ein Jahr auf dem Migrationsamt arbeitete.

Wie konnte das nur passieren?
Die Situation ist natürlich nicht erfreulich, weil das Vertrauen der Behörden und der Bevölkerung missbraucht wurde. Zudem ist es besonders ärgerlich, weil es im für das Tessin sehr sensiblen Bereich der Migration geschah.

Praktikantin, disziplinarische Massnahmen das spricht aber nicht für ein professionelles Verhalten der Tessiner Behörden.
Wir können nur ab und zu Stichproben machen. Das Migrationsamt behandelt jährlich 77’000 Fälle und hat nur 70 Mitarbeiter. Sie arbeiten also unter enormem Druck.

Offenbar handelte es sich bei dem Kantonsangestellten um einen erst kürzlich eingebürgerten Italiener. Ist es nicht etwas billig, die Schuld auf einen Ausländer abzuschieben?
Nein, es war ein Fehler, einen Italiener anzustellen – und vor allem nicht in einem Migrationsamt. Das ist für mich nicht tragbar. Ich habe noch nie gehört, dass bei den italienischen Behörden Schweizer arbeiten dürfen. Deshalb stellen wir in unserem Departement nur noch hier geborene oder eingebürgerte Schweizer an.

Abgesehen von diesem Vorfall erreichen uns immer wieder irritierende Nachrichten aus Ihrem Kanton: Das Burkaverbot, die Registrierpflicht für ausserkantonale Handwerker oder der obligatorische Strafregisterauszug für Ausländer. Haben Sie keine Angst, dass das Image des Tessins darunter leidet?
Solange das Tessin die Last alleine tragen muss, wird sich nichts ändern. Nur ein paar Beispiele: Über welchen Kanton kommen zwei Drittel aller illegal eingereisten Personen in die Schweiz? Das sind immerhin 30’000 Menschen. Wer hat die meisten Grenzgänger der Schweiz? Wir haben gleich viele Grenzgänger wie die ganze Deutschschweiz zusammen. Der Tessiner Arbeitsmarkt besteht zur Hälfte aus einheimischen und zur anderen Hälfte aus ausländischen Arbeitnehmern. Wir waren immer ein Sonderfall, und die heutigen Herausforderungen bestätigen das.

Müssen wir uns ums Tessin sorgen? Ist es ein Pulverfass?
Sagen wir es so: Wir sind ein Labor, wo die politischen, sozialen und wirtschaftlichen Problematiken früher auftreten als in der übrigen Schweiz. Das haben die Leute satt. Wir müssen viele Probleme allein lösen, ohne Rückendeckung von Bern und der Deutschschweiz. Deshalb kommen aus dem Tessin immer wieder solche «beunruhigenden» Neuigkeiten.

Die kantonale SVP-Initiative «Zuerst die Unsrigen» wurde im September mit 58 Prozent gutgeheissen. So soll bei gleicher Qualifikation einem Tessiner Bewohner der Vorzug vor einem Ausländer gegeben werden. Das erinnert an Trumps America First.
Zumindest lässt sich sagen, dass die Probleme oft zuerst im Tessin auftreten. Deshalb wurde das Tessin kürzlich als Laboratorium für soziale Probleme und den Rechtspopulismus bezeichnet

Ist Trump ein Vorbild für Sie?
Wenn ich sehe, was im Tessin, teilweise in der Schweiz und auch weltweit passiert, dann ich stelle ich diplomatisch fest, dass die Globalisierung nicht ganz geglückt ist. Es gibt ähnlich wie in den USA auch hierzulande eine zunehmende Spaltung zwischen Stadt und Land. Randregionen wie das Tessin haben das Nachsehen.

Sind sind also ein Trump-Fan?
(schmunzelt) Mir gefällt Trump, obwohl ich natürlich nicht alles gutheisse, was er tut.

(Intervista di Michael Soukup: http://www.tagesanzeiger.ch/schweiz/herr-gobbi-ist-das-tessin-ein-pulverfass/story/19294958)

«Responsabile come capo del Dipartimento che ci mette la faccia con il sole o la tempesta»

«Responsabile come capo del Dipartimento che ci mette la faccia con il sole o la tempesta»

Dal Corriere del Ticino | La ditta fantasma e i permessi facili

Tra documenti contraffatti e presunte mazzette: ecco i retroscena della bufera che sta scuotendo il Cantone – Il numero degli arrestati è salito a sei: tra loro un funzionario e due ex dipendenti dell’Ufficio migrazione

Lo spettro della corruzione è tornato ad aggirarsi per i corridoi dell’Amministrazione cantonale. È questa l’immagine evocata dai più a seguito dell’ondata di arresti che sta scuotendo le mura dei palazzi governativi. A finire in manette sono stati un funzionario 28.enne e due ex collaboratrici dell’Ufficio della migrazione – 23 e 28 anni –, due fratelli originari del Kosovo – un 27.enne e un 25.enne già titolare di un’impresa edile fallita –, un cittadino turco di 27 anni. E così, a 16 anni dallo scoppio della controversa vicenda dei «permessi facili» – venuta a galla nel 2001 sollevando una vera e propria bufera nell’Amministrazione cantonale – un altro scandalo giudiziario per qualche verso analogo ha investito il Dipartimento delle istituzioni. I primi quattro fermi sono scattati martedì in due momenti distinti, su ordine del sostituto procuratore generale Antonio Perugini. A finire sotto torchio in mattinata sono stati i due fratelli. Nel pomeriggio il turno è toccato a due insospettabili: il 28.enne impiegato dello Stato (di origini italiane, era stato assunto nel 2010 quando ancora non aveva il passaporto svizzero e a capo del Dipartimento istituzioni vi era Luigi Pedrazzini) e la ex collega, pure di 28 anni, che fino al 2015 risultava inserita nei ranghi del Cantone ma che, in seguito a un licenziamento per questioni disciplinari indipendenti dall’inchiesta, era passata alle dipendenze di uno studio legale. Infine ieri è stata la volta dell’altra ex funzionaria (cittadina svizzera, aveva lavorato un anno come stagista per il Cantone ed era stata assunta quando alla guida del Dipartimento era subentrato Norman Gobbi) e del turco. Agli inquirenti gli arrestati hanno fornito la propria versione sui rimproveri avanzati. Lo hanno fatto chi respingendo gli addebiti (l’ex funzionaria 28.enne) chi fornendo elementi per far luce su una vicenda che sta creando, e creerà, non poco imbarazzo.

L’impresa paravento
La voce che qualcosa di grosso stesse covando sotto le ceneri di un’apparente tranquillità aveva cominciato a circolare nei corridoi di Palazzo di giustizia e Palazzo delle Orsoline ad inizio settimana. A imporre il riserbo e a rimandare la deflagrazione erano state le esigenze istruttorie. Era insomma necessario attendere che il cerchio si chiudesse su tutti e sei i sospettati per non rovinare un’indagine nata mesi fa su segnalazione delle autorità federali e della stessa Sezione della popolazione.

Ma come sono andate le cose? Tutto ruota intorno a un’impresa di costruzioni, la Aliu Big Team, fondata nel 2014 e fallita nel febbraio dell’anno scorso. Un’impresa di facciata, che non sarebbe mai stata attiva e dietro cui si celerebbero, secondo le ipotesi accusatorie, un traffico di esseri umani e il giro di permessi facili. Titolare della SAGL bellinzonese era il 25.enne, già arrestato in Kosovo tempo fa e su cui pendeva un mandato di cattura. Ebbene, per gli inquirenti, l’uomo avrebbe brigato per far ottenere a una ventina di persone, in cambio di denaro, un permesso di dimora di tipo B. In che modo? Appoggiandosi sulla «collaborazione» del fratello, ma soprattutto del funzionario 28.enne (prelevato direttamente negli uffici dell’Amministrazione cantonale) e delle ex colleghe. E non è escluso che per creare o modificare i documenti necessari, gli indagati abbiano sottratto materiale sensibile (carta apposita – i cosiddetti fogli di sicurezza – e copertine che venivano consegnate al cittadino turco). Compito di polizia cantonale e magistratura è ora quello di stabilire l’entità degli illeciti facendo chiarezza sul numero di persone che hanno beneficiato di un permesso facile, sui passaggi di denaro tra i vari attori coinvolti e sui rispettivi moventi. Certo è che chi ha ottenuto un permesso facile a un prezzo di qualche migliaio di euro verrà interrogato, dopodiché scatterà l’annullamento del documento e quindi l’obbligo di lasciare il Paese.

L’INTERVISTA – NORMAN GOBBI «Responsabile come capo del Dipartimento che ci mette la faccia con il sole o la tempesta»

Lei «deplora e condanna l’accaduto». Ma queste sembrano un po’ frasi fatte. Cosa si sente di aggiungere, dato che, una volta ancora l’Amministrazione cantonale è nell’occhio del ciclone?

«Ma il caos, in questo caso, non sussiste. È infatti stata la direzione dell’Ufficio della migrazione a procedere con le verifiche iniziali che hanno poi portato alla segnalazione alla polizia e al Ministero pubblico, oltre che naturalmente alla direzione del mio Dipartimento. Qui parliamo della fiducia che deve vigere tra istituzioni e cittadino e che invece è stata lesa, se non distrutta. Il tutto in un settore come quello dei permessi dove non si prestano servizi ma diritti a degli stranieri di risiedere e di lavorare sul nostro territorio. Il fatto che ad essere coinvolti siano stati dei funzionari, evidentemente mi fa arrabbiare, per usare un eufemismo. E in tal senso ho inviato un e-mail interna alla Sezione della popolazione nella quale mi sono detto furibondo. Questa fiducia, che è sacra, deve sempre valere. Il caso in questione purtroppo vanifica un po’ quel lavoro di durezza nell’ambito dei controlli imposti a livello di migrazione. Allo stesso tempo ci ha tuttavia permesso di imparare, tant’è che nell’ambito della riorganizzazione del relativo Ufficio sono già stati introdotti elementi figli di questa esperienza».

Il settore dei permessi in passato è stato oggetto di inchieste penali, tutti ricordiamo l’affaire «permessi facili». Cambia la direzione politica del Dipartimento ma restano le disfunzioni che sfociano in casi come quelli oggi sotto gli occhi di tutti ticinesi?

«Serve innanzitutto fare una distinzione forte. Nel 2001 era la testa dell’Ufficio dei permessi ad avere un problema, mentre qui parliamo di due singoli funzionari. Ed evidentemente come in tutte le organizzazioni in cui ci sono degli esseri umani e non delle macchine a operare il rischio zero non esiste, e dobbiamo esserne coscienti. Quando ho assunto la direzione del Dipartimento, nella mia analisi dei pericoli ho riconosciuto il rischio di tali fattispecie. Era quindi importante mettere in atto diverse misure preventive. Cosa che abbiamo fatto da un lato con l’avvicendamento alla direzione della Sezione alla popolazione, che non nascondo ha agevolato l’emersione del tutto, e dall’altro con il senso del dovere della responsabile dell’Ufficio migrazioni Morena Antonini che ha permesso l’avvio di questa inchiesta».

In passato è già accaduto che al consigliere di Stato di riferimento fosse imputata una «responsabilità politica oggettiva» per casi delicati. Lei sente d’avere delle responsabilità?

«Sento di avere la responsabilità in quanto capo del Dipartimento, il quale mette la faccia quando c’è il sole ma anche quando ci sono vento e tempesta contrari. Mi assumo quindi questo onere, delegandone però una parte alla responsabilità individuale delle persone coinvolte. Sono infatti loro ad aver agito in malafede stando alle prime ipotesi di reato».

Il leghista, lei ce lo insegna, di fronte a questi casi «s’incazza». Neppure con un leghista alle Istituzioni c’è garanzia di una condotta irreprensibile?

«È vero, il Dipartimento non è esente da casi simili. Ma va fatta una precisazione: il collaboratore e l’ex collaboratrice sono stati assunti nel 2009 come ausiliari e nominati nel 2010, con il primo che ai tempi era ancora cittadino italiano. Io sono alla testa delle Istituzioni dal 2011 e una delle prime misure che ho introdotto prevede che in seno alla Sezione della popolazione vengano nominati unicamente cittadini svizzeri».

La seconda ex collaboratrice arrestata ieri sera però è svizzera.

«Sì, ed è stata assunta per un anno sotto la mia direzione. Ma qui ribadisco come a fare stato debba essere la responsabilità dell’individuo a fronte della fiducia in lui riposta».

Ma c’è un legame con il caso Pulice, l’ex killer della ‘ndrangheta pentito?

«No, le due fattispecie non sono da ricollegare».

Cambierà il suo modo di interagire con i funzionari?

«Vige sempre il principio della fiducia e fintanto che la stessa non è tradita deve essere data. Il fatto di aver riorganizzato l’Ufficio della migrazione servirà anche ad avere procedure migliori, in grado di evidenziare le criticità con determinati indicatori. Doppi controlli? Sui dossier delicati sarà la regola, ma dal momento che la Sezione evade circa 75.000 pratiche all’anno non sarebbe pensabile introdurli per una questione di risorse disponibili e finanziariamente parlando».

Vista la delicatezza non teme ora che vi sia un inquinamento delle prove?

«Il fatto che si sia operato nel silenzio, visto che l’inchiesta è partita nella primavera del 2016, dimostra come la direzione dell’Ufficio della migrazione e della Sezione della popolazione abbiano operato in modo trasparente e collaborativo con polizia e autorità inquirenti. A ciò vanno ricondotte e aggiunte le nuove misure interne attuate che sono certo permetteranno di evitare un inquinamento delle prove».

La sua condotta politica nel settore dei permessi è stata molto rigorosa, spesso anche drastica. Mentre Gobbi stringeva le viti, dalla porta accanto c’era però chi oliava un altro meccanismo. Il coperchio è stato tolto grazie a una segnalazione, ma la domanda è lecita. Quante volte la fanno franca questo genere di personaggi?

«Chiaramente, fatta la legge trovato l’inganno e ci sarà sempre qualcuno più furbo. Questa fattispecie dimostra però che se la macchina e i controlli funzionano i problemi vengono identificati così come i responsabili, per i quali si procede con le misure penali e amministrative del caso. E per il funzionario indagato ciò significa che al momento è pronta una richiesta di sospensione che va adottata dal Governo. Detto questo anche in ambito amministrativo vige la presunzione di innocenza».

(Articolo di Giovanni Mariconda, Massimo Solari e Gianni Righinetti)

Maggior controllo su chi vive e lavora in Ticino!

Maggior controllo su chi vive e lavora in Ticino!

Dal Mattino della domenica | Cambiano le modalità per la richiesta di un permesso per vivere o lavorare nel nostro Cantone. Si passa al modulo elettronico, ma con dei controlli più accurati e soprattutto con un contatto diretto con il richiedente. Questa settimana con il mio Dipartimento abbiamo presentato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che sarà messa in atto durante il 2017. Una riorganizzazione che fa parte della manovra di risanamento del Governo, ma che è anche – e soprattutto – una risposta all’aumento degli stranieri che intendono vivere o lavorare sul nostro territorio.

L’evoluzione normativa rispetto agli stranieri, in particolare con l’introduzione nel 2002 dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, ha fatto sì che la popolazione straniera in Ticino negli ultimi anni sia fortemente aumentata (solo negli ultimi due anni, dal 2015 al 2016, le persone straniere residenti nel nostro Cantone sono passate da 97’937 a 100’658). Di conseguenza, sono aumentate anche le sollecitazioni dell’Ufficio della migrazione: nel 2016 le decisioni emesse sono state 75’774! Era quindi necessario attualizzare l’organizzazione dell’Ufficio della migrazione – che risale al 1954 – per far fronte alla crescita delle richieste e soprattutto per migliorare la qualità dei controlli effettuati.

Compito centrale dello Stato è garantire il controllo della popolazione presente sul nostro territorio, o che lo frequenta quotidianamente per lavoro. Proprio per questo motivo, in questi anni la procedura per la richiesta di un permesso ha subito diversi aggiornamenti. Un esempio è l’introduzione nell’aprile del 2015 della misura del casellario, voluta dal mio Dipartimento e che fino ad ora ha portato a negare o revocare il permesso a 64 criminali pericolosi. Una misura che ha dimostrato quanto sia importante analizzare con attenzione le richieste di permessi, per evitare che dei delinquenti vengano a vivere o a lavorare in Ticino!

La riorganizzazione, che si sviluppa in due fasi (la prima ad aprile e la seconda a settembre di quest’anno), prevede di migliorare notevolmente i controlli svolti durante la procedura di richiesta di un permesso, in particolar modo per chi intende stabilirsi o intraprendere un’attività nel nostro Cantone. Le domande riguardanti i permessi di soggiorno “B” e “L” o per frontalieri “G” con attività indipendente saranno infatti sottoposte a un’analisi approfondita, con la verifica del documento di identità del richiedente e un esame accurato del motivo del soggiorno e dell’effettiva attività in Ticino. In particolare, chi richiederà un permesso per lavoratori frontalieri dovrà presentarsi in uno dei vari posti di gendarmeria della Polizia cantonale, per evitare la possibilità che siano presentati eventuali documenti falsi.

L’obiettivo, con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione, è quindi di continuare su questa strada: approfondire l’analisi delle domande per evitare gli abusi, effettuando i dovuti accertamenti (fatti in alcuni casi direttamente nei posti di Polizia) e con un contatto diretto con i richiedenti. Il tutto con minori costi e con risposte più tempestive, evitando così che si crei una situazione per la quale chi è in attesa di una decisione da parte dell’Ufficio, frequenti quotidianamente il nostro Cantone senza un permesso e quindi senza un controllo puntuale (con l’Accordo di libera circolazione delle persone chi richiede un permesso può già infatti vivere o lavorare da noi, in attesa della decisione!). La nuova procedura permetterà inoltre di informare rapidamente i Comuni riguardo ai nuovi cittadini stranieri. Comuni che a loro volta potranno segnalare tempestivamente eventuali casi critici all’Autorità cantonale.

Si tratta quindi di ottimizzare le risorse pubbliche per far fronte alla necessità di risanare le finanze cantonali, ma si tratta soprattutto di cogliere l’occasione per intervenire dove necessario, adeguando i servizi a quanto richiesto dalla realtà odierna. Con la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione vogliamo dare una risposta a una necessità di tutti i ticinesi: la garanzia di un servizio di qualità, a favore della sicurezza sul nostro territorio.

Norman Gobbi – Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni